rossotono-che-sera
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

dr-che-sera

omicidio

Magellano accoltellato e morto, l’8 settembre a processo Maurizio Pastore in Corte D’Assise a Bari . Giudizio immediato per il 42enne Maurizio Pastore, accusato dell’omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà, del 39enne Amleto Magellano, ucciso il 17 gennaio scorso a Bari. Il processo inizierà dinanzi alla Corte di Assise di Bari l’8 settembre. Gli investigatori hanno ricostruito che l’imputato avrebbe raggiunto la vittima a piedi, colpendola ripetutamente all’addome e al torace con undicicoltellate, due letali a polmone e cuore. L’imputato avrebbe aggredito il marito con un martello, secondo quanto ha raccontato la moglie della vittima agli inquirenti. Movente del gesto – sempre stando al racconto della donna – una richiesta di denaro non soddisfatta.

Omicidio di mafia a Vieste. Ucciso, a colpi di fucile, il 35enne Antonello Scirpoli, volto noto della criminalità garganica. “Torniamo a vivere un incubo da cui pensavamo di essere usciti”, ha detto il sindaco Nobiletti. Il timore è che l’agguato mortale possa scatenare una nuova guerra di mafia a Vieste, dopo anni di tregua. Antonello Scirpoli aveva precedenti per rapina e per aver favorito la latitanza di un elemento di spicco della criminalità garganica. Il 35enne è stato ucciso a colpi di fucile venerdì sera, in una stradina nei pressi della sua abitazione alla periferia della città, mentre era in sella a uno scooter.Forse due i killer. Le indagini sono condotte dai carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Dall’inizio dell’anno, si erano già registrati due agguati a Vieste: il 6 giugno, un 42enne fu colpito da un proiettile a un braccio in pieno centro; il 19 marzo, invece, un 35enne fu ferito, sempre a un braccio, davanti a un supermercato. Scirpoli era stato condannato per aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano, braccio destro del boss garganico Marco Raduano, entrambi collaboratori di giustizia.Il 35enne era accusato di aver fornito supporto logistico a Troiano – poi catturato in Spagna – per avvantaggiare il clan di appartenenza del latitante, riconducibile a Raduano. Per questa vicenda, Scirpoli fu condannato a 4 anni di reclusione in appello e da alcuni mesi era tornato in libertà, in attesa del verdetto della Cassazione. “Vieste è ritornata in un incubo da cui era uscita da anni”, ha detto il sindaco Giuseppe Nobiletti. “Come allora – ha aggiunto – è necessario che vengano utilizzati strumenti straordinari che hanno determinato risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata”.

La vittima aveva precedenti per rapina ed era stato condannato per aver favorito la latitanza del pentito Gianluigi Troiano. Il fascicolo passa alla Dda . Il timore è che l’agguato mortale possa scatenare una nuova guerra di mafia a Vieste, dopo anni di tregua. Antonello Scirpoli aveva precedenti per rapina e per aver favorito la latitanza di un elemento di spicco della criminalità garganica. Il 35enne è stato ucciso a colpi di fucile venerdì sera, in una stradina nei pressi della sua abitazione alla periferia della città, mentre era in sella a uno scooter. Forse due i killer.  Le indagini sono condotte dai carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Dall’inizio dell’anno, si erano già registrati due agguati a Vieste: il 6 giugno, un 42enne fu colpito da un proiettile a un braccio in pieno centro; il 19 marzo, invece, un 35enne fu ferito, sempre a un braccio, davanti a un supermercato. Scirpoli era stato condannato per aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano, braccio destro del boss garganico Marco Raduano, entrambi collaboratori di giustizia. Il 35enne era accusato di aver fornito supporto logistico a Troiano – poi catturato in Spagna – per avvantaggiare il clan di appartenenza del latitante, riconducibile a Raduano. Per questa vicenda, Scirpoli fu condannato a 4 anni di reclusione in appello e da alcuni mesi era tornato in libertà, in attesa del verdetto della Cassazione. “Vieste è ritornata in un incubo da cui era uscita da anni”, ha detto il sindaco Giuseppe Nobiletti. “Come allora – ha aggiunto – è necessario che vengano utilizzati strumenti straordinari che hanno determinato risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata”.

Barcellona avrebbe esploso quattro colpi di pistola. È stato ucciso per gelosia Alessandro Signorile, il 38enne di Ceglie vittima di una spedizione punitiva in via De Marinis a Carbonara poco dopo le 9 del mattino mentre era a bordo della sua bicicletta. Movente dell’omicidio – stando a quanto emerso – una relazione telefonica con la convivente di Alessandro Barcellona, guardia giurata in servizio presso il Palazzo di Giustizia di Bari. L’uomo, ora sottoposto a fermo, ha confessato nel corso dell’interrogatorio alla presenza del procuratore aggiunto Milto De Nozza e del sostituto Larissa Catella. La scoperta dei contatti fra la compagna e Signorile risale a circa due o tre mesi fa, grazie alle telecamere di videosorveglianza presenti in casa. Nella serata di lunedì sembra che la donna avesse comunicato alla guardia giurata la volontà di lasciarlo. La mattina successiva, poi, un incontro fra i due uomini, nel corso del quale Signorile avrebbe riferito una frase come: “Prima o poi me la prenderò “. Barcellona, in sella ad una moto, esplode 4 colpi di pistola, calibro 9×21. Poco l’omicidio manda un messaggio alla zia, ringraziandola per tutto ciò che aveva fatto per lui. La donna si precipita dai carabinieri, riferisce del messaggio inviatole dal nipote e aggiunge di aver appreso che aveva appena uccisio una persona. Barcellona viene fermato in corso Vittorio Veneto: in tasca aveva ancora una pistola semiautomatica dalla quale, forse, erano partiti i colpi.

L’agguato nella notte vicino alla zona industriale dopo un alterco in centro. Gli inquirenti stringono il cerchio attorno a un sospettato fuggito in scooter con un complice: al vaglio le telecamere della città. Si concentrano sulla fuga di un giovane, che si sarebbe allontanato rapidamente a bordo di uno scooter probabilmente insieme a un complice, le indagini sull’omicidio di Antonio La Forgia, il ragazzo di 23 anni freddato a colpi di pistola nel corso della notte a Molfetta, in provincia di Bari. La vittima, un volto già noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti, è caduta in un vero e proprio agguato stradale, colpita da almeno cinque proiettili, uno dei quali lo avrebbe raggiunto mortalmente alla testa. Secondo le prime ricostruzioni emerse dall’attività investigativa, il killer avrebbe intercettato e raggiunto il 23enne nei pressi della rotatoria stradale situata tra via Hugo e via Cagliero, a poca distanza dall’ingresso principale della zona industriale di Molfetta. È esattamente in quest’area periferica che si è consumata la tragedia, l’atto finale di una sequenza temporale drammatica iniziata diverse ore prima in un’altra zona della città. Dalla lite in centro all’agguato: la ricostruzione della dinamica Gli investigatori dell’Arma stanno ricostruendo con estrema precisione tutte le fasi precedenti alla sparatoria a Molfetta. Stando a quanto appreso finora, la scintilla che ha scatenato la violenza sarebbe scoccata nei pressi di un bar del centro cittadino, frequentato da entrambi i giovani. Lì, per motivi ancora da chiarire, Antonio La Forgia e il presunto autore dell’omicidio avrebbero iniziato a battibeccare animatamente. Quello che sembrava un banale alterco verbale si è però trasformato in una spedizione punitiva. Dopo la lite al bar, infatti, il giovane armato si sarebbe messo all’inseguimento di La Forgia, tallonandolo lungo le strade cittadine fino a raggiungerlo nella zona della rotatoria periferica, dove ha estratto l’arma e ha aperto il fuoco ripetutamente, senza lasciargli scampo. Subito dopo l’agguato, sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118. Il giovane 23enne, ferito in modo gravissimo, è stato trasportato d’urgenza al vicino ospedale “Don Tonino Bello” di Molfetta. Le sue condizioni sono apparse immediatamente disperate ai medici del nosocomio barese: il ragazzo è deceduto poco dopo il suo arrivo in pronto soccorso a causa delle lesioni devastanti riportate, in particolare quella causata dal proiettile alla testa. Le indagini dei Carabinieri: si scavano i filmati delle telecamere Le complesse indagini sul delitto sono condotte dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta e del Comando Provinciale, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani. I militari dell’Arma hanno immediatamente transennato l’area della sparatoria per effettuare i rilievi scientifici e, contemporaneamente, hanno avviato una massiccia attività di indagine sul territorio. Nelle ultime ore, i carabinieri stanno acquisendo le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza sia pubblici che privati presenti nella zona industriale e lungo il percorso che collega il bar del centro al luogo del delitto. L’obiettivo è isolare fotogrammi utili a identificare lo scooter utilizzato per la fuga e a confermare l’eventuale presenza di una seconda persona a bordo del mezzo. Al contempo, gli inquirenti stanno ascoltando numerosi testimoni, tra cui gli avventori del bar e le persone vicine alla vittima, nel tentativo di dare un nome al killer. Nelle prossime ore sul corpo del giovane sarà formalmente disposta l’autopsia da parte dell’autorità giudiziaria per chiarire l’esatta traiettoria dei colpi.

. Il titolare del Divinae Club, locale ancora sotto sequestro dopo l’omicidio di FIlippo Scavo, si definisce vittima innocente di mafia. Insieme agli altri gestori di locali sono costretti a pagare un prezzo altissimo per colpe di altri. La sua attività è ferma dal 19 aprile scorso, dalla notte dell’omicidio. Qui l’intervista a Roberto Maggialetti, titolare Divinae club

. C’è un nuovo fermo per l’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ucciso il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Si tratta Francesco Di Vittorio, 22enne di Modugno e ritenuto gravemente indiziato di concorso in omicidio. Per lo stesso delitto lo scorso 5 maggio sono state arrestati  Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli. Di Vittorio verrà interrogato domani, alla presenza dell’avvocato Nicola Quaranta. É stato individuato grazie alla minuziosa analisi dei sistemi di vidosorveglianza. Per gli investigatori il fermato avrebbe favorito l’ingresso degli altri nella discoteca aprendo la porta in ferro dell’accesso “D”. Subito dopo si sarebbe trattenuto per alcuni istanti all’esterno per poi rientrare e dare supporto agli altri nell’omicidio di Scavo. Dopo l’agguato sarebbe quindi uscito rapidamente dal locale per raggiungere la Lancia Y utilizzata per la fuga degli assassini. Il fermato è accusato di concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa, concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico, nonché minaccia finalizzata alla commissione del delitto di favoreggiamento personale.

. La famiglia di Nicola Scarascia, il 52enne di Scanzano Jonico trovato morto il 12 maggio scorso, invita “chiunque abbia visto, udito o appreso elementi utili alla ricostruzione dei fatti” a collaborare con le Forze dell’Ordine. Sul decesso dell’uomo vige angora il più assoluto riserbo, si sospetta che possa essere stato ucciso. Le indagini della procura di Matera e dei carabinieri della compagnia di Policoro proseguono, nessuna pista viene esclusa.  Intanto venerdì la salma è ripartita alla volta della Germania, nella città in cui si era trasferito da qualche anno e dove si svolgeranno i funerali. I parenti di Scarascia hanno annunciato di voler “condividere con l’intera comunità di Scanzano, un momento di raccoglimento e la celebrazione di una Messa in suo ricordo. Giorno, orario e luogo della funzione – hanno fatto sapere – saranno comunicati nei prossimi giorni”.

Lo ha deciso la corte d’assise. La donna fu assassinata durante la rapina, ma i suoi familiari ritengono sia stato un delitto su commissione . Condanna all’ergastolo per Redouane Mossli, il marocchino di 46 anni accusato di aver ucciso a coltellate, a Foggia, la tabaccaia Franca Marasco, di 72 anni, il 28 agosto del 2023.La sentenza è stata emessa dalla corte d’assise dopo due ore di camera di consiglio.Accolta, dunque, la richiesta del carcere a vita avanzata dalla Procura.Franca Marasco fu uccisa nella sua tabaccheria in via Marchese De Rosa, in quella che, per quasi due anni, fu considerata una rapina; ma la stessa Procura, durante il dibattimento, ha modificato il capo d’imputazione, ipotizzando un omicidio pianificato, dove il colpo a mano armata servì a nascondere il reale obiettivo dei mandanti, non ancora individuati.I familiari della tabaccaia hanno sempre sostenuto che Franca Marasco fu uccisa, per motivi non ancora chiariti, su richiesta di persone che commissionarono il delitto al nordafricano. Avv. Giulio Treggiari, legale famiglia Marasco 

. Si è laureato in carcere Antonio De Marco, il 26enne condannato all’ergastolo per il duplice assassino di Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi e seviziati con 79 coltellate nella loro abitazione di via Montello il 21 settembre 2020, nel loro primo giorno di convivenza. De Marco, che per un periodo era stato coinquilino delle due vittime, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia con una tesi su Schopenhauer discussa nel carcere di Borgo San Nicola davanti alla commissione d’esame di Unisalento. E’ stato lo stesso De Marco a dare la notizia al suo avvocato difensore Andrea Starace chiamandolo al telefono. De Marco prima del duplice omicidio era iscritto a Scienze Infermieristiche , per poi una volta dietro le sbarre sviluppare una forte passione per la Filosofia. Non ha mai palesato rimorso o pentimento.

Martedì l’affidamento dell’autopsia. Il branco che ha aggredito e ucciso Bakari Sako, ha agito nella totale convinzione di impunità. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri pomeriggio nei confronti di Cosimo Colucci, 22 anni, uno dei sei indagati per l’omicidio in concorso del 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. “Hanno  pestato un soggetto sconosciuto in pieno centro città, quasi in orario diurno” scrive il gip Taranto Gabriele Antonaci, “non preoccupandosi minimamente di essere visti da testimoni oculari o di essere immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Non si sono premurati, ad esempio, di occultare il proprio viso, tramite cappucci o caschi, mostrandosi liberamente mentre ponevano in essere una condotta gravemente sprezzante della vita altrui”. Sako era in giro in bici e si era fermato un attimo prima di andare a lavorare nei campi quando è stato iaccerchiato e picchiato senza un particolare motivo. Poi un 15enne gli ha sferrato tre coltellarìte, due all’addome e una al torace. Il 35nne è entrato in un bar per trovare riparo e si è accasciato sul pavimento. Il gestore lo ha mandato via e non ha chiamato le forze dell’ordine. Motivo per cui è indagato per favoreggiamento personale.  Martedì la procuratrice facente funzioni del tribunale per i minorenni Daniela Putignano affiderà l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio. Nella stessa giornata la pm del Tribunale ordinario Paola Francesca Ranieri assegnerà la consulenza sui file video del bar di piazza Fontana e i cellulari dei due maggiorenni. 

Nelle prossime ore ci sarà l’interrogatorio del 22enne fermato per ultimo dalla squadra mobile. Non sono stati convalidati i fermi dei quattro minorenni, ma per loro il gip ha comunque disposto la misura cautelare presso i centri di prima accoglienza di Bari e di Lecce. Sono accusati dell’omicidio di Bakari Sako, ma decade l’aggravante dei futili motivi. Sabato mattina ci saranno invece in carcere gli interrogatori di Mimmo Colucci, 22enne, l’ultimo ad essere stato fermato dalla squadra mobile

I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne . Due alla volta lasciano la procura minorile, verso i centri di prima accoglienza dove sono ristretti. “Ho accoltellato perché ho visto i miei amici in pericolo”. Il 15enne ammette l’omicidio di Bakari Sako. Poi si dice pentito, alla giudice Paola Morelli. Le hanno dato tutti la stessa versione. In sostanza una lettura diversa da quella delle procure dei filmati. Qui il servizio sull’ammissione di responsabilità del 15enne E cioè che Bakari dopo un primo scambio di provocazioni avrebbe iniziato a filmare con il cellulare i giovani, che gli hanno prima intimato di smetterla, passando poi all’aggressione e all’accoltellamento. Cosa di cui gli altri non si sarebbero resi conto. Dichiarazioni spontanee dalle quali emergerebbe anche il tentativo di rianimare il 35enne. Agli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella loro versione si troverebbe il movente, e aggravante, dei futili motivi.  Intervista Salvatore Di Maggio, avvocato 

. “Non chiange’”. Non piangere. La voce è quella di uno dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Bakary mentre esce dal tribunale dei Minori. Davanti a lui, poco distante, la fidanzatina che non riesce a trattenere le lacrime. Attorno ci sono madri, nonne, padri, fratelli e amici. Qualcuno si avvicina, altri restano immobili in silenzio. Mentre vanno via al termine degli interrogatori un padre si avvicina al van, guarda dentro e dice “Comportatevi bene”. Tutto è accaduto nel cuore della città vecchia di Taranto, in uno dei luoghi simbolo della storia cittadina. Da una parte il tribunale per i minori, dall’altra la maestosa cattedrale di san Cataldo. Di fronte palazzo Troilo, sede dei Giochi del Mediterraneo. E a pochi metri piazza Fontana dove è stato ucciso Bakary. Un intreccio di dolore, incredulità e normalità apparente. E intanto i turisti attraversano la piazza con le loro macchina fotografiche al collo, immortalano gli scorci della città vecchia senza sapere che a pochi metri si stanno consumando lacrime, interrogatori e disperazione. Sull’uscio della chiesa compare don Emanuele Ferro. Osserva in silenzio. Quei ragazzi li conosce bene, conosce le loro famiglie, le fragilità. Non dice nulla ma nel suo sguardo c’è tutto il peso di una tragedia che non riguarda soltanto un delitto, ma il fallimento di una intera comunità 

Oltre 1500 persone in piazza Fontana a gridare il nome di Bakari, il 35enne maliano ucciso dalla ferocia di un gruppo di minorenni a Taranto. Tra le gente lo zio ed il fratello della vittima e molte famiglie della città vecchia. La violenza non ha colore. Un coro forte, quasi disperato, che attraversa piazza Fontana , la stessa dove Bakary Sako e’ stato ammazzato domenica mattina. Amici, connazionali, associazioni e tanti cittadini presenti nonostante la pioggia. Era un uomo pieno di sogni, partito dalla sua terra per cercare futuro, lavoro e dignità. Accanto agli striscioni ci sono gli occhi pieni di dolore dello zio e del fratello di Bakary. Intervista a Souleymane Sako, fratello di Bakari e a Enzo Pilò, ass. Babele

Si vede il 35 arrivare in piazza Fontana e appoggiare bicicletta e zaino. Uno scooter con due giovani a bordo si avvicina e inizia a provocarlo, poi il primo pugno e l’inseguimento. Tutto ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Ecco il video che riprende l’aggressione avvenuta a Taranto e costata la vita a Bakari Sako Sono le 5:22 del 9 maggio a Taranto. Il 35enne sta facendo una sosta in piazza Fontana. Appoggia la bicicletta, lo zaino. Improvvisamente gli si avvicina uno scooter con due giovani a bordo, poi sopraggiunge il terzo ragazzo sempre a bordo di una moto. Arriva anche una ragazza, che rimarrà testimone oculare, e infine arriveranno gli altri. I giovani provocano il 35enne; l’ultimo che arriva gli sferra il primo pugno. Bakari prova ad allontanarsi, a scappare, ma il gruppo lo insegue fino all’accoltellamento. Alle 5:34 una passante chiama l’ambulanza. Durante i tentativi di rianimazione, Bakari muore. E’ quanto si vede nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, centrali nella ricostruzione dei fatti e nella indagine della Squadra Mobile. Sei i giovani indagati per omicidio aggravato in concorso, con le aggravanti del numero di partecipanti e dei futili motivi.

Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.. Ci sarebbe un sesto componente del branco sul quale gli investigatori sono concentrati in queste ore. Un altro giovane che avrebbe partecipato all’aggressione. E poi, una ragazza, testimone oculare dell’omicidio di Bakari Sako, il bracciante del Mali, ucciso all’alba di sabato scorso. Figurerebbero nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, determinanti, fino alla svolta e ai fermi. Sono ben riconoscibili i quattro minorenni e il maggiorenne. Dagli abiti, dalle voci, dai loro stessi nomi, quando si chiamano per dirsi cosa fare, come proseguire nell’azione violenta. Uno dei due 17enni, in particolare, avrebbe assunto il ruolo di leader nello sferrare pugni, nell’ordinare di andare a riprendere lo scooter una volta finita l’aggressione: culmine di una notte truce, tra i vicoli e la sala slot, dove il gruppo è rimasto almeno fino alle 2 e mezza della notte. Una nottata a “scorrazzare”, ha detto la procura che ha ricostruito i passaggi: hanno prima iniziato a ronzare, in via Garibaldi, con fare intimidatorio, attorno a una prima potenziale vittima. Poi sono arrivati in piazza Fontana. Chi dal ponte di Pietra, chi da via De Tullio, e chi dagli altri angoli, stringendosi attorno al nuovo e ultimo obiettivo: il ragazzo del Mali che, zaino in spalla, stava andando a lavoro. Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.

Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Andrà a processo con l’accusa di maltrattamenti aggravati Davide Falcone, 36 anni, di Casarano, ex fidanzato di Roberta Bertacchi, morta suicida il 31 dicembre del 2023. Lo ha disposto la giudice Anna Paola Capano a margine dell’udienza preliminare in cui i familiari della vittima, 26 anni, di Ruffano, si sono costruiti parte civile. Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Secondo le indagini Falcone avrebbe maltrattato ripetutamente la ragazza, umiliandola fino a poche ore prima del suicidio. Prevaricazioni e offese continue e quella frase: “Perché non ti ammazzi” pronunciata davanti a tutti in un locale. Maltrattamenti che andarono avanti per ore. Poco dopo Roberta Bertacchi si tolse la vita. 

. A Taranto sono in corso di esecuzione 5 fermi per l’omicidio di Sacko Bakari, il 35 enne del Mali ucciso a Taranto all alba di sabato scorso. Si tratterebbe di 4  minorenni, di cui 1 non ancora raggiunto,  e un maggiorenne. Intanto c’è movimento davanti alla questura di Taranto. Sono arrivate diverse auto della polizia. Si sono raccolte diverse persone. Presumibilmente i parenti dei ragazzi che sarebbero stati fermati. Sono arrivati anche alcuni avvocati del foro di Taranto. I fermi sarebbero l’epilogo di ore di lavoro intenso, incessante, della Squadra Mobile, coordinata dal vice questore Antonio Serpico. Hanno incrociato i pochi frame raccolti dalle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze, e hanno passato al setaccio la città vecchia. 

Le indagini si stanno concentrando su un gruppo di giovanissimi, forse minorenni, che dopo l’aggressione mortale sarebbero fuggiti via. Potrebbe esserci una baby gang dietro l’omicidio di Sacko Bakari, il 35enne del Mali ucciso a Taranto sabato mattina in piazza Fontana, nella città vecchia. Le indagini si stanno concentrando su un gruppo di giovanissimi, forse minorenni, che dopo l’aggressione mortale sarebbero fuggiti via.  La vittima, bracciante agricolo regolarmente residente in Italia, stava raggiungendo il posto di lavoro quando è stato circondato e colpito con almeno tre fendenti. L’arma del delitto potrebbe essere stata un cacciavite. Probabilmente l’aggressione è scaturita dopo un litigio. Lui non aveva armi con se, nello zaino solo pochi effetti personali. 

deliziosa
deliziosa