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Maurizio Marangelli

Cresce la disuguaglianza in Italia nel 2025: il divario patrimoniale penalizza il Sud, dove i risparmi restano bloccati in mattoni e conti correnti. Nel quarto trimestre del 2025, la ricchezza netta delle famiglie italiane ha registrato una crescita su base annua, raggiungendo una media di 453 mila euro per ogni nucleo familiare, un dato in lieve ma costante aumento rispetto ai 431 mila euro contabilizzati alla fine del 2024. Questo valore complessivo, calcolato sommando la ricchezza reale (composta prevalentemente da beni immobili) e le attività finanziarie al netto dei debiti contratti, è stato ufficializzato nell’ultimo studio statistico della Banca d’Italia. Tuttavia, dietro questo incremento medio si nasconde una realtà ben più complessa, frammentata e segnata da storiche fratture geografiche: la fotografia scattata da Palazzo Koch conferma infatti che la distribuzione del patrimonio nel nostro Paese rimane fortemente polarizzata ed eterogenea, evidenziando ancora una volta il profondo divario strutturale tra le regioni settentrionali e il Mezzogiorno. I dati nazionali mettono in luce una forbice sociale sempre più marcata: il 10% più ricco della popolazione detiene da solo ben il 60,6% della ricchezza netta totale, lasciando alla metà meno abbiente delle famiglie italiane una quota residuale pari ad appena il 7,2% del patrimonio complessivo. Questa tendenza al rialzo della disparità è confermata matematicamente dall’indice di Gini, il principale indicatore internazionale utilizzato per misurare le disuguaglianze economiche, il quale è passato dal valore di 71,5 registrato nel 2024 al 72,2 nel 2025, evidenziando un progressivo accentramento delle risorse. Questa disuguaglianza complessiva si riflette pesantemente sul Sud Italia, dove i patrimoni medi familiari restano storicamente inferiori rispetto al resto del Paese e dove una fetta più ampia di popolazione si ritrova concentrata proprio in quella metà meno abbiente della classifica. Oltre alla disparità puramente numerica, lo studio della Banca d’Italia si sofferma su una profonda differenza strutturale nella composizione del portafoglio dei cittadini. Per le famiglie che si posizionano nella fascia più bassa della scala sociale — una realtà che purtroppo pesa maggiormente sulle famiglie del Meridione — oltre il 90% delle attività totali è immobilizzato e privo di una reale diversificazione finanziaria. Nello specifico, il 73,6% è costituito dalla casa di abitazione e il 17,5% è rappresentato dai depositi bancari e dai conti correnti tradizionali. Al contrario, i nuclei familiari che occupano le fasce patrimoniali più alte, concentrati prevalentemente nei grandi centri del Centro-Nord, presentano strategie di investimento decisamente più dinamiche, potendo contare su una quota rilevante di strumenti finanziari complessi, azioni, bond e fondi di investimento che permettono di proteggere e far fruttare il capitale in modo più efficiente rispetto ai semplici risparmi. Queste rilevazioni macroeconomiche rientrano nel progetto dei Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, una serie statistica che via Nazionale ha iniziato a diffondere regolarmente a partire da gennaio 2024 con l’obiettivo di fornire a istituzioni e analisti un quadro informativo sempre aggiornato e dettagliato. Per ottenere questi risultati così precisi, gli esperti della banca centrale integrano e combinano i grandi aggregati macroeconomici della contabilità nazionale (i conti patrimoniali) con le micro-informazioni campionarie raccolte sul territorio attraverso l’Household Finance and Consumption Survey (Hfcs), ovvero l’indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie coordinata a livello europeo e condotta, per l’Italia, dalla stessa Banca d’Italia.

Accolto il ricorso di un’associazione ambientalista e annulla parte di una delibera della Regione Puglia. In Puglia non si possono abbattere ulivi non monumentali per far posto a pannelli fotovoltaci e serre. Il Tar ha annullato la delibera del 2025 della regione giudicandola illegittima nella parte in cui comprende nelle opere di pubblica utilità anche gli impianti privati per la produzione di energia rinnovabile. Secondo i giudici amministrativi la legge statale circoscrive l’installazione di impianti fotovoltaici a terra in zone agricole ad ipotesi tassative, nessuna delle quali contempla l’abbattimento di oliveti. Il Tar ha accolto un ricorso presentato dal gruppo di intervento giuridico, associazione di protezione ambientale.

Crolla il mercato delle auto nuove (-10,1%) e frena l’arredamento, mentre vola il comparto digitale. Puglia seconda in Italia per la spesa in telefonia. Il mercato dei beni durevoli in Puglia rallenta il passo, ma evidenzia una forte selettività nelle scelte d’acquisto delle famiglie. Secondo i dati della 32esima edizione dell’Osservatorio Annuale Consumi Findomestic, nel 2025 la spesa complessiva nella regione si è attestata a 3 miliardi e 631 milioni di euro, registrando una flessione del 2% rispetto all’anno precedente. Questo risultato colloca la Puglia al nono posto in Italia per volumi complessivi di spesa. La spesa media per famiglia pugliese è stata di 2.182 euro (-2,1%): un valore che, sebbene rimanga contenuto nel confronto su scala nazionale, si posiziona al di sopra rispetto a diverse altre regioni del Mezzogiorno. L’andamento dei consumi: crolla l’auto, volano tecnologia e informatica L’analisi dei singoli comparti mostra dinamiche profondamente differenziate sul territorio regionale. Il settore della mobilità in Puglia vive un momento di forte contrazione: Le auto nuove subiscono un tracollo del -10,1%, fermandosi a 551 milioni di euro. Le auto usate tengono meglio ma calano dello 0,9% (1 miliardo e 307 milioni di euro). I motoveicoli registrano una flessione del 2,2% (131 milioni di euro). Al contrario, i comparti legati alla casa e alle tecnologie digitali mostrano un trend decisamente più brillante: Information Technology (PC e accessori): registra un balzo del +4,6% (124 milioni di euro). Elettrodomestici (grandi e piccoli): crescono del 3,1%, raggiungendo i 388 milioni. Telefonia: sale dello 0,7% toccando quota 357 milioni. In questo segmento, la Puglia è la seconda regione in Italia per spesa media familiare (263 euro). Elettronica di consumo: segna un lieve incremento dello 0,3% (112 milioni). In netta controtendenza rispetto alla tecnologia si posiziona il comparto dei mobili e dell’arredamento, che scivola a 662 milioni di euro con una contrazione del -2,7%. Il commento dell’esperto: “La Puglia mostra nel 2025 una domanda attiva ma sempre più selettiva”, dichiara Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic. “Il rallentamento del mercato non impedisce alle famiglie di investire nei comparti percepiti come più utili e legati alla qualità della vita quotidiana. Se Bari resta il baricentro dei consumi, le altre province confermano un sistema articolato che reagisce in modo molto differente”. I dati dei consumi nelle province pugliesi Bari: spesa oltre il miliardo, ma il mercato frena La provincia di Bari si conferma il primo mercato pugliese per i beni durevoli con una spesa totale di 1 miliardo e 193 milioni di euro, pur registrando un calo del 2,3%. I baresi detengono la spesa media per famiglia più alta della regione con 2.326 euro (-2,4%). In sofferenza l’automotive (auto nuove a -8,9% e usate a -2,2%), mentre brillano l’information technology (+4,6%) e gli elettrodomestici (+3,1%). Giù il comparto dei mobili (-2,4%), che vede Bari al terzultimo posto in Italia per spesa media familiare. Lecce: tiene il mercato dell’usato e vola l’IT La provincia di Lecce contiene le perdite meglio della media regionale, limitando il calo complessivo all’1,9% per un totale di 721 milioni di euro (spesa media a famiglia di 2.111 euro). Mentre le auto nuove crollano del 11%, il mercato delle auto usate cresce dello 0,8%. La vera sorpresa è l’information technology, che fa registrare un eccezionale +6,5% (24 milioni), una delle performance migliori a livello nazionale. In crescita anche telefonia (+2,6%) ed elettrodomestici (+2,8%). Foggia: tracollo per le auto nuove, ma crescono le due ruote A Foggia e provincia la spesa complessiva si ferma a 539 milioni di euro (-2,6%), con una media per nucleo familiare di 2.130 euro. Il dato risente pesantemente del crollo delle auto nuove (-17,8%). Nota positiva per i motoveicoli, che crescono dell’1,3%, e per gli elettrodomestici (+3,5%). L’information technology sale del 4,2%, mentre la telefonia flette leggermente (-0,4%). Taranto è la provincia più resiliente della Puglia Nel 2025 Taranto è la provincia pugliese con la miglior tenuta, registrando una flessione complessiva di appena lo 0,4% (513 milioni di euro totali). La spesa media per famiglia tiene a 2.129 euro (-0,4%). Ottimi i segnali dal comparto dell’usato automotive (+2%), dagli elettrodomestici (+2,9%) e dall’informatica (+4,3%). Maglia nera in Italia, invece, per la spesa nei mobili: i tarantini sono ultimi a livello nazionale con una media di soli 365 euro a famiglia. Brindisi: tengono i consumi domestici e i motoveicoli La spesa a Brindisi si attesta a 360 milioni di euro (-2,1%), con una spesa media per famiglia pari a 2.189 euro. Anche qui le auto nuove perdono terreno (-10,1%), ma le due ruote crescono dell’1,3%. Buoni i riscontri per la casa: gli elettrodomestici crescono del 3,1% e l’information technology fa segnare la stessa percentuale di crescita (+3,1%), confermando un orientamento verso i beni di uso quotidiano. BAT: la spesa media familiare più bassa della regione La provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) chiude il 2025 con una contrazione del 2,7%, portando la spesa complessiva a 305 milioni di euro. La BAT registra la spesa media per famiglia più bassa in Puglia, scendendo a 2.013 euro. Il settore auto è in forte crisi: le auto nuove perdono il 9,4%, posizionandosi all’ultimo posto in Italia per spesa media familiare (appena 223 euro). Tengono invece gli elettrodomestici (+3,4%) e l’elettronica di consumo (+0,2%).

Il ministero fissa l’incontro per l’11 giugno: l’azienda presenterà le linee guida del nuovo piano industriale per gli stabilimenti di Puglia e Basilicata. Il futuro del Gruppo Natuzzi e la salvaguardia dei livelli occupazionali restano al centro del dibattito istituzionale. Il tavolo permanente su Natuzzi è stato ufficialmente aggiornato all’11 giugno presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). In quella data, i vertici dell’azienda leader nel settore dell’arredamento di alta gamma illustreranno nel dettaglio le linee guida del nuovo piano industriale destinato al rilancio del Gruppo. A dare la comunicazione ufficiale è stata la sottosegretaria con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, attraverso una nota stampa diffusa al termine del delicato vertice odierno. L’obiettivo dell’incontro di giugno sarà quello di vagliare le strategie di investimento e i piani di sviluppo per garantire la continuità produttiva del marchio italiano nel mondo. Istituzioni e sindacati a confronto per il polo del mobile imbottito All’incontro istituzionale, presieduto direttamente dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno preso parte tutte le parti sociali coinvolte nella gestione della vertenza. Oltre ai rappresentanti del Gruppo Natuzzi, erano presenti attorno al tavolo: Le principali organizzazioni sindacali di categoria. I rappresentanti istituzionali delle Regioni Puglia e Basilicata. Il coinvolgimento delle due regioni meridionali è cruciale, poiché i territori di Puglia e Basilicata ospitano i principali stabilimenti produttivi del gruppo dell’arredamento di alta gamma, rappresentando il cuore pulsante del distretto del mobile imbottito murgiano e un bacino occupazionale di fondamentale importanza per l’economia locale.

Presentati i dati del progetto AirMap: giro d’affari da 54 milioni di euro nel capoluogo. Decaro e Leccese annunciano una norma per dare ai Comuni il potere di limitare i nuovi alloggi. Il mercato degli affitti brevi a Bari ha registrato una crescita travolgente negli ultimi anni, ridisegnando il tessuto urbano ed economico del capoluogo pugliese. Tra il 2017 e il 2024, le case e i posti letto offerti sulla piattaforma Airbnb sono letteralmente triplicati, raggiungendo rispettivamente le 4.500 case disponibili e i 15mila posti letto complessivi. A dominare il mercato sono gli interi appartamenti, che rappresentano il 73% dell’offerta totale. Impressionante è anche il dato sulle notti prenotate, moltiplicatesi per quasi sette volte: si è passati da meno di 80mila pernottamenti a oltre mezzo milione in soli sette anni. Questa fotografia dettagliata emerge da AirMap, un progetto di ricerca coordinato dal Politecnico di Torino insieme al Politecnico di Bari e all’Università Aldo Moro, i cui risultati sono stati presentati alla presenza del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e del sindaco di Bari, Vito Leccese. Dallo studio scientifico emergono indicatori economici straordinari per il settore del turismo a Bari. Il tasso di occupazione degli alloggi è quasi raddoppiato, balzando dal 25% al 48%, e parallelamente sono raddoppiate le notti occupate per ogni singola struttura. Questo aumento della domanda ha spinto verso l’alto i prezzi: la tariffa media giornaliera è cresciuta da 60 a oltre 100 euro. Di conseguenza, i ricavi annuali per ogni unità sono triplicati, toccando una media di quasi 12mila euro, un valore che supera la media nazionale. L’impatto economico complessivo è evidente nel giro d’affari di Airbnb a Bari, passato dai 4,7 milioni di euro del 2017 ai 53,9 milioni di euro del 2024, mentre il numero degli host attivi sul territorio è salito da 845 a 2.186. Con queste cifre, Bari si posiziona al quarto posto nel Mezzogiorno per dimensione del fenomeno, preceduta solo da Napoli, Palermo e Catania, conquistando però il primato assoluto in Italia per l’incremento percentuale di affitti brevi. La sola città di Bari arriva a pesare per il 13% dell’intero comparto turistico regionale. La distribuzione geografica degli annunci mostra una fortissima concentrazione urbana. Il fenomeno si concentra principalmente tra la Città vecchia, il quartiere Murat, Madonnella e una porzione del quartiere Libertà. Il rapporto tra alloggi turistici e abitazioni dei residenti è emblematico: si registrano ben 19,4 Airbnb ogni 100 case abitate nella Città vecchia, 8 nel Murat e 6,4 a Madonnella. Analizzando i numeri assoluti, il quartiere Murat detiene il primato della disponibilità con 1.291 annunci (il 28,7% dell’offerta cittadina), mentre la Città vecchia conta 613 annunci (il 13,6%). Seguono il quartiere Libertà con 524 annunci e Madonnella con 401, mentre le aree di Picone (362 annunci) e Carrassi (283 annunci) completano il gruppo dei primi sei quartieri che, da soli, catalizzano quasi l’80% dell’offerta di Bari. Anche la crescita dal 2017 ha premiato queste zone, con il quartiere Madonnella che ha registrato un incremento record del 481% e il quartiere Libertà del 409%. Negli ultimi tempi si nota comunque un’espansione del fenomeno verso le aree periferiche, come dimostrano i dati di Santo Spirito, San Girolamo Fesca e Ceglie del Campo. Dal punto di vista della redditività, i quartieri più centrali rimangono i più remunerativi per i proprietari: la Città vecchia garantisce un incasso medio di 15.092 euro l’anno per alloggio, seguita dal Murat con 14.874 euro e da Madonnella con 13.091 euro. Questa massiccia espansione ha riacceso il dibattito sui rischi di overtourism e sul fenomeno della gentrificazione nei centri storici. Sul tema è intervenuto duramente il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il quale ha posto l’accento sulla necessità di tutelare l’identità dei quartieri più sotto pressione turistica, spostando gli investimenti e gli occhi dei visitatori verso le aree interne della regione per sviluppare un modello di turismo destagionalizzato. A questo proposito, Decaro ha commentato il nuovo disegno di legge regionale recentemente approvato dalla giunta, spiegando che la norma darà finalmente la possibilità alle amministrazioni comunali di limitare i nuovi affitti brevi nelle zone sature, fatte salve le attività già esistenti. Pur riconoscendo che l’extra-alberghiero è stato il motore principale della crescita turistica pugliese – con 280mila posti letto negli affitti brevi e 180mila nei b&b, a fronte dei soli centomila posti negli hotel – il governatore ha chiarito che il fenomeno va ora necessariamente regolamentato. Sulla stessa linea il sindaco di Bari, Vito Leccese, secondo cui la legge regionale rappresenta uno strumento indispensabile per i primi cittadini, utile a regolare il turismo nei Comuni ed evitare che una grande opportunità di sviluppo per il territorio si trasformi in una criticità sociale e abitativa per i residenti.

Arriva l’ultimo via libera in Gazzetta Ufficiale: si completa l’iter della Legge 3/2018 per l’ingresso definitivo degli osteopati nel Servizio Sanitario Nazionale. È ufficiale: l’osteopatia fa il suo ingresso definitivo nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo decreto attuativo, quello relativo all’equipollenza dei titoli in osteopatia, si chiude finalmente il lungo iter legislativo iniziato nel 2018. L’Italia riconosce così a tutti gli effetti la figura dell’osteopata come professione sanitaria autonoma. “Celebriamo un momento storico per la nostra categoria”, ha commentato Mauro Longobardi, presidente del Roi (Registro Osteopati d’Italia), sottolineando come il traguardo del 22 maggio 2026 sia il coronamento di un impegno collettivo durato anni. La cronistoria del riconoscimento dell’osteopata in Italia Il cammino verso la regolamentazione della professione è stato lungo e complesso, articolato in quattro tappe fondamentali: Legge Lorenzin (Legge 3/2018): L’articolo 7 della norma individua e istituisce formalmente la professione sanitaria dell’osteopata. Profilo professionale (DPR 131/2021): Recepisce l’accordo Stato-Regioni e definisce l’ambito di competenza degli operatori. Laurea in Osteopatia (Decreto 1563/2023): Viene disciplinato l’ordinamento didattico universitario per il nuovo corso di studi abilitante. Sanatoria titoli pregressi (Dpcm marzo 2026): L’ultimo atto stabilisce i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale di chi già esercita da tempo. Sebbene la transizione e i criteri di equivalenza abbiano richiesto compromessi complessi per la categoria, questa svolta era l’unica via possibile per tutelare l’autonomia dell’osteopatia e garantirne l’integrazione nella sanità pubblica. Pronti i nuovi albi professionali Il completamento del quadro normativo apre ora le porte degli Ordini ufficiali ai professionisti del settore. Diego Catania, presidente della Fno Tsrm e Pstrp (la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione), ha confermato la piena disponibilità ad accogliere gli osteopati all’interno della Federazione, siglando il riconoscimento formale di competenze attese e consolidate negli anni.

Al momento non si sa cosa stia succedendo ma si sono già attivati Consolato e Ministeri e si sta facendo tutto il possibile per il loro rilascio. È pugliese uno dei due italiani tra i dieci attivisti della carovana umanitaria della Flotilla fermati in Libia e con cui si sono persi i contatti. Si tratta di Domenico Centrone, di 33 anni, originario di Molfetta. Il gruppo intende raggiungere Gaza attraverso l’Egitto ma, al momento di attraversare il confine per procedere verso l’Egitto, a Sirte, nell’est della Libia, il gruppo della Flotilla è stato fermato al checkpoint dai miliziani del generale Haftar. Al momento non si sa cosa stia succedendo ma si sono già attivati Consolato e Ministeri e si sta facendo tutto il possibile per il loro rilascio. Questo è quanto è stato raccontato da un’altra pugliese che si trova lì, Sara Suriano di 33 anni di Andria.

Restano, tuttavia, alcuni fattori di fragilità. Buone prospettive per la campagna 2025-2026 del grano duro: la produzione dovrebbe riportare i volumi nazionali intorno alle 3,8 milioni di tonnellate, con un aumento del 5% circa rispetto alle 3,6 milioni di tonnellate della scorsa annata. Il superamento del deficit idrico che ha penalizzato negli ultimi due anni Puglia e Basilicata rappresenta un segnale rilevante anche in chiave strutturale. Permangono tuttavia alcuni fattori di fragilità: dalla progressiva riduzione degli investimenti agronomici per via dei costi, alla diffusione di fitopatie nel Mezzogiorno, anche in relazione al minore utilizzo di semente certificata, fino alle incertezze sul piano qualitativo, in particolare per quanto riguarda il contenuto proteico. La vulnerabilità agli stress climatici e i costi della difesa fitosanitaria sono i principali fattori che oggi pesano sulla redditività della cerealicoltura italiana, motivo per il quale il Crea (Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali) di Foggia punta sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) per intervenire sui cereali a paglia con strumenti di editing genomico di precisione.

Analisi del report FMI: perché l’economia greca corre mentre l’Italia resta frenata da bonus e bassa produttività. La consolazione di non essere l’ultima ruota del carro europeo sta per svanire: nel 2026 l’Italia compirà lo storico e drammatico sorpasso sulla Grecia, diventando ufficialmente il paese con il debito pubblico più alto dell’Unione Europea. Secondo il Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto debito/PIL greco crollerà al 136,9%, mentre quello italiano salirà inesorabilmente al 138,4%, certificando il fallimento delle politiche di bilancio dell’ultimo decennio. Questo ribaltamento non è un incidente di percorso, ma la conseguenza di una gestione economica diametralmente opposta: mentre Atene, uscita dal baratro del default, ha accettato riforme brutali recuperando la fiducia dei mercati e abbattendo il debito di 70 punti dal picco pandemico, Roma è rimasta paralizzata da un immobilismo strutturale e da scelte fiscali scriteriate. Il peso del Superbonus, costato quasi 200 miliardi di euro, agisce come una zavorra che impedisce ogni risanamento, mentre la crescita asfittica allo 0,5% — contro il dinamico 2,2% della Grecia — rende il nostro debito matematicamente insostenibile nel lungo periodo. L’Italia si ritrova così prigioniera di un “effetto palla di neve” perverso, dove gli interessi da pagare corrono più veloci della ricchezza prodotta, un vicolo cieco alimentato da una produttività ferma e da investimenti pubblici dispersi in micro-mance elettorali anziché in infrastrutture strategiche. Se la Grecia ha saputo reinventarsi puntando su tecnologia ed esportazioni, l’Italia sconta l’illusione che il debito potesse crescere all’infinito senza conseguenze, finendo ora nel mirino della sorveglianza europea come il vero malato d’Europa. Il sorpasso del 2026 segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova emergenza nazionale: senza un’inversione di rotta radicale sulla spesa pubblica e una vera politica industriale, la maglia nera del debito trasformerà l’Italia nell’anello debole dell’Eurozona, superata persino da chi, solo quindici anni fa, sembrava destinato al fallimento totale.

I dati Istat di aprile confermano il record negativo: rincari per 204 euro a famiglia e salari giù del 7,8%. La situazione economica del Paese peggiora drasticamente: ad aprile 2026 la fiducia dei consumatori scende a 90,8, il minimo da tre anni, mentre quella delle imprese cala a 95,2. Il segnale dell’Istat è chiaro: tra il 2021 e il 2025 le retribuzioni contrattuali sono crollate del 7,8% a fronte di un aumento del 24% del carrello della spesa, erodendo il potere d’acquisto. Il nostro Osservatorio Nazionale rileva un impatto medio di +204,31 euro a famiglia negli ultimi due mesi a causa del conflitto in Medio Oriente, con rincari pesanti su carburanti (+60 €), agroalimentari (+52,21 €) e trasporti (+31,28 €). In Basilicata la crisi è amplificata da un reddito pro capite inferiore del 15-18% rispetto alla media nazionale; qui le famiglie spendono fino al 5% in più per beni essenziali e riscaldamento, subendo un’inflazione alimentare reale che pesa per 195 € annui solo sui prodotti di prima necessità. Sul fronte energia e trasporti, la riduzione del taglio delle accise (da 25 a 5 centesimi) si traduce in un aumento netto di 18-19 centesimi al litro, mentre l’Euribor al 3,2% mantiene altissime le rate dei mutui variabili, rendendo la surroga (tassi 2,8-3,0%) l’unica via d’uscita. Anche il bonus elettrodomestici risulta paradossale: con un tetto ISEE a 25.000 €, chi è davvero in difficoltà non può anticipare i costi di acquisto. Chiediamo al Governo misure urgenti: rimodulazione dell’IVA sui beni primari (risparmio di 516 € annui), tassazione degli extraprofitti, fondo contro la povertà energetica e controlli severi contro le speculazioni per difendere i bilanci delle famiglie lucane e italiane.

Il presidente Alfonso Cavallo: “Scenario insostenibile nello Stretto di Hormuz”. Gasolio agricolo a 1,42 euro e rincari record per i fertilizzanti. L’aggravarsi del conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno provocando una vera e propria tempesta economica sulle aziende agricole della Puglia. Secondo l’ultimo report di Coldiretti Puglia, l’escalation dei costi di produzione ha raggiunto picchi del 45%, mettendo a rischio la tenuta del comparto regionale. A pesare è soprattutto la fiammata dei prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti, influenzata dall’instabilità di uno snodo logistico cruciale per gli approvvigionamenti mondiali. I numeri delineano un quadro allarmante: il prezzo dell’urea è schizzato a 870 euro a tonnellata, segnando un rincaro dell’85% rispetto allo scorso anno. Non va meglio per il nitrato ammonico (+38%) e per il gasolio agricolo, che è tornato a correre toccando quota 1,42 euro al litro, contro gli 0,85 euro di inizio anno. Questi aumenti, uniti ai rincari di plastica e materie prime, soffocano i bilanci delle imprese agricole già provate dall’emergenza energetica. Le soluzioni di Coldiretti: digestato e alternative green Per ridurre la dipendenza dall’estero e mitigare i costi, Coldiretti Puglia sollecita un cambio di passo deciso verso l’economia circolare. Tra le risorse strategiche figurano: Il digestato: un biofertilizzante naturale derivante dalla produzione di biogas, ottenuto da scarti agricoli e liquami, capace di rigenerare i suoli con alto valore nutritivo. L’acido pelargonico: un erbicida naturale biodegradabile, eccellenza produttiva che trova in Sardegna un polo di riferimento. Rappresenta l’alternativa sostenibile al glifosato, non lasciando residui nel suolo e tutelando la biodiversità. Il grido d’aiuto dei produttori pugliesi “L’aumento dei costi ha raggiunto livelli non più sostenibili – dichiara Alfonso Cavallo, Presidente di Coldiretti Puglia – le nostre imprese non possono assorbire ulteriori rincari. In assenza di interventi a sostegno del reddito agricolo, rischiamo di compromettere l’intero sistema produttivo regionale”. Sulla stessa linea il direttore Pietro Piccioni, che evidenzia il paradosso della filiera: mentre i costi di produzione esplodono, i prezzi di vendita riconosciuti agli agricoltori restano insufficienti a coprire le spese, con ripercussioni pesanti anche sui carrelli della spesa dei consumatori. Secondo Coldiretti, l’Unione Europea appare ancora troppo distratta e in ritardo rispetto alle necessità urgenti dei coltivatori, impegnati a garantire cibo sicuro e di qualità in un clima di forte incertezza geopolitica.

Risultati trimestrali positivi per l’istituto: cresce il sostegno al territorio con 400 milioni a famiglie e imprese, mentre parte il piano per 15 nuove filiali. Il Consiglio di Amministrazione di BdM Banca ha analizzato e approvato i risultati finanziari relativi al primo trimestre 2026, consolidando il percorso di crescita e stabilità dell’istituto. La banca ha chiuso il periodo al 31 marzo 2026 con un utile netto di 5,58 milioni di euro, un risultato che, seppur inferiore ai 15,02 milioni dell’anno precedente, si inserisce in un contesto di profondo rinnovamento strutturale e operativo. La solidità patrimoniale rimane uno dei pilastri fondamentali, con un CET1/Tier1 ratio al 14% e un Total Capital ratio al 15,75%, valori che garantiscono sicurezza e capacità di tenuta di fronte alle oscillazioni del mercato. Uno degli aspetti più rilevanti della trimestrale è il forte sostegno al territorio, che ha visto un incremento del 20% nelle erogazioni. BdM Banca ha immesso nel sistema economico locale oltre 400 milioni di euro in finanziamenti, destinati prioritariamente a famiglie e imprese per sostenere la resilienza e i progetti di investimento. Parallelamente, si registra una dinamica positiva nella fiducia dei risparmiatori: la raccolta totale da clientela è salita a 12.776,06 milioni di euro, segnando un aumento del 5,8% rispetto ai dati di fine 2025. Per quanto riguarda la gestione del credito, la qualità dell’attivo si conferma su livelli d’eccellenza con un NPE ratio netto al 2,7%, mentre gli impieghi netti sono cresciuti fino a 6.265,81 milioni di euro. Sul fronte operativo, la banca sta attuando con determinazione il Piano Sportelli approvato nel 2025: dopo aver concluso la fase di razionalizzazione della rete esistente, è stata avviata la pianificazione per l’apertura di 15 nuove filiali, un segnale concreto della volontà di potenziare la presenza fisica nelle aree strategiche. Nonostante la contrazione del margine di interesse, attestatosi a 53,03 milioni di euro, si nota una crescita delle commissioni nette, salite a 30,3 milioni di euro. L’Amministratore Delegato Cristiano Carrus ha commentato positivamente questi traguardi, definendo il modello di banca del territorio come un fattore vitale per il dialogo con le realtà imprenditoriali dinamiche e le comunità locali. Secondo Carrus, il supporto fornito non è solo un parametro contabile, ma il frutto di un lavoro quotidiano volto a favorire la fiducia e lo sviluppo in linea con la mission storica dell’istituto.

Presentato a Bari il festival di teatro dedicato ai più piccoli, “Maggio all’infanzia”. E’ dedicato alle nuove generazioni e in questa 29ma edizione si ispira all’amata fiaba “altri pinocchi” di collodi nel bicententario della sua nascita. E’ il festival di teatro “maggio all’infanzia” che per tutto il mese conquistera’ grandi e piccini in otto comuni pugliesi. Oltre 60 eventi per tutte le età che coinvolgeranno Bari, Lecce, Taranto, Manfredonia, Martina franca, Molfetta, Monopoli e Ruvo. Biglietti a sette euro per spettacoli teatrali, produzioni internazionali di circo contemporaneo, eventi diffusi in piazza e biblioteche. Repliche mattutine gratuite per le scuole. Intervista a Teresa Ludovico Direttrice Artistica Festival “Maggio all’infanzia”

Guida completa alle novità su Bonus Donne, Giovani e ZES: requisiti, importi e decontribuzione per le imprese. Il Governo vara il nuovo pacchetto di incentivi al lavoro con il Decreto 1° maggio. Le novità principali riguardano il potenziamento dei bonus per l’occupazione di giovani e donne (versioni 2.0), il sostegno alle assunzioni nel Mezzogiorno (Bonus ZES) e nuove misure per la conciliazione vita-lavoro. Di seguito l’analisi dettagliata di tutte le agevolazioni contributive previste per i datori di lavoro. 1. Bonus Donne 2.0: Esonero Contributivo Totale Il nuovo incentivo per l’occupazione femminile punta a favorire l’inserimento di lavoratrici in condizioni di svantaggio. Destinatari: Donne di qualsiasi età, senza impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (o 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate). Agevolazione: Esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali. Durata e Importo: Massimo 24 mesi. Il limite è di 650 euro mensili, che sale a 800 euro per le assunzioni nelle regioni della ZES Unica del Mezzogiorno. Condizioni: L’assunzione deve generare un incremento occupazionale netto. Il datore di lavoro non deve aver effettuato licenziamenti nei 6 mesi precedenti nella stessa unità produttiva. 2. Bonus Giovani 2.0: Incentivi Under 35 Per contrastare la disoccupazione giovanile, il decreto stabilizza e potenzia le agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate fino al 31 dicembre 2026. Requisiti e Massimali Target: Giovani under 35 privi di impiego regolare da almeno 24 mesi (o 12 mesi per profili svantaggiati). Sconto Contributivo: 100% dei contributi per 24 mesi. Tetto mensile: 500 euro per la generalità dei datori di lavoro. 650 euro per chi assume nel Centro-Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria). Nota: L’incentivo non è applicabile ai contratti di apprendistato e al lavoro domestico. 3. Bonus ZES 2.0: Sostegno al Sud Italia Specificatamente pensato per ridurre il divario territoriale, questo bonus si rivolge alle piccole imprese operanti nella Zona Economica Speciale (ZES) Unica. A chi spetta: Aziende fino a 10 dipendenti. Requisiti lavoratore: Over 35 disoccupati da almeno 24 mesi. Vantaggio: Esonero contributivo totale (100%) fino a 650 euro/mese per un massimo di 24 mesi. 4. Decontribuzione per la Conciliazione Vita-Lavoro Una delle novità più attese della bozza riguarda il benessere aziendale. Viene introdotta una decontribuzione specifica per i datori di lavoro che implementano soluzioni di welfare aziendale volte a favorire l’equilibrio tra vita privata e professionale (es. smart working strutturale, asili nido aziendali, flessibilità oraria). Riepilogo degli Incentivi 2026 MisuraTargetDurataMassimale MensileBonus Donne 2.0Donne svantaggiate24 mesi650€ (800€ al Sud)Bonus Giovani 2.0Under 3524 mesi500€ (650€ al Sud)Bonus ZES 2.0Over 35 (PMI Sud)24 mesi650€ConciliazioneImprese virtuoseDa definireSconto contributivo Esporta in Fogli FAQ Veloci Quando entra in vigore il decreto? Il testo è atteso in Consiglio dei Ministri il 1° maggio 2026 per l’approvazione definitiva. Cosa si intende per incremento occupazionale netto? Significa che il numero dei dipendenti dopo l’assunzione deve essere superiore alla media dei dodici mesi precedenti. I bonus sono cumulabili? Generalmente gli esoneri totali non sono cumulabili con altre agevolazioni sulla stessa risorsa, ma si attende la circolare INPS per i dettagli operativi.

La tipologia è diffusa per i prodotti per la persona (31,9%), abbigliamento e turismo (16,9%) e i prodotti per la casa. Il compra ora paga dopo (in inglese buy now pay later) che, soprattutto per gli acquisti online, permette di pagare in piccole rate, continua a diffondersi in Italia. Nel secondo semestre del 2025 si è registrata una crescita del 23% rispetto allo stesso periodo del 2024 (+220% rispetto al primo semestre 2022, quando il fenomeno è esploso anche da noi). Secondo le ultime analisi, il 55% delle richieste arriva da donne. Per quanto riguarda l’età la maggior parte degli utenti appartiene alle generazioni Gen X (34%) e Millennials (29,5%). Nel mercato italiano si conferma progressivamente la dinamica di sostituzione tra il credito finalizzato tradizionale e le soluzioni Bnpl relativamente alle fasce di importo più contenute; il 60% dei contratti Bnpl mostrano ticket inferiori ai 1.000 euro, mentre nel 24% dei casi i finanziamenti salgono sopra la soglia dei 1.500 euro. In termini di preferenze di acquisto, il prestito finalizzato Small Ticket risulta particolarmente diffuso tra i dealer specializzati in apparecchiature informatiche (43%) e nella grande distribuzione (35%). Il Bnp invece è diffuso anche in altri segmenti di mercato, quali i prodotti per la persona (31,9%), abbigliamento e turismo (16,9%) e i prodotti per la casa (15,2%).

I dati del primo trimestre del 2026. Il sistema imprenditoriale pugliese avvia il 2026 con un segnale moderatamente positivo. Nel primo trimestre dell’anno, il saldo tra iscrizioni e cessazioni si attesta a +266 imprese, per un tasso di crescita del +0,07%, in linea con la dinamica del Mezzogiorno e leggermente superiore alla media nazionale (+0,01%). A trainare la crescita sono ancora una volta le società di capitali, che in Puglia registrano un aumento dell’1,12%, contro lo 0,80 nazionale, confermandosi il motore della trasformazione del tessuto imprenditoriale verso modelli più strutturati. Continuano invece a ridursi le forme tradizionali: società di persone: -0,34% ditte individuali: -0,39% altre forme: -0,19% Focus provinciale: Brindisi e Bari guidano una timida crescita L’analisi territoriale mostra un quadro differenziato: Brindisi registra la performance migliore con +0,31% (saldo +121 imprese) Bari segue con +0,12% (+171 imprese) Lecce si mantiene in territorio positivo con +0,08% (+63 imprese) Foggia chiude leggermente in calo (-0,07%, saldo -49) Taranto segna una flessione (-0,08%, saldo -40) «Il dato del primo trimestre – commenta la presidente di Unioncamere Puglia, Luciana Di Bisceglie – conferma anche in Puglia una tendenza ormai strutturale: le imprese crescono quando sono più organizzate, capitalizzate e orientate ai servizi. Allo stesso tempo, però, restano segnali di fragilità in alcune aree e nei segmenti più tradizionali del tessuto produttivo. È su questi fronti che occorre rafforzare le politiche di accompagnamento e innovazione, per sostenere la competitività e favorire una crescita più equilibrata su tutto il territorio regionale».

Inchieste delle procure di Lecce e Bari. Saccheggiava le Rsa per poi accaparrarsi altre società. Con l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale è finito agli arresti domiciliari l’imprenditore brindisino 50enne Michele Schettino, amministratore di una società poi fallita che gestiva le residenze socio sanitarie per anziani di Miggiano e San Donaci. Sotto i riflettori anche la gestione di una Rsa ad Adelfia. Arresti domiciliari effettuati dalla guardia di finanza anche per Giovanni Vurro, 49 anni, di Adelfia, considerato il braccio destro di Schettino. Per altre due persone è stata disposta l’interdizione ad esercitare l’attività d’impresa e a ricoprire incarichi direttivi. Complessivamente nove gli indagati. Accertata la distrazione di circa 720 mila euro con una serie di artifici e una presunta rete societaria illecita. soldi poi utilizzati per viaggi, auto e altre spese personali. Accumulati debiti per oltre tre milioni di euro. Le inchieste sono due, distinte, condotte dalla procura di Lecce e dalla procura di Bari che si occupa di un altro filone, riguarda le collusioni con Asl e Regione che avrebbero dovuto controllare.

Si scava nella vita professionale e privata della vittima, si ascoltano parenti, amici, conoscenti, frequentatori della palestra. Dino Carta conosceva il suo assassino. La conferma arriva dalla registrazione di un audio catturato da una telecamera condominiale a pochi metri dal luogo dove lunedì sera a Foggia è stato ucciso il personal trainer 42enne. Sono i 40 secondi prima dell’omicidio: si sentono, sovrapposte e poco chiare, tre voci, tra cui quella di una donna, discutono animatamente, forse a causa di un cane, poi sembrerebbero le ultime disperate parole della vittima e gli spari. Nel filmato si vede il presunto killer: un uomo in biciletta con il capo coperto che si allontana. Sono questi i nuovi elementi su cui si concentrano le indagini anche se il suocero di Dino carta sostiene che quella non è la sua voce. Il procuratore di Foggia Enrico Infante ha sottolineato che occorre una perizia fonica per capire le voci, servono verifiche e riscontri anche sui filmati, ma gli inquirenti assicurano massimo impegno. Si scava nella vita professionale e privata della vittima, si ascoltano parenti, amici, conoscenti, frequentatori della palestra. L’appello, anche dall’avvocato della famiglia Carta, è a chiunque possa fornire elementi utili a collaborare, a farsi avanti, garantendo anche l’anonimato.

Analisi 2026: Bari si conferma la provincia più cara, mentre i canoni di locazione balzano del 7,3% su base regionale nonostante la stabilità delle compravendite. Il mercato residenziale della Puglia apre il primo trimestre del 2026 con un volto a due facce: se i prezzi per l’acquisto di una casa restano sostanzialmente invariati, il comparto delle locazioni subisce una forte accelerazione. Secondo l’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it Insights, i canoni di affitto in regione sono cresciuti del 7,3% su base annua. Attualmente, il costo medio per l’acquisto di un immobile in Puglia si attesta a 1.437 €/mq, mentre per affittare sono necessari mediamente 9,2 €/mq. Focus Bari: il capoluogo è la città più cara della regione Bari si conferma la regina del mercato immobiliare pugliese, essendo l’unico territorio a superare le soglie critiche di prezzo: Vendita: 2.255 €/mq (+2,6% rispetto al 2025). Affitto: 13 €/mq (+7,2% su base annua). A differenza del trend regionale, a Bari la domanda di acquisto è in crescita (+2,9%), mentre lo stock di case disponibili diminuisce (-2,8%), rendendo il mercato del capoluogo particolarmente competitivo. Compravendite in Puglia: i trend nelle province L’analisi territoriale mostra un panorama variegato. Alle spalle di Bari, la Provincia di Brindisi si posiziona come la seconda area più costosa per comprare casa (1.787 €/mq). Dove conviene comprare casa? Se cerchi le zone più economiche, i dati indicano: Taranto (Comune): È l’unica zona sotto i 1.000 euro, con una media di 949 €/mq. Foggia (Comune): Segna il calo più vistoso dei prezzi con un -3,6%. Lecce e Taranto (Province): Prezzi in leggera flessione, rispettivamente -2,2% e -1,6%. L’offerta di immobili in vendita è in aumento quasi ovunque in regione (+6,1%), con eccezioni rilevanti a Bari, Taranto e Lecce, dove le case disponibili sono in calo. Affitti in Puglia: Foggia guida la crescita dei canoni Il settore delle locazioni è quello che mostra il maggior dinamismo. Se Trani è la seconda città più cara per affittare (9,6 €/mq), è la Provincia di Foggia a registrare l’impennata record dei canoni: +20% in soli dodici mesi. Riepilogo costi affitto per area: TerritorioPrezzo medio al mqTrend annualeBari (Comune)13,0 €+7,2%Trani (Comune)9,6 €In aumentoFoggia (Provincia)Variabile+20,0%Taranto (Comune)7,0 €Il più economico Mentre l’offerta di appartamenti in affitto aumenta a doppia cifra in regione (+11,6%), la pressione della domanda (il numero di contatti per singolo annuncio) registra un calo generalizzato (-2,9%), con l’eccezione clamorosa del Comune di Barletta, dove l’interesse dei potenziali inquilini è schizzato del +34,3%. Conclusioni: cosa aspettarsi dal 2026 Il mercato immobiliare pugliese nel 2026 riflette un aumento della disponibilità di immobili che, tuttavia, non sta ancora calmierando i prezzi degli affitti, spinti verso l’alto da una domanda polarizzata sui centri principali e da un’inflazione del settore turistico-ricettivo.

Ha conquistato il gradino più alto del podio il pilota campano Salvatore Venanzio. Sessantadue piloti a bordo di vetture performanti. Si è aperto in Puglia, con la 32ma edizione dello slalom dei trulli, il campionato italiano assoluto slalom Aci sport.

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