
Omicidio, la scorsa notte, nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano
La vittima è un senegalese. Ferito anche un altro africano, che potrebbe essere l’assassino Servizio Pietro Loffredo

La vittima è un senegalese. Ferito anche un altro africano, che potrebbe essere l’assassino Servizio Pietro Loffredo
Un cittadino africano è stato ucciso a coltellate da un altro straniero E’ un cittadino sudanese di 46 anni la persona ricoverata nel reparto di rianimazione delpoliclinico Riuniti di Foggia. L’uomo sarebbe stato aggredito la scorsa notte nei pressi dell’ex pista di Borgo Mezzanone, ad una decina di chilometri da Foggia, dove è stato ucciso a coltellateun altro uomo, un senegalese. I due episodi, a quanto si apprende, potrebbero essere collegati.I carabinieri stanno ricostruendo con precisione l’accaduto. L’omicidio è avvenuto nell’area dell’ex pista dove si trova una baraccopoli che ospita circa 1.500 migranti di diverse nazionalità impegnati nel lavoro nei campi e che dista pochi chilometri dal Cara, la struttura che ospita richiedenti asilo.
La sentenza attesa il 23 ottobre La Dda di Bari ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Nicola Centonze, 48enneimputato in Corte d’Assise per l’omicidio di Massimiliano Cavotta, commesso la sera dell’11 ottobre 2003 ad Altamura. La sentenza è prevista per il prossimo 23 ottobre. Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, Cavotta fu ucciso perché in passato avrebbe avuto dei contrasti con alcuniesponenti della criminalità organizzata altamurana e, nel febbraio precedente, avrebbe ferito con colpi di pistola Giovanni Loiudice. Loiudice, coimputato di Centonze in udienza preliminare, a giugno è stato condannato a 20 anni di reclusione in abbreviato. Il suo omicidio, dunque, sarebbe stato ordinato comeritorsione. Cavotta, 30 anni, fu ucciso con sette colpi di pistola e due di fucile mente tornava a casa insieme alla moglie e al figlio di tre anni, che riuscirono a mettersi in salvo.Nel processo sono costituiti parte civile la Regione Puglia, il Comune di Altamura e i parenti di Cavotta.Loiudice e Centonze furono arrestati nel novembre 2024, a distanza di 21 anni dal fatto. Lo scorso 20 febbraio Centonze, ex collaboratore di giustizia, è stato arrestato (mentre era giàin carcere) perché ritenuto il coordinatore dell’attentato dinamitardo del 5 marzo 2015, avvenuto nel locale Green Table di Altamura, in cui rimase ucciso il calciatore 27enne DomenicoMartimucci.
L’uomo fu trovato senza vita nella sua abitazione lo scorso 8 gennaio, ucciso da Antonio Rizzi con 85 colpi sferrati con un forchettone da cucina
La commemorazione della morte del quindicenne ucciso il 2 ottobre di 22 anni fa, vittima innocente della guerra tra i clan
Il corpo di un uomo, forse nordafricano, trovato da alcuni agricoltori: aveva una ferita sospetta. Drammatica scoperta questo pomeriggio nelle campagne tra Foggia e Carapelle, dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di un uomo, presumibilmente di origine nordafricana. A fare l’amara scoperta sono stati alcuni agricoltori. Sul cadavere è stata riscontrata una ferita che potrebbe essere compatibile con un colpo d’arma da fuoco. I carabinieri, giunti sul posto, hanno avviato le indagini per chiarire l’accaduto e risalire all’identità della vittima, che non aveva documenti con sé. L’autopsia stabilirà le cause esatte della morte.
La vittima, Leonardo Ricucci, era imparentata con il boss Pasquale Ricucci ucciso sei anni fa Servizio di Pietro Loffredo
La vittima pare fosse vicina a una delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia garganica, iniziata, ormai, quasi messo secolo fa. Il sindaco: “La mafia è tornata a uccidere” Omicidio in nottata a Monte Sant’Angelo. Un uomo di 38 anni, Leonardo Ricucci, con precedenti penali, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nei pressi della sua masseria, in una zona impervia nell’entroterra, in località Sitizzo. La vittima pare fosse vicina a una delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia garganica, iniziata, ormai, quasi messo secolo fa. Al momento l’inchiesta dei carabinieri è coordinata dalla procura diFoggia, ma non è escluso il passaggio dell’inchiesta alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Stando ad una prima ricostruzione, il cadavere è stato ritrovato nella notte dopo l’allarme dato dai familiari che, non vedendolo rientrare, hanno allertato le forze dell’ordine. È stato ritrovato senza vita nell’auto in un masseria di famiglia dove si sarebbe recato già dalla mattinata di ieri. Sposato, padre di due figli, era un fornaio e lavorava nel forno di famiglia nella cittadina garganica. “La mafia è tornata ad uccidere” ha commentato il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo. “Un fatto grave, che scuote profondamente la nostra comunità e che ci richiama ad una consapevolezza fondamentale: non dobbiamo mai abbassare la guardia. Se per tanti anni Monte Sant’Angelo non ha vissuto episodi così drammatici, è grazie alla risposta forte e decisa dello Stato, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma anche della comunità, delle sue istituzioni, delle associazioni, delle parrocchie, delle scuole, dei cittadini che hanno scelto da che parte stare”.
L’omicidio la sera del primo aprile del 2024 a Torre a Mare L’omicidio di Raffaele Capriati, nipote del boss Antonio, ucciso il primo aprile del 2024 in un agguato a Torre a Mare, a Bari. La Direzione distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio per Angela De Cosmo, 36 anni, la donna che quella sera era con lui. Per l’accusa, quando Capriati fu colpito e ferito a morte, la donna nascose la pistola che lui aveva con se facendola sparire: l’arma non è più stata trovata. I due avevano trascorso la serata insieme a Torre a Mare quando l’auto, guidata dalla donna, fu avvicinata da un moto con a bordo due persone, una delle quali esplose i colpi di pistola che uccisero Capriati. Per Angela De Cosmo le accuse sono di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante mafiosa. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 17 dicembre.
IL 40enne fu ucciso nel settembre del 2019. La sentenza prevista per il 21 ottobre l pm Marco D’Agostino ha invocato una condanna a 24 anni di reclusione per Andrea De Giglio, 40enne barese accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose per la morte del 39enne Michele Ranieri, ucciso la sera dell’11 settembre 2019 nel rione San Pio e nei cui confronti vennero esplosi almeno 8 colpi di pistola. De Giglio risponde del reato in concorso con altre persone, già giudicate in un altro procedimento. Secondo i magistrati, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di una faida interna al clan Strisciuglio. Nel processo, che si sta svolgendo in Corte d’Assise, si è costituito parte civile il comune di Bari chiedendo un risarcimento di 100mila euro: la sentenza verrà pronunciata il prossimo 21 ottobre.
La vicenda risale al novembre del 2006, il corpo di Biagio Genco non è stato mai ritrovato Condanna a 30 anni di reclusione per Giuseppe Antonio Colonna, ritenuto responsabile dell’omicidio di Biagio Genco, il cui corpo non è stato mai ritrovato, commesso il 17 novembre del 2006 ad Altamura.Quattordici anni per Mario Dambrosio, cui è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione.Sentenza di assoluzione, per non aver commesso il fatto, per gli altri imputati Michele D’Abramo, Nicola Cifarelli e Giovanni Sforza. Secondo l’accusa, quel pomeriggio Genco fu condotto «con l’inganno» in auto nelle campagne di Altamura da due persone, fu colpito a distanza ravvicinata da tre colpi di fucile. In base alla ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio sarebbe avvenuto su ordine dell’ex boss Bartolo Dambrosio, ucciso nel 2010
Il 53enne è stato trovato riverso per strada con vistose ferite alla testa. Potrebbe trattarsi di omicidio ma non si esclude la morte accidentale. Indaga la polizia
Il 19 agosto 2000 la piccola di otto anni fu violentata e bruciata viva in un bosco a ridosso di Castel del Monte. La sindaca Giovanna Bruno ricorda la sua innocenza Ricorre oggi il 25esimo anniversario della morte di Graziella Mansi, la bimba di otto anni violentata e bruciata viva il 19 agosto 2000 in un bosco a ridosso di Castel del Monte. A ricordare quell’atroce omicidio la sindaca di Andria, Giovanna Bruno. In un post pubblicato su Facebook il primo cittadino ripercorre il dramma della piccola in prima persona. “Giocavo ai piedi di Castel del Monte, dove amavotrascorrere l’estate, con la mia famiglia, con mio nonno. In cinque, giovani, mi hanno avvicinato con l’inganno. Si sono presi gioco della mia innocenza e della mia semplicità”. Tre anni fa a Graziella è stata data una degna sepoltura: il suo corpo riposa oggi in una tomba realizzata all’ingresso del cimitero cittadino. “Mi chiamo Graziella Mansi – scrive la sindaca -. Vivo nella memoria di chi mi vuol bene. Di chi non dimentica. Di chi continua a ricordarmi e a ricordare. A fare qualcosa perché la mia storia risuoni ancora, come monito”.
La vittima, Fatimi Hayat, aveva 46 anni. Aveva denunciato l’uomo per stalking Il rischio che Fatimi Hayat potesse essere vittima di femminicidio era stato denunciato alle forze dell’ordine il 16 giugno dal centro antiviolenza “Telefono donna”, a cui la 46enne di origini marocchine si era rivolta ad aprile scorso per chiedere aiuto. L’ex compagno, che si era già mostrato violento durante i mesi di relazione, la importunava seguendola e minacciandola. Le operatrici del centro l’avevano convinta a denunciarlo, cosa che è avvenuta a maggio, anche se la donna, nonostante le sollecitazioni delle operatrici del centro, avrebbe rifiutato di allontanarsi dalla città. Il 16 giugno l’invio alle forze dell’ordine di una valutazione di rischio alto con possibile femminicidio e fino al 23 luglio, giorno in cui la donna si era rivolta nuovamente al centro antiviolenza dicendo che l’uomo la pedinava, non era stata ancora emessa alcuna misura cautelare. L’uomo, suo connazionale regolare in Italia, ma senza fissa dimora, era destinatario di una misura cautelare. É attualmente ricercato dagli investigatori.
Sparatoria al quartiere Tamburi, morto Carmelo Nigro, 45 anni. Gravemente ferito il figlio Michael 20 e Pietro Caforio, 24 anni Violento conflitto a fuoco in tarda serata a Taranto, in via Machiavelli, al quartiere Tamburi. Forse un regolamento di conti per la gestione di piazze di spaccio. Una lite tra bande degenerata in un conflitto a fuoco.
Sparatoria nella zona delle case parcheggio, ci sono anche tre feriti, due gravi È di un morto e tre feriti il bilancio di una sparatoria avvenuta in serata in via Machiavelli, nella zona delle cosiddette case parcheggio, al rione Tamburi di Taranto. Secondo fonti dell’Asl, un uomo è deceduto poco dopo il trasporto al pronto soccorso, un altro – colpito alla testa – è in gravissime condizioni ed è ricoverato in rianimazione. Una terza persona ha riportato ferite serie ed una quarta è stata ferita alla gamba destra ma non è grave. Sul posto polizia, carabinieri e polizia locale. Diversi i bossoli repertati dalla Scientifica. Tra i feriti ci sarebbe il figlio della persona deceduta.
Si tratta di Filippo Minaccia, esponente del clan Palermiti di Bari. I fatti risalgono a febbraio del 2016 È stato condannato a 15 anni di reclusione Filippo Mineccia, esponente del clan Palermiti di Bari, ritenuto responsabile di tentato omicidio per aver sparato all’uomo con il quale la madre aveva avuto una breve relazione. I fatti risalgono al febbraio 2016. Mineccia esplose un colpo all’indirizzo della vittima, colpevole a sua dire di aver offeso la reputazione dei genitori. Le accuse sono aggravate da futili motivi, premeditazione e metodo mafioso La Dda aveva invocato una condanna a 17 anni e mezzo di carcere. L’imputato aveva ammesso le proprie responsabilità, negando però di aver avuto intenzione di uccidere l’ex compagno della madre. L’uomo venne colpito all’addome ma Mineccia disse di aver mirato alle gambe.
Paolo Natale Guglielmi è accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di un cittadino indiano all’esterno di un capannone di Ceglie del Campo la sera del 31 maggio dello scorso anno Inizierà il prossimo 7 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Bari il processo bei confronti di Paolo Natale Guglielmi, 22enne barese accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di un cittadino indiano all’esterno di un capannone di Ceglie del Campo la sera del 31 maggio dello scorso anno. Il gup Gabriella Pede, così come chiesto dal pm, ha rigettato la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa. Secondo l’accusa, il 22enne, con la complicità di altri due soggetti all’epoca dei fatti minorenni, avrebbe sparato allo straniero per testare la pistola su un bersaglio umano. Determinanti ai fini dell’inchiesta, le rivelazioni del pentito Michele Guglielmi, nipote dell’imputato.
La giovane fu arsa viva nel 1981 a Fasano, aveva solo 14 anni. Per le lacune sulle indagini non hanno portato all’individuazione dei responsabili Servizio di Linda Cappello Montaggio di Pasquale Realmonte
La Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del 23enne albanese Qamil Hyrai, avvenuta nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione Non fu omicidio volontario, ma una tragica fatalità. Dopo 11 anni la Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del pastore albanese di 23 anni, Qamil Hyrai, avvenuta il 6 aprile 2014, nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Procuratore generale contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Taranto che aveva annullato la condanna a 21 anni e 4 mesi di reclusione a carico del datore della vittima, Giuseppe Roi, 42 anni di Copertino emessa dalla corte d’Assise d’Appello di Lecce. Roi era accusato di avere ucciso il pastore mentre sparava per divertimento contro un frigorifero incurante che il pastore stesse dietro il muro di cinta. Nel primo grado di giudizio Roi era stato condannato a 30 anni di reclusione.

La vittima è un senegalese. Ferito anche un altro africano, che potrebbe essere l’assassino Servizio Pietro Loffredo

Un cittadino africano è stato ucciso a coltellate da un altro straniero E’ un cittadino sudanese di 46 anni la persona ricoverata nel reparto di

La sentenza attesa il 23 ottobre La Dda di Bari ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Nicola Centonze, 48enneimputato in Corte

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Il corpo di un uomo, forse nordafricano, trovato da alcuni agricoltori: aveva una ferita sospetta. Drammatica scoperta questo pomeriggio nelle campagne tra Foggia e Carapelle,

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L’omicidio la sera del primo aprile del 2024 a Torre a Mare L’omicidio di Raffaele Capriati, nipote del boss Antonio, ucciso il primo aprile del

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La giovane fu arsa viva nel 1981 a Fasano, aveva solo 14 anni. Per le lacune sulle indagini non hanno portato all’individuazione dei responsabili Servizio

La Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del 23enne albanese Qamil Hyrai, avvenuta nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre