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Taranto: donna segregata perché rifiutava di prostituirsi, l’aguzzino 19enne resta in carcere

La donna, italiana, era stata legata ad una sedia senza acqua e cibo, picchiata, abusata e costretta a ingerire pillole che la stordivano fino a perdere i sensi

Una personalità estremamente aggressiva, connotata da manifesti tratti di sadismo, con una preoccupante inclinazione alla prevaricazione di soggetti fragili, che versano in condizioni di marginalità. Il gip di Taranto, Francesco Maccagnano, ha convalidato l’arresto del 19enne gambiano, accusato di aver segregato una donna italiana in immobile abbandonato, l’ex sede dell’Enaip che si trova in via Scotti (nella foto), al quartiere Salinella.

La vittima ha raccontato di essere stata legata ad una sedia, senza acqua e senza cibo, di essere stata picchiata più volte perché si sarebbe rifiutata di prostituirsi e di essere stata costretta a ingerire pillole che la stordivano fino a perdere i sensi. Durante quello stato di incoscienza, ha dichiarato ancora la donna, avrebbero abusato di lei sessualmente.

In una occasione il gambiano, che è risultato essere irregolare e inottemperante al provvedimento di espulsione della commissione territoriale di Bari, le avrebbe bruciato le dita con un coltello rovente. Il calvario è iniziato il 29 dicembre scorso fino ed è terminato il primo gennaio, quando la donna è riuscita a fuggire da un piccolo lucernaio e a chiedere aiuto.

L’indagato, difeso dall’avv. Patrizia Raciti, ha respinto le accuse nel corso dell’interrogatorio di questa mattina (sabato 3 gennaio) in carcere.

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