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Nel mirino soprattutto le promozioni di diversi direttori amministrativi scattati di grado a direttori generali. Durissimo il commento delle opposizioni di centrodestra per le nomine dei nuovi manager sanitari scelti dal governatore Decaro. Intervista a Paolo Pagliaro, capogruppo Fratelli d’Italia

Nell’illustrare il piano di riequilibrio per sanare il buco della sanità pugliese, il presidente aveva detto di contare sulla collaborazione con il Governo, con una nota polemica. Continua la polemica politica sull’aumento dell’Irpef in Puglia, dovuto al deficit della sanità. Ai nostri microfoni, il sottosegretario Marcello Gemmato, chiamato in causa dal presidente Decaro, nella conferenza stampa di sabato, ha risposto così. Riprese e montaggio Orazio CorbacioIntervista a on. Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute

“Introdotto un principio progressivo, chi ha di più dovrà contribuire di più”. “Oltre il 70% dei pugliesi non avrà un aumento o avrà un aumento limitato a circa 4 euro al mese”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, annunciando l’aumento dell’addizionale Irpef per il disequilibrio nella sanità del 2025 di 349 milioni di euro. Decaro fa sapere che sono stati tagliati 107 milioni di euro dai costi della politica e della macchina regionale che andranno a coprire una parte del disequilibrio sanitario del 2025. “L’altra parte, purtroppo, da commissario della sanità come previsto per le legge, la devo fare agendo sulla leva fiscale”. “Abbiamo introdotto – ha spiegato – un principio progressivo, chi ha di più dovrà contribuire di più. Il 30% dei pugliesi, tutti quelli nella fascia fino a 15mila euro, non avranno nessun aumento. Il 40% dei pugliesi che sono compresi nella fascia di reddito tra 15 e 28mila euro avrà un aumento medio mensile di 4 euro. Sopra i 28mila e fino a 50mila euro ci sarà un aumento medio di 19 euro; sopra i 50mila euro l’aumento medio sarà di circa 66 euro”.

Sarà inaugurata il 31 maggio, a Vieste, la Casa di comunità, con venti posti letto. E per incentivare l’arrivo di medici del 118, il Comune garganico, capitale pugliese del turismo estivo, metterà a disposizione 120 mila euro. Nuove strutture sanitarie e fondi a disposizione dei medici per prestare servizio a Vieste: sono le novità per la citta garganica per l’estate, periodo in cui si registrano mediamente due milioni di presenze. È ciò che è emerso dall’incontro, a Foggia, tra la direzione generale dell’Asl, l’assessora al Turismo della regione Puglia, Graziamaria Starace, e il presidente della provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, che è anche sindaco di Vieste. Obiettivo: discutere dei provvedimenti per la Capitanata, in particolare per le zone logisticamente più disagiate, in vista della stagione turistica. Intervista a Graziamaria Starace, ass. Turismo Regione Puglia e Giuseppe Nobiletti, sindaco di Vieste

Tra i risultati ottenuti dalle singole aziende sanitarie spicca la Asl di Brindisi, che ha ottenuto un tasso di anticipazione dell’84%. Risultati che vanno ben oltre le più rosee previsioni. In Puglia, il piano sperimentale varato dalla Regione per il recupero delle liste d’attesa nella sanità, fa registrare numeri importanti, uno su tutti: 164.930 le persone complessivamente contattate per il recupero delle prestazioni prenotate. Il risultato è stato raggiunto in appena tredici settimane di attività. Nello specifico si tratta di 150.461 visite ed esami e 14.469 ricoveri ospedalieri.  Dal report della Regione emerge anche che per le prestazioni urgenti si è ottenuto un anticipo medio di 143 giorni, per le prestazioni brevi l’anticipo in media è stato di 129 giorni, per le prestazioni programmabili di 83 giorni e per le prestazioni differibili di 77 giorni. Tra i risultati ottenuti dalle singole aziende sanitarie spicca la Asl di Brindisi, che ha ottenuto un tasso di anticipazione dell’84%. fa bene anche la Asl di Taranto con il 70,4%; la Asl di Bari è al 63% di prestazioni anticipate rispetto alla prenotazione iniziale.  Buoni anche i dati degli istituti di ricerca. All’oncologico Giovanni Paolo II di Bari il piano è stato incentrato sui ricoveri chirurgici: eseguiti 736 interventi, raggiungendo il 67% del target. Il De Bellis di Castellana Grotte, nell’ambito dell’endoscopia digestiva, ha eseguito il 100% delle prestazioni preventivate.

Roma ha avviato la procedura che affida al governatore Decaro l’incarico di commissario ad acta per attuare il piano di risanamento. Ammonta a 349 milioni e 300 mila euro il deficit 2025 della sanità pugliese come certificato dal tavolo di verifica convocato a Roma dai Ministeri di economia e salute al quale hanno partecipato l’assessore alla sanità Pentassuglia e il direttore di dipartimento Montanaro. Roma ha avviato la procedura che affida al governatore Decaro l’incarico di commissario ad acta per attuare il piano di risanamento. Sul tavolo la regione ha messo 120 milioni, recuperati dai tagli al bilancio autonomo, di cui 30 milioni tagliati ai costi del consiglio regionale. Ma non basta. I 230 milioni rimanenti arriveranno dall’aumento dell’Irpef sui cittadini. La stangata colpirà i redditi tra 28 e 50 mila euro e quelli oltre i 50 mila euro. In soldoni 108 euro in più all’anno per il terzo scaglione e fino a 1200 euro per i redditi più alti. Ma i conti non tornano. All’appello mancherebbero circa 70 milioni. E questo costringerà ad un aumento anche sullo scaglione inferiore da 15 a 28 mila euro che colpirebbe la fascia più ampia di contribuenti, circa 750 mila pugliesi. I ministeri hanno anche sollecitato l’attuazione del piano operativo. Tradotto, oltre a tagli e tasse, la sanità pugliese deve cominciare una seria cura dimagrante su piccoli ospedali, reparti e posti letto.

. “Oggi l’assurdo trova spazio nelle nostre vite”. Con queste parole il parroco don Francesco Nuzzi ha dato inizio alla cerimonia funebre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto improvvisamente il 14 aprile scorso nel reparto di Ortopedia dell’ospedale San Paolo, dove era ricoverato per le conseguenze di un incidente in moto. L’inchiesta della magistratura dovrà fare luce sulle cause del decesso: fra le ipotesi l’eventuale somministrazione di un farmaco sbagliato. La bara bianca nella chiesa madre di Santa Maria La Porta, sopra la sciarpa dello Sporting Club Palo, la squadra di pallavolo di Gianvito.In prima fila i genitori e le due sorelle: un dolore profondissimo ma composto.“Nulla potrà togliere il vuoto che lascia Gianvito – ha detto don Francesco rivolgendosi alla sua famiglia – ma continuate a vivere nel suo amore”.Tanti i parenti, tantissimi gli amici, con il suo nome stampato sulle magliette. A turno hanno voluto salutare Gianvito per l’ultima volta: “I nostri traguardi saranno anche i tuoi, non meritavamo tutto questo, e neanche tu”.

L’esame diagnostico è stato eseguito nel laboratorio dell’ospedale Di Venere. Salvata dalla cecità grazie a una diagnosi precoce. Nell’ospedale Di Venere di Bari a una bambina di appena 20 giorni è stata diagnosticata una rara distrofia della retina. Si tratta del primo caso in letteratura scientifica, spiega la Asl di Bari, in cui sono state identificata in età così precoce due varianti del gene RPE65. Il danno provocato dalla malattia è progressivo e irreversibile, ma oggi esiste una terapia in grado di intervenire sulla causa della malattia. Grazie alla diagnosi la piccola potrà iniziare subito la cura. Solitamente il tempo per l’individuazione della malattia è di sei mesi. “Quando nel 2023 si partì con la sfida dello screening genomico – spiega il direttore della Genetica Medica del Di Venere, Mattia Gentile – tra le diverse motivazioni vi era una famiglia da noi esaminata con identificazione di varianti nel gene RPE65: fratello e sorella di 18 e 20 anni che avevano già perso la vista a causa della retinite pigmentosa. Se quella diagnosi fosse arrivata nei primi anni di vita e con la terapiagenica oggi disponibile, quei due ragazzi avrebbero potuto conservare la visione. In Puglia esiste una particolare incidenza di questa patologia: il primo caso trattato in Italia con terapia genica, nel 2019, era proprio pugliese e presentava le stesse varianti identificate oggi nella neonata. Da qui la scelta di includere il gene RPE65 nel programma di screening. Oggi, dopo aver esaminato oltre 25mila neonati, questa scelta ci consente di identificare per la prima volta al mondo un neonato che svilupperà la patologia e di intervenire prima che si manifesti”.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del Nas, il professionista avrebbe consentito l’accesso a visite specialistiche e ricoveri a pazienti privi di prenotazione e senza impegnativa medica. Avrebbe messo in piedi un sistema parallelo di visite specialistiche in una struttura sanitaria pubblica. Al termine di un’indagine dei carabinieri del Nas, il Nucleo antisofisticazioni e sanità, la Asl di Brindisi ha licenziato il responsabile di Ortopedia dell’ospedale di Ostuni. Le verifiche, effettuate attraverso l’incrocio tra database aziendali e registri cartacei, avrebbero fatto emergere condotte illecite da parte del dirigente medico. Secondo quanto accertato, il professionista avrebbe consentito l’accesso a visite specialistiche e ricoveri a pazienti privi di prenotazione tramite Cup e senza impegnativa medica, aggirando di fatto le liste d’attesa. Un sistema reso possibile anche dall’omessa archiviazione della documentazione sanitaria obbligatoria, che avrebbe consentito di scavalcare le prenotazioni regolari, a danno dei cittadini in attesa da mesi.

Sulla carenza di personale Pentassuglia ha annunciato un accordo con i medici del 118 per reperire nuove risorse e ridefinire le automediche in base alle caratteristiche del territorio. Nella sanità pugliese le priorità è la riorganizzazione della rete dell’emergenza-urgenza e delle strutture. Motivo per cui è in arrivo un provvedimento con misure operative per ridurre le attese al pronto soccorso, velocizzare le consulenze e responsabilizzare i reparti sulle dimissioni. Entro il 15-20 aprile sarà portata in Giunta la delibera con le prime misure operative. Lo ha annunciato l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, durante la riunione della commissione consiliare Sanità della Puglia. Non alla riduzione di posti per acuti legata al piano di rientro ma sì alla ridefinizione dei posti letto sulla base della effettiva occupabilità. L’assessore Pentassuglia ha insistito sulla necessità di applicare ovunque il modello di bed management, già sperimentato al Policlinico, che consenta di conoscere in tempo reale i posti letto disponibili e dare priorità ai pazienti dell’emergenza. Con riferimento alla carenza di personale, Pentassuglia ha annunciato un accordo con i medici del 118 per reperire nuove risorse e ridefinire le automediche in base alle caratteristiche del territorio.

Nel capoluogo pugliese l’intervento al menisco attesta il primato al Sud. Un trapianto di menisco da donatore al Policlinico di Bari rappresenta la prima volta al Sud per questa tipologia di interventi. L’intervento, eseguito dai chirurghi ortopedici Lorenzo Moretti e Danilo Cassano, ha riguardato una judoka professionista. In una nota, il dott. Moretti ha spiega la natura “altamente specialistica del trapianto meniscale, che consente di ripristinare la funzione biomeccanica del ginocchio”. Nonostante si eseguano in Italia circa 100mila operazioni chirurgiche per lesioni al menisco ogni anno, quelli per trapianto al menisco risultano essere particolarmente specifici, effettuati in pochi centri ortopedici dedicati, come l’Unità operativa di Ortopedia del Policlinico barese, diretta dal prof. Giuseppe Solarino.

A Brindisi portata a termine un’operazione “di altissimo valore umano e civile”. Nella notte, all’ospedale Perrino di Brindisi è stato effettuato un prelievo multiorgano da una donna che in vita aveva espresso la volontà di voler donare. Ad operare è stato un team di chirurghi provenienti dal Policlinico di Bari e dal Cardarelli di Napoli, affiancando i medici del presidio brindisino. L’équipe è stata coordinata dalla dott.ssa Ada Patrizio. Il prelievo si è concluso intorno alle 7 di mattina. Il direttore generale dell’Asl di Brindisi Maurizio De Nuccio si è detto “grato per il gesto di straordinaria generosità della donatrice e della sua famiglia”. Il direttore ha concluso rimarcando “professionalità, competenza e sensibilità di medici, infermieri ed operatori”.

. A Bari, anche la sanità l’8 marzo si è tinta del giallo delle mimose. Ma non solo. Negli ospedali Di Venere e San Paolo dell’ASL e all’Istituto Tumori Giovanni Paolo II, l’8 marzo è stato accompagnato da attività straordinarie di diagnosi e cura che si inseriscono sia nelle iniziative per la festa della donna sia nel piano regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa. All’Istituto Tumori sono state programmate 20 Tac e 40 prestazioni tra mammografie, ecografie e visite senologiche, e alcuni interventi chirurgici di ginecologia. Alla giornata hanno preso parte anche associazioni impegnate in progetti di umanizzazione delle cure. Parallelamente, la ASL Bari ha proseguito nel weekend il programma straordinario di recupero delle prestazioni e per l’8 marzo ha previsto aperture straordinaria degli ambulatori negli ospedali San Paolo e Di Venere: 25 e 12 prime visite ginecologiche ed ecografie, tutte con priorità breve o urgente.

“Sempre meno una scelta e sempre più necessità”. Gli italiani che decidono di curarsi fuori dalla propria Regione di residenza non è mai stato tanto abbondante. Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale, ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 quando era stata pari a 5,04 miliardi. Gli spostamenti sono soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a fortispostamenti anche tra Regioni settentrionali. Questi dati emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe. Per il Meridione si assiste a una fuga di pazienti senza che si registri alcuna attrattività. “La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale:rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Tuttavia, “esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità”. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, laSicilia di 246,7. “Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, precisa Cartabellotta. “Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale”, conclude il presidente Gimbe.

Confermata l’efficacia dell’iniziativa nel potenziare l’offerta sanitaria e nel ridurre i tempi di attesa. Proseguono con risultati confortanti le aperture straordinarie domenicali all’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera. Nella giornata di ieri, domenica 22 febbraio, sono state complessivamente erogate 49 prestazioni tra visite specialistiche ed esami diagnostici, confermando l’efficacia dell’iniziativa nel potenziare l’offerta sanitaria e nel ridurre i tempi di attesa. In particolare, l’attività ha riguardato l’area cardiologica, con 16 visite effettuate, cui si aggiungono 7 interventi di Biopsia. Sul fronte diagnostico, sono state eseguite 15 risonanze magnetiche nucleari, mentre l’Endoscopia digestiva ha fatto registrare 11 esami complessivi.

Il maggior numero di ricoveri già eseguiti è stato registrato dalla Asl di Lecce: 148 dal 2 febbraio scorso. A seguire il Policlinico di Bari che ne ha eseguiti 128. Un terzo delle persone in lista d’attesa per prestazioni prioritarie è stato contattato (dal 2 al 19 febbraio) dalle dieci aziende ed enti del servizio sanitario regionale pugliese. Rispetto ai dati della prima settimana, i recali sono raddoppiati e le prestazioni eseguite triplicate.  I dati del monitoraggio attestano che complessivamente i recall sono stati 39.379, gli appuntamenti anticipati 19.435 e le prestazioni e i ricoveri già eseguiti 11.293 sul target complessivo stimato di 124.320 prestazioni da recuperare. Per visite ed esami diagnostici sono state contattate 33.495 persone, anticipate 18.937 prestazioni ed eseguite 10.661 prestazioni. Il numero di rifiuti e disdette è di 9.357, gli irreperibili 2700. Per i ricoveri sono state contattate 5884 persone, anticipati 498, eseguiti 632. Restano quelli che dicono no: il 60% ha confermato la data dell’appuntamento già preso, il 18% ha detto di aver già eseguito la prestazione, il 7% ha sostenuto che non era più necessaria. Resta un 15% senza motivazioni.  Il maggior numero di ricoveri già eseguiti è stato registrato dalla Asl di Lecce: 148 dal 2 febbraio scorso. A seguire il Policlinico di Bari che ne ha eseguiti 128.

Sanità. Proseguono con successo in Basilicata le visite straordinarie domenicali e gli esami strumentali per il recupero delle liste di attesa. Anche ieri l’Azienda Sanitaria Locale di Matera ha garantito un importante numero di prestazioni all’Ospedale Madonna delle Grazie, confermando l’impegno concreto per ridurre i tempi di accesso alle cure. Nel corso della giornata sono state effettuate complessivamente 70 prestazioni tra visite ed esami diagnostici, nelle principali specialità: 18 prestazioni di medicina con Doppler, 14 di cardiologia, 15 risonanze magnetiche, 9 prestazioni di ortopedia, 7 di endoscopia digestiva e 7 prelievi per biopsie. Visite straordinarie sono in programma anche domenica 22 febbraio, “con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’offerta assistenziale e ridurre progressivamente i tempi di attesa”.

Altri 1500 sono risultati irreperibili e saranno richiamati. Per contro ci sono più di 6300 persone che hanno potuto anticipare l’esame richiesto e di questi, oltre la metà, è stato effettuato nella prima settimana. Ci sono i primi dati sull’abbattimento delle liste d’attesa voluto dal presidente della regione Puglia Antonio Decaro. Innanzitutto circa il 30% delle persone richiamate per anticipare esami e visite in Puglia, parliamo di oltre 3mila persone, hanno rifiutato il nuovo appuntamento. Altri 1500 sono risultati irreperibili e saranno richiamati. Per contro ci sono più di 6300 persone che hanno potuto anticipare l’esame richiesto e di questi, oltre la metà, è stato effettuato nella prima settimana. Il piano di recupero prevede lo smaltimento delle liste di attesa dando la precedenza a chi, per gli esami specialistici, ha priorità U (entro 72 ore) o B (entro dieci giorni); o a chi è in lista per un ricovero con priorità A (entro 30 giorni).In totale sono state richiamate dalle sei Asl, dalle aziende Policlinico di Bari e Policlinico Riuniti di Foggia, e dai due Irccs De Bellis e Oncologico Giovanni Paolo II, 14.923 persone di cui 12.018 per visite ed esami e 2.905 per ricoveri. L’azienda che ha richiamato il maggior numero di persone sia per prestazioni specialistiche sia per ricoveri è il Policlinico Riuniti di Foggia con 3.162 recall, 1.199 prestazioni anticipate e 377 prestazioni già eseguite.

In poco più di dieci giorni raccolte 18mila firme per la proposta di legge che punta a ridurre il tabagismo e finanziare il Servizio Sanitario Nazionale. È in questo contesto che nasce la campagna “5 euro contro il fumo”, una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di 5 euro il costo di sigarette e prodotti da inalazione di nicotina. L’obiettivo è duplice: ridurre il tabagismo e reperire nuove risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. In poco più di dieci giorni sono state raccolte 18mila firme, pari al 35% delle 50mila necessarie per portare la proposta in Parlamento. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare online tramite la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID, CIE o CNS. Una campagna senza precedenti in Italia Si tratta della prima iniziativa di questo tipo mai realizzata nel Paese, promossa da AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Hanno già aderito circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti, che nella Giornata mondiale contro il cancro rilanciano l’appello a firmare per raggiungere rapidamente la soglia delle 50mila firme. Prevenzione oncologica e stili di vita: i numeri Il fumo resta il principale fattore di rischio oncologico, ma non è l’unico. Secondo le stime, oltre il 40% dei decessi per cancro è legato a fattori di rischio modificabili, come: fumo consumo di alcol dieta scorretta sovrappeso e obesità sedentarietà Nonostante ciò, l’Italia investe nella prevenzione sanitaria solo il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una quota inferiore a quella di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%). L’appello dell’AIOM: “Serve uno sforzo in più” «La campagna “5 euro contro il fumo” è pienamente in linea con gli obiettivi della Giornata mondiale contro il cancro, a partire dall’informazione sui fattori di rischio», spiega Massimo Di Maio, presidente AIOM. «In pochi giorni migliaia di cittadini hanno già firmato, ma serve uno sforzo ulteriore per arrivare alle 50mila firme». I dati sugli stili di vita degli italiani confermano l’urgenza: il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso, il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.

Ci sono 124 mila e 324 prestazioni che saranno riprogrammate sulla base della appropriatezza delle prescrizioni e delle prenotazioni. Ambulatori aperti 12 ore al giorno, anche nei festivi a partire da lunedì prossimo e fino al mese di giugno e 124 mila e 324 prestazioni che saranno riprogrammate sulla base della appropriatezza delle prescrizioni e delle prenotazioni. È quanto previsto dai piani sperimentali per abbattere le liste d’attesa varati ieri dalla giunta regionale pugliese, che ha messo a disposizione 15 milioni di euro. “Chiederemo agli operatori sanitari uno sforzo, ma l’obiettivo è importante e riguarda la salute e la fiducia dei cittadini”, ha sottolineato il governatore Antonio Decaro che ha ringraziato le aziende sanitarie per il lavoro svolto. “Da questo momento in poi”, ha aggiunto, “siamo tutti impegnati a mantenere gli impegni che abbiamo assunto con i pugliesi”. I pazienti interessati saranno ricontattati per confermare, anticipare o disdire gli appuntamenti. rientrano nei piani sperimentali le prestazioni specialistiche, visite ed esami strumentali, alcune necessità di ricoveri ospedalieri. “Sappiamo che ci sono delle difficoltà che riguardano soprattutto la carenza di personale”, ha aggiunto l’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, “siamo altresì convinti che ci siano ampi margini di miglioramento”. La situazione sarà monitorata mensilmente per valutare eventuali correttivi. Nei prossimi cinque mesi dobbiamo imprimere una accelerata importante per migliorare il sistema sanitario e gettare le basi per futuri interventi strutturali.

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