
DigithON 2026: aperta la call for ideas per la più grande maratona digitale italiana
IL DOSSIER Dall’1 al 3 ottobre a Bisceglie l’undicesima edizione dell’evento tech: in palio oltre 50.000 euro in premi e l’accesso a grandi investitori. C’è

Dall’1 al 3 ottobre a Bisceglie l’undicesima edizione dell’evento tech: in palio oltre 50.000 euro in premi e l’accesso a grandi investitori. C’è tempo fino al 15 luglio per candidarsi. Il futuro dell’innovazione fa tappa in Puglia. È ufficialmente aperta la call for ideas per DigithON 2026, l’undicesima edizione della più importante maratona digitale italiana dedicata all’ecosistema delle startup e delle nuove tecnologie. Dall’1 al 3 ottobre 2026, le suggestive vecchie segherie Mastrototaro di Bisceglie ospiteranno l’appuntamento tech più atteso dell’anno: 48 ore non-stop di pitch, 3 giorni di networking serrato, formazione avanzata e grandi opportunità di business. La maratona rappresenta il cuore della Fondazione DigithON, oggi guidata da Michele Ruta, professore di ingegneria informica e vice rettore del Politecnico di Bari. Questo appuntamento segna l’inizio di una strategia ancora più ambiziosa: trasformare l’evento in un vero e proprio distretto permanente dell’innovazione. Come sottolineato dal fondatore Francesco Boccia, dopo dieci anni di successi DigithON continua a evolversi, posizionandosi come una fucina continua di progetti ad alto impatto socio-economico. Gli inventor, gli innovatori e i team di startup hanno tempo fino alla mezzanotte del 15 luglio 2026 per inviare il proprio progetto sul sito ufficiale digithon.it. La registrazione è completamente gratuita. Ciascuna startup potrà creare e aggiornare costantemente il proprio profilo sulla piattaforma, condividendo milestone e progressi con una community di potenziali investitori, mentor e corporate partner. Le startup già iscritte alle scorse edizioni potranno ricandidarsi semplicemente effettuando il login con le proprie credenziali. Un comitato scientifico composto da analisti, mentor ed esperti del settore selezionerà la shortlist dei 100 finalisti che avranno l’opportunità di salire sul palco di Bisceglie per presentare il proprio pitch davanti ai più grandi player del mercato digitale. Dal 2016 a oggi, DigithON ha creato un network generativo senza precedenti in Italia, registrando numeri straordinari con oltre 2.500 startup coinvolte e più di 200 milioni di euro raccolti tra funding e investimenti. Partecipare alla finale significa competere per un ecosistema di opportunità dal valore complessivo di oltre 50.000 euro, tra borse di studio, grant esclusivi e percorsi di accelerazione. L’obiettivo più sfidante resta l’ambitissimo Premio DigithON, accompagnato da un assegno di 10.000 euro offerto da Confindustria Bari e Bat. A questo si aggiunge, tra le novità dell’edizione, un premio speciale da 5.000 euro dedicato ai più giovani assegnato dal gruppo giovani imprenditori di Confindustria Bari e Bat, un segnale concreto per sostenere il talento emergente under 35. DigithON è anche un luogo in cui le idee si allenano e incontrano competenze capaci di trasformarle in impresa. Grazie ai Beer&Code, i celebri coding bootcamp realizzati con i partner della manifestazione, la formazione diventa un’esperienza condivisa per entrare nel vivo dei linguaggi di programmazione e dei trend tecnologici, accompagnati da docenti e top manager di alto livello. Infine, al calar del sole, l’evento si aprirà alla città con gli appuntamenti serali aperti al pubblico nelle piazze di Bisceglie, dove si alterneranno dibattiti e riflessioni con grandi ospiti per capire come la tecnologia stia ridisegnando l’economia, il lavoro e la società del futuro.
Da Xylella e granchio blu ai nuovi insetti killer: Coldiretti lancia l’allarme sulle frontiere colabrodo nel 2026. La Puglia si ritrova in prima linea in una vera e propria emergenza ecologica e commerciale. Posizionata al centro delle rotte globali e colpita duramente dal cambiamento climatico — con un 2026 segnato da temperature record —, la regione assiste a una continua avanzata di organismi non autoctoni. Specie invasive, insetti e agenti patogeni stanno stravolgendo gli ecosistemi marini e terrestri, provocando un aumento costante dei danni all’agricoltura e alla pesca locali. La denuncia arriva direttamente da Coldiretti Puglia, che punta il dito contro il mix esplosivo di riscaldamento globale e libera circolazione delle merci. Mare a rischio: l’arrivo dei pesci tropicali I mari pugliesi stanno cambiando pelle a causa della progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo. Accanto alla minaccia ormai nota del granchio blu (Callinectes sapidus) — che sta mettendo in ginocchio gli allevamenti di cozze e vongole — si registra lo stanziamento fisso di altri pericolosi predatori: Pesce scorpione (Pterois miles) e pesce coniglio (Siganus spp.) Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) Queste specie ittiche aliene stanno colonizzando le coste, minacciando la biodiversità locale e le attività dei pescatori. Campagne sotto assedio: insetti killer e volatili L’allarme non risparmia la terraferma, dove i produttori devono fare i conti con l’insediamento di animali infestanti e parassiti distruttivi. Parrocchetto monaco: Questo pappagallo originario del Sud America provoca danni ingenti a frutteti e coltivazioni di mandorlo. Storno: Divenuto stanziale nella piana olivetata tra Bari e Brindisi e nel Foggiano, consuma le olive e compromette la raccolta. Drosophila suzukii: Il cosiddetto moscerino killer attacca ciliegie e piccoli frutti. Il danno spesso si palesa solo dopo la raccolta, azzerando la qualità del prodotto. Foreste e agrumi: la piaga della Xylella La pressione biologica colpisce duro anche il patrimonio arboreo e boschivo: Cinipide del castagno: Insetto asiatico che decima la produzione di castagne, rendendo necessaria la lotta biologica. Tristeza degli agrumi: Un virus (CTV) che impone rigidi protocolli fitosanitari per il mercato comunitario. Punteruolo rosso: Dal 2004 devasta il patrimonio di palme ornamentali. L’emergenza più drammatica resta però quella della Xylella fastidiosa. Il batterio ha già colpito oltre 21 milioni di piante, interessando circa l’80% del territorio salentino e ridisegnando i confini biologici di circa il 40% dell’intera regione. Il nodo delle frontiere colabrodo Secondo Coldiretti, il problema centrale risiede nel sistema di vigilanza europeo. Le “frontiere colabrodo” facilitano l’ingresso di materiale vegetale infetto e parassiti, penalizzando la produzione nazionale rispetto a un export italiano sottoposto a controlli fitosanitari molto più rigidi.
Il bilancio ufficiale nella Repubblica Democratica del Congo sale a 1.048 casi. Preoccupa il ceppo Bundibugyo, privo di vaccino: rischio alto nell’Africa subsahariana. La situazione legata alla diffusione del virus ebola nella Repubblica Democratica del Congo si fa sempre più seria, con un bilancio ufficiale che ha raggiunto le 267 vittime e 1.048 contagi accertati. Secondo le ultime comunicazioni istituzionali, il tasso di letalità dell’ebola si attesta attualmente al 25,5%, colpendo in modo particolare le aree orientali del paese, dove l’emergenza è scoppiata lo scorso 15 maggio. La mappa del contagio si sta allargando, coinvolgendo ben 34 zone sanitarie dislocate in tre diverse province. Al momento si contano 371 pazienti in isolamento ospedaliero, mentre l’efficacia del tracciamento dei contatti ha superato il 70%, a fronte di 112 guarigioni complessive e di un netto potenziamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica. Gli esperti dell’Istituto nazionale di sanità pubblica di Kinshasa segnalano un incremento costante dei tamponi positivi su base settimanale, un dato che certifica una trasmissione comunitaria attiva del virus. Esiste quindi un concreto pericolo di un’ulteriore espansione geografica se non si interverrà subito con rigidi protocolli di contenimento. La mappa del contagio: province colpite e diffusione transfrontaliera La penetrazione del virus nel tessuto sociale e geografico del paese sta seguendo una dinamica particolarmente preoccupante. L’infezione ha già superato i confini delle prime comunità isolate, venendo formalmente localizzata in 34 delle 104 zone sanitarie che compongono i tre distretti amministrativi orientali della Repubblica Democratica del Congo. L’epicentro nell’Ituri: questa provincia, situata strategicamente al confine con l’Uganda e il Sud Sudan, rappresenta il cuore pulsante della crisi. Da sola, l’area dell’Ituri concentra il 91% dei casi totali e l’80,9% dei decessi complessivi registrati dall’inizio dell’epidemia. Il coinvolgimento del Kivu: dal focolaio originario, il virus si è propagato verso sud, raggiungendo le province del Nord Kivu e del Sud Kivu, territori già storicamente vulnerabili sotto il profilo sanitario e sociale. Lo sconfinamento in Uganda: i confini porosi hanno facilitato la diffusione transfrontaliera del virus. In Uganda sono già stati tracciati 19 casi confermati, di cui 14 identificati come importati direttamente dal Congo. Tra questi pazienti si registrano purtroppo già due decessi. La risposta sanitaria: isolamento, tracciamento e guarigioni Le istituzioni locali, in stretta sinergia con i partner internazionali, stanno moltiplicando gli sforzi per arginare la catena dei contagi all’interno delle comunità. Attualmente, la strategia di contenimento si sviluppa su tre direttrici principali: Ospedalizzazione e quarantena: almeno 371 persone sono ricoverate in strutture dedicate o poste in regime di isolamento stretto per evitare che il virus continui a circolare. La caccia ai contatti: la nota positiva della gestione sul campo è rappresentata dal tasso di tracciamento dei contatti, arrivato al 70,8%. Monitorare chi è entrato in contatto con i soggetti positivi è l’unica arma per spegnere i focolai sul nascere. Il bilancio dei guariti: parallelamente ai nuovi contagi, si registra un totale di 112 persone guarite dall’ebola, dimesse dai centri di trattamento dopo essere risultate negative ai test di controllo. Nonostante questi sforzi, le autorità sanitarie hanno lanciato un monito inequivocabile nell’ultimo rapporto tecnico: la trasmissione comunitaria del virus mostra una crescita costante di settimana in settimana. Senza una tempestiva e massiccia implementazione di misure di sanità pubblica e restrizioni alla mobilità, una rapida espansione geografica del virus su larga scala rimane un’ipotesi drammaticamente concreta. L’identikit del virus: le caratteristiche del ceppo Bundibugyo Ciò che rende questa specifica ondata epidemicamente letale e complessa da gestire è la natura stessa dell’agente patogeno. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti confermato che i campioni biologici isolati appartengono al ceppo Bundibugyo del virus ebola. A differenza del più noto ceppo Zaire (per il quale sono stati sviluppati ed efficacemente impiegati vaccini nelle precedenti epidemie), la variante Bundibugyo presenta delle criticità uniche: Letalità storica elevata: pur registrando in questa specifica ondata un tasso provvisorio del 25,5%, questo ceppo ha una letalità storica stimata tra il 30% e il 50%. Assenza di presidi medici specifici: ad oggi non esiste un vaccino approvato o una terapia antivirale specifica e validata per contrastare il ceppo Bundibugyo. Le cure somministrate nei centri di isolamento sono prevalentemente di supporto (idratazione, gestione dei sintomi e trattamento delle infezioni secondarie). Valutazione del rischio: lo scenario dell’Oms Sulla base delle evidenze cliniche e della complessa situazione geopolitica dell’Africa centrale, l’Oms ha aggiornato i propri indici di pericolosità. Ambito geograficoLivello di rischio stimatoFattori di rischio principaliAfrica subsaharianaALTOConfini porosi, flussi migratori commerciali, mancanza di vaccini specifici per il ceppo.Scala globaleBASSOProtocolli internazionali di sorveglianza aeroportuale e rapidità di isolamento dei vettori. L’allerta resta massima per tutti i paesi limitrofi: la capacità di contenere questa epidemia dipenderà esclusivamente dalla rapidità dei finanziamenti internazionali e dal supporto logistico fornito al personale sanitario schierato in prima linea nelle province orientali della Repubblica Democratica del Congo.
Il ministro Adolfo Urso firma il decreto per Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia: fondi stanziati per intelligenza artificiale e pmi. Attraverso un provvedimento ufficiale firmato dal ministro Adolfo Urso, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un corposo stanziamento finanziario del valore complessivo di 505,8 milioni di euro, esplicitamente riservato al tessuto produttivo delle regioni del Mezzogiorno. Questa importante manovra economica punta a stimolare e supportare l’esecuzione di piani di ricerca industriale e attività di sviluppo sperimentale caratterizzati da un fortissimo coefficiente di innovazione. La platea dei beneficiari è localizzata in sette territori del Sud Italia e delle isole, nello specifico Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, come dettagliato nella comunicazione ufficiale diffusa dal Mimit. Questo nuovo canale di agevolazioni si colloca in perfetta sinergia con gli obiettivi strategici delineati dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente. Per quanto riguarda la struttura del fondo, l’operazione si avvale di due differenti leve finanziarie: da un lato mette a disposizione 280 milioni di euro sotto forma di mutui a tasso agevolato attinti direttamente dal Fondo per la crescita sostenibile; dall’altro eroga ben 225,8 milioni di euro come contributi a fondo perduto, recuperati grazie alle risorse residue e alle economie generate dai precedenti cicli di programmazione. Nelle dichiarazioni del ministro viene specificato che l’iniziativa intende dare copertura finanziaria a tutti quei programmi industriali finalizzati alla creazione ex novo o al profondo rinnovamento di articoli, metodologie produttive o prestazioni commerciali, ponendo un accento imprescindibile sull’implementazione delle cosiddette tecnologie abilitanti fondamentali. Le aree tecnologiche considerate di massima priorità includono soluzioni all’avanguardia come i sistemi di intelligenza artificiale, l’analisi dei big data, i servizi di cloud computing, i protocolli di cybersicurezza, le architetture blockchain, l’infrastruttura di supercalcolo, le applicazioni quantistiche, nonché l’universo del deep tech e della digitalizzazione avanzata. La struttura dell’incentivo mostra un occhio di riguardo nei confronti delle realtà aziendali di dimensioni minori e delle aggregazioni stabili come le reti d’impresa, blindando a loro favore una quota pari al 60% delle risorse per le PMI; all’interno di questa riserva strategica, un ulteriore 25% viene blindato a uso esclusivo delle micro e delle piccole realtà imprenditoriali. I candidati avranno la facoltà di sviluppare i propri interventi seguendo un modello di tipo sinergico e collaborativo, istituendo cioè accordi di partenariato che comprendano fino a un tetto massimo di tre partecipanti, a patto che tra questi sia presente almeno una piccola o media impresa. In alternativa, il bando consente la partecipazione in modalità singola da parte di una PMI, la quale potrà comunque avvalersi del supporto scientifico e tecnico offerto da istituti universitari, centri di ricerca pubblici e privati o professionisti della consulenza altamente qualificati. Sotto il profilo finanziario e temporale, le singole proposte progettuali dovranno attestarsi su un budget di spesa compreso tra una soglia minima di 1 milione di euro e un limite massimo di 5 milioni di euro, con un cronoprogramma dei lavori della durata flessibile tra i 18 e i 36 mesi, a cui si potrà eventualmente aggiungere una dilazione temporale di ulteriori sei mesi in caso di proroga motivata. Le condizioni di aiuto previste dal decreto ministeriale combinano i due strumenti finanziari menzionati in precedenza: la componente del finanziamento agevolato andrà a coprire stabilmente il 40% delle uscite ritenute ammissibili dal bando, mentre la percentuale del contributo a fondo perduto seguirà una logica proporzionale e decrescente basata sulla dimensione dell’azienda richiedente. Nel dettaglio, l’intensità del sussidio diretto arriverà a toccare il 40% delle spese complessive per le strutture di piccola taglia, scenderà al 35% per le imprese di medie dimensioni e si attesterà infine sul 30% per le grandi realtà industriali coinvolte nei progetti.
Per quasi vent’anni alla guida della Cei, Ruini ha ridisegnato il rapporto tra fede e politica dopo la fine della Prima Repubblica, lasciando un’eredità divisiva ma indiscutibilmente influente. Con la morte di Camillo Ruini si chiude qualcosa che va oltre la biografia di un singolo cardinale. Si chiude un modo di intendere il rapporto tra la Chiesa e il potere, un modello che per quasi vent’anni ha attraversato la storia repubblicana italiana, plasmandola più di quanto si sia disposti ad ammettere. Ruini non è stato semplicemente un pastore. È stato un architetto. Quando nel 1991 Giovanni Paolo II lo nominò presidente della Conferenza episcopale italiana, la Democrazia Cristiana stava già scricchiolando sotto il peso di Tangentopoli. Il vecchio collateralismo, cioè quel patto implicito tra Chiesa e partito cattolico che aveva garantito per decenni una rappresentanza politica diretta dei valori religiosi, stava morendo assieme alla Prima Repubblica. Ruini capì prima di altri che quel modello non sarebbe tornato, e ne costruì uno nuovo: una Chiesa capace di parlare direttamente alla società civile, ai media, all’opinione pubblica, indipendentemente da chi stesse al governo. Fu un atto di intelligenza politica e pastorale non comune capire che la fine di un mondo non doveva significare la fine dell’influenza della Chiesa, ma l’inizio di un modo diverso di esercitarla. Il merito più grande, forse, fu proprio questo: aver tenuto la Chiesa italiana rilevante nel discorso pubblico in un’epoca di secolarizzazione crescente, quando in molti altri paesi europei le istituzioni religiose erano già scivolate ai margini. La stagione dei “valori non negoziabili” – e parliamo di vita, famiglia, bioetica – nacque da questa strategia. Il caso più emblematico fu il referendum del giugno 2005 sulla legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita: i quesiti chiedevano di abrogare alcuni dei divieti più restrittivi della legge, ma Ruini guidò con decisione la linea dell’astensione, convinto che ogni modifica avrebbe peggiorato, non migliorato, una normativa che la Chiesa riteneva comunque imperfetta ma accettabile. La strategia funzionò: il quorum non fu raggiunto e la legge rimase intatta. Resta il monumento più evidente di quella capacità di mobilitazione, costruita con coerenza e visione di lungo periodo, capace di trasformare un’astensione in una vittoria politica. Ruini è stato anche un fedelissimo custode della linea dottrinale, in un tempo in cui molti vescovi europei cercavano accomodamenti. La sua difesa della vita nei casi Englaro e Welby, per quanto controversa e divisiva, nacque da una convinzione profonda e mai negoziata e non da calcolo politico. Chi lo ha conosciuto da vicino racconta di una fede solida, vissuta fino all’ultimo istante con una serenità che impressionava chi gli stava accanto. Resta, naturalmente, una domanda aperta: se quella stagione di presenza pubblica forte abbia anche contribuito, insieme a fattori più ampi e indipendenti dalla sua azione, a un graduale allontanamento di una parte della società dalla Chiesa istituzionale. È un interrogativo legittimo, ma non sminuisce il valore di una scelta coraggiosa: quella di non arretrare, di non scegliere l’irrilevanza silenziosa come prezzo per essere meno divisivi. Dopo di lui la Chiesa ha scelto strade diverse, più pastorali, meno politiche, con Francesco prima e Leone XIV oggi. Ma è anche per merito della stagione di Ruini, che ha mantenuto viva la presenza pubblica della fede in Italia, che oggi la Chiesa può permettersi di scegliere un registro diverso senza temere l’irrilevanza. Si eredita sempre qualcosa, anche quando si cambia strada.
Allarme Coldiretti su obesità e cibi ultra-processati. Arrivano i fondi per mense a km zero e merende sane: ecco come ottenerli. La scorretta alimentazione, unita alla riduzione dell’attività fisica, continua ad alimentare la crescita dei casi di sovrappeso e obesità tra bambini e ragazzi, fenomeno aggravato dal consumo sempre più diffuso di alimenti ultra-processati. In questo contesto assume particolare importanza il programma “Frutta e Verdura nelle Scuole”, che promuove il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi, stagionali e di qualità tra gli studenti. A sottolinearlo è Coldiretti Puglia, in occasione della pubblicazione da parte del MASAF del decreto che disciplina l’attuazione del programma per l’anno scolastico 2026-2027, con le domande per accedere ai contributi che potranno essere presentate entro il 6 luglio 2026. Saranno finanziati i progetti che, oltre alla distribuzione di frutta e verdura nelle scuole, prevedano specifiche misure di accompagnamento rivolte agli alunni per promuovere la conoscenza dell’agricoltura, delle sane abitudini alimentari, delle filiere locali, dell’agricoltura biologica, della lotta agli sprechi alimentari e della corretta gestione degli imballaggi. L’iniziativa assume particolare rilevanza in Puglia, dove il 10,3% dei minori è obeso e l’11,1% dei bambini – aggiunge Coldiretti Puglia – consuma frutta meno di una volta a settimana o non la consuma affatto. Solo il 39,8% dei bambini, inoltre, effettua una merenda adeguata a metà mattina. Una situazione che desta preoccupazione per la salute delle giovani generazioni e che si accompagna a una crescente diffusione di alimenti ultra-processati, come merendine, snack e bevande zuccherate, spesso caratterizzati dalla presenza di numerosi additivi. Secondo Coldiretti Puglia, il fenomeno rischia di allontanare le nuove generazioni dai principi della Dieta Mediterranea, patrimonio culturale e alimentare del nostro territorio. Negli ultimi vent’anni le persone obese sono aumentate del 36%, mentre quelle in sovrappeso del 7%. Oggi quasi il 46% della popolazione italiana adulta, pari a oltre 23 milioni di persone, è interessata da problemi di sovrappeso o obesità. Le stime indicano che una riduzione del 20% delle calorie derivanti da alimenti ad alto contenuto di zuccheri e grassi potrebbe evitare fino a 688mila casi di malattie croniche entro il 2050, generando anche un risparmio economico stimato in 12 miliardi di euro. Per favorire una maggiore educazione alimentare, prosegue anche il Progetto di Educazione alla Campagna Amica, che da anni mette in contatto studenti e famiglie con il mondo agricolo e i prodotti del territorio. In Puglia, negli ultimi dieci anni, il progetto delle masserie didattiche ha coinvolto circa 250mila bambini e 500 scuole. In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intesa siglato tra Coldiretti Puglia e ANCI Puglia, finalizzato a qualificare le mense scolastiche e collettive dei Comuni. L’accordo punta a privilegiare prodotti locali, stagionali e a chilometro zero, promuovendo alimenti “glifosato free” ed escludendo dai menu i cibi ultra-processati. Seguire una corretta alimentazione e praticare regolarmente attività fisica rappresentano strumenti fondamentali per prevenire obesità e sovrappeso, fattori di rischio per numerose patologie, tra cui malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e alcune forme tumorali.
Secondo una ricerca della Washington State University, le avvertenze grafiche sui pacchetti di sigarette riducono la percezione del rischio delle e-cigarette e spingono i fumatori verso lo svapo. Le campagne antifumo basate su immagini scioccanti sui pacchetti potrebbero produrre un effetto contrario a quello desiderato. Invece di spingere i fumatori ad abbandonare la nicotina, rischiano di orientarli verso le sigarette elettroniche, percepite come alternativa più sicura. È quanto emerge da uno studio guidato da Elizabeth Howlett della Washington State University, pubblicato sul Journal of Business Ethics. La ricerca ha analizzato come i consumatori reagiscono alle differenze tra le avvertenze sanitarie sulle sigarette tradizionali e quelle sulle e-cigarette. Il risultato è chiaro: la presenza di immagini forti sui pacchetti di sigarette, in assenza di avvertenze altrettanto incisive sui prodotti da svapo, riduce la percezione del rischio associato alle sigarette elettroniche e aumenta la disponibilità a utilizzarle. Da anni molti Paesi adottano avvertenze con immagini esplicite che mostrano le conseguenze del fumo: tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie gravi. Studi precedenti hanno dimostrato che queste immagini attraggono l’attenzione, suscitano reazioni emotive e aumentano la motivazione a smettere di fumare. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha approvato l’uso di undici immagini di questo tipo sui pacchetti, anche se la loro piena applicazione è ancora oggetto di contenziosi. Le sigarette elettroniche, invece, riportano generalmente solo brevi avvertenze testuali sulla presenza di nicotina e il rischio di dipendenza. “Il governo federale ha deciso di imporre avvertenze sanitarie molto esplicite sui pacchetti di sigarette”, spiega la professoressa Howlett. “Abbiamo studiato le conseguenze indesiderate di questo approccio e abbiamo osservato che, di fatto, può ridurre la percezione della minaccia associata alle sigarette elettroniche.” Per verificare l’ipotesi, il gruppo di ricerca ha condotto quattro esperimenti online con fumatori adulti, esposti a diverse combinazioni di avvertenze su sigarette tradizionali ed e-cigarette. I risultati mostrano che quando le sigarette tradizionali erano accompagnate da immagini forti e le elettroniche solo da avvertenze verbali, i partecipanti sviluppavano un atteggiamento più favorevole verso lo svapo e una maggiore intenzione di provare le e-cigarette invece di smettere del tutto. In uno degli esperimenti, rendere le avvertenze più equilibrate tra le due categorie ha ridotto significativamente gli atteggiamenti positivi verso lo svapo. Negli Stati Uniti il fumo è ancora responsabile di quasi mezzo milione di decessi ogni anno e rappresenta una delle principali cause prevenibili di morte. Sebbene alcune evidenze suggeriscano che le sigarette elettroniche siano meno dannose di quelle combustibili, cresce il numero di studi che le collegano a problemi cardiovascolari, respiratori e gastrointestinali. “Meno dannoso non significa sicuro”, sottolinea Howlett. C’è poi il tema dei giovani: molti ragazzi che non avrebbero mai considerato il fumo tradizionale si sono avvicinati alle e-cigarette proprio per la percezione attenuata del rischio. “L’idea iniziale era incoraggiare i fumatori a passare a prodotti potenzialmente meno dannosi”, conclude la ricercatrice. “Il problema è che lo svapo ha attirato anche chi non aveva mai fumato.”
Il nuovo focolaio nell’Est del Congo non è solo un’emergenza sanitaria: le guerre e i milioni di sfollati rendono impossibile il tracciamento del virus. Una nuova epidemia di Ebola sta colpendo le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda. Questo nuovo focolaio, tuttavia, non è una semplice emergenza sanitaria: si tratta del punto di arrivo di una drammatica catena di crisi economiche, sociali e politiche che da anni flagellano l’Africa centrale. Il fattore ambientale: la foresta tropicale come serbatoio del virus L’Ebola è una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali all’uomo. Il virus ha il suo habitat naturale nei pipistrelli della foresta equatoriale, da cui può passare alle scimmie. “Eradicare l’Ebola è impossibile. Come si può controllare la presenza dei pipistrelli in una foresta equatoriale vastissima?”, spiega Giovanni Putoto, responsabile della programmazione sanitaria di Medici con l’Africa Cuamm. A causa della povertà estrema e dell’insicurezza alimentare, aggravate dai cambiamenti climatici, la popolazione locale è spesso costretta a spingersi all’interno della foresta e a nutrirsi di carne di animali infetti, avviando così il contagio. Per questo motivo, l’unico vero obiettivo realistico è il contenimento tempestivo del virus. La guerra dell’Est del Congo blocca la prevenzione Il vero ostacolo al contenimento non è la preparazione dei medici africani, giudicata ottima dagli esperti, ma l’instabilità geopolitica. Le province congolesi più colpite (Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu) sono zone di guerra dove decine di gruppi armati si contendono il controllo di minerali preziosi come coltan, oro e cobalto. Il conflitto genera due enormi problemi per la sanità: Impossibilità di tracciamento: La presenza di milizie rende pericoloso l’accesso delle équipe mediche e delle Ong nelle aree rurali. Milioni di sfollati: La fuga costante della popolazione dalle violenze favorisce la mobilità forzata, che sposta inevitabilmente il virus oltre i confini nazionali, come già accaduto in Uganda. L’allarme degli esperti: il ceppo Bundibugyo e l’assenza di vaccini A rendere la situazione ancora più critica è la natura stessa del virus. L’attuale focolaio è causato dal ceppo Bundibugyo, una variante diversa rispetto al ceppo Zaire (responsabile della grande strage in Africa Occidentale del 2014-2016). La minaccia principale è legata agli strumenti a disposizione: Mancano test diagnostici specifici e rapidi. Non esistono vaccini pienamente efficaci per questa variante. I sintomi iniziali (febbre, spossatezza, diarrea) vengono spesso scambiati per malaria o febbre tifoide, ritardando l’isolamento dei pazienti. Secondo Ali Mahamat Moussa, direttore dell’Istituto nazionale di sanità pubblica del Ciad, la soluzione non è solo economica. È necessaria una forte volontà politica degli Stati africani per creare reti di sorveglianza permanenti, laboratori decentrati e una logistica capace di raggiungere i villaggi più isolati prima che il contagio diventi incontrollabile.
Campagna “Se non è elettronica, non vale”: come rinnovare il documento e perché il formato digitale è obbligatorio in Italia e UE. Il processo di digitalizzazione del Paese compie un passo decisivo. A partire dal 3 agosto, la versione cartacea della carta d’identità cesserà ufficialmente di avere valore legale, sia in Italia che nei Paesi dell’Unione Europea. Il provvedimento è perentorio: il vecchio formato non sarà più accettato, indipendentemente dalla data di scadenza indicata sul retro del documento. Da quella data, l’unica versione valida per l’espatrio e l’identificazione sarà la CIE (Carta d’Identità Elettronica). La campagna “Se non è elettronica, non vale” Per accompagnare i cittadini in questa transizione, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio ha lanciato la campagna istituzionale “Se non è elettronica, non vale”. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Ministero dell’Interno e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, mira a sensibilizzare sulla necessità di richiedere tempestivamente il rinnovo presso il proprio Comune di residenza. Perché la CIE è indispensabile? La campagna di comunicazione, diffusa tramite spot radio-TV e canali social, illustra l’importanza della CIE attraverso tre scenari comuni della vita quotidiana: Viaggi: le procedure di imbarco su un aereo di linea. Finanza: le operazioni burocratiche allo sportello bancario. Socialità: la verifica della maggiore età per l’accesso a eventi e locali. Il messaggio è chiaro: senza il formato elettronico, molte delle attività ordinarie potrebbero risultare bloccate. Sicurezza e Innovazione Questa transizione non è solo un cambio di formato, ma un pilastro della strategia digitale italiana. La CIE garantisce infatti standard di sicurezza molto più elevati contro le contraffazioni e semplifica l’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione. Nota per i cittadini: Si consiglia di verificare lo stato del proprio documento e di prenotare l’appuntamento per il rilascio della CIE con anticipo, onde evitare disagi in vista della scadenza definitiva del 3 agosto.
La Fondazione Megamark mette in palio 300 mila euro: 361 le candidature per sostenere il terzo settore. La quattordicesima edizione di ‘Orizzonti solidali’ si conferma un pilastro fondamentale per il welfare pugliese, registrando la straordinaria partecipazione di 361 progetti candidati. Il bando, promosso dalla Fondazione Megamark di Trani in collaborazione con le insegne A&O, Dok, Famila, Sole365 e Ottimo, ha raggiunto il suo secondo miglior risultato storico dal 2012. Questo dato non è solo un numero, ma testimonia quanto l’iniziativa sia diventata un atteso strumento di ascolto e supporto per gli enti del terzo settore, capaci di interpretare i bisogni delle comunità locali e trasformarli in azioni concrete. Con un budget complessivo di 300 mila euro, il bando punta a sostenere interventi mirati in settori vitali: l’assistenza sociale domina la scena con 118 proposte, seguita da cultura (89), contrasto all’abbandono scolastico (73), sanità (45) e ambiente (36). La risposta del territorio è stata massiccia e capillare in tutta la Puglia: la provincia di Bari guida la classifica con 122 progetti, seguita dalla Bat con 73, Taranto con 50, Foggia con 43, Lecce con 40 e Brindisi con 27. L’autorevolezza del concorso ha inoltre attirato l’attenzione di 6 enti di livello nazionale, confermando l’impatto del bando ben oltre i confini regionali. Attualmente, la commissione esaminatrice è impegnata nella valutazione delle proposte, a cui seguiranno i colloqui conoscitivi per selezionare le iniziative più meritevoli. I nomi dei vincitori saranno resi noti entro fine giugno. Il cavaliere del Lavoro Giovanni Pomarico, presidente della Fondazione Megamark, ha espresso grande soddisfazione sottolineando come questo entusiasmo racconti di una regione ricca di energie e competenze, pronta a rispondere alle fragilità del territorio.
Analisi del 21° Rapporto Censis sulla comunicazione: volano web tv e mobile, soffre la carta stampata e tornano a crescere i libri. Il panorama mediatico italiano vive una fase di “cristallizzazione”, dove le abitudini di consumo si stabilizzano ma cambiano pelle. Secondo il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis, intitolato “L’informazione nel mirino”, la televisione si conferma il media più popolare in Italia (93,2% di utenza), tallonata però da un ecosistema digitale ormai onnipresente. Ecco i dati principali emersi dall’indagine sulla dieta mediatica degli italiani. Televisione e radio: il successo dello streaming e del mobile Nonostante la leggera flessione della TV tradizionale (scesa al 79,5% con un calo del 3,6%), il mezzo televisivo non perde colpi grazie alla trasformazione digitale. Web TV e Mobile TV: la televisione via internet vola al 62,0% (+3,6%), mentre la fruizione da smartphone raggiunge il 38,6%. Radio: si conferma un mezzo “intramontabile” con il 78,4% di utenti. L’autoradio resta lo strumento preferito (70%), ma cresce sensibilmente l’ascolto tramite smartphone (28,2%). Internet, smartphone e social network: verso la saturazione Il digitale ha ormai raggiunto una penetrazione quasi totale nella popolazione italiana, segnando una fase di maturità: Internet: utilizzato dal 90,4% degli italiani. Smartphone: essenziale per il 90,3% degli utenti. Social Network: frequentati regolarmente dall’86,2%. Sebbene la crescita si sia fermata allo 0,3% rispetto al 2024, smartphone e social continuano a guadagnare terreno (+1%) a discapito dei media tradizionali. Crisi della stampa: quotidiani ai minimi storici Il comparto della carta stampata continua a soffrire. Il dato più allarmante riguarda i quotidiani cartacei, che nel 2025 hanno toccato il minimo storico del 21,0%, segnando un crollo verticale di 46 punti percentuali rispetto al 2007. Settimanali e mensili: restano stabili o in leggera flessione (rispettivamente 18,0% e 15,8%). Informazione online: i quotidiani digitali tengono (29,9%), mentre si registra un calo significativo per i siti web d’informazione generica (-4,3%), sintomo di una dieta informativa più frammentata. Sorpresa libri: torna a crescere il cartaceo In controtendenza rispetto alla digitalizzazione forzata, il libro fisico mostra segni di ripresa. Il 42,4% degli italiani dichiara di aver letto almeno un libro cartaceo nell’ultimo anno, con un incremento del 2,3%. Al contrario, gli e-book rimangono fermi al palo, stabili al 13,8%.
Uno studio del Trinity College rivela come stimoli mentali, viaggi e socialità possano contrastare il rischio genetico di Alzheimer già dai 40 anni. Ecco una versione ottimizzata in ottica SEO del testo, strutturata per essere leggibile, accattivante per i motori di ricerca e utile per l’utente. Bastano attività semplici come suonare uno strumento, viaggiare o frequentare gli amici per proteggere il cervello dall’invecchiamento. Secondo un recente studio del Trinity College Dublin, condotto da Lorina Naci e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s & Dementia, è possibile rafforzare la funzione cognitiva già nella mezza età, riducendo il rischio di demenza anche in chi ha una predisposizione genetica. Lo studio: il potere della varietà contro l’Alzheimer La ricerca ha monitorato per 10 anni 700 adulti tra i 40 e i 59 anni (cognitivamente sani) residenti in Irlanda e nel Regno Unito. I risultati sono sorprendenti: l’impatto positivo di uno stile di vita stimolante supera l’effetto negativo del gene APOE4, il principale fattore di rischio genetico per l’Alzheimer. Quali sono le attività che proteggono il cervello? Non serve un’unica attività intensiva, ma un mix di stimoli. La chiave è la varietà. Ecco le attività più efficaci emerse dallo studio: Socializzazione: trascorrere tempo di qualità con amici e familiari. Musica e Arte: suonare uno strumento o dedicarsi ad attività creative. Apprendimento: studiare una seconda lingua o leggere regolarmente. Movimento: praticare esercizio fisico costante. Esperienze: viaggiare e scoprire nuovi luoghi. “I benefici maggiori derivano da un mix di attività differenti. La combinazione di stimoli fisici, sociali e mentali è la strategia più efficace per la salute del cervello”, spiega la ricercatrice Lorina Naci. Fattori di rischio: a cosa prestare attenzione Oltre a promuovere le attività positive, lo studio evidenzia alcuni fattori modificabili che possono peggiorare il declino cognitivo. Intervenire su questi elementi può fare la differenza: Salute Mentale: gestione di sintomi depressivi. Patologie Croniche: controllo di diabete e ipertensione. Benessere Fisico: prevenzione dei traumi cranici e disturbi del sonno. Sensi: cura dei problemi uditivi. Perché iniziare già nella mezza età? A differenza delle ricerche passate, focalizzate sulla terza età, questo lavoro dimostra che la riserva cognitiva si costruisce decenni prima della comparsa dei sintomi. Investire nella prevenzione tra i 40 e i 60 anni significa creare una “scorta” di resilienza cerebrale. Un problema di sanità pubblica Con circa 48 milioni di persone colpite da demenza nel mondo (destinate a diventare 150 milioni entro il 2050), la prevenzione non è solo una scelta individuale, ma una necessità sociale. I costi globali potrebbero triplicare, raggiungendo i 3 trilioni di euro. Lo studio, parte del programma globale PREVENT-Dementia, suggerisce che politiche pubbliche mirate al supporto della salute mentale e all’apprendimento continuo potrebbero cambiare drasticamente il futuro della salute cerebrale globale. In sintesi: Cosa puoi fare oggi per il tuo cervello? Non isolarti: coltiva i rapporti sociali. Sperimenta: impara qualcosa di nuovo ogni mese. Controlla la salute: monitora pressione e udito. Muoviti: cammina o pratica sport regolarmente.
L’allarme di Ernesto Caffo in Commissione Antimafia: il web è diventato il nuovo terreno di caccia per il reclutamento criminale e la tratta dei minori. Ecco le proposte per colmare le lacune normative. Il confine tra mondo fisico e realtà virtuale è ormai svanito, e con esso sono mutati i paradigmi dello sfruttamento. Oggi le organizzazioni criminali non presidiano solo le strade, ma dominano lo spazio digitale, trasformandolo in un terreno fertile per il reclutamento e l’adescamento di soggetti vulnerabili. Questo è il cuore dell’audizione di Ernesto Caffo, Presidente della Fondazione SOS Il Telefono Azzurro ETS, intervenuto questa mattina dinanzi alla sezione minori della Commissione Parlamentare Antimafia. Un intervento lucido che ha messo a nudo le criticità di un sistema normativo che fatica a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica del crimine. Dall’ambito familiare alle reti digitali: come cambiano le minacce In passato, le richieste d’aiuto gestite da Telefono Azzurro nascevano prevalentemente all’interno delle mura domestiche o in contesti di prossimità fisica. Oggi, la situazione è drasticamente cambiata. Adescamento Online (Grooming): Gli adulti sfruttano l’anonimato per manipolare i minori. Coinvolgimento Criminale: I ragazzi non sono solo vittime passive, ma vengono talvolta arruolati in attività illecite digitali. Efficacia del Crimine Organizzato: Il web permette alle mafie di agire su scala globale con rischi ridotti e profitti elevati. “Il digitale non è più solo uno strumento, ma lo spazio d’elezione in cui le organizzazioni criminali agiscono con precisione chirurgica e crescente efficacia,” ha dichiarato Caffo durante l’audizione. Il legame tra minori scomparsi, tratta e gaming Un punto cruciale emerso dal confronto riguarda la scomparsa dei minori. Troppo spesso questi eventi vengono trattati come casi isolati, quando in realtà rappresentano l’ultimo anello di una catena iniziata molto prima. Il percorso dello sfruttamento La scomparsa è frequentemente l’esito di un processo di adescamento e reclutamento già avviato sui social network, nelle app di messaggistica cifrata o, sempre più spesso, nelle piattaforme di gaming. I criminali si infiltrano nelle comunità virtuali frequentate dai giovanissimi, ne guadagnano la fiducia e li traghettano verso situazioni di sfruttamento e tratta. Le proposte per un sistema di protezione moderno Per contrastare questo fenomeno, Telefono Azzurro ha presentato alla Commissione un pacchetto di proposte concrete, mirate a colmare le attuali lacune del quadro normativo italiano ed europeo: Tecnologia e Monitoraggio: Implementazione di strumenti avanzati per il rilevamento preventivo di contenuti illegali online. Responsabilità delle Piattaforme: Obbligo di una collaborazione più stretta e trasparente tra i colossi del tech e le autorità inquirenti. Educazione Digitale: Inserimento strutturale della cittadinanza digitale nelle scuole per fornire ai giovani gli “anticorpi” contro le manipolazioni. Supporto alle Vittime: Creazione di un fondo dedicato al sostegno psicologico di lungo periodo per chi è uscito dal tunnel dello sfruttamento. I “Nodi” Istituzionali da sciogliere L’Italia soffre ancora di una frammentazione informativa tra le varie istituzioni. Manca, ad esempio, un meccanismo nazionale di allerta rapida (Amber Alert) che sia realmente efficace e integrato, così come scarseggiano percorsi stabili di reintegrazione per le vittime della tratta. Conclusione: un atto di fiducia che va onorato Ogni volta che un bambino o un adolescente contatta il 1.96.96 o utilizza la chat di Telefono Azzurro, lancia un segnale di speranza. “Quando un minore trova il coraggio di chiedere aiuto, compie un atto di fiducia straordinario verso il mondo degli adulti,” ha concluso Ernesto Caffo. Il compito della politica e del legislatore è ora quello di trasformare quel segnale in una protezione reale, garantendo che nessuno debba sentirsi solo di fronte alle insidie della rete. Focus: Come proteggere i minori online? Segnala immediatamente profili sospetti o tentativi di approccio alle autorità o ai servizi di emergenza come Telefono Azzurro. Controlla le impostazioni di privacy sui social e sulle console di gioco. Dialoga costantemente con i figli sulle loro amicizie virtuali.
Da anni si registra un aumento costante del numero di casi, ma la mortalità è rimasta sostanzialmente stabile. La prevenzione del melanoma, uno dei tumori della pelle più aggressivi, non passa solo dalla protezione dei raggi solari. Più di 2.600 casi l’anno in Italia possono essere ereditari e quindi legati a mutazioni trasmesse dai genitori ai figli, che incrementano il rischio oncologico. Inoltre, un paziente su dieci ha almeno un familiare, di primo grado, colpito dallo stesso tumore della pelle. Queste persone devono sottoporsi a controlli regolari e per loro sono ancora più valide le regole della prevenzione primaria, tra cui prestare attenzione all’esposizione del sole primaverile. Lo sottolinea l’Intergruppo melanoma italiano (Imi), in occasione dell’inizio della bella stagione. “L’insorgenza della neoplasia può essere condizionata da singoli geni che sono a loro volta responsabili di altri tumori, tra cui quelli del pancreas, dei reni o il mesotelioma – sottolinea Daniela Massi, presidente dell’Imi -. In caso sospetto di sindrome ereditaria o pazienti affetti da melanoma multiplo di cui uno insorto in giovane età, si consiglia una consulenza genetica e l’esecuzione di alcuni test specifici che possono confermare l’ereditarietà in una percentuale variabile che può raggiungere il 30% (circa 700 casi). Raccomandiamo una costante sorveglianza cutanea attraverso visite dermatologiche. Inoltre, vanno sempre seguite, durante tutto l’anno, le buone norme per l’esposizione al sole e evitato il ricorso a abbronzatura artificiale”. In Italia, circa 221mila persone vivono con una diagnosi pregressa di melanoma e da anni si registra un aumento costante del numero di casi, ma la mortalità è rimasta sostanzialmente stabile. “Questo è dovuto all’incremento delle possibilità di cura e di guarigione – prosegue Massi -. Infatti, nel nostro Paese i tassi di sopravvivenza a cinque anni si attestano all’88% per gli uomini e al 91% per le donne grazie a innovazioni terapeutiche come immunoterapia e approcci combinati per superare la resistenza ai trattamenti”.
Guida pratica al credito d’imposta del 75%: requisiti, spese ammissibili e scadenze per massimizzare i tuoi investimenti pubblicitari nel 2026. Vuoi aumentare la visibilità della tua attività ottenendo un vantaggio fiscale concreto? Il Bonus Pubblicità 2026 rappresenta un’opportunità strategica per imprese, liberi professionisti ed enti non commerciali che scelgono di investire nella comunicazione. In questa guida aggiornata, vedremo nel dettaglio come funziona il credito d’imposta, quali sono le spese ammissibili e le scadenze tassative da segnare in calendario. Cos’è il Bonus Pubblicità 2026 e come funziona Il Bonus Pubblicità 2026 è un’agevolazione fiscale sotto forma di credito d’imposta, pari al 75% del valore incrementale degli investimenti pubblicitari effettuati rispetto all’anno precedente. A chi si rivolge l’agevolazione? Possono accedere al beneficio: Imprese di ogni dimensione e forma giuridica. Lavoratori autonomi e liberi professionisti. Enti non commerciali. Requisito fondamentale: Per accedere al bonus, l’investimento del 2026 deve superare di almeno l’1% quello effettuato nel 2025 sui medesimi canali. Se non hai effettuato investimenti pubblicitari nel 2025, non potrai richiedere l’agevolazione per il 2026. Spese ammesse: dove investire per ottenere il credito d’imposta Non tutte le forme di pubblicità rientrano nell’agevolazione. Il legislatore premia la qualità dell’informazione certificata. Investimenti agevolabili Sono ammessi esclusivamente gli acquisti di spazi pubblicitari su: Giornali quotidiani e periodici (in formato cartaceo). Testate giornalistiche online regolarmente registrate presso il Tribunale o il ROC e dotate di un Direttore Responsabile. Spese escluse (Cosa non puoi scaricare) Restano fuori dal Bonus Pubblicità 2026: Pubblicità su TV e Radio. Campagne sui Social Network (Facebook, Instagram, LinkedIn, ecc.). Annunci sui motori di ricerca (Google Ads). Grafica, volantini, brochure e cartellonistica stradale. Sponsorizzazioni cinematografiche. Scadenze Bonus Pubblicità 2026: le date da non perdere Per non perdere il diritto al credito d’imposta, è necessario inviare due comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate: Prenotazione (Comunicazione per l’accesso): dal 1° al 31 marzo 2026. Conferma (Dichiarazione sostitutiva): dal 9 gennaio al 9 febbraio 2027. Nota bene: La mancata presentazione della documentazione nei termini stabiliti comporta l’esclusione automatica dal beneficio. Come utilizzare il Credito d’Imposta Il bonus ottenuto non è un rimborso in denaro, ma un credito da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite Modello F24. Il codice tributo specifico verrà comunicato dall’Agenzia delle Entrate. Attenzione al Plafond: Il governo ha stanziato un tetto massimo (es. 30 milioni di euro). Se il totale delle richieste supera questa cifra, il credito spettante a ogni singola azienda verrà ridotto in modo proporzionale (riparto). Perché investire oggi nella pubblicità certificata Sfruttare il Bonus Pubblicità 2026 non è solo una scelta fiscale, ma una mossa di marketing intelligente: Autorevolezza: Apparire su testate registrate aumenta la fiducia dei clienti. Risparmio Reale: Grazie al credito del 75%, il costo effettivo della tua campagna è drasticamente ridotto. Visibilità Targettizzata: Puoi raggiungere un pubblico locale o nazionale su media qualificati. Richiedi una consulenza o un preventivo gratuito Non farti trovare impreparato. Supportiamo la tua azienda nella pianificazione delle campagne pubblicitarie 2026 per massimizzare il tuo ritorno fiscale. Contattaci oggi stesso: Email: [email protected] Telefono: 0805486944
La Regione si distingue per l’importo medio dell’assegno diinclusione, pari a 784 euro. La classifica del “Welfare Italia Index 2025“, strumento di monitoraggio che prende in considerazione vari fattori come sanità, previdenza e formazione, colloca la Puglia al 17mo posto a livello nazionale per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare. La Puglia si distingue per l’importo medio dell’assegno di inclusione, pari a 784 euro, valore che la colloca al terzo posto a livello nazionale. La Regione è 13ma per spesa sanitaria pubblica pro-capite(2.206 euro rispetto alla media italiana di 2.294) e 18ma per spesa sanitaria privata pro-capite con 448 euro, valore inferiore alla media nazionale di 615. Degni di nota il 19mo posto per numero di cittadini inattivi (57,9%) e il 18mo per tasso di disoccupazione della popolazione over 15 anni (9,3%).
In media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona. L’analisi di Coldiretti Puglia. L’economia circolare torna protagonista grazie alla crescita di attività green che spaziano dal riutilizzo degli scarti per creare nuovi oggetti alla condivisione di beni e servizi, dalla riparazione dei prodotti domestici al trattamento dei rifiuti fino alla produzione di biogas agricolo e al riutilizzo dei rifiuti trasformati in concime attraverso il compost fai da te, utile per nutrire orti e giardini. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione dalla giornata mondiale del riciclo che si celebra il 18 marzo, quando in Puglia secondo i dati dell’ultimo rapporto sui rifiuti urbani dell’ISPRA, in un anno vengono prodotti circa 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani pari a circa 467 chili per abitante. Con alcuni semplici accorgimenti è possibile smaltire i rifiuti alimentari trasformandoli in concime da riutilizzare per la coltivazione di piante e fiori, una soluzione utile sia per chi ha un terrazzo sia per chi dispone di un giardino utilizzando gli scarti alimentari o quelli provenienti dall’orto per ottenere un fertilizzante naturale. La compostiera rappresenta lo strumento più adatto può essere realizzata in plastica o in legno dotata di prese d’aria per evitare fenomeni di putrefazione oppure può consistere anche in un semplice cumulo in giardino al suo interno possono essere inseriti tutti gli scarti organici privilegiando quelli vegetali e limitando quelli di origine animale. L’economia circolare mette infatti a disposizione diversi strumenti – insiste Coldiretti Puglia – per ridurre gli sprechi e promuovere il riciclo. In Puglia in media nella spazzatura finiscono 75 grammi di cibo al giorno di prodotti alimentari a persona, con il cibo avanzato dopo pranzi e cene che rappresenta una fetta rilevante degli sprechi alimentari che possono essere combattuti con la riscoperta dei piatti che valorizzano gli avanzi.
Secondo Eurostat 2023, in Italia i suicidi sono la metà della media europea: fattori culturali, sociali e climatici aiutano a spiegare il dato. Secondo gli ultimi dati Eurostat 2023, i suicidi in Italia sono significativamente inferiori rispetto alla media europea. Il tasso italiano è di 5,78 ogni 100.000 abitanti (3.408 casi nell’anno, circa 9 al giorno), mentre la media europea si attesta a 10,37. Un dato in diminuzione rispetto al 2022, quando il tasso era più alto (4,12). Tra i principali Paesi europei, la Francia registra un tasso più che doppio rispetto all’Italia, con 13,00, seguita dalla Germania a 11,38. Più vicino al livello italiano il tasso in Spagna (7,95) e Portogallo (8,88), mentre la Grecia mostra un valore leggermente inferiore (4,28). Nei Paesi nordici, invece, i tassi sono tra i più elevati: Norvegia 13,86, Finlandia 13,47 e Svezia 12,93. Il suicidio è un fenomeno complesso, spiega Massimo Cozza, psichiatra e direttore del Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 2. “Si tratta di un comportamento multifattoriale, influenzato da oltre 50 fattori di rischio, molti dei quali temporanei. Tra questi rientrano isolamento sociale, eventi stressanti e disturbi psichiatrici, anche se le malattie mentali sono menzionate solo nel 15,1% dei certificati di morte analizzati dall’Istat nel triennio 2011-2013”. Secondo l’esperto, il basso tasso italiano potrebbe derivare da un insieme di fattori culturali e sociali: la persistenza di legami familiari e comunitari, una rete di servizi pubblici di salute mentale, il volontariato diffuso, i presidi sociali dei Comuni e l’attività delle parrocchie. Altri elementi rilevanti includono un minore individualismo sociale, differenze climatiche e l’influenza della cultura cattolica, che condanna il suicidio. Infine, Cozza evidenzia che la qualità dei sistemi di rilevazione dei suicidi varia tra Paesi, con i sistemi nordici più puntuali, contribuendo a spiegare parte della differenza nei dati. L’insieme di questi fattori rende il fenomeno del suicidio in Italia più contenuto rispetto alla media europea, pur richiedendo attenzione costante e interventi mirati per prevenire comportamenti a rischio.
Alla Borsa Mediterranea del Turismo l’offerta lucana tra Maratea, Matera e Vulture con educational tour per buyer internazionali. La Basilicata partecipa alla XXIX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo (BMT) in programma alla Mostra d’Oltremare di Napoli con una delegazione composta da 11 operatori turistici e 8 istituzioni territoriali, tra Comuni e altri enti locali. L’Apt Basilicata presidia uno spazio espositivo di 80 metri quadrati nel Padiglione 5, con un concept già presentato alla Bit di Milano e al padiglione italiano di Expo Osaka 2025: raccontare la regione come “terra madre”, una destinazione dal forte valore ambientale e umano, ideale per un turismo fuori dai circuiti di massa. Campania e Puglia mercati strategici “La BMT di Napoli rappresenta per noi un appuntamento molto importante – spiega la direttrice generale dell’Apt Basilicata, Margherita Sarli – perché Campania e Puglia sono i principali mercati di prossimità per il turismo lucano”. La Campania rappresenta anche una porta di accesso alla regione grazie ai collegamenti aerei, non solo attraverso l’aeroporto di Napoli, ma anche quello di Pontecagnano, di cui la Regione Basilicata è azionista. Maratea, Ionio e i grandi eventi del 2026 L’offerta turistica presentata alla BMT punta su diversi asset. In primo piano i due mari della Basilicata: il Tirreno con Maratea, naturale prosecuzione della Costiera Amalfitana e del Golfo di Policastro, e lo Ionio con le sue località balneari. Tra i grandi appuntamenti del 2026 figurano Matera Capitale mediterranea della cultura e del dialogo, con inaugurazione il 20 marzo, e il Vulture, riconosciuto Città del vino grazie alla produzione dell’Aglianico. Borghi lucani e nuove attrazioni Grande attenzione anche ai borghi della Basilicata, in particolare Castelmezzano, simbolo delle Dolomiti Lucane. Il paese ha registrato un aumento significativo di presenze turistiche dalla Campania dopo l’inaugurazione della Slittovia, nuova attrazione del territorio. Educational tour per buyer internazionali La partecipazione alla BMT non si limiterà alla fiera. Dal 13 al 16 marzo l’Apt Basilicata organizzerà un educational tour dedicato a 10 buyer internazionali presenti alla manifestazione. Il programma prevede visite nel Metapontino, a Matera e nella Collina Materana, con sopralluoghi nelle strutture ricettive della costa jonica e della città dei Sassi. I buyer arrivano da Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Stati Uniti e Svezia, mercati strategici per rafforzare la presenza della Basilicata nel settore del turismo esperienziale e di qualità.
Si confermano un prodotto turistico fortemente destagionalizzato, primavera (36%) e autunno (30,7%) sono i periodi preferiti dai viandanti. Il sistema dei cammini pugliesi nel 2025 ha registrato un aumento dell’11,4% rispetto all’anno precedente, con in testa alle preferenze il Cammino Materano, il Cammino del Salento e la Via Francigena nel Sud. Insieme agli altri itinerari regionali, come la Rotta dei Due Mari, il Cammino Don Tonino, il Cammino della Pace e il Cammino di Guglielmo, si registra una crescita del 249% in 4 anni. Protagoniste le donne con un +4% rispetto al 2024, e rappresentano il 56% del totale dei viandanti. Sono i numeri del Report sui Cammini della Regione Puglia. “Raccontiamo una regione che sceglie consapevolmente la strada del turismo lento e sostenibile – dichiara l’assessora Starace -. Camminare in Puglia significa attraversare una rete sempre più solida di itinerari che uniscono paesaggi, spiritualità, borghi e comunità. Dalla Via Francigena alla rete del Cammino Materano, fino ai percorsi che collegano Adriatico e Ionio, i cammini stanno ridisegnando una nuova geografia del viaggio: più lenta, più consapevole, più profonda. I dati ci dicono che questo sistema cresce e si consolida anno dopo anno, attirando viandanti da tutta Italia e da molti Paesi europei, con una presenza sempre più significativa di donne e con una forte domanda culturale legata al patrimonio dei territori attraversati: puntiamo su un turismo che non consuma i luoghi, – conclude Starace – ma li attraversa con rispetto, lasciando valore alle comunità che li custodiscono”. Nel 2025, la quota di internazionalizzazione dei Cammini di Puglia ha raggiunto il 13,4%, trainata dalla Via Francigena e dal Cammino Materano. Aumentano i paesi rappresentati, dai 35 del 2023 ai 42 del 2025. Tra gli stranieri, al comando la Svizzera seguita da Francia, Regno Unito e Stati Uniti, Spagna eBulgaria. I Cammini si confermano un prodotto turistico fortemente destagionalizzato, primavera (36%) e autunno (30,7%) sono i periodi preferiti dai viandanti.

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