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Monitor

Acquisire dati standardizzati, continui e comparabili sull’ecosistema marino rappresenta oggi una delle sfide più importanti per la sua conservazione e per la gestione efficace delle Aree Marine Protette. Le telecamere sono state posizionate ad una profondità di 10 metri e registreranno per 6 ore al giorno per un mese. Obbiettivo dell’installazione è acquisire dati, tra i quali anche la temperatura, per comprendere l’efficacia della governance dell’area protetta ed eventualmente migliorarla. La sperimentazione è stata avviata in modo congiunto dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Università degli Studi di Napoli Federico II e WSENSE con l’obbiettivo di monitorare la biodiversità marina senza danneggiarla, e aumentare, così, la disponibilità di dati scientifici utili alla conservazione e alla gestione adattativa degli ecosistemi costieri. Acquisire dati standardizzati, continui e comparabili sull’ecosistema marino rappresenta oggi una delle sfide più importanti per la sua conservazione e per la gestione efficace delle Aree Marine Protette. La disponibilità di informazioni raccolte in modo sistematico è infatti essenziale per comprendere lo stato di salute degli habitat, valutarne l’evoluzione nel tempo e misurare concretamente l’efficacia delle misure di tutela adottate. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, per molte specie ed habitat i dati disponibili risultano ancora limitati o frammentari. La complessità dell’ambiente marino, unita ai costi elevati e alle difficoltà operative dei monitoraggi tradizionali, rende spesso difficile ottenere serie temporali sufficientemente estese e dettagliate. Questa carenza di conoscenze può ridurre la capacità di supportare le decisioni gestionali con solide evidenze scientifiche e ostacolare il successo delle strategie di conservazione. Per rispondere a questa esigenza, stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante i sistemi di monitoraggio video passivo, tecnologie innovative e non invasive che consentono di raccogliere grandi quantità di dati biologici ad elevata risoluzione spaziale e temporale. Questi strumenti permettono di osservare la biodiversità marina senza catturare o manipolare gli organismi, documentandone la presenza e il comportamento in condizioni naturali e con un impatto minimo sugli ecosistemi. In questo contesto, nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto sono stati installati due sistemi sperimentali di monitoraggio video, posizionati nelle due zone A della riserva ad una profondità di circa 10 metri. Le strutture posizionate dalla società Engineering Planning Construction, sono state ancorate al fondale mediante blocchi di cemento, garantendone la stabilità per tutta la durata della campagna di acquisizione. Ciascun sistema è equipaggiato, rispettivamente, con una e due videocamere che registrano per circa sei ore al giorno, per un periodo complessivo di un mese. Le videocamere permettono di osservare la Posidonia oceanica, habitat chiave del Mediterraneo e fondamentale serbatoio di biodiversità, con l’obiettivo di documentare la fauna ittica associata e produrre dati utili alla valutazione dello stato di conservazione dell’ecosistema. Attraverso la propria rete Underwater IoT, WSense ha integrato le telecamere di monitoraggio con il dispositivo WNode Enhanced, rendendo possibile la gestione di dati multimediali complessi in ambiente subacqueo. Le immagini acquisite vengono quindi elaborate attraverso algoritmi di intelligenza artificiale e deep learning sviluppati dal team di WSense, in grado di riconoscere, classificare e catalogare automaticamente le specie marine. Una tecnologia che consente di estrarre informazioni ad alto valore aggiunto, offrendo nuovi strumenti a supporto della ricerca scientifica, del monitoraggio e della conservazione degli ecosistemi marini. Assunti i dati, le identificazioni saranno poi verificate, corrette e integrate da Francesca Acampa, dottoranda del dottorato nazionale della biodiversità presso il Laboratorio di ecologia marina guidato dalla professoressa Simonetta Fraschetti dell’Università di Napoli Federico II, garantendo elevati standard di accuratezza e affidabilità. “L’iniziativa che stiamo conducendo a Torre Guaceto – ha dichiarato il presidente del Consorzio di Gestione della riserva, Stefano Convertini -, rappresenta un importante passo avanti verso lo sviluppo di sistemi di monitoraggio sempre più efficienti, continui e sostenibili, capaci di supportare la gestione virtuosa e vincente delle AMP e di rafforzare la base scientifica necessaria per la tutela della biodiversità marina nel lungo periodo. Ciò che facciamo in riserva farà ancora una volta scuola anche oltre i confini europei”.

Lo studio di Unioncamere e ARTI svela l’identikit delle 1.734 imprese sul territorio e fotografa il primato della regione nel Mezzogiorno. La Puglia guida il Sud Italia per dinamismo e integrazione economica della comunità balcanica. Negli ultimi dieci anni, la presenza di imprenditori albanesi nel sistema produttivo regionale ha registrato un’impennata straordinaria del 75,3%, superando di gran lunga la media nazionale. I dati ufficiali, presentati oggi 2 luglio 2026, mostrano come si sia passati dai 989 titolari d’azienda del 2015 agli attuali 1.734 tra titolari, amministratori e soci di nazionalità albanese attivi in imprese con sede in Puglia. Lo studio è stato realizzato da Unioncamere Puglia in collaborazione con ARTI (Agenzia regionale per la tecnologia, il trasferimento tecnologico e l’innovazione) all’interno del progetto BRESTAT, finanziato dal programma europeo Interreg South Adriatic 2021-2027. I numeri pugliesi sono doppi rispetto a quelli della Sicilia e addirittura tripli se confrontati con la Campania, confermando la regione come un vero e proprio laboratorio di integrazione economica strategico in vista del 2030, anno in cui è previsto l’ingresso ufficiale dell’Albania nell’Unione Europea. La crescita non è solo quantitativa ma anche qualitativa: nell’ultimo decennio il tessuto imprenditoriale è maturato e il numero di società di capitali è quasi triplicato, segno del passaggio da piccole ditte individuali a strutture societarie più solide e articolate. La mappa geografica del fenomeno vede l’epicentro nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani (BAT), che da sole ospitano il 54% degli imprenditori albanesi della regione. Il polo principale in assoluto è la zona della Murgia, con Altamura al primo posto sul podio comunale grazie a ben 260 imprenditori attivi. Altre aree calde sono il nord e il sud barese, insieme alla provincia di Lecce. Per quanto riguarda l’identikit anagrafico, si tratta di una classe imprenditoriale molto giovane: oltre il 62% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, a cui si aggiunge un 7% di giovani under 30. Sebbene tre quarti dei titolari siano uomini, le donne imprenditrici hanno raddoppiato la loro presenza superando quota 400 nell’ultimo decennio. I settori merceologici più presidiati vedono in testa l’edilizia specializzata e l’impiantistica (idraulici, elettricisti e serramentisti) con ben 555 posizioni attive, seguite dalle costruzioni generali (195). Ottimi posizionamenti si registrano anche nel commercio (208), nella ristorazione (156) e nell’agricoltura (142), comparto in cui la presenza albanese è addirittura triplicata dal 2015 a oggi. La sinergia tra i due paesi è fortissima anche sul fronte del lavoro dipendente: solo nel 2025 sono stati attivati quasi 19 mila contratti per lavoratori albanesi e montenegrini nelle imprese pugliesi, concentrati principalmente come operai nel settore agricolo, a dimostrazione di un legame economico ormai strutturale per il territorio.

Gli scali della regione vengono premiati per l’efficienza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici, segnando un traguardo unico sul territorio nazionale. La rete degli aeroporti pugliesi compie un passo storico verso la sostenibilità. Gli scali di Bari e Brindisi hanno ottenuto la certificazione internazionale di Livello 2 “Reduction” del programma Airport Carbon Accreditation (ACA). Contemporaneamente, gli aeroporti di Foggia e Grottaglie hanno conquistato il Livello 1. Si tratta di un risultato unico in Italia, che premia il lavoro di squadra dell’intera rete regionali nel combattere il cambiamento climatico. Questo traguardo dimostra che la Puglia non si limita a calcolare l’inquinamento, ma sta riducendo concretamente le emissioni di gas serra sotto il proprio controllo. Il successo è arrivato grazie a investimenti mirati sull’efficienza energetica, all’uso di tecnologie pulite e a una gestione più attenta dei consumi quotidiani. I commenti dei protagonisti Il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile, si è detto orgoglioso della strategia ambientale portata avanti dai tecnici della struttura, sottolineando come questo premio dimostri l’efficacia di impegni reali. Anche l’assessore regionale all’Ambiente, Debora Ciliento, ha espresso grande soddisfazione, confermando che un’aviazione sostenibile è possibile a tutela del territorio e delle comunità vicine agli scali. Il prossimo obiettivo La transizione ecologica della rete pugliese non si ferma qui. Il prossimo traguardo, già nel breve periodo, sarà il raggiungimento del Livello 3 per gli scali di Bari e Brindisi. Questo passo permetterà di calcolare e ridurre anche le emissioni prodotte da terze parti, come i voli delle compagnie aeree in decollo e atterraggio, i negozi interni e i mezzi di trasporto usati dai passeggeri per raggiungere gli aeroporti.

Al reparto di ematologia e alla banca cordonale di San Giovanni Rotondo la solidarietà si trasforma in cure salvavita e terapie avanzate, con servizi d’eccellenza a disposizione di tutto il territorio. La Banca Cordonale della Regione Puglia – attiva presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – ha completato con successo la cessione di un’unità di sangue cordonale che era stata raccolta e conservata nel 2010 grazie alla generosità di una giovane mamma. Questo prezioso campione biologico è stato utilizzato per eseguire un delicatissimo trapianto di cellule staminali emopoietiche su una paziente adulta affetta da una grave forma di leucemia. Il sangue del cordone ombelicale viene recuperato subito dopo la nascita senza alcun tipo di rischio per la madre o per il neonato. Rappresenta una fonte insostituibile di cellule staminali capaci di rigenerare i componenti del sangue e, proprio come il midollo osseo, offre una concreta speranza di guarigione a chi soffre di tumori del sangue o patologie genetiche rare. Il servizio di eccellenza della banca pubblica pugliese L’ospedale di San Giovanni Rotondo non è solo un luogo di cura, ma ospita una delle 18 banche pubbliche di sangue cordonale attive sul territorio italiano. La struttura offre un servizio fondamentale di centralizzazione e custodia di tutte le unità raccolte nei 15 reparti di ostetricia e ginecologia della Puglia, garantendo i più alti standard di sicurezza internazionali all’interno del network nazionale ITCBN. Il percorso di conservazione offerto dal servizio ospedaliero segue regole rigidissime: Ogni unità viene minuziosamente analizzata per escludere infezioni e contare le cellule staminali. I campioni idonei vengono congelati in azoto liquido alla temperatura di -196°C. Un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24 assicura la perfetta vitalità delle cellule a lungo termine, pronte a essere spedite ovunque. Ad oggi, sono ben 26 le unità salvavita inviate dalla banca pugliese in tutto il mondo dal momento della sua nascita nel 2008, raggiungendo centri trapianto in Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e altri paesi. Una risorsa per il territorio: il gel piastrinico Oltre ai trapianti per le malattie del sangue, l’ospedale offre un ulteriore e innovativo servizio sanitario a livello regionale: la produzione di gel piastrinico da sangue cordonale (CBPG). I campioni che non possiedono i requisiti numerici per un trapianto non vengono sprecati, ma vengono destinati alla creazione di questo gel medico, ricco di fattori di crescita che accelerano la riparazione dei tessuti e riducono il dolore. Questo specifico servizio terapeutico è a disposizione dell’intera rete sanitaria: l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza è infatti strutturato per inviare il gel piastrinico a tutti i centri della Puglia che ne facciano richiesta per la cura di ulcere diabetiche e ferite cutanee particolarmente difficili.

MONITOR. Una nuova frontiera della medicina riproduttiva si apre per le donne che soffrono di menopausa precoce indotta da reazioni autoimmuni. Una ricerca pionieristica condotta dagli scienziati del Karolinska Institutet ha svelato che l’impiego dell’immunoterapia può indurre la maturazione degli ovociti in pazienti colpite da insufficienza ovarica prematura (POI). I dati emersi da questo studio pilota, che ha visto nascere tre bambini sani, sono stati ufficialmente divulgati sulla prestigiosa rivista NEJM Evidence. L’insufficienza ovarica precoce è una patologia che interessa poco più del 3% della popolazione femminile globale, determinando il blocco dell’attività ovarica prima del compimento dei 40 anni. Sebbene le origini della POI possano essere molteplici — spaziando da anomalie genetiche ad altri fattori — la componente autoimmune gioca un ruolo chiave, compromettendo gravemente le possibilità di concepimento. L’obiettivo del team di ricerca era proprio verificare se un trattamento immunoterapico potesse ripristinare, seppur temporaneamente, la sensibilità delle ovaie alle terapie ormonali standard in questo specifico sottogruppo di pazienti. Il protocollo terapeutico e la risposta clinica La sperimentazione ha inizialmente coinvolto 12 donne di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Al netto di due defezioni avvenute prima del via, le restanti 10 partecipanti hanno seguito un iter preciso: una stimolazione ormonale prima della cura e una successiva a distanza di 4-6 mesi dall’infusione di rituximab (un anticorpo monoclonale già ampiamente utilizzato nel trattamento di diverse malattie autoimmuni e oncologiche). Mentre nella fase preliminare nessuna paziente aveva reagito alla stimolazione dei follicoli, la situazione è radicalmente mutata dopo l’immunoterapia: ben il 60% delle donne trattate (6 su 10) ha sviluppato follicoli idonei al prelievo ovocitario. “Questi dati evidenziano che in una parte di pazienti esiste ancora un patrimonio di ovociti nascosto, che attende solo di essere stimolato una volta disattivato il blocco infiammatorio e autoimmune”, ha spiegato la professoressa Angelica Lindén Hirschberg, prima firma dello studio e docente presso il Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino del Karolinska Institutet. Dalla cellula alla vita: le nascite In cinque casi è stato possibile procedere al congelamento o alla fecondazione degli ovociti maturi recuperati. Successivamente, tre donne si sono sottoposte al trasferimento degli embrioni in utero e tutte e tre hanno portato a termine con successo la gravidanza, dando alla luce neonati in perfetta salute. Per ragioni di massima sicurezza e tutela delle pazienti, l’impianto embrionale è stato programmato a non meno di dodici mesi dal termine della cura con il farmaco. Sul fronte della sicurezza, i ricercatori hanno registrato un solo evento avverso di entità severa, il quale è stato tuttavia correlato alle procedure di stimolazione ormonale e non alla somministrazione dell’immunoterapico. Il legame con il morbo di Addison Un dettaglio clinico di grande rilievo emerso dallo studio riguarda la concomitanza di più patologie immunitarie, un fenomeno ricorrente in chi soffre di POI di origine interna. Tutte le pazienti che hanno risposto positivamente alla terapia con rituximab erano infatti affette anche dal morbo di Addison autoimmune, una patologia cronica in cui l’organismo attacca e danneggia la corteccia delle ghiandole surrenali. Gli autori tengono comunque a precisare che si tratta di uno studio di fattibilità. L’assenza di un gruppo di controllo con placebo e il campione ristretto di donne impongono una lettura estremamente prudente dei risultati, che dovranno trovare conferma in trial clinici su più larga scala.

Record di candidature per la XIV edizione del bando a sostegno del terzo settore in Puglia. Sono 14 i vincitori della quattordicesima edizione di ‘Orizzonti solidali’, l’annuale bando di concorso destinato al terzo settore promosso dalla Fondazione Megamark di Trani, in collaborazione con i supermercati A&O, Dok, Famila, Sole 365 e Ottimo, per sostenere iniziative di assistenza sociale e sanitaria, ambientali, culturali e sull’abbandono scolastico in Puglia. Il concorso, che con 361 progetti candidati ha confermato anche quest’anno un’ampia partecipazione del volontariato pugliese, ha messo a disposizione delle associazioni vincitrici circa 330mila euro, con un extra budget di 30mila euro rispetto ai fondi inizialmente destinati per questa edizione, che consentiranno l’avvio dei progetti già nei prossimi mesi su tutto il territorio regionale. Cinque iniziative si svilupperanno nel barese, due nella Bat e nel foggiano, tre nel tarantino e una rispettivamente a Brindisi e Lecce. Sei le iniziative che interessano l’assistenza sociale, quattro riguardano l’ambito della sanità, due la cultura e una l’ambiente e la dispersione scolastica. «’Orizzonti solidali’ è ormai una conferma dell’impegno e del lavoro che portiamo avanti per sostenere progettualità che nascono dal territorio e che rispondono ai suoi bisogni reali – dichiara il cavaliere del lavoro Giovanni Pomarico, presidente della Fondazione Megamark -. Non è mai facile scegliere fra tante iniziative, tutte meritevoli di attenzione; la grande vitalità del terzo settore, considerando l’alto numero delle proposte giunte in Fondazione quest’anno, testimonia la necessità di intervenire e affiancare gli enti nel lavoro instancabile di ogni giorno per arginare i sempre più frequenti fenomeni di marginalità e fragilità che purtroppo attraversano non solo la nostra regione, ma in generale questo nostro tempo. Alle associazioni auguro buon lavoro e soprattutto di continuare a credere nei loro sogni». Tra le iniziative premiate, una stanza multisensoriale per migliorare la regolazione emotiva e sensoriale di bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico e disabilità del neurosviluppo; un percorso educativo sulla sicurezza sanitaria per bambini della scuola primaria, docenti e famiglie, al fine di promuovere cura e inclusione, con attenzione ai bisogni dei minori fragili; l’inserimento lavorativo di giovani adulti con autismo attraverso un apprendistato retribuito, che li vedrà coinvolti nella conduzione di visite guidate in luoghi d’arte. E ancora, l’inclusione sociale di ragazzi con sindrome di Down attraverso lo studio della tradizione medievale dello sbandieratore come strumento educativo, relazionale e terapeutico; un percorso di prevenzione alla dispersione scolastica in contesti educativi fragili attraverso laboratori esperienziali per studenti basati su movimento, consapevolezza corporea e ascolto, con il coinvolgimento di docenti e famiglie per rafforzare l’alleanza scuola-famiglie; l’attivazione di percorsi extra scolastici che connettono scuola e territorio rivolti a ragazzi con e senza disabilità, per rispondere alla limitata accessibilità dei minori adolescenti in particolari condizioni di vulnerabilità, alle opportunità sociali, culturali e relazionali presenti sul territorio. A partire dal 2012, anno della prima edizione di ‘Orizzonti solidali’, sono 175 i progetti finanziati in Puglia grazie a oltre tre milioni di euro donati complessivamente dalla Fondazione Megamark.

Dal 25 al 28 giugno la seconda edizione della rassegna con Sigfrido Ranucci, Drusilla Foer, Massimo Cacciari e l’evento speciale con Paolo Crepet ad agosto. Putignano si prepara ad accogliere, dal 25 al 28 giugno 2026, la seconda edizione del Kepos Fest, la rassegna culturale promossa dall’associazione culturale Il Tassello Mancante che ha sede a Putignano (BA), in via Dante Alighieri 60. Dopo l’esordio dello scorso anno, il festival culturale a Putignano torna con un calendario che riunisce giornalismo, teatro, filosofia, musica e attualità. La manifestazione si svolgerà ne Il Giardino dell’Associazione, in via Dante Alighieri 60, e nello Spazio Eventi Cantine Giovanni Aiello, via Strada Comunale Cacciottoli, 3 – Putignano. Due spazi che ospiteranno incontri, dialoghi, spettacoli e concerti, confermando la volontà di rendere Putignano un punto di riferimento per alcuni giorni di cultura condivisa. Il Kepos Fest nasce dal lavoro dell’associazione Il Tassello Mancante, realtà attiva durante tutto l’anno con iniziative culturali, sociali e solidali. L’obiettivo è offrire al pubblico quattro giornate di incontri e spettacoli, portando a Putignano ospiti di primo piano e occasioni di confronto su temi che attraversano il presente. L’associazione, guidata dal presidente Bruno Erroi, promuove il festival come momento centrale di un percorso più ampio rivolto al territorio e alla comunità. La direzione artistica è affidata a Mario Valentino, che anche per questa seconda edizione firma un programma costruito intorno a nomi di grande richiamo e appuntamenti pensati per un pubblico ampio. La risposta del pubblico conferma l’interesse per la seconda edizione del festival: i biglietti su TicketOne per gli appuntamenti in prevendita hanno registrato una forte richiesta e quasi tutti risultano già sold out. Per alcuni eventi è prevista la partecipazione su invito, secondo quanto indicato nel programma ufficiale. Ad aprire la rassegna, giovedì 25 giugno alle ore 19:15, sarà il giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci, che presenterà il volume Il ritorno della casta. L’incontro sarà dedicato ai temi dell’informazione, della responsabilità pubblica e delle dinamiche del potere contemporaneo. Con lui dialogheranno il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e il direttore di Telenorba Domenico Castellaneta. La serata proseguirà alle 21:00 con Tosca, protagonista dello spettacolo-concerto Le Feminae si fanno aspettare. L’artista dialogherà con la giornalista Anna Puricella in un appuntamento che intreccia musica, racconto e riflessione culturale. Venerdì 26 giugno alle ore 21:00 sarà la volta di Drusilla Foer con Parla con Dru – Chiacchiere e canzoni. Un incontro tra ironia, musica e narrazione, affidato allo stile inconfondibile di una delle presenze più originali del panorama teatrale e televisivo italiano, che dialogherà con la conduttrice radio tv Antonella Caramia. La giornata di sabato 27 giugno si aprirà alle 19:00 con Enzo Iacchetti, che presenterà 25 minuti di felicità insieme al caporedattore della TGR Puglia Giancarlo Fiume e alla giornalista Alessandra Lofino. L’incontro sarà dedicato al valore del sorriso, della memoria personale e del racconto come modi per osservare il presente con maggiore consapevolezza. Alle 21:00 il festival ospiterà il filosofo Massimo Cacciari, autore del libro Kaos. Al centro dell’incontro ci saranno alcuni nodi teorici e politici della contemporaneità. Al dialogo parteciperanno Mimma Gattulli, segretario generale del Consiglio regionale della Puglia, e il direttore artistico Mario Valentino. La giornata conclusiva, domenica 28 giugno, si aprirà con appuntamenti dedicati ad alcuni temi di forte attualità, nello Spazio Eventi Cantine Giovanni Aiello. Alle 19:30 il magistrato Stefano Vitelli presenterà Il ragionevole dubbio di Garlasco, dialogando con gli avvocati Mario Malcangi e Domenico Mariani su uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana recente. Alle 20:30 sarà la volta di Contro la paura, con Franco Gabrielli, ex Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e Carlo Bonini, vice direttore di Repubblica. Il confronto affronterà il tema della paura nella società contemporanea: paura reale, paura percepita, paura raccontata e paura usata come leva nel dibattito pubblico. A dialogare con loro, Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, e Cateno De Luca, sindaco di Taormina. Al centro del dialogo ci saranno sicurezza, comunicazione istituzionale e percezione sociale del rischio. A chiudere il Kepos Fest, alle 22:00, sarà il concerto di Sugaray Rayford, tra le voci più autorevoli della scena soul e rhythm and blues internazionale. La sua esibizione concluderà la quattro giorni con un momento dedicato alla musica e alla partecipazione del pubblico. Il programma 2026 prevede anche un appuntamento speciale a fine estate. L’incontro con lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, inizialmente previsto nel calendario di giugno, si terrà il 27 agosto alle ore 20:00 con la presentazione del libro Riprendersi l’anima. Crepet dialogherà con l’insegnante Nada Lovece e con il direttore artistico Mario Valentino. Con la seconda edizione, il Kepos Fest conferma la volontà di crescere e di consolidare il proprio percorso. Il festival non nasce come appuntamento isolato, ma come parte del lavoro che l’associazione Il Tassello Mancante porta avanti durante l’anno, con iniziative rivolte al territorio e alla comunità. Putignano si conferma così casa del progetto e luogo di incontro per ospiti, pubblico e operatori culturali. Per quattro giorni la città sarà attraversata da voci, storie, musica e riflessioni diverse, in un programma che mette al centro la cultura come occasione di partecipazione e confronto.

Il primo picco di calore africano sopra i 35 gradi toglie il sonno a 500 mila pugliesi: ecco i cibi promossi e bocciati per dormire bene la notte. A causa della prima ondata di caldo africano, che in Puglia ha spinto il termometro sopra i 35 gradi, circa cinquecentomila residenti stanno sperimentando forti disturbi del sonno, accompagnati da stati d’ansia, irritabilità, emicranie e rigidità muscolare acuiti dall’afa notturna. Per contrastare questo malessere, Coldiretti Puglia suggerisce di intervenire sulle abitudini alimentari, una strategia fondamentale soprattutto per i soggetti più vulnerabili come i bambini e i quasi 280mila ultraottantenni della regione, che risentono maggiormente della canicola. Per godere di un sonno ristoratore si rivela decisivo optare per pietanze sobrie e di facile assimilazione, limitando i condimenti elaborati e puntando sui prodotti ortofrutticoli di stagione, che si rivelano ideali per ripristinare i liquidi e i micronutrienti eliminati con la traspirazione. Al contrario, andrebbero banditi dalle cene estive i cibi ricchi di spezie piccanti come paprika o pepe, gli alimenti con un alto tasso di sodio, le pietanze precotte e i prodotti conservati, poiché tendono a disturbare il riposo e ad accentuare la disidratazione. La qualità del rilassamento notturno si costruisce a tavola fin dai pasti principali: alimenti come carboidrati complessi, ortaggi quali lattuga e cipolla, latticini freschi, uova cucinate sode e frutta estiva come le pesche costituiscono ottimi supporti biologici per superare le notti tropicali. È opportuno invece moderare l’assunzione di caffeina, alcolici e bevande stimolanti, tipici della movida estiva, oltre a evitare i cibi ultra-processati spesso consumati per comodità durante i soggiorni estivi. L’equilibrio resta la regola d’oro: coricarsi a stomaco vuoto o, viceversa, dopo un’ingestione eccessiva di calorie e sostanze nervine compromette seriamente la fase di addormentamento. L’ortofrutta fresca estiva rimane la risorsa principale per il benessere in estate, in quanto capace di reidratare, apportare fibre per la regolarità viscerale e difendere le cellule dai danni dei radicali liberi stimolati dai raggi solari. Infine, l’impiego sempre più comune di piccoli elettrodomestici come essiccatori e centrifughe permette di realizzare in modo rapido bevande dissetanti e spuntini genuini, ideali per garantire un’alimentazione corretta a tutta la famiglia, sia tra le mura domestiche sia sotto l’ombrellone.

La ricerca pubblicata su The Lancet Psychiatry evidenzia come il mercato libero a scopo di lucro in USA e Canada aumenti i disturbi psichiatrici e i ricoveri, mentre i modelli controllati come quello dell’Uruguay e la semplice depenalizzazione non registrano incrementi nei consumi. La piena legalizzazione della cannabis con libera vendita del prodotto ha portato nei Paesi che l’hanno adottata ad un incremento dell’uso e delle dipendenze, secondo quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Bath e pubblicato su The Lancet Psychiatry. Lo studio ha per contro constatato poche evidenze di una crescita del consumo in caso di sola depenalizzazione della cannabis o di vendita con limiti molto stringenti, e i coautori, il professor Tom Freeman e la dottoressa Rachel Lees Thorne del Dipartimento di Psicologia di Bath, affermano che i loro risultati mettono in luce gli effetti distinti dei diversi approcci politici a livello globale. Le politiche sulla cannabis si stanno evolvendo rapidamente in tutto il mondo tra il 2000 e il 2025 e il nuovo studio esamina il loro legame con le variazioni nel consumo di cannabis, nella dipendenza da sostanze e in altri disturbi psichiatrici. Nel Regno Unito la cannabis è classificata come droga controllata di classe B, ma un rapporto del 2025 della London Drugs Commission intitolato “The Cannabis Conundrum” proponeva la depenalizzazione del possesso per uso ricreativo, un cambiamento che potrebbe spostare l’attenzione dall’applicazione della legge penale all’assistenza sanitaria e affrontare le sproporzioni nei controlli delle forze dell’ordine. I risultati di questa analisi globale indicano che laddove vi è stata depenalizzazione vi sono poche prove di cambiamenti nel consumo, e lo stesso vale per contesti come l’Uruguay, il primo paese al mondo a legalizzare la sostanza adottando però un approccio rigorosamente controllato tramite farmacie con limiti di potenza, cannabis social club o coltivazione in proprio. Al contrario, in molti stati degli Stati Uniti e in Canada, la cannabis viene venduta legalmente attraverso mercati commerciali a scopo di lucro che la rendono ampiamente disponibile, e in questi mercati il consumo della sostanza è aumentato insieme alla potenza della cannabis e ai tassi di dipendenza tra gli adulti, caratterizzati da persone che faticano a smettere nonostante gli effetti negativi sulla vita quotidiana. Il professor Freeman ha affermato che in un panorama in rapida evoluzione il tipo di cambiamento politico è fondamentale, poiché si riscontrano poche prove di variazioni nell’uso dopo la depenalizzazione o una legalizzazione strettamente controllata, mentre la legalizzazione commercializzata in Canada e Stati Uniti ha incrementato le vendite, tanto che negli USA il numero di consumatori giornalieri di cannabis è ora superiore a quello di alcol. Questa spinta commerciale ha portato a un aumento della dipendenza e dei ricoveri ospedalieri per psicosi, inclusi casi in cui i disturbi psicotici si sono manifestati insieme alla dipendenza da cannabis.

L’analisi di Coldiretti Puglia per la Giornata mondiale contro la siccità: tra Xylella, crisi climatica e calo dei frutteti, serve subito un piano invasi. La Puglia è tra le regioni italiane più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, con le aree a rischio desertificazione che interessano infatti il 57% della superficie utilizzabile e conseguenze sempre più pesanti per il comparto agricolo. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994 e celebrata ogni 17 giugno. L’agricoltura pugliese continua a pagare un prezzo elevato agli effetti della crisi climatica tra siccità, temperature estreme ed eventi meteorologici sempre più violenti, una situazione che rende indispensabile adottare interventi strutturali capaci di rafforzare la resilienza del territorio e delle imprese agricole. Anche il patrimonio arboreo delle campagne continua a ridursi, dove negli ultimi vent’anni è scomparsa quasi una pianta da frutto su quattro, tra pesche, arance, albicocche e altre specie frutticole. A questo si aggiunge la desertificazione causata dalla Xylella, che ha determinato la perdita di milioni di ulivi, con gravissime ripercussioni non solo sulla produzione agricola, ma anche sull’equilibrio ambientale e sulla capacità degli alberi di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Le conseguenze non sono soltanto economiche e occupazionali, perché la progressiva scomparsa di frutteti e uliveti riduce infatti la capacità del territorio di assorbire anidride carbonica e sostanze inquinanti, comprese le polveri sottili PM10. Numerosi studi hanno evidenziato il contributo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente grazie alla capacità delle piante di catturare CO₂, un ruolo che potrebbe essere ulteriormente valorizzato attraverso tecniche colturali orientate non solo alla produzione, ma anche alla sostenibilità ambientale. Di fronte a un cambiamento climatico sempre più segnato da lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni intense, Coldiretti ribadisce la necessità di realizzare un piano degli invasi per aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, oggi ferma ad appena l’11%. Insieme ad Anbi e a soggetti pubblici e privati sono già pronti numerosi interventi immediatamente cantierabili, in grado di garantire risorse idriche per gli usi civili, per l’agricoltura e per la produzione di energia pulita. Un investimento considerato strategico anche per rafforzare la sovranità alimentare, incrementare la produzione Made in Italy, ridurre la dipendenza dall’estero e assicurare produzioni di qualità, considerato che una corretta irrigazione può arrivare a triplicare le rese agricole.

L’effetto della crisi in Medio Oriente fa decollare i prezzi del 2% in soli tre mesi su scala nazionale. Nel Lazio e in Veneto l’impatto più duro sui bilanci familiari, mentre la Basilicata si conferma la regione più virtuosa. L’Istat fotografa i rincari di maggio e l’Unione Nazionale Consumatori stila la classifica delle città dove la vita è diventata un lusso. Da Siena a Rimini, ecco dove si spende di più e dove invece si riesce ancora a risparmiare. Tutti i dati nell’articolo 👇 L’Istat ha reso noti i nuovi dati territoriali sull’andamento dell’inflazione, offrendo lo spunto all’Unione Nazionale Consumatori per stilare la mappa aggiornata delle città più care d’Italia in termini di aumento del costo della vita. La fotografia emersa è specchio di una realtà complessa, fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche internazionali. Il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, ha spiegato come in tutti i centri urbani si registri un’evidente impennata dei prezzi causata da quello che è stato ribattezzato come “Effetto Iran”. Questo fenomeno ha determinato rincari diretti sui beni energetici e aumenti indiretti su una vasta gamma di altri beni e servizi, in particolar modo quelli strettamente dipendenti dai costi di trasporto e dalle bollette di luce e gas. Se nel periodo compreso tra febbraio e maggio i prezzi in Italia sono decollati mediamente del 2%, in alcune realtà locali i rialzi assumono contorni ancora più pesanti. Il record nazionale di questo incremento trimestrale spetta a Siena, che fa registrare un balzo record del 3,8% in appena tre mesi. Si tratta di una dinamica che, se proiettata su base annua, equivarrebbe a una stangata da ben 1069 euro per una famiglia media. Al secondo posto di questa speciale classifica si posiziona Venezia con un incremento del 3,6%, traducibile in un esborso supplementare di 1019 euro, mentre il terzo gradino del podio è occupato in coabitazione da Firenze e Como. Nelle due città, da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, le tariffe volano del 3,3%, con un aggravio di spesa pari rispettivamente a 946 e 989 euro. Accanto all’analisi trimestrale, l’Unione Nazionale Consumatori ha aggiornato la tradizionale classifica basata sull’inflazione tendenziale annua, calcolata sul periodo compreso tra maggio dell’anno scorso e maggio dell’anno corrente. In questo caso il primato della spesa aggiuntiva va a Rimini, che con un tasso del +3,6% impone alle famiglie un esborso supplementare annuo di 1042 euro. La medaglia d’argento va invece a Udine, la quale, pur fermandosi alla quinta inflazione più elevata del Paese a pari merito con Verona (+3,7%), sconta un incremento di spesa pari a 1036 euro per nucleo familiare. Sul gradino più basso del podio sale Bolzano, dove il +3,4% di inflazione genera una spesa supplementare di 1033 euro per una famiglia tipo. Appena fuori dalla zona podio si colloca Roma, che con un +3,6% mette a segno una batosta da 1029 euro, seguita a ruota da Verona, Venezia, Pistoia, Siena e Arezzo, con Vicenza a chiudere la top ten dei rincari. Balza all’occhio il caso di Reggio Calabria, che pur registrando l’inflazione più alta d’Italia con un picco del +4,4%, si posiziona solo al quattordicesimo posto in termini di spesa reale effettiva, quantificata in 902 euro in più all’anno. Sul fronte opposto della classifica si posizionano invece le città più protette dai rincari. La medaglia d’oro della città più risparmiosa d’Italia va a Brindisi, dove un’inflazione del +2,5% si traduce in un aggravio annuo contenuto in 478 euro. Subito dietro si colloca Trapani, che vanta l’inflazione più bassa dell’intero territorio nazionale (+2,1%) e un aumento della spesa media di 485 euro a famiglia. Terzo posto e medaglia di bronzo per Benevento, che condivide con Aosta la seconda inflazione più bassa del Paese, pari a un +2,3% che genera 504 euro di costi aggiuntivi. L’ultimo report Istat segna anche il tanto atteso ritorno dei dati disaggregati su base regionale. In questa graduatoria la maglia nera va al Lazio, prima regione per rincari con un +3,6% e una spesa aggiuntiva di 984 euro, seguita a stretto giro dal Veneto con un +3,5% pari a 947 euro in più all’anno per famiglia. Al terzo posto si posiziona il Trentino, dove un’inflazione del +3,2% si traduce in un esborso supplementare di 946 euro. Sul versante opposto, la Basilicata si conferma ufficialmente la regione più virtuosa d’Italia, facendo registrare un tasso d’inflazione del +2,4% e un aggravio annuale medio di 538 euro.

Un team della Stanford University sviluppa un test sperimentale per misurare l’invecchiamento cellulare di cuore, cervello e altri 9 organi chiave attraverso i biomarcatori del sangue. Un semplice esame del sangue potrebbe presto rivelare non solo il nostro stato di salute attuale, ma anche il nostro futuro biologico. Un innovativo studio scientifico ha infatti dimostrato la fattibilità di un test in grado di calcolare l’età biologica di 11 organi chiave — tra cui cervello, cuore e intestino — e di stimare con precisione il rischio di sviluppare patologie gravi nei successivi 10 anni. La ricerca, attualmente in fase sperimentale, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine dal team della Stanford University guidato da Hamilton Oh. Le prospettive sono concrete e sorprendentemente vicine, dato che secondo gli esperti questo screening predittivo potrebbe essere commercializzato entro 3 anni. Il presupposto scientifico da cui parte lo studio è che il nostro corpo non invecchia all’unisono: ogni organo segue un proprio cronometro biologico e la vera sfida è individuare i biomarcatori precoci di questo decadimento. Per riuscirci, gli scienziati di Stanford hanno esaminato i dati di oltre 44.000 persone tra i 40 e i 70 anni tracciati dalla UK Biobank, mappando circa 3.000 proteine nel sangue. Gli esperti sono riusciti a isolare quelle specifiche prodotte da singoli distretti cruciali come cervello, cuore, polmoni, arterie, fegato, reni, pancreas, intestino, muscoli, sistema immunitario e tessuto adiposo. Incrociando i livelli proteici con la storia clinica dei pazienti, è stato possibile calcolare lo “scarto” tra l’età anagrafica e l’età biologica degli organi, evidenziando che ben un individuo su quattro presenta almeno un organo che invecchia a una velocità significativamente diversa rispetto al resto del corpo. Tra tutti, il cervello si conferma il vero motore della longevità: un cervello biologicamente giovane è il miglior indicatore per una vita lunga, mentre un invecchiamento cerebrale precoce aumenta drasticamente il rischio di mortalità. Questo test rappresenta un passo da gigante per la medicina predittiva e personalizzata, permettendo di intervenire con terapie mirate ben prima della comparsa dei sintomi.

Al via la campagna “PIÙ FORTI INSIEME”: oltre 270 miliardi di euro tra Coesione, PAC e PNRR che finanziano lo spazio, l’agricoltura e il talento digitale in Italia. Il centro “Europa Experience – David Sassoli” a Roma ha ospitato il lancio della nuova campagna della Commissione europea in Italia sul Bilancio europeo “PIÙ FORTI INSIEME”, un’iniziativa che mette al centro i cittadini beneficiari dei fondi e le loro storie. All’evento sono intervenuti il Vice Presidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto con un video messaggio, il Capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia Claudio Casini, il responsabile delle relazioni istituzionali dell’ufficio del Parlamento europeo in Italia Fabrizio Spada e il dirigente presso il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri Daniele David. Accanto agli interventi istituzionali, la campagna – al via il 10 giugno 2026 per la durata di un mese – racconta i percorsi di crescita personale e professionale di Sara, Edoardo e Miryam, tre volti simbolo delle migliaia di progetti finanziati in Italia ogni anno nei settori strategici dell’agricoltura, delle tecnologie spaziali e della formazione digitale. Le loro idee si sono realizzate grazie ai programmi europei, a partire dalla Politica di Coesione, che per l’Italia ammonta a oltre 42 miliardi di euro nel ciclo 2021-27 (di cui 10,4 miliardi destinati a formazione e lavoro tramite FSE+ e FESR), passando per la Politica Agricola Comune, con oltre 36 miliardi di euro nel periodo 2023-2027 tra pagamenti diretti e investimenti del FEASR, fino al PNRR – Next Generation EU, di cui l’Italia ha la dotazione più ampia nell’Unione con oltre 194 miliardi di euro (inclusi 1,4 miliardi per lo sviluppo dello spazio). La campagna punta a raggiungere il più ampio pubblico possibile, concentrandosi in particolare nei territori d’origine dei protagonisti, ovvero Veneto, Piemonte e Umbria: per questo motivo, strade, piazze e trasporti pubblici di Venezia, Padova, Torino, Perugia e l’aeroporto di Roma Fiumicino ospiteranno affissioni dedicate, mentre quotidiani nazionali e locali, piattaforme digitali e social media diffonderanno brevi video e racconti. Questa iniziativa, promossa in tutti i Paesi membri con storie locali, mostra come il bilancio UE investa quotidianamente nei talenti e nei progetti di vita delle persone, sottolineando l’importanza dell’azione comune per costruire un futuro più resiliente, innovativo e inclusivo.

Le attività umane spingono le temperature a +1,37 °C. Record di emissioni di gas serra e innalzamento dei mari secondo gli scienziati. I dati scientifici più recenti delineano un quadro inequivocabile: l’intero sistema climatico terrestre continua a surriscaldarsi a ritmi senza precedenti e secondo l’ultimo rapporto sugli Indicatori del Cambiamento Climatico Globale (IGCC), pubblicato sulla rivista Earth System Science Data, le attività umane hanno spinto il riscaldamento globale a 1,37 °C nel 2025, con proiezioni che indicano il superamento della soglia critica di 1,5 °C entro i prossimi quattro anni. Lo studio, che ha visto la collaborazione di oltre 70 scienziati appartenenti a 56 istituzioni di 17 paesi, evidenzia come la velocità di accumulo del calore nel sistema terrestre sia il preludio a un ulteriore inasprimento delle temperature future, un fattore guidato dallo squilibrio energetico della Terra che, come spiega il Professor Piers Forster del Priestley Centre for Climate Futures, misura la rapidità con cui il calore si accumula e, pur dovendo essere prossimo allo zero in condizioni naturali, è raddoppiato dagli anni ’70 a oggi raggiungendo un livello record. Questo fenomeno è alimentato direttamente dai livelli record di gas serra (GHG) che nel 2024 hanno toccato il picco storico di 56,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (Gt CO2e) a causa dei combustibili fossili, confermando il 2025 come il terzo anno più caldo mai registrato e dimostrando, come ribadito dalla dottoressa Samantha Burgess di Copernicus (C3S), che quasi la totalità del riscaldamento dell’ultimo decennio è causata dall’uomo con impatti già devastanti su ecosistemi e comunità. Attualmente, il tasso di riscaldamento antropico viaggia alla velocità record di 0,27 °C per decennio, un incremento dovuto all’effetto combinato delle massicce emissioni di CO2 e della contestuale riduzione degli aerosol di zolfo (SO2) derivante dalle norme contro l’inquinamento atmosferico; questo paradosso, spiegato dal dottor Matt Palmer del Met Office, evidenzia che immettendo più gas serra che mai intrappoliamo il calore sbilanciando il pianeta, mentre la dottoressa Karina Von Schuckmann di Mercator Ocean International aggiunge che tale squilibrio sta modificando ogni dinamica climatica, dal surriscaldamento dei continenti allo scioglimento del permafrost, fino alla perdita dei ghiacciai. Le conseguenze visibili si manifestano con forza negli oceani dove, nel 2025, l’innalzamento del livello del mare ha registrato un aumento record di 23 cm dal 1901 viaggiando a un tasso di circa 1,8 mm all’anno in forte accelerazione, un incremento che la dottoressa Aimée Slangen (NIOZ) avverte stare già moltiplicando le inondazioni costiere nelle aree pianeggianti, parallelamente al drammatico aumento delle ondate di calore marine che solo nel 2025 hanno registrato ben 65 giorni di picco termico a livello globale, un dato che la professoressa June-Yi Lee dell’Università nazionale di Pusan sottolinea essere più che triplicato rispetto al periodo 1991-2025, compromettendo gli habitat marini, la sicurezza alimentare, l’acidità e i livelli di ossigeno degli oceani, e innescando a catena eventi meteorologici sempre più violenti anche sulla terraferma.

L’allarme dell’American Heart Association sull’impatto del cambiamento climatico e dello stress termico sul sistema cardiocircolatorio. Il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature estreme rappresentano una minaccia sempre più grave per la salute del cuore. Secondo una recente dichiarazione scientifica dell’American Heart Association (AHA), pubblicata sulla rivista Circulation in collaborazione con gli esperti del Weill Cornell Medicine, sia il caldo torrido che il freddo intenso aumentano drasticamente il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Sebbene storicamente le basse temperature abbiano causato un numero maggiore di decessi per malattie cardiovascolari, l’attuale impennata di ondate di calore estremo – per frequenza, intensità e durata – rischia di provocare una mortalità da record, superando gli effetti benefici della riduzione dei giorni freddi. Durante la stagione calda, l’organismo si difende dal surriscaldamento attraverso la vasodilatazione e l’aumento della sudorazione; questo meccanismo biologico, pur dissipando il calore, provoca una pericolosa riduzione della pressione sanguigna e dei liquidi corporei. Per compensare questo squilibrio, il cuore è costretto a un lavoro straordinario, aumentando il battito e la forza di pompaggio, una condizione di forte stress che può risultare fatale per chi soffre già di patologie cardiache. La situazione è ulteriormente complicata dall’uso di specifici farmaci per il cuore, come i diuretici, che accelerano la perdita di liquidi favorendo la disidratazione. Tra i soggetti più esposti a questo stress termico troviamo gli anziani, a causa della ridotta capacità di termoregolazione legata all’età, ma anche donne in gravidanza, neonati, lavoratori all’aperto e fasce della popolazione a basso reddito, che spesso vivono in aree urbane cementificate e prive di aria condizionata. Per fronteggiare questa emergenza, la comunità scientifica evidenzia la necessità di nuove ricerche mirate a individuare la soglia di temperatura critica per i pazienti a rischio e a comprendere gli effetti della politerapia farmacologica in condizioni di caldo estremo. In questo scenario emerge infine un forte paradosso: lo stesso sistema sanitario contribuisce al surriscaldamento globale, essendo responsabile di circa l’8,5% delle emissioni di gas serra negli Stati Uniti a causa dell’alto consumo energetico dei macchinari medici, dei gas anestetici e dei dispositivi monouso, ponendo la sostenibilità ambientale come una delle sfide cruciali per la medicina del futuro.

Con le vacanze estive c’è meno routine e rischio di fragilità psicologiche. Con la fine della scuola e l’inizio dell’estate, per molti adolescenti cambia radicalmente la quotidianità: meno routine, ritmi sonno-veglia alterati, più tempo trascorso online, meno contatti sociali diretti e maggiore esposizione ai contenuti social legati all’immagine corporea. Un insieme di fattori potrebbe favorire l’emergere o l’aggravarsi di fragilità psicologiche, soprattutto nei ragazzi più vulnerabili. Durante i mesi estivi, infatti, possono comparire o diventare più evidenti comportamenti associati al disagio emotivo come l’isolamento sociale, ma anche diete drastiche, allenamenti compulsivi e forte attenzione al peso e all’aspetto fisico, anche in vista della cosiddetta “prova costume”. Studi internazionali evidenziano che durante i mesi estivi gli adolescenti trascorrono mediamente tra i 45 e i 55 minuti in più al giorno online rispetto al periodo scolastico. In Italia, in particolare, il 30% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni supera le 4 ore di connessione quotidiana. Insieme all’iperconnessione si registra una significativa alterazione del sonno: fino al 70-80% degli adolescenti sperimenta il cosiddetto “social jet-lag“, con addormentamento e risveglio spostati in avanti di ore.  Aumenta anche la pressione sull’immagine corporea: l’insoddisfazione per il proprio aspetto riguardacirca 3 adolescenti su 10 in Italia e l’esposizione ai social media amplifica il confronto con standard estetici poco realistici. Secondo la Mental Health Foundation britannica, infatti, le immagini viste online inciderebbero negativamente sulla percezione di sé per ben il 40% dei giovani. In parallelo, si registra un incremento generalizzato, indipendentemente dalla stagione, dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Le regole da seguire in estate Ecco un decalogo per aiutare genitori e non solo per far trascorrere un’estate serena ai ragazzi: Mantenere la routine degli orari Sonno regolare anche durante le vacanze Limitare l’uso di smartphone e videogiochi nelle ore serali Evitare dispositivi digitali durante i pasti Favorire attività sportive e all’aperto Non banalizzare o sottovalutare frasi negative ricorrenti sul proprio corpo Osservare eventuali segnali di isolamento sociale Incentivare relazioni e attività condivise offline Chiedere supporto specialistico in presenza di segnali persistenti di disagio.

Il report di Coldiretti Puglia accende i riflettori sulla pastorizia storica: le rotte sui tratturi resistono alla crisi dei costi e alle tensioni geopolitiche. La transumanza si conferma anche nel 2026 una pratica biologica e culturale cruciale per l’allevamento pugliese, un rito stagionale che muove le greggi del Gargano alla ricerca di pascoli freschi e ricchi d’acqua e che Coldiretti Puglia valorizza come pilastro di sostenibilità, benessere animale e identità rurale protetta dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità. Questo viaggio di quattro giorni vede pastori, cani e cavalli guidare le mandrie dalle pianure riarse fino ai freschi alpeggi montani attraverso soste storiche a San Paolo di Civitate, Santa Croce di Magliano, Ripalimosani e Frosolone, lasciando nelle stalle di origine soltanto gli agnelli troppo giovani per affrontare il cammino. Il tracciato si snoda lungo la secolare autostrada verde dei tratturi storici italiani come il celebre L’Aquila-Foggia noto come “tratturo del Re”, il Celano-Foggia e il Lucera-Castel di Sangro, vie d’erba collegate da tratturelli e bracci che consentono di tutelare la biodiversità zootecnica del Paese salvaguardando razze ovine uniche come la Sarda, la Sopravissana, la Brogna, la Comisana, la Bergamasca e la Massese, che altrimenti rischierebbero di scomparire. Nonostante il profondo valore ambientale, gli allevatori si trovano oggi a fare i conti con una crisi economica stringente dovuta a prezzi di vendita alla filiera del tutto insufficienti a coprire i costi di gestione, una situazione aggravata nel 2026 dalle pesanti tensioni geopolitiche della guerra in Iran che hanno fatto impennare i prezzi di energia, carburanti, trasporti e mangimi. Per questo motivo Coldiretti Puglia lancia l’allarme evidenziando che la chiusura di ogni singola stalla rappresenta una ferita insanabile per l’occupazione, l’economia delle aree interne e la sopravvivenza dei prodotti tipici locali, rendendo la difesa della pastorizia transumante una priorità strategica assoluta per la tenuta sociale e la tutela del territorio pugliese.

Via libera a Montecitorio per il piano sul nucleare “sostenibile”. Il ministro Pichetto Fratin accelera: “Vogliamo l’approvazione definitiva entro l’estate”. Esultano maggioranza e Terzo Polo, insorgono le opposizioni. L’Italia compie il primo, storico passo verso il superamento del tabù energetico che durava dal referendum del 1987. La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare «sostenibile», presentato lo scorso ottobre dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. L’aula di Montecitorio si è espressa con 155 voti favorevoli (la maggioranza compatta, a cui si sono uniti Azione e Luigi Marattin del Pld), 86 voti contrari (Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra) e 8 astensioni (Italia Viva). La tabella di marcia del governo è serrata: l’obiettivo è incassare il sì definitivo del Parlamento entro l’estate, per poi varare tutti i decreti attuativi entro la fine dell’anno. «L’obiettivo del governo – ha spiegato il ministro Pichetto Fratin – è quello di definire un quadro giuridico perché si possano poi fare le valutazioni per l’avvio di produzione di energia dal nuovo nucleare». Non si tratta, dunque, di una risposta immediata al caro-bollette o all’emergenza energetica attuale, bensì di un investimento strategico in chiave futura. La rivoluzione degli “Small Reactor”: addio alle grandi centrali Il testo delinea l’impalcatura giuridica per il rientro dell’Italia nel settore atomico, ma con una filosofia radicalmente diversa rispetto al passato. Il “nuovo nucleare” non si baserà più sui mastodontici impianti del Novecento, ma su tecnologie di ultima generazione: piccoli reattori modulari (Small Modular Reactors) diffusi capillarmente sul territorio. Questi mini-impianti dovrebbero diventare disponibili tra la fine di questo decennio e l’inizio del prossimo. Il ddl serve proprio a preparare il terreno legislativo affinché, non appena la tecnologia sarà matura, il Paese sia pronto a partire. Cosa prevede la nuova legge quadro Il disegno di legge tocca tutti gli aspetti nevralgici della materia. Oltre a disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare (finalizzata anche alla produzione di idrogeno pulito), la norma regolerà: Lo smantellamento (decommissioning) degli impianti esistenti. La gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. La ricerca e lo sviluppo dell’energia da fusione. Il riordino complessivo delle competenze istituzionali. Autorizzazioni sprint e una nuova Authority I futuri decreti attuativi stabiliranno i criteri per la localizzazione degli impianti, che avverrà su istanza dei proponenti e nel rispetto dei più rigidi standard di sicurezza internazionali. Per evitare le lungaggini della burocrazia italiana, la sperimentazione, la costruzione e l’esercizio dei reattori saranno soggetti a procedimenti abilitativi integrati di competenza del MASE. Questo titolo unico sostituirà ogni altra autorizzazione, licenza o nulla osta amministrativo (fatti salvi i provvedimenti di valutazione ambientale). Viene inoltre ipotizzata la nascita di un’Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare. Il ruolo dei Comuni e le compensazioni Su forte pressione dell’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani), è stato garantito il coinvolgimento diretto dei Comuni nelle consultazioni qualora si individuino aree idonee. Per i territori che ospiteranno gli impianti sono previste adeguate misure di compensazione economica e strutturale, e i Comuni avranno anche la facoltà di autocandidarsi. I fondi sul tavolo: investimenti e comunicazione Il piano finanziario per sostenere la transizione è già delineato. La legge di Bilancio stanzia 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029 per l’attuazione degli investimenti. Consapevole delle storiche resistenze dell’opinione pubblica, il governo ha previsto anche un massiccio piano di campagne informative e consultazioni dei cittadini, con una spesa autorizzata di 1,5 milioni di euro e ben 6 milioni. Tra le novità introdotte durante il cammino parlamentare spiccano anche norme per incentivare la filiera industriale nazionale ed europea e l’apertura all’utilizzo della propulsione nucleare sulle navi. Scontro politico: l’ira delle opposizioni Il voto alla Camera ha surriscaldato il clima politico. Le opposizioni di centrosinistra hanno alzato le barricate: Pd, M5s e Avs parlano apertamente di una «delega in bianco» concessa al governo. Secondo i contrari, l’esecutivo sta inseguendo un miraggio tecnologico futuro, trascurando il presente delle energie rinnovabili e lasciando famiglie e imprese senza tutele immediate contro il caro-vita. Di parere opposto il ministro Pichetto Fratin, che rivendica la scelta: «Compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia. Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza dall’estero. La bolletta arriva a tutti: per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica, ma uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni».

Le nuove scoperte terapeutiche dell’Asco 2026 ridisegnano la geopolitica della medicina e mettono in guardia il sistema scientifico italiano. L’universo della medicina e della lotta ai tumori sta vivendo un’accelerazione senza precedenti, ma il vecchio continente rischia l’isolamento strategico. Se da un lato la ricerca oncologica corre veloce grazie a scoperte cliniche rivoluzionarie, dall’altro l’Europa, e in modo ancora più marcato l’Italia, si trovano davanti al pericolo concreto di un declino strutturale. Senza una pianificazione lungimirante e una seria politica di investimenti in ricerca e sviluppo, il nostro Paese rischia di rimanere drammaticamente indietro, mentre la mappa geopolitica della scienza viene ridisegnata dalla Cina, che sta facendo passi da leone nel settore biotecnologico, arrivando quasi a insidiare la leadership storica degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme è Giuseppe Curigliano, professore e presidente eletto dell’Esmo (Società Europea di Oncologia Medica), che analizza i profondi mutamenti e i nuovi equilibri globali emersi durante i lavori del congresso ASCO 2026 a Chicago, il più importante e prestigioso appuntamento mondiale dedicato all’oncologia clinica. L’edizione di quest’anno ha messo in mostra una vera e propria rivoluzione tecnologica in oncologia, presentando studi clinici di portata storica su numerose tipologie di neoplasie, con dati straordinari in merito al controllo a lungo termine del tumore della prostata e al ritardo delle metastasi, oltre a nuove molecole efficaci contro patologie rare come i liposarcomi. Si è assistito inoltre a una vera e propria esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, terapie innovative concepite con due teste biologiche capaci di riconoscere e colpire contemporaneamente due bersagli distinti sulla cellula tumorale. Oltre alle terapie, la svolta epocale riguarda la diagnosi precoce tramite la biopsia liquida, una tecnologia che consente di intercettare le tracce del DNA tumorale nel sangue molto prima che la malattia sia visibile attraverso esami strumentali tradizionali come la TC o la PET. L’obiettivo della comunità scientifica non è più solo la cronicizzazione, ma la sconfitta definitiva del cancro, un traguardo che in ambito ematologico è ormai prossimo a diventare realtà. I dati numerici del congresso di Chicago, che ha visto la partecipazione di circa 45 mila professionisti e la presentazione di oltre 8 mila studi, certificano un cambio di paradigma globale, dato che oltre il 50% delle sperimentazioni cliniche arriva da Cina, Giappone e Corea. Il baricentro della grande innovazione farmaceutica si sta spostando inesorabilmente verso l’Asia Orientale, dove il confronto per la supremazia tecnologica ricalca le attuali tensioni geopolitiche e commerciali tra Washington e Pechino. Il colosso statunitense si trova oggi a fare i conti con una tecnologia cinese altamente competitiva, con la Cina che si sta proponendo sul mercato globale come una sorta di immensa azienda di Stato in grado di produrre autonomamente molecole ad elevatissima innovatività attraverso un progetto politico e strategico centralizzato e supportato da massicci finanziamenti pubblici. Questo storico passaggio di testimone è stato documentato anche da prestigiose testate internazionali come il New York Times, che ha dedicato ampi approfondimenti all’ascesa della Cina nello sviluppo di farmaci, evidenziando come la rapidissima crescita dell’industria biotech cinese stia alimentando negli Stati Uniti il timore concreto di perdere il primato globale nel settore chimico-farmaceutico. Di fronte a questo scenario, l’immobilismo europeo rappresenta un pericolo strategico ed economico perché, se l’Europa e l’Italia non risponderanno tempestivamente a questa sfida, il rischio è quello di finire schiacciati tra i due colossi della ricerca, diventando totalmente dipendenti dalle importazioni e dalle decisioni scientifiche di USA e Cina. Per evitare l’obsolescenza del nostro sistema sanitario e scientifico è indispensabile potenziare i finanziamenti pubblici e privati e creare una rete infrastrutturale snella, capace di attrarre le aziende farmaceutiche internazionali a investire sul nostro territorio, garantendo così ai pazienti italiani ed europei un accesso rapido e democratico ai farmaci oncologici innovativi e assicurando la salute pubblica, l’autonomia industriale e il benessere sociale delle future generazioni.

Come le scelte alimentari quotidiane prevengono la perdita di autonomia motoria e la fragilità fisica negli over 50. Garantire un corretto apporto nutrizionale è il pilastro fondamentale per un invecchiamento in salute e per mantenere la massima autonomia motoria nel corso degli anni. Una vasta e recente ricerca internazionale ha gettato nuova luce sul legame diretto tra le abitudini a tavola e il benessere fisico nella terza età, dimostrando che consumare poche proteine aumenta il rischio di perdita della forza muscolare e compromette la capacità di svolgere le più comuni azioni quotidiane. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nutrients e coordinato dal professor Rizwan Qaisar dell’Università di Sharjah, ha analizzato i dati epidemiologici di oltre 38 mila adulti con almeno 50 anni residenti in 27 Paesi europei, attingendo al vasto database del programma europeo Share. I risultati emersi dall’analisi descrivono uno scenario molto chiaro: i soggetti che seguono una dieta povera di proteine mostrano una probabilità significativamente più alta di sviluppare debolezza muscolare e difficoltà funzionali croniche. La ricerca ha preso in esame l’impatto del ridotto consumo di alimenti ricchi di proteine sia di origine vegetale che animale, come uova, prodotti caseari quali latte e yogurt, legumi, pesce e carne bianca, evidenziando come la mancanza di questi nutrienti essenziali acceleri il declino funzionale dell’organismo riducendo la qualità della vita. Per valutare lo stato di salute muscolare dei partecipanti, gli studiosi hanno utilizzato come indicatore principale la ridotta forza di presa della mano, un parametro considerato dalla comunità medica come uno dei predittori più affidabili dello stato di fragilità fisica generale negli anziani. Chi assumeva meno proteine ha registrato un netto peggioramento in questo test e ha riferito gravi difficoltà nel compiere gesti quotidiani come camminare per brevi distanze, salire le scale, piegarsi, inginocchiarsi e sollevare le braccia sopra le spalle. Questo impatto presenta inoltre interessanti differenze di genere: negli uomini il legame tra lo scarso consumo di proteine e la riduzione della forza muscolare pura appare molto più marcato, mentre nelle donne si registrano con maggiore frequenza limitazioni funzionali legate alla mobilità complessiva. Questa perdita progressiva di massa e funzione muscolare prende il nome di sarcopenia, una condizione medica invalidante che aumenta il rischio di cadute, fratture e ricoveri ospedalieri. A differenza di molte ricerche precedenti, questo lavoro non si è concentrato su integratori artificiali, ma sulle normali abitudini alimentari delle persone, dimostrando che il consumo regolare di cibi comuni e accessibili è sufficiente per preservare la mobilità articolare e sostenere un invecchiamento attivo. In un contesto globale caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione, ottimizzare il consumo regolare di proteine rappresenta una strategia terapeutica naturale, economica ed efficace, indispensabile per prolungare gli anni vissuti in piena autonomia, proteggere il sistema muscolo-scheletrico e garantire una longevità in salute.

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