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Arrivano i fondi per portare frutta e verdura fresche nelle aule italiane, con le domande per accedere ai contributi scolastici aperte fino al prossimo 6 luglio. Un’iniziativa che in Puglia suona come un vero e proprio salvagente per le nuove generazioni: i dati parlano chiaro, con oltre il 10% dei bambini che soffre di obesità e una fetta larghissima di under 14 che cresce a pane, merendine e cibi industriali, dimenticando il sapore della terra. A farsi portavoce di questa battaglia è Coldiretti Puglia, che sottolinea la gravità della situazione: “il consumo sempre più diffuso di alimenti ultra-processati rischia di allontanare definitivamente le nuove generazioni dai principi della dieta mediterranea, che è il vero patrimonio culturale e alimentare del nostro territorio.”, spiega l’organizzazione agricola. L’obiettivo del piano è proprio ribaltare questa tendenza, facendo riscoprire ai più piccoli i benefici del cibo fresco non solo tra i banchi, ma anche sul campo, grazie alle lezioni all’aperto nelle masserie didattiche del territorio. Ma la vera svolta bussa alle porte delle cucine: un nuovo patto strategico tra coldiretti e i comuni pugliesi promette di rivoluzionare i menu delle mense scolastiche. La parola d’ordine è fare pulizia, mettendo al bando i prodotti industriali per fare spazio a piatti locali, di stagione e rigorosamente senza glifosato. Una ricetta semplice e genuina per proteggere, un boccone alla volta, la salute e il futuro dei nostri figli.

Coldiretti richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere gli ecosistemi naturali sempre più minacciati dell’inquinamento. Giovanissimi a lezione di biodiversità del mare, per scoprire il valore del pescato stagionale e locale, le diverse specie ittiche, quanto le scelte alimentari possano incidere sulla salvaguardia dell’ambiente marino. Sul porto di Bisceglie Coldiretti richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere gli ecosistemi naturali sempre più minacciati dell’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e la diffusione di specie aliene. intervista a Davide Di Pinto, Coldiretti pesca

C’è stato anche un nutrito gruppo di agricoltori pugliesi a protestare al Brennero, al confine con l’Austria. Il settore è in forti difficoltà, Coldiretti torna a chiedere la difesa del Made in Italy. L’agricoltura è allo stremo delle forze. Lo dice Coldiretti che è tornata al Brennero, al confine con l’Austria, il varco attraverso il quale ogni giorno transitano migliaia di tonnellate di prodotti anche agricoli. Tra i 10 mila agricoltori provenienti da tutta Italia anche un nutrito gruppo pugliese. Il settore – dicono – è duramente colpito dalla guerra in Medio Oriente, dall’impennata dei costi di produzione e dall’ingresso di prodotti esteri presentati come italiani. La situazione colpisce famiglie e imprese. Intervista a Pietro Piccioni, direttore Coldiretti Puglia e ad Alfonso Cavallo, presidente Coldretti Puglia

Per contenere gli effetti di questa crisi che sta colpendo tutti i settori produttivi, è necessario un piano europeo di sostegno alle imprese che possa garantire la produzione alimentare rispetto all’aumento spropositato dei costi, tra gasolio e fertilizzanti. Per dare ossigeno all’agricoltura del Sud è importante il recupero di 10 miliardi di fondi della Pac, la Politica agricola comune che il Governo, sulla spinta delle mobilitazioni della Coldiretti, è riuscito a riportare a casa scongiurando i tagli previsti dalla Commissione Ue. 350 i milioni di euro restituiti agli agricoltori della Basilicata. Intervista a Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e Antonio Pessolani, presidente Coldiretti Basilicata

Foggia e Lecce guidano la classifica tra le aziende agricole della regione. Le aziende agricole in Puglia condotte da imprenditori stranieri sono 590. A dirlo è Coldiretti Puglia sulla base dei dati di Movimprese. La diffusione su larga scala nella regione attesta la natura dinamica dell’attività primaria regionale. In particolare, Foggia registra il numero più elevato di aziende guidate da stranieri nel settore (198) ma è Lecce ad avere la maggiore incidenza nel tessuto economico locale con l’11,9%. Le altre province: Bari con 94 imprese (4,3%), BAT con 45 (2,5%), Brindisi con 78 (6,2%), Taranto con 53 (4,7%). Oltre alla questione imprenditoriale straniera, anche il tema dell’occupazione estera nella regione porta con sé una statistica rilevante: quasi un terzo del Made in Italy a tavola prodotto in Puglia arriva proprio dalla manodopera straniera. Dati che confermano l’apertura e l’interconnessione del settore primario pugliese ma che aprono ad una sfida di maggiore competitività e continuità produttiva delle sue imprese.

I consumatori escono meno spesso ma scelgono con maggiore attenzione, privilegiando la qualità e l’esperienza. I dati parlano chiaro: in Puglia dopo la pandemia la gente esce meno ma sceglie con maggiore attenzione dove andare a mangiare. Coldiretti Puglia afferma che 1 euro su 3 viene impiegato per ristoranti, bar e pizzerie, sulla base dei dati Circana di fine 2025 e inizio 2026. Ciò significa che i consumatori escono meno spesso ma scelgono con maggiore attenzione, privilegiando la qualità e l’esperienza. Si predilige quindi una domanda interna più prudente alla quale si affianca un turismo internazionale in crescita. “Il mercato regionale procede così lungo due direttrici – insiste Coldiretti Puglia – dove da un lato la domanda interna più prudente, dall’altro un turismo internazionale in forte crescita”. La rete pugliese può diventare il primo ambasciatore del vero Made in Puglia oppure l’anello debole in cui si insinuano pratiche ingannevoli legate al cosiddetto “fake in Italy”, con materie prime estere presentate come italiane attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale. Il settore DOP e IGP pugliese vale ben 711 milioni di euro e sono presenti più di 100mila aziende agricole sul territorio. Coldiretti Puglia afferma che per continuare a garantire qualità e identità è importante rafforzare rapporti fra agricoltori e ristoratori, ad esempio inserendo prezzi equi senza scendere sotto costi di produzione.

Prima tappa al Sud, a difesa del Made in Italy a tavola. Teatro Petruzzelli gremito. Manifestazione anche all’esterno. C’è un primo risultato, quello di aver scongiurato il taglio di circa 90 miliardi di euro alla Pac, la Politica agricola comune, nove dei quali all’Italia, grazie alla lotta dei produttori agricoli. Il segretario generale di Coldiretti lo annuncia dal palco di un teatro Petruzzelli di Bari da tutto esaurito. Sventolano le bandiere, sullo schermo scorrono le immagini della manifestazione all’esterno, tra trattori, gazebo e palloncini gialli. Quasi tremila agricoltori hanno aderito alla prima tappa al Sud della mobilitazione a difesa delle nostre produzioni, del made in Italy e contro gli inganni a tavola. Interviste a Vincenzo Gesmundo, segretario generale Coldiretti, Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti, Alfonso Cavallo, presidente Coldiretti Puglia

PNRR e Parco Agrisolare spingono fotovoltaico sui tetti, agrivoltaico e biogas senza consumo di suolo. La transizione energetica parte dalle campagne pugliesi, dove oggi viene prodotto il 16% dell’energia rinnovabile consumata a livello nazionale, grazie a impianti collocati tra campi e stalle. Un contributo strategico al fabbisogno energetico nazionale, assicurato da biomasse, biogas, bioliquidi e fotovoltaico, con un potenziale di crescita in grado di raddoppiare la produzione green senza consumo di suolo. A sottolinearlo è Coldiretti Puglia, in relazione al decreto ministeriale “Facility Parco Agrisolare”. Con questa misura, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mette a disposizione 789 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle aziende agricole e agroindustriali nell’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle strutture produttive, promuovendo autoconsumo di energia rinnovabile ed efficienza energetica, senza sottrarre terreno alle coltivazioni. Il provvedimento prevede contributi a fondo perduto fino all’80% per nuovi progetti selezionati tramite bandi pubblici del MASAF e attuati dal GSE. I progetti ammessi dovranno essere realizzati entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento. Oltre all’installazione dei pannelli fotovoltaici, sono finanziabili anche rimozione dell’amianto, isolamento termico, sistemi di accumulo energetico e colonnine di ricarica per la mobilità sostenibile, nel rispetto del limite massimo di spesa ammissibile pari a 1.500 euro/kWp. Si tratta di un’opportunità strategica soprattutto per la Puglia, che si conferma regione leader nelle energie rinnovabili. Il 12,9% della produzione fotovoltaica nazionale proviene dalla Puglia, che ospita oltre 110.000 impianti fotovoltaici, pari al 5,9% del totale nazionale. Anche nella produzione di energia eolica, la Puglia gioca un ruolo di primo piano, incidendo per circa il 26,4% del totale nazionale, come ricorda Coldiretti Puglia. Secondo uno studio del Centro Studi Divulga, utilizzando esclusivamente i tetti di stalle, masserie, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole, sarebbe possibile recuperare 155 milioni di metri quadrati di superficie utile, con una produzione stimata di 28.400 GWh di energia solare, senza consumare suolo agricolo. A conferma della capacità innovativa del territorio, la Puglia si afferma anche come laboratorio di soluzioni avanzate, come la vigna agrivoltaica di comunità, progetto realizzato dal CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, dall’Università di Bari – Facoltà di Agraria e dall’azienda Vigna Agrivoltaica di Comunità. Un modello di innovazione sostenibile Made in Puglia che integra produzione vitivinicola ed energia green attraverso pannelli fotovoltaici sopraelevati. La cosiddetta “pergola” agrivoltaica svolge molteplici funzioni: riduce lo stress idrico delle piante, crea un microclima più fresco, diminuisce il fabbisogno irriguo, protegge dagli eventi climatici estremi e dalle principali malattie della vite, come peronospora e oidio. Inoltre, consente una maturazione più lenta dell’uva, con un ritardo della vendemmia di 3–6 settimane, favorendo una migliore maturazione fenolica, un minore contenuto zuccherino e una maggiore acidità. Coldiretti sostiene un modello di transizione energetica sostenibile che vede le imprese agricole protagoniste attraverso comunità energetiche, impianti solari sui tetti e agrivoltaico sostenibile e sopraelevato, capaci di integrare il reddito agricolo e generare benefici ambientali e produttivi. Un percorso che coinvolge anche il settore del biogas e del biometano, cresciuto rapidamente grazie al riciclo dei sottoprodotti agricoli e alla riduzione dell’impronta ambientale, in particolare nella zootecnia.

Coldiretti Puglia denuncia l’assenza di verifiche alle frontiere e il rischio concorrenza sleale che fa crollare i prezzi del made in Italy. L’Unione Europea valuta l’ipotesi di aumentare le importazioni di olio d’oliva tunisino a dazio zero, ma alle frontiere UE i controlli sull’olio importato restano largamente insufficienti, se non del tutto assenti. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, dopo la dura presa di posizione della Corte dei conti europea che, in un rapporto ufficiale, smonta ogni rassicurazione sulla sicurezza delle importazioni, denunciando verifiche inesistenti o sporadiche su pesticidi e contaminanti nell’olio proveniente da Paesi extra UE, in particolare dalla Tunisia. Un paradosso evidente: oltre il 90% dell’olio prodotto nell’Unione Europea è sottoposto a controlli rigorosi, mentre il restante 9% di olio estero entra spesso nel mercato comunitario senza adeguate garanzie per produttori e consumatori. In Italia, secondo la Corte dei conti europea, nel biennio 2023-2024 nessun carico di olio d’oliva è stato controllato nei principali punti di ingresso. In questo scenario, Coldiretti e Unaprol contestano con forza l’ipotesi di raddoppiare il contingente di olio tunisino a dazio zero, definendola una scelta autolesionista che penalizza una delle produzioni simbolo del made in Italy agroalimentare. L’annuncio del Governo tunisino dell’avvio di negoziati con Bruxelles per portare il contingente agevolato fino a 100mila tonnellate annue accende ulteriormente lo scontro. Secondo le organizzazioni agricole, l’UE continua a favorire un modello che spinge l’industria ad approvvigionarsi di olio estero a basso costo, spesso rivenduto come made in Italy, invece di garantire una giusta remunerazione all’olio nazionale. I numeri confermano l’allarme. Nei primi nove mesi del 2025 le importazioni di olio tunisino in Italia sono aumentate del 38%, mentre i prezzi dell’olio extravergine italiano sono crollati di oltre il 20%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea. Oggi l’olio tunisino viene commercializzato a meno di 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribasso sui prezzi dell’olio italiano e costringendo molti olivicoltori a vendere sotto i costi di produzione. Alla base di questa dinamica c’è l’attuale normativa europea, che consente l’ingresso annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva a dazio zero, una soglia che ora si vorrebbe ulteriormente ampliare. A questo si aggiunge il regime del perfezionamento attivo, che permette di importare olio, “nazionalizzarlo” e riesportarlo, un meccanismo che penalizza il vero olio extravergine made in Italy, come evidenziato anche dal Financial Times. “Con una produzione di circa 300mila tonnellate di olio, un consumo interno di 400mila tonnellate e un export di 300mila, come si spiega il crollo del 30% del prezzo dell’olio pagato agli agricoltori?”, si chiede David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. “È evidente che qualcosa non torna. Siamo di fronte a una speculazione sull’olio d’oliva che va fermata. Servono controlli immediati e più severi per difendere i produttori onesti e la qualità dell’olio extravergine italiano”. Duro anche l’intervento di Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia: “Aumentare le importazioni a dazio zero significa spalancare le porte a olio extravergine a basso costo e di qualità discutibile, mettendo a rischio il patrimonio agroalimentare italiano. Questo modello premia il prezzo più basso e non la qualità, compromettendo la sostenibilità economica delle aziende agricole”. Sulla stessa linea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, che denuncia la possibilità di dichiarare “italiano al 100% un olio che non lo è”, definendo la pratica una truffa sull’origine dell’olio che danneggia l’intera filiera olivicola e mina la fiducia dei consumatori. Per questo Coldiretti e Unaprol chiedono un rafforzamento dei controlli nelle industrie olearie, anche alla luce dei numerosi sequestri di olio effettuati nel 2025 in Puglia dalle forze dell’ordine. Le conseguenze sarebbero particolarmente gravi per la Puglia, cuore dell’olivicoltura italiana. In regione l’ulivo copre oltre 370mila ettari, pari al 64% della superficie agricola utilizzata, coinvolgendo 148.127 aziende agricole. Qui si producono cinque oli extravergine DOP e un’IGP Olio di Puglia. Con 60 milioni di ulivi, la Puglia rappresenta la più grande fabbrica green del Mezzogiorno, con il 32% della superficie olivicola nazionale e un valore di circa un miliardo di euro di Produzione Lorda Vendibile di olio extravergine.

Superati i 318mila ettari coltivati a bio (+2,4%), aumentano gli acquisti nella GDO e nei farmers market: la regione sempre più vicina all’obiettivo europeo del 25% entro il 2030. Continua a crescere l’agricoltura biologica in Puglia, con un aumento del 2,4% della superficie agricola bio, che raggiunge 318.461 ettari. Un risultato che conferma la Puglia al primo posto in Italia per estensione di agricoltura biologica, ormai diffusa in tutti i comparti agricoli regionali. Crescono anche i consumi di prodotti biologici, a dimostrazione di una dinamica dei prezzi più stabile e contenuta rispetto ai prodotti convenzionali. A renderlo noto è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del Rapporto “Bio in cifre 2025” di Ismea. Nel confronto tra il 2024 e il 2023, la spesa per prodotti biologici nella grande distribuzione organizzata (GDO) registra una crescita costante del 2,9%. La maggior parte delle categorie mostra un andamento positivo dei consumi bio: frutta (+2,7%) e ortaggi (+3%) confermano il crescente interesse dei consumatori verso alimenti freschi, sani e sostenibili. Particolarmente significativi gli aumenti delle uova biologiche (+10,4%) e soprattutto di oli e grassi vegetali bio (+31,8%), chiaro segnale di una domanda sempre più orientata verso prodotti biologici di qualità. Contribuiscono al trend positivo anche miele biologico (+5%), bevande analcoliche bio (+3,8%) e altri prodotti alimentari (+5,5%). Alcuni comparti mostrano invece segnali di difficoltà: carni biologiche (-3,5%), salumi bio (-19,1%), oltre a una flessione per derivati dei cereali (-1,2%) e vino e spumanti bio (-1,6%), probabilmente legata a un cambiamento nelle abitudini di acquisto e consumo. La crescita del settore riguarda soprattutto le aziende agricole biologiche e i produttori esclusivi, mentre nel medio periodo si rafforza il modello delle imprese che integrano produzione e trasformazione, segnale di una maggiore strutturazione dell’agricoltura biologica. Parallelamente si consolidano i mercati contadini come canale di vendita strategico, con prodotti bio presenti in un farmers market su due in Puglia. Un dato che avvicina la regione all’obiettivo europeo del 25% di superficie agricola biologica entro il 2030, fissato dalla Strategia Farm to Fork, considerando che oggi quasi il 24% degli ettari regionali è già coltivato a biologico. Un successo sostenuto dalla fiducia dei consumatori: un cittadino su cinque consuma regolarmente prodotti biologici ed è disposto a spendere di più per un alimento certificato. Inoltre, il 13% dei consumatori ritiene che nei prossimi anni aumenterà ulteriormente la spesa per prodotti bio, come evidenziato da Coldiretti Puglia. Tra i frequentatori dei farmers market, l’acquisto diretto dal produttore agricolo è diventato un canale fondamentale per i prodotti biologici. Una tendenza legata alla presenza diretta degli agricoltori, percepita come garanzia di qualità, tracciabilità e autenticità. Non a caso – sottolinea Coldiretti – il criterio principale nella scelta del banco bio è proprio la fiducia nel produttore e nell’azienda agricola, come conferma anche un’indagine Ismea. Per tutelare il lavoro delle imprese agricole biologiche, è quindi fondamentale rafforzare le iniziative di valorizzazione del prodotto bio nazionale, favorendo la nascita di filiere biologiche interamente Made in Italy, dal campo alla tavola. In questo contesto, il marchio del biologico italiano, previsto dalla legge e fortemente sostenuto da Coldiretti, rappresenta uno strumento chiave per aiutare i consumatori a compiere scelte consapevoli e valorizzare il lavoro della filiera agricola italiana, in un contesto in cui le importazioni di prodotti bio dall’estero sono aumentate del 7,1% nel 2024. È inoltre indispensabile – conclude Coldiretti – che l’Unione Europea renda operativo il principio di conformità e reciprocità sulle importazioni, applicando le stesse regole al biologico comunitario e a quello dei Paesi terzi. Non è accettabile che entrino nel mercato europeo prodotti ottenuti con pratiche non consentite nella Ue. Fermare la concorrenza sleale delle importazioni a basso costo e valorizzare il vero biologico tricolore resta una condizione essenziale per costruire filiere biologiche solide, trasparenti e sostenibili.

Campi allagati e danni alle coltivazioni, aggravati dalla mancata pulizia di reti e canali dei consorzi di bonifica. La Puglia affronta un inverno imprevedibile: mimose in fiore a dicembre convivono con campi allagati dai nubifragi e con gelate improvvise. Dopo un autunno mite, la regione è scivolata in una sorta di “trappola climatica”, con sbalzi repentini di temperatura che mettono a rischio sia le coltivazioni agricole sia le produzioni anticipate. Lo rilevano i tecnici di Coldiretti Puglia, che segnalano una situazione di forte emergenza soprattutto nel Brindisino, dove il maltempo in Puglia ha provocato danni ingenti, accentuati dalla mancata manutenzione dei canali di scolo. Campi allagati e alberi già in fiore esposti al gelo rappresentano un cortocircuito climatico senza precedenti. Coldiretti Puglia sottolinea l’urgenza di interventi sulle opere di bonifica: la pulizia di fossi e canali, la gestione corretta di dighe e impianti irrigui non possono essere trascurate. La mancata manutenzione genera costi e danni agricoli, e per questo è necessario programmare lavori ordinari e straordinari per proteggere le coltivazioni e il territorio. I dati climatici confermano il trend di un autunno e inverno più caldi della media: a novembre 2025 la temperatura massima media in Puglia ha raggiunto 18,6°C (contro una media storica di 19,1°C), mentre a dicembre si è attestata a 16,1°C (superiore alla media storica di 15,4°C). Tuttavia, il gelo invernale può colpire le coltivazioni invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli. Anche se alcune specie resistono a temperature sotto lo zero, gelate prolungate o improvvise possono causare danni significativi alle colture. La gestione agricola è già impegnativa a causa dei rincari dei costi operativi fino al 50%, e richiede un uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e colture meno idro-esigenti. Coldiretti ricorda che l’agricoltura pugliese è il settore più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche il più attivo nel contrastare il climate change, garantendo la produzione alimentare e la sostenibilità del territorio. Per far fronte alla tropicalizzazione del clima e alla maggiore variabilità delle precipitazioni, Coldiretti Puglia invita a organizzare la raccolta e conservazione dell’acqua nei periodi più piovosi. Interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque, potenziamento della rete di invasi e bacini, così come il riuso di ex cave, sono strumenti fondamentali per garantire la disponibilità idrica, proteggere le coltivazioni agricole pugliesi e tutelare l’agricoltura regionale.

La media dei commensali in Puglia si attesta tra 8 e 10 persone. Nel menu della vigilia domina il pesce. L’analisi di Coldiretti Puglia. Quest’anno i pugliesi spenderanno in media 180 euro a famiglia per le festività natalizie a tavola con un aumento del 13% rispetto a dicembre 2024, con la crescita dei costi legata principalmente alla fiammata di alcuni alimenti simbolo del Natale in Puglia, come pesce e dolci. A dirlo è un’analisi di Coldiretti Puglia, che segnala come a incidere maggiormente sulla spesa siano alcuni alimenti simbolo del Natale in Puglia, come molluschi, pesce e panettone, ma anche i prodotti lattiero-caseari. Ci sarà chi manterrà la spesa tra i 60 e gli 80 euro, ma anche chi supererà i 350 euro, complice l’aumento dei prezzi di molluschi e pesce, fresco e allevato, che registra rincari tra il 20 e il 30%. In controtendenza, invece, i prezzi dell’olio extravergine di oliva e di alcune verdure risultano in calo rispetto allo scorso dicembre. Per il Natale 2025, la media dei commensali in Puglia si attesta tra 8 e 10 persone, con il 58% che festeggerà a casa propria e il 32% da parenti o amici. Solo il 6% opterà per ristoranti o agriturismi, mentre un 4% deciderà all’ultimo momento. Il trend generale registra un netto radicamento alla tradizione – osserva Coldiretti Puglia – con la maggioranza delle famiglie orientata verso piatti della cucina italiana riconosciuta patrimonio dell’Unesco, cercando un equilibrio tra portafoglio e qualità. Nel menu della vigilia domina il pesce, mentre a Natale prevalgono carne, brodi e bolliti, arrosti e pesce fritto, senza dimenticare braciole al sugo o baccalà fritto, sempre accompagnati da verdure locali come rape stufate o lampascioni. Tra i dolci immancabili cartellate, mostaccioli, paste reali e frutta secca. A tavola trovano spazio anche regali enogastronomici, molto apprezzati per la tendenza a doni utili e per uno stile di vita che valorizza la tradizione, con ricette preparate personalmente per serate speciali.

I giovani della Coldiretti hanno donato attrezzature agricole al carcere di Foggia. Una motozappa e un decespugliatore per poter meglio coltivare gli orti del carcere di Foggia, su una superficie di un ettaro e mezzo: li hanno donati i giovani della Coldiretti, su impulso della Fai CISL. Al momento, sono cinque i detenuti impegnati nelle attività agricole del penitenziario: coltivano ortaggi e si prendono cura di un piccolo allevamento di galline. Interviste a Donato Di Lella, segr. FAI CISL Foggia; Ugo Celozzi, delegato giovani Coldiretti Foggia; Michele De Nichilo, direttore carcere Foggia

. In Puglia esplode la tensione tra agricoltori e Consorzi di Bonifica dopo l’arrivo, nelle ultime settimane, di una lunga serie di fatture a conguaglio che stanno colpendo aziende agricole grandi e piccole. Si tratta di richieste di pagamento inviate dal Consorzio Stornara e Tara e dal Consorzio Terre d’Apulia, con importi che in molti casi risultano più che raddoppiati e che si riferiscono addirittura ai consumi del 2021 e del 2022. Una circostanza che ha provocato la dura reazione di Coldiretti Puglia, che definisce le notifiche “totalmente illegittime” e mette in guardia: se i Consorzi non ritireranno immediatamente le fatture, partirà una mobilitazione senza precedenti. Al centro della polemica ci sono le Deliberazioni Commissariali approvate nel dicembre 2022, che prevedono aumenti tariffari legati ai costi energetici e alla minore compartecipazione della Regione. Nonostante siano in vigore da oltre due anni, gli agricoltori affermano di non aver ricevuto comunicazioni chiare, né aggiornamenti tempestivi. Così oggi si ritrovano bollette retroattive, arrivate in alcuni casi senza dettagli sufficienti e con cifre che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. Emblematico il caso delle utenze zootecniche, costrette a fare i conti con un prezzo dell’acqua lievitato da 2 a 3,70 euro al metro cubo, un aumento superiore all’80% che ora viene richiesto in un’unica soluzione per annualità passate. Coldiretti denuncia una gestione amministrativa “inaccettabile”, accusando i Consorzi di scaricare sugli agricoltori ritardi, inefficienze e mancanza di trasparenza. “Si tratta di un colpo basso per imprese che già oggi fanno fatica a sostenere i costi di produzione”, afferma il presidente regionale Alfonso Cavallo, secondo cui “non è tollerabile attribuire ai produttori rurali la responsabilità delle criticità gestionali di chi eroga un servizio essenziale come quello idrico”. Cavallo avverte che l’organizzazione agricola non resterà a guardare e chiede un confronto immediato, altrimenti scatteranno forme di protesta diffuse. Preoccupato anche il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, che parla di “forzatura amministrativa priva di fondamento”, annunciando che sono già in corso verifiche legali e che l’associazione è pronta a difendere gli agricoltori anche sul piano giudiziario. Piccioni chiede inoltre alla Regione un intervento urgente per fare chiarezza, stabilire regole certe e porre fine a una situazione che definisce “ai limiti dell’assurdo”.Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni da parte dei produttori, che lamentano calcoli poco chiari, comunicazioni inviate a distanza di anni e un impatto economico difficilmente sostenibile in un periodo in cui il settore è già logorato dalla crisi dei mercati, dalla siccità e dai costi energetici. L’acqua, elemento fondamentale per la sopravvivenza delle aziende agricole, rischia così di trasformarsi in un ulteriore fattore di stress per un comparto già fragile. Coldiretti avverte che, senza una rapida soluzione, la vicenda potrebbe degenerare in un problema sociale di ampia portata, coinvolgendo non solo gli agricoltori ma l’intero sistema economico regionale. L’associazione si dice pronta a rendere pubblica ogni evoluzione della situazione e a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché, dopo anni di difficoltà, non siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di errori amministrativi che non hanno contribuito a generare.

“Investire nell’agroindustria per creare valore e occupazione” Servizio di Francesco Iato;

“Investire nell’agroindustria per creare valore e occupazione” Servizio di Francesco Iato;

L’allarme lanciato da Coldiretti La Puglia vanta un primato a livello nazionale di cui, purtroppo, non può andare fiera: il 34% del suolo è “mangiato” dai pannelli fotovoltaici a terra, togliendo prospettive di lavoro in agricoltura anche ai giovani. E’ l’allarme lanciato oggi da Coldiretti Puglia, in occasione della giornata mondiale della geodiversità istituita dall’Unesco. Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, che ogni anno fanno perdere fette importanti di produzione. Tra siccità, grandinate, gelate, tornado e nubifragi, il rischio di dissesto idrogeologico interessa 230 comuni su 257. Nella nostra regione risultano consumati ben 160mila ettari, complice il fatto che negli ultimi 50 anni è scomparso quasi un terreno agricolo su tre. Coldiretti Puglia punta i riflettori sulla necessità dell’approvazione della legge sul consumo di suolo, attesa da anni, per la difesa del patrimonio agricolo.

Intenso l’impatto sulla viabilità cittadina, con deviazioni e disagi fino alle 14 Una “tempesta perfetta”: così il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, ha definito il crollo del prezzo del grano causato dalle massicce importazioni, soprattutto dal Canada. A Bari, questa mattina, migliaia di agricoltori provenienti dal Sud Italia hanno invaso pacificamente il lungomare Nazario Sauro per chiedere più tutele per la produzione nazionale. Negli ultimi tre anni, le quotazioni del grano si sono più che dimezzate, mettendo in crisi oltre 130 mila aziende. Il corteo ha raggiunto la presidenza della Regione Puglia, simbolo di una richiesta urgente di intervento. Coldiretti invoca un cambio nelle politiche europee e denuncia il rischio abbandono di 1,2 milioni di ettari coltivati. Intenso l’impatto sulla viabilità cittadina, con deviazioni e disagi fino alle 14. Sullo sfondo, lo slogan che campeggia sulle bandiere gialle: “Difendiamo il grano italiano”.

Domani mattina a Bari ci sarà la mobilitazione degli agricoltori in arrivo da tutto il centro e sud Italia, per denunciare il crollo dei prezzi del grano, ormai sotto i costi di produzione Domani mattina (venerdì 26 settembre) a Bari ci sarà la mobilitazione degli agricoltori della Coldiretti, in arrivo da tutto il centro e sud Italia, per denunciare il crollo dei prezzi del grano, ormai sotto i costi di produzione. A partire dalle 9 manifesteranno sul lungomare Nazario Sauro. L’impatto sulla viabilità sarà inevitabile. Per questo la polizia locale con ordinanza ha predisposto le seguenti limitazioni:  – Dalle 5 alle 14 divieto di fermata: 1) In piazza della Libertà, lato palazzo dell’Economia 2) Via monsignor Ballestrero (anche divieto di transito) 3) Le complanari esterne di via Caldarola (anche divieto di  transito) 4) Lungomare Nazario Sauro, piazzetta compresa tra via  Arcivescovo Vaccaro e via Gorizia, antistante sede Inps 5) piazza Poerio, su entrambi i lati delle carreggiate di via di  Vagno – Dalle 7 alle 14 divieto di transito: 1) Lungomare Nazario Sauro 2) piazza Gramsci, tra lungomare Nazario Sauro e il  prolungamento del cavalcavia Garibaldi  3) via Spalato, via Addis Abeba, via Gorizia e via Matteotti, nel  tratto tra via Dalmazia e il lungomare

Coldiretti rassicura: non mancherà il pesce italiano grazie ai prodotti provenienti dalla piccola pesca Dal 16 agosto scatta il fermo pesca in tutto l’Adriatico. Il blocco delle attività scatterà nel tratto tra il Sud delle Marche e la Puglia fino al 29 settembre, nello specifico dal tratto di costa che va da San Benedetto a Bari. Dal primo al 30 ottobre lo stop interesserà, invece, il resto d’Italia, a partire dallo Ionio al Tirreno fino alle Isole. “Pur con la sospensione temporanea delle attività nelle aree interessate, sulle tavole non mancherà il pesce italiano – sottolinea Coldiretti Pesca – grazie ai prodotti provenienti dalla piccola pesca, dalle draghe, dall’acquacoltura e dalle zone non soggette a fermo”.

Bisceglie, la giornata della biodiversità

Coldiretti richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere gli ecosistemi naturali sempre più minacciati dell’inquinamento Giovanissimi a lezione di biodiversità del mare, per scoprire il valore

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