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Il comparto colloca la regione al settimo posto nella graduatoria nazionale. Il florovivaismo pugliese si conferma una realtà strategica dell’agricoltura regionale e nazionale, con un valore della produzione che raggiunge i 178 milioni di euro, circa il 5% del totale italiano, e un tessuto produttivo composto da circa 2.000 aziende attive, capaci di generare occupazione, presidio del territorio e opportunità economiche diffuse. Un comparto che colloca la Puglia al settimo posto nella graduatoria nazionale. Sul comparto florovivaistico pugliese pesa però l’impatto dell’emergenza fitosanitaria legata alla diffusione della Xylella, che negli ultimi dieci anni ha contribuito a ridurre i volumi produttivi complessivi di circa il 15%, secondo le analisi su dati ISMEA. A incidere non sono stati solo gli effetti diretti del batterio, ma soprattutto le rigorose misure fitosanitarie introdotte per contenerne la diffusione, con restrizioni alla movimentazione delle piante, maggiori controlli, aumento dei costi burocratici e difficoltà commerciali, in particolare sui mercati esteri. Una situazione che ha costretto molte imprese a riorganizzare le produzioni, rallentando gli scambi e frenando lo sviluppo di un settore che resta strategico per l’economia agricola regionale. “In questo contesto – dice Coldiretti Puglia – diventa fondamentale sostenere le aziende florovivaistiche con strumenti adeguati per garantire la ripresa produttiva, tutelare la competitività delle imprese e salvaguardare un patrimonio economico, occupazionale e ambientale unico per il territorio”. La forza del florovivaismo regionale è legata alla presenza di distretti altamente specializzati e riconosciuti a livello nazionale e internazionale, come quello del Salento, con epicentro nell’area di Taviano e Leverano e una rete produttiva – aggiunge Coldiretti Puglia – che coinvolge numerosi comuni limitrofi, e quello della provincia di Bari, con Terlizzi punto di riferimento per la produzione e la commercializzazione insieme ad altri centri del territorio, ai quali si affiancano numerose realtà imprenditoriali diffuse in tutta la regione, contribuendo a rendere la Puglia uno dei poli più dinamici del Mezzogiorno in un settore che negli ultimi anni ha dimostrato una crescente vocazione anche verso i mercati esteri, dove viene destinata una quota significativa della produzione. “Il florovivaismo rappresenta oggi non solo un comparto economico di rilievo – dice Coldiretti Puglia –  ma anche un elemento centrale nelle politiche di sostenibilità ambientale, grazie al ruolo svolto dalle piante nella riduzione dell’impatto climatico attraverso l’assorbimento e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, nella difesa del suolo dal dissesto idrogeologico e nella salvaguardia della biodiversità, contribuendo allo stesso tempo a migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani, con effetti positivi diretti sulla salute e sul benessere delle persone”. Non è un caso che la crescente attenzione verso il verde sia accompagnata da evidenze scientifiche sempre più rilevanti, come dimostrato dalla ricerca promossa da Coldiretti insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Bioeconomia, che ha evidenziato come l’introduzione di specifiche piante negli ambienti scolastici sia in grado di ridurre fino al 20% le concentrazioni di anidride carbonica e del 15% le polveri sottili, confermando il contributo concreto del verde nel migliorare la qualità della vita negli ambienti chiusi, mentre si diffondono sempre più esperienze legate alle terapie forestali e al contatto diretto con la natura per contrastare stress, ansia e disagi psicofisici. Floricoltura in Puglia: oltre il valore economico Accanto agli effetti benefici sul piano ambientale e sanitario, cresce anche l’interesse verso il valore sociale, culturale e alimentare dei fiori, sempre più utilizzati anche in cucina, con i fiori eduli che arricchiscono le preparazioni gastronomiche grazie alle loro proprietà, ai colori e ai profumi, contribuendo a rafforzare il legame tra agricoltura, alimentazione e benessere. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi di produzione e dalle tensioni internazionali, il florovivaismo pugliese dimostra una straordinaria capacità di innovazione e adattamento, affermandosi come uno dei settori più dinamici dell’agricoltura regionale – conclude Coldiretti Puglia – ed è fondamentale continuare a sostenere le imprese, valorizzando il Made in Italy e garantendo il rispetto del principio di reciprocità negli scambi internazionali, per tutelare il lavoro dei nostri florovivaisti che hanno investito in modelli produttivi sostenibili, innovazione e qualità.

Assenze improvvise di oltre 50 autisti mettono in crisi il servizio: garantite solo alcune fasce orarie, migliaia di pendolari a piedi . Disagi anche oggi per chi viaggia con gli autobus delle Ferrovie del Sud Est. Dopo la giornata nera di ieri, martedì, quando a causa di una pioggia di certificati medici presentati quasi contemporaneamente da oltre cinquanta autisti sono saltate più di 330 corse in meno di 24 ore, oggi si temono nuovi problemi. Le assenze hanno riguardato soprattutto le province di Bari, Taranto e Brindisi, con disagi più contenuti a Lecce. Migliaia di pendolari e studenti sono rimasti a piedi. L’azienda parla di assenze improvvise e imprevedibili e garantisce le corse dalle 5 alle 8 e dalle 12.30 alle 15.30. Invita infine i passeggeri a consultare il sito web ufficiale prima di mettersi in viaggio per verificare il programma aggiornato delle corse.

Agriturismi, masserie e percorsi tra uliveti e vigneti trasformano l’offerta agroalimentare pugliese in esperienze turistiche autentiche e sostenibili. Con il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, e oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proveniente dall’estero, il cibo, il vino e le produzioni tipiche attirano visitatori da tutto il mondo. In questo contesto, gli agriturismi pugliesi giocano un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in vere e proprie esperienze turistiche, sostenendo la crescita del settore. Lo afferma Coldiretti Puglia, basandosi sui dati di Pugliapromozione, in occasione della BIT – Borsa Internazionale del Turismo, dove agriturismi e masserie di Terranostra mostrano il volto più autentico del turismo food & wine. La domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale è in costante crescita: degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti aumentano la spesa media e la durata dei soggiorni. Questo conferma la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo enogastronomico e sostiene l’intero sistema economico rurale. Anche il turismo lento sta cambiando il modo di scoprire la regione, con un aumento del 48% dei viandanti sui cammini pugliesi, secondo il report Cammini di Puglia 2025. Cresce non solo il numero di visitatori, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati: la Via Francigena del Sud, il Cammino Materano (+37,5%), il Cammino del Salento (+23,5%) e la Rotta dei Due Mari (+7,9%). Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, creando nuove opportunità per le imprese agricole e rafforzando il legame tra territorio e sviluppo turistico. Il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico: la multifunzionalità agricola in Puglia vale 1,1 miliardi di euro e le attività connesse contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. Come sottolinea Antonio Baselice, presidente di Terranostra Puglia: “L’agriturismo unisce produzione di qualità e accoglienza professionale. I turisti vogliono vivere esperienze complete, conoscere chi produce e capire da dove nasce il cibo. Questa integrazione tra ospitalità, paesaggio e tradizioni rende l’agriturismo pugliese sempre più competitivo”. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con oltre 15.000 posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28.000 posti tavola, tra degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. Per Coldiretti Puglia, questi dati confermano che l’agricoltura è oggi una vera infrastruttura turistica, capace di generare reddito, valorizzare il paesaggio e sostenere esperienze autentiche e sostenibili. Investire nelle campagne, nelle filiere locali e nella qualità dell’accoglienza agrituristica significa rafforzare un modello di sviluppo integrato, che unisce economia, ambiente e identità, consolidando la competitività della Puglia nel panorama turistico nazionale e internazionale.

Nel 2025 sono cresciuti anche i Cammini e il loro turismo lento. Oltre agli ottimi dati su arrivi e presenze in Puglia, dalla Bit di Milano arrivano anche altri dati confortanti, soprattutto in relazione al turismo enogastronomico in Puglia. Il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, mentre oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proviene dall’estero, con una quota significativa attratta da cibo, vino e produzioni tipiche. In questo quadro gli agriturismi pugliesi svolgono un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in esperienze turistiche complete, sostenendo la crescita del settore. Risulta in costante aumento la domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale – dice Coldiretti Puglia – con degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti che incidono direttamente sulla spesa media e sulla durata dei soggiorni, consolidando la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo food & wine e sostenendo l’intero sistema economico rurale. Il turismo dei cammini in Puglia Parallelamente il turismo lento sta modificando in modo strutturale il modo di scoprire la regione, con un incremento dei viandanti sui cammini pugliesi del 48%, secondo il report Cammini di Puglia 2025. A crescere non sono solo i numeri, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati, la Via Francigena del Sud si conferma la scelta principale degli stranieri, il Cammino Materano registra un aumento del 37,5%, il Cammino del Salento del 23,5% e la Rotta dei Due Mari del 7,9%. Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, generando una rete di economia diffusa che crea nuove opportunità per le imprese agricole e rafforza il legame tra valorizzazione del territorio e sviluppo turistico. Agricoltura e agriturismi pugliesi In questo contesto il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico, con il valore della multifunzionalità agricola in Puglia che raggiunge 1,1 miliardi di euro e le attività connesse che contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con un’offerta complessiva che supera i 15 mila posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28 mila posti tavola, con centinaia di strutture impegnate in degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. 

Non solo i quattro autobus inizialmente segnalati dal Coni sono sempre lì, ma questa mattina sono stati portati nell’area della struttura sportiva altri due mezzi ex Amtab. Solo ieri il presidente del Coni Puglia, Angelo Giliberto, intervenendo a Norba Sport, si era detto soddisfatto dopo la mano tesa del Comune di Bari in seguito alla denuncia mediatica dello stesso Giliberto sui quattro bus fatiscenti abbandonati nell’area dello stadio Della Vittoria. Il Comune, pur non avendo rimosso i mezzi, aveva infatti provveduto a far ripulire la zona, ma soprattutto aveva garantito impegno sul ritorno ad una situazione di decoro in un luogo simbolo dello sport barese che è anche sede del Coni, di alcune federazioni, di palestre e della Medicina dello Sport. Ebbene, oggi il colpo di scena: non solo i quattro bus sono sempre lì, ma questa mattina sono stati portati al Della Vittoria altri due mezzi ex Amtab. E quindi il parco rottami è ora salito a quota sei. Per lo sconcerto dell’incredulo presidente Giliberto.

Resta forte la connotazione femminile, la componente più numerosa è quella italiana. I lavoratori domestici registrati in Puglia nel 2024 sono 27.355, con una lieve prevalenza di Colf (52,1%). Il calo dell’ultimo triennio, più accentuato per le colf (-20,8%) che per le badanti (-15,2%). Anche in Puglia il lavoro domestico ha una forte connotazione femminile (88,9%) ma, come in altre regioni del Sud, la componente più numerosa è quella italiana, che in questo caso rappresenta il 55,6% del totale. Il secondo gruppo più numeroso è quello dell’Asia (21,3%), mentre l’Est Europa è più contenuto (17,0%). Ecco i dati dell’osservatorio DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Nel 2024 le famiglie in Puglia hanno speso 206 milioni di euro per il lavoro domestico. Il contributo al PIL generato dal settore equivale a 594 milioni di euro di valore aggiunto, pari allo 0,7% del totale regionale. I lavoratori domestici in Puglia sono concentrati principalmente tra le province di Bari e Lecce, che insieme contano circa il 70% delle Colf e il 60% delle Badanti. In termini relativi Lecce è la provincia con più Colf (6,0 ogni 1.000 abitanti, contro una media regionale di 3,7); quella con più badanti invece è Bari, con 5,6 badanti ogni 100 anziani (media regionale 4,7). La Regione Puglia prevede Buoni Anziani e Disabili per la copertura parziale o totale di servizi domiciliari e diurni, in base all’ISEE. Sono inoltre presenti Progetti di Vita Indipendente che supportano persone con disabilità tra i 16 e i 64 anni residenti in Puglia. Il Sostegno Familiare è destinato a soggetti con disabilità gravissima assistiti da caregiver familiari. Infine, Il patto di Cura 2023–2024 eroga un contributo mensile per assistenza da parte di lavoratori regolarmente contrattualizzati. Le misure non sono cumulabili tra loro.

La sottosegretaria Ferro: “Priorità al terzo settore, al sociale e al recupero delle aziende”. Negli ultimi tre anni la Puglia ha registrato risultati di grande rilievo nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, grazie anche al lavoro svolto in sinergia con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati. A sottolinearlo è stata Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno, intervenuta al Comune di Taranto durante un convegno dedicato all’Osservatorio di concertazione permanente sull’uso sociale dei beni confiscati. I numeri parlano chiaro: le assegnazioni dei beni confiscati sono aumentate del 59,8 per cento, per un totale di 330 beni a Taranto e 2.867 in tutta la Puglia. Un dato che Ferro ha definito straordinario, sottolineando i progressi compiuti anche nella gestione delle aziende confiscate. Un ruolo centrale, in questo percorso, è svolto dall’Osservatorio, che rappresenta – secondo il sottosegretario – una scelta politica coraggiosa da parte di un’amministrazione comunale trasparente e determinata. La lotta alla criminalità organizzata, ha spiegato Ferro, non si combatte solo con le sentenze e la repressione, pur fondamentali grazie al lavoro di magistratura e forze dell’ordine, ma anche attraverso una forte azione culturale capace di restituire i beni alla collettività. Un impegno che l’amministrazione di Taranto ha saputo mettere in campo. Per quanto riguarda il riutilizzo dei beni confiscati, la priorità resta il terzo settore e il sociale, attraverso un dialogo costante con le realtà che rispondono ai bisogni dei cittadini. Un’altra parte dei beni, grazie alla collaborazione con l’Agenzia del Demanio, è stata destinata a caserme, presidi di pronto intervento e ai Vigili del Fuoco. Importante anche l’aspetto culturale, con la realizzazione di una mostra itinerante di opere d’arte e l’assegnazione ai musei pubblici. Dal punto di vista economico, il valore dei beni confiscati è definito incommensurabile: si parla di circa 18mila beni, comprese numerose aziende sequestrate. Non tutte possono essere salvate, poiché alcune risultano essere contenitori vuoti, mentre su altre è in corso un lavoro strutturato tramite protocolli d’intesa con il Tribunale di Milano e il Tribunale di Reggio Calabria. Il modello prevede il coinvolgimento di associazioni di professionisti, procure, forze dell’ordine e Abi, in particolare sul tema dei crediti revocati al momento del sequestro. Il sottosegretario ha ribadito che il percorso non si fermerà, ricordando anche l’abbattimento di beni insanabili, nonostante l’introduzione di una norma sulla sanabilità degli immobili da parte delle amministrazioni comunali. Tra i simboli più forti di questo percorso di riscatto, Ferro ha citato l’abbattimento del bunker di Zagaria, auspicando che possa diventare l’ultima, decisiva “puntata” di un racconto che dimostra come il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenti un modello vincente di legalità.

Puglia, rapido assaggio di primavera: sfiorati i 20 gradi, ma il maltempo è già in agguato. Come nelle attese, la Puglia si è concessa nella giornata di venerdì 06 Febbraio, un anticipo di primavera. In diverse zone della regione le temperature hanno raggiunto per la prima volta nel 2026 la soglia dei 20 gradi, regalando una giornata dal sapore quasi primaverile dopo settimane segnate da clima più incerto. Cieli sereni o poco nuvolosi, aria mite e un sole generoso hanno spinto molti a riscoprire passeggiate all’aperto, tavolini nei bar e giacche più leggere. Ma l’illusione primaverile sarà di breve durata. Già nel corso delle prossime, infatti, è atteso un cambio deciso delle condizioni meteorologiche. Il maltempo tornerà a interessare la regione, riportando nuvole, piogge e un generale calo delle temperature. Insomma, non facciamoci ingannare da un sole che, per ora, non segna ancora l’arrivo definitivo della primavera. Ombrelli e giacche più pesanti potrebbero tornare utili già nelle prossime ore, in attesa di nuovi, e più duraturi, segnali di bel tempo.

Il meteo manda segnali sul futuro climatico del Paese ma servono nuove infrastrutture e cultura della prevenzione civile. La forza distruttrice della tempesta Harry esalta esponenzialmente il paradosso dell’estremizzazione degli eventi atmosferici: in pochi giorni vaste zone del Sud sono passate da una condizione di siccità estrema all’emergenza idrogeologica, incrementata dall’aridità dei suoli e dalla loro impermeabilità, che accentuano il ruscellamento dell’acqua: a segnalarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. La Basilicata, ad esempio, continua la rincorsa all’agognata normalizzazione del bilancio idrico regionale, segnando un nuovo incremento settimanale di quasi 25 milioni di metri cubi invasati dalle dighe: a beneficiarne sono soprattutto i due invasi principali (Monte Cotugno e Pertusillo), che ora raccolgono complessivamente oltre 185 milioni di metri cubi d’acqua (47% dei volumi d’invaso autorizzati). A Gennaio sui Monti Dauni e sulla Capitanata sono caduti mediamente circa mm. 43 di pioggia: tale valore è decisamente inferiore a quanto registrato in altre zone della Puglia (ad esempio, la Penisola Salentina), dove gli accumuli sono stati anche superiori a mm. 100. Rispetto alla confinante Basilicata, la ripresa idrica continua ad essere più lenta e riguarda quasi esclusivamente gli invasi di Occhito e di Marana Capacciotti (quelli di Capaccio e di San Pietro sull’Osento trattengono complessivamente poco più d mln. mc. 4,5 mentre sarebbero autorizzati a trattenerne fino a 34 milioni circa). “A questo punto è lecito chiedersi: i 3 giorni del medicane Harry, in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce sul Mezzogiorno, potevano essere affrontati con maggiore sicurezza, limitando i danni? E’ possibile che, contestualmente alle azioni volte ad aumentare la resilienza agli eventi meteorologici estremi, si possa riuscire a trarre benefici da fenomeni di tale intensità?”: a domandarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). “La risposta – chiosa Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – è nella necessità di nuove infrastrutture, di cui il Piano Invasi Multifunzionali è parte determinante: circa 400 progetti sono pronti ed in attesa di finanziamento. Poi c’è bisogno di far crescere una diffusa cultura della prevenzione civile.”

La compagnia greca opererà la rotta da fine giugno a inizio settembre. Aeroporti di Puglia: “Segnale di fiducia e crescita del traffico”. La compagnia aerea Aegean torna a operare in Puglia dopo alcuni anni di assenza, ripristinando il collegamento diretto tra Bari e Atene per la stagione estiva. La rotta sarà attiva da fine giugno a inizio settembre con tre voli a settimana, programmati la domenica, il mercoledì e il venerdì. Lo annuncia Aeroporti di Puglia, sottolineando l’importanza strategica del ritorno del vettore greco. «Il rientro di Aegean, grande compagnia internazionale, rappresenta un’opportunità concreta di crescita per il traffico passeggeri e un segnale di fiducia nel nostro sistema aeroportuale», ha dichiarato Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia. «Un riconoscimento che conferma il lavoro svolto per rendere gli aeroporti pugliesi sempre più competitivi e attrattivi sul piano internazionale». Il volo Bari-Atene non è solo un collegamento aereo, ma un ponte tra due territori che condividono affinità profonde. «Atene è una capitale europea e un hub strategico del Mediterraneo – ha aggiunto Vasile – e questa rotta unisce due realtà simili per cultura, enogastronomia e vocazione turistica». Sulla stessa linea l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Raffaele Piemontese, che parla di un rafforzamento della centralità internazionale della regione. «La ripresa dei voli trisettimanali tra Bari e Atene consolida un collegamento strategico nel cuore del Mediterraneo e risponde a una forte domanda di mobilità», ha spiegato. «È una rotta che valorizza una lunga storia di scambi culturali, economici e turistici e che aumenta l’attrattività del sistema aeroportuale pugliese». L’obiettivo, conclude Piemontese, è continuare a investire per una Puglia sempre più accessibile, connessa e competitiva all’interno dei grandi flussi europei, rafforzando il ruolo degli aeroporti come porta d’ingresso del territorio.

. BricoCasa è molto più di un marchio: è una storia di passione, impegno e crescita continua. Un marchio registrato della Deodato S.r.l., oggi riconosciuto a livello nazionale e oltre i confini italiani, che affonda le sue radici nel 1973. È proprio in quell’anno che Deodato S.r.l. muove i primi passi nel settore della ferramenta professionale e del fai da te, iniziando da un piccolo negozio di appena cinquanta metri quadri e trasformando, con sacrificio e determinazione, un sogno imprenditoriale in una solida realtà. Negli anni, grazie a una visione chiara e a una costante attenzione alle esigenze del mercato, l’azienda ha conosciuto una crescita straordinaria, arrivando a dar vita a tre punti vendita BricoCasa e a una rete di agenti commerciali altamente qualificati attivi in Puglia, Basilicata e Calabria. Una presenza capillare che consente di offrire supporto diretto, tempestivo e professionale ai clienti, ovunque essi si trovino. Ogni giorno oltre 300 ordini arrivano in azienda e il 90% viene evaso entro sole 24 ore. Le consegne, effettuate con mezzi propri o tramite corriere, garantiscono puntualità e affidabilità, valori che da sempre contraddistinguono BricoCasa. A supporto di questo servizio efficiente, l’azienda dispone di un magazzino estremamente fornito e organizzato secondo criteri di razionalità e funzionalità, pensati per assicurare un servizio veloce, dinamico, preciso e puntuale. Oggi BricoCasa non è semplicemente un negozio, ma un vero e proprio punto di riferimento per una clientela ampia e diversificata: dai professionisti come falegnami, serramentisti, idraulici ed elettricisti, fino agli appassionati del fai da te. Una versatilità che poche realtà possono vantare e che si traduce in un’offerta completa, affidabile e sempre aggiornata. Un ruolo fondamentale in questo percorso è svolto dai punti vendita BricoCasa di Bari, Molfetta e Monopoli, veri e propri poli di riferimento sul territorio. Ogni punto vendita è pensato per offrire un’esperienza concreta e qualificata, dove il cliente può trovare non solo un’ampia gamma di prodotti selezionati, ma anche competenza, consulenza diretta e soluzioni immediate. La presenza strategica di questi store rafforza il legame con il territorio e consente a BricoCasa di essere vicina ai clienti, rispondendo con rapidità ed efficacia alle loro esigenze. Il vero punto di forza di BricoCasa è la sua straordinaria capacità di affiancare il cliente con competenza e professionalità. Il personale qualificato è sempre pronto ad ascoltare, consigliare e condividere la propria esperienza, offrendo soluzioni pratiche e personalizzate per rispondere a ogni esigenza. BricoCasa è un partner di fiducia, scelto ogni giorno da numerose aziende come fornitore principale, a conferma di una reputazione costruita nel tempo e riconosciuta nel mondo del fai da te e della ferramenta professionale. In un contesto in cui professionalità e attenzione al cliente sono valori sempre più rari, BricoCasa rappresenta da oltre cinquant’anni un esempio concreto di eccellenza, capace di resistere alla prova del tempo e di creare un legame solido e duraturo con la propria clientela.

All’ospedale Di Venere già ieri, dalle 8 alle 20, sono state recuperate 20 risonanze magnetiche. Oggi al via in Puglia il piano sperimentale per ridurre le liste d’attesa voluto dal neo governatore Antonio Decaro. In qualche ospedale l’abbattimento è già iniziato. Vediamo dove. Intervista all dott.ssa Milena Binetti, Dirigente medico radiodiagnostica “Di Venere”.

Ci sono 124 mila e 324 prestazioni che saranno riprogrammate sulla base della appropriatezza delle prescrizioni e delle prenotazioni. Ambulatori aperti 12 ore al giorno, anche nei festivi a partire da lunedì prossimo e fino al mese di giugno e 124 mila e 324 prestazioni che saranno riprogrammate sulla base della appropriatezza delle prescrizioni e delle prenotazioni. È quanto previsto dai piani sperimentali per abbattere le liste d’attesa varati ieri dalla giunta regionale pugliese, che ha messo a disposizione 15 milioni di euro. “Chiederemo agli operatori sanitari uno sforzo, ma l’obiettivo è importante e riguarda la salute e la fiducia dei cittadini”, ha sottolineato il governatore Antonio Decaro che ha ringraziato le aziende sanitarie per il lavoro svolto. “Da questo momento in poi”, ha aggiunto, “siamo tutti impegnati a mantenere gli impegni che abbiamo assunto con i pugliesi”. I pazienti interessati saranno ricontattati per confermare, anticipare o disdire gli appuntamenti. rientrano nei piani sperimentali le prestazioni specialistiche, visite ed esami strumentali, alcune necessità di ricoveri ospedalieri. “Sappiamo che ci sono delle difficoltà che riguardano soprattutto la carenza di personale”, ha aggiunto l’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, “siamo altresì convinti che ci siano ampi margini di miglioramento”. La situazione sarà monitorata mensilmente per valutare eventuali correttivi. Nei prossimi cinque mesi dobbiamo imprimere una accelerata importante per migliorare il sistema sanitario e gettare le basi per futuri interventi strutturali.

La banca contesta la sentenza della Corte d’Appello di Lecce sui Boc del 2004 e ribadisce il proprio impegno in Puglia con investimenti per 1,9 miliardi di euro. Banca Intesa Sanpaolo sta valutando di presentare ricorso per Cassazione, contro la decisione della Corte d’Appello di Lecce, in merito alla decisione che ha stabilito che il Comune di Taranto non dovrà restituire a Banca Intesa il prestito obbligazionario da 250 milioni di euro sottoscritto nel 2004 attraverso l’emissione di Boc, i Buoni ordinari comunali utilizzati dagli enti locali per reperire risorse finanziarie sui mercati. “Le motivazioni poste a fondamento della decisione, che esclude l’obbligo da parte del Comune di Taranto di restituire le somme erogate nel 2004 dall’allora Banca Opi – si legge in una nota – entrata a far parte del gruppo Intesa Sanpaolo nel 2007, non sono condivisibili sotto il profilo giuridico. In particolare, non può essere considerato immorale e non ripetibile un finanziamento utilizzato dal Comune in parte rilevante per estinguere mutui pregressi più onerosi e che prevedeva un tasso fisso particolarmente vantaggioso”. “Il gruppo bancario – prosegue – ricorda quanto la Regione Puglia sia sempre stata tra i propri obiettivi in termini di crescita e sviluppo. A valle della fusione con Ubi Banca, Intesa Sanpaolo ha infatti costituito una Direzione Regionale con sede a Bari che comprende Puglia, Basilicata e Molise”. “La direzione, inserita nel perimetro della divisione Banca dei Territori, conta una presenza sul territorio di circa 200 filiali e oltre 2.200 persone impegnate; al 30 settembre 2025 ha riconosciuto finanziamenti a imprese e famiglie per quasi 1,9 miliardi di euro”. “Sempre a Bari – conclude – la divisione BdT ha aperto uno dei suoi laboratori ESG, pensati per aiutare le aziende a rivedere il proprio business in modo più sostenibile e green, in linea con la seconda missione del PNRR che supporta la rivoluzione verde e la transizione ecologica”.

Per la Puglia, per compensare i maggiori costi strutturali, era previsto un supplemento di 3 centesimi al litro. Rispettare gli accordi raggiunti al Tavolo di filiera del Masaf sul prezzo del latte da riconoscere alle aziende pugliesi. È quanto chiede la Senatrice Vita Maria Nocco alle imprese di trasformazione. Riprese e Montaggio di Massimo D’OlimpioIntervista alla senatrice Vita Maria Nocco, FdI 

Sarà creato uno spazio multifunzionale in provincia di Lecce per 100 giovani neet e persone vulnerabili con l’obiettivo di formarli e fondare una startup sociale. Tre villette, due appartamenti, una masseria e un fondo agricolo: sono i beni sottratti alla mafia al Sud che verranno restituiti alla collettività attraverso 7 progetti di valorizzazione selezionati dalla Fondazione con il Sud grazie al nuovo regolamento sui beni confiscati promosso nel 2025. Quattro dei progetti selezionati saranno cofinanziati al 50% dalla Fondazione Cdp, ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che ha messo a disposizione 750 mila euro. Questa cifra va ad aggiungersi all’erogazione di 1 milione e 900 mila euro della Fondazione con il Sud, raggiungendo un importo complessivo di 2 milioni e 650 mila euro. Sono 57 le organizzazioni coinvolte nei partenariati di progetto tra enti di terzo settore, istituzioni, scuole, università, consorzi privati e imprese. I progetti avranno durata triennale: due saranno avviati in Campania; due in Sicilia; uno in Calabria; uno in Sardegna; uno in Puglia. I beni diventeranno presidi di legalità e di inclusione sociale e lavorativa per persone con fragilità. Attraverso i singoli interventi, verranno attivati infatti 54 tirocini e garantiti, entro il termine del progetto, 32 inserimenti lavorativi. I quattro progetti cofinanziati insieme alla Fondazione Cdp prevedono di avviare uno spazio multifunzionale in provincia di Lecce per 100 giovani neet e persone vulnerabili con l’obiettivo di formarli e fondare una startup sociale; potenziare in provincia di Caserta la produzione di funghi in serra, creando opportunità di inserimento socio-lavorativo per otto persone; offrire un servizio socio-sanitario residenziale in provincia di Sassari per favorire ogni anno l’autonomia di 72 persone disabili; promuovere l’inclusione socio-lavorativa di 40 persone con fragilità, quattro delle quali assunte in una sartoria sociale a Siracusa. Gli altri tre progetti, finanziati interamente dalla Fondazione con il Sud, permetteranno invece di avviare un bistrot e uno spazio di coworking in provincia di Napoli, che favorisca l’inserimento socio-lavorativo di 5 giovani e rappresenti un polo di aggregazione e un presidio di legalità nel territorio; attivare un info-point turistico in provincia di Agrigento con alloggio e inserimento socio-lavorativo di 14 donne vittime di violenza; aprire un centro di aggregazione nel centro storico di Reggio Calabria, che offrirà percorsi formativi e di imprenditorialità sociale, rivolti a giovani con fragilità economiche in ambito edile e della ristorazione.

La soluzione che la quasi totalità delle aziende ha proposto, è l’estensione degli orari di apertura degli ambulatori nelle ore serali e nei weekend. Tutte le Asl Pugliesi hanno trasmesso i piani aziendali sperimentali per l’abbattimento dei tempi di attesa. La soluzione che la quasi totalità delle aziende ha proposto, è l’estensione degli orari di apertura degli ambulatori nelle ore serali e nei weekend. Ogni azienda, esaminando i dati specifici, ha inoltre previsto percorsi di tutela, in particolare per i pazienti oncologici e fragili, riportando anche le attività che saranno potenziate per la verifica dell’appropriatezza prescrittiva e per il monitoraggio delle attività descritte nei piani sperimentali. I documenti saranno valutati dall’assessorato dal dipartimento alla Salute e dall’Aress: terminata la fase di validazione, entro venerdì i piani saranno approvati con un provvedimento di Giunta, in modo che le attività di recupero possano partire, come stabilito, dal prossimo primo febbraio.

Eccesso di offerta e prezzi instabili mettono in difficoltà le aziende zootecniche del Sud. L’Italia, con il sostegno di Romania e Slovacchia, chiederà oggi, nel corso della riunione dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea, l’adozione di un piano straordinario per fronteggiare la crisi del settore lattiero-caseario, che colpisce in modo crescente anche le aree rurali di Puglia e Basilicata, dove l’allevamento rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale. Secondo il documento che sarà discusso a Bruxelles, il mercato lattiero-caseario europeo mostra segnali evidenti di una crisi profonda, determinata da uno squilibrio strutturale tra un’offerta in costante crescita e una domanda incapace di assorbire le eccedenze. Una situazione di forte volatilità che mette a rischio la tenuta economica delle aziende agricole e la stabilità delle comunità rurali, in particolare nelle regioni del Sud Italia, dove i margini delle imprese zootecniche sono già ridotti dall’aumento dei costi di produzione. Per Puglia e Basilicata, territori caratterizzati da una zootecnia diffusa e da filiere lattiero-casearie legate anche alle produzioni tipiche e di qualità, la crisi rischia di tradursi in chiusure aziendali, perdita di reddito e spopolamento delle aree interne. Italia, Romania e Slovacchia sottolineano la necessità di una risposta immediata e coordinata, richiamando strumenti già adottati dall’Unione europea dopo l’abolizione del regime delle quote latte nel 2016. Tuttavia, viene evidenziato come proprio l’esperienza del 2016 abbia dimostrato che le sole dinamiche di mercato non sono sufficienti a risolvere crisi sistemiche, soprattutto quando influenzate da fattori esterni. Da qui la proposta di un Piano europeo straordinario per il latte, che punti innanzitutto a ridurre l’eccesso di offerta attraverso incentivi alla diminuzione volontaria della produzione, una misura che potrebbe offrire respiro anche agli allevatori pugliesi e lucani. Il piano prevede inoltre aiuti allo stoccaggio privato di alcuni prodotti lattiero-caseari, sostegni finanziari straordinari alle aziende più colpite, inclusi strumenti di gestione del debito, e l’utilizzo mirato del Fondo europeo di aiuto agli indigenti per assorbire parte delle eccedenze. Completano il pacchetto investimenti in campagne di promozione e valorizzazione dei consumi, con particolare attenzione ai prodotti di qualità e a denominazione, un ambito in cui Puglia e Basilicata possono giocare un ruolo strategico per rafforzare la competitività del lattiero-caseario europeo.

PNRR e Parco Agrisolare spingono fotovoltaico sui tetti, agrivoltaico e biogas senza consumo di suolo. La transizione energetica parte dalle campagne pugliesi, dove oggi viene prodotto il 16% dell’energia rinnovabile consumata a livello nazionale, grazie a impianti collocati tra campi e stalle. Un contributo strategico al fabbisogno energetico nazionale, assicurato da biomasse, biogas, bioliquidi e fotovoltaico, con un potenziale di crescita in grado di raddoppiare la produzione green senza consumo di suolo. A sottolinearlo è Coldiretti Puglia, in relazione al decreto ministeriale “Facility Parco Agrisolare”. Con questa misura, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mette a disposizione 789 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle aziende agricole e agroindustriali nell’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle strutture produttive, promuovendo autoconsumo di energia rinnovabile ed efficienza energetica, senza sottrarre terreno alle coltivazioni. Il provvedimento prevede contributi a fondo perduto fino all’80% per nuovi progetti selezionati tramite bandi pubblici del MASAF e attuati dal GSE. I progetti ammessi dovranno essere realizzati entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento. Oltre all’installazione dei pannelli fotovoltaici, sono finanziabili anche rimozione dell’amianto, isolamento termico, sistemi di accumulo energetico e colonnine di ricarica per la mobilità sostenibile, nel rispetto del limite massimo di spesa ammissibile pari a 1.500 euro/kWp. Si tratta di un’opportunità strategica soprattutto per la Puglia, che si conferma regione leader nelle energie rinnovabili. Il 12,9% della produzione fotovoltaica nazionale proviene dalla Puglia, che ospita oltre 110.000 impianti fotovoltaici, pari al 5,9% del totale nazionale. Anche nella produzione di energia eolica, la Puglia gioca un ruolo di primo piano, incidendo per circa il 26,4% del totale nazionale, come ricorda Coldiretti Puglia. Secondo uno studio del Centro Studi Divulga, utilizzando esclusivamente i tetti di stalle, masserie, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole, sarebbe possibile recuperare 155 milioni di metri quadrati di superficie utile, con una produzione stimata di 28.400 GWh di energia solare, senza consumare suolo agricolo. A conferma della capacità innovativa del territorio, la Puglia si afferma anche come laboratorio di soluzioni avanzate, come la vigna agrivoltaica di comunità, progetto realizzato dal CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, dall’Università di Bari – Facoltà di Agraria e dall’azienda Vigna Agrivoltaica di Comunità. Un modello di innovazione sostenibile Made in Puglia che integra produzione vitivinicola ed energia green attraverso pannelli fotovoltaici sopraelevati. La cosiddetta “pergola” agrivoltaica svolge molteplici funzioni: riduce lo stress idrico delle piante, crea un microclima più fresco, diminuisce il fabbisogno irriguo, protegge dagli eventi climatici estremi e dalle principali malattie della vite, come peronospora e oidio. Inoltre, consente una maturazione più lenta dell’uva, con un ritardo della vendemmia di 3–6 settimane, favorendo una migliore maturazione fenolica, un minore contenuto zuccherino e una maggiore acidità. Coldiretti sostiene un modello di transizione energetica sostenibile che vede le imprese agricole protagoniste attraverso comunità energetiche, impianti solari sui tetti e agrivoltaico sostenibile e sopraelevato, capaci di integrare il reddito agricolo e generare benefici ambientali e produttivi. Un percorso che coinvolge anche il settore del biogas e del biometano, cresciuto rapidamente grazie al riciclo dei sottoprodotti agricoli e alla riduzione dell’impronta ambientale, in particolare nella zootecnia.

Gli stupefacenti partivano dal nord Europa per poi arrivare in Italia. Arresti e sequestri anche a Bari nell’ambito di una operazione antidroga internazionale condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia federale Svizzera. Nove persone sono state sottoposte a misure cautelari tra Marche, Lombardia, Veneto e Puglia. Smantellata una vasta organizzazione criminale che faceva arrivare in Italia diversi tipi di sostanze stupefacenti. La droga veniva acquistata in Svizzera e nei paesi del nord Europa e poi venduta all’ingrosso a trafficanti italiani che poi la distribuivano nelle varie regioni. Sono stati perquisiti nell’ambito dell’operazione anche esercizi commerciali utilizzati come copertura delle attività illecite.

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