
Morte Nicola Scarascia, la famiglia: “Chi sa qualcosa contatti le forze dell’ordine”
La famiglia di Nicola Scarascia, il 52enne di Scanzano Jonico trovato morto il 12 maggio scorso, invita “chiunque abbia visto, udito o appreso elementi utili
. La famiglia di Nicola Scarascia, il 52enne di Scanzano Jonico trovato morto il 12 maggio scorso, invita “chiunque abbia visto, udito o appreso elementi utili alla ricostruzione dei fatti” a collaborare con le Forze dell’Ordine. Sul decesso dell’uomo vige angora il più assoluto riserbo, si sospetta che possa essere stato ucciso. Le indagini della procura di Matera e dei carabinieri della compagnia di Policoro proseguono, nessuna pista viene esclusa. Intanto venerdì la salma è ripartita alla volta della Germania, nella città in cui si era trasferito da qualche anno e dove si svolgeranno i funerali. I parenti di Scarascia hanno annunciato di voler “condividere con l’intera comunità di Scanzano, un momento di raccoglimento e la celebrazione di una Messa in suo ricordo. Giorno, orario e luogo della funzione – hanno fatto sapere – saranno comunicati nei prossimi giorni”.
Lo ha deciso la corte d’assise. La donna fu assassinata durante la rapina, ma i suoi familiari ritengono sia stato un delitto su commissione . Condanna all’ergastolo per Redouane Mossli, il marocchino di 46 anni accusato di aver ucciso a coltellate, a Foggia, la tabaccaia Franca Marasco, di 72 anni, il 28 agosto del 2023.La sentenza è stata emessa dalla corte d’assise dopo due ore di camera di consiglio.Accolta, dunque, la richiesta del carcere a vita avanzata dalla Procura.Franca Marasco fu uccisa nella sua tabaccheria in via Marchese De Rosa, in quella che, per quasi due anni, fu considerata una rapina; ma la stessa Procura, durante il dibattimento, ha modificato il capo d’imputazione, ipotizzando un omicidio pianificato, dove il colpo a mano armata servì a nascondere il reale obiettivo dei mandanti, non ancora individuati.I familiari della tabaccaia hanno sempre sostenuto che Franca Marasco fu uccisa, per motivi non ancora chiariti, su richiesta di persone che commissionarono il delitto al nordafricano. Avv. Giulio Treggiari, legale famiglia Marasco
. Si è laureato in carcere Antonio De Marco, il 26enne condannato all’ergastolo per il duplice assassino di Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi e seviziati con 79 coltellate nella loro abitazione di via Montello il 21 settembre 2020, nel loro primo giorno di convivenza. De Marco, che per un periodo era stato coinquilino delle due vittime, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia con una tesi su Schopenhauer discussa nel carcere di Borgo San Nicola davanti alla commissione d’esame di Unisalento. E’ stato lo stesso De Marco a dare la notizia al suo avvocato difensore Andrea Starace chiamandolo al telefono. De Marco prima del duplice omicidio era iscritto a Scienze Infermieristiche , per poi una volta dietro le sbarre sviluppare una forte passione per la Filosofia. Non ha mai palesato rimorso o pentimento.
Martedì l’affidamento dell’autopsia. Il branco che ha aggredito e ucciso Bakari Sako, ha agito nella totale convinzione di impunità. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri pomeriggio nei confronti di Cosimo Colucci, 22 anni, uno dei sei indagati per l’omicidio in concorso del 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. “Hanno pestato un soggetto sconosciuto in pieno centro città, quasi in orario diurno” scrive il gip Taranto Gabriele Antonaci, “non preoccupandosi minimamente di essere visti da testimoni oculari o di essere immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Non si sono premurati, ad esempio, di occultare il proprio viso, tramite cappucci o caschi, mostrandosi liberamente mentre ponevano in essere una condotta gravemente sprezzante della vita altrui”. Sako era in giro in bici e si era fermato un attimo prima di andare a lavorare nei campi quando è stato iaccerchiato e picchiato senza un particolare motivo. Poi un 15enne gli ha sferrato tre coltellarìte, due all’addome e una al torace. Il 35nne è entrato in un bar per trovare riparo e si è accasciato sul pavimento. Il gestore lo ha mandato via e non ha chiamato le forze dell’ordine. Motivo per cui è indagato per favoreggiamento personale. Martedì la procuratrice facente funzioni del tribunale per i minorenni Daniela Putignano affiderà l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio. Nella stessa giornata la pm del Tribunale ordinario Paola Francesca Ranieri assegnerà la consulenza sui file video del bar di piazza Fontana e i cellulari dei due maggiorenni.
Nelle prossime ore ci sarà l’interrogatorio del 22enne fermato per ultimo dalla squadra mobile. Non sono stati convalidati i fermi dei quattro minorenni, ma per loro il gip ha comunque disposto la misura cautelare presso i centri di prima accoglienza di Bari e di Lecce. Sono accusati dell’omicidio di Bakari Sako, ma decade l’aggravante dei futili motivi. Sabato mattina ci saranno invece in carcere gli interrogatori di Mimmo Colucci, 22enne, l’ultimo ad essere stato fermato dalla squadra mobile
I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne . Due alla volta lasciano la procura minorile, verso i centri di prima accoglienza dove sono ristretti. “Ho accoltellato perché ho visto i miei amici in pericolo”. Il 15enne ammette l’omicidio di Bakari Sako. Poi si dice pentito, alla giudice Paola Morelli. Le hanno dato tutti la stessa versione. In sostanza una lettura diversa da quella delle procure dei filmati. Qui il servizio sull’ammissione di responsabilità del 15enne E cioè che Bakari dopo un primo scambio di provocazioni avrebbe iniziato a filmare con il cellulare i giovani, che gli hanno prima intimato di smetterla, passando poi all’aggressione e all’accoltellamento. Cosa di cui gli altri non si sarebbero resi conto. Dichiarazioni spontanee dalle quali emergerebbe anche il tentativo di rianimare il 35enne. Agli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella loro versione si troverebbe il movente, e aggravante, dei futili motivi. Intervista Salvatore Di Maggio, avvocato
. “Non chiange’”. Non piangere. La voce è quella di uno dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Bakary mentre esce dal tribunale dei Minori. Davanti a lui, poco distante, la fidanzatina che non riesce a trattenere le lacrime. Attorno ci sono madri, nonne, padri, fratelli e amici. Qualcuno si avvicina, altri restano immobili in silenzio. Mentre vanno via al termine degli interrogatori un padre si avvicina al van, guarda dentro e dice “Comportatevi bene”. Tutto è accaduto nel cuore della città vecchia di Taranto, in uno dei luoghi simbolo della storia cittadina. Da una parte il tribunale per i minori, dall’altra la maestosa cattedrale di san Cataldo. Di fronte palazzo Troilo, sede dei Giochi del Mediterraneo. E a pochi metri piazza Fontana dove è stato ucciso Bakary. Un intreccio di dolore, incredulità e normalità apparente. E intanto i turisti attraversano la piazza con le loro macchina fotografiche al collo, immortalano gli scorci della città vecchia senza sapere che a pochi metri si stanno consumando lacrime, interrogatori e disperazione. Sull’uscio della chiesa compare don Emanuele Ferro. Osserva in silenzio. Quei ragazzi li conosce bene, conosce le loro famiglie, le fragilità. Non dice nulla ma nel suo sguardo c’è tutto il peso di una tragedia che non riguarda soltanto un delitto, ma il fallimento di una intera comunità
Oltre 1500 persone in piazza Fontana a gridare il nome di Bakari, il 35enne maliano ucciso dalla ferocia di un gruppo di minorenni a Taranto. Tra le gente lo zio ed il fratello della vittima e molte famiglie della città vecchia. La violenza non ha colore. Un coro forte, quasi disperato, che attraversa piazza Fontana , la stessa dove Bakary Sako e’ stato ammazzato domenica mattina. Amici, connazionali, associazioni e tanti cittadini presenti nonostante la pioggia. Era un uomo pieno di sogni, partito dalla sua terra per cercare futuro, lavoro e dignità. Accanto agli striscioni ci sono gli occhi pieni di dolore dello zio e del fratello di Bakary. Intervista a Souleymane Sako, fratello di Bakari e a Enzo Pilò, ass. Babele
Si vede il 35 arrivare in piazza Fontana e appoggiare bicicletta e zaino. Uno scooter con due giovani a bordo si avvicina e inizia a provocarlo, poi il primo pugno e l’inseguimento. Tutto ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Ecco il video che riprende l’aggressione avvenuta a Taranto e costata la vita a Bakari Sako Sono le 5:22 del 9 maggio a Taranto. Il 35enne sta facendo una sosta in piazza Fontana. Appoggia la bicicletta, lo zaino. Improvvisamente gli si avvicina uno scooter con due giovani a bordo, poi sopraggiunge il terzo ragazzo sempre a bordo di una moto. Arriva anche una ragazza, che rimarrà testimone oculare, e infine arriveranno gli altri. I giovani provocano il 35enne; l’ultimo che arriva gli sferra il primo pugno. Bakari prova ad allontanarsi, a scappare, ma il gruppo lo insegue fino all’accoltellamento. Alle 5:34 una passante chiama l’ambulanza. Durante i tentativi di rianimazione, Bakari muore. E’ quanto si vede nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, centrali nella ricostruzione dei fatti e nella indagine della Squadra Mobile. Sei i giovani indagati per omicidio aggravato in concorso, con le aggravanti del numero di partecipanti e dei futili motivi.
Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.. Ci sarebbe un sesto componente del branco sul quale gli investigatori sono concentrati in queste ore. Un altro giovane che avrebbe partecipato all’aggressione. E poi, una ragazza, testimone oculare dell’omicidio di Bakari Sako, il bracciante del Mali, ucciso all’alba di sabato scorso. Figurerebbero nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, determinanti, fino alla svolta e ai fermi. Sono ben riconoscibili i quattro minorenni e il maggiorenne. Dagli abiti, dalle voci, dai loro stessi nomi, quando si chiamano per dirsi cosa fare, come proseguire nell’azione violenta. Uno dei due 17enni, in particolare, avrebbe assunto il ruolo di leader nello sferrare pugni, nell’ordinare di andare a riprendere lo scooter una volta finita l’aggressione: culmine di una notte truce, tra i vicoli e la sala slot, dove il gruppo è rimasto almeno fino alle 2 e mezza della notte. Una nottata a “scorrazzare”, ha detto la procura che ha ricostruito i passaggi: hanno prima iniziato a ronzare, in via Garibaldi, con fare intimidatorio, attorno a una prima potenziale vittima. Poi sono arrivati in piazza Fontana. Chi dal ponte di Pietra, chi da via De Tullio, e chi dagli altri angoli, stringendosi attorno al nuovo e ultimo obiettivo: il ragazzo del Mali che, zaino in spalla, stava andando a lavoro. Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.
Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Andrà a processo con l’accusa di maltrattamenti aggravati Davide Falcone, 36 anni, di Casarano, ex fidanzato di Roberta Bertacchi, morta suicida il 31 dicembre del 2023. Lo ha disposto la giudice Anna Paola Capano a margine dell’udienza preliminare in cui i familiari della vittima, 26 anni, di Ruffano, si sono costruiti parte civile. Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Secondo le indagini Falcone avrebbe maltrattato ripetutamente la ragazza, umiliandola fino a poche ore prima del suicidio. Prevaricazioni e offese continue e quella frase: “Perché non ti ammazzi” pronunciata davanti a tutti in un locale. Maltrattamenti che andarono avanti per ore. Poco dopo Roberta Bertacchi si tolse la vita.
. A Taranto sono in corso di esecuzione 5 fermi per l’omicidio di Sacko Bakari, il 35 enne del Mali ucciso a Taranto all alba di sabato scorso. Si tratterebbe di 4 minorenni, di cui 1 non ancora raggiunto, e un maggiorenne. Intanto c’è movimento davanti alla questura di Taranto. Sono arrivate diverse auto della polizia. Si sono raccolte diverse persone. Presumibilmente i parenti dei ragazzi che sarebbero stati fermati. Sono arrivati anche alcuni avvocati del foro di Taranto. I fermi sarebbero l’epilogo di ore di lavoro intenso, incessante, della Squadra Mobile, coordinata dal vice questore Antonio Serpico. Hanno incrociato i pochi frame raccolti dalle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze, e hanno passato al setaccio la città vecchia.
Le indagini si stanno concentrando su un gruppo di giovanissimi, forse minorenni, che dopo l’aggressione mortale sarebbero fuggiti via. Potrebbe esserci una baby gang dietro l’omicidio di Sacko Bakari, il 35enne del Mali ucciso a Taranto sabato mattina in piazza Fontana, nella città vecchia. Le indagini si stanno concentrando su un gruppo di giovanissimi, forse minorenni, che dopo l’aggressione mortale sarebbero fuggiti via. La vittima, bracciante agricolo regolarmente residente in Italia, stava raggiungendo il posto di lavoro quando è stato circondato e colpito con almeno tre fendenti. L’arma del delitto potrebbe essere stata un cacciavite. Probabilmente l’aggressione è scaturita dopo un litigio. Lui non aveva armi con se, nello zaino solo pochi effetti personali.
Sul posto la polizia e il 118. Saranno fondamentali le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in piazza Fontana e nella zona per risalire agli autori dell’omicidio di Sako Bakari. L’uomo, originario della Repubblica del Mali, aveva 35 anni e sarebbe stato ucciso all’alba a Taranto. Dalle prime indiscrezioni sarebbe stato accoltellato con un arma da taglio al petto al culmine di una lite. Era a bordo di una bicicletta e aveva con sé uno zaino nero. Quando è arrivato in piazza avrebbe avuto una discussione all’interno di un bar con altri uomini della zona. Il titolare li avrebbe invitati ad uscire e in piazza il 35enne sarebbe stato ferito gravemente con l’oggetto contundente. Immediati i soccorsi del 118 ma non c’è stato nulla da fare. Tutta l’area è stata transennata dalla Polizia che segue le indagini. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti potrebbe essere una lite degenerata con un gruppo di ragazzi del posto. All’interno dello zaino dello straniero gli agenti hanno trovato un paio di guanti, una bottiglia d’acqua, qualche indumento ed una penna. La vittima sarebbe regolare sul territorio italiano ed era incensurato. Un episodio di estrema gravità che riporta con forza al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza urbana.
. Omicidio di Carmelo Nigro al quartiere Tamburi di Taranto, del 16 luglio scorso. Ammesso dal gup il rito abbreviato per Michele Caforio, accusato si aver ucciso il rivale nella sparatoria alle “case parcheggio”. L’aggravante del metodo mafioso non è stato considerato un ostacolo per il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lecce che dunque accorda la richiesta di rito alternativo avanzata dai legali di Caforio, gli avvocati Salvatore Maggio e Franz Pesare. Nel corso della sparatoria morirono due persone: Carmelo Nigro e Pietro Caforio, fratello di Michele.
Gli esami sono stati eseguiti dal medico legale Biagio Solarino nella sala autoptica del cimitero di Ostuni. Eros Rossi è stato ucciso con oltre 200 colpi di cacciavite. Il 41enne è stato aggredito la notte tra il 17 e il 18 aprile scorsi in una villetta di Torre Canne. In carcere con l’accusa di omicidio c’è Teodoro Cavaliere, che ha confessato il delitto sostenendo però di aver agito per difendersi. Una versione, la sua, apparentemente incongruente con i risultati preliminari dell’autopsia e con tutti quei colpi di cacciavite a stella inferti soprattutto sul viso di Eros Rossi. Letale quello alla carotide. L’autopsia, disposta dalla pm Sofia Putignani della procura di Brindisi, è stata eseguita dal medico legale Biagio Solarino nella sala autoptica del cimitero di Ostuni. Le indagini sono coordinate dai carabinieri. Eros Rossi era noto alle forze dell’ordine, la notte dell’omicidio festeggiava con l’amico “assassino” il ritorno alla libertà dopo un periodo ai domiciliari.
Nei giorni scorsi si sono anche svolti a Roma,gli esami balistici sul caricatore dell’arma presumibilmente persa dal killer in fuga dopo il delitto. Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni elemento utile per risalire al killer di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso a Foggia il 13 aprile. In mattinata sono stati eseguiti gli accertamenti sugli abiti indossati dalla vittima la sera del delitto. Sperando che possano raccontare qualcosa dell’assassino. Per esempio se i colpi che hanno ucciso Dino carta siano stati esplosi da vicino o da lontano. Potrebbero esserci strappi o altri segni dai quali si può dedurre se la vittima abbia provato o meno a difendersi. Oppure un capello o altre fibre che possano fornire maggiori dettagli sul responsabile dell’atroce delitto. Per il momento si cerca un’ombra: una persona in bicicletta, col capo coperto da un cappuccio, ripreso sul luogo dell’agguato pochi attimi prima dell’omicidio. E poi una donna che era lì vicino 20 secondi dopo l’esplosione dei quattro colpi di pistola mortali. Potrebbe essere una testimone oculare o comunque fornire elementi utili alle indagini. Nei giorni scorsi si sono anche svolti a Roma,gli esami balistici sul caricatore dell’arma presumibilmente persa dal killer in fuga dopo il delitto. Tante tessere di un puzzle difficile ma non impossibile da ricomporre. Fino a questo momento gli investigatori escludono un omicidio maturato nell’ambito della criminalità. Dino Carta era un bravo ragazzo e quella sera era in giro come sempre per portare a spasso il suo cane. Si ipotizza la pista della vendetta privata, legata ad un episodio avvenuto in passato nella palazzina in cui il persona trainer abitava. La morte di un ragazzo precipitato da un’impalcatura.
É il drammatico particolare che emerge nelle indagini a carico di Sheikh Md Humaun il 33 enne bangladese, l’autore del delitto, arrestato dai carabinieri a Tricase dove vive e lavora. La scena del delitto mostrata ai familiari in una drammatica videochiamata nella quale confessa di aver appena ucciso il fratello minore durante una lite. É il drammatico particolare che emerge nelle indagini a carico di Sheikh Md Humaun il 33enne bengalese l’autore del delitto, arrestato dai carabinieri a Tricase dove vive e lavora, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, nella videochiamata ha mostrato l’arma del delitto, un coltello da cucina, e poi l corpo riverso in casa per terra. La scena della videochiamata compare su molti siti di news del Bangladesh in cui si fa riferimento ai dissidi tra i due fratelli. Dall’ispezione cadaverica effettuata dal medico legale Ermenegildo Colosimo presso l’obitorio del Vito Fazzi di Lecce, sono emerse tre coltellate inferte, solo una mortale, inferta di spalle, all’altezza della regione lombare .
La vittima, incensurata, lavorava nel locale: indagini su possibile agguato mirato o su un errore. Si chiamava Angelo Pizzi, 62 anni, l’uomo incensurato ucciso nella serata di oggi all’interno di un ristorante di Bisceglie, in via Gramsci. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, all’interno del locale sarebbero stati esplosi tra i 14 e i 15 colpi di pistola. La vittima, che faceva parte del personale del ristorante, è stata colpita mortalmente durante l’agguato. I clienti presenti al momento della sparatoria non sono rimasti feriti, ma sono sotto choc per quanto accaduto. Le forze dell’ordine stanno lavorando per chiarire la dinamica dell’omicidio e non escludono alcuna ipotesi. Tra le piste al vaglio, quella di un’azione mirata: secondo indiscrezioni, il possibile obiettivo potrebbe essere stato il titolare del locale, ritenuto vicino ad ambienti già noti alle forze dell’ordine, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Gli inquirenti stanno inoltre verificando un possibile collegamento con la sparatoria avvenuta lo scorso 19 aprile nella discoteca “Divinae Club” di Bisceglie, in cui perse la vita il 42enne Filippo Scavo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, gli agenti della Questura di Andria e il personale sanitario del 118. L’area è stata transennata per consentire i rilievi e la raccolta di elementi utili alle indagini. In corso anche l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza del ristorante.
Indagano i carabinieri che stanno ascoltando diverse persone coinvolte nella rissa e alcuni testimoni.. Omicidio a Tricase. Lo scontro tra famiglie pakistane in un’abitazione di via Cadorna finisce in tragedia. Un 28enne bengalese è morto dopo essere stato accoltellato. A colpirlo a morte sarebbe stato il fratello 33enne. Indagano i carabinieri che stanno ascoltando diverse persone coinvolte nella rissa e alcuni testimoni. L’area è stata transennata.

La famiglia di Nicola Scarascia, il 52enne di Scanzano Jonico trovato morto il 12 maggio scorso, invita “chiunque abbia visto, udito o appreso elementi utili

Lo ha deciso la corte d’assise. La donna fu assassinata durante la rapina, ma i suoi familiari ritengono sia stato un delitto su commissione Condanna

Si è laureato in carcere Antonio De Marco, il 26enne condannato all’ergastolo per il duplice assassino di Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi e

Martedì l’affidamento dell’autopsia Il branco che ha aggredito e ucciso Bakari Sako, ha agito nella totale convinzione di impunità. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia

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I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne Due alla volta lasciano la procura minorile,

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Si vede il 35 arrivare in piazza Fontana e appoggiare bicicletta e zaino. Uno scooter con due giovani a bordo si avvicina e inizia a

Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto. Ci

Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026 Andrà a processo con l’accusa di maltrattamenti aggravati Davide Falcone, 36 anni, di Casarano, ex fidanzato

A Taranto sono in corso di esecuzione 5 fermi per l’omicidio di Sacko Bakari, il 35 enne del Mali ucciso a Taranto all alba di

Le indagini si stanno concentrando su un gruppo di giovanissimi, forse minorenni, che dopo l’aggressione mortale sarebbero fuggiti via Potrebbe esserci una baby gang dietro

di Annamaria Rosato Sul posto la polizia e il 118 Saranno fondamentali le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in piazza Fontana e nella zona

giustizia Omicidio di Carmelo Nigro al quartiere Tamburi di Taranto, del 16 luglio scorso. Ammesso dal gup il rito abbreviato per Michele Caforio, accusato si

Gli esami sono stati eseguiti dal medico legale Biagio Solarino nella sala autoptica del cimitero di Ostuni Eros Rossi è stato ucciso con oltre 200

Nei giorni scorsi si sono anche svolti a Roma,gli esami balistici sul caricatore dell’arma presumibilmente persa dal killer in fuga dopo il delitto Gli investigatori

É il drammatico particolare che emerge nelle indagini a carico di Sheikh Md Humaun il 33 enne bangladese, l’autore del delitto, arrestato dai carabinieri a

La vittima, incensurata, lavorava nel locale: indagini su possibile agguato mirato o su un errore Si chiamava Angelo Pizzi, 62 anni, l’uomo incensurato ucciso nella

Indagano i carabinieri che stanno ascoltando diverse persone coinvolte nella rissa e alcuni testimoni. Omicidio a Tricase. Lo scontro tra famiglie pakistane in un’abitazione di