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Donatella Azzone

Uno studio sui neuroni C1 svela il meccanismo che mantiene l’organismo in stato di allerta anche molti giorni dopo un trauma, aprendo la strada a cure mirate e senza effetti collaterali. I disturbi legati all’ansia colpiscono oltre 300 milioni di persone a livello globale. Fino a oggi, tuttavia, i meccanismi di comunicazione tra le diverse aree cerebrali coinvolte in queste patologie rimanevano in gran parte avvolti nel mistero, costringendo all’uso di trattamenti farmacologici generalizzati che agiscono indistintamente su tutto il sistema nervoso. Una svolta arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista Neuron e coordinata da Lindsay Schwarz del St. Jude Children’s Research Hospital. Gli studiosi hanno individuato nei neuroni C1 — cellule produttrici di adrenalina situate nel tronco encefalico — il circuito biologico responsabile del prolungamento degli stati di paura e forte apprensione, anche a distanza di molti giorni da un evento traumatico. Isolando queste cellule grazie a un innovativo sistema di marcatura, il team ha svelato una dinamica precisa: la loro attivazione stimola a cascata la sostanza grigia periacqueduttale (PAG), un’area cerebrale che governa le reazioni emotive e fisiche alle minacce. Questo percorso promuove lo stato d’ansia senza però scompensare le normali funzioni vegetative, come la pressione o il battito cardiaco. In condizioni normali, questo canale di comunicazione si spegne non appena cessa lo stimolo stressante. Nei casi di forte trauma, invece, il circuito rimane attivo a tempo indeterminato, alimentando uno stato di allerta cronico che può durare per settimane. Nell’ultima fase della ricerca, l’équipe ha testato gli effetti del blocco dei neuroni C1 nei topi, ottenendo risultati straordinari. Silenziando queste cellule durante un picco di stress, i soggetti si sono mostrati decisamente più resistenti e meno vulnerabili alle tensioni successive. Inoltre, l’inibizione non ha modificato i comportamenti ordinari in condizioni di normalità. Questi riscontri suggeriscono che un futuro farmaco capace di agire selettivamente sulla via C1-PAG potrebbe spegnere l’ansia persistente sul nascere, salvaguardando il benessere quotidiano dell’organismo e riducendo a zero gli effetti collaterali tipici dei vecchi ansiolitici.

Questo neonato viene sottoposto ad un esame per la diagnosi precoce di un eventuale sordità attraverso un apparecchiatura per le otoemissioni acustiche. A donarlo all’Unità di Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia dell’Ospedale Di Venere di Bari è stato l’84esimo centro Sar dell’Aeronautica Militare di Gioia del Colle attraverso l’associazione Bimbintin. Presenti il direttore generale dell’Asl di Bari Luigi Fruscio, il direttore del Dipartimento Gestione Avanzata del Rischio Riproduttivo e Gravidanze a Rischio del Di Venere Paolo Volpe e il comandante del centro sar, il tenente colonnello, Ivano Sorrentino. Un dispositivo utilissimo per accelerare lo screening uditivo neonatale obbligatorio in puglia per individuare precocemente i deficit uditivi nel bambini appena nati soprattutto se prematuri e quindi più fragili. Intervista a Prof. Michele Quercia, resp Utin e Neonatologia ospedale Di Venere di Bari

Il protocollo d’avanguardia di SR-Tiget e Bambino Gesù punta all’indipendenza trasfusionale dei pazienti grazie ai fondi del Pnrr. La medicina rigenerativa italiana segna una svolta cruciale grazie a un nuovo protocollo scientifico d’avanguardia che ottimizza la preparazione delle cellule staminali ematopoietiche. Un team di scienziati è riuscito ad accorciare drasticamente i tempi di coltura in laboratorio, potenziando contemporaneamente il trasferimento del gene terapeutico attraverso l’impiego di un vettore lentivirale altamente efficiente. L’obiettivo primario di questa innovazione biomedica è quello di ottenere una quantità significativamente maggiore di cellule geneticamente corrette, che siano in grado di insediarsi e attecchire in modo stabile e duraturo all’interno del midollo osseo, ripristinando così una corretta produzione di emoglobina funzionale nel tempo. Questo rivoluzionario studio clinico coinvolgerà una coorte di nove pazienti con un’età compresa tra i 3 e i 35 anni. La sperimentazione è stata progettata per svilupparsi in due momenti distinti: una prima fase vedrà il trattamento di tre pazienti adulti, mentre la seconda fase estenderà il protocollo clinico ad altri sei pazienti, tra cui bambini e adolescenti, solo dopo che un comitato scientifico indipendente avrà valutato e validato i dati relativi alla sicurezza e all’efficacia iniziale. Il processo prevede che il prelievo e la raccolta delle staminali avvengano direttamente presso i centri clinici partner, mentre la delicata produzione del farmaco biologico sperimentale verrà centralizzata all’interno dell’Officina Farmaceutica del Bambino Gesù, una struttura d’eccellenza focalizzata sulle terapie avanzate. L’intero progetto di ricerca è supportato dai finanziamenti pubblici del Pnrr stanziati attraverso il Centro Nazionale RNA & Gene Therapy. Il principale traguardo clinico fissato dai ricercatori è il raggiungimento della completa indipendenza trasfusionale, definita formalmente come la totale assenza di trasfusioni di sangue per almeno dodici mesi consecutivi a seguito dell’infusione cellulare. Oltre a questo parametro fondamentale, l’equipe medica valuterà costantemente la sicurezza generale del trattamento, la qualità dell’attecchimento, la riduzione del sovraccarico di ferro nei tessuti e l’impatto complessivo sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro nuclei familiari. Il periodo di monitoraggio e follow-up medico prevede una prima finestra osservativa di due anni, che proseguirà successivamente fino a un massimo di quindici anni, come espressamente richiesto dalle normative vigenti per il controllo delle terapie avanzate. A spiegare l’importanza scientifica della scoperta è Giuliana Ferrari, ordinaria di Biologia molecolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell’Unità di Trasferimento Genico in Cellule Staminali di SR-Tiget, la quale sottolinea come la riduzione dei tempi di coltura e il miglioramento della trasduzione consentano di preservare intatte le proprietà biologiche delle staminali, massimizzandone il potenziale terapeutico. Secondo Alessandro Aiuti, vicedirettore di SR-Tiget e principal investigator dello studio al San Raffaele, questo nuovo standard punta a incrementare il numero di cellule sane destinate a produrre emoglobina, elevando le probabilità di successo clinico pur mantenendo l’ottimo profilo di sicurezza riscontrato finora. Infine, Franco Locatelli, direttore dell’Area Clinica di Oncoematologia e Terapia Cellulare del Bambino Gesù, rimarca come lo sviluppo autonomo di queste terapie avanzate in ambito accademico sia l’unico modo per favorire una reale sostenibilità e accessibilità dei costi all’interno del sistema sanitario, espandendo in modo democratico le future opzioni di cura.

Grande attesa per la quarta edizione di “Nessun dorma”. Concerto all’alba a Trani per celebrare la musica e la bellezza del molo San Nicola. “Nessun dorma” andrà in scena alle 4 di sabato 18 luglio. Interviste a Debora Ciliento, assessora all’Ambiente e Clima della Regione Puglia; Marco Galiano, sindaco di Trani; Alfonso Soldano, pianista Montaggio di Luca Campobasso

Uno studio svela che astrociti e oligodendrociti reagiscono in modo diverso tra maschi e femmine, spiegando la maggiore vulnerabilità maschile alla malattia. Le discrepanze nell’attività dei geni all’interno delle cellule di supporto del cervello potrebbero finalmente fare luce su uno dei grandi misteri neurologici: perché il morbo di Parkinson colpisce gli uomini con una frequenza da una volta e mezzo a due volte superiore rispetto alle donne e perché nei pazienti maschi la patologia mostra una progressione molto più rapida. Questo scenario emerge da un’innovativa ricerca guidata da Julia Schulze-Hentrich, scienziata del Dipartimento di Genetica ed Epigenetica della Saarland University e del CGMB, presentata ufficialmente durante il congresso FENS Forum 2026. Attualmente il morbo di Parkinson interessa circa 9,4 milioni di persone a livello globale, un numero in costante crescita a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Gli esperti stimano che il 90% dei casi sia riconducibile all’interazione dinamica tra predisposizione genetica, stili di vita e fattori ambientali. Sebbene la medicina clinica avesse già documentato che la popolazione maschile tende a sviluppare più velocemente deficit cognitivi e perdita di autonomia, i reali meccanismi biologici legati al sesso sono rimasti a lungo avvolti nell’ombra. Il nuovo studio ha analizzato i tessuti cerebrali post mortem di 73 pazienti affetti da Parkinson (45 uomini e 28 donne), mettendoli a confronto con i campioni di 24 soggetti sani. Il team ha isolato ed esaminato le singole popolazioni di cellule cerebrali – nello specifico neuroni, astrociti, oligodendrociti e microglia – monitorando cinque differenti aree del cervello. Se da un lato è emersa una risposta universale allo stress cellulare (con l’attivazione di particolari proteine “chaperone” deputate al corretto ripiegamento delle strutture proteiche danneggiate), dall’altro sono venute a galla divergenze di genere macroscopiche e indipendenti dalla regione cerebrale analizzata. Le variazioni più significative hanno riguardato proprio le cellule di sostegno. Negli astrociti degli uomini è stata riscontrata un’alterazione nei geni che regolano l’attività dei mitocondri (le centrali energetiche cellulari), mentre negli oligodendrociti maschili a subire modificazioni sono stati i geni responsabili della produzione di mielina, la guaina protettiva che riveste e isola le fibre nervose. Queste scoperte aiutano a comprendere come i due sessi gestiscano in modo differente il metabolismo energetico e la protezione delle connessioni neuronali. I risultati di questa ricerca aprono le porte alla futura transizione verso una vera medicina personalizzata, superando il vecchio paradigma che considera tutti i pazienti biologicamente identici. Gli scienziati sottolineano l’importanza fondamentale di impostare i prossimi studi clinici separando sistematicamente i dati di uomini e donne. Pur con il limite di un campione iniziale necessariamente ristretto, la strada intrapresa promette di rivoluzionare la capacità dei medici di prevedere l’evoluzione del Parkinson e di cucire le terapie sulle specifiche caratteristiche biologiche individuali.

Acquisire dati standardizzati, continui e comparabili sull’ecosistema marino rappresenta oggi una delle sfide più importanti per la sua conservazione e per la gestione efficace delle Aree Marine Protette. Le telecamere sono state posizionate ad una profondità di 10 metri e registreranno per 6 ore al giorno per un mese. Obbiettivo dell’installazione è acquisire dati, tra i quali anche la temperatura, per comprendere l’efficacia della governance dell’area protetta ed eventualmente migliorarla. La sperimentazione è stata avviata in modo congiunto dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Università degli Studi di Napoli Federico II e WSENSE con l’obbiettivo di monitorare la biodiversità marina senza danneggiarla, e aumentare, così, la disponibilità di dati scientifici utili alla conservazione e alla gestione adattativa degli ecosistemi costieri. Acquisire dati standardizzati, continui e comparabili sull’ecosistema marino rappresenta oggi una delle sfide più importanti per la sua conservazione e per la gestione efficace delle Aree Marine Protette. La disponibilità di informazioni raccolte in modo sistematico è infatti essenziale per comprendere lo stato di salute degli habitat, valutarne l’evoluzione nel tempo e misurare concretamente l’efficacia delle misure di tutela adottate. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, per molte specie ed habitat i dati disponibili risultano ancora limitati o frammentari. La complessità dell’ambiente marino, unita ai costi elevati e alle difficoltà operative dei monitoraggi tradizionali, rende spesso difficile ottenere serie temporali sufficientemente estese e dettagliate. Questa carenza di conoscenze può ridurre la capacità di supportare le decisioni gestionali con solide evidenze scientifiche e ostacolare il successo delle strategie di conservazione. Per rispondere a questa esigenza, stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante i sistemi di monitoraggio video passivo, tecnologie innovative e non invasive che consentono di raccogliere grandi quantità di dati biologici ad elevata risoluzione spaziale e temporale. Questi strumenti permettono di osservare la biodiversità marina senza catturare o manipolare gli organismi, documentandone la presenza e il comportamento in condizioni naturali e con un impatto minimo sugli ecosistemi. In questo contesto, nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto sono stati installati due sistemi sperimentali di monitoraggio video, posizionati nelle due zone A della riserva ad una profondità di circa 10 metri. Le strutture posizionate dalla società Engineering Planning Construction, sono state ancorate al fondale mediante blocchi di cemento, garantendone la stabilità per tutta la durata della campagna di acquisizione. Ciascun sistema è equipaggiato, rispettivamente, con una e due videocamere che registrano per circa sei ore al giorno, per un periodo complessivo di un mese. Le videocamere permettono di osservare la Posidonia oceanica, habitat chiave del Mediterraneo e fondamentale serbatoio di biodiversità, con l’obiettivo di documentare la fauna ittica associata e produrre dati utili alla valutazione dello stato di conservazione dell’ecosistema. Attraverso la propria rete Underwater IoT, WSense ha integrato le telecamere di monitoraggio con il dispositivo WNode Enhanced, rendendo possibile la gestione di dati multimediali complessi in ambiente subacqueo. Le immagini acquisite vengono quindi elaborate attraverso algoritmi di intelligenza artificiale e deep learning sviluppati dal team di WSense, in grado di riconoscere, classificare e catalogare automaticamente le specie marine. Una tecnologia che consente di estrarre informazioni ad alto valore aggiunto, offrendo nuovi strumenti a supporto della ricerca scientifica, del monitoraggio e della conservazione degli ecosistemi marini. Assunti i dati, le identificazioni saranno poi verificate, corrette e integrate da Francesca Acampa, dottoranda del dottorato nazionale della biodiversità presso il Laboratorio di ecologia marina guidato dalla professoressa Simonetta Fraschetti dell’Università di Napoli Federico II, garantendo elevati standard di accuratezza e affidabilità. “L’iniziativa che stiamo conducendo a Torre Guaceto – ha dichiarato il presidente del Consorzio di Gestione della riserva, Stefano Convertini -, rappresenta un importante passo avanti verso lo sviluppo di sistemi di monitoraggio sempre più efficienti, continui e sostenibili, capaci di supportare la gestione virtuosa e vincente delle AMP e di rafforzare la base scientifica necessaria per la tutela della biodiversità marina nel lungo periodo. Ciò che facciamo in riserva farà ancora una volta scuola anche oltre i confini europei”.

Telenorba torna nelle piazze di Puglia e Basilicata. Per 5 weekend di grande spettacolo Bauli Free Che Voce, è il nuovo format , un contest musicale che dà spazio ai talenti del territorio, condotto dal duo comico Boccasile e Maretti. Ogni sabato si esibiranno 10 artisti tra i quali sarà scelto il vincitore che la domenica salirà sul palco di Rossotono che Sera!. Ogni serata si chiuderà con il dj set di Imanuela Aisien. Partenza da Barletta. Il format di musica e comicità. Ci saranno il comico di Zelig Giovanni Cacioppo, il vincitore dell’ultima edizione di The Voice senior, Francesco de Siena, Santino Caravella, Dino Paradiso ed altri. Una serata all’insegna del divertimento condotta da Mary De Gennaro e Boccasile & Maretti. Intervista a Boccasile & Maretti. In collaborazione con:

. Tenta di sparare ad un 18enne di Giovinazzo, ma non ci riesce perché l’arma si inceppa e con altri tre complici lo picchia ferocemente. È successo nel pomeriggio del 18 marzo scorso a Molfetta. Dopo un’indagine durate oltre 3 mesi i carabinieri hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo e in concorso fra loro, di tentato omicidio, lesioni personali e detenzione e porto abusivo di armi. Si tratta di tre giovani tra i 24 e i 27 anni che ora si trovano in carcere e di un 51enne finito ai domiciliari. L’agguato fallito a cui è seguito poi il pestaggio avvenne vicino al parco pubblico di piazza Roma, dove il 18enne fu raggiunto dagli aggressori a bordi di due moto. Dietro l’episodio pare questioni personali legate ad una ragazza.

Al reparto di ematologia e alla banca cordonale di San Giovanni Rotondo la solidarietà si trasforma in cure salvavita e terapie avanzate, con servizi d’eccellenza a disposizione di tutto il territorio. La Banca Cordonale della Regione Puglia – attiva presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – ha completato con successo la cessione di un’unità di sangue cordonale che era stata raccolta e conservata nel 2010 grazie alla generosità di una giovane mamma. Questo prezioso campione biologico è stato utilizzato per eseguire un delicatissimo trapianto di cellule staminali emopoietiche su una paziente adulta affetta da una grave forma di leucemia. Il sangue del cordone ombelicale viene recuperato subito dopo la nascita senza alcun tipo di rischio per la madre o per il neonato. Rappresenta una fonte insostituibile di cellule staminali capaci di rigenerare i componenti del sangue e, proprio come il midollo osseo, offre una concreta speranza di guarigione a chi soffre di tumori del sangue o patologie genetiche rare. Il servizio di eccellenza della banca pubblica pugliese L’ospedale di San Giovanni Rotondo non è solo un luogo di cura, ma ospita una delle 18 banche pubbliche di sangue cordonale attive sul territorio italiano. La struttura offre un servizio fondamentale di centralizzazione e custodia di tutte le unità raccolte nei 15 reparti di ostetricia e ginecologia della Puglia, garantendo i più alti standard di sicurezza internazionali all’interno del network nazionale ITCBN. Il percorso di conservazione offerto dal servizio ospedaliero segue regole rigidissime: Ogni unità viene minuziosamente analizzata per escludere infezioni e contare le cellule staminali. I campioni idonei vengono congelati in azoto liquido alla temperatura di -196°C. Un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24 assicura la perfetta vitalità delle cellule a lungo termine, pronte a essere spedite ovunque. Ad oggi, sono ben 26 le unità salvavita inviate dalla banca pugliese in tutto il mondo dal momento della sua nascita nel 2008, raggiungendo centri trapianto in Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e altri paesi. Una risorsa per il territorio: il gel piastrinico Oltre ai trapianti per le malattie del sangue, l’ospedale offre un ulteriore e innovativo servizio sanitario a livello regionale: la produzione di gel piastrinico da sangue cordonale (CBPG). I campioni che non possiedono i requisiti numerici per un trapianto non vengono sprecati, ma vengono destinati alla creazione di questo gel medico, ricco di fattori di crescita che accelerano la riparazione dei tessuti e riducono il dolore. Questo specifico servizio terapeutico è a disposizione dell’intera rete sanitaria: l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza è infatti strutturato per inviare il gel piastrinico a tutti i centri della Puglia che ne facciano richiesta per la cura di ulcere diabetiche e ferite cutanee particolarmente difficili.

MONITOR. Una nuova frontiera della medicina riproduttiva si apre per le donne che soffrono di menopausa precoce indotta da reazioni autoimmuni. Una ricerca pionieristica condotta dagli scienziati del Karolinska Institutet ha svelato che l’impiego dell’immunoterapia può indurre la maturazione degli ovociti in pazienti colpite da insufficienza ovarica prematura (POI). I dati emersi da questo studio pilota, che ha visto nascere tre bambini sani, sono stati ufficialmente divulgati sulla prestigiosa rivista NEJM Evidence. L’insufficienza ovarica precoce è una patologia che interessa poco più del 3% della popolazione femminile globale, determinando il blocco dell’attività ovarica prima del compimento dei 40 anni. Sebbene le origini della POI possano essere molteplici — spaziando da anomalie genetiche ad altri fattori — la componente autoimmune gioca un ruolo chiave, compromettendo gravemente le possibilità di concepimento. L’obiettivo del team di ricerca era proprio verificare se un trattamento immunoterapico potesse ripristinare, seppur temporaneamente, la sensibilità delle ovaie alle terapie ormonali standard in questo specifico sottogruppo di pazienti. Il protocollo terapeutico e la risposta clinica La sperimentazione ha inizialmente coinvolto 12 donne di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Al netto di due defezioni avvenute prima del via, le restanti 10 partecipanti hanno seguito un iter preciso: una stimolazione ormonale prima della cura e una successiva a distanza di 4-6 mesi dall’infusione di rituximab (un anticorpo monoclonale già ampiamente utilizzato nel trattamento di diverse malattie autoimmuni e oncologiche). Mentre nella fase preliminare nessuna paziente aveva reagito alla stimolazione dei follicoli, la situazione è radicalmente mutata dopo l’immunoterapia: ben il 60% delle donne trattate (6 su 10) ha sviluppato follicoli idonei al prelievo ovocitario. “Questi dati evidenziano che in una parte di pazienti esiste ancora un patrimonio di ovociti nascosto, che attende solo di essere stimolato una volta disattivato il blocco infiammatorio e autoimmune”, ha spiegato la professoressa Angelica Lindén Hirschberg, prima firma dello studio e docente presso il Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino del Karolinska Institutet. Dalla cellula alla vita: le nascite In cinque casi è stato possibile procedere al congelamento o alla fecondazione degli ovociti maturi recuperati. Successivamente, tre donne si sono sottoposte al trasferimento degli embrioni in utero e tutte e tre hanno portato a termine con successo la gravidanza, dando alla luce neonati in perfetta salute. Per ragioni di massima sicurezza e tutela delle pazienti, l’impianto embrionale è stato programmato a non meno di dodici mesi dal termine della cura con il farmaco. Sul fronte della sicurezza, i ricercatori hanno registrato un solo evento avverso di entità severa, il quale è stato tuttavia correlato alle procedure di stimolazione ormonale e non alla somministrazione dell’immunoterapico. Il legame con il morbo di Addison Un dettaglio clinico di grande rilievo emerso dallo studio riguarda la concomitanza di più patologie immunitarie, un fenomeno ricorrente in chi soffre di POI di origine interna. Tutte le pazienti che hanno risposto positivamente alla terapia con rituximab erano infatti affette anche dal morbo di Addison autoimmune, una patologia cronica in cui l’organismo attacca e danneggia la corteccia delle ghiandole surrenali. Gli autori tengono comunque a precisare che si tratta di uno studio di fattibilità. L’assenza di un gruppo di controllo con placebo e il campione ristretto di donne impongono una lettura estremamente prudente dei risultati, che dovranno trovare conferma in trial clinici su più larga scala.

La ricerca è l’arma migliore contro la xylella. A Valenzano i risultati dei progetti finanziati dal ministero dell’agricoltura. Un naso elettronico supportato dall’intelligenza artificiale per individuare precocemente la xylella, monitoraggio satellitare, genetica applicata alla scelta delle varietà resistenti, contrasto alla diffusione del batterio. La lotta alla xylella che milioni di piante ha distrutto in Puglia parla il linguaggio della ricerca i cui risultati servono a delineare modelli di gestione agronomica che possono riportare all’antico splendore territori desertificati dal batterio killer degli ulivi. 11 i progetti complessivamente finanziati con 20 milioni di euro dal ministero dell’agricoltura comn l’obiettivo di individuare le piu efficaci strategie a difesa degli ulivi e di rigenerazione del territorio. Tra i temi caldi anche quello della salvaguardia degli ulivi secolari, piante antiche che sono un patrimonio anche paesaggistico. Con la xylella insomma bisogna imparare a convivere creando un equilibrio dinamico, basato su genetica biotecnologia e metodi di controllo. Intervista a Pio Federico Rovarsi, referente Scientifico progetti masaf, Biagio Di Terlizzi, dir Ciheam Bari

Il bilancio ufficiale nella Repubblica Democratica del Congo sale a 1.048 casi. Preoccupa il ceppo Bundibugyo, privo di vaccino: rischio alto nell’Africa subsahariana. La situazione legata alla diffusione del virus ebola nella Repubblica Democratica del Congo si fa sempre più seria, con un bilancio ufficiale che ha raggiunto le 267 vittime e 1.048 contagi accertati. Secondo le ultime comunicazioni istituzionali, il tasso di letalità dell’ebola si attesta attualmente al 25,5%, colpendo in modo particolare le aree orientali del paese, dove l’emergenza è scoppiata lo scorso 15 maggio. La mappa del contagio si sta allargando, coinvolgendo ben 34 zone sanitarie dislocate in tre diverse province. Al momento si contano 371 pazienti in isolamento ospedaliero, mentre l’efficacia del tracciamento dei contatti ha superato il 70%, a fronte di 112 guarigioni complessive e di un netto potenziamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica. Gli esperti dell’Istituto nazionale di sanità pubblica di Kinshasa segnalano un incremento costante dei tamponi positivi su base settimanale, un dato che certifica una trasmissione comunitaria attiva del virus. Esiste quindi un concreto pericolo di un’ulteriore espansione geografica se non si interverrà subito con rigidi protocolli di contenimento. La mappa del contagio: province colpite e diffusione transfrontaliera La penetrazione del virus nel tessuto sociale e geografico del paese sta seguendo una dinamica particolarmente preoccupante. L’infezione ha già superato i confini delle prime comunità isolate, venendo formalmente localizzata in 34 delle 104 zone sanitarie che compongono i tre distretti amministrativi orientali della Repubblica Democratica del Congo. L’epicentro nell’Ituri: questa provincia, situata strategicamente al confine con l’Uganda e il Sud Sudan, rappresenta il cuore pulsante della crisi. Da sola, l’area dell’Ituri concentra il 91% dei casi totali e l’80,9% dei decessi complessivi registrati dall’inizio dell’epidemia. Il coinvolgimento del Kivu: dal focolaio originario, il virus si è propagato verso sud, raggiungendo le province del Nord Kivu e del Sud Kivu, territori già storicamente vulnerabili sotto il profilo sanitario e sociale. Lo sconfinamento in Uganda: i confini porosi hanno facilitato la diffusione transfrontaliera del virus. In Uganda sono già stati tracciati 19 casi confermati, di cui 14 identificati come importati direttamente dal Congo. Tra questi pazienti si registrano purtroppo già due decessi. La risposta sanitaria: isolamento, tracciamento e guarigioni Le istituzioni locali, in stretta sinergia con i partner internazionali, stanno moltiplicando gli sforzi per arginare la catena dei contagi all’interno delle comunità. Attualmente, la strategia di contenimento si sviluppa su tre direttrici principali: Ospedalizzazione e quarantena: almeno 371 persone sono ricoverate in strutture dedicate o poste in regime di isolamento stretto per evitare che il virus continui a circolare. La caccia ai contatti: la nota positiva della gestione sul campo è rappresentata dal tasso di tracciamento dei contatti, arrivato al 70,8%. Monitorare chi è entrato in contatto con i soggetti positivi è l’unica arma per spegnere i focolai sul nascere. Il bilancio dei guariti: parallelamente ai nuovi contagi, si registra un totale di 112 persone guarite dall’ebola, dimesse dai centri di trattamento dopo essere risultate negative ai test di controllo. Nonostante questi sforzi, le autorità sanitarie hanno lanciato un monito inequivocabile nell’ultimo rapporto tecnico: la trasmissione comunitaria del virus mostra una crescita costante di settimana in settimana. Senza una tempestiva e massiccia implementazione di misure di sanità pubblica e restrizioni alla mobilità, una rapida espansione geografica del virus su larga scala rimane un’ipotesi drammaticamente concreta. L’identikit del virus: le caratteristiche del ceppo Bundibugyo Ciò che rende questa specifica ondata epidemicamente letale e complessa da gestire è la natura stessa dell’agente patogeno. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti confermato che i campioni biologici isolati appartengono al ceppo Bundibugyo del virus ebola. A differenza del più noto ceppo Zaire (per il quale sono stati sviluppati ed efficacemente impiegati vaccini nelle precedenti epidemie), la variante Bundibugyo presenta delle criticità uniche: Letalità storica elevata: pur registrando in questa specifica ondata un tasso provvisorio del 25,5%, questo ceppo ha una letalità storica stimata tra il 30% e il 50%. Assenza di presidi medici specifici: ad oggi non esiste un vaccino approvato o una terapia antivirale specifica e validata per contrastare il ceppo Bundibugyo. Le cure somministrate nei centri di isolamento sono prevalentemente di supporto (idratazione, gestione dei sintomi e trattamento delle infezioni secondarie). Valutazione del rischio: lo scenario dell’Oms Sulla base delle evidenze cliniche e della complessa situazione geopolitica dell’Africa centrale, l’Oms ha aggiornato i propri indici di pericolosità. Ambito geograficoLivello di rischio stimatoFattori di rischio principaliAfrica subsaharianaALTOConfini porosi, flussi migratori commerciali, mancanza di vaccini specifici per il ceppo.Scala globaleBASSOProtocolli internazionali di sorveglianza aeroportuale e rapidità di isolamento dei vettori. L’allerta resta massima per tutti i paesi limitrofi: la capacità di contenere questa epidemia dipenderà esclusivamente dalla rapidità dei finanziamenti internazionali e dal supporto logistico fornito al personale sanitario schierato in prima linea nelle province orientali della Repubblica Democratica del Congo.

Dal 25 al 28 giugno la seconda edizione della rassegna con Sigfrido Ranucci, Drusilla Foer, Massimo Cacciari e l’evento speciale con Paolo Crepet ad agosto. Putignano si prepara ad accogliere, dal 25 al 28 giugno 2026, la seconda edizione del Kepos Fest, la rassegna culturale promossa dall’associazione culturale Il Tassello Mancante che ha sede a Putignano (BA), in via Dante Alighieri 60. Dopo l’esordio dello scorso anno, il festival culturale a Putignano torna con un calendario che riunisce giornalismo, teatro, filosofia, musica e attualità. La manifestazione si svolgerà ne Il Giardino dell’Associazione, in via Dante Alighieri 60, e nello Spazio Eventi Cantine Giovanni Aiello, via Strada Comunale Cacciottoli, 3 – Putignano. Due spazi che ospiteranno incontri, dialoghi, spettacoli e concerti, confermando la volontà di rendere Putignano un punto di riferimento per alcuni giorni di cultura condivisa. Il Kepos Fest nasce dal lavoro dell’associazione Il Tassello Mancante, realtà attiva durante tutto l’anno con iniziative culturali, sociali e solidali. L’obiettivo è offrire al pubblico quattro giornate di incontri e spettacoli, portando a Putignano ospiti di primo piano e occasioni di confronto su temi che attraversano il presente. L’associazione, guidata dal presidente Bruno Erroi, promuove il festival come momento centrale di un percorso più ampio rivolto al territorio e alla comunità. La direzione artistica è affidata a Mario Valentino, che anche per questa seconda edizione firma un programma costruito intorno a nomi di grande richiamo e appuntamenti pensati per un pubblico ampio. La risposta del pubblico conferma l’interesse per la seconda edizione del festival: i biglietti su TicketOne per gli appuntamenti in prevendita hanno registrato una forte richiesta e quasi tutti risultano già sold out. Per alcuni eventi è prevista la partecipazione su invito, secondo quanto indicato nel programma ufficiale. Ad aprire la rassegna, giovedì 25 giugno alle ore 19:15, sarà il giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci, che presenterà il volume Il ritorno della casta. L’incontro sarà dedicato ai temi dell’informazione, della responsabilità pubblica e delle dinamiche del potere contemporaneo. Con lui dialogheranno il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e il direttore di Telenorba Domenico Castellaneta. La serata proseguirà alle 21:00 con Tosca, protagonista dello spettacolo-concerto Le Feminae si fanno aspettare. L’artista dialogherà con la giornalista Anna Puricella in un appuntamento che intreccia musica, racconto e riflessione culturale. Venerdì 26 giugno alle ore 21:00 sarà la volta di Drusilla Foer con Parla con Dru – Chiacchiere e canzoni. Un incontro tra ironia, musica e narrazione, affidato allo stile inconfondibile di una delle presenze più originali del panorama teatrale e televisivo italiano, che dialogherà con la conduttrice radio tv Antonella Caramia. La giornata di sabato 27 giugno si aprirà alle 19:00 con Enzo Iacchetti, che presenterà 25 minuti di felicità insieme al caporedattore della TGR Puglia Giancarlo Fiume e alla giornalista Alessandra Lofino. L’incontro sarà dedicato al valore del sorriso, della memoria personale e del racconto come modi per osservare il presente con maggiore consapevolezza. Alle 21:00 il festival ospiterà il filosofo Massimo Cacciari, autore del libro Kaos. Al centro dell’incontro ci saranno alcuni nodi teorici e politici della contemporaneità. Al dialogo parteciperanno Mimma Gattulli, segretario generale del Consiglio regionale della Puglia, e il direttore artistico Mario Valentino. La giornata conclusiva, domenica 28 giugno, si aprirà con appuntamenti dedicati ad alcuni temi di forte attualità, nello Spazio Eventi Cantine Giovanni Aiello. Alle 19:30 il magistrato Stefano Vitelli presenterà Il ragionevole dubbio di Garlasco, dialogando con gli avvocati Mario Malcangi e Domenico Mariani su uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana recente. Alle 20:30 sarà la volta di Contro la paura, con Franco Gabrielli, ex Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e Carlo Bonini, vice direttore di Repubblica. Il confronto affronterà il tema della paura nella società contemporanea: paura reale, paura percepita, paura raccontata e paura usata come leva nel dibattito pubblico. A dialogare con loro, Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, e Cateno De Luca, sindaco di Taormina. Al centro del dialogo ci saranno sicurezza, comunicazione istituzionale e percezione sociale del rischio. A chiudere il Kepos Fest, alle 22:00, sarà il concerto di Sugaray Rayford, tra le voci più autorevoli della scena soul e rhythm and blues internazionale. La sua esibizione concluderà la quattro giorni con un momento dedicato alla musica e alla partecipazione del pubblico. Il programma 2026 prevede anche un appuntamento speciale a fine estate. L’incontro con lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, inizialmente previsto nel calendario di giugno, si terrà il 27 agosto alle ore 20:00 con la presentazione del libro Riprendersi l’anima. Crepet dialogherà con l’insegnante Nada Lovece e con il direttore artistico Mario Valentino. Con la seconda edizione, il Kepos Fest conferma la volontà di crescere e di consolidare il proprio percorso. Il festival non nasce come appuntamento isolato, ma come parte del lavoro che l’associazione Il Tassello Mancante porta avanti durante l’anno, con iniziative rivolte al territorio e alla comunità. Putignano si conferma così casa del progetto e luogo di incontro per ospiti, pubblico e operatori culturali. Per quattro giorni la città sarà attraversata da voci, storie, musica e riflessioni diverse, in un programma che mette al centro la cultura come occasione di partecipazione e confronto.

Il primo picco di calore africano sopra i 35 gradi toglie il sonno a 500 mila pugliesi: ecco i cibi promossi e bocciati per dormire bene la notte. A causa della prima ondata di caldo africano, che in Puglia ha spinto il termometro sopra i 35 gradi, circa cinquecentomila residenti stanno sperimentando forti disturbi del sonno, accompagnati da stati d’ansia, irritabilità, emicranie e rigidità muscolare acuiti dall’afa notturna. Per contrastare questo malessere, Coldiretti Puglia suggerisce di intervenire sulle abitudini alimentari, una strategia fondamentale soprattutto per i soggetti più vulnerabili come i bambini e i quasi 280mila ultraottantenni della regione, che risentono maggiormente della canicola. Per godere di un sonno ristoratore si rivela decisivo optare per pietanze sobrie e di facile assimilazione, limitando i condimenti elaborati e puntando sui prodotti ortofrutticoli di stagione, che si rivelano ideali per ripristinare i liquidi e i micronutrienti eliminati con la traspirazione. Al contrario, andrebbero banditi dalle cene estive i cibi ricchi di spezie piccanti come paprika o pepe, gli alimenti con un alto tasso di sodio, le pietanze precotte e i prodotti conservati, poiché tendono a disturbare il riposo e ad accentuare la disidratazione. La qualità del rilassamento notturno si costruisce a tavola fin dai pasti principali: alimenti come carboidrati complessi, ortaggi quali lattuga e cipolla, latticini freschi, uova cucinate sode e frutta estiva come le pesche costituiscono ottimi supporti biologici per superare le notti tropicali. È opportuno invece moderare l’assunzione di caffeina, alcolici e bevande stimolanti, tipici della movida estiva, oltre a evitare i cibi ultra-processati spesso consumati per comodità durante i soggiorni estivi. L’equilibrio resta la regola d’oro: coricarsi a stomaco vuoto o, viceversa, dopo un’ingestione eccessiva di calorie e sostanze nervine compromette seriamente la fase di addormentamento. L’ortofrutta fresca estiva rimane la risorsa principale per il benessere in estate, in quanto capace di reidratare, apportare fibre per la regolarità viscerale e difendere le cellule dai danni dei radicali liberi stimolati dai raggi solari. Infine, l’impiego sempre più comune di piccoli elettrodomestici come essiccatori e centrifughe permette di realizzare in modo rapido bevande dissetanti e spuntini genuini, ideali per garantire un’alimentazione corretta a tutta la famiglia, sia tra le mura domestiche sia sotto l’ombrellone.

Per una notte, si è trasformato in un lungomare: una linea sottile tra terra e orizzonte, tra quello che è stato e quello che sarà uniti nel segno dell’arte. E’ il palcoscenico del teatro Petruzzelli sul quale è andato in scena il gala internazionale di danza lungomare di stelle nell’ambito della rassegna extra 2026. Direttrice e coreografa, Antonella Albano, nata a Bari, prima ballerina del teatro alla Scala di Milano al suo debutto nel politeama barese. Su questo palco si era esibita da bambina – un saggio a 5 anni – per tornare adesso ad esibirsi in questa avventura di cui è anche direttrice artistica e in cui c’ è qualcosa delle sue radici. La terra il mare dell’infanzia di Antonella che porta a riva emozioni e storie da raccontare a passo di danza.

Per la prima volta in Italia con tecnica robotica a un unico accesso ha ridato la vita ad un 44enne affetto da rene policistico gia in dialisi da tempo, destinato ad una ulteriore peggioramento della malattia. A portarlo a termine con successo l’equipe dell’unità operativa complessa di urologia del Policlinico grazie alla generosità della madre 61enne dell’uomo che ha scelto di donare l’organo al figlio . Questi aveva subito l’asportazione di un rene, stava sopravvivendo con l’altro comunque malato ed era stato costretto alasciare il lavoro per le sue condizioni di salute. Un intervento delicato compiuto con l’ausilio del robot come già molti ne vengono eseguiti al policlinico di bari, ma con un’ulteriore evolozione della tecnica chirurgica: un’unica incisione di circa 7 centimetri e non più attraverso tre o 4 piccole incisioni nella parete addominale, attraverso cui è stata inserito il braccio robotico e gli strumenti micro chirurgici. Intervista al Professor Pasquale Ditonno, direttore dell’unità operativa di urologia e del centro trapianti rene Policlinico di Bari

Un team della Stanford University sviluppa un test sperimentale per misurare l’invecchiamento cellulare di cuore, cervello e altri 9 organi chiave attraverso i biomarcatori del sangue. Un semplice esame del sangue potrebbe presto rivelare non solo il nostro stato di salute attuale, ma anche il nostro futuro biologico. Un innovativo studio scientifico ha infatti dimostrato la fattibilità di un test in grado di calcolare l’età biologica di 11 organi chiave — tra cui cervello, cuore e intestino — e di stimare con precisione il rischio di sviluppare patologie gravi nei successivi 10 anni. La ricerca, attualmente in fase sperimentale, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine dal team della Stanford University guidato da Hamilton Oh. Le prospettive sono concrete e sorprendentemente vicine, dato che secondo gli esperti questo screening predittivo potrebbe essere commercializzato entro 3 anni. Il presupposto scientifico da cui parte lo studio è che il nostro corpo non invecchia all’unisono: ogni organo segue un proprio cronometro biologico e la vera sfida è individuare i biomarcatori precoci di questo decadimento. Per riuscirci, gli scienziati di Stanford hanno esaminato i dati di oltre 44.000 persone tra i 40 e i 70 anni tracciati dalla UK Biobank, mappando circa 3.000 proteine nel sangue. Gli esperti sono riusciti a isolare quelle specifiche prodotte da singoli distretti cruciali come cervello, cuore, polmoni, arterie, fegato, reni, pancreas, intestino, muscoli, sistema immunitario e tessuto adiposo. Incrociando i livelli proteici con la storia clinica dei pazienti, è stato possibile calcolare lo “scarto” tra l’età anagrafica e l’età biologica degli organi, evidenziando che ben un individuo su quattro presenta almeno un organo che invecchia a una velocità significativamente diversa rispetto al resto del corpo. Tra tutti, il cervello si conferma il vero motore della longevità: un cervello biologicamente giovane è il miglior indicatore per una vita lunga, mentre un invecchiamento cerebrale precoce aumenta drasticamente il rischio di mortalità. Questo test rappresenta un passo da gigante per la medicina predittiva e personalizzata, permettendo di intervenire con terapie mirate ben prima della comparsa dei sintomi.

L’evento “Il foggiano nel mondo” è giunto alla sua terza edizione e anche quest’anno foggiani provenienti da tutto il globo hanno fatto tappa allo “Zaccheria” per ritrovarsi e accorciare le distanze, nel segno del calcio e della foggianità. Si dice che dove c’è un concittadino ci sia sempre un po’ di casa. Da tre anni, decine di foggiani che vivono lontano dalla propria città scelgono di ritrovarsi allo stadio Zaccheria, uniti dall’amore per il calcio e dal forte legame con le proprie radici. Anche quest’anno l’evento “Il foggiano nel mondo” ha richiamato nel capoluogo dauno partecipanti provenienti da ogni parte del globo, trasformando l’impianto rossonero in un luogo di incontro, condivisione e appartenenza. A tracciare un bilancio della manifestazione è stato l’organizzatore Antonio Lo Conte. Intervista a Antonio Lo Conte (Organizzatore “Il foggiano nel mondo”), Michele Vinciguerra (foggiano residente a Londra), Daniel Miulli

Con le vacanze estive c’è meno routine e rischio di fragilità psicologiche. Con la fine della scuola e l’inizio dell’estate, per molti adolescenti cambia radicalmente la quotidianità: meno routine, ritmi sonno-veglia alterati, più tempo trascorso online, meno contatti sociali diretti e maggiore esposizione ai contenuti social legati all’immagine corporea. Un insieme di fattori potrebbe favorire l’emergere o l’aggravarsi di fragilità psicologiche, soprattutto nei ragazzi più vulnerabili. Durante i mesi estivi, infatti, possono comparire o diventare più evidenti comportamenti associati al disagio emotivo come l’isolamento sociale, ma anche diete drastiche, allenamenti compulsivi e forte attenzione al peso e all’aspetto fisico, anche in vista della cosiddetta “prova costume”. Studi internazionali evidenziano che durante i mesi estivi gli adolescenti trascorrono mediamente tra i 45 e i 55 minuti in più al giorno online rispetto al periodo scolastico. In Italia, in particolare, il 30% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni supera le 4 ore di connessione quotidiana. Insieme all’iperconnessione si registra una significativa alterazione del sonno: fino al 70-80% degli adolescenti sperimenta il cosiddetto “social jet-lag“, con addormentamento e risveglio spostati in avanti di ore.  Aumenta anche la pressione sull’immagine corporea: l’insoddisfazione per il proprio aspetto riguardacirca 3 adolescenti su 10 in Italia e l’esposizione ai social media amplifica il confronto con standard estetici poco realistici. Secondo la Mental Health Foundation britannica, infatti, le immagini viste online inciderebbero negativamente sulla percezione di sé per ben il 40% dei giovani. In parallelo, si registra un incremento generalizzato, indipendentemente dalla stagione, dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Le regole da seguire in estate Ecco un decalogo per aiutare genitori e non solo per far trascorrere un’estate serena ai ragazzi: Mantenere la routine degli orari Sonno regolare anche durante le vacanze Limitare l’uso di smartphone e videogiochi nelle ore serali Evitare dispositivi digitali durante i pasti Favorire attività sportive e all’aperto Non banalizzare o sottovalutare frasi negative ricorrenti sul proprio corpo Osservare eventuali segnali di isolamento sociale Incentivare relazioni e attività condivise offline Chiedere supporto specialistico in presenza di segnali persistenti di disagio.

Le nuove scoperte terapeutiche dell’Asco 2026 ridisegnano la geopolitica della medicina e mettono in guardia il sistema scientifico italiano. L’universo della medicina e della lotta ai tumori sta vivendo un’accelerazione senza precedenti, ma il vecchio continente rischia l’isolamento strategico. Se da un lato la ricerca oncologica corre veloce grazie a scoperte cliniche rivoluzionarie, dall’altro l’Europa, e in modo ancora più marcato l’Italia, si trovano davanti al pericolo concreto di un declino strutturale. Senza una pianificazione lungimirante e una seria politica di investimenti in ricerca e sviluppo, il nostro Paese rischia di rimanere drammaticamente indietro, mentre la mappa geopolitica della scienza viene ridisegnata dalla Cina, che sta facendo passi da leone nel settore biotecnologico, arrivando quasi a insidiare la leadership storica degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme è Giuseppe Curigliano, professore e presidente eletto dell’Esmo (Società Europea di Oncologia Medica), che analizza i profondi mutamenti e i nuovi equilibri globali emersi durante i lavori del congresso ASCO 2026 a Chicago, il più importante e prestigioso appuntamento mondiale dedicato all’oncologia clinica. L’edizione di quest’anno ha messo in mostra una vera e propria rivoluzione tecnologica in oncologia, presentando studi clinici di portata storica su numerose tipologie di neoplasie, con dati straordinari in merito al controllo a lungo termine del tumore della prostata e al ritardo delle metastasi, oltre a nuove molecole efficaci contro patologie rare come i liposarcomi. Si è assistito inoltre a una vera e propria esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, terapie innovative concepite con due teste biologiche capaci di riconoscere e colpire contemporaneamente due bersagli distinti sulla cellula tumorale. Oltre alle terapie, la svolta epocale riguarda la diagnosi precoce tramite la biopsia liquida, una tecnologia che consente di intercettare le tracce del DNA tumorale nel sangue molto prima che la malattia sia visibile attraverso esami strumentali tradizionali come la TC o la PET. L’obiettivo della comunità scientifica non è più solo la cronicizzazione, ma la sconfitta definitiva del cancro, un traguardo che in ambito ematologico è ormai prossimo a diventare realtà. I dati numerici del congresso di Chicago, che ha visto la partecipazione di circa 45 mila professionisti e la presentazione di oltre 8 mila studi, certificano un cambio di paradigma globale, dato che oltre il 50% delle sperimentazioni cliniche arriva da Cina, Giappone e Corea. Il baricentro della grande innovazione farmaceutica si sta spostando inesorabilmente verso l’Asia Orientale, dove il confronto per la supremazia tecnologica ricalca le attuali tensioni geopolitiche e commerciali tra Washington e Pechino. Il colosso statunitense si trova oggi a fare i conti con una tecnologia cinese altamente competitiva, con la Cina che si sta proponendo sul mercato globale come una sorta di immensa azienda di Stato in grado di produrre autonomamente molecole ad elevatissima innovatività attraverso un progetto politico e strategico centralizzato e supportato da massicci finanziamenti pubblici. Questo storico passaggio di testimone è stato documentato anche da prestigiose testate internazionali come il New York Times, che ha dedicato ampi approfondimenti all’ascesa della Cina nello sviluppo di farmaci, evidenziando come la rapidissima crescita dell’industria biotech cinese stia alimentando negli Stati Uniti il timore concreto di perdere il primato globale nel settore chimico-farmaceutico. Di fronte a questo scenario, l’immobilismo europeo rappresenta un pericolo strategico ed economico perché, se l’Europa e l’Italia non risponderanno tempestivamente a questa sfida, il rischio è quello di finire schiacciati tra i due colossi della ricerca, diventando totalmente dipendenti dalle importazioni e dalle decisioni scientifiche di USA e Cina. Per evitare l’obsolescenza del nostro sistema sanitario e scientifico è indispensabile potenziare i finanziamenti pubblici e privati e creare una rete infrastrutturale snella, capace di attrarre le aziende farmaceutiche internazionali a investire sul nostro territorio, garantendo così ai pazienti italiani ed europei un accesso rapido e democratico ai farmaci oncologici innovativi e assicurando la salute pubblica, l’autonomia industriale e il benessere sociale delle future generazioni.

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