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Per dormire meglio bastano poche pagine di un libro: lo dice la scienza. In un mondo che va a letto con lo smartphone in mano, una sorpresa arriva dalla scienza: per dormire meglio bastano poche pagine di un libro. Niente tecnologie, niente app, niente rimedi complicati. Solo qualche minuto di lettura, un gesto semplice e antichissimo che oggi torna a essere uno dei metodi più efficaci per migliorare il riposo notturno. La lettura prima di dormire non è solo un’abitudine rilassante: secondo numerose ricerche internazionali è uno dei metodi più semplici ed efficaci per migliorare il riposo notturno, ridurre l’ansia serale e stabilizzare il ritmo sonno-veglia. Un tema che torna centrale in un momento in cui il 16,2% della popolazione mondiale soffre di insonnia e in cui, nella maggior parte dei casi, l’ultimo gesto prima di andare a letto è scorrere i social. Gli specialisti del sonno avvertono che il problema non riguarda soltanto la luce blu degli schermi, ma il tipo di stimolazione mentale: scrollare implica continue micro-attivazioni cognitive che mantengono il cervello in uno stato di allerta. La lettura fa l’opposto: rallenta l’attività mentale e prepara fisiologicamente al sonno. Uno dei lavori più citati in questo campo è uno studio del 2021 che ha osservato due gruppi per una settimana: il primo leggeva alcune pagine ogni sera, il secondo no. Nel gruppo della lettura serale, il 42% dei partecipanti ha mostrato un miglioramento significativo nella qualità del sonno e nei tempi di addormentamento. Un risultato che ha confermato in modo netto l’efficacia del gesto. La stessa tendenza è stata riscontrata anche nei bambini. Un’indagine condotta su oltre mille piccoli tra i nove e i dieci anni ha rilevato che la lettura prima di dormire è associata a una riduzione delle parasonnie, a minore ansia notturna, a minore sonnolenza diurna e a un addormentamento più rapido. Secondo gli esperti, la routine serale della lettura funziona come un regolatore naturale del sistema nervoso: la prevedibilità del gesto, la tranquillità e il tempo condiviso creano un ambiente psicofisico favorevole al sonno. Il fenomeno sta attirando l’attenzione anche dei sistemi scolastici locali. In Basilicata, scuole primarie di Matera hanno introdotto progetti che incoraggiano le famiglie a dedicare cinque minuti alla lettura serale. L’esperienza ha mostrato miglioramenti sia nei tempi di addormentamento sia negli stati emotivi dei bambini. In Puglia, alcune scuole secondarie stanno promuovendo iniziative analoghe. In vari istituti leccesi sono stati raccolti dati secondo cui molti studenti che hanno sostituito venti minuti di social con dieci di lettura serale hanno iniziato a dormire meglio nel giro di poche settimane. Le criticità emergono soprattutto tra gli adolescenti. Una ricerca comparativa internazionale ha rilevato che i ragazzi di oggi dormono l’equivalente di una notte in meno a settimana rispetto ai coetanei degli anni Novanta. La causa principale è l’uso esteso dei dispositivi elettronici nelle ore serali, che ritarda l’addormentamento e compromette la qualità del riposo. Gli esperti sottolineano che la deprivazione del sonno è correlata ad ansia, irritabilità, calo dell’attenzione e maggiore vulnerabilità emotiva. In questo quadro, la lettura rappresenta una possibile misura preventiva a costo zero. Le analisi concordano sul fatto che leggere prima di dormire non sia una cura miracolosa, ma una componente fondamentale dell’igiene del sonno: abbassa l’attivazione mentale, aiuta a scandire il passaggio alla notte e crea un rituale stabile. Spegnere gli schermi almeno mezz’ora prima di andare a letto e sostituirli con alcune pagine di lettura è oggi considerato uno dei gesti più efficaci per favorire un riposo migliore. In un mondo dove la notte è diventata un’appendice stanca del giorno e dove il sonno sembra sempre più un lusso, la soluzione arriva da un gesto antichissimo, silenzioso e a costo zero. Una lampada accesa, un libro aperto e qualche pagina letta con calma: è questo il nuovo “antidoto digitale” proposto da medici e ricercatori. Forse non risolve tutto, certo. Ma tra una notifica e un algoritmo, la lettura resta una delle poche tecnologie che continua a funzionare senza aggiornamenti: porta pace, ordine e lentezza. E, pagina dopo pagina, può restituirci ciò che abbiamo perso più spesso: il semplice gesto di addormentarci bene. Quindi, buona notte.

L’Agcom invita a non abbassare la guardia: lo spoofing si sta progressivamente spostando verso chiamate dall’estero con numeri internazionali. Il secondo filtro anti-spoofing dell’Agcom, entrato in funzione il 19 novembre, ha subito mostrato la sua efficacia: circa 7,5 milioni di chiamate dall’estero con numeri italiani vengono bloccate ogni giorno, dimostrando quanto fosse ampia la diffusione di questa pratica illegale. Lo spoofing è una tecnica con cui il chiamante maschera il proprio numero reale facendolo apparire come un numero italiano, spesso molto simile a quelli usati dai servizi clienti o dagli operatori telefonici, per aumentare la credibilità della chiamata. Un esempio tipico è quello della telefonata apparentemente proveniente da un prefisso mobile italiano — per esempio un “+39 347…” — quando in realtà parte da un call center all’estero che tenta di ottenere dati personali o di proporre contratti non richiesti. L’Autorità, nel tracciare un primo bilancio provvisorio, ha raccolto i dati dei principali operatori, TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre e Iliad. Le percentuali di chiamate illecite provenienti da numeri mobili bloccate oscillano tra il 50% e il 90%, numeri che parlano chiaro sulla portata del fenomeno. La delibera prevede il blocco delle chiamate mobili provenienti dall’estero con numeri italiani, con l’esclusione dei clienti effettivamente in roaming. Si tratta della seconda fase: la prima, avviata il 19 agosto, riguardava le chiamate dall’estero con numerazione fissa. I dati riferiti al periodo 19-21 novembre mostrano già che le chiamate bloccate dai numeri mobili sono circa sei volte superiori a quelle della prima fase, che registrava 1,3 milioni di blocchi al giorno. Nonostante il provvedimento stia funzionando, l’Agcom invita a non abbassare la guardia: lo spoofing si sta progressivamente spostando verso chiamate dall’estero con numeri internazionali, che non possono essere bloccate con l’attuale normativa. L’Autorità raccomanda quindi ai cittadini di prestare attenzione a telefonate sospette, in particolare quando vengono proposti contratti o servizi di varia natura. Si prevede inoltre un aumento dello spoofing originato direttamente in Italia. L’Agcom continuerà a vigilare e a irrogare sanzioni, grazie a un quadro regolamentare ormai chiaro e consolidato che consente di risalire facilmente ai responsabili delle chiamate illecite. Parallelamente, associazioni come Consumerismo no profit chiedono un’indagine parlamentare sul telemarketing invasivo, mentre il Codacons sottolinea che il filtro ha ridotto le telefonate illecite ma non le ha eliminate del tutto. Continuano infatti ad arrivare chiamate legali da call center italiani, numeri esteri non italiani, falsi numeri italiani originati in Italia e numeri fissi stranieri realmente esistenti. I dati dei gestori confermano la potenza dello strumento. Un primo operatore ha bloccato dal 19 al 21 novembre 8,1 milioni di chiamate da mobile, una media di 2,7 milioni al giorno. Un secondo gestore, dal 19 al 23 novembre, ha bloccato 8,3 milioni di chiamate su 17 milioni ricevute, pari al 50%, con una media giornaliera di 1,7 milioni di blocchi. Il terzo gestore, nella sola giornata del 21 novembre, ha richiesto il blocco di 2,9 milioni di chiamate su 3,15 milioni totali, pari a circa il 90%. Un quarto operatore, nel periodo 20-23 novembre, ha fermato 650.000 chiamate su circa 940.000 totali, pari al 70%, con una media di 162.000 blocchi al giorno. Il messaggio è chiaro: il filtro funziona e riduce drasticamente le chiamate illecite, ma non può fermare del tutto lo spoofing e il telemarketing molesto. Il fenomeno evolve, si sposta sui numeri internazionali o si origina dall’interno del territorio nazionale, e richiede quindi attenzione costante da parte dei cittadini e vigilanza attiva da parte delle autorità. Solo così sarà possibile proteggere chi riceve telefonate indesiderate e mantenere alto il livello di controllo sulle pratiche abusive dei call center, italiani e stranieri.

Tutto, qui, è un invito alla riflessione, all’osservare per meglio osservarsi dentro. C’è un bisogno primordiale insito in ognuno di noi. Molti riescono a percepirlo e a dargli spazio, altri lo riconoscono soltanto dopo averlo respirato: stiamo parlando della biofilia, la tendenza innata degli esseri umani a connettersi con la natura e con altre forme di vita. Io questo richiamo lo sento molto forte ed è per questo motivo che il fine settimana sparisco nei boschi, dove gli unici suoni percepiti sono lo scalpitio dei miei piedi sul manto di foglie secche, l’eco melodica di qualche pennuto in lontananza, il vento sottile tra gli alberi e il soffio del mio respiro. La Foresta Umbra è la destinazione perfetta per ricaricarsi di bellezza, ossigeno e fiducia per la vita: qui i faggi sono testimoni del susseguirsi di innumerevoli vite e, nell’osservarli, ci ricordano che siamo di passaggio e ogni affanno è vano. Nella foresta il mondo si fa ombra – umbra, appunto – e il fruscio del vento diventa preghiera, gli animali, invisibili ma presenti, sono i guardiani di un segreto che non si svela mai del tutto. L’autunno arriva per celebrare la bellezza di questo angolo di Puglia, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, dipingendolo con molteplici tonalità fiammeggianti che vanno dal rosso cremisi al rosso scarlatto, dall’arancio rame all’arancio mattone: l’arrivederci passionale con cui la natura saluta un’altra stagione che volge al termine. La Foresta Umbra è entrata nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco come si entra in una leggenda: in silenzio, con la forza discreta delle cose autentiche. Questo riconoscimento non è soltanto un titolo, bensì un gesto di rispetto verso un luogo che ha saputo restare sé stesso mentre il mondo cambiava. Le sue faggete vetuste, antiche come memorie che nessuno ha mai scritto, custodiscono la storia del faggio in Europa e raccontano un’evoluzione millenaria che ancora oggi pulsa tra i tronchi altissimi e l’ombra fresca del sottobosco. La più grande scoperta fatta nelle ore trascorse in questo scrigno prezioso é che quello che cresce qui non cresce altrove: la biodiversità è il vero tesoro della Foresta Umbra. Le migliaia di specie vegetali e animali, funghi, batteri, insetti, alberi secolari e giovani germogli fanno parte di un complesso sistema in cui ogni organismo svolge un ruolo essenziale, intrecciate in un equilibrio delicato che profuma di muschio, ombra e respiro antico. E basta imboccare uno dei sentieri che attraversano la Foresta Umbra per sentirlo pulsare sotto i piedi: dai percorsi più dolci, come quello che conduce al Laghetto d’Umbra, dove l’acqua immobile diventa specchio del cielo filtrato tra le fronde, fino ai cammini che si addentrano nella profondità delle faggete vetuste, dove ogni tronco sembra raccontare una storia dimenticata. Ci sono itinerari che si aprono in radure luminose – come il Pianoro di Caritate o il Giro dell’Elce – e altri che invitano al silenzio più intimo, tra suoni leggeri, orme di caprioli e fruscii impercettibili. Tutto, qui, è un invito alla riflessione, all’osservare per meglio osservarsi dentro: l’equilibrio che consente la vita di questo luogo è tanto forte nella sua ferma volontà di esistere, quanto fragile nella lontana, ma possibile eventualità, che il minimo scompenso possa distruggere tutto. Passo dopo passo si comprende perché la Foresta Umbra merita di essere custodita e perché il suo nome risuona oggi tra i patrimoni del mondo. Patrimonio che lasceremo in eredità alle generazioni che seguiranno. La domanda è: saremo in grado di trasporre la sua importanza ai piccoli umani di oggi? Ricercheremo la connessione con Madre Natura o saremo troppo connessi alla fugacità delle innovazioni tecnologiche che poco spazio lasciano all’istinto selvatico delle nostre anime?”

Giovannangelo de Gennaro verserà simbolicamente la manna di Agios Nikolaos nella tomba della chiesa di Demre proprio l’8 maggio, giorno in cui si narra le reliquie del Santo arrivarono a Bari. Nel corso della mia lunga esperienza di cammino c’è una riflessione che ha accompagnato i miei passi, forse alimentata dall’inconscio in movimento: mettere le cose al loro posto. Mentre si cammina lo sguardo va oltre ciò che si riesce a cogliere in velocità. La lentezza restituisce, infatti, la giusta collocazione alle cose. Da questo atto di osservare e (ri)collocare nasce il mio nuovo progetto di cammino: un viaggio sulla Via della Licia in Turchia per riposizionare ciò che manca, dentro e fuori il viandante, per versare simbolicamente la manna di San Nicola sulla sua tomba a Demre, l’antica Myra. Il cammino che affronterò sarà legato alla figura di San Nicola: “Io, nato a Molfetta proprio il 6 dicembre (giorno in cui San Nicola mori a Myra) e per questo legato profondamente al Santo, ritornerò nel luogo da cui, secondo la tradizione, le ossa furono traslate. Porterò con me la manna che scaturisce dal corpo del Santo per versarla sulla sua tomba d’origine, nella chiesa di San Nicola di Demre, “restituendo” ciò che da lì “parti” secoli fa. Un gesto di riconoscenza e compimento, che unisce la mia nascita al mistero della sua partenza, il mio presente al suo eterno ritorno. Il viaggio inizierà a marzo e seguirà, nella prima parte, le antiche rotte dei marinai molfettesi che, fino ai primi anni ’40, salpavano da Molfetta verso Alessandria d’Egitto, toccando i porti di Corfù, Lefkada, Cefalonia, fino a Patrasso. “Da lì, via terra, raggiungerò il Pireo per imbarcarmi nuovamente verso le isole del Dodecaneso, attraversando Rodi. Giungerò infine in Turchia, a Fethiye, dove inizierò il cammino sulla Via della Licia, da Olüdeniz ad Antalya, passando attraverso i luoghi del Santo taumaturgo, tra cui la sua città natia Pàtara. Chiederò ospitalità pellegrina agli abitanti lungo il cammino. In quei luoghi l’accoglienza è considerata sacra e il pellegrinaggio un atto di devozione a prescindere dal proprio credo. Verserà simbolicamente la manna di Agios Nikolaos nella tomba della chiesa di Demre proprio l’8 maggio, giorno in cui si narra le reliquie del Santo arrivarono a Bari e nello stesso momento in cui ogni anno i pellegrini da ogni parte del sud Italia giungono in Basilica per i festeggiamenti a lui dedicati. Nonostante le circa duemila miglia di distanza, quel momento rappresenterà un frammento di unione tra la solitudine intima del cammino e la goliardia della festa a Bari. Infine, questo cammino sarà il prologo del prossimo lavoro discografico dove troveranno posto i suoni e silenzi raccolti lungo la Via. Musica e cammino sono sempre stati complementari nella mia esperienza e in questa nello specifico cercherò, passo dopo passo, di tessere una nuova melodia, riportando ogni nota in una più giusta collocazione dentro di me.

Il rito si è svolto nella Cattedrale, presieduto da monsignor Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi Servizio di Massimo Bianco Montaggio di Maria Cristina Quintale

All’ITES Giordano la prima partecipazione a “IoLeggoSempre”: raccolti mille euro in due giorni per arricchire la biblioteca scolastica Leggere può davvero cambiare tutto. È con questo spirito che si è conclusa con un risultato eccezionale la prima partecipazione dell’ITES “Vito Giordano” di Bitonto all’iniziativa nazionale “Io Leggo Perché”, promossa da dieci anni dal Ministero dell’Istruzione e dall’Associazione Italiana Editori. L’obiettivo è semplice quanto fondamentale: coinvolgere i territori per arricchire le biblioteche scolastiche italiane. Gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico hanno risposto all’appello con un impegno encomiabile, che ha portato a un risultato record: in due giornate dedicate alla raccolta fondi, sono stati raccolti circa mille euro tra donazioni dirette e acquisti di libri. L’iniziativa, che ha coinvolto un’ottantina di studenti, li ha visti impegnati con cassette, sacchetti e carrelli tra le strade del centro di Bitonto, trasformando la solidarietà in un gesto condiviso e partecipato. I ragazzi hanno raccontato la loro esperienza. Alla domanda se la generosità fosse stata ripagata, i ragazzi hanno risposto con onestà: “Né male né bene. Abbiamo cercato di convincere le persone. Alcuni sì, altri no, dipende. Chi reagisce meglio? Di solito i giovani,” hanno spiegato. I fondi raccolti in denaro verranno trasformati in nuovi libri, selezionati in collaborazione con le librerie aderenti, tutti destinati ad arricchire la biblioteca dell’Istituto. Tra i desideri espressi dagli studenti, spiccano i volumi di attualità e approfondimento, in linea con l’indirizzo della scuola: “Vorremmo trovare la saggistica che ci piace, discettino di informazione, di economia,” ha suggerito un ragazzo. Un altro si è spinto sui temi civili: “Mi piacerebbe tema mafia o anche sulla criminalità, perché è un tema molto intrigante.” L’iniziativa non solo ha portato un concreto beneficio alla dotazione libraria della scuola, ma ha anche rafforzato l’entusiasmo degli studenti per la lettura, dimostrando che l’impegno solidale può trasformarsi in un’occasione di crescita culturale per tutta la comunità scolastica.

Si chiama colchicina, è basso costo ed è impiegato da decenni per la gotta La colchicina, un farmaco a basso costo impiegato da decenni per la gotta, potrebbe ridurre il rischio di infarti e ictus in persone con malattie cardiovascolari. Lo rivela uno studio guidato da Ramin Ebrahimi, dell’Università di Medicina di Greifswald, in Germania. Analizzando 12 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto quasi 23.000 pazienti, la revisione ha rilevato che dosing bassi di colchicina, 0,5 mg una o due volte al giorno, somministrati per almeno sei mesi si associano a una minore incidenza di eventi cardiaci e cerebrovascolari rispetto al trattamento standard o al placebo, con un effetto complessivo stimato di circa 9 infarti e 8 ictus evitati ogni 1.000 pazienti trattati. Gli effetti avversi gravi non sono stati incrementati, ma si osservano più frequentemente disturbi gastrici, di solito lievi e transitori. Questi risultati suggeriscono che la colchicina potrebbe offrire un’opzione di prevenzione secondaria economicamente accessibile per ridurre l’onere delle malattie cardiovascolari, sempre tenendo conto della necessità di ulteriori dati su mortalità globale, mortalità specifica per malattia e impatto su tempi di degenza.

Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino Tragedia a Muggia, in provincia di Trieste. Una donna di 55 anni ieri sera ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola. La donna, di nazionalità ucraina, è separata dal padre e la vicenda era seguita dal tribunale ma anche dai servizi sociali. A dare l’allarme è stato il padre, che non vive in Friuli Venezia Giulia, perché non riusciva a contattare la donna. Quando sono arrivati gli agenti della Squadra mobile il piccolo era già morto. Con l’ausilio dei vigili del fuoco il personale è entrato nell’abitazione rinvenendo il corpo esanime del bambino che presentava ferite di arma da taglio al collo e la madre, in stato di shock, con dei tagli sulle braccia, per i quali è stata presa in cura dai sanitari e trasportata presso il nosocomio di Cattinara. “La comunità è devastata. Ho già avuto una riunione con i servizi sociali: cerchiamo di stare il più vicino possibile. La famiglia fa parte della comunità, anche il parroco la conosce” dice il sindaco di Muggia, Paolo Polidori, il quale ha già annunciato che sarà proclamato il lutto cittadino.

Ha scritto al TgNorba, il signor Gabrielle Forcello, residente al quartiere Madonella di Bari. Non può muoversi autonomamente e i medici di base non hanno il tempo di andare a visitarlo

È accaduto in Salento A Carpignano Salentino, una mattinata di paura si è fortunatamente conclusa nel migliore dei modi grazie al pronto intervento dei Carabinieri della Stazione di Soleto. Un uomo di 77 anni residente a Galatina si era inoltrato da solo all’interno di un’area boschiva situata nell’agro di Carpignano Salentino. Probabilmente a causa della fitta vegetazione e della mancanza di punti di riferimento, l’anziano ha perso l’orientamento. Ha subito chiamato il 112 per chiedere aiuto. Immediato l’intervento di una pattuglia di Soleto che ha individuato l’uomo. Spaventato ma in buone condizioni, gli uomini dell’Arma lo hanno rassicurato e accompagnato fino al luogo in cui aveva lasciato la sua autovettura.

Un gesto d’amore per ricordare un cuore grande. È quanto voluto dalla famiglia di Cosimo Magro, il giovane di Bitonto travolto e ucciso il primo novembre sulla statale 16 mentre aiutava un automobilista in difficoltà. i suoi parenti hanno scelto di onorarne la memoria del giovane sostenendo una causa che gli stava particolarmente a cuore: gli animali. Cosimo amava profondamente cani e gatti e spesso si impegnava per promuovere l’adozione di randagi. La zia Isabella lo ricorda come un ragazzo altruista, generoso e legatissimo ai cuccioli in cerca di affetto. Chiunque voglia dedicare un pensiero a Cosimo può farlo attraverso una donazione all’associazione “Qua la zampa Heart”, che ha diffuso l’iniziativa. I fondi saranno destinati ad aiutare Tigro, un gatto bisognoso di cure seguito dai volontari.

Foresta Umbra, a caccia dei segreti bio

Tutto, qui, è un invito alla riflessione, all’osservare per meglio osservarsi dentro C’è un bisogno primordiale insito in ognuno di noi. Molti riescono a percepirlo

Bari: don Carmine De Palma è Beato

Il rito si è svolto nella Cattedrale, presieduto da monsignor Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi Servizio di Massimo Bianco Montaggio di

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