
Il mare ribolle e le acciughe scappano: la pesca pugliese lancia l’allarme
TACCUINO ECONOMICO Il riscaldamento delle acque stravolge gli ecosistemi marini. C’è una timida ripresa per le cozze a Taranto e Cagnano Varano, ma il settore
Il riscaldamento delle acque stravolge gli ecosistemi marini. C’è una timida ripresa per le cozze a Taranto e Cagnano Varano, ma il settore è soffocato dai rincari. L’innalzamento delle temperature nel Mar Mediterraneo non è più una minaccia lontana, ma una realtà che sta stringendo alla gola l’economia blu della Puglia. L’allarme lanciato da Coldiretti Pesca Puglia fotografa una situazione d’emergenza: il surriscaldamento delle acque sta modificando gli equilibri degli ecosistemi marini, mettendo a serio rischio la sostenibilità produttiva ed economica delle imprese ittiche locali. Una crisi profonda che colpisce l’intero comparto, dalla pesca costiera agli allevamenti tradizionali. Per la mitilicoltura pugliese, concentrata nelle storiche aree del Tarantino e di Cagnano Varano, gli ultimi anni sono stati drammatici. Le temperature record dell’acqua avevano provocato una vera e propria moria, distruggendo sia i mitili adulti pronti alla vendita sia il novellame destinato al ripopolamento degli impianti. Quest’anno si registra finalmente una parziale ripresa: grazie a un inverno più rigido, le cozze hanno trovato le condizioni termiche ideali per svilupparsi, riportando il prodotto sul mercato. Si tratta di un segnale positivo che, tuttavia, non permette di abbassare la guardia in vista dei mesi estivi, quando il picco di calore tornerà a rappresentare un fattore di altissimo rischio. Se la pesca a strascico risente meno delle variazioni grazie alla maggiore stabilità dei fondali, la situazione è invece critica in superficie. L’aumento delle temperature spinge infatti i piccoli pelagici, come sardine e acciughe, a migrare verso aree più fresche, rendendo il lavoro della piccola pesca costiera estremamente difficile e riducendo la disponibilità del pescato. A ciò si aggiunge il tilt della catena alimentare marina: la diminuzione dell’ossigeno disciolto e le modifiche nella produzione di plancton compromettono la sopravvivenza delle larve durante la fase riproduttiva, frenando la crescita della popolazione ittica. A peggiorare il quadro si inserisce la pesante pressione economica sulle aziende. Le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime hanno fatto impennare i prezzi dei mangimi, che da soli coprono oltre la metà dei costi di gestione di un allevamento ittico. Sommati ai continui rincari di carburante, energia, trasporti e manodopera, questi fattori stanno letteralmente azzerando i margini di profitto delle imprese pugliesi, in un contesto nazionale già caratterizzato da una progressiva contrazione del settore. “Il ritorno di una buona produzione di cozze è certamente un segnale incoraggiante, ma non basta a cancellare le difficoltà strutturali che il comparto vive ormai da anni”, spiega Davide Di Pinto, responsabile di Coldiretti Pesca Puglia. “Il mare sempre più caldo sta cambiando gli equilibri naturali, con effetti diretti su tutta l’attività costiera. Occorre investire subito nella ricerca, nel monitoraggio e in misure di sostegno concrete, perché il rischio reale è quello di compromettere un patrimonio produttivo e culturale fondamentale per la nostra regione”.
Guida completa alla seconda edizione della riforma: le novità del DM 941, le nuove date d’esame, il calcolo del punteggio e come funziona la graduatoria nazionale. Archiviato il debutto dell’anno accademico precedente, la grande riforma dell’accesso a Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria entra nella sua seconda fase applicativa. Il sistema, introdotto per superare il vecchio modello del test a crocette estivo (i vecchi TOLC), si basa sul concetto di “accesso libero iniziale con selezione differita”: tutti possono iscriversi al primo semestre, ma l’ingresso effettivo al secondo semestre e la prosecuzione degli studi sono subordinati al superamento di tre esami nazionali. Il 1° settembre 2026 segna l’avvio ufficiale delle lezioni del semestre filtro. Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha emanato il nuovo decreto (Decreto Ministeriale n. 941) che, pur confermando l’impianto generale della riforma, introduce importanti correttivi per superare le criticità emerse nella prima edizione. Ecco il quadro completo, preciso e aggiornato di tutte le regole, le date e le novità per l’anno accademico 2026/2027. 1. Come funziona il Semestre Filtro: i tre pilastri L’impianto base del sistema rimane stabile. Chi vuole iscriversi a Medicina si immatricola a un corso di studi “affine” (come Scienze Biologiche, Biotecnologie, Farmacia o Professioni Sanitarie) ma frequenta, a partire dal 1° settembre, le lezioni comuni del semestre filtro per acquisire i primi 18 CFU (Crediti Formativi Universitari) richiesti. Le tre materie d’esame, ciascuna da 6 CFU, sono: Biologia Chimica e propedeutica biochimica Fisica La soglia di sbarramento: Per poter accedere alla graduatoria nazionale di merito è necessario ottenere la sufficienza di almeno 18/30 in ciascuno dei tre insegnamenti. Non sono ammesse compensazioni: un’eccellenza in Biologia non può coprire un’insufficienza in Fisica. 2. Le grandi novità del 2026: cosa cambia rispetto al debutto Il DM 941 ha introdotto modifiche sostanziali per rendere le prove più eque, concedere più tempo agli studenti e ottimizzare la gestione dei punteggi. Slittamento delle date d’esame Nella prima edizione le prove si erano tenute a ridosso della fine delle lezioni (tra novembre e dicembre). Nel 2026 il calendario viene posticipato per garantire una preparazione più solida: Fine lezioni: Le attività didattiche devono concludersi almeno 10 giorni prima del primo appello. Primo appello: Fissato per il 10 dicembre 2026 (risultati attesi il 23 dicembre). Secondo appello: Fissato per l’11 gennaio 2027 (risultati attesi il 20 gennaio). Struttura della prova: più tempo e più scelta multipla Il numero totale di domande per ciascuna prova rimane fisso a 31, ma cambia la loro tipologia interna. Nel 2025 i quesiti erano divisi quasi equamente tra risposta multipla e completamento, penalizzando la velocità di lettura. CaratteristicaEdizione PrecedenteNuova Edizione (2026)Durata della prova45 minuti per materia50 minuti per materiaPausa tra le prove15 minuti30 minutiQuesiti a risposta multipla15 domande21 domande (5 opzioni, 1 corretta)Quesiti a completamento16 domande10 domande Regola del “voto migliore” automatico Una delle criticità più sentite della prima edizione riguardava l’ansia da rifiuto del voto. Da quest’anno la gestione è molto più lineare: se lo studente decide di sostenere l’esame in entrambi gli appelli (dicembre e gennaio) per provare a migliorare, prevale automaticamente il punteggio più alto conseguito, purché pari o superiore a 18/30. Non vi è più il rischio di perdere l’idoneità tentando il secondo appello. Esonero frequenza per chi ci riprova È possibile iscriversi al semestre filtro per un massimo di 3 volte (anche in anni non consecutivi). La novità del 2026 stabilisce che gli studenti che hanno già frequentato le lezioni del semestre filtro in un anno precedente sono completamente esonerati dall’obbligo di frequenza delle lezioni, potendo concentrarsi unicamente sul superamento degli esami. 3. Scadenze, costi e preferenze di sede Per partecipare al semestre filtro 2026/2027, la procedura si articola in passaggi e scadenze rigide: Iscrizione su Universitaly: Aperta dal 13 luglio al 3 agosto 2026 (entro le ore 18:00). Pagamento del contributo: Un contributo forfettario di 250 euro va versato all’ateneo prescelto entro il 6 agosto 2026. L’iscrizione non è considerata valida senza il pagamento del contributo nei termini. Indicazione delle preferenze: Durante l’iscrizione, i candidati devono indicare almeno 10 sedi universitarie in cui intendono concorrere per l’assegnazione finale a Medicina. Contestualmente, si deve indicare il corso di studi affine scelto e almeno cinque sedi collegate a quest’ultimo. 4. Come si calcola il punteggio e come funziona la graduatoria Superare i tre esami con la sufficienza (almeno 18/30) è la condizione necessaria per entrare in graduatoria, ma non garantisce l’immatricolazione automatica. L’accesso a Medicina è regolato da un punteggio standardizzato complessivo formulato su base nazionale, che unisce l’esito delle prove universitarie, la rapidità di conseguimento dei crediti e il percorso scolastico precedente. La formula del punteggio di ammissione (Max 100 punti) Il punteggio finale di ciascun candidato viene calcolato sommando tre componenti distinte: Il voto degli esami (Fino a 80 punti): Per ognuna delle tre materie (Biologia, Chimica, Fisica), il voto in trentesimi viene convertito in un punteggio parziale. In graduatoria viene trasmesso automaticamente il voto più alto ottenuto tra le due sessioni (dicembre e gennaio). La regolarità del percorso (Fino a 10 punti): Viene premiata la velocità di acquisizione dei crediti. Chi ottiene tutti i 18 CFU entro il secondo appello di gennaio riceve il massimo del punteggio aggiuntivo (+10 punti). Chi ne acquisisce 12 riceve 5 punti, mentre chi ne acquisisce solo 6 non riceve alcun bonus. Il bonus maturità (Fino a 10 punti): Per valorizzare la carriera scolastica, viene attribuito un punteggio calcolato in base al voto del diploma di scuola secondaria superiore. Il punteggio massimo (+10 punti) viene assegnato a chi ha ottenuto 100 o 100 e lode, a scendere proporzionalmente fino a un minimo di 1 punto per chi si è diplomato con 60. Il funzionamento degli scorrimenti Una volta pubblicati i punteggi, il MUR elabora la graduatoria unica nazionale di merito nominale. I posti disponibili vengono assegnati partendo dal punteggio più alto in giù, incrociando i voti con le preferenze espresse dal candidato a luglio. Gli scorrimenti avvengono settimanalmente: I candidati che risultano “assegnati” alla loro prima scelta hanno l’obbligo di immatricolarsi entro 4 giorni, pena la decadenza. I candidati che risultano “prenotati” su una scelta successiva possono scegliere se immatricolarsi subito o attendere gli scorrimenti successivi nella speranza di risalire verso una sede preferita. 5. Cosa succede a chi non supera tutti gli esami? Il superamento parziale degli esami non comporta la perdita dell’anno accademico, garantendo una rete di sicurezza per gli studenti: In graduatoria “con riserva”: Chi supera solo uno o due esami (ottenendo ad esempio 6 o 12 CFU sui 18 richiesti) può comunque essere inserito in graduatoria. Se si posiziona in un posto utile per l’immatricolazione a Medicina, gli verrà assegnata la sede con riserva. Lo studente dovrà recuperare i crediti mancanti direttamente nella sede assegnata prima della formale immatricolazione al secondo semestre. Rientro nel corso affine: Chi non supera gli sbarramenti o non ottiene un posto utile in graduatoria non perde il lavoro svolto. Potrà proseguire senza interruzioni il percorso di studi nel corso “affine” in cui si è inizialmente immatricolato (es. Biologia o Biotecnologie), vedendosi riconosciuti i CFU già acquisiti.
Il report Ifel sui costi delle locazioni svela un aumento diffuso in tutta Italia. Lungo l’asse adriatico e nel Mezzogiorno i prezzi corrono oltre la media nazionale: i dati dei capoluoghi. Il costo degli affitti in Italia registra una fiammata senza precedenti, ma la vera sorpresa emerge dall’analisi territoriale: l’emergenza immobiliare si sta spostando rapidamente verso il Mezzogiorno, con Puglia e Basilicata in prima linea. Secondo la nuova mappa nazionale sui canoni di locazione elaborata dall’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel), tra il 2018 e il 2024 la media nazionale di incremento è stata del 22,6%. Tuttavia, l’intensità dei rincari è fortemente differenziata e vede ben 34 capoluoghi italiani superare la soglia critica del 25% di aumento. Tra le aree che registrano la crescita più sostenuta spicca con forza l’asse adriatico, insieme ad alcune aree chiave del Sud Italia. In Puglia, il mercato immobiliare di Bari segna un balzo del +29,8%, posizionando il capoluogo pugliese nella fascia critica di aumento. La situazione è ancora più marcata in Basilicata, dove si assiste a una vera e propria impennata dei prezzi. A Matera i canoni sono schizzati del +33,5%, trainati probabilmente anche dalla forte attrattività turistica e culturale della città dei Sassi, mentre Potenza si attesta su un record regionale del +35,1%, entrando di diritto tra le città con la crescita più alta e preoccupante per gli inquilini. Guardando al resto della penisola, la fascia ad alta crescita (con aumenti superiori al 41%) è guidata da Firenze (+44,2%), Aosta (+42%) e Milano (+41,1%), seguite da Gorizia e Vercelli. Nel resto delle grandi metropoli, Bologna fa registrare un +34,1% e Trieste un +32,4%. Al contrario, Roma (+22,9%) si colloca in una fascia di crescita moderata, perfettamente in linea con il trend nazionale, mentre Napoli sfiora la soglia di allarme posizionandosi al +24,8%. I dati dell’istituto di ricerca evidenziano come la pressione sul mercato degli affitti non risparmi nemmeno i capoluoghi storicamente considerati più accessibili, come Campobasso (+30,8%) e L’Aquila (+34,1%). La mappa del rincaro affitti fotografa quindi un’Italia a due velocità, dove la ricerca di una casa in locazione rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale ed economica, in particolar modo per le famiglie e gli studenti fuori sede delle regioni meridionali.
Attivo il servizio in area pubblica senza credenziali (Spid/Cie) per scaricare i moduli di pagamento in vista della scadenza del 31 luglio 2026. Al via il servizio online per chiedere la copia della comunicazione delle somme dovute per la Rottamazione-quinquies, gia’ resa disponibile nell’area riservata del sito di Agenzia delle entrate-Riscossione entro lo scorso 30 giugno. Da oggi, i contribuenti che non hanno la possibilita’ di accedere all’area riservata, spiega in una nota l’Agenzia, hanno a disposizione uno strumento per ottenere, senza necessita’ di credenziali di accesso, la copia della lettera con gli importi e i moduli di pagamento della definizione agevolata delle cartelle, in vista della scadenza della prima o unica rata fissata al 31 luglio 2026. Direttamente dall’area pubblica del sito il servizio consente di inviare la richiesta con pochi e semplici passaggi: e’ sufficiente indicare il codice fiscale del contribuente che ha chiesto la definizione agevolata, allegare un documento di riconoscimento e inserire l’indirizzo email dove si vuole ricevere la copia della comunicazione delle somme dovute. Un servizio che puo’ risultare utile, in particolare, per le comunicazioni inviate tramite posta raccomandata o via pec, modalita’ previste per i contribuenti che hanno presentato la domanda di adesione attraverso l’area pubblica del sito e che, pertanto, potrebbero non essere in possesso delle credenziali personali (per esempio Spid), necessarie per recuperare, in caso di necessita’, la copia della comunicazione dall’area riservata. Cosa contiene la comunicazione delle somme dovute La comunicazione delle somme dovute fornisce l’esito di accoglimento o eventuale rigetto della domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies, un prospetto di sintesi con i carichi inseriti, gli importi da pagare, le scadenze di versamento delle rate e i moduli di pagamento. In base alla legge di Bilancio 2026, che ha introdotto la nuova definizione agevolata delle cartelle, la comunicazione per coloro che hanno presentato la domanda tramite il servizio in area riservata e’ stata resa disponibile esclusivamente in quella stessa area a cui si accede tramite Spid, Cie, Cns e, per professionisti e imprese, anche con le credenziali dell’Agenzia delle Entrate. Invece, per i contribuenti che hanno presentato la domanda di adesione attraverso l’area pubblica del sito, la comunicazione, oltre a essere presente nell’area riservata, e’ stata inviata anche con lettera raccomandata oppure tramite Pec, a seconda del domicilio indicato dal richiedente in fase di presentazione della domanda. Le comunicazioni delle somme dovute che Agenzia delle entrate-Riscossione ha messo a disposizione dei contribuenti riguardano la definizione agevolata introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e alla quale si poteva aderire presentando domanda entro lo scorso 30 aprile 2026. Tale misura presenta un ambito applicativo riferito esclusivamente a determinati carichi affidati in riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 (imposte dichiarate ma non versate, omesso versamento dei contributi Inps diversi da quelli richiesti a seguito di accertamento, sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada affidate dalle Prefetture). La definizione agevolata consente di pagare il solo importo del debito residuo dovuto a titolo di capitale e quello dovuto a titolo di rimborso spese per le eventuali procedure esecutive e per i diritti di notifica. Non saranno invece da corrispondere gli interessi e le sanzioni inclusi negli stessi carichi, gli interessi di mora, le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale, e l’aggio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative del codice della strada irrogate dalle competenti amministrazioni dello Stato (Prefetture) non sono, invece, da corrispondere le somme dovute a titolo di interessi (comunque denominati, comprese le cosiddette “maggiorazioni”), nonche’ quelle dovute a titolo di aggio.
Attivo il primo treno che collega direttamente Lecce e Bari al capoluogo campano. Una svolta attesa da troppi anni che accorcia i tempi di percorrenza da e per Napoli. Tre ore e mezza da Bari, con la prospettiva di arrivare a due nel 2029, cinque ore da Lecce. Fermate intermedie a Brindisi, Barletta, Foggia, Benevento e Napoli Afragola. Ecco il nuovo Frecciarossa.
Coldiretti Puglia annuncia la disponibilità di oltre 70 ettari tramite la Banca delle Terre: un’opportunità concreta per il ricambio generazionale in agricoltura. In Puglia si apre una nuova e importante strada per chi desidera investire nel settore primario. Attraverso la Banca delle Terre Agricole, gestita da Ismea, sono stati messi a bando complessivamente 70,31 ettari di terreni di proprietà. Si tratta di una misura strategica mirata a facilitare l’accesso alla terra, da sempre il principale ostacolo per chi vuole avviare una nuova attività, con una corsia preferenziale dedicata all’imprenditoria giovanile agricola. Secondo Coldiretti Puglia, questa iniziativa rappresenta un pilastro fondamentale per sostenere il ricambio generazionale nelle campagne, frenare la fuga dei giovani talenti dal territorio e supportare lo sviluppo di progetti aziendali innovativi, tecnologici e improntati alla sostenibilità. La mappa dei terreni Ismea disponibili in Puglia Per questa specifica tornata di assegnazioni, i lotti disponibili sul territorio regionale sono 6, così ripartiti nelle diverse province: 3 terreni nella provincia di Brindisi 2 terreni nella provincia di Lecce 1 terreno nella provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) La disponibilità di questi fondi offre una risposta concreta a tutti quegli under 35 che, pur avendo idee innovative e competenze elevate, non provengono da famiglie agricole e non dispongono di un patrimonio fondiario ereditato. “Rendere disponibili questi lotti significa dare la possibilità a tanti ragazzi di trasformare le proprie competenze in startup agricole di successo”, evidenzia Donato Mercadante, delegato di Coldiretti Giovani Impresa Puglia. Cos’è e come funziona la Banca delle Terre Agricole Istituita ufficialmente con la legge n. 154 del 28 luglio 2016, la Banca delle Terre Agricole funziona come un vero e proprio inventario dei fegati e dei campi che tornano disponibili a causa di pensionamenti o cessazione delle attività. La piattaforma online permette di verificare in modo trasparente e immediato tutte le informazioni cruciali sui lotti in vendita: Le caratteristiche produttive e agronomiche del suolo. Le dotazioni infrastrutturali (presenza di pozzi, magazzini, vie d’accesso). Le procedure e le modalità di partecipazione all’asta di vendita terreni Ismea. L’obiettivo è snellire la burocrazia e ridurre l’impatto dei costi fondiari, dato che l’ultimo rapporto CREA evidenzia come il valore medio della terra resti comunque al di sotto dei 16 mila euro per ettaro, una cifra condizionata anche dal peso dell’inflazione e dalle tensioni internazionali. L’identikit del giovane agricoltore pugliese: innovazione e multifunzionalità Il settore primario pugliese è trainato da una nuova generazione di imprenditori fortemente qualificati e orientati al futuro. I dati regionali tracciano un profilo chiaro: Istruzione elevata: Il 49,7% dei giovani agricoltori ha un diploma di scuola superiore e il 19,4% è laureato. Sostenibilità e Bio: Il 15,3% delle aziende guidate da giovani applica il metodo dell’agricoltura biologica, mentre il 23% investe nella zootecnia. Strutture più grandi: La superficie media di queste realtà tocca i 18,3 ettari, staccando nettamente la media nazionale ferma a 10,7 ettari (un +54%). A fare la differenza è anche la multifunzionalità agricola, scelta dal 12% delle imprese giovanili. Non si produce solo cibo, ma si diversifica l’attività con l’agricoltura sociale, la produzione di energia da fonti rinnovabili, la trasformazione diretta a chilometro zero e l’accoglienza legata all’agriturismo. Queste nuove aziende di prima generazione, nate spesso da professionisti provenienti da altri settori, registrano prestazioni economiche straordinarie: un fatturato superiore del 75% rispetto alla media e una capacità occupazionale maggiore del 50%, confermandosi il vero motore della resilienza e della sovranità alimentare del territorio pugliese.
Mentre le imprese si preparano alla maxiscadenza fiscale da 22,9 miliardi di euro, l’incrocio delle banche dati ridisegna la mappa dell’infedeltà tributaria tra propensione territoriale e impatto assoluto. In vista della cruciale scadenza fiscale del prossimo 30 giugno, il sistema produttivo italiano si trova ad affrontare uno degli adempimenti più complessi e onerosi dell’anno: il versamento all’erario di ben 22,9 miliardi di euro. Questa imponente mobilitazione di liquidità, calcolata dall’Ufficio studi della CGIA, equivale quasi a un punto percentuale di PIL, una cifra che metterà a dura prova la tenuta finanziaria del comparto imprenditoriale. In un contesto macroeconomico caratterizzato da una contrazione della liquidità aziendale, non si esclude che moltissimi contribuenti scelgano di avvalersi della facoltà di rinviare il versamento al 30 luglio. Tale opzione, pur garantendo un temporaneo sollievo di cassa, comporta una maggiorazione dello 0,4 per cento sull’importo originariamente dovuto (misura da cui sono escluse gran parte delle microimprese). Focus imposte: l’Ires si conferma la tassa più gravosa L’analisi dettagliata delle entrate previste per il fisco evidenzia la netta predominanza delle imposte sulle società: Ires (Imposta sul reddito delle società di capitali): costituisce la fetta principale del gettito, garantendo allo stato ben 15,8 miliardi di euro. Irap (Imposta regionale sulle attività produttive): richiederà un esborso complessivo pari a 5,1 miliardi di euro. Irpef e addizionali: l’imposta sul reddito delle pessoas fisiche peserà per 1,8 miliardi di euro, a cui si sommeranno 209 milioni di euro a titolo di addizionali regionali e comunali. Per alleggerire la pressione sulle realtà minori, il provvedimento entrato in vigore il 22 maggio consente alle attività soggette agli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale) con fatturato entro i 5,1 milioni di euro di differire i pagamenti al 20 luglio senza alcuna maggiorazione, o entro il 19 agosto con un incremento dello 0,8 per cento. 2. Confronto europeo: Italia al 5° posto per pressione fiscale Il posizionamento dell’italia nel panorama fiscale continentale rimane critico. Nel 2025, la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,1 per cento del PIL, collocando il nostro paese al quinto posto della classifica UE dei contribuenti più tartassati. La media dell’Unione Europea (UE27) si attesta al 40,7 per cento, evidenziando un divario svantaggioso per l’italia di ben 2,4 punti percentuali. I principali competitor commerciali dell’eurozona mostrano dinamiche competitive nettamente più favorevoli, ad eccezione della Francia: Francia: prima in Europa con una pressione fiscale al 46,1% del PIL. Germania: registra il 41,8% (1,3 punti in meno rispetto all’Italia). Spagna: si ferma al 38,1% (ben 5 punti in meno del dato italiano). Irlanda: rappresenta l’oasi fiscale della federazione con appena il 21,4%. 3. Lotta all’evasione: recupero record di 36,2 miliardi di euro Il 2025 ha fatto registrare un successo senza precedenti sul fronte del controllo dell’infedeltà fiscale. L’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno recuperato la cifra record di 36,2 miliardi di euro. Si tratta di un incremento straordinario del 44 per cento tra il 2022 e il 2025, segno tangibile dell’efficacia delle nuove strategie digitali di verifica. La crescita costante del recupero fiscale è stata trainata principalmente dall’introduzione e dal consolidamento di strumenti normativi e tecnologici avanzati, tra cui lo split payment, la compliance fiscale, la fatturazione elettronica e l’invio telematico dei corrispettivi. Questi presidi hanno spinto al ravvedimento operoso diverse categorie di evasori seriali, inclusi i soggetti che incassavano fondi pubblici senza versare l’IVA e i promotori delle complesse “frodi carosello”. 4. La mappa del sommerso: la geografia dell’evasione da 107 miliardi Nonostante i successi sul fronte del recupero, i dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) stimano che l’evasione fiscale complessiva in Italia rimanga una piaga da 107 miliardi di euro all’anno, pari a un tasso di evasione nazionale del 12,1% (ovvero oltre 12 euro sottratti ogni 100 legittimamente incassati). L’analisi territoriale condotta dall’ufficio studi della CGIA rivela una profonda spaccatura tra nord e sud, distinguendo tra l’indice di propensione e l’impatto economico assoluto: Classifica per propensione all’evasione (Tasso percentuale): la regione con la maggiore infedeltà fiscale d’italia è la Calabria con un tasso del 20,4%. Seguono a ruota la Puglia (18,5%), la Sicilia (18%) e la Campania (17,9%). Al polo opposto si posiziona la Provincia Autonoma di Bolzano, l’area più virtuosa del paese con un tasso di appena il 7,9%. Classifica per impatto assoluto (Valore monetario sottratto): ribaltando il criterio di lettura in termini di volume economico, la Lombardia si colloca al primo posto assoluto, sottraendo all’erario ben 17,7 miliardi di euro. Seguono il Lazio con 12 miliardi e la Campania con 9,8 miliardi. 5. Le nuove frontiere del contrasto: digitalizzazione e incrocio delle banche dati La sfida futura per sradicare l’evasione non passa da un incremento dei controlli fisici indiscriminati, bensì da un uso strategico, intelligente e mirato del patrimonio informativo a disposizione della pubblica amministrazione. L’incrocio delle banche dati e l’analisi avanzata dei flussi finanziari permettono di isolare i profili ad alto rischio, tutelando contestualmente i contribuenti onesti. L’Agenzia delle Entrate ha ridefinito i propri target strategici, concentrando l’azione di contrasto sui fenomeni a maggiore pericolosità economica: Frodi IVA comunitarie ed estere e utilizzo fraudolento di crediti d’imposta inesistenti o non spettanti. Indebita percezione di contributi, incentivi statali e aiuti economici pubblici. Spostamenti fittizi della residenza fiscale all’estero e occultamento sistematico di patrimoni e attività finanziarie oltreconfine. Questi comportamenti illeciti non solo sottraggono risorse essenziali per il welfare e i servizi pubblici, ma alterano profondamente le regole della concorrenza di mercato, penalizzando il tessuto industriale sano del paese.
Si tratta di dispositivi moderni e leggeri. L’associazione umanitaria “Lilly Colucci” e la Nazionale del cuore attori e cantanti hanno donato due elettrocardiografi di ultima generazione all’Hospice San Camillo di Monopoli, la struttura sanitaria che accoglie pazienti in cure palliative e le loro famiglie. Interviste a Vitantonio Colucci, presidente nazionale del cuore attori e cantanti
Le proiezioni di CNA delineano un trimestre estivo straordinario, con oltre 224 milioni di pernottamenti e un impatto economico complessivo che sfiora i 48 miliardi di euro. Superato definitivamente il benchmark del 2019 Il comparto turistico italiano si appresta a vivere una stagione estiva senza precedenti. Secondo le più recenti proiezioni elaborate da CNA Turismo e Commercio, il trimestre compreso tra luglio e settembre vedrà i pernottamenti complessivi superare la soglia dei 224 milioni. Questo imponente flusso di visitatori genererà un indotto diretto di circa 27 miliardi di euro, con una ricaduta complessiva sul sistema economico nazionale stimata tra i 43 e i 48 miliardi di euro. Il raffronto con l’era pre-pandemica evidenzia la portata di questa accelerazione. Nell’estate del 2019, l’ultimo anno di riferimento prima della crisi sanitaria, i pernottamenti si erano attestati a 215 milioni; i dati attuali indicano quindi un incremento di oltre 9 milioni di presenze. Parallelamente, anche la spesa dei viaggiatori compie un balzo in avanti, passando dai 25,8 miliardi di cinque anni fa agli oltre 27 miliardi stimati per la stagione in corso. Si tratta di un recupero straordinario se si pensa che nel 2020, nel momento più acuto dell’emergenza globale, le presenze estive erano sprofondate sotto i 140 milioni: in pochi anni l’Italia ha riconquistato oltre 80 milioni di pernottamenti, stabilendo nuovi primati storici. I fattori della crescita: mercati esteri ed esperienze locali A spingere l’acceleratore sul turismo italiano concorrono molteplici elementi. Da un lato, la domanda internazionale mostra un trend in costante ascesa, trainata in particolare dai flussi provenienti da Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia e dai mercati asiatici, ormai in pieno rilancio. Dall’altro lato, l’Italia raccoglie i frutti del suo ottimo posizionamento nei segmenti dei viaggi culturali, esperienziali ed enogastronomici. Un ulteriore impulso arriva dalle celebrazioni del Giubileo e da una progressiva destagionalizzazione dei flussi, con il mese di settembre che fa registrare ritmi di crescita proporzionalmente più alti rispetto ai periodi tradizionalmente centrali delle vacanze. Le mete più ambite: dai grandi classici alle gemme nascoste Le preferenze dei viaggiatori confermano il fascino dei grandi distretti balneari e montani: Costiera Amalfitana, Salento, Sardegna, Sicilia, Riviera Romagnola, Dolomiti e l’area del Lago di Garda restano in cima ai desideri. Sul fronte delle città d’arte, Roma, Firenze, Venezia, Napoli e Milano continuano a fare la parte del leone, ma si fa sempre più spazio l’interesse per i borghi e le destinazioni minori, capaci di valorizzare le tradizioni locali, le peculiarità territoriali e la manifattura artigianale. Il turismo come pilastro dell’industria diffusa I dati macroeconomici confermano che il turismo non è più una semplice voce di bilancio, ma una vera e propria politica industriale diffusa a livello nazionale. Dietro ogni singolo pernottamento si attiva una filiera capillare che comprende strutture ricettive, ristorazione, servizi di trasporto, guide turistiche, attività commerciali e laboratori artigiani. Quando il turismo prospera, è l’economia reale del Paese a beneficiarne. La spesa dei visitatori non si limita infatti a sostenere alberghi e b&b, ma irriga il commercio di prossimità, l’artigianato artistico, la mobilità e la manutenzione delle infrastrutture locali. L’Italia si consolida come una delle mete più ambite al mondo, ma per consolidare questo vantaggio competitivo nel lungo periodo rimangono fondamentali alcuni nodi: è necessario potenziare l’efficienza dei collegamenti, innalzare lo standard dei servizi pubblici e promuovere politiche mirate a sostenere le micro e piccole imprese, che rappresentano la spina dorsale del sistema di accoglienza italiano. Per CNA, la filiera turistica costituisce oggi una delle poche grandi leve in grado di redistribuire ricchezza sul territorio, creare nuova occupazione e attrarre capitali esteri, portando in alto l’autentico Made in Italy.
Dal naso elettronico con intelligenza artificiale alle piante resistenti: i progetti del Crea rivoluzionano la difesa dell’olivicoltura italiana. La battaglia sul campo contro il disseccamento degli ulivi entra in una nuova fase grazie a una serie di strategie innovative che spaziano dall’identificazione precoce del batterio fino alla selezione di piante capaci di resistere all’infezione. Questo scenario d’avanguardia è emerso durante un recente forum scientifico ospitato dal Ciheam di Bari, dove esperti, istituzioni e agricoltori si sono confrontati sui progetti scientifici promossi dal Masaf per salvaguardare il patrimonio olivicolo. Il motore di questa rivoluzione è la scienza pubblica guidata dal Crea, che sta pilotando quattro programmi di studio multidisciplinari capaci di unire genetica, biotecnologie e agronomia con l’obiettivo di trasformare le scoperte di laboratorio in soluzioni pratiche per gli agricoltori. Il primo pilastro di questo piano d’action si concentra sulla prevenzione tempestiva attraverso il progetto Diacox, una ricerca che ha dimostrato come intercettare subito il microrganismo killer possa fare la differenza tra il contenimento e il disastro. Per farlo, i ricercatori hanno sviluppato strumenti hi-tech sbalorditivi, tra cui spicca un naso elettronico con intelligenza artificiale, affiancato da kit di analisi portatili per i campi e sistemi di monitoraggio satellitare per l’agricoltura in grado di leggere lo stress idrico delle piante prima che i sintomi siano visibili a occhio nudo. Parallelamente, lo studio Covexy affronta il problema colpendo il vettore principale del contagio, ovvero la sputacchina, abbandonando i vecchi pesticidi chimici a favore di una difesa biologica e sostenibile contro la Xylella. Gli scienziati hanno scoperto l’efficacia di due microrganismi parassiti naturali dell’insetto e hanno formulato repellenti naturali a base di oli essenziali capaci di confondere il comportamento del vettore, allontanandolo dagli alberi. Il rilancio della filiera passa inevitabilmente anche dal DNA delle piante: con l’iniziativa Genforagris sono stati infatti individuati circa trenta ecotipi di ulivo che riducono spontaneamente la proliferazione batterica e ben nove varianti completamente immuni. Queste varietà di ulivo resistenti alla Xylella non solo bloccano il contagio, ma mostrano anche un’ottima produttività e un’incredibile capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. A completare il quadro interviene il progetto Novixgen, focalizzato sulla biodiversità come scudo naturale per l’olivicoltura. Nel cuore del Salento sono stati catalogati duecento genotipi d’ulivo resistenti che guideranno la riforestazione del territorio, mappando i geni responsabili di questa immunità biologica. Questa specifica ricerca ha inoltre allargato il raggio d’azione alla viticoltura, studiando i meccanismi di difesa della vite per prevenire la malattia di Pierce, un’altra letale variante della patologia, blindando così anche il settore del vino. A confermare la rilevanza di questa svolta è Andrea Rocchi, alla guida del Crea, il quale ha ribadito come l’unica strada percorribile per tutelare l’agricoltura sia l’alleanza tra innovazione tecnologica, istituzioni e territorio, offrendo risposte concrete per la salvaguardia del paesaggio agrario italiano.
Il ministro Adolfo Urso firma il decreto per Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia: fondi stanziati per intelligenza artificiale e pmi. Attraverso un provvedimento ufficiale firmato dal ministro Adolfo Urso, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un corposo stanziamento finanziario del valore complessivo di 505,8 milioni di euro, esplicitamente riservato al tessuto produttivo delle regioni del Mezzogiorno. Questa importante manovra economica punta a stimolare e supportare l’esecuzione di piani di ricerca industriale e attività di sviluppo sperimentale caratterizzati da un fortissimo coefficiente di innovazione. La platea dei beneficiari è localizzata in sette territori del Sud Italia e delle isole, nello specifico Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, come dettagliato nella comunicazione ufficiale diffusa dal Mimit. Questo nuovo canale di agevolazioni si colloca in perfetta sinergia con gli obiettivi strategici delineati dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente. Per quanto riguarda la struttura del fondo, l’operazione si avvale di due differenti leve finanziarie: da un lato mette a disposizione 280 milioni di euro sotto forma di mutui a tasso agevolato attinti direttamente dal Fondo per la crescita sostenibile; dall’altro eroga ben 225,8 milioni di euro come contributi a fondo perduto, recuperati grazie alle risorse residue e alle economie generate dai precedenti cicli di programmazione. Nelle dichiarazioni del ministro viene specificato che l’iniziativa intende dare copertura finanziaria a tutti quei programmi industriali finalizzati alla creazione ex novo o al profondo rinnovamento di articoli, metodologie produttive o prestazioni commerciali, ponendo un accento imprescindibile sull’implementazione delle cosiddette tecnologie abilitanti fondamentali. Le aree tecnologiche considerate di massima priorità includono soluzioni all’avanguardia come i sistemi di intelligenza artificiale, l’analisi dei big data, i servizi di cloud computing, i protocolli di cybersicurezza, le architetture blockchain, l’infrastruttura di supercalcolo, le applicazioni quantistiche, nonché l’universo del deep tech e della digitalizzazione avanzata. La struttura dell’incentivo mostra un occhio di riguardo nei confronti delle realtà aziendali di dimensioni minori e delle aggregazioni stabili come le reti d’impresa, blindando a loro favore una quota pari al 60% delle risorse per le PMI; all’interno di questa riserva strategica, un ulteriore 25% viene blindato a uso esclusivo delle micro e delle piccole realtà imprenditoriali. I candidati avranno la facoltà di sviluppare i propri interventi seguendo un modello di tipo sinergico e collaborativo, istituendo cioè accordi di partenariato che comprendano fino a un tetto massimo di tre partecipanti, a patto che tra questi sia presente almeno una piccola o media impresa. In alternativa, il bando consente la partecipazione in modalità singola da parte di una PMI, la quale potrà comunque avvalersi del supporto scientifico e tecnico offerto da istituti universitari, centri di ricerca pubblici e privati o professionisti della consulenza altamente qualificati. Sotto il profilo finanziario e temporale, le singole proposte progettuali dovranno attestarsi su un budget di spesa compreso tra una soglia minima di 1 milione di euro e un limite massimo di 5 milioni di euro, con un cronoprogramma dei lavori della durata flessibile tra i 18 e i 36 mesi, a cui si potrà eventualmente aggiungere una dilazione temporale di ulteriori sei mesi in caso di proroga motivata. Le condizioni di aiuto previste dal decreto ministeriale combinano i due strumenti finanziari menzionati in precedenza: la componente del finanziamento agevolato andrà a coprire stabilmente il 40% delle uscite ritenute ammissibili dal bando, mentre la percentuale del contributo a fondo perduto seguirà una logica proporzionale e decrescente basata sulla dimensione dell’azienda richiedente. Nel dettaglio, l’intensità del sussidio diretto arriverà a toccare il 40% delle spese complessive per le strutture di piccola taglia, scenderà al 35% per le imprese di medie dimensioni e si attesterà infine sul 30% per le grandi realtà industriali coinvolte nei progetti.
Via libera dell’INPS al Bonus Giovani 2026: sgravi del 100% per assumere under 35 nelle imprese agricole pugliesi. Una svolta decisiva per il settore primario pugliese arriva con l’attivazione del Bonus Giovani in agricoltura, una misura strategica pensata per incentivare le assunzioni e promuovere il ricambio generazionale nei campi. Come comunicato da Coldiretti Puglia, l’INPS ha ufficialmente sbloccato le linee guida per accedere all’esonero contributivo al 100% introdotto dal Decreto Legge n. 62/2026. L’agevolazione è rivolta ai datori di lavoro che scelgono di assumere a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, ragazzi con un’età inferiore ai 35 anni. Questa iniziativa si inserisce in un contesto straordinariamente dinamico: l’agricoltura si conferma infatti un motore occupazionale anticiclico in Puglia, dove si registrano quasi 109mila occupati, un dato in controtendenza nazionale che segna una crescita del 4,3% a fronte di un calo del 3,3% nel resto d’Italia. Per Coldiretti, il bonus rappresenta una leva fondamentale per stabilizzare il personale e attrarre competenze innovative in un comparto che vede il lavoro dipendente agricolo crescere del 10,8%, in particolare nelle filiere d’eccellenza come l’ortofrutta, la vitivinicoltura e la trasformazione alimentare. Analizzando la geografia del lavoro, la provincia di Bari guida la classifica regionale concentrando il 25,3% degli addetti, seguita da Foggia (22,2%), Taranto e BAT (entrambe al 15,4%), Brindisi (12,4%) e Lecce (9,3%). Parallelamente all’occupazione giovanile, cresce del 5% l’apporto dei lavoratori stranieri in agricoltura, che in Puglia superano quota 32mila, con la provincia di Foggia che ne assorbe da sola il 40%. Secondo Coldiretti Puglia, per consolidare questo trend positivo è ora indispensabile accelerare i flussi per gli stagionali, tagliare la burocrazia e intensificare il contrasto al caporalato, garantendo alle imprese manodopera regolare, qualificata e protetta per affrontare al meglio le sfide della stagione.
Il sondaggio Confesercenti-Ipsos fotografa i consumi degli italiani: boom di spese per i viaggi, ma al Sud pesa il carovita e i giovani scelgono il risparmio. In arrivo un boost da 12,4 miliardi di euro per i consumi estivi grazie alla quattordicesima mensilità, che tra giugno e luglio offrirà una boccata d’ossigeno ai lavoratori dipendenti, sebbene l’ombra dell’incertezza economica spinga molti verso una crescente prudenza finanziaria. Secondo l’ultimo sondaggio Confesercenti Ipsos, la spesa principale sarà orientata verso vacanze e viaggi estivi, un’opzione indicata dal 54,8% dei lavoratori (in netta crescita rispetto al 48% dello scorso anno), ma parallelamente aumenta anche la quota di chi preferisce blindare il portafogli, con il risparmio delle famiglie che sale dal 24% al 29%. Gli italiani utilizzeranno questo extra economico per una media di due destinazioni d’uso a testa, distribuendo le risorse anche verso i saldi estivi per il 21,7% dei casi e la ristrutturazione e arredo casa per il 20,7%. Non mancano però i segnali di disagio sociale legati al carovita, dato che il 17,5% userà la quattordicesima per bollette e rate arretrate (in aumento rispetto al 15% del 2025), seguiti da investimenti al 13,4%, spese sanitarie al 12,1% e mutui o finanziamenti al 10,2%. Questa iniezione di liquidità avrà un impatto immediato sull’economia reale, poiché ben il 69% dei beneficiari spenderà il 40% dell’importo entro trenta giorni dal ricevimento e il 36,3% arriverà a consumare oltre il 60% della somma nelle prime quattro settimane, sostenendo in modo massiccio il turismo e il commercio di prossimità. Analizzando i macro-trend di consumo rispetto agli anni passati, emerge una forte polarizzazione: se il 23,9% aumenterà il budget per lo svago e gli acquisti extra, il 19,7% ridurrà le spese per incrementare i risparmi, il 19,4% si concentrerà sui beni di prima necessità e il 9,2% taglierà drasticamente i costi dei viaggi, mentre il 27,7% manterrà invariate le proprie abitudini. Il sondaggio evidenzia inoltre un profondo divario geografico tra Nord e Sud Italia: nelle regioni meridionali la pressione sui bilanci domestici è massima, con il 34,3% che destinerà la quattordicesima alle spese essenziali (contro appena il 17,5% del Nord) e il 23,6% costretto a saldare debiti e utenze scadute. Sul fronte generazionale, i giovani under 35 dimostrano una maggiore propensione al risparmio (36,8%) rispetto alla fascia 35-65 anni (25,6%), a dimostrazione di una diffusa ansia per il futuro finanziario. In ogni caso, per oltre nove italiani su dieci questo stipendio aggiuntivo ha un peso decisivo sulla stabilità del budget familiare, tanto che il presidente di Confesercenti Nico Gronchi ha sottolineato come la mensilità sia fondamentale per affrontare spese altrimenti insostenibili, rilanciando la proposta di detassare la quattordicesima per i lavoratori e ridurre i contributi per le imprese, contrastando al contempo i contratti in dumping che escludono centinaia di migliaia di dipendenti da questa importante tutela contrattuale.
“Conversazioni dal mare” è una rassegna culturale che si tiene a Giovinazzo con le firme più autorevoli del giornalismo e della cultura. In vista dell’edizione 2026 in programma dal 19 al 21 giugno, ha voluto donare alla città due nuove biblioteche urbane. Le due biblioteche sono collocate una nella villa comunale, dedicata ai bambini e alle famiglie, e l’altra nella zona del comune, rivolta ai lettori adulti. Intervista a Michele Sollecito, Sindaco di Giovinazzo e a Lucrezia Mastropasqua, Resp. Sezione Young Conversazioni dal Mare
Cresce la disuguaglianza in Italia nel 2025: il divario patrimoniale penalizza il Sud, dove i risparmi restano bloccati in mattoni e conti correnti. Nel quarto trimestre del 2025, la ricchezza netta delle famiglie italiane ha registrato una crescita su base annua, raggiungendo una media di 453 mila euro per ogni nucleo familiare, un dato in lieve ma costante aumento rispetto ai 431 mila euro contabilizzati alla fine del 2024. Questo valore complessivo, calcolato sommando la ricchezza reale (composta prevalentemente da beni immobili) e le attività finanziarie al netto dei debiti contratti, è stato ufficializzato nell’ultimo studio statistico della Banca d’Italia. Tuttavia, dietro questo incremento medio si nasconde una realtà ben più complessa, frammentata e segnata da storiche fratture geografiche: la fotografia scattata da Palazzo Koch conferma infatti che la distribuzione del patrimonio nel nostro Paese rimane fortemente polarizzata ed eterogenea, evidenziando ancora una volta il profondo divario strutturale tra le regioni settentrionali e il Mezzogiorno. I dati nazionali mettono in luce una forbice sociale sempre più marcata: il 10% più ricco della popolazione detiene da solo ben il 60,6% della ricchezza netta totale, lasciando alla metà meno abbiente delle famiglie italiane una quota residuale pari ad appena il 7,2% del patrimonio complessivo. Questa tendenza al rialzo della disparità è confermata matematicamente dall’indice di Gini, il principale indicatore internazionale utilizzato per misurare le disuguaglianze economiche, il quale è passato dal valore di 71,5 registrato nel 2024 al 72,2 nel 2025, evidenziando un progressivo accentramento delle risorse. Questa disuguaglianza complessiva si riflette pesantemente sul Sud Italia, dove i patrimoni medi familiari restano storicamente inferiori rispetto al resto del Paese e dove una fetta più ampia di popolazione si ritrova concentrata proprio in quella metà meno abbiente della classifica. Oltre alla disparità puramente numerica, lo studio della Banca d’Italia si sofferma su una profonda differenza strutturale nella composizione del portafoglio dei cittadini. Per le famiglie che si posizionano nella fascia più bassa della scala sociale — una realtà che purtroppo pesa maggiormente sulle famiglie del Meridione — oltre il 90% delle attività totali è immobilizzato e privo di una reale diversificazione finanziaria. Nello specifico, il 73,6% è costituito dalla casa di abitazione e il 17,5% è rappresentato dai depositi bancari e dai conti correnti tradizionali. Al contrario, i nuclei familiari che occupano le fasce patrimoniali più alte, concentrati prevalentemente nei grandi centri del Centro-Nord, presentano strategie di investimento decisamente più dinamiche, potendo contare su una quota rilevante di strumenti finanziari complessi, azioni, bond e fondi di investimento che permettono di proteggere e far fruttare il capitale in modo più efficiente rispetto ai semplici risparmi. Queste rilevazioni macroeconomiche rientrano nel progetto dei Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, una serie statistica che via Nazionale ha iniziato a diffondere regolarmente a partire da gennaio 2024 con l’obiettivo di fornire a istituzioni e analisti un quadro informativo sempre aggiornato e dettagliato. Per ottenere questi risultati così precisi, gli esperti della banca centrale integrano e combinano i grandi aggregati macroeconomici della contabilità nazionale (i conti patrimoniali) con le micro-informazioni campionarie raccolte sul territorio attraverso l’Household Finance and Consumption Survey (Hfcs), ovvero l’indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie coordinata a livello europeo e condotta, per l’Italia, dalla stessa Banca d’Italia.
Accolto il ricorso di un’associazione ambientalista e annulla parte di una delibera della Regione Puglia. In Puglia non si possono abbattere ulivi non monumentali per far posto a pannelli fotovoltaci e serre. Il Tar ha annullato la delibera del 2025 della regione giudicandola illegittima nella parte in cui comprende nelle opere di pubblica utilità anche gli impianti privati per la produzione di energia rinnovabile. Secondo i giudici amministrativi la legge statale circoscrive l’installazione di impianti fotovoltaici a terra in zone agricole ad ipotesi tassative, nessuna delle quali contempla l’abbattimento di oliveti. Il Tar ha accolto un ricorso presentato dal gruppo di intervento giuridico, associazione di protezione ambientale.
Crolla il mercato delle auto nuove (-10,1%) e frena l’arredamento, mentre vola il comparto digitale. Puglia seconda in Italia per la spesa in telefonia. Il mercato dei beni durevoli in Puglia rallenta il passo, ma evidenzia una forte selettività nelle scelte d’acquisto delle famiglie. Secondo i dati della 32esima edizione dell’Osservatorio Annuale Consumi Findomestic, nel 2025 la spesa complessiva nella regione si è attestata a 3 miliardi e 631 milioni di euro, registrando una flessione del 2% rispetto all’anno precedente. Questo risultato colloca la Puglia al nono posto in Italia per volumi complessivi di spesa. La spesa media per famiglia pugliese è stata di 2.182 euro (-2,1%): un valore che, sebbene rimanga contenuto nel confronto su scala nazionale, si posiziona al di sopra rispetto a diverse altre regioni del Mezzogiorno. L’andamento dei consumi: crolla l’auto, volano tecnologia e informatica L’analisi dei singoli comparti mostra dinamiche profondamente differenziate sul territorio regionale. Il settore della mobilità in Puglia vive un momento di forte contrazione: Le auto nuove subiscono un tracollo del -10,1%, fermandosi a 551 milioni di euro. Le auto usate tengono meglio ma calano dello 0,9% (1 miliardo e 307 milioni di euro). I motoveicoli registrano una flessione del 2,2% (131 milioni di euro). Al contrario, i comparti legati alla casa e alle tecnologie digitali mostrano un trend decisamente più brillante: Information Technology (PC e accessori): registra un balzo del +4,6% (124 milioni di euro). Elettrodomestici (grandi e piccoli): crescono del 3,1%, raggiungendo i 388 milioni. Telefonia: sale dello 0,7% toccando quota 357 milioni. In questo segmento, la Puglia è la seconda regione in Italia per spesa media familiare (263 euro). Elettronica di consumo: segna un lieve incremento dello 0,3% (112 milioni). In netta controtendenza rispetto alla tecnologia si posiziona il comparto dei mobili e dell’arredamento, che scivola a 662 milioni di euro con una contrazione del -2,7%. Il commento dell’esperto: “La Puglia mostra nel 2025 una domanda attiva ma sempre più selettiva”, dichiara Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic. “Il rallentamento del mercato non impedisce alle famiglie di investire nei comparti percepiti come più utili e legati alla qualità della vita quotidiana. Se Bari resta il baricentro dei consumi, le altre province confermano un sistema articolato che reagisce in modo molto differente”. I dati dei consumi nelle province pugliesi Bari: spesa oltre il miliardo, ma il mercato frena La provincia di Bari si conferma il primo mercato pugliese per i beni durevoli con una spesa totale di 1 miliardo e 193 milioni di euro, pur registrando un calo del 2,3%. I baresi detengono la spesa media per famiglia più alta della regione con 2.326 euro (-2,4%). In sofferenza l’automotive (auto nuove a -8,9% e usate a -2,2%), mentre brillano l’information technology (+4,6%) e gli elettrodomestici (+3,1%). Giù il comparto dei mobili (-2,4%), che vede Bari al terzultimo posto in Italia per spesa media familiare. Lecce: tiene il mercato dell’usato e vola l’IT La provincia di Lecce contiene le perdite meglio della media regionale, limitando il calo complessivo all’1,9% per un totale di 721 milioni di euro (spesa media a famiglia di 2.111 euro). Mentre le auto nuove crollano del 11%, il mercato delle auto usate cresce dello 0,8%. La vera sorpresa è l’information technology, che fa registrare un eccezionale +6,5% (24 milioni), una delle performance migliori a livello nazionale. In crescita anche telefonia (+2,6%) ed elettrodomestici (+2,8%). Foggia: tracollo per le auto nuove, ma crescono le due ruote A Foggia e provincia la spesa complessiva si ferma a 539 milioni di euro (-2,6%), con una media per nucleo familiare di 2.130 euro. Il dato risente pesantemente del crollo delle auto nuove (-17,8%). Nota positiva per i motoveicoli, che crescono dell’1,3%, e per gli elettrodomestici (+3,5%). L’information technology sale del 4,2%, mentre la telefonia flette leggermente (-0,4%). Taranto è la provincia più resiliente della Puglia Nel 2025 Taranto è la provincia pugliese con la miglior tenuta, registrando una flessione complessiva di appena lo 0,4% (513 milioni di euro totali). La spesa media per famiglia tiene a 2.129 euro (-0,4%). Ottimi i segnali dal comparto dell’usato automotive (+2%), dagli elettrodomestici (+2,9%) e dall’informatica (+4,3%). Maglia nera in Italia, invece, per la spesa nei mobili: i tarantini sono ultimi a livello nazionale con una media di soli 365 euro a famiglia. Brindisi: tengono i consumi domestici e i motoveicoli La spesa a Brindisi si attesta a 360 milioni di euro (-2,1%), con una spesa media per famiglia pari a 2.189 euro. Anche qui le auto nuove perdono terreno (-10,1%), ma le due ruote crescono dell’1,3%. Buoni i riscontri per la casa: gli elettrodomestici crescono del 3,1% e l’information technology fa segnare la stessa percentuale di crescita (+3,1%), confermando un orientamento verso i beni di uso quotidiano. BAT: la spesa media familiare più bassa della regione La provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) chiude il 2025 con una contrazione del 2,7%, portando la spesa complessiva a 305 milioni di euro. La BAT registra la spesa media per famiglia più bassa in Puglia, scendendo a 2.013 euro. Il settore auto è in forte crisi: le auto nuove perdono il 9,4%, posizionandosi all’ultimo posto in Italia per spesa media familiare (appena 223 euro). Tengono invece gli elettrodomestici (+3,4%) e l’elettronica di consumo (+0,2%).
Il ministero fissa l’incontro per l’11 giugno: l’azienda presenterà le linee guida del nuovo piano industriale per gli stabilimenti di Puglia e Basilicata. Il futuro del Gruppo Natuzzi e la salvaguardia dei livelli occupazionali restano al centro del dibattito istituzionale. Il tavolo permanente su Natuzzi è stato ufficialmente aggiornato all’11 giugno presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). In quella data, i vertici dell’azienda leader nel settore dell’arredamento di alta gamma illustreranno nel dettaglio le linee guida del nuovo piano industriale destinato al rilancio del Gruppo. A dare la comunicazione ufficiale è stata la sottosegretaria con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, attraverso una nota stampa diffusa al termine del delicato vertice odierno. L’obiettivo dell’incontro di giugno sarà quello di vagliare le strategie di investimento e i piani di sviluppo per garantire la continuità produttiva del marchio italiano nel mondo. Istituzioni e sindacati a confronto per il polo del mobile imbottito All’incontro istituzionale, presieduto direttamente dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno preso parte tutte le parti sociali coinvolte nella gestione della vertenza. Oltre ai rappresentanti del Gruppo Natuzzi, erano presenti attorno al tavolo: Le principali organizzazioni sindacali di categoria. I rappresentanti istituzionali delle Regioni Puglia e Basilicata. Il coinvolgimento delle due regioni meridionali è cruciale, poiché i territori di Puglia e Basilicata ospitano i principali stabilimenti produttivi del gruppo dell’arredamento di alta gamma, rappresentando il cuore pulsante del distretto del mobile imbottito murgiano e un bacino occupazionale di fondamentale importanza per l’economia locale.
Presentati i dati del progetto AirMap: giro d’affari da 54 milioni di euro nel capoluogo. Decaro e Leccese annunciano una norma per dare ai Comuni il potere di limitare i nuovi alloggi. Il mercato degli affitti brevi a Bari ha registrato una crescita travolgente negli ultimi anni, ridisegnando il tessuto urbano ed economico del capoluogo pugliese. Tra il 2017 e il 2024, le case e i posti letto offerti sulla piattaforma Airbnb sono letteralmente triplicati, raggiungendo rispettivamente le 4.500 case disponibili e i 15mila posti letto complessivi. A dominare il mercato sono gli interi appartamenti, che rappresentano il 73% dell’offerta totale. Impressionante è anche il dato sulle notti prenotate, moltiplicatesi per quasi sette volte: si è passati da meno di 80mila pernottamenti a oltre mezzo milione in soli sette anni. Questa fotografia dettagliata emerge da AirMap, un progetto di ricerca coordinato dal Politecnico di Torino insieme al Politecnico di Bari e all’Università Aldo Moro, i cui risultati sono stati presentati alla presenza del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e del sindaco di Bari, Vito Leccese. Dallo studio scientifico emergono indicatori economici straordinari per il settore del turismo a Bari. Il tasso di occupazione degli alloggi è quasi raddoppiato, balzando dal 25% al 48%, e parallelamente sono raddoppiate le notti occupate per ogni singola struttura. Questo aumento della domanda ha spinto verso l’alto i prezzi: la tariffa media giornaliera è cresciuta da 60 a oltre 100 euro. Di conseguenza, i ricavi annuali per ogni unità sono triplicati, toccando una media di quasi 12mila euro, un valore che supera la media nazionale. L’impatto economico complessivo è evidente nel giro d’affari di Airbnb a Bari, passato dai 4,7 milioni di euro del 2017 ai 53,9 milioni di euro del 2024, mentre il numero degli host attivi sul territorio è salito da 845 a 2.186. Con queste cifre, Bari si posiziona al quarto posto nel Mezzogiorno per dimensione del fenomeno, preceduta solo da Napoli, Palermo e Catania, conquistando però il primato assoluto in Italia per l’incremento percentuale di affitti brevi. La sola città di Bari arriva a pesare per il 13% dell’intero comparto turistico regionale. La distribuzione geografica degli annunci mostra una fortissima concentrazione urbana. Il fenomeno si concentra principalmente tra la Città vecchia, il quartiere Murat, Madonnella e una porzione del quartiere Libertà. Il rapporto tra alloggi turistici e abitazioni dei residenti è emblematico: si registrano ben 19,4 Airbnb ogni 100 case abitate nella Città vecchia, 8 nel Murat e 6,4 a Madonnella. Analizzando i numeri assoluti, il quartiere Murat detiene il primato della disponibilità con 1.291 annunci (il 28,7% dell’offerta cittadina), mentre la Città vecchia conta 613 annunci (il 13,6%). Seguono il quartiere Libertà con 524 annunci e Madonnella con 401, mentre le aree di Picone (362 annunci) e Carrassi (283 annunci) completano il gruppo dei primi sei quartieri che, da soli, catalizzano quasi l’80% dell’offerta di Bari. Anche la crescita dal 2017 ha premiato queste zone, con il quartiere Madonnella che ha registrato un incremento record del 481% e il quartiere Libertà del 409%. Negli ultimi tempi si nota comunque un’espansione del fenomeno verso le aree periferiche, come dimostrano i dati di Santo Spirito, San Girolamo Fesca e Ceglie del Campo. Dal punto di vista della redditività, i quartieri più centrali rimangono i più remunerativi per i proprietari: la Città vecchia garantisce un incasso medio di 15.092 euro l’anno per alloggio, seguita dal Murat con 14.874 euro e da Madonnella con 13.091 euro. Questa massiccia espansione ha riacceso il dibattito sui rischi di overtourism e sul fenomeno della gentrificazione nei centri storici. Sul tema è intervenuto duramente il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il quale ha posto l’accento sulla necessità di tutelare l’identità dei quartieri più sotto pressione turistica, spostando gli investimenti e gli occhi dei visitatori verso le aree interne della regione per sviluppare un modello di turismo destagionalizzato. A questo proposito, Decaro ha commentato il nuovo disegno di legge regionale recentemente approvato dalla giunta, spiegando che la norma darà finalmente la possibilità alle amministrazioni comunali di limitare i nuovi affitti brevi nelle zone sature, fatte salve le attività già esistenti. Pur riconoscendo che l’extra-alberghiero è stato il motore principale della crescita turistica pugliese – con 280mila posti letto negli affitti brevi e 180mila nei b&b, a fronte dei soli centomila posti negli hotel – il governatore ha chiarito che il fenomeno va ora necessariamente regolamentato. Sulla stessa linea il sindaco di Bari, Vito Leccese, secondo cui la legge regionale rappresenta uno strumento indispensabile per i primi cittadini, utile a regolare il turismo nei Comuni ed evitare che una grande opportunità di sviluppo per il territorio si trasformi in una criticità sociale e abitativa per i residenti.
Arriva l’ultimo via libera in Gazzetta Ufficiale: si completa l’iter della Legge 3/2018 per l’ingresso definitivo degli osteopati nel Servizio Sanitario Nazionale. È ufficiale: l’osteopatia fa il suo ingresso definitivo nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo decreto attuativo, quello relativo all’equipollenza dei titoli in osteopatia, si chiude finalmente il lungo iter legislativo iniziato nel 2018. L’Italia riconosce così a tutti gli effetti la figura dell’osteopata come professione sanitaria autonoma. “Celebriamo un momento storico per la nostra categoria”, ha commentato Mauro Longobardi, presidente del Roi (Registro Osteopati d’Italia), sottolineando come il traguardo del 22 maggio 2026 sia il coronamento di un impegno collettivo durato anni. La cronistoria del riconoscimento dell’osteopata in Italia Il cammino verso la regolamentazione della professione è stato lungo e complesso, articolato in quattro tappe fondamentali: Legge Lorenzin (Legge 3/2018): L’articolo 7 della norma individua e istituisce formalmente la professione sanitaria dell’osteopata. Profilo professionale (DPR 131/2021): Recepisce l’accordo Stato-Regioni e definisce l’ambito di competenza degli operatori. Laurea in Osteopatia (Decreto 1563/2023): Viene disciplinato l’ordinamento didattico universitario per il nuovo corso di studi abilitante. Sanatoria titoli pregressi (Dpcm marzo 2026): L’ultimo atto stabilisce i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale di chi già esercita da tempo. Sebbene la transizione e i criteri di equivalenza abbiano richiesto compromessi complessi per la categoria, questa svolta era l’unica via possibile per tutelare l’autonomia dell’osteopatia e garantirne l’integrazione nella sanità pubblica. Pronti i nuovi albi professionali Il completamento del quadro normativo apre ora le porte degli Ordini ufficiali ai professionisti del settore. Diego Catania, presidente della Fno Tsrm e Pstrp (la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione), ha confermato la piena disponibilità ad accogliere gli osteopati all’interno della Federazione, siglando il riconoscimento formale di competenze attese e consolidate negli anni.

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