
Barletta, poesia e cinema per riflettere sulla violenza di genere
Sensibilizzare sulla violenza psicologica e di genere attraverso il cinema e la poesia. L’evento a Barletta Un dialogo tra cinema e poesia per sensibilizzare sulla
Sensibilizzare sulla violenza psicologica e di genere attraverso il cinema e la poesia. L’evento a Barletta. Un dialogo tra cinema e poesia per sensibilizzare sulla violenza psicologica, manipolazione lavorativa e stereotipi di genere. L’evento multidisciplinare, dell’associazione Artinte di Barletta, ha acceso i riflettori su temi ancora attuali. Per farlo è stata utilizzata la forza emotiva delle parole e delle immagini di alcune sequenze tratte dalla filmografia di Lina Wertmüller, la prima donna nella storia a essere candidata all’Oscar come miglior regista. Intervista a Giuseppe Arcieri, regista e a Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa
Intervista ad una delle esercenti che operano nelle piazze frequentate dai giovani a Lecce, addio affari d’oro e sedute sempre piene, le scorribande dei giovani fanno scappare i clienti. E’ questo il clima che si respira per le vie del centro cittadino e lo sfogo di questa esercente è la prova e non sono bastate nemmeno le richieste di intervento per sedare gli animi. Non mancano nemmeno gli episodi che potrebbero trasformarsi in tragedia. E non solo, di mira non ci sono solo i ragazzi, ma anche i venditori ambulanti che sciaguratamente si trovano al centro di questo caos urbano, che ha reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Intervista a Rossano Roberta – Titolare Apollo Caffè Servizio di Matteo Bottazzo
Continua il ciclo di incontri della Stanza Divina che ha la sua sede fisica nel Commissariato di Barletta. Professionisti ed esperti hanno incontrato i ragazzi scuola media Ettore Fieramosca. Un commento infelice sull’aspetto fisico, uno sguardo che ferisce, una battuta pronunciata con leggerezza, una risatina complice tra coetanei. A volte basta poco e il danno è già fatto. Perché la violenza silenziosa, capace di provocare gravi conseguenze nelle vittime, soprattutto nei più giovani, se ignorata rischia di trasformarsi in qualcosa di ancora più grave: rabbia, aggressività, fino ad arrivare alla normalizzazione della violenza fisica e dell’uso delle armi come strumento di sopraffazione. Il tema è stato al centro del ciclo di incontri della Stanza Divina Itinerante nella scuola Fieramosca di Barletta, con un testimonial d’eccezione, Fabio De Nunzio che, bullizzato da piccolo, ha fatto della lotta a ogni tipo di violenza, un impegno civile. Intervista a Fabio De Nunzio – Pres. Ass. Bullismo No Grazie e Francesco Saverio Messinese – Dir. Scuola Media Ettore Fieramosca – Barletta
. Rischiano il processo i quattro ventenni brindisini accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 19enne. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. I fatti risalgono all’estate del 2025 durante una vacanza a Malta. L’udienza preliminare è stata fissata per il 29 settembre 2026 davanti al gup del tribunale di Brindisi, Vittorio Testi. Secondo l’accusa la ragazza avrebbe subito uno stupro di gruppo dopo una serata trascorsa con i cinque ragazzi conosciuti sull’isola. Gli indagati hanno sempre respinto ogni addebito.
È accaduto mercoledì scorso durante il consiglio comunale mentre si discuteva sull’arrivo dei richiedenti asilo nella Casa della Carità. Una frase irripetibile, sessista e violenta urlata da un gruppo di cittadini di Manfredonia contro l’assessora al Welfare Maria Teresa Valente. È accaduto mercoledì scorso durante il consiglio comunale mentre si discuteva sull’arrivo dei richiedenti asilo nella Casa della Carità. Non una semplice offesa ma l’augurio di “subire violenza”. Parole di “odio e intimidazione” come scrivono le altre donne della coalizione di centrosinistra che esprimono solidarietà all’assessora. Valente, dal canto suo, ritiene che sia stato superato quel limite che contribuisce ad accrescere, ogni giorno, il clima di violenza che degenera nei femminicidi.
E’ quanto accaduto l’altra sera a Copertino dove il coraggio di un bambino ha probabilmente evitato l’ennesima tragedia. Quando ha visto il padre aggredire la madre per l’ennesima volta, si è nascosto sotto il letto e col cellulare ha chiamato il numero di emergenza dei carabinieri, raccontando quanto stava accadendo in casa e invocando il loro intervento dopo che aveva tentato di intervenire in soccorso della madre. E’ quanto accaduto l’altra sera a Copertino dove il coraggio di un bambino di 12 anni ha evitato probabilmente una tragedia. Quando sul posto sono arrivati i militari l’uomo che aveva ancora con sé il cellulare della donna, che poco prima le aveva sottratto con violenza al termine dell’ennesima aggressione. La donna assistita dal proprio legale di fiducia una volta in caserma ha sporto denuncia contro il coniuge da cui si sta separando. Lo aveva fatto già lo scorso dicembre rimettendo poi la querela nella speranza che l’uomo potesse cambiare. Ma a gennaio una seconda aggressione per strada aveva spinto poi la donna a sporgere denuncia. L’altra sera l’ennesimo episodio di violenza. Al momento nei confronti dell’uomo non sono stati presi provvedimenti. La sua posizione è al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Per Davide Falcetta, 37 anni, il gip del tribunale di Trani ha previsto l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla donna Si chiama Davide Falcetta, ha 37 anni, è di Terlizzi. È stato sottoposto alla misura cautelare prevista dal codice rosso per maltrattamenti nei confronti della compagna. Per lui il gip del tribunale di Trani ha previsto allontanamento dalla casa familiare, braccialetto elettronico e divieto di avvicinamento alla donna.Il suo nome non è nuovo: Falcetta è ancora indagato per la morte di Claudia De Chirico, avvenuta il 21 dicembre del 2016. La ragazza, che aveva 22 anni, fu trovata senza vita a Terlizzi vicino al sottopasso di via Mazzini. Intorno al collo un cavetto usb legato al corrimano metallico.I genitori di Claudia De Chirico si sono sempre opposti all’idea che la ragazza potesse essersi tolta la vita, come ipotizzato dagli investigatori. A giugno del 2024 il caso della sua morte è stato riaperto ipotizzando lo scenario di “morte come conseguenza dei maltrattamenti in famiglia.”Davide Falcetta la maltrattava e umiliava, le inviava messaggi con su scritto: “Se non sparisci ti pesto”, oppure “Ucciditi” o anche, “Me le stai tirando le mazzate”. Abusi che avrebbero portato Claudia ad un tale stato di prostrazione da vedere la morte come unica via di fuga dalla sofferenza. La sera prima della sua morte, aveva litigato con Davide e lui dopo l’alterco l’aveva lasciata sola ed era andato a dormire. Questo nonostante Claudia, prima del decesso, gli avesse inviato una foto dei binari con la frase: “Ho deciso”. .
Stando alle contestazioni, l’uomo avrebbe maltrattato la compagna per circa un anno, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni e offese.. Il Tribunale di Bari ha condannato alla pena di 4 anni e sei mesi di reclusione un 33enne residente in provincia, accusato di maltrattamenti, lesioni e stalking ai danni della ex convivente. I giudici hanno disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.Stando alle contestazioni, l’uomo avrebbe maltrattato la compagna per circa un anno, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni e offese.“Ti sfregio, ti uccido”, le avrebbe detto in alcune circostanze, stringendole in più occasioni le mani attorno al collo durante i litigi. Accusandola di ipotetiche relazioni con altri uomini, le avrebbe strappato il cellulare dalle mani, cancellando i contatti a lui non graditi. In una denuncia si fa anche riferimento ad un morso sul volto.La donna era assistita dall’avvocato Anna De Tommaso, mentre l’associazione Gens Nova era costituita parte civile con l’avvocato Nicola Antuofermo.
Le due ragazze, all’epoca dei fatti minorenni, furono vittime di abusi dopo una festa in villa a Marconia di Pisticci. Nove anni di reclusione per Alessandro Zuccaro e Michele Masiello, otto anni e due mesi per Alberto Gargano e Giuseppe Lopatriello. È la sentenza emessa dal Collegio penale del Tribunale di Matera, per le violenze di gruppo ai danni di due turiste inglesi all’epoca minorenni durante una festa in una villa a Marconia di Pisticci, nella notte del 7 settembre 2020. Secondo l’accusa, accolta dal Tribunale, i quattro avrebbero condotto le due ragazze in una zona buia fuori dalla villa e le avrebbero costrette a subire violenze. I giovani, all’epoca tra i 19 e i 23 anni, erano stati arrestati quattro giorni dopo, anche grazie alle immagini di videosorveglianza. Assolti perché il fatto non sussiste Egidio Andriulli, Michele Leoni e Rocco Lionetti. Soddisfazione è stata espressa dal legale delle vittime che ha annunciato la richiesta di impugnare le assoluzioni. Intanto l’8 maggio si tornerà in aula davanti alla Corte d’Appello di Salerno per il nuovo giudizio sull’ottavo imputato, Michele Falotico, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione.
Respinto il ricorso di un uomo che aveva perseguitato e ferito l’ex compagna e il nuovo partner: la gelosia “morbosa” può diventare aggravante. La gelosia non può mai giustificare la violenza, nemmeno quando nasce da un tradimento. A ribadirlo è la Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di un uomo condannato per aver perseguitato e ferito l’ex compagna e il suo nuovo partner, escludendo qualsiasi attenuante legata al movente passionale. Secondo la Suprema Corte, la gelosia invocata dall’imputato non è un sentimento comprensibile, ma una forma “morbosa”, espressione di supremazia e possesso, incompatibile con una riduzione della responsabilità penale. Al contrario, in casi come questo può configurare l’aggravante dell’aver agito per motivi futili o abietti. Il principio della Cassazione Nel motivare la decisione, i giudici chiariscono che la fine di una relazione o la scoperta di un tradimento non legittimano comportamenti violenti, persecutori o vendicativi. La gelosia, spiegano, non è una reazione inevitabile, ma una costruzione psicologica che riflette una concezione proprietaria dell’altra persona, in contrasto con i principi di libertà e autodeterminazione. La Corte sottolinea inoltre che il richiamo a sentimenti passionali non può essere utilizzato per attenuare la gravità di condotte che sfociano in stalking, aggressioni e violenza fisica. Il caso Il procedimento riguarda un uomo che, dopo la fine della convivenza, aveva dato avvio a una serie di atti persecutori nei confronti dell’ex compagna, arrivando ad aggredire sia lei sia il nuovo compagno. La difesa aveva chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo che l’azione fosse stata determinata dallo stato emotivo conseguente a un tradimento. Una linea difensiva respinta in modo netto dalla Cassazione, che ha ribadito come la gelosia, quando si traduce in controllo, ossessione e violenza, non sia una spiegazione, ma un elemento di ulteriore gravità. Una linea dura contro la violenza La sentenza si inserisce nel solco di una giurisprudenza sempre più attenta a contrastare la violenza di genere e a smontare l’idea che passioni e sentimenti possano in qualche modo giustificare o ridimensionare comportamenti criminali.
Sottotitolo: Il Tribunale scagiona un 52enne. “Non chiedo vendetta, ma verità”, racconta dopo un lungo calvario giudiziario.. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di un 52enne residente a Foggia, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, a distanza di nove anni dai fatti contestati e quattro anni dall’inizio del processo penale. La vicenda giudiziaria, particolarmente complessa e articolata, riguardava un arco temporale compreso tra il 2004 e il febbraio 2017. L’uomo era stato denunciato dall’ex moglie, successivamente separata e costituitasi parte civile, la quale aveva riferito di presunte ingiurie, vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche che si sarebbero protratte fin dai primi anni di matrimonio, anche alla presenza della figlia minorenne. Tra le accuse contestate figuravano episodi di violenza descritti come morsi, calci e gomitate, oltre a presunti comportamenti di controllo e limitazione della libertà personale, come l’impedimento a frequentare familiari e amiche. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, tuttavia, le dichiarazioni della donna sono state giudicate contraddittorie e prive di riscontri oggettivi, tanto da portare il collegio giudicante a ritenere insussistenti le accuse. Un elemento centrale della vicenda è stato anche il coinvolgimento della figlia minore, che per circa cinque mesi era stata allontanata dal nucleo familiare e collocata in una comunità, per poi essere affidata al padre, su richiesta della stessa minore. Il rinvio a giudizio dell’imputato era avvenuto nell’ottobre del 2021. Dopo un lungo iter processuale, caratterizzato da udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa Procura della Repubblica di Foggia, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo, ritenendo non provata la responsabilità penale. Soddisfazione è stata espressa dalla difesa, affidata agli avvocati Ettore Censano e Giulio Treggiari. «Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Censano –. Il mio assistito, invece, ha trovato la forza di andare avanti, soprattutto per amore della figlia. Questa vicenda dimostra come, troppo spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre l’autore dei maltrattamenti, senza un’adeguata verifica dei fatti». Parallelamente alla conclusione del processo, è stata resa pubblica una lettera aperta, firmata simbolicamente “un padre”, nella quale il 52enne racconta il suo lungo “inferno giudiziario”. Nel testo, l’uomo ripercorre gli anni segnati dalle accuse, definendo la propria come «la storia di un padre che non chiede vendetta, ma verità». «Ero sposato con una donna fragile e inquieta, che amavo e cercavo di proteggere – si legge nella lettera –. A un certo punto si rivolse a un centro antiviolenza e iniziò ad accusarmi di fatti mai avvenuti, costruendo un racconto che ha travolto la mia vita e quella di nostra figlia». Da quel momento, racconta, sarebbe iniziata una spirale fatta di processi, sospetti e isolamento, che lo ha marchiato come un colpevole prima ancora di una sentenza. «Le false accuse fanno male quanto un reato di istigazione al suicidio – prosegue –. Ti portano sull’orlo del baratro, ti tolgono dignità, lavoro, affetti e futuro». Nonostante l’assoluzione, l’uomo sottolinea come il peso di quanto accaduto resti ancora presente: «A me e a mia figlia sono stati tolti anni di serenità, crescita e normalità». La lettera si chiude con un messaggio di resilienza e speranza: «Continuo ad andare avanti per lei. Ogni sera, quando la guardo dormire, so che il mio compito è restare in piedi anche quando tutto ti ha schiacciato. E mi piace pensare che la verità, come una luce piccola ma ostinata, prima o poi trovi sempre una fessura per entrare».
Nei giorni scorsi si è svolto l’incidente probatorio e le dichiarazioni delle ragazzine, ascoltate alla presenza di una psicologa, sono state valutate come attendibili. Collaboratore scolastico indagato per atti sessuali nei confronti di dieci alunne. Lavora in una scuola media in provincia di Brindisi. L’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Brindisi, riguarderebbe episodi avvenuti tra il 2024 e il 2025. Nei giorni scorsi si è svolto l’incidente probatorio e le dichiarazioni delle ragazzine, ascoltate alla presenza di una psicologa, sono state valutate come attendibili e quindi sono finite negli atti di indagine. L’uomo è accusato di violenza sessuale aggravata dalla minore età delle presunte vittime, tutte minori di 14 anni.
Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha emesso sentenza. L’inchiesta era partita dalla denuncia della vittima che raccontò di essere stata abusata sui mezzi pubblici. Tutti assolti perché “il fatto non sussite” gli autisti tarantini dei pulman di Kyma Mobilità che erano finiti sotto processo con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza con disabilità. Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha emesso sentenza. L’inchiesta era partita dalla denuncia della vittima che raccontò di essere stata abusata sui mezzi pubblici, nascosti in luoghi appartati della città. Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.
I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, avrebbe indotto la vittima a subire atti sessuali. Un 30enne della provincia di Bari, attualmente in carcere, è stato condannato ad 8 anni di reclusione dal Tribunale collegiale con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo disabile di 20 anni.I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, in alcune occasioni avrebbe indotto il ragazzo, affetto da disabilità intellettiva moderata, a seguirlo in un garage ed a compiere e subire atti sessuali.Il giovane avrebbe poi rivelato quanto sarebbe accaduto ai suoi amici: da qui l’avvio dell’inchiesta.La persona offesa si era costituita parte civile con l’avvocato Maria Pia Vigilante: in suo favore è stato disposto un risarcimento del danno pari a 30mila euro.
È successo a Sannicola tra la squadra locale e lo Specchia. E durante il match Salve–Palmariggi. Purtroppo anche nella domenica appena trascorsa non sono mancati i casi di violenza, sempre più frequenti soprattutto fra i Dilettanti. Due episodi, ieri, nel girone “A” di terza categoria della provincia di Lecce. A Sannicola la partita tra la squadra locale e lo Specchia è stata sospesa al 92mo quando un dirigente di casa avrebbe rifilato alcuni ceffoni al direttore di gara, reo di non aver assegnato un calcio di rigore. Partita chiusa giù al 30mo invece tra Salve e Palmariggi, quando il direttore di gara ha prima estratto il cartellino rosso per tre giocatori responsabili di offese reciproche e comportamenti scorretti, e poi ha deciso di sospendere l’incontro e mandare le due squadre sotto la doccia per freddare gli ardori.
Li avrebbe circuiti offrendo loro alcuni giri in moto in cambio di rapporti sessuali a cui li costringeva portandoli in un parcheggio isolato.. Un uomo di 56 anni di Taranto avrebbe costretto due bambini di 12 e 11 anni a subire violenze tra giugno e luglio scorso. Ora è in carcere con l’accusa di violenza sessuale su minore. Per lui è stato disposto il giudizio immediato.I bambini erano amici del nipote, li avrebbe circuiti offrendo loro alcuni giri in moto in cambio di rapporti sessuali a cui li costringeva portandoli in un parcheggio isolato. Avrebbe anche minacciato di affogare in mare uno dei due premendogli la testa sott’acqua a lungo.I bambini hanno però sono riusciti a confidare quanto accadeva ai genitori e sono partite le denunce. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile
Le vistose ecchimosi riportate hanno indotto gli amici della 17enne a chiamare il 118. Trasferita al pronto soccorso del “Vito Fazzi”, è stata dimessa con sei giorni di prognosi. Una brutale aggressione ha scosso la movida di Lecce la notte tra sabato e domenica scorsi. Un ragazza di 17 anni è stata picchiata da alcune coetanee vicino via Maremonti, nel centro storico. Il movente sarebbe legato ad tatuaggio mostrato in un video su TikTok e dedicato ad un ex fidanzato. La vittima è stata circondata, strattonata e presa a calci. L’intervento di un’amica le ha consentito di scappare e mettersi al sicuro. Le vistose ecchimosi riportate hanno indotto gli amici della 17enne a chiamare il 118. Trasferita al pronto soccorso del “Vito Fazzi”, è stata dimessa con sei giorni di prognosi. La famiglia sporgerà denuncia.
La donna, italiana, era stata legata ad una sedia senza acqua e cibo, picchiata, abusata e costretta a ingerire pillole che la stordivano fino a perdere i sensi. Una personalità estremamente aggressiva, connotata da manifesti tratti di sadismo, con una preoccupante inclinazione alla prevaricazione di soggetti fragili, che versano in condizioni di marginalità. Il gip di Taranto, Francesco Maccagnano, ha convalidato l’arresto del 19enne gambiano, accusato di aver segregato una donna italiana in immobile abbandonato, l’ex sede dell’Enaip che si trova in via Scotti (nella foto), al quartiere Salinella. La vittima ha raccontato di essere stata legata ad una sedia, senza acqua e senza cibo, di essere stata picchiata più volte perché si sarebbe rifiutata di prostituirsi e di essere stata costretta a ingerire pillole che la stordivano fino a perdere i sensi. Durante quello stato di incoscienza, ha dichiarato ancora la donna, avrebbero abusato di lei sessualmente. In una occasione il gambiano, che è risultato essere irregolare e inottemperante al provvedimento di espulsione della commissione territoriale di Bari, le avrebbe bruciato le dita con un coltello rovente. Il calvario è iniziato il 29 dicembre scorso fino ed è terminato il primo gennaio, quando la donna è riuscita a fuggire da un piccolo lucernaio e a chiedere aiuto. L’indagato, difeso dall’avv. Patrizia Raciti, ha respinto le accuse nel corso dell’interrogatorio di questa mattina (sabato 3 gennaio) in carcere.
La donna, salvata da una pattuglia della volante, ha raccontato mesi e mesi di violenze e soprusi. In una occasione l’uomo sarebbe arrivato anche a bruciale le dita con un coltello arroventato. Legata a una sedia, senza acqua e cibo e abbandonata in una casolare del rione Salinella a Taranto. Una donna è stata soccorsa da una pattuglia della squadra volante in servizio in zona e attirata dalle sua urla disperate. Un uomo di 29 anni originario del Gambia è stato arrestato il giorno di capodanno con l’accusa di sequestro di persona, violenza e stalking. Sembrerebbe che la donna si stata sequestrata poiché rifiutava di prostituirsi. La donna ha raccontato mesi e mesi di violenze e soprusi. In una occasione l’uomo sarebbe arrivato anche a bruciale le dita con un coltello arroventato.
A scatenare la sua furia sarebbe stato uno sguardo di troppo nei confronti della sua ragazza. Calci, pugni, spintoni, insulti. Un’aggressione violenta ai danni di un 33enne disabile. È successo venerdì pomeriggio a Trani, in via Umberto, nelle vicinanze della chiesa di San Michele. L’aggressore è un altro ragazzo, incappucciato, di 16 anni. Lo picchia, lo scaraventa a terra, lo sbatte contro il muro, infierisce contro di lui anche quando è a terra. A scatenare la sua furia sarebbe stato uno sguardo di troppo nei confronti della sua ragazza. Il video, forse girato proprio dalla fidanzata dell’aggressore, è stato pubblicato su tiktok Poi è stato rimosso, come tutto il profilo del responsabile. Ma era stato già ripreso da qualcuno, che lo ha diffuso. Il ragazzo aggredito si è recato al pronto soccorso per farsi refertare e poi ha denunciato quanto accaduto. Pare non sia la prima volta che finisce nel mirino di coetanei violenti.

Sensibilizzare sulla violenza psicologica e di genere attraverso il cinema e la poesia. L’evento a Barletta Un dialogo tra cinema e poesia per sensibilizzare sulla

Intervista ad una delle esercenti che operano nelle piazze frequentate dai giovani a Lecce, addio affari d’oro e sedute sempre piene, le scorribande dei giovani fanno

Continua il ciclo di incontri della Stanza Divina che ha la sua sede fisica nel Commissariato di Barletta. Professionisti ed esperti hanno incontrato i ragazzi

Rischiano il processo i quattro ventenni brindisini accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 19enne. La Procura ha chiesto il rinvio a

È accaduto mercoledì scorso durante il consiglio comunale mentre si discuteva sull’arrivo dei richiedenti asilo nella Casa della Carità Una frase irripetibile, sessista e violenta

E’ quanto accaduto l’altra sera a Copertino dove il coraggio di un bambino ha probabilmente evitato l’ennesima tragedia Quando ha visto il padre aggredire la

Per Davide Falcetta, 37 anni, il gip del tribunale di Trani ha previsto l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla donna Si

violenza di genere Stando alle contestazioni, l’uomo avrebbe maltrattato la compagna per circa un anno, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni e offese. Il

Le due ragazze, all’epoca dei fatti minorenni, furono vittime di abusi dopo una festa in villa a Marconia di Pisticci Nove anni di reclusione per

La Cassazione respinge il ricorso di un uomo violento: la gelosia morbosa non è un’attenuante e può diventare aggravante

Sottotitolo: Il Tribunale scagiona un 52enne. “Non chiedo vendetta, ma verità”, racconta dopo un lungo calvario giudiziario. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una sentenza

Nei giorni scorsi si è svolto l’incidente probatorio e le dichiarazioni delle ragazzine, ascoltate alla presenza di una psicologa, sono state valutate come attendibili Collaboratore

Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha emesso sentenza. L’inchiesta era partita dalla denuncia della vittima che raccontò di essere stata abusata sui

I fatti risalgono al novembre 2023. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’imputato, legato alla vittima da un rapporto di conoscenza, avrebbe indotto la vittima a subire

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Le vistose ecchimosi riportate hanno indotto gli amici della 17enne a chiamare il 118. Trasferita al pronto soccorso del “Vito Fazzi”, è stata dimessa con

La donna, italiana, era stata legata ad una sedia senza acqua e cibo, picchiata, abusata e costretta a ingerire pillole che la stordivano fino a

La donna, salvata da una pattuglia della volante, ha raccontato mesi e mesi di violenze e soprusi. In una occasione l’uomo sarebbe arrivato anche a

A scatenare la sua furia sarebbe stato uno sguardo di troppo nei confronti della sua ragazza Calci, pugni, spintoni, insulti. Un’aggressione violenta ai danni di
