
Bari: uccisero senzatetto per testare il funzionamento di una pistola, pene ridotte
L’omicidio avvenne il 31 maggio del 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo BA N PENE RIDOTTE OMICIDIO INDIANO Sono state ridotte le
L’omicidio avvenne il 31 maggio del 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo. BA N PENE RIDOTTE OMICIDIO INDIANO Sono state ridotte le condanne nei confronti dei due ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, accusati dell’omicidio del cittadino indiano Singh Nardev, avvenuto la sera del 31 maggio 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo. Secondo l’accusa, lo straniero sarebbe stato ucciso perché i due, con un terzo complice, volevano testare il funzionamento di una pistola.Il Tribunale per i minorenni aveva condannato con rito abbreviato i due imputati a 17 anni di reclusione: la riforma voluta dall’allora ministro della Giustizia Marta Cartabia stabilisce ora che chi rinuncia ad impugnare la sentenza in appello possa beneficiare della riduzione di un sesto della pena. E dunque le condanne, divenute ormai definitive, sono stati ridotte per ciascuno a 14 anni e due mesi. Il terzo imputato, il 22enne Paolo Natale Guglielmi, ha invece scelto il processo con rito ordinario, tutt’ora in corso.
Un morto e tre feriti in una sparatoria avvenuta vicino la casa di campagna della vittima, imparentata con elementi di spicco del clan Moretti. Un incontro per discutere di affari illeciti finito nel sangue oppure un regolamento di conti tra bande criminali: potrebbero essere queste le cause della sparatoria avvenuta intorno a mezzogiorno alla periferia di Foggia, che ha provocato un morto e tre feriti.La vittima è Stefano Bruno, 38 anni, imparentato con elementi di spicco del clan Moretti; feriti suo padre, suo fratello e un incensurato di Manfredonia, che è stato trovato dalla polizia a bordo di un’auto lungo via Cerignola, ad alcune centinaia di metri dal luogo dell’agguato mortale.Accanto alla vettura, è stata ritrovata una pistola calibro 9, che potrebbe essere stata persa o lanciata da qualcuno che è fuggito.Secondo indiscrezioni, però, sarebbe stato un poliziotto a disarmare l’uomo che era ferito in auto. L’ipotesi principale è che sia stato quest’ultimo ad esplodere i colpi di pistola contro i Bruno, ma anche questo aspetto è in fase di valutazione.Non si esclude che alla sparatoria possano aver partecipato almeno altre tre persone, al momento irreperibili.Il grave fatto di sangue è avvenuto nell’abitazione di campagna dei Bruno, a poche centinaia di metri dall’ingresso sud di Foggia.Lo scorso 15 gennaio, fu ucciso il 34enne Alessandro Moretti, nipote del boss Rocco Moretti, uno dei capi storici della mafia foggiana.Resta da capire se ci sia un collegamento con quanto avvenuto nelle ultime ore.
La guardia giurata, dopo il delitto, si è presentato dai carabinieri raccontando di aver trovato sua moglie a terra, ferita, senza confessare l’omicidio. Ora è in carcere. Stefania Rago, la 46enne uccisa a Foggia con quattro colpi di pistola, aveva deciso di separarsi dal marito, Antonio Fortebraccio, 48 anni. Dopo 30 anni di matrimonio e due figli, ormai adulti, voleva riprendersi la vita, lasciando quell’uomo con cui litigava troppo spesso. Lo ha raccontato suo padre, Giuseppe Rago: “Lo aveva detto a noi e anche a lui”. Potrebbe essere stato questo il motivo che ha spinto la guardia giurata ad ucciderla con la pistola d’ordinanza. Fortebraccio, dopo il delitto, si è presentato dai carabinieri raccontando di aver trovato sua moglie a terra, ferita, senza confessare l’omicidio. Ora è in carcere. L’arma utilizzata è la sua ed è stata recuperata in casa dai militari. Il luogo del delitto, la casa in cui marito e moglie vivevano insieme, in via Salvemini. I vicini parlano di discussioni frequenti, tensioni che andavano avanti da tempo. Scenate e contrasti continui. È accaduto anche negli istanti antecedenti il femminicidio: prima si sono sentite urla, poi i colpi di pistola. Stefania Rago, sul suo profilo fb, ha come foto le scarpette rosse che simboleggiano la lotta alla violenza di genere: “Se mai abbasserò la testa” scriveva in un post “sarà solo per ammirare le mie scarpe”. Non risultano denunce pregresse per maltrattamenti. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari sia della vittima che del marito. Serviranno per ricostruire i dissapori o frizioni nella coppia. Nelle prossime ore sarà fissata l’udienza di convalida del fermo. Dura la reazione della sindaca di Foggia, Maria Aida Piscopo: “Faremo rumore come comunità per urlare la nostra rabbia e la nostra ribellione alle mentalità alla radice di queste azioni e questi comportamenti criminali” afferma la sindaca, “agirò e agiremo in ogni sede per giustizia e verità, moltiplicherò e moltiplicheremo l’impegno per supportare i centri antiviolenza e le campagne di prevenzione e di educazione affettiva”. I cinque centri antiviolenza di Foggia hanno inviato una nota congiunta: “Le donne che arrivano ai Centri Antiviolenza rappresentano solo una parte di una realtà molto più ampia e sommersa. Per questo è fondamentale rafforzare la rete di prevenzione”. Scrivono Cav telefono donna, Filo di Arianna, Cav Morlino, Rinascita donna e Cav Titina Cioffi che esprimono “la più profonda solidarietà, vicinanza e piena disponibilità ai due figli di Stefania Rago”.
Nella discoteca ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Spari che hanno scatenato il panico tra gli avventori ma non ci sono stati altri feriti. Sono stati già identificati una decina dei partecipanti alla lite scoppiata la notte tra sabato e domenica nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Trani e della tenenza di Bisceglie, coordinati dalla Dda di Bari che indaga per omicidio con l’aggravante mafiosa, nel locale si sarebbero fronteggiati due gruppi, pare tutti baresi. Uno degli aggressori, per eludere i controlli con il metal, sarebbe uscito da un ingresso secondario, avrebbe recuperato le armi, sarebbe rientrato dallo stesso ingresso e avrebbe fatto fuoco insieme ad un complice. La vittima si chiamava Filippo Scavo, 42 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Strisciuglio. L’uomo è stato ucciso da un proiettile calibro 7,65 che lo ha colpito alla base del collo. Nella discoteca ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Spari che hanno scatenato il panico tra gli avventori ma non ci sono stati altri feriti. Sono stati ascoltati il gestore del locale e gli addetti alla sicurezza. Parte della discoteca è stata sottoposta a sequestro per consentire i rilievi del reparto scientifico dei carabinieri, che hanno acquisito anche i video delle telecamere di sorveglianza. Scavo è arrivato già morto al Pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie. In tasca aveva molti soldi in contanti, potrebbe trattarsi di provento di spaccio. Anche perché Tra le ipotesi all’origine dell’agguato mortale potrebbe esserci un regolamento di conti legato alla droga. Scavo era stato condannato definitivamente per fatti risalenti al 2019 ed era tornato libero da circa un anno. Il suo nome figurerebbe anche in numerosi atti giudiziari della Dda di Bari relativi a episodi degli ultimi anni che hanno visto protagonisti esponenti di clan baresi fronteggiarsi in locali e discoteche. “È un fatto gravissimo, che colpisce e che preoccupa tutta la comunità. Tocca a tutti noi, con pazienza, provare a rimettere insieme i pezzi” scrive sui social il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, commentando l’omicidio. “Bisceglie è una città ferita da giorni difficili”, aggiunge il primo cittadino. il riferimento è alla morte della 12enne Alicia Amoruso, travolta e schiacciata da un pino sradicato dal vento lo scorso 13 aprile, e al femminicidio di Patrizia Lamanuzzi a cui è seguito il suicidio del marito, Luigi Gentile, che mercoledì scorso avrebbe prima tentato di strangolarla per poi buttarla dal balcone. “Bisceglie è fatta di persone perbene che affrontano le difficoltà senza cercare scorciatoie. Dobbiamo rimetterci in piedi – conclude Angarano – Non servono grandi parole, ma responsabilità e presenza”
Su alcuni profili social di persone vicine all’uomo precipitato dal palazzo dove abitava la vittima, postate frasi di gioia per l’omicidio, subito dopo l’agguato.. Chi ha ucciso Dino Carta potrebbe aver studiato i suoi movimenti, pedinandolo mentre portava a passeggio il cane ed entrando in azione di sera, quando c’erano poche persone in strada: è uno degli aspetti dell’inchiesta sull’omicidio del personal trainer incensurato di 42 anni, assassinato con quattro colpi di pistola alla schiena, lunedì scorso, a Foggia, nei pressi della sua abitazione, vicino allo stadio. Non un delitto di mafia, ma, comunque, un agguato con le modalità degli scontri fra clan: i carabinieri stanno cercando la persona a volto coperto, ripresa dalle telecamere di un’abitazione, che arriva in sella a una bici elettrica sul luogo della sparatoria; sarà, inoltre, eseguita dai Ris una perizia sull’audio captato dal sistema di videosorveglianza di un altro appartamento, per accertare l’identità delle tre, forse quattro persone presenti al momento degli spari. Sarebbero state analizzate le telecamere in un tratto di un paio di chilometri, fino alla zona tra l’ospedale e parco San Felice, dove si perderebbero le tracce della persona in bici. Lunedì sarà effettuata l’autopsia, mentre sono stati disposti rilievi dattiloscopici sul caricatore perso dal killer in fuga, per isolare le impronte digitali. Si fa sempre più probabile l’ipotesi di una vendetta per la morte di un 39enne, con precedenti per droga, avvenuta due anni e mezzo fa, precipitato da un balcone del palazzo in cui risiedevano Dino Carta e la sua famiglia. Qualcuno potrebbe aver addebitato responsabilità al personal trainer e ai suoi cari, pianificando una ritorsione. Su alcuni profili social di persone vicine all’uomo precipitato dal palazzo sarebbero state, addirittura, postate frasi di gioia per l’omicidio, subito dopo l’agguato. Perquisizioni, inoltre, sarebbero in corso nelle abitazioni di familiari del 39enne caduto dall’edificio in via Caracciolo, che era nato il 12 aprile, ossia il giorno prima dell’omicidio di Dino Carta. Intanto Sara Traisci, moglie di Dino Carta, lancia un appello: “Chiedo a Foggia e ai suoi cittadini,che sono persone oneste e generose, di dimostrare anche tutto il loro coraggio e di testimoniare”. La donna si appella alla cittadinanza “affinchè chi ha visto fornisca elementi utili a rintracciare l’assassino del marito e padre di sua figlia di pochi mesi. Dino Carta aveva avuto anche un’altra figlia di 12 anni da un’altra relazione.
Una vicina avrebbe sentito lei urlare prima di precipitare nel vuoto, presumibilmente lanciata da Luigi Gentile che poi si sarebbe tolto la vita. L’ipotesi più accreditata, la più plausibile emerge da fonti investigative, quella secondo cui Luigi Gentile, 61 anni, avrebbe ucciso la moglie, Patrizia Lamanuzzi, di 55 e poi si sarebbe tolto la vita. I due si stavano separando. Entrambi sono stati ritrovati sulla rampa del garage di un condominio di via Vittorio Veneto, a Bisceglie. Una vicina avrebbe sentito lei urlare prima di precipitare nel vuoto, presumibilmente lanciata da Luigi Gentile che poi si sarebbe tolto la vita. Le testimonianze dei vicini di casa
Dino Carta è stato martedì sera, a colpi di pistola, mentre portava a spasso il cane. Il 42enne faceva il volontario in chiesa.. La palestra in cui lavorava è chiusa per lutto. È il giorno del dolore non solo per i familiari e gli amici, ma anche per i colleghi di Dino Carta, il personal trainer incensurato di 42 anni ucciso lunedì sera, a Foggia, nei pressi della sua abitazione in via Caracciolo, vicino alla stadio, mentre portava a spasso il cane. Il killer ha esploso quattro colpi di pistola che lo hanno raggiunto alle spalle, all’altezza del costato, uccidendolo all’istante. Durante la fuga, l’assassino ha perso il caricatore per strada. I carabinieri stanno cercando di capire se ci sia stato un litigio tra la vittima e il killer. Decisive potrebbero essere le telecamere di sorveglianza della zona. Gli investigatori escludono la pista della criminalità, organizzata o comune.Le indagini si starebbero concentrando sulla sfera personale, lavorativa e di amicizie del 42enne. Si ipotizza una vendetta, ma l’episodio scatenante è ancora avvolto nel mistero. Dino Carta era molto conosciuto a Foggia, sia per il suo lavoro di personal trainer che per il suo impegno quotidiano nella chiesa di San Francesco Saverio, dove serviva messa come ministrante, accanto al parroco Don Giulio Dal Maso, che aveva anche celebrato il suo matrimonio.“Dino era molto attivo in parrocchia, già da alcuni anni – racconta Don Giulio al TgNorba -, ho avuto la gioia di celebrare le sue nozze e di battezzare la sua seconda figlia, che ha appena 10 mesi. Era sempre disponibile e attento per tutto, amato e stimato. La comunità ha sentito forte lo strappo e non può che stringersi nella propria preghiera intorno alla sua famiglia”.
La vittima era appena scesa da una Mercedes ML guidata da un conoscente quando il killer è entrato in azione. Di Matteo Bottazzo. Un’esecuzione brutale, consumata in pochi istanti davanti a decine di testimoni e sotto l’occhio parziale delle telecamere. Sangue in via Nino Bixio a Copertino, dove ieri sera ha perso la vita il cinquantenne Stefano Tomèo, freddato da una sequenza di colpi esplosi a pochi passi da un circolo privato nel cuore del paese.La dinamica, ricostruita dai Carabinieri attraverso i primi interrogatori dei trenta avventori presenti nel locale, descrive un’azione fulminea. Tomèo era appena sceso da una Mercedes ML guidata da un conoscente quando il killer è entrato in azione: un primo colpo lo ha raggiunto mortalmente, mentre altri due si sono conficcati nel parabrezza dell’auto. Nonostante il disperato tentativo di soccorso da parte dell’amico, che lo ha trasportato d’urgenza in ospedale, l’uomo è spirato poco dopo a causa di una ferita fatale al collo. Le indagini si concentrano ora sui rilievi tecnici: sebbene l’arma utilizzata sia presumibilmente di grosso calibro, non sono stati rinvenuti bossoli sul luogo del delitto, elemento che suggerisce l’uso di un revolver o una fuga studiata nei minimi dettagli. Il magistrato di turno e il medico legale hanno già disposto l’autopsia per chiarire ogni dettaglio balistico.Mentre gli inquirenti non escludono alcuna pista, inclusa quella legata a dinamiche personali, la risposta istituzionale si è attivata immediatamente. Il primo cittadino di Copertino ha già avviato un’interlocuzione diretta con il Prefetto di Lecce, programmando un tavolo urgente nei prossimi giorni per affrontare l’emergenza sicurezza e fare luce su un episodio che ha scosso profondamente l’intera comunità.
L’uomo è stato portato in ospedale in fin di vita, non è ancora chiaro dove sia accaduto l’agguato mortale. Indagano i carabinieri . Sabato sera di sangue a Copertino. Ucciso a colpi di arma da fuoco Stefano Tomeo, 50 anni, pregiudicato per reati contro il patrimonio. E’ stato portato all’ospedale di Copertino da qualcuno che poi si è dileguato. Presentava una ferita al collo. Al momento non si conosce il luogo dell’agguato mortale. Indagano i carabinieri.
I legali non hanno presentato istanza di scarcerazione. Ciro Caliendo, l’imprenditore di San Severo arrestato lunedì scorso per l’omicidio premeditato della moglie Lucia Salcone, ha confermato la sua versione dei fatti. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia in carcere, ha ribadito che la sera del 27 settembre del 2024 fu un incidente a causare il decesso della donna. Scena muta invece sulla lettera che, prima di quel giorno, avrebbe inviato ad una parente della moglie. Nella missiva si dichiarava innamorato di un’altra donna e annunciava la fine del matrimonio. I legali di Caliendo non hanno presentato istanza di scarcerazione per la necessità di confrontarsi con i consulenti sulla questione delle perizie tecniche. Le stesse dalle quali emergerebbero dettagli fondamentali. L’auto che non si è incendiata per autocombustione ma perché cosparsa di carburante e data alla fiamme. I colpi sferrati sulla testa della donna per stordirla prima di inscenare l’incidente. Le telecamere di videosorveglianza spente nel momento in cui Ciro Caliendo era nel box della sua abitazione, dalla quale era uscito con una tanica di benzina.
Gli agenti della Polizia stradale di San Severo e della squadra mobile di Foggia avrebbero accertato la messinscena: Caliendo, infatti, avrebbe simulato l’incidente stradale e il successivo incendio dell’auto, in cui riportò anche lui ustioni alle braccia. Clamorosa svolta nell’inchiesta sulla morte di Lucia Salcone, la 47enne trovata senza vita in un’auto, in quella che sembrava un incidente stradale nei pressi di San Severo, il 27 settembre del 2024.Nelle ultime ore, è stato arrestato suo marito Ciro Caliendo, 48 anni, noto imprenditore vitivinicolo, accusato di omicidio volontario, ipotesi di reato per la quale era indagato in stato di libertà sin dall’inizio della vicenda. Gli agenti della Polizia stradale di San Severo e della squadra mobile di Foggia avrebbero accertato la messinscena: Caliendo, infatti, avrebbe simulato l’incidente stradale e il successivo incendio dell’auto, in cui riportò anche lui ustioni alle braccia. Decisive si sono rivelate le perizie coordinate dalla Procura.Gli accertamenti, in particolare, hanno riguardato le possibili tracce di liquido infiammabile sull’auto – per confermare o smentire la natura dolosa del rogo – e quelle biologiche ed ematiche repertate a casa dei coniugi. Le indagini hanno ricostruito le fasi antecedenti e preparatorie del delitto, i momenti successivi ele possibili motivazioni che avrebbero indotto l’indagato a commettere l’omicidio premeditato “da individuarsi, principalmente, – spiegano gli investigatori – nell’intreccio tra il movente passionale e quello economico“. Secondo l’accusa, “quanto accaduto non sarebbe stato occasionale ma frutto di una perdurante determinazione a commettere il delitto senza ripensamenti e senza soluzione di continuità”.Quando fu sentito dopo il fatto, Caliendo, conducente del veicolo e sopravvissuto al sinistro, disse che la moglie era deceduta a causa dell’incidente stradale che sarebbe avvenuto a seguito dell’urto del loro veicolo con un altro proveniente dal senso opposto di marcia. Questo impatto avrebbe provocato lafuoriuscita dell’autovettura dal manto stradale e il conseguente impatto con un albero, che avrebbe poi determinato la momentanea perdita di coscienza dei coniugi e l’incendio dell’auto, dalle cui fiamme veniva interessato subito l’abitacolo estendendosi agli abiti della donna, rimasta intrappolata all’interno. La ricostruzione della dinamica fornita dall’uomo destò subito sospetti negli investigatoti e, già pochi giorni dopo, l’uomo vide mutare il titolo di reato nei suoi confronti da omicidio stradale a omicidio volontario. Le indagini, attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, attività informativae tecnica, con il coinvolgimento anche di consulenti tecnici esperti, hanno fatto poi emergere le “palesi incongruenze tra lo stato dei luoghi e quanto dichiarato dall’uomo”
La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. I giudici si sono riservati di decidere. Ci sono altre condanne per la morte di Domenico Martimucci, 26 anni, deceduto cinque mesi dopo l’attentato dinamitardo del 5 marzo del 2015 ai danni della sala da gioco “Green Table” di Altamura. La gup di Bari Antonella Cafagna ha condannato a 20 anni di reclusione Nicola Centonze e a 6 anni Nicola Laquale. Sono accusati, a vario titolo, di omicidio volontario, tentato omicidio plurimo, detenzione eporto di esplosivo, con aggravante mafiosa. Secondo la Dda di Bari, Centonze sarebbe statol’intermediario tra mandante ed esecutori dell’attentato, mentre Laquale è considerato l’uomo che avrebbe fornito l’esplosivo. Per la stessa vicenda sono stati già condannati in via definitiva dalla Cassazione il mandante dell’attentato, il boss Mario D’Ambrosio (30 anni di reclusione), l’esecutore materiale Savino Berardi (20 anni) e uno dei complici, Luciano Forte (18 anni). La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. Nel 2021, infatti, dopo che in tre (mandante ed esecutori materiali) erano già stati condannati in via definitiva per l’attentato con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, il Ministero dell’Interno negò ai genitori del 26enne, il riconoscimento come vittime della criminalità organizzata. E questo perché un cuginodella madre del ragazzo, con cui la donna dichiara di non avere contatti, ha diversi precedenti penali e di polizia. La legge 302 del 1990, almeno fino al 2024, proibiva il riconoscimento dei benefici in caso di rapporti di parentela o di affinità fino al quarto grado con persone con precedenti specifici.I genitori di Martimucci, assistiti dagli avvocati Donato Carlucci e Cipriano Popolizio, hanno impugnato il provvedimento del Ministero davanti al tribunale del lavoro di Bari, che però ha dato loro torto. Nel frattempo, il 4 luglio 2024, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma limitatamentealle parole “parente o affine di quarto grado”, stabilendo come sia “imprescindibile un’attenta valutazione di meritevolezza dei beneficiari” nei casi in questione. I legali hanno quindi impugnato la sentenza e oggi hanno discusso la vicenda davanti alla Corte d’Appello di Bari. I giudici si sono riservati didecidere.
Nicola Spadavecchia era il titolare del locale in cui nel 2024 fu uccisa per errore la 19enne barese. È parte offesa del processo . Era il 22 settembre del 2024, Nicola Spadavecchia era il gestore della discoteca di Molfetta dove fu uccisa la giovanissima Antonella Lopez. Quel giorno, dice, sono morto anch’io. Intervistati: Nicola Spadavecchia, ex gestore Bahia; avv. Maurizio Masellis, legale Nicola Spadavecchia Il processo con il rito abbreviato si è concluso con le condanne a 18 anni anni e 8 mesi di carcere per Michele Lavopa, il 22enne che confessò l’omicidio, 4 anni e sei mesi invece nei confronti di Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo capoclan del quartiere Japigia di Bari, ritenuto il bersaglio dell’agguato, che quella notte, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era armato.
Altri due imputati sono stati condannati per favoreggiamento. Costituiti parte civile il comune di Molfetta, la Regione Puglia e il gestore della discoteca, che dopo l’omicidio ha ceduto l’attività. Diciotto anni di reclusione per Michele Lavopa, il giovane barese che la sera del 22 settembre 2024 sparò e uccise per errore la 19enne Antonella Lopez nella discoteca Bahia di Molfetta. Questa la condanna emessa dal gup Susanna De Felice, innanzi alla quale si è celebrato il processo con rito abbreviato. Il proiettile era destinato ad Eugenio Palermiti jr, nipote dell’omonimo boss di Japigia, anche lui agli arresti con l’accusa di essere entrato armato nel locale. Per lui una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, che supera quella di tre anni e dieci mesi chiesta dai pubblici ministeri Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino. Da tempo c’erano attriti tra Lavopa, ritenuto vicino al clan Strisciuglio e Palermiti. Altri due imputati sono stati condannati per favoreggiamento. Costituiti parte civile il comune di Molfetta, la Regione Puglia e il gestore della discoteca, che dopo l’omicidio ha ceduto l’attività.
Con la sua morte si estingue il processo: la Procura valuta se aprire un’inchiesta sul suicidio in carcere. È morto in ospedale Alberto Villani, 49 anni, dopo aver tentato il suicidio nel carcere di Bari. Era imputato per l’omicidio della madre Cosima D’Amato, trovata carbonizzata nel settembre 2023. Una perizia psichiatrica aveva escluso vizi di mente. Con la sua morte si estingue il processo: la Procura valuta se aprire un’inchiesta sul suicidio in carcere.
Secondo l’accusa, l’omicidio, avvenuto il 4 maggio 2002, maturò nel contesto di una rapina a mano armata ai danni di un fruitore di prestazioni sessuali a pagamento. A distanza di oltre 20 anni dall’omicidio di un 40enne originario di Brindisi, avvenuto il 4 maggio 2002 nei pressi dello stadio San Nicola, i Carabinieri hanno arrestato il presunto responsabile. L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo l’accusa, l’omicidio maturò nel contesto di una rapina a mano armata ai danni di un fruitore di prestazioni sessuali a pagamento. La vittima, attirata in una zona isolata, tentò di fuggire ma venne colpita mortalmente da almeno quattro colpi di arma da fuoco. Dopo il delitto, i responsabili avrebbero spostato l’auto e successivamente incendiato il veicolo utilizzato per la rapina nel tentativo di cancellare le tracce. Determinanti per la riapertura del caso sono state le dichiarazioni di uno dei partecipanti alla rapina, diventato poi collaboratore di giustizia.
Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso. Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci mesi di isolamento diurno, per Davide Lepore, a processo perché ritenuto dagli inquirenti esecutore materiale dell’omicidio di Ivan Lopez. Il 31enne fu ucciso a settembre del 2021 mentre era a bordo di un monopattino sul lungomare di San Girolamo di Bari. Chiesti 20 anni, invece, il coimputato Giovanni Didonna, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Quest’ultimo è accusato di aver rubato due auto necessarie per commettere l’omicidio.Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso: Lopez sarebbe stato ucciso per ritorsione perché, insieme con suo fratello Francesco (ora collaboratore di giustizia e in passato vicino al clan Strisciuglio ), avrebbe compiuto alcune estorsioni nei confronti di Lepore, titolare di alcune autorimesse di Bari e vicino al clan Capriati della città vecchia. Il prossimo 27 febbraio prenderà la parola la difesa.
C’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. È stato convalidato il fermo di Maurizio Pastore, il 42enne barese accusato di aver ucciso a coltellate il 39enne Amleto Magellano sabato scorso in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. L’uomo, interrogato oggi dal gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere: il giudice, in seguito alla convalida, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa è quella di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà . Contro Pastore c’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. Il movente, al momento, non è ancora chiaro, ma la moglie della vittima ha riferito che in passato Pastore avrebbe cercato di colpire il 39enne con un martello, per questioni legate alla ristrutturazione di un bagno. Magellano è stato colpito con più fendenti al torace, ed è deceduto poco dopo il suo arrivo al Policlinico.
L’uomo, reo confesso, uccise la madre il 14 novembre del 2024 a Leporano Marina . Disposta la perizia psichiatrica per Salvatore Dettori, reo confesso dell’omicidio della madre, Silvana La Rocca, 73enne accoltellata e privata del cuore, il 14 novembre 2024 a Leporano Marina. La presidente della Corte d’Assise di Taranto, Fulvia Misserini ha nominato come perito psichiatrico la dottoressa Maria Nacci, direttore della Psichiatria di Lecce, chiamata a valutare la capacità di reggere il processo di Dettori, e anche la capacità di intendere e di volere dell’uomo quando è stato commesso il fatto. La valutazione psichiatrica è stata richiesta dall’amministrazione penitenziaria di Lecce, dove Dettori, difeso dagli avvocati Francesco D’Errico ed Emanuele Catapano, è attualmente recluso.
Determinati i racconti di alcuni testimoni oculari. C’è un fermo per l’omicidio di Amleto Magellano, il 39enne ucciso il 17 gennaio a Bari, in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. La Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo ha dato esecuzione al provvedimento emesso dalla Procura di Bari. Si tratta di Maurizio Pastore, 42enne che risiede nella stessa zona in cui è avvenuto l’omicidio. La vittima era stata accoltellata con dieci fendenti ed era morta poco dopo l’arrivo al Policlinico di Bari. Sul posto per effettuare i rilevi del caso era intervenuta anche la Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari. Determinanti ai fini delle indagini sono state le dichiarazioni fornite da più testimoni. Una persona avrebbe visto il presunto omicida in volto e lo avrebbe riconosciuto, aveva ancora tra le mani il coltello sporco di sangue. La moglie della vittima ha riferito che il marito circa un anno fa sarebbe stato minacciato da un uomo di nome Maurizio, che era arrivato addirittura a inseguirlo per strada impugnando un martello. Le minacce sarebbero state legate ad alcuni lavori di ristrutturazione. Sono in corso gli ulteriori approfondimenti per ricostruire la dinamica e le ragioni dell’accaduto.

L’omicidio avvenne il 31 maggio del 2025 fuori da un casolare a Ceglie del Campo BA N PENE RIDOTTE OMICIDIO INDIANO Sono state ridotte le

Un morto e tre feriti in una sparatoria avvenuta vicino la casa di campagna della vittima, imparentata con elementi di spicco del clan Moretti Un

La guardia giurata, dopo il delitto, si è presentato dai carabinieri raccontando di aver trovato sua moglie a terra, ferita, senza confessare l’omicidio. Ora è

Nella discoteca ci sarebbe stato almeno un altro uomo armato oltre al killer che ha sparato quattro colpi. Spari che hanno scatenato il panico tra

Su alcuni profili social di persone vicine all’uomo precipitato dal palazzo dove abitava la vittima, postate frasi di gioia per l’omicidio, subito dopo l’agguato. Chi

Una vicina avrebbe sentito lei urlare prima di precipitare nel vuoto, presumibilmente lanciata da Luigi Gentile che poi si sarebbe tolto la vita L’ipotesi più

Dino Carta è stato martedì sera, a colpi di pistola, mentre portava a spasso il cane. Il 42enne faceva il volontario in chiesa. La palestra

La vittima era appena scesa da una Mercedes ML guidata da un conoscente quando il killer è entrato in azione Di Matteo Bottazzo. Un’esecuzione brutale,

L’uomo è stato portato in ospedale in fin di vita, non è ancora chiaro dove sia accaduto l’agguato mortale. Indagano i carabinieri Sabato sera di

I legali non hanno presentato istanza di scarcerazione Ciro Caliendo, l’imprenditore di San Severo arrestato lunedì scorso per l’omicidio premeditato della moglie Lucia Salcone, ha

Gli agenti della Polizia stradale di San Severo e della squadra mobile di Foggia avrebbero accertato la messinscena: Caliendo, infatti, avrebbe simulato l’incidente stradale e

La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. I giudici si sono riservati di decidere Ci sono altre condanne per

Nicola Spadavecchia era il titolare del locale in cui nel 2024 fu uccisa per errore la 19enne barese. È parte offesa del processo Era il

Altri due imputati sono stati condannati per favoreggiamento. Costituiti parte civile il comune di Molfetta, la Regione Puglia e il gestore della discoteca, che dopo

Con la sua morte si estingue il processo: la Procura valuta se aprire un’inchiesta sul suicidio in carcere È morto in ospedale Alberto Villani, 49

Secondo l’accusa, l’omicidio, avvenuto il 4 maggio 2002, maturò nel contesto di una rapina a mano armata ai danni di un fruitore di prestazioni sessuali

Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un delitto maturato in ambito mafioso Il pm della Dda Bruna Manganelli ha invocato la condanna all’ergastolo, con dieci

C’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue È stato

L’uomo, reo confesso, uccise la madre il 14 novembre del 2024 a Leporano Marina Disposta la perizia psichiatrica per Salvatore Dettori, reo confesso dell’omicidio della

Determinati i racconti di alcuni testimoni oculari C’è un fermo per l’omicidio di Amleto Magellano, il 39enne ucciso il 17 gennaio a Bari, in via