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omicidio

Oggi il aula la testimonianza di un 18enne che ha assistito al delitto. Alla sbarra Salvatore Vassalli, il carpentiere di Canosa accusato di aver ucciso Mauro Di Giacomo “Ho visto un corpo a terra, con una persona sopra a cavalcioni che lo colpiva alla testa”. Questo il racconto in aula dell’unico testimone oculare dell’omicidio del fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, ucciso il 18 dicembre 2023 in via Tauro, nel quartiere Poggiofranco.A processo, con l’accusa di omicidio volontario, c è il carpentiere di Canosa Salvatore Vassalli, padre di una ragazza che ritiene di essere stata danneggiata da una manovra fisioterapica eseguita da Di Giacomo. In Corte d’Assise ha parlato un giovane di 18 anni, che casualmente assisté all’omicidio. “Ho visto che c’erano due persone e che erano venute alle mani, ma pensavo stessero scherzando – ha dichiarato. “Poi – ha aggiunto -me ne sono andato. Mi sono girato quando ho sentito i colpi e ho visto un uomo a terra. Dopo non mi ricordo nulla”. Nel corso della prossima udienza, il 13 maggio, ci sarà l’esame dell’imputato.

Arrestato il presunto responsabile del delitto avvenuto nel centro del paese Servizio di Matteo Spada montaggio di Leonardo Tribuzio

Giovanni Colaianni, di 43 anni, fu ucciso davanti alla porta di casa. Condanne maggiori rispetto alle richieste dell’accusa Servizio di Linda Cappello, montaggio di Luca Carone

Cosimo Ciminiello, originario di Modugno, aveva precedenti per spaccio di droga È originario di Modugno l’uomo di 37 anni ucciso per strada con un colpo di pistola al petto ieri sera a Nettuno, sul litorale romano. La vittima, che viveva nel Lazio da anni, si chiamava Cosimo Ciminiello e aveva precedenti per spaccio di droga. All’arrivo dei soccorsi era già deceduto. La squadra mobile pensa ad un regolamento di conti, si stanno ricostruendo le ultime ore di vita del 37enne e vagliando le immagini di videosorveglianza della zona dell’agguato. Nessuna traccia del killer. 

Le analisi serviranno ad appurare l’identità di chi ha inferto le coltellate a Stefano Argentina, 45enne di Francavilla Fontana. La versione fornita dal padre Angelo, 71 anni, non convince Servizio di Stefania Congedo Riprese di Donato Colazzo

Un’eredità contesa dietro l’omicidio di Nicola Ladisa Servizio di Linda Cappello montaggio di Maria Cristina Quintale

Il 36enne di Altamura tornerà in carcere in giornata per scontare 29 anni Condanna definitiva per Giuseppe Difonzo, 36enne di Altamura che la notte tra il 12 e 13 febbraio del 2016 soffocò e uccise la figlioletta di soli tre mesi. La Cassazione ha confermato la sentenza di appello a 29 anni di carcere, quattro già trascorsi in custodia cautelare. Le indagini dei carabinieri accertarono che Difonzo avrebbe soffocato la figlia Emanuela durante un ricovero in ospedale. Dopo la nascita la piccola era stata ricoverata per 67 giorni a causa di crisi respiratorie provocate sempre dal padre. 

Il 29enne Mario La Pietra è deceduto mercoledì scorso a San Severo. Per la donna si sarebbe trattato di una “tragica fatalità” Servizio di Pietro Loffredo Intervista all’avv. Matteo Starace, legale famiglia La Pietra

Lo sollecita, alla Corte d’Assise di Foggia, la difesa di un 51enne di San Giovanni Rotondo, imputato per l’omicidio di suo cugino Servizio di Pietro Loffredo

Nei confronti di Soccorsa Marino, che ha confessato e raccontato dettagliatamente l’accaduto, la Procura di Foggia al momento non ha emesso alcun provvedimento

La vittima, un assicuratore ed ex consigliere comunale, cadde a terra sbattendo la testa dopo essere stato picchiato Servizio di Linda cappello montaggio di Luigi Aloisio

La vittima, Vito Romito, fu uccisa il 30 novembre La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad altra sezione dellaCorte d’assise d’appello di Bari, la condanna a 30 anni di reclusione nei confronti di Roberto Boccasile, finito a processo per l’omicidio di Vito Romito, avvenuto a Bari il 30 novembre 2004. Boccasile era stato condannato sia in primo grado, nel 2021, sia in appello, nel 2024, ma la Cassazione ha annullato la seconda sentenza e accolto il ricorso degli avvocati dell’imputato, che avevano evidenziato sia “la inconciliabilità delle dichiarazioni” dei dieci collaboratori di giustizia ascoltati tra primo e secondo grado, sia “la genericità di una parte significativa” delle accuse. Boccasile era stato condannato per omicidio aggravato dal metodo e dall’agevolazione mafiosa: il delitto fu commesso in pieno giorno e fu ritenuto dagli inquirenti una vendetta rispetto all’omicidio di Antonio Fanelli, avvenuto tre giorni prima e attribuito dalla Dda di Bari al clan Strisciuglio, al quale apparteneva Romito.

La vittima fu uccisa a Vieste dieci anni fa in un agguato di mafia

La Corte d’Assise di Brindisi ha condannato il 28enne Giuseppe Ferrarese, ritenuto l’autore dell’uccisione del 19enne Giampiero Carvone avvenuta tra il 9 e 10 settembre 2019 vicino all’abitazione della vittima, nel quartiere Perrino. Secondol’accusa, alla base del delitto ci fu un furto d’auto. Ferrareseavrebbe punito il 19enne perchè questi aveva rivelato negliambienti della malavita locale il nome suo e di altri cheavevano partecipato al furto. La pena dell’ergastolo era statarichiesta dalla pm della Direzione distrettuale antimafia CarmenRuggiero.

Nell’aula di Corte d’Assise del tribunale di Trani ha parlato l’uomo che stava frequentando la 42enne Vincenza Angrisano, ammazzata ad Andria nel 2023 Ha confermato di aver avuto una relazione con la vittima, che veniva a trovarla un paio di volte al mese e che era lei a pagargli i biglietti del pullman per arrivare a Barletta o ad Andria dove i due si incontravano. Nell’aula di corte d’assise del tribunale di Trani ha parlato l’uomo che stava frequentando Vincenza Angrisano, la donna di 42 anni uccisa dal marito Luigi Leonetti il 28 novembre del 2023 in una abitazione della periferia di Andria alla presenza dei due figli minori. In udienza, dopo essere risultato irreperibile per due volte, è stato accompagnato dai carabinieri della stazione di Battipaglia, in provincia di Salerno, dove risulta risiedere nella casa comunale non avendo fissa dimora e dopo che questa mattina era stato contattato telefonicamente sull’utenza cellulare che risultava in calce al verbale di sommarie informazioni rilasciate agli investigatori all’indomani dell’omicidio. L’uomo ha riferito di aver iniziato la relazione con la donna a luglio del 2023 e di averla conosciuta sui social diversi anni prima, di essere a conoscenza di rapporti burrascosi che la Angrisano aveva con il marito. Nella prossima udienza, prevista per il 14 marzo, è stato fissato l’esame dell’imputato, che confessò il delitto, accusato di omicidio volontario con la aggravante della premeditazione, di averlo commesso per motivi abietti e futili, alla presenza dei figli minori, nei confronti del coniuge, maltrattamenti in famiglia e lesioni. Leonetti, stabilirono le indagini, uccise la donna utilizzando un coltello da cucina. Si difese spiegando di non sopportare l’idea che la moglie avesse intrapreso una relazione extraconiugale e di averla ammazzata al termine dell’ennesimo litigio dopo aver scoperto la volontà di lei di andar via da casa.

Onofrio De Pasquale fu fermato dopo aver confessato di aver ucciso il 23enne di Molfetta il 15 febbraio del 2024 Il giudice dell’udienza preliminare Lucia Anna Altamura, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato a 16 anni di reclusione Onofrio De Pasquale, il 30enne fermato dopo aver confessato di aver ucciso Dario De Gennaro, di 23 anni, in una abitazione di via Immacolata a Molfetta il 15 febbraio del 2024. L’uomo, accertarono le indagini, voleva nascondere il corpo senza vita e per questo lo aveva avvolto all’interno di coperte e di cellophane riponendolo all’interno di una nicchia della camera da letto che avrebbe poi murato con dei mattoni forati. De Pasquale, aveva riferito ai carabinieri quando andò a costituirsi, deteneva sostanze stupefacenti che vendeva al dettaglio, in particolare marijuana per conto della vittima in concorso con altri soggetti. Secondo il suo racconto quel giorno ebbe una discussione animata con De Gennaro quando entrò in casa sua, poi una colluttazione durante la quale, per difendersi la versione fornita, afferrò un coltello e colpì il giovane al collo e alla nuca. Tra 90 giorni le motivazioni della sentenza.

Cosimo Loiola è stato fermato per l’uccisione di Sebastiano Danieli, 66 anni, di Galatone Ha fatto scena muta davanti al Gip Cosimo Loiola, il 45enne di Galatone fermato con l’accusa di aver ucciso Sebastiano Danieli, 66 anni. L’omicidio si è consumato la notte dell’11 febbraio scorso nelle campagne di Galatone. Il suo legale ha riferito che dopo aver fornito le sue generalità non ha più parlato perché “molto scosso”. É attesa nelle prossime ore la decisione sulla convalida o meno del fermo.

Il 66enne trovato senza vita nel suo terreno a Galatone, sullo sfondo litigi legati ai confini delle rispettive proprietà Giornalista: Pamela Spinelli

Si chiama Cosimo Loiola, 45 anni. I Carabinieri hanno raccolto diversi indizi a suo carico. Rinvenuto anche l’attrezzo usato per colpire e uccidere il pensionato, un’ascia Svolta nelle indagini sull’omicidio di Sebastiano Danieli, il pensionato 65enne di Galatone trovato morto ieri pomeriggio nel suo podere con una profonda ferita alla testa. Il pm Maria Rosaria Petrolo ha disposto il fermo a carico di un uomo di 45 anni di Galatone, Cosimo Loiola. Si tratta del vicino di podere della vittima. Non ha confessato ma a suo carico i carabinieri avrebbero raccolto importanti indizi di colpevolezza. L’omicidio sarebbe maturato per un diverbio legato ai confini dei rispettivi terreni. Rinvenuto anche l’attrezzo usato per colpire e uccidere il pensionato, un’ascia.

Omicidio De Gennaro: 16 anni al killer

Onofrio De Pasquale fu fermato dopo aver confessato di aver ucciso il 23enne di Molfetta il 15 febbraio del 2024 Il giudice dell’udienza preliminare Lucia

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