rossotono-che-sera
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

mutuon

Monitor

Riduce diarrea e infezioni da rotavirus nei modelli animali, aprendo la strada a nuovi vaccini contro i virus gastrointestinali.. Un nuovo vaccino a mRNA contro il rotavirus promette di rivoluzionare la protezione dei bambini dalle infezioni intestinali. Somministrato tramite iniezione, il vaccino attiva una risposta immunitaria intestinale potente, riducendo il rischio di diarrea da rotavirus e altri sintomi nei modelli animali. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, è stato guidato da Jingjiao Li e dal team del Beijing National Laboratory for Molecular Sciences. Rotavirus: cause e limiti dei vaccini attuali Il rotavirus è tra le principali cause di diarrea nei neonati e bambini, con febbre e vomito. Nonostante esistano vaccini orali vivi attenuati, la loro diffusione nei Paesi a basso e medio reddito è limitata per problemi di produzione, efficacia variabile ed effetti collaterali. Il sistema immunitario intestinale risponde in modo particolare, rendendo la progettazione di vaccini gastrointestinali complessa. Vaccino a mRNA iniettabile con adiuvante Am80 Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno sviluppato un vaccino a mRNA iniettabile che combina nanoparticelle lipidiche con un nuovo adiuvante Am80. Questo composto agisce sul recettore dell’acido retinoico e guida le cellule immunitarie verso l’intestino, attivando una immunità mucosale mirata anche se somministrato per via intramuscolare o sottocutanea. Risultati nei modelli animali Negli esperimenti su topi e minipigs, la vaccinazione ha promosso l’espressione di recettori di homing intestinale sulle cellule immunitarie e ha generato risposte robuste nell’intestino e nei linfonodi associati. Nei topi neonati esposti al rotavirus, il vaccino ha ridotto gravità e frequenza della diarrea, indicando una chiara efficacia protettiva. Secondo gli autori, l’adiuvante Am80 è fondamentale: le nanoparticelle lipidiche senza Am80 non garantiscono la stessa protezione. Le immagini di microscopia confocale confermano la consegna efficace dell’mRNA alle cellule bersaglio. Implicazioni future Lo studio suggerisce che un vaccino efficace contro i virus intestinali deve non solo fornire l’antigene giusto, ma anche indirizzare la risposta immunitaria all’intestino. Pur essendo testato solo su modelli animali, l’approccio apre nuove prospettive per lo sviluppo di vaccini a mRNA contro le infezioni enteriche, superando le difficoltà che finora hanno limitato la protezione dei bambini nel mondo.

Scopri perché gli italiani scelgono weekend romantici e esperienze culturali per San Valentino, con consigli low cost e pacchetti tutto compreso. Immaginate una coppia che sogna di trascorrere un San Valentino speciale. Secondo un’indagine condotta da Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg, la scelta del regalo per San Valentino sembra sempre più orientata verso le esperienze piuttosto che gli oggetti materiali. A convincere la maggioranza degli italiani non è un elegante libro o una cena al ristorante, ma un weekend culturale in una città italiana, indicato dal 76% degli intervistati, davanti alla cena (71%), a un biglietto per uno spettacolo dal vivo (65%) e al classico libro (63%). Giovani e weekend culturale: l’esperienza al primo posto Tra gli under 34, l’interesse per un fine settimana culturale sale all’80%, segno di una domanda che cerca momenti condivisi, esperienze personalizzate e ricche di significato simbolico. Per loro, l’esperienza culturale ha un valore superiore all’oggetto, ma senza dimenticare il portafoglio: oltre la metà dei giovani (56%) afferma che la spesa per San Valentino non dovrebbe superare i 50 euro. Un approccio pragmatico e misurato alla festa degli innamorati, che deve rimanere low cost senza rinunciare all’emozione. Pacchetti tutto compreso e prenotazioni flessibili: cosa cercano gli italiani Quando si parla di organizzare un’uscita speciale o un weekend romantico, non è solo la destinazione a fare la differenza. La praticità e la chiarezza dei prezzi diventano determinanti: il 32% degli intervistati privilegia pacchetti tutto compreso, mentre il 24% ritiene fondamentale poter prenotare o cancellare all’ultimo momento senza penali. Le esperienze esclusive e i servizi di trasporto comodi o inclusi restano importanti, ma occupano posizioni più defilate nelle preferenze. Osservatorio 2025: i dati sui weekend culturali L’Osservatorio 2025 sui consumi ed esperienze culturali conferma come il weekend culturale stia conquistando sempre più spazio come regalo di San Valentino: circa due italiani su tre dichiarano di voler ricevere o regalare un’esperienza di questo tipo. La spesa media per un weekend culturale si aggira intorno ai 167 euro a persona, e il 45% degli intervistati non intende superare i 100 euro. Nel 2025, due italiani su cinque hanno partecipato a un weekend culturale, di cui il 28% in una regione diversa dalla propria e il 13% all’interno della propria regione. La maggior parte (69%) ha soggiornato in strutture ricettive, mentre il 24% ha fatto solo la visita giornaliera e il 7% ha preferito fermarsi da amici. Carlo Fontana: l’importanza di sostenere i weekend culturali Secondo Carlo Fontana, Presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, è fondamentale rafforzare le politiche di sostegno alla domanda culturale: “Rafforzare strumenti come le detrazioni sulle spese in cultura può ampliare l’accesso dei cittadini e accompagnare la crescita del settore. I weekend culturali rappresentano uno stimolo concreto alla partecipazione culturale e alla valorizzazione del patrimonio delle città italiane”. In sintesi, l’esperienza culturale si conferma come il regalo di San Valentino ideale, capace di unire emozione, scoperta e attenzione ai costi, in perfetto equilibrio tra cuore e ragione.

Agriturismi, masserie e percorsi tra uliveti e vigneti trasformano l’offerta agroalimentare pugliese in esperienze turistiche autentiche e sostenibili. Con il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, e oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proveniente dall’estero, il cibo, il vino e le produzioni tipiche attirano visitatori da tutto il mondo. In questo contesto, gli agriturismi pugliesi giocano un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in vere e proprie esperienze turistiche, sostenendo la crescita del settore. Lo afferma Coldiretti Puglia, basandosi sui dati di Pugliapromozione, in occasione della BIT – Borsa Internazionale del Turismo, dove agriturismi e masserie di Terranostra mostrano il volto più autentico del turismo food & wine. La domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale è in costante crescita: degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti aumentano la spesa media e la durata dei soggiorni. Questo conferma la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo enogastronomico e sostiene l’intero sistema economico rurale. Anche il turismo lento sta cambiando il modo di scoprire la regione, con un aumento del 48% dei viandanti sui cammini pugliesi, secondo il report Cammini di Puglia 2025. Cresce non solo il numero di visitatori, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati: la Via Francigena del Sud, il Cammino Materano (+37,5%), il Cammino del Salento (+23,5%) e la Rotta dei Due Mari (+7,9%). Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, creando nuove opportunità per le imprese agricole e rafforzando il legame tra territorio e sviluppo turistico. Il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico: la multifunzionalità agricola in Puglia vale 1,1 miliardi di euro e le attività connesse contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. Come sottolinea Antonio Baselice, presidente di Terranostra Puglia: “L’agriturismo unisce produzione di qualità e accoglienza professionale. I turisti vogliono vivere esperienze complete, conoscere chi produce e capire da dove nasce il cibo. Questa integrazione tra ospitalità, paesaggio e tradizioni rende l’agriturismo pugliese sempre più competitivo”. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con oltre 15.000 posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28.000 posti tavola, tra degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. Per Coldiretti Puglia, questi dati confermano che l’agricoltura è oggi una vera infrastruttura turistica, capace di generare reddito, valorizzare il paesaggio e sostenere esperienze autentiche e sostenibili. Investire nelle campagne, nelle filiere locali e nella qualità dell’accoglienza agrituristica significa rafforzare un modello di sviluppo integrato, che unisce economia, ambiente e identità, consolidando la competitività della Puglia nel panorama turistico nazionale e internazionale.

Ricercatori italiani individuano una combinazione di farmaci che rende le cellule leucemiche più sensibili al trattamento, aprendo nuove possibilità per pazienti con T-ALL resistente o in recidiva. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV-IRCCS) ha trovato una nuova strategia per trattare la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL), una forma di leucemia difficile da curare quando il tumore torna o non risponde alle terapie standard. La chemioterapia adattata al rischio è un trattamento personalizzato, in cui l’intensità della cura viene scelta in base a fattori come lo stadio della malattia, i marcatori molecolari o la risposta iniziale alle terapie. Questo approccio ha già migliorato i risultati clinici, ma ancora circa il 20% dei bambini e il 50% degli adulti con T-ALL non risponde alla cura o ha ricadute. Per questi pazienti, trovare nuove terapie è una priorità. In uno studio recente pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy (Nature), i ricercatori hanno identificato farmaci che rendono le cellule leucemiche più sensibili al venetoclax, un farmaco usato in oncologia ma poco efficace da solo nella T-ALL. Bloccando mTORC1, una proteina troppo attiva nelle cellule leucemiche resistenti, si attiva la “risposta integrata allo stress”, che può portare alla morte delle cellule tumorali. In questo processo, un ruolo chiave è svolto dalla proteina BMF, necessaria per far morire le cellule leucemiche. La presenza di BMF potrebbe anche aiutare a capire quali pazienti trarrebbero più beneficio dalla combinazione di farmaci, perché non tutti i tumori esprimono questa proteina. La combinazione di farmaci è stata testata su topi con cellule leucemiche umane. Nei topi sensibili al trattamento, la leucemia si è ridotta molto, senza danneggiare le cellule sane del sangue. Questi risultati offrono una base scientifica solida per studi clinici futuri, con l’obiettivo di migliorare le cure per le recidive di T-ALL. Sottolineano anche l’importanza di trattamenti più precisi e mirati, studiati sulle caratteristiche biologiche di ciascun paziente.

Nel 2025 sono cresciuti anche i Cammini e il loro turismo lento. Oltre agli ottimi dati su arrivi e presenze in Puglia, dalla Bit di Milano arrivano anche altri dati confortanti, soprattutto in relazione al turismo enogastronomico in Puglia. Il 41% dei turisti italiani che considera la Puglia la prima meta in Italia per esperienze enogastronomiche, mentre oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proviene dall’estero, con una quota significativa attratta da cibo, vino e produzioni tipiche. In questo quadro gli agriturismi pugliesi svolgono un ruolo centrale, trasformando l’offerta agroalimentare in esperienze turistiche complete, sostenendo la crescita del settore. Risulta in costante aumento la domanda per esperienze legate alla tradizione agroalimentare e alla vita rurale – dice Coldiretti Puglia – con degustazioni in azienda, visite nelle masserie, mercati contadini e percorsi tra uliveti e vigneti che incidono direttamente sulla spesa media e sulla durata dei soggiorni, consolidando la posizione della Puglia tra le mete italiane più rilevanti per il turismo food & wine e sostenendo l’intero sistema economico rurale. Il turismo dei cammini in Puglia Parallelamente il turismo lento sta modificando in modo strutturale il modo di scoprire la regione, con un incremento dei viandanti sui cammini pugliesi del 48%, secondo il report Cammini di Puglia 2025. A crescere non sono solo i numeri, ma anche la dimensione internazionale, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Tra i percorsi più frequentati, la Via Francigena del Sud si conferma la scelta principale degli stranieri, il Cammino Materano registra un aumento del 37,5%, il Cammino del Salento del 23,5% e la Rotta dei Due Mari del 7,9%. Questi flussi portano visitatori nelle aree interne, nei borghi e nelle campagne, generando una rete di economia diffusa che crea nuove opportunità per le imprese agricole e rafforza il legame tra valorizzazione del territorio e sviluppo turistico. Agricoltura e agriturismi pugliesi In questo contesto il ruolo dell’agricoltura si conferma strategico, con il valore della multifunzionalità agricola in Puglia che raggiunge 1,1 miliardi di euro e le attività connesse che contribuiscono per circa il 20% al PIL agricolo regionale. L’agriturismo emerge come leva principale della crescita, integrando ospitalità, ristorazione e promozione del territorio, con un’offerta complessiva che supera i 15 mila posti letto, quasi 1.900 piazzole di agricampeggio e circa 28 mila posti tavola, con centinaia di strutture impegnate in degustazioni guidate e attività esperienziali legate alle produzioni locali. 

Chi ha il peso in eccesso rischia il 70% in più di ricovero o morte. Un nuovo studio internazionale su oltre 540.000 pazienti, pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, ha messo in luce un legame allarmante tra obesità e malattie infettive. Secondo i dati, vivere con un eccesso di peso aumenta di oltre il 70% il rischio di ricovero o morte per patologie come influenza, Covid-19, polmonite, gastroenterite, e infezioni delle vie respiratorie e urinarie. I ricercatori stimano che circa una morte su dieci legata alle infezioni nel mondo possa essere attribuita direttamente all’obesità. Lo studio: dati, durata e metodologia La ricerca è stata condotta da scienziati britannici e finlandesi, utilizzando dati di 67.766 adulti provenienti da due studi finlandesi e 479.498 partecipanti dalla biobanca britannica. Sono state analizzate 925 malattie infettive di origine batterica, virale, parassitaria e fungina, monitorando i pazienti per una media di 13-14 anni. L’indice di massa corporea (BMI) dei partecipanti è stato valutato all’inizio dello studio. Chi presentava un BMI tra 18,5 e 24,9, considerato peso sano, aveva un rischio annuo di infezione grave dell’1,1%, mentre chi era obeso (BMI ≥ 30) aveva un rischio dell’1,8%, con un aumento progressivo proporzionale all’incremento di peso. I pazienti con obesità grave (BMI ≥ 40) avevano tre volte più probabilità di ricovero o morte rispetto a chi aveva un peso sano. Malattie più colpite Tra le infezioni più comuni, le persone con obesità hanno mostrato un rischio significativamente maggiore di sviluppare forme gravi di: Influenza Covid-19 Polmonite Gastroenterite Infezioni delle vie respiratorie e urinarie Sorprendentemente, lo studio non ha trovato un aumento del rischio per infezioni come HIV o tubercolosi, suggerendo che l’obesità impatti in modo selettivo sul sistema immunitario. Il ruolo dell’obesità sul sistema immunitario Secondo Mika Kivimaki dell’University College London, l’obesità potrebbe indebolire la capacità del sistema immunitario di difendersi da batteri, virus, parassiti o funghi, causando infezioni più gravi. Solja Nyberg dell’Università di Helsinki aggiunge: “Con l’aumento globale dell’obesità, crescerà anche il numero di ricoveri e decessi legati alle malattie infettive.” Cosa fare per ridurre i rischi Gli esperti sottolineano l’urgenza di politiche sanitarie efficaci: Promuovere stili di vita sani e perdita di peso Garantire accesso a cibi sani e convenienti Offrire opportunità di attività fisica Mantenere aggiornati i vaccini raccomandati La ricerca evidenzia che intervenire sull’obesità non significa solo prevenire malattie croniche come diabete o cardiopatie, ma anche ridurre il rischio di infezioni gravi e complicazioni durante epidemie o pandemie.

Resta forte la connotazione femminile, la componente più numerosa è quella italiana. I lavoratori domestici registrati in Puglia nel 2024 sono 27.355, con una lieve prevalenza di Colf (52,1%). Il calo dell’ultimo triennio, più accentuato per le colf (-20,8%) che per le badanti (-15,2%). Anche in Puglia il lavoro domestico ha una forte connotazione femminile (88,9%) ma, come in altre regioni del Sud, la componente più numerosa è quella italiana, che in questo caso rappresenta il 55,6% del totale. Il secondo gruppo più numeroso è quello dell’Asia (21,3%), mentre l’Est Europa è più contenuto (17,0%). Ecco i dati dell’osservatorio DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Nel 2024 le famiglie in Puglia hanno speso 206 milioni di euro per il lavoro domestico. Il contributo al PIL generato dal settore equivale a 594 milioni di euro di valore aggiunto, pari allo 0,7% del totale regionale. I lavoratori domestici in Puglia sono concentrati principalmente tra le province di Bari e Lecce, che insieme contano circa il 70% delle Colf e il 60% delle Badanti. In termini relativi Lecce è la provincia con più Colf (6,0 ogni 1.000 abitanti, contro una media regionale di 3,7); quella con più badanti invece è Bari, con 5,6 badanti ogni 100 anziani (media regionale 4,7). La Regione Puglia prevede Buoni Anziani e Disabili per la copertura parziale o totale di servizi domiciliari e diurni, in base all’ISEE. Sono inoltre presenti Progetti di Vita Indipendente che supportano persone con disabilità tra i 16 e i 64 anni residenti in Puglia. Il Sostegno Familiare è destinato a soggetti con disabilità gravissima assistiti da caregiver familiari. Infine, Il patto di Cura 2023–2024 eroga un contributo mensile per assistenza da parte di lavoratori regolarmente contrattualizzati. Le misure non sono cumulabili tra loro.

Addio a 96 anni al divulgatore e scienziato italiano, protagonista della fisica delle particelle e della cultura scientifica internazionale. È morto all’età di 96 anni il fisico, organizzatore scientifico e divulgatore Antonino Zichichi, una delle voci più conosciute e controverse della scienza italiana del Novecento e del primo venticinquennio del nuovo millennio. La sua scomparsa segna la perdita di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo della fisica delle particelle, nella cultura scientifica e nel dialogo tra scienza, società e fede. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi è stato protagonista di una lunga carriera internazionale, attraversata da incarichi accademici e istituzionali di rilievo. Dopo gli anni formativi a Palermo, ha lavorato in centri di eccellenza come il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra, dove negli anni Sessanta ha diretto il gruppo che ha osservato per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria costituita da un antiprotone e un antineutrone. Alla sua carriera scientifica si affianca quella di promotore di grandi infrastrutture di ricerca: è stato tra i principali ideatori e sostenitori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi uno dei centri di ricerca sotterranei più importanti al mondo, e fondatore del Centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, luogo di incontro e confronto per scienziati di molte nazionalità. Nel corso della sua vita Zichichi ha ricoperto incarichi di responsabilità nazionali e internazionali: è stato presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) tra il 1977 e il 1982 e della Società europea di fisica, oltre a guidare il World Lab e altre associazioni scientifiche impegnate a favorire la ricerca nei Paesi in via di sviluppo. Figura di forte personalità, Zichichi è stato anche un appassionato divulgatore e un uomo di fede. Nel dibattito pubblico italiano è ricordato per la sua dura critica alle superstizioni e all’astrologia, definite una “Hiroshima culturale”, ma anche per le sue posizioni critiche sulla teoria darwiniana dell’evoluzione e sulle analisi scientifiche relative al cambiamento climatico, questioni che lo hanno reso – nel corso degli anni – una figura discussa e, talvolta, divisiva. Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo scientifico e istituzionale: Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN, lo ha ricordato come “un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese”, sottolineando l’importanza storica dei Laboratori del Gran Sasso e del suo impegno nel costruire ponti tra scienza, cultura e società.

Lenticchie, ceci, fagioli e soia: tutte le proprietà dei legumi e perché inserirli nella dieta almeno 3 volte a settimana. Dall’aumento del senso di sazietà al controllo della glicemia, dalla riduzione del rischio cardiovascolare al miglioramento della funzionalità intestinale, fino alla promozione di un’alimentazione sostenibile per il pianeta: sono molteplici i benefici derivanti dall’inserimento dei legumi nella dieta, almeno tre volte a settimana, come indicato dalle Linee guida per una sana alimentazione. A sottolinearlo è l’Istituto superiore di sanità (ISS), in vista della Giornata mondiale dei legumi, che si celebra domani. “I legumi rappresentano una componente fondamentale di un’alimentazione sana, equilibrata e sostenibile”, spiega l’ISS. “Sono una fonte preziosa di proteine vegetali, ricchi di fibre, poveri di grassi e naturalmente privi di colesterolo, presente solo negli alimenti di origine animale”. Tra i legumi più noti, le lenticchie si distinguono per il loro contenuto di ferro, potassio, fosforo e acido folico, nutrienti fondamentali per la produzione di globuli rossi, soprattutto nelle donne in età fertile, nei bambini e durante la gravidanza. Oltre a questo, forniscono una buona quantità di proteine vegetali e fibre, utili per la regolarità intestinale e il controllo della glicemia. Dal punto di vista ambientale, i legumi sono un alimento virtuoso: la loro coltivazione sostenibile e la lunga conservabilità li rendono ideali anche per ridurre lo spreco alimentare. I ceci, ad esempio, contengono fibre solubili che contribuiscono a controllare il colesterolo LDL e a regolare la glicemia post-prandiale, supportando la prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2. Sono inoltre ricchi di acido folico e vitamine del gruppo B, fondamentali durante i periodi di crescita e la gravidanza. Grazie al loro elevato potere saziante, i ceci sono ideali nei regimi alimentari controllati e rappresentano una scelta sana e sostenibile anche dal punto di vista climatico. Tra i legumi più proteici ci sono i fagioli, ricchi di zinco, potassio e magnesio, minerali essenziali per il sistema immunitario, la funzione muscolare e l’equilibrio elettrolitico. La buccia dei fagioli, ricca di fibre insolubili, favorisce la regolarità intestinale e aiuta a prevenire disturbi come stitichezza e malattie diverticolari. I piselli, invece, contengono più zuccheri semplici rispetto ad altri legumi, ma sono una buona fonte di proteine, vitamina A e acido folico. Delicati e facilmente digeribili, apportano fibre utili al benessere intestinale. Le fave, legume primaverile, offrono ferro non-eme, vitamina B1 (tiamina), fibre e proteine vegetali, insieme a discreti livelli di potassio. Sono naturalmente povere di grassi e contribuiscono al senso di sazietà e alla buona funzionalità intestinale. È importante ricordare, tuttavia, che chi soffre di favismo, una rara malattia genetica, deve evitarle completamente. Anche il lupino, meno diffuso nella dieta quotidiana, è un legume ricco di nutrienti: ha un contenuto proteico elevato, molte fibre e pochi zuccheri, rendendolo adatto a chi deve controllare la glicemia. È inoltre fonte di calcio, ferro e potassio. Contiene composti bioattivi (alcaloidi) che, se non correttamente trattati, possono risultare amari o tossici: per questo va consumato solo dopo adeguata lavorazione industriale o preparazione domestica corretta. La cicerchia è un legume particolarmente saziante e nutriente, ricco di proteine, fibre, calcio e fosforo. L’ISS raccomanda però di consumarla con moderazione e dopo un adeguato ammollo e cottura, poiché contiene una neurotossina responsabile del latirismo, una malattia neurodegenerativa che può causare paralisi, convulsioni e atrofia muscolare se il legume viene assunto in grandi quantità per periodi prolungati. Infine, la soia è il legume con il più alto contenuto proteico e una delle poche fonti vegetali a fornire tutti gli amminoacidi essenziali, rendendola una proteina “completa” comparabile a quella animale. È inoltre ricca di grassi insaturi, omega-3 e omega-6, fitosteroli e isoflavoni, noti per i potenziali benefici su sistema cardiovascolare e salute ormonale.

Il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione . I cambiamenti climatici stanno spingendo con forza la trasformazione tecnologica dell’agricoltura italiana e oggi oltre il 41% delle aziende agricole utilizza almeno uno strumento di Agricoltura 4.0, dai droni ai robot, dai sensori ai sistemi GPS, fino alle piattaforme satellitari e alle soluzioni basate sull’Internet of Things, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, proteggere le produzioni dagli eventi estremi, migliorare l’efficienza e contenere i costi, come emerge dall’analisi di Coldiretti. Anche i numeri economici confermano il peso crescente dell’innovazione perché, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Smart Agrifood, il mercato italiano dell’agritech ha raggiunto i 2,3 miliardi di euro e nel 2024 ha registrato un rallentamento dell’8% rispetto all’anno precedente, pur restando uno dei comparti più strategici per l’evoluzione digitale del settore primario. All’interno delle aziende più dinamiche – aggiunge Coldiretti Puglia – si diffondono soprattutto software gestionali, sistemi di supporto alle decisioni e tecnologie per il monitoraggio e la mappatura di suoli e colture, con una crescita evidente dell’uso dei dati e delle piattaforme digitali che compensa in parte la frenata negli investimenti in macchinari e altre dotazioni hardware. L’innovazione non riguarda più casi isolati ma interessa ormai quasi un milione di ettari in Italia, pari a circa il 9,5% della superficie agricola nazionale – insiste Coldiretti Puglia – gestita con strumenti digitali avanzati che permettono interventi più mirati e un uso più efficiente delle risorse. Le tecnologie digitali sono anche alla base dei sistemi di tracciabilità tramite blockchain che rafforzano le garanzie sull’origine dei prodotti, un aspetto sempre più rilevante se si considera che il 53% dei consumatori cerca con frequenza informazioni sulla provenienza degli alimenti prima dell’acquisto consultando siti dei produttori, QR code o strumenti di realtà aumentata.  I nuovi orizzonti dell’agritech A guidare questo cambiamento sono soprattutto le nuove generazioni visto che il 31% delle imprese agricole giovanili applica tecniche di agricoltura di precisione e la spinta all’innovazione passa anche dalla comunicazione perché il 37% dei giovani agricoltori utilizza i social network per promuovere la propria attività con Facebook che resta il canale preferito dal 71%.  Resta però il nodo delle infrastrutture digitali nelle aree rurali e montane, dove quasi una famiglia su tre, circa il 30%, non dispone ancora di una connessione Internet adeguata, un divario che rischia di frenare l’adozione delle tecnologie più avanzate e che secondo Coldiretti va superato rapidamente per garantire a tutte le imprese agricole la possibilità di sfruttare pienamente il potenziale dell’agricoltura di precisione e delle soluzioni digitali, mantenendo competitività, sostenibilità e resilienza di fronte alle sfide climatiche ed economiche.

Il dispositivo impara dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione. Un nuovo sistema di stimolazione midollare basato sull’intelligenza artificiale, capace di adattarsi al dolore del paziente e di personalizzare in modo automatico la terapia. È stato impiantato all’ospedale Di Venere di Bari. La tecnologia utilizza una stimolazione ad alta frequenza ed è dotata di un sistema intelligente capace di analizzare numerosi parametri clinici e comportamentali. In questo modo la terapia viene regolata automaticamente, adattandosi in tempo reale all’andamento del dolore e alle attività quotidiane del paziente. A eseguire l’intervento è stato Bruno Romanelli, responsabile dell’unità operativa di  Neurochirurgia. L’integrazione tra neuromodulazione e intelligenza artificiale segna un’evoluzione importante nella curadel dolore cronico. Si tratta di una tecnologia capace di adattarsi dinamicamente alle necessità del paziente, migliorando in modo concreto la qualità della vita di persone affette da patologie spesso molto invalidanti. Questa terapia è indicata in diverse forme di dolore persistente, in particolare quando lecure tradizionali non hanno dato i risultati sperati. La novità del sistema utilizzato al Di Venere è la capacità di funzionare in modo intelligente: grazie all’intelligenza artificiale, il dispositivo impara infatti dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione, riducendo la necessità di continui aggiustamenti manuali e garantendo un controllo del dolore più stabile e duraturo. Roberto Anaclerio, responsabile della terapia del dolore, evidenzia come questo approccio mininvasivo rappresenti un’opportunità concreta per i pazienti che soffrono di dolore cronico complesso e resistente alle terapie tradizionali, offrendo la possibilità di ottenere un sollievo rapido e significativo.

Riflessioni sull’estetica dell’extravergine e sulla trappola del travel content nell’oleoturismo. In apertura della seconda edizione di Evolio, la fiera B2B dell’olio extravergine di oliva, la FIS Fondazione Italiana Sommelier Puglia mi ha invitato in un ricco panel fatto di comunicatori TV, giornalisti, esperti di marketing, produttori, per discutere perché l’olio extravergine di oliva “funziona” sui social media e se l’oleoturismo possa essere un antidoto al travel content omologato. La mia tesi è che l’olio sia un soggetto estremamente fotogenico.Si presta alla camera, la luce lo accarezza, il colore – dal verde all’oro – la lucentezza e la densità lo rendono perfetto per i linguaggi visivi. La camera ama le sostanze che disegnano la luce. Nel caso dell’olio, il colore è così influente che alcuni studi dimostrano come i consumatori associno colore ed aspettativa di qualità, anche se in realtà il colore non è un indicatore di qualità intrinseca. Qui nasce la prima involontaria menzogna narrativa. Sui social l’olio è un oggetto visivo prima che gustativo: non lo puoi assaggiare, quindi la mente usa scorciatoie. Entra in gioco il principio del kalòs kai agathòs: se è bello, allora è anche buono. A questo si aggiungono visual studiati, packaging, regia accurata.Ed ecco i gesti iconici: la colata sul pane, il giro sul piatto, la goccia che fa specchio. Micro-azioni ripetibili, perfette per Reel e TikTok. L’olio funziona perché si presta al giudizio rapido, nel tempo di un reel. Viviamo un’epoca in cui tutto è fotografabile, raccontabile, replicabile. E proprio per questo pochissime esperienze restano davvero esperibili.L’esperienza dell’olio extravergine di oliva, paradossalmente, è una di queste. È potente perché sembra semplice, ma non lo è. Quella goccia d’olio è un oggetto visivo perfetto, ma può diventare una trappola narrativa.L’olio non è una destinazione turistica: è un processo. Ed è in questo scarto che l’oleoturismo diventa interessante, e anche scomodo. È talmente facile da comunicare online – uliveto secolare, frantoio in pietra, pane e olio in controluce, tramonto – che diventa altamente replicabile, soprattutto in un mondo di content rapidi alla ricerca di autenticità e romanticismo. Qui scatta la trappola.Secondo ScienceDirect, l’oleoturismo rientra nello special interest tourism, ovvero un turismo a motivazione specifica: chi lo sceglie vuole capire il mondo dell’ulivo e dell’olio, non vivere una situazione instagrammabile qualsiasi. Raccontare l’oleoturismo significa raccontare la verità del processo:la verità del tempo agricolo,dell’attesa stagionale,dell’attrito con la competenza,dell’incognita del risultato. Un ulivo non collabora con l’algoritmo.Una campagna olearia non si anticipa per un reel.Un difetto sensoriale non è storytelling, è un problema reale del produttore. Questa resistenza allo spettacolo è il vero valore dell’oleoturismo. Ed è ciò che lo rende difficile da copiare.Puoi replicare un format, non una filiera fatta di scelte, errori, clima, persone, annate. Per questo l’oleoturismo, quando funziona, rompe i cliché del viaggio tradizionale.Non ti mostra qualcosa di bello: ti fa capire come funziona un luogo.Non ti dà cartoline: ti consegna un vocabolario dei sensi. Può l’oleoturismo essere un antidoto al travel content omologato?Sì, a patto che non cerchi di assomigliargli: ulivi tutti uguali, photo opportunity, pane e olio ritualizzato, tramonti sceneggiati, claim sull’autenticità che diventano autenticismo. Quando l’oleoturismo diventa un format, smette di essere esperienza e diventa scenografia.Il punto non è produrre contenuti, ma produrre contesto.Raccontare meno il prodotto e più il processo.Accettare che non tutto sia instagrammabile.Difendere la lentezza come valore. Perché il turismo esperienziale nasce come reazione al consumo rapido: se lo racconti come fast content, lo tradisci.L’olio non chiede visibilità. Chiede tempo.E il tempo, oggi, è forse l’unica vera cosa rara che possiamo offrire a chi viaggia.

Dall’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes i rischi del web tra giovani e adolescenti. Il web non è solo uno spazio di libertà, ma sempre più spesso si trasforma in un luogo di rischio, soprattutto per i più giovani. Le minacce più gravi arrivano dal revenge porn e dal bullismo online, fenomeni che segnano profondamente la vita digitale degli adolescenti italiani. È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’“Osservatorio Indifesa”, realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, con l’obiettivo di ascoltare la voce degli under 26 su violenza, sicurezza digitale e pericoli della rete. Il report, diffuso in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), raccoglie le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani. I dati raccontano una realtà complessa e allarmante: le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei ragazzi (57% contro 42%), mentre la percentuale più alta riguarda le persone non binarie, con il 67% (dato da interpretare con cautela per la numerosità ridotta del campione).Ma i pericoli non si fermano al digitale: per le ragazze i contesti più rischiosi sono anche i luoghi pubblici non controllati – come strade e mezzi pubblici – e le relazioni intime e familiari. Per i ragazzi, invece, emergono come più critici la scuola e il contesto amicale. Gli adolescenti mostrano una forte consapevolezza dei rischi del web, ma il pericolo più temuto è uno: il revenge porn.Per il 59% degli intervistati rappresenta la minaccia principale, soprattutto per le ragazze e per le fasce d’età più alte. I giovani sanno che condividere immagini intime è pericoloso: il 79% definisce questa pratica ad alto rischio e la quasi totalità è consapevole dei propri diritti, sapendo di poter denunciare e chiedere la rimozione dei contenuti diffusi senza consenso. Più fragile, invece, la consapevolezza sulla manipolazione delle immagini da parte di terzi: deepfake, modifiche digitali e contenuti alterati restano fenomeni difficili da riconoscere. Le risposte incerte e le mancate dichiarazioni, secondo l’Osservatorio, indicano una zona grigia di inconsapevolezza digitale. C’è poi un’esperienza che accomuna quasi tutti: essere contattati da sconosciuti online. È successo a circa l’80% dei ragazzi.Per le ragazze questo genera soprattutto paura, disagio e insicurezza, mentre tra i ragazzi emerge una percentuale maggiore di curiosità, segno di una diversa percezione del rischio. Per i maschi, in particolare i più giovani, il pericolo principale resta il cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei ragazzi e il 42% del campione totale.Quando vivono episodi di bullismo o cyberbullismo, i giovani si confidano soprattutto con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, mentre i più piccoli si rivolgono più facilmente ai genitori. Il quadro che emerge è chiaro: il mondo digitale è parte integrante della vita dei giovani, ma senza strumenti adeguati può diventare uno spazio di violenza, solitudine e vulnerabilità.La sfida oggi non è solo proteggere, ma educare alla sicurezza digitale, costruire consapevolezza, rafforzare le reti di ascolto e creare una cultura del web fondata su rispetto, responsabilità e tutela della persona. Perché la vera sicurezza online non nasce dalla tecnologia, ma dalla cultura, dalle relazioni sane e dalla capacità di riconoscere il pericolo prima che diventi violenza.

Il cantante ha ricevuto l’onorificenza dal presidente della Repubblica. “Ringrazio di cuore il presidente Mattarella per questo conferimento. Riceverlo da chi in questi anni è stato un faro per la Democrazia, per la giustizia, per la tutela della Costituzione, una voce rassicurante in mezzo al caos di questi tempi, è davvero un grande onore”. Così il cantante Diodato ringrazia sui social il presidente della Repubblica che gli ha conferito l’onorificenza a Cavaliere della Repubblica per il suo impegno sociale. “E ovviamente ringrazio con tutto me stesso chi, ogni giorno, con inesauribile forza di volontà e determinazione, abbatte barrire, aiuta concretamente i più fragili, lavora duramente per migliorare la società in cui viviamo, lotta affinché i diritti di ognuno vengano rispettati, porgendo una mano, ampliando orizzonti. Ho avuto la fortuna di incontrarvi – conclude l’artista – di essere al vostro fianco, in alcuni casi, per molti anni e ho provato ad amplificare come ho potuto tutto il vostro amore, che sempre di questo, poi, si tratta”.

Alto il rischio di cronicizzazione e iperuso di farmaci analgesici . L’emicrania, spesso sottovalutata e sottodiagnosticata, colpisce oggi in Italia oltre 6 milioni di persone, di cui circa il 70% costituito da donne. La difficoltà nel percorso della presa in carico è dovuta a diversi fattori, in primis i tempi d’attesa variabili tra i due e i sei mesi per una prima visita o per accertamenti. Il rischio che ne consegue è di cronicizzazione (circa 2,3 milioni di persone soffrono di cefalee croniche) e di iperuso di farmaci analgesici (l’1,4% della popolazione generale). A ciò si aggiungono stigma, disomogeneità territoriali, percorsi assistenziali frammentati e un forte sovraccarico dei centri specializzati (centri cefalee). Tra le possibili direttrici di evoluzione individuate dagli esperti, raccolte nel documento “Emicrania: evoluzione dei modelli di presa in carico e cura”, cruciale è il potenziamento del ruolo della medicina generale e della neurologia territoriale nell’intercettare precocemente i pazienti, per garantire continuità assistenziale, favorire un accesso più equo e tempestivo ai farmaci innovativi e alleggerire la pressione sui centri cefalee, che devono poter concentrare le proprie competenze sui casi ad alta complessità. Necessario, inoltre, sviluppare percorsi di presa in carico multidisciplinari e personalizzati, capaci di integrare prevenzione e trattamento secondo un approccio bio-psico-sociale e di tenere conto delle specificità di sesso e genere e delle diverse fasi della vita, in particolare per la donna. Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica di Fondazione Onda ETS, commenta: “I dati epidemiologici e l’impatto sociale dell’emicrania ci dicono con chiarezza che non siamo di fronte a un disturbo minore, ma a una vera e propria patologia cronica ad alta complessità. Oggi disponiamo di terapie che hanno cambiato radicalmente la cura della malattia, ma senza un’evoluzione dei modelli organizzativi rischiamo di non sfruttarne pienamente il potenziale”.

Si tratta di una metodica diagnostica di ultima generazione che consente un’individuazione più tempestiva e accurata delle patologie mammarie. Prima volta in Basilicata. L’ospedale San Carlo di Potenza rafforza le attività di prevenzione e diagnosi precoce del tumore alla mammella attraverso l’introduzione di un nuovo servizio di Senologia. Nell’ambito del dipartimento di Diagnostica per immagini diretto dal dottor Enrico Scarano, è attiva, per la prima volta in Basilicata – lamammografia con mezzo di contrasto, una metodica diagnostica di ultima generazione che consente un’individuazione più tempestiva e accurata delle patologie mammarie, segnando un significativo passo avanti sul piano dell’innovazione tecnologica e della qualità dell’assistenza offerta alle pazienti. La mammografia con mezzo di contrasto prevede la somministrazione endovenosa di un mezzo di contrasto iodato e l’acquisizione di immagini mammografiche con tecnologia a doppia energia. L’esameha una durata complessiva di circa 10-15 minuti e presenta indicazioni cliniche che includono, tra le altre,l’approfondimento di reperti dubbi o sospetti emersi da mammografia e ecografia, la valutazione delle mammelle dense, la stadiazione del carcinoma mammario, il monitoraggio della risposta a terapie oncologiche e il follow-up”. “Portare per la prima volta in Basilicata la mammografia con mezzo di contrasto – spiega il direttore generale del San Carlo, Giuseppe Spera – significa offrire alle pazienti percorsi diagnostici più completi, tempestivi e sicuri, riducendo al contempo la necessità di ricorrere a strutture extraregionali. L’attivazione di questo nuovo servizio – ha aggiunto Spera – conferma l’impegno dell’Azienda nel promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce attraverso l’innovazione tecnologica e l’appropriatezza delle cure, garantendo standard assistenziali sempre più elevati e una risposta concreta ai bisogni di salute espressi”. L’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha sottolineato che “l’attivazione della mammografia con mezzo di contrasto all’Aor San Carlo rappresenta un investimento strategico per la sanità lucana, perché contribuisce a rafforzare concretamente anche la prevenzione, che resta la prima e più efficace forma di cura. Dotare i nostri ospedali di tecnologie avanzate significa valorizzare le competenze professionali già presenti sul territorio e ridurre la mobilità passiva, offrendo alle cittadine lucane risposte qualificate. Stiamo lavorando per un sistema sanitario sempre più moderno, accessibile e vicino ai bisogni delle persone. Un ringraziamento sentito va a tutta l’equipe sanitaria che, con professionalità e impegno quotidiano, contribuisce a elevare la qualità delle cure e a raggiungere risultati di rilievo sul piano clinico e assistenziale”, ha concluso Latronico. 

Oltre 2,2 milioni nell’ultimo weekend e record storico nelle sale italiane. Checco Zalone con Buen Camino continua a dominare senza rivali il box office del weekend, incassando 2.202.373 euro tra venerdì e domenica e superando la soglia dei 73 milioni complessivi (73.404.661 euro) in cinque settimane di programmazione. Un risultato storico che consacra il film come il maggiore incasso di sempre nelle sale italiane. Resta stabile al secondo posto La Grazia di Paolo Sorrentino, che raccoglie 1.669.913 euro nel fine settimana, portando il totale a 4.949.490 euro in due settimane, secondo i dati Cinetel dal 22 al 25 gennaio. Debutta direttamente sul terzo gradino del podio Marty Supreme di Josh Safdie, con Timothée Chalamet e Gwyneth Paltrow: il film, un racconto sul cambiamento dell’America contemporanea, incassa 1.604.045 euro in quattro giorni. Al quarto posto esordisce anche 2 Cuori e 2 Capanne di Massimiliano Bruno, con Edoardo Leo e Claudia Pandolfi, che affronta il contrasto tra amore coniugale e desiderio di libertà, chiudendo il weekend con 923.378 euro. Scivola al quinto posto la commedia a episodi Prendiamoci una pausa, che incassa 514.143 euro nel weekend e raggiunge 1.385.514 euro complessivi in due settimane. Segue, in sesta posizione, Avatar: Fuoco e Cenere, nuovo capitolo della saga di James Cameron, con 412.902 euro nel fine settimana e un totale di 25.424.266 euro in sei settimane. Tra i nuovi ingressi, debutta al settimo posto Sentimental Value di Joachim Trier, film danese vincitore dell’ultimo Oscar europeo, che racconta i legami familiari e la forza dei sentimenti, con 378.592 euro incassati in quattro giorni. All’ottavo posto si piazza Return to Silent Hill di Christophe Gans, che totalizza 355.382 euro nello stesso periodo. Scende al nono posto il legal movie storico Norimberga, con Russell Crowe, che incassa 324.124 euro nel weekend e sale a 8.364.307 euro complessivi in sei settimane. Chiude la top ten un’altra nuova entrata, Mercy: Sotto Accusa di Timur Bekmambetov, che mette a confronto etica umana e giustizia algoritmica dell’intelligenza artificiale, con 293.656 euro. Nel complesso, gli incassi totali del weekend raggiungono 10.346.294 euro, segnando un calo del 9% rispetto alla settimana precedente.

Un dossier di Francia e Regno Unito: meno pane e cibi industriali salati, meno infarti e ictus. Ridurre il consumo di sodio nella dieta quotidiana potrebbe garantire importanti benefici per la salute cardiovascolare in tutte le popolazioni. È quanto emerge da due studi pubblicati sulla rivista Hypertension, condotti rispettivamente dall’Agenzia Nazionale Francese di Sanità Pubblica di Saint-Maurice e dall’Università di Oxford. Il primo studio, guidato da Clémence Grave, ha analizzato dati nazionali francesi attraverso un modello matematico per stimare quanti casi di malattie cardio-cerebrovascolari, patologie renali e demenza potrebbero essere evitati rispettando pienamente gli obiettivi di riduzione del sale. I risultati indicano che una diminuzione del contenuto di sale nelle baguette e in altri tipi di pane potrebbe ridurre l’assunzione quotidiana di sale di 0,35 grammi a persona, con un calo stimato di oltre 1.000 decessi all’anno a livello nazionale. Il pane, in particolare la baguette, rappresenta un alimento centrale nella cultura e nell’alimentazione francese, ma è anche una delle principali fonti di sodio. Nel 2019 la Francia ha fissato l’obiettivo di ridurre il consumo di sale del 30%. Secondo lo studio, mantenendo invariato il consumo di pane ma riducendone il contenuto di sale, si otterrebbe un abbassamento diffuso della pressione arteriosa nella popolazione. In termini concreti, i decessi diminuirebbero dello 0,18% annuo, mentre i ricoveri per cardiopatia ischemica calerebbero dell’1,04%. I benefici sarebbero evidenti in tutte le fasce d’età maschili e, tra le donne, soprattutto nella fascia 55-64 anni. «Riformulare i prodotti alimentari può avere un impatto significativo sulla salute pubblica, anche attraverso modifiche minime e quasi impercettibili», spiega Grave, sottolineando come questo approccio sia efficace perché non richiede cambiamenti nei comportamenti individuali, ma migliora direttamente l’ambiente alimentare. Il secondo studio, condotto dal team di Oxford guidato da Lauren Bandy, ha stimato l’assunzione di sale derivante da alimenti confezionati, precotti e da asporto, analizzando 84 categorie di prodotti di largo consumo – tra cui pane, formaggi, carni e snack – e 24 tipologie di cibi pronti come pizza e hamburger. La modellazione ha valutato l’impatto della riduzione del sodio su malattie cardiache, ictus, qualità della vita e costi sanitari. I risultati indicano che il pieno raggiungimento degli obiettivi di riduzione del sale potrebbe abbassare l’assunzione media giornaliera da 6,1 a 4,9 grammi, pari a una riduzione del 17,5%. In un arco di 20 anni, solo nel Regno Unito, si potrebbero prevenire circa 103.000 casi di cardiopatia ischemica e 25.000 ictus ischemici. «L’industria alimentare ha ancora ampi margini di miglioramento nella riduzione del sale», osserva Bandy. Entrambe le ricerche rafforzano la necessità di azioni coordinate tra decisori politici, industria alimentare e altri attori chiave per rafforzare e far rispettare i programmi di riduzione del sodio a livello globale. Il sodio, ricordano gli esperti, è un minerale essenziale ma, se assunto in eccesso, è associato a gravi problemi di salute pubblica e a un aumento dei costi sanitari. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti di consumare meno di 2 grammi di sodio al giorno, un valore che resta ampiamente superato nella maggior parte dei Paesi. «Sebbene la riduzione del sodio produca miglioramenti modesti a livello individuale – conclude Daniel Jones, presidente delle linee guida 2025 dell’American Heart Association – questi piccoli cambiamenti si traducono in benefici significativi su scala di popolazione, riducendo in modo sostanziale il rischio di malattie cardiache e ictus».

Sul tema interviene l’ordine delle psicologhe e psicologi di Puglia . “La comunità Lgbtqia+ è esposta a processi di discriminazione che in moltissimi casi provoca stress. Gli interventi legislativi attuali stanno cercando di negare diritti, inoltre non abbiamo a disposizione tutti gli elementi di sostengono e supporto che possano determinare processi di autoaffermazione. Per questo è importante l’intervento psicologico”. Lo ha detto il docente di UniBa Alessandro Taurino, coordinatore della commissione dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi della Puglia che si occupa di diritti, a margine del convegno, ospitato nella sede dell’università Aldo Moro, “Intervento clinico e supportopsicologico per le persone Lgbtqia+”, promosso dallo stesso Ordine. “Tante difficoltà che le persone appartenenti alla comunità Lgbtqia+ incontrano – ha detto Giuseppe Vinci, presidente dell’Ordine – sono collegate a fattori culturali e al tema dei diritti sul quale l’Ordine degli psicologi è fortemente impegnato. Siamo in un mondo in cui i diritti sembrano in fase di regressione, stiamo combattendo contro gli ostacoli all’educazione sessuo-affettiva, come Ordine stiamo continuando ad aderire al Pride, abbiamo fondato una commissione che si occupa esplicitamente di queste tematiche perché sono la cartina di tornasole di come il mondo funziona”. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli: “Il sostegno psicologico è una delle possibili attività che si possono mettere in atto per una comunità che vive una realtà che talvolta esprime disagio, perché le disuguaglianze in questo Paese sono tante. Noi diciamo che le professioni sanitarie sono attente a questi bisogni. Noi – ha aggiunto – stiamo rivedendo il nostro codice di deontologia, e uno dei temi più importanti è proprio il rispetto dei diritti dei cittadini, il principio che il medico si china sul bisogno delle persone senza esprimere un giudizio. Partendo dal principio che i diritti sono un pezzo della nostra Costituzione e rappresentano le fondamenta della nostra democrazia”. 

Il cantautore guiderà il Concertone di Melpignano il 22 agosto: un’edizione dedicata alle culture del Mediterraneo, tra tradizione, accoglienza e dialogo tra i popoli. Dopo aver regalato al pubblico uno dei momenti più emozionanti della scorsa edizione, Ermal Meta torna protagonista alla Notte della Taranta. Lo scorso anno, ospite sul palco di Melpignano, aveva incantato con Lule Lule, antico canto d’amore in lingua arbëreshe, e con Mediterraneo. Quest’anno il cantautore sarà il maestro concertatore della 29ª edizione del Concertone, in programma il 22 agosto. La nomina è stata ufficializzata dal consiglio di amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che organizza il festival, dedicato per questa edizione alle culture del Mediterraneo. Nato a Fier, in Albania, e cresciuto a Bari dopo essere arrivato in Italia a tredici anni in seguito alla caduta del regime comunista, Ermal Meta rappresenta – sottolinea la Fondazione – «la capacità della Puglia di essere terra di accoglienza e arca di pace, custode di una cultura plasmata da secoli di incontri, relazioni e migrazioni». «Entrare a far parte di una tradizione così profonda è una grande emozione, ma anche una grande responsabilità», ha dichiarato Ermal Meta. «Ho potuto toccare con mano la passione e la devozione che La Notte della Taranta suscita in chi la vive e la segue. È un onore essere stato scelto come maestro concertatore. Evviva La Notte della Taranta, evviva la Puglia». Per Massimo Bray, presidente della Fondazione La Notte della Taranta, il legame tra la Notte della Taranta ed Ermal Meta è stato immediato e naturale, fondato su una profonda affinità umana e artistica. «La sua storia personale, segnata dall’esperienza della migrazione e dall’arrivo in Puglia negli anni Novanta, parla di accoglienza, dialogo tra i popoli e di una cultura che non si chiude, ma si apre all’altro». «Con Ermal Meta – aggiunge Massimo Bray – affidiamo la direzione del Concertone di Melpignano a un musicista capace di tenere insieme memoria e presente, tradizione e contemporaneità, e di leggere il Mediterraneo non come un confine, ma come uno spazio di incontro, scambio e convivenza». Dopo Sotto lo stesso cielo, titolo della scorsa edizione, il festival prosegue così il suo viaggio ideale attraverso lo stesso mare, riaffermando la propria vocazione: fare della musica un linguaggio universale di pace, relazione e futuro condiviso.

deliziosa
deliziosa