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Cronaca

Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista. Non ha partecipato all’azione violenta in alcun modo. Non ha sferrato pugni, anche perché si trovava all’interno del bar: questa è la versione di Cosimo Colucci, uno dei 7 indagati per l’aggressione sfociata nell’omicidio di Bakari Sako all’alba del 9 maggio. Nel video la scena è diversa: il ragazzo è ai tavolini e sferra un pugno. Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista di piazza Fontana, Romolo Magnati, accusato di favoreggiamento. In una intercettazione avrebbe infatti ammesso di conoscere Colucci, diversamente da quanto aveva dichiarato agli investigatori. L’attività resterà chiusa per 60 giorni, dopo la sospesione della licenza. Per la Procura, il barista non avrebbe solo favorito il 22enne, ma anche negato di aiutare il giovane maliano che ha cercato rifugio nel locale. La versione di Colucci, le dichiarazioni dei 4 minorenni e del 19enne spingerebbero dunque la Procura a rivedere i filmati di videosorveglianza e le ricostruzioni, considerando anche quando sarebbe accaduto prima. Per i minorenni ci sarebbe stato un confronto precedente a quanto si vede: Bakari li avrebbe ripresi col telefono cellulare. Loro gli avrebbero intimato di smetterla per poi aggredirlo. Per difendersi, ha detto il 15enne che poi, lo ha ammesso, ha sferrato 3 coltellate. Potrebbero non essere queste la causa del decesso, ma la lesione di organi interni. Sarà valutato durante l’autopsia, fissata al 19. 

I servizi continueranno anche nei prossimi giorni nelle aree più sensibili della città. Proseguono i controlli delle forze dell’ordine in piazza Umberto e piazza Moro, a Bari, nell’ambito dell’operazione “Alto impatto”. Identificate 192 persone, di cui 52 con precedenti di polizia. 5 gli arresti operati, 4 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed uno per rapina aggravata di un monopattino. I servizi ad “Alto Impatto” continueranno anche nei prossimi giorni nelle aree più sensibili della città.

Alcuni dei gioielli sono stati recuperati. È finito in carcere un 66enne di Manfredonia accusato di una serie di rapine, tentati furti con strappo e lesioni personali aggravate. Secondo le indagini della polizia, si sarebbe reso responsabile di almeno 8 episodi perpetrati a partire dal 15 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026, soprattutto ai danni di donne anziane. Il 66enne, a seguito di attività di pedinamento, individuava signore anziane che tornavano a casa e che indossavano collane. Importante il supporto delle immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza delle aree interessate e dalle descrizioni fornite dalle persone vittime dei furti. Alcuni dei gioielli sono stati recuperati.

La vittima aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai suoi assassini. Il proprietario del bar in cui aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai suoi assassini Bakari Sako è indagato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del 22enne fermato per aver partecipato all’aggressione durante la quale è stato ucciso il 35enne originario del Mali, il 9 maggio a Taranto. Si tratta di Romolo Magnati, indagato per favoreggiamento. Sarà difeso dall’avvocato Martino Paolo Rosato. Sale dunque a 7 il numero di indagati.

Nelle prossime ore potrebbe essere definita la posizione del barista, la cui attività è stata sospesa per 60 giorni. Proclamato il lutto cittadino anche a Pulsano, disposto dal sindaco Pietro D’Alfonso per martedì 19 maggio, in segno di cordoglio e vicinanza per la tragica scomparsa di Bakari Sako. “Una notizia che ha profondamente scosso l’intera comunità – dichiara il sindaco, ripudiato ogni forma di odio e di violenza – e che ci chiama, come cittadini e come istituzioni, a una riflessione forte sul valore della vita umana, della solidarietà, del rispetto e della convivenza civile”. Ci sarà anche un momento di raccoglimento e di riflessione ai Giardini de falconibus, con la presenza delle scuole. Saranno esposte le bandiere a mezz’asta o parate a lutto sugli edifici pubblici comunali. Tutte le attività ludiche e di intrattenimento saranno sospese. Il 19 sarà anche il giorno dell’autopsia. Intanto si continua a indagare. Nelle prossime ore potrebbe essere definita la posizione del barista, la cui attività è stata sospesa per 60 giorni.

Un team di esperti artificieri è intervenuto all’interno di un cantiere in cui erano in corso i lavori di ristrutturazione di un immobile. Si sono concluse senza intoppi, a Carmiano, le operazioni di bonifica di un’area, in pieno centro abitato, in cui era stato rinvenuto un ordigno bellico risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Ad operare sono stati i militari dell’11° reggimento genio guastatori dell’esercito italiano, un team di esperti artificieri intervenuto all’interno di un cantiere in cui erano in corso i lavori di ristrutturazione di un immobile e dove è stato scoperto il residuato. Le operazioni si sono svolte in coordinamento con le autorità locali, senza necessità di evacuare i cittadini residenti in zona.

Il professor Carlo Taormina, uno dei difensori di Cataldo, ha detto che il proprio assistito aveva certamente una rete di contatti su cui contare per la campagna elettorale ma senza avere nulla in cambio. La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità in occasione delle elezioni amministrative del 2021 a Triggiano, del 2020 a Grumo Appula e contestualmente anche delle elezioni regionali.  Fra i 15 imputati nomi eccellenti come Sandrino Cataldo, fondatore del movimento Sud al Centro, e la sua ex moglie Anita Maurodinoia, già assessore regionale ai Trasporti poi dimessasi in seguito all’arresto del marito nell’aprile 2024, chiamati a rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.  Principale accusatore di Cataldo – ritenuto promotore della presunta associazione – il suo ex braccio destro Armando Defrancesco, che però ha poi ritrattato. La difesa della Maurodinoia ha sostenuto come l’ex assessore fosse totalmente estranea ai presunti accordi presi dal coniuge. Il professor Carlo Taormina, uno dei difensori di Cataldo, ha detto che il proprio assistito aveva certamente una rete di contatti su cui contare per la campagna elettorale ma senza avere nulla in cambio. Del resto – ha proseguito – dalle indagini non sono emerse dazioni di denaro né altro tipo di utilità come ad esempio posti di lavoro.  L’altro difensore di Cataldo, l’avvocato Mario Malcangi, formulerà la sua arringa in occasione di un’altra udienza.  Venerdì prossimo proseguiranno le discussioni dei difensori degli altri imputati, mentre la requisitoria fissata per il 5 giugno per coloro che avevano scelto il rito abbreviato, fra cui l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, sarà probabilmente rinviata.

Il 52enne, trovato senza vita in una zona impervia, aveva anche segni evidenti sui polsi. Sarebbe morto per soffocamento o, addirittura, per strangolamento, Nicola Scarascia, il 52enne scomparso l’8 maggio scorso a Scanzano Jonico e trovato senza vita quattro giorni dopo in un’area impervia del canale Fosso Valle, una zona difficile da raggiungere, anche a piedi, dove il corpo sarebbe stato trascinato. È il risultato dell’autopsia eseguita all’ospedale di Policoro dal medico legale Sara Sablone che, nella relazione consegnata alla Procura di Matera, ha confermato elementi compatibili con una morte per asfissia, oltre alla presenza di segni evidenti sui polsi del 52enne. Questo farebbe pensare che l’uomo sia stato immobilizzato prima del suo decesso, rendendo sempre più concreta l’ipotesi dell’omicidio volontario. Le indagini procedono in maniera serrata, tanto che i sospetti degli investigatori si stanno concentrando su una persona già sentita nei giorni scorsi dal pm, Annunziata Cazzetta. Scarascia, da anni residente in Germania, era tornato in Basilicata da una ventina di giorni per aiutare alcuni parenti nei lavori di ristrutturazione di un immobile.

Nelle prossime ore ci sarà l’interrogatorio del 22enne fermato per ultimo dalla squadra mobile. Non sono stati convalidati i fermi dei quattro minorenni, ma per loro il gip ha comunque disposto la misura cautelare presso i centri di prima accoglienza di Bari e di Lecce. Sono accusati dell’omicidio di Bakari Sako, ma decade l’aggravante dei futili motivi. Sabato mattina ci saranno invece in carcere gli interrogatori di Mimmo Colucci, 22enne, l’ultimo ad essere stato fermato dalla squadra mobile

Secondo una prima ricostruzione, la donna viaggiava insieme ad altri motociclisti quando avrebbe perso il controllo della moto e sarebbe caduta. Tragico incidente sull’autostrada A1 nel tratto compreso tra Capua e Caianello, in territorio casertano. Una 50enne pugliese, che viaggiava in sella alla sua moto in direzione Roma, è morta dopo essere stata investita da un mezzo pesante. Secondo una prima ricostruzione, la donna viaggiava insieme ad altri motociclisti quando avrebbe perso il controllo della moto e sarebbe caduta, per poi essere travolta da un camion. Il corpo è stato trasferito all’istituto di medicina legale di Caserta per l’autopsia. Sul posto gli agenti della Polizia Stradale di Caserta per ricostruire la dinamica dell’incidente.

I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne . Due alla volta lasciano la procura minorile, verso i centri di prima accoglienza dove sono ristretti. “Ho accoltellato perché ho visto i miei amici in pericolo”. Il 15enne ammette l’omicidio di Bakari Sako. Poi si dice pentito, alla giudice Paola Morelli. Le hanno dato tutti la stessa versione. In sostanza una lettura diversa da quella delle procure dei filmati. Qui il servizio sull’ammissione di responsabilità del 15enne E cioè che Bakari dopo un primo scambio di provocazioni avrebbe iniziato a filmare con il cellulare i giovani, che gli hanno prima intimato di smetterla, passando poi all’aggressione e all’accoltellamento. Cosa di cui gli altri non si sarebbero resi conto. Dichiarazioni spontanee dalle quali emergerebbe anche il tentativo di rianimare il 35enne. Agli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella loro versione si troverebbe il movente, e aggravante, dei futili motivi.  Intervista Salvatore Di Maggio, avvocato 

. “Non chiange’”. Non piangere. La voce è quella di uno dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Bakary mentre esce dal tribunale dei Minori. Davanti a lui, poco distante, la fidanzatina che non riesce a trattenere le lacrime. Attorno ci sono madri, nonne, padri, fratelli e amici. Qualcuno si avvicina, altri restano immobili in silenzio. Mentre vanno via al termine degli interrogatori un padre si avvicina al van, guarda dentro e dice “Comportatevi bene”. Tutto è accaduto nel cuore della città vecchia di Taranto, in uno dei luoghi simbolo della storia cittadina. Da una parte il tribunale per i minori, dall’altra la maestosa cattedrale di san Cataldo. Di fronte palazzo Troilo, sede dei Giochi del Mediterraneo. E a pochi metri piazza Fontana dove è stato ucciso Bakary. Un intreccio di dolore, incredulità e normalità apparente. E intanto i turisti attraversano la piazza con le loro macchina fotografiche al collo, immortalano gli scorci della città vecchia senza sapere che a pochi metri si stanno consumando lacrime, interrogatori e disperazione. Sull’uscio della chiesa compare don Emanuele Ferro. Osserva in silenzio. Quei ragazzi li conosce bene, conosce le loro famiglie, le fragilità. Non dice nulla ma nel suo sguardo c’è tutto il peso di una tragedia che non riguarda soltanto un delitto, ma il fallimento di una intera comunità 

Alle 4.06 del mattino il cellulare si sgancia dal bluethooth dell’autovettura. Sino ad ora, gli inquirenti collocavano la morte di Patrizia subito dopo le 2.19 del mattino. Nuovi dubbi sull’orario della morte di Patrizia Nettis, la giornalista 41enne trovata impiccata nella sua abitazione di Fasano il 29 giugno 2023. Dalla consulenza informatica disposta dalla procura sul telefonino della 41enne e depositata nei giorni scorsi, si legge che alle 4.06 del mattino il cellulare si sgancia dal bluethooth dell’autovettura. Un dato che, secondo l’avvocato Giuseppe Castellaneta – legale della famiglia Nettis – sposterebbe di due ore l’orario del decesso. Sino ad ora, gli inquirenti collocavano la morte di Patrizia subito dopo le 2.19 del mattino, minuto in cui aveva mandato sul cellulare dell’ex marito un messaggio di saluto per il figlio. Per dare una chiave di lettura completa, bisognerà attendere l’esito delle consulenze disposte sui tabulati telefonici di un imprenditore Riccardo Argento, unico indagato per istigazione al suicidio e minaccia, e del sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, estraneo all’inchiesta, con i quali Patrizia in momenti diversi aveva avuto una relazione. La famiglia non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio e ha sempre insistito affinché la salma fosse riesumata e venisse effettuata l’autopsia.

. L’invito a non arrendersi, a dire no alla logica della rassegnazione. Don Michele Barbaro, parroco della chiesa di Santa Maria madre di misericordia di Bisceglie, chiede alla comunità di avere la forza di reagire. Lo fa nel giorno del lutto cittadino proclamato dal comune davanti al feretro di Angelo Pizzi, Lino come era conosciuto da tutti, il maître di sala di 61 anni ucciso lo scorso 30 aprile nel ristorante dove lavorava da un commando armato che, secondo quanto è emerso fino a questo momento, voleva colpire il titolare nell’ambito di una faida tra clan baresi da sempre rivali.

Si vede il 35 arrivare in piazza Fontana e appoggiare bicicletta e zaino. Uno scooter con due giovani a bordo si avvicina e inizia a provocarlo, poi il primo pugno e l’inseguimento. Tutto ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Ecco il video che riprende l’aggressione avvenuta a Taranto e costata la vita a Bakari Sako Sono le 5:22 del 9 maggio a Taranto. Il 35enne sta facendo una sosta in piazza Fontana. Appoggia la bicicletta, lo zaino. Improvvisamente gli si avvicina uno scooter con due giovani a bordo, poi sopraggiunge il terzo ragazzo sempre a bordo di una moto. Arriva anche una ragazza, che rimarrà testimone oculare, e infine arriveranno gli altri. I giovani provocano il 35enne; l’ultimo che arriva gli sferra il primo pugno. Bakari prova ad allontanarsi, a scappare, ma il gruppo lo insegue fino all’accoltellamento. Alle 5:34 una passante chiama l’ambulanza. Durante i tentativi di rianimazione, Bakari muore. E’ quanto si vede nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, centrali nella ricostruzione dei fatti e nella indagine della Squadra Mobile. Sei i giovani indagati per omicidio aggravato in concorso, con le aggravanti del numero di partecipanti e dei futili motivi.

“I ragazzi accedono troppo facilmente anche ai contenuti pornografici su internet”. “Nessun allarme criminalità ma l’aggressività dei minorenni è aumentata”. Al TgNorba parla il procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Bari, Rosario Plotino, che aggiunge: “I ragazzi accedono troppo facilmente anche ai contenuti pornografici su internet”

È accaduto questa mattina sulla Statale 89. Avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi lo scontro tra un’auto e un cinghiale avvenuto questa mattina sulla Statale 89, tra Manfredonia e Foggia. L’animale ha improvvisamente invaso la carreggiata impattando violentemente contro un veicolo in transito. Per fortuna solo tanto spavento per la conducente, una giovane militare in servizio nella caserma del capoluogo dauno. Il cinghiale, invece, è morto sul colpo. Sul posto sono giunti gli ispettori ambientali Civilis, il 118 e le forze dell’ordine per i rilievi del caso.

Concluso l’interrogatorio in carcere. Fabio Sale ha rilasciato solo dichiarazioni spontanee. Si è appena concluso l’interrogatorio nel carcere di Taranto di Fabio Sale, il 19enne coinvolto nell’aggressione sfociata nell’omicidio di Bakari Sako. Si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip Gabriele Antonaci. Ci sono state solo dichiarazioni spontanee. Il giovane ha negato di aver partecipato all’azione violenta. Si attende la convalida dell’arresto. Il giovane è difeso dall’avvocato Andrea Maggio che al momento ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

I due si muovevano tra Puglia, Basilicata e Campania. Due uomini di 53 e 58 anni, entrambi di Canosa di Puglia e con precedenti penali, sono stati arrestati con le accuse contestate a vario titolo, di sequestro di persona, rapina aggravata, tentato furto in abitazione, ricettazione, riciclaggio e porto di arnesi atti allo scasso. Secondo quando accertato dalle indagini del Nucleo operativo radiomobile di Andria, i due avrebbe messo a segno rapine ai danni di persone sole, con disabilità o anziani fragili. La tecnica usata, secondo l’ipotesi della procura di Trani che ha coordinato le indagini, era sempre la stessa: i due avrebbero raggirato le vittime, per poi dileguarsi usando autocon targhe clonate da mezzi lecitamente in circolazione. I due si muovevano tra Puglia, Basilicata e Campania. Nel corso delle attività investigative, è stata trovata l’auto con targhe clonate e senza numero di telaio sono stati sequestrati arnesi da scasso oltre a berretti, scaldacollo e guanti usati durante le rapine. I due sono in carcere.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe impedito alla convivente di uscire da casa ed utilizzare i social network per comunicare o postare le proprie foto. È finito agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti in famiglia il 40enne di Gravina che alcune settimane fa si era ritrovato la macchina tappezzata di insulti come “traditore” da parte della ex convivente, che aveva anche affisso le chat delle conversazioni con la presunta amante. Immagini che avevano fatto il giro del web. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe impedito alla convivente di uscire da casa ed utilizzare i social network per comunicare o postare le proprie foto. La donna sostiene che spesso le avrebbe sottratto il cellulare per poi restituirglielo solo dopo insistenti richieste, minacciando di ucciderla o di dar fuoco alla casa se avesse interrotto la relazione. L’ultimo episodio sarebbe avvenuto il 23 aprile scorso, quando l’uomo, non volendo accettare la fine della relazione, avrebbe minacciato la donna di morte. Il 40enne, difeso dall’avvocato Gioacchino Carone, ha a sua volta denunciato la ex compagna dopo gli insulti affissi sulla macchina.

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