
Carovigno, rapina ad un portavalori: tre arresti
Il bottino è stato recuperato Tre persone sono state arrestate dai carabinieri a Carovigno, in provincia di Brindisi, dopo una rapina ad un furgone portavalori

Il bottino è stato recuperato. Tre persone sono state arrestate dai carabinieri a Carovigno, in provincia di Brindisi, dopo una rapina ad un furgone portavalori nei pressi dell’ufficio postale. Uno dei tre componenti della banda è rimasto ferito in modo non grave dopo che un vigilante avrebbe esploso un colpo di arma da fuoco. I malviventi erano riusciti ad impossessarsi di parte del denaro che le guardie giurate stavano per consegnare all’ufficio postale. Dopo una breve fuga sono stati intercettati e bloccati dalle forze dell’ordine. L’intero bottino è stato recuperato.
Nell’impatto aveva perso la vita il padre, Cosimo Damiano Poleti. Filtra un raggio di luce nel dramma della provinciale 145: il piccolo Jacopo, il bambino rimasto gravemente ferito nel tragico schianto tra Melendugno e San Foca, è fortunatamente fuori pericolo.Dopo una notte di fortissima apprensione al “Vito Fazzi” di Lecce, dove era giunto in codice rosso, i medici hanno sciolto la prognosi per la vita. Il piccolo resta comunque ricoverato a causa dei severi traumi riportati, tra cui una frattura scomposta del femore e una lesione facciale, ma le sue condizioni generali sono in netto miglioramento e sotto costante monitoraggio. Una notizia che porta un parziale sollievo a una comunità profondamente scossa dal lutto. Nell’impatto di ieri sera, 30 giugno, tra la Kawasaki e una Fiat Panda di turisti, avvenuto all’altezza del distributore Q8, ha infatti perso la vita il padre del bambino, Cosimo Damiano Poleti, 36enne di Lizzanello, deceduto sul colpo. Mentre il quadro clinico del figlio si stabilizza, i Carabinieri proseguono le indagini per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, legato a una presunta mancata precedenza, sotto il coordinamento della Procura che ha già disposto il sequestro dei veicoli. di Matteo Bottazzo
È successo questa mattina alle cinque. Armati di cacciavite e piede di porco, avrebbero minacciato il titolare del bar tabaccheria che si trova in un’area di servizio della statale 16 bis, all’altezza di San Ferdinando di Puglia riuscendo a portare via sigarette, biglietti di lotterie istantanee e altra merce esposta. È successo questa mattina alle cinque. Ad agire tre persone arrivate a bordo di un Suv di colore nero. Due di loro avrebbero fatto irruzione nel locale terrorizzando l’uomo e arraffando quanto era sul bancone, per poi fuggire. Il titolare del punto vendita non è ferito ma è sotto choc. Indagano i carabinieri. Il valore del bottino è da quantificare.
Le indagini della Dda, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, hanno ricostruito ruoli e responsabilità di vedette, mandanti ed esecutori materiali. La Corte d’Appello di Bari ha confermato le condanne per gli imputati coinvolti nel processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta sugli omicidi di Francesco Barbieri e Nicola De Santis, avvenuti a Bari nel 2017. Le indagini della Dda, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, hanno ricostruito ruoli e responsabilità di vedette, mandanti ed esecutori materiali nei due delitti durante la cosiddetta «guerra di Japigia» per il controllo dello spaccio di droga tra il gruppo di Antonio Busco e il clan Palermiti-Parisi. Otto in tutto gli imputati coinvolti, fra loro anche Nicola Parisi, già condannato a 20 anni, così come Filippo Mineccia e Gianni Palermiti. Le motivazioni verranno depositate fra 90 giorni.
La donna, madre di due figli, era ricoverata nell’ospedale Bonomo di Andria, è deceduta ieri. Fegato, reni e cornee sono stati donati da una 46enne di Bisceglie morta dopo essere stata travolta da uno scooter giovedì scorso. La donna, madre di due figli, era ricoverata nell’ospedale Bonomo di Andria, è deceduta ieri. I familiari hanno acconsentito alla donazione. Le operazioni di espianto sono state dirette Nicola Di Venosa, direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia intensiva, e coordinate dal responsabile dei trapianti per la Asl Bat, Giuseppe Vitobello. Il fegato è stato prelevato dai chirurghi del Policlinico di Bari, i reni da una equipe chirurgica del Policlinico di Foggia mentre le cornee sono state prelevate dagli oculisti di Andria e trasferite alla Banca degli occhi di Mestre.
Il suo patrimonio era sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. I finanzieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno dato esecuzione a un decreto di confisca definitiva antimafia di quote societarie, disponibilità finanziarie, polizze vita, beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro. Il provvedimento è scattato nei confronti di un noto pregiudicato che avrebbe messo in atto investimenticon proventi derivanti dalle attività illecite: il suo patrimonio era sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
In corso le operazioni di identificazione. Sul posto sta operando la guardia costiera. Il corpo senza vita di un uomo è stato rinvenuto nello specchio d’acqua tra Lido Conchiglie e la Montagna Spaccata, territorio di Galatone. Si tratterebbe di un uomo di mezza età, di cui al momento non si conoscono le generalità. A dare l’allarme alla Capitaneria di Porto di Gallipoli nella tarda serata di ieri sono stati due ragazzi impegnati col sup in un’escursione notturna nelle grotte marine che si affacciano sulla costa. Il corpo è stato avvistato a circa 4 metri di profondità e recuperato alle prime ore del giorno dal nucleo sommozzatori dei Vf di Taranto. Al momento non ci sono segnalazioni di persone scomparse. Escluso che si possa trattare del surfista di Erchie scomparso a Porto Cesareo lo scorso 1 maggio. L’uomo non aveva con sé cellulare e documenti. E nulla è stato rinvenuto nella perlustrazione via mare e terra effettuata questa mattina dai militari della Capitaneria. Il decesso risalirebbe alla giornata di ieri. Sul corpo non ci sono ferite da taglio o da arma da fuoco ma solo delle escoriazioni. Questo potrebbe far propendere che l’uomo possa essere caduto in mare in un punto conosciuto soprattutto dagli amanti dei tuffi ma non sono escluse altre ipotesi, anche quella del gesto volontario. Il corpo su disposizione del pm di turno Rosaria Petrolo è stato trasferito al Vito Fazzi di Lecce per gli accertamenti del caso.
I fatti sono avvenuti il 9 giugno. Il giovane, secondo le indagini, avrebbe estratto una pistola da un marsupio durante una lite e sparato un colpo, ferendo un altro giovane. Svolta nelle indagini sull’agguato avvenuto il 9 giugno nel centro storico di Vieste. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare con il collocamento in una comunità minorile nei confronti di un 17enne, gravemente indiziato di lesioni aggravate e porto abusivo di arma da fuoco. Il giovane, secondo le indagini, avrebbe estratto una pistola da un marsupio durante una lite e sparato un colpo, ferendo un altro giovane, per poi fuggire a piedi. Decisive per l’inchiesta le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte dai militari.
Prima di fuggire, la banda ha disseminato sull’asfalto chiodi a quattro punte, bucando le ruote del mezzo della vigilanza privata intervenuto sul posto. Ennesimo assalto a un bancomat nella notte in Puglia. Nel mirino dei malviventi è finita la filiale Bdm di Polignano a mare, dove lo sportello atm è stato fatto esplodere con una doppia deflagrazione. L’esplosione ha provocato ingenti danni alla struttura e a alcune auto parcheggiate nelle vicinanze. Prima di fuggire, la banda ha disseminato sull’asfalto chiodi a quattro punte, bucando le ruote del mezzo della vigilanza privata intervenuto sul posto. Sul luogo dell’assalto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri, che hanno avviato le indagini.
In carcere sono finiti Giovanni Calasso, Gianluca De Paolis e Andrea Negri. Un’esecuzione premeditata, epilogo di una vicenda apparentemente banale poi degenerata in un omicidio. Quello di Stefano Tomeo I’operaio di 42 anni ucciso la sera dello scorso 11 aprile a Copertino. Il vero obiettivo dell’agguato sarebbe stato in realtà Angelo Ciccarese l’amico 56enne che si trovava con lui in auto. Mesi prima aveva affittato una casa a un infermiere di Copertino, pretendendo a fine contratto il pagamento di bollette che riteneva insolute, minacciando di morte l’infermiere che per risolvere la questione invece di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Chiede aiuto a Giovanni Calasso 61 anni storico esponente della Sacra Corona Unita, condannato all’ergastolo poi messo ai domiciliari per problemi di salute. È lui che spara per uccidere. Ciccarese si salverà miracolosamente. Tomeo morirà poco dopo in ospedale. Fatale per lui come ipotizzano gli investigatori, l’aver fatto la voce grossa appena sceso dall’auto, davanti al boss. In carcere oltre a Calasso sono finiti anche, Gianluca De Paolis 52 anni, l’infermiere vittima dell’estorsione e suo cugino Andrea Negri, 50 anni tutti di Copertino accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Per Ciccarese è scattata una denuncia per tentata estorsione mentre per favoreggiamento personale sono stati denunciati il gestore e un avventore del circolo “Le Club” dove vittime e sicari si erano dati appuntamento, in un clima di totale omertà e assoggettamento .
Il figlio di 10 anni è ricoverato al Vito Fazzi di Lecce in gravissime condizioni. Un drammatico incidente stradale si è consumato nella serata a San Foca, lungo la strada provinciale 145 che conduce all’ingresso ovest della marina di Melendugno, sul versante adriatico del Salento. Il bilancio è pesantissimo: un uomo ha perso la vita e il figlio di 10 anni si trova ora ricoverato in gravissime condizioni. Si tratta di Cosimo Damiano Poleti, 36 anni, di Lizzanello. Padre e figlio viaggiavano in sella ad uno scooter che, per cause da accertare, è finito contro l’auto di una famiglia di turisti originari della Polonia. A bordo due coniugi e i loro due figli, rimasti solo lievemente feriti. L’allarme è scattato immediatamente, richiedendo l’intervento urgente del personale sanitario del 118 e delle forze dell’ordine. La scena apparsa ai primi soccorritori è stata sin da subito drammatica. Il bambino di 10 anni, dopo aver ricevuto le prime cure sul posto, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove è stato ricoverato in codice rosso a causa delle gravi ferite riportate. Per il padre, purtroppo, ogni tentativo di rianimazione è risultato vano e i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso sul colpo. I rilievi e la gestione della viabilità sono stati affidati ai Carabinieri, che dovranno ricostruire con esattezza la dinamica del sinistro e accertare le responsabilità del caso.
Barcellona avrebbe esploso quattro colpi di pistola. È stato ucciso per gelosia Alessandro Signorile, il 38enne di Ceglie vittima di una spedizione punitiva in via De Marinis a Carbonara poco dopo le 9 del mattino mentre era a bordo della sua bicicletta. Movente dell’omicidio – stando a quanto emerso – una relazione telefonica con la convivente di Alessandro Barcellona, guardia giurata in servizio presso il Palazzo di Giustizia di Bari. L’uomo, ora sottoposto a fermo, ha confessato nel corso dell’interrogatorio alla presenza del procuratore aggiunto Milto De Nozza e del sostituto Larissa Catella. La scoperta dei contatti fra la compagna e Signorile risale a circa due o tre mesi fa, grazie alle telecamere di videosorveglianza presenti in casa. Nella serata di lunedì sembra che la donna avesse comunicato alla guardia giurata la volontà di lasciarlo. La mattina successiva, poi, un incontro fra i due uomini, nel corso del quale Signorile avrebbe riferito una frase come: “Prima o poi me la prenderò “. Barcellona, in sella ad una moto, esplode 4 colpi di pistola, calibro 9×21. Poco l’omicidio manda un messaggio alla zia, ringraziandola per tutto ciò che aveva fatto per lui. La donna si precipita dai carabinieri, riferisce del messaggio inviatole dal nipote e aggiunge di aver appreso che aveva appena uccisio una persona. Barcellona viene fermato in corso Vittorio Veneto: in tasca aveva ancora una pistola semiautomatica dalla quale, forse, erano partiti i colpi.
Due squadre dei vigili del fuoco hanno domato l’incendio, evitando che il fuoco raggiungesse le pompe di benzina e i serbatoi. Paura nel primo pomeriggio sulla strada provinciale 231, vicino Modugno. Un camion ha preso fuoco vicino ad una stazione di servizio. L’autista del mezzo, dopo aver notato del fumo uscire dal vano motore, si è fermato sotto la pensilina del distributore di carburante, ma in pochi secondi le fiamme hanno avvolto il veicolo. Non ci sono stati feriti. Due squadre dei vigili del fuoco hanno domato l’incendio, evitando che il fuoco raggiungesse le pompe di benzina e i serbatoi.
Al vaglio degli investigatori i filmati delle telecamere che hanno ripreso l’intera azione. Colpo grosso nella notte a Gallipoli dove una banda di malfattori ha messo a segno un furto con spaccata ai danni della gioielleria “Freddo” sita nel centralissimo corso Roma. Ad agire 4 banditi travisati da passamontagna. Con picconi e spranghe hanno infranto la vetrina impossessandosi dei gioielli esposti per poi fuggire a bordo di una Porsche Cayenne con targa contraffatta. Una volante del locale commissariato di polizia ha inseguito i fuggitivi fino a Lecce. Insieme a loro anche pattuglie di Galatina e Lecce che tuttavia non sono riuscite a fermare l’auto che andava a folle velocità. I malviventi hanno fatto perdere le loro tracce sulla SS 613 in direzione Brindisi. Il bottino è in corso di quantificazione. Al vaglio degli investigatori i filmati delle telecamere che hanno ripreso l’intera azione.
È successo in via De Marinis. La vittima era in bicicletta. Quattro colpi di pistola, di cui almeno uno alla testa. Non ha avuto scampo Alessandro Signorile, 38enne operaio di Ceglie del Campo, ucciso in pieno giorno in via De Marinis, a Carbonara, mentre era in sella alla sua bicicletta elettrica. Poche ore dopo è stato fermato un vigilante in servizio nel palazzo di giustizia di Bari, mentre si accingeva a costituirsi in Questura. Ma saranno i carabinieri a fare piena luce su quanto accaduto, e chiarire i retroscena di un omicidio commesso sulla pubblica via e in pieno giorno. Secondo quanto emerso fino ad ora, la vicenda non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata ma con questioni di natura privata. Tutto è accaduto intorno alle 9.30 del mattino: per strada tanta gente comune. Improvvisamente gli spari, le urla delle persone. Signorile si accascia sul marciapiede, muore sul colpo. I sanitari del 118, al loro arrivo, potranno solo constatarne il decesso. Come da prassi sul posto è arrivato il pubblico ministero di turno Larissa Catella, accompagnata dall’aggiunto Milto De Nozza. È probabile che la persona arrestata verrà interrogata a breve per spiegare le ragioni del suo gesto. Altri elementi utili potrebbero arrivare dalle dichiarazioni delle persone vicine alla vittima, sentite in queste ore dai carabinieri.
L’uomo nel corso degli anni avrebbe utilizzato le somme di denaro per finalità personali e non avrebbe pagato le rette mensili a due Rsa della Provincia di Brindisi. A Francavilla Fontana i finanzieri hanno sequestrato a un amministratore di sostegno 4 beni immobili e un’auto per aver sottratto oltre 200 mila euro a un’anziana, affetta da una grave disabilità. L’uomo nel corso degli anni avrebbe utilizzato le somme di denaro per finalità personali e non avrebbe pagato le rette mensili a due Rsa della Provincia di Brindisi dove la donna era stata ricoverata per un breve periodo. L’uomo è stato denunciato per peculato.
Nelle settimane scorse vi abbiamo raccontato la sua storia. Disabile al 100% di Taranto, non aveva mai ottenuto il rinnovo del pass per l’auto. Era la fine di maggio quando abbiamo conosciuto Alessandra e Stefano, paziente oncologico di Taranto. 53 anni. Per l’Inps, disabile al 100%, dopo l’asportazione di 7 vertebre per un tumore alla colonna vertebrale. La coppia aveva chiesto il rinnovo del pass per l’auto. Non lo ha mai ottenuto. Per il regolamento comunale, bisognava recarsi di persona alla polizia locale. Su questo abbiamo realizzato un primo servizio, denunciando il disagio, i limiti normativi di fronte a garanzie costituzionali e convenzioni europee. Fin dal primo momento Stefano, con un filo di voce ma con determinazione, ha chiarito che si trattava di una battaglia per tutti i fragili. Una questione di principio, contro un regolamento ingiusto. Successivamente abbiamo realizzato un altro servizio, quando l’avvocata di famiglia ha diffidato il Comune alla consegna del pass, contestando il reato di discriminazione. Il caso è finito all’attenzione di politici, sindacati, del garante regionale dei diritti delle persone con disabilità. Poi è arrivato il giorno di una visita per Stefano, al Moscati, l’ospedale oncologico. Anche qui, abbiamo documentato il disagio, la sofferenza, aggravata dal non poter parcheggiare all’ingresso.Pochi giorni dopo, il consiglio comunale, finalmente, ha approvato la modifica al regolamento. Ci eravamo ripromessi un caffè. Perché si stava vincendo una battaglia, fatta per tutti i fragili, diceva Stefano. Ma proprio mentre l’assise votava, le sue condizioni sono precipitate, fino all’ultimo respiro. Aspettando un pass che non serve più. Lascia Alessandra, e due figlie. Lascia un caffè sospeso, per una grande battaglia, coraggiosa. Per tutti i fragili. Perché d’ora in poi, nessun disabile sarà più costretto a presentarsi in quanto tale, per il rispetto di un semplice diritto.
L’allarme è stato dato nel pomeriggio di ieri, si temeva ci fosse la presenza di qualcuno all’interno. È risultata oggetto di furto a maggio scorso l’auto recuperata nella tarda serata di ieri, 29 giugno, dall’invaso del Locone, in territorio di Minervino Murge. L’allarme è stato dato nel pomeriggio, si temeva ci fosse la presenza di qualcuno all’interno, invece per fortuna la vettura era solo stata lanciata in acqua nel tentativo di nasconderla. Per il suo recupero sono stati impegnati personale dei vigili del fuoco del comando provinciale di Barletta, il nucleo sommozzatori di Taranto e del nucleo sistemi aeromobili a pilotaggio remoto.
Hanno agito in quattro. Dall’inizio dell’anno, sono 19 i colpi a bancomat e postamat in Capitanata. Ennesima bomba a un bancomat nel Foggiano. La scorsa notte, un commando composto da quattro persone ha fatto esplodere lo sportello della BPer, nella centralissima piazza Europa a San Giovanni Rotondo, a pochi metri dal bancomat di un altro istituto di credito colpito il 13 giugno. I banditi sarebbero riusciti a portare via il denaro, ancora da quantificare. Sull’accaduto indagano i carabinieri.Dall’inizio dell’anno, sono 19 i colpi a bancomat e postamat in Capitanata. Un altro assalto al bancomat si è verificato nella notte a Modugno dove è stata avvertita una doppia esplosione. Ingenti i danni alla struttura, alle abitazioni vicine e alle auto parcheggiate nelle vicinanze. Sul posto i vigili del fuoco. Soltanto ieri, sempre nella città del Barese, si è verificato un altro colpo.
Le misure arrivano al culmine di una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto. “Tuo fratello prima manda i soldi e poi diamo il nulla osta“. Promettendo visti, permessi di soggiorno, lavoro sicuro in Italia hanno fatto arrivare illegalmente centinaia di uomini e donne, da Pakistan, Bangladesh, India, facendosi pagare 6500 euro per documenti e occupazione ma finendo col lavorare in nero. Tra promotori, imprenditori, mediatori, 30 le persone arrestate nella notte dai carabinieri del Nucleo Incestigativo di Taranto. 16 in carcere, 14 ai domiciliari, tra Taranto, Lecce, Foggia, Matera, e ancora, Campobasso, Milano, Ragusa, Latina e Verona. Ai 16 è contestata l’associazione a delinquere aggravata, per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Stando alle indagini della DDA di Lecce e della procura di Taranto, ci sarebbero 2 tarantini al vertice: l’avvocato Michele Cervellera, 63enne e e il 52enne Antonio Damiano Milella, titolare del caf, base logistica dalla quale partivano gli incartamenti, passando perfino tramite la piattaforma ministeriale con cui si chiedono i permessi. Usando chat protette, parole in codice come regali, caffè, mandarini, per indicare le cifre da corrispondere; e tutto tramite il caf, aggiravano il decreto Flussi, con un metodo ormai sistematico, che andava avanti da anni. Dalle ricostruzioni gli indagati facevano leva sul bisogno economico e sociale dei lavoratori, che con grandi sacrifici, prima pagavano e poi potevano arrivare. La cifra veniva spartita: 5mila euro al datore di lavoro compiacente (ristoratori, operatori turistici, imprenditori agricoli); 1000 se li intescavano i promotori, 500 gli intermediari. I candidati finivano col pagare il datore di lavoro e non viceversa.

Il bottino è stato recuperato Tre persone sono state arrestate dai carabinieri a Carovigno, in provincia di Brindisi, dopo una rapina ad un furgone portavalori

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Il figlio di 10 anni è ricoverato al Vito Fazzi di Lecce in gravissime condizioni Un drammatico incidente stradale si è consumato nella serata a

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