Skin Telenorba50
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa
mutuon-giugno

Altamura: omicidio Domenico Martimucci, condannati anche Nicola Centonze e Nicola Laquale

La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. I giudici si sono riservati di decidere

Ci sono altre condanne per la morte di Domenico Martimucci, 26 anni, deceduto cinque mesi dopo l’attentato dinamitardo del 5 marzo del 2015 ai danni della sala da gioco “Green Table” di Altamura. La gup di Bari Antonella Cafagna ha condannato a 20 anni di reclusione Nicola Centonze e a 6 anni Nicola Laquale. Sono accusati, a vario titolo, di omicidio volontario, tentato omicidio plurimo, detenzione e
porto di esplosivo, con aggravante mafiosa.
Secondo la Dda di Bari, Centonze sarebbe stato
l’intermediario tra mandante ed esecutori dell’attentato, mentre Laquale è considerato l’uomo che avrebbe fornito l’esplosivo.
Per la stessa vicenda sono stati già condannati in via definitiva dalla Cassazione il mandante dell’attentato, il boss Mario D’Ambrosio (30 anni di reclusione), l’esecutore materiale Savino Berardi (20 anni) e uno dei complici, Luciano Forte (18 anni).

La famiglia di Domenico Martimucci, ha chiesto il riconoscimento come vittima di mafia. Nel 2021, infatti, dopo che in tre (mandante ed esecutori materiali) erano già stati condannati in via definitiva per l’attentato con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, il Ministero dell’Interno negò ai genitori del 26enne, il riconoscimento come vittime della criminalità organizzata. E questo perché un cugino
della madre del ragazzo, con cui la donna dichiara di non avere contatti, ha diversi precedenti penali e di polizia. La legge 302 del 1990, almeno fino al 2024, proibiva il riconoscimento dei benefici in caso di rapporti di parentela o di affinità fino al quarto grado con persone con precedenti specifici.
I genitori di Martimucci, assistiti dagli avvocati Donato Carlucci e Cipriano Popolizio, hanno impugnato il provvedimento del Ministero davanti al tribunale del lavoro di Bari, che però ha dato loro torto. Nel frattempo, il 4 luglio 2024, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma limitatamente
alle parole “parente o affine di quarto grado”, stabilendo come sia “imprescindibile un’attenta valutazione di meritevolezza dei beneficiari” nei casi in questione. I legali hanno quindi impugnato la sentenza e oggi hanno discusso la vicenda davanti alla Corte d’Appello di Bari. I giudici si sono riservati di
decidere.

Potrebbe interessarti anche:

gilca-srl-giugno
gilca-srl-giugno