
Bari: i timori di una guerra di mafia
Molti giornali scelgono questa tesi Servizio di Redazione Norbaonline;
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Le due agenti erano state già sospese dal servizio per i loro rapporti con un esponente del clan Parisi Sono state licenziate le due vigilesse, coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’arresto, tra gli altri, della consigliera comunale Mary Lorusso e del marito Giacomo Olivieri. Il provvedimento del Comune è stato notificato oggi, alle due donne, che erano già state sospese, per i loro rapporti con Fabio Fiore, esponente del clan Parisi, a cui una di loro si era rivolta per far punire un automobilista che l’aveva insultata.
Il riesame del Tribunale ha respinto il ricorso presentato dai difensori dell’ex consigliera e di suo padre Restano ai domiciliari Maria Carmen Lorusso e il padre, l’oncologo Vito, coinvolti nella maxi inchiesta sul presunto voto di scambio politico mafioso a Bari. Il tribunale del Riesame ha rigettato l’appello proposto dal legale dei due indagati, l’avvocato Luca Castellaneta. I giudici si prendono 45 giorni per motivare il rigetto sull’unica questione della attualità dell’esigenza del pericolo di reiterazione. Trattandosi di un fatto, ipotizzato come reato, commesso il 26/5/19. Secondo i pm dell’ antimafia, c’è il rischio, a pochi mesi da una nuova tornata elettorale, che Maria Lorusso possa tenere contatti, anche con il mondo criminale, per procurare voti. Una tesi respinta dal legale Castellaneta secondo cui i fatti che coinvolgono entrambi i Lorusso risalgono al 2019. E, da quel periodo in poi, non ci sarebbero state altre ipotesi di reato.L’oncologo Vito Lorusso è coinvolto in un’altra inchiesta sul presunto furto di farmaci dall’ospedale oncologico: per lui ieri è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio.
Da uomo dello Stato ho sempre rispettato le Istituzioni – ha detto il primo cittadino in conferenza stampa – senza usare questioni di carattere giudiziario per attaccare la parte politica avversa Servizio di Donatella Azzone Riprese di Roberto Cofano Montaggio di Pasquale D’attoma Vivo audio – Antonio Decaro – Sindaco di Bari
La conferenza stampa all’indomani della notizia dell’avvio dell’iter del ministro Piantedosi sul possibile scioglimento del consiglio comunale Servizio di Donatella Azzone Montaggio di Pasquale D’attoma Vivo audio: Antonio Decaro – Sindaco di Bari
“Lo Stato ha reagito e sta mettendo in difficoltà le organizzazioni mafiose in provincia di Foggia”: ha spiegato il generale di corpo d’armata Servizio di Pietro Loffredo Intervista: Gen. Teo Luzi – Comandante generale Carabinieri
Sospese due vigilesse coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari Non ha risposto alle domande del Gip, Giacomo Olivieri, arrestato lunedì scorso con l’accusa di voto di scambio in relazione alle comunali del 2019 a Bari nell’ambito della vasta inchiesta della Dda di Bari che ha portato all’emissione di oltre 130 misure cautelari. Olivieri avrebbe raccolto i voti della criminalità per far eleggere sua moglie Maria Carmen Lorusso in consiglio comunale. Durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi nel carcere di Brindisi dove si trova detenuto, Olivieri si è limitato a rendere “dichiarazioni spontanee, a chiarire fatti e circostanze certamente utili per il prosieguo delle indagini preliminari”- hanno fatto sapere i suoi legali, Gaetano e Luca Castellaneta. L’ex consigliere regionale si è dichiarato disponibile “a rendere interrogatorio appena avrà avuto conoscenza degli atti di indagine”. Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe raccolto i voti dei clan Parisi-Palermiti, Montanie Strisciuglio per permettere l’elezione della moglie in consiglio comunale. Lorusso, che ora è ai domiciliari, fu eletta nelle file del centrodestra. successivamente è passata nella maggioranza che sostiene il sindaco Antonio Decaro. Intanto le due vigilesse di Bari coinvolte sono state sospese dal servizio. Lo si apprende da fonti del Comune. In attesa di completamento alcuni procedimenti disciplinari, sono inoltre partire quattro procedure di sospensione anche all’interno dell’Amtab, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico della città all’interno della quale sarebbero state imposte assunzione da parte della criminalità. Secondo quanto emerso dalle indagini, le vigilesse avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore, ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’, verosimilmente per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.
Duro colpo alla criminalità organizzata barese con 130 indagati. Tra gli arrestati anche l’ex consigliere regionale: avrebbe contattato i vertici dei clan baresi per far confluire voti su sua moglie, poi eletta Servizio: Grazia Rongo
Il provvedimento, dall’alba, è in corso di esecuzione da parte della DIA Maxi sequestro di beni a un boss della mafia foggiana, attualmente detenuto in carcere al 41 bis. Il provvedimento, dall’alba, è in corso di esecuzione da parte della DIA, su disposizione del Tribunale di Bari.Il sequestro, per un valore complessivo stimato di circa 2,5 milioni di euro, riguarda quattro imprese operanti a Foggia e in provincia, nei settori del commercio all’ingrosso di generi vari, nel commercio al dettaglio di articoli per la casa e per la ristorazione e nella gestione di bar, nonché beni mobili e immobili, autoveicoli, macchine operatrici e numerosi rapporti finanziari e polizze assicurative. Maggiori dettagli in una conferenza stampa in mattinata.
Aveva sposato la figlia maggiore del capo stragista di cosa nostra Totò Riina e con Maria Concetta Riina avevano messo su famiglia in Puglia, a San Pancrazio Salentino, nel brindisino, dove aveva anche diverse attività come una ditta di ricambi per auto. Ma ora Antonio Ciavarello, conosciuto come Tony, deve tornare in carcere per scontare altre due condanne diventate definitive per frode. Per sottrarsi alla giustizia italiana, il genero di Riina da qualche tempo si era trasferito a Malta dove lavorava come autista in una società di costruzioni. Ricercato con un mandato di cattura europeo la polizia maltese lo ha arrestato il giorno dopo aver compiuto 50 anni e ora si attende l’estradizione in Italia. Secondo il suo avvocato difensore non sapeva che le sentenze a suo carico erano diventate definitive.
Tra i relatori, il magistrato Catello Maresca, per anni impegnato in numerose inchieste contro i clan camorristici. Servizio di Pietro Loffredo Interviste: Catello Maresca – Magistrato Antonio De Sabato – Referente legalità AICS Foggia
Sono 37 le persone arrestate nell’inchiesta della Dda Avrebbe il comando del presunto clan mafioso, nonostante fosse agli arresti domiciliari: Fernando Nocera di 68 anni, è tra le persone arrestate questa mattina dai carabinieri di Lecce, nell’ambito di un’inchiesta della Dda. In totale sono 37 gli arrestati (28 in carcere e 9 ai domiciliari), accusati a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti,detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra nonché ordigni ad alto potenziale esplosivo, estorsione, numerosi danneggiamenti a seguito di incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nocera, per le sue condizioni di salute è stato trasferito con il 118 nel carcere di Bari, provvisto di strutture sanitarie adeguate alle sue patologie. L’indagine, condotta dai carabinieri della Compagnia di CampiSalentina e coordinata dalla procura antimafia, è durata quasi tre anni. Gli arresti sono avvenuti tra Lecce, Carmiano, Monteroni , Porto Cesareo, Novoli, Leverano e Veglie. Secondo l’accusa i componenti del presunto clan si sarebbero resi responsabili di 26 episodi incendiari e dinamitardi nei confronti di esercizi commerciali, autovetture, cantieri, aziende agricole ed immobili. Ad un’azienda che opera nel settore pubblicitario sarebbero stati incendiati 5 mezzi, mentre ad una ditta edile sono stati bruciati diversi escavatori, con danni per centinaia di migliaia di euro. Inoltre gli indagati sono ritenuti responsabili anchedell’esplosione di colpi d’arma da fuoco in danno di abitazioni e l’esplosione di ordigni ad alto potenziale. Inoltre avrebbero modificato oggetti, come penne, in armi altamente pericolose, come il caso di una comune biro scoperta dai carabinieri. “Azioni – ritengono gli inquirenti – attraverso le quali gli indagati si sarebbero imposti sul territorio, determinando una condizione di assoggettamento e omertà dei cittadini tanto che, in alcuni casi, non sono state nemmeno presentate denunce”.
La lotta alla mafia, è stato detto, non riguarda solo l’apparato repressivo. Servono servizi, luoghi di aggregazione che permettano ai più giovani di non finire tra la manovalanza della criminalità Servizio di Stefania Rotolo Riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio
Il capo della procura antimafia, Roberto Rossi, parla di un fenomeno criminale a lungo sottovalutato Intervista: Roberto Rossi – Capo Procura Antimafia Bari
Dalla relazione della Dia emerge un’elevata capacità di penetrazione nel tessuto imprenditoriale La mafia pugliese si evolve e punta a trasformarsi in mafia degli affari. I clan proseguono il loro percorso di ascesa verso l’acquisizione di forme imprenditoriali sempre piu’ complesse e strutturate. E’ scritto nell’ultima relazione semestrale della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, che conferma il trend di crescita delle mafie pugliesi nella tradizionale distinzione tra mafie foggiane, Camorra barese e Sacra Corona Unita. La mafia foggiana in particolare starebbe dimostrando un’elevata capacita’ di penetrazione nel tessuto imprenditoriale e all’interno degli enti locali come documentato dagli scioglimenti per infiltrazioni mafiose di importanti consigli comunali tra i quali quello di Foggia. A Bari, invece, la mancanza di un vertice comune favorisce forti tensioni tra i vari clan, in particolare al quartiere San Paolo tra gli Strisciuglio e i Misceo-Montani. Dalle inchieste emerge inoltre “la capacità del clan Parisi- Palermiti di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale del capoluogo pugliese”.
Le imprese coinvolte nella realizzazione dell’ammodernamento della Maglie-Leuca dovranno rispettare norme di condotta, misure e istituti di monitoraggio Intervista a: Luca Rotondi, Prefetto di Lecce; Maria Dolores Rucci, Direttore Tutela Aziendale di Anas Servizio di Pamela Spinelli Riprese e montaggio di Francesco Afrune
A queste si aggiungono le tre misure amministrative di prevenzione collaborativa, in vari settori economici a rischioinfiltrazioni della criminalità organizzata Una società di Foggia che opera nel settore delle concessioni demaniali e di un’azienda di San Nicandro Garganico del settore edilizio sono state raggiunte da altrettante misure interdittive anti mafia per aver ricevuto, nel giro di appena un anno, da agosto dello scorso anno ad oggi, da 29 provvedimenti. A emanare tali provvedimenti ci ha pensato il prefetto di Foggia Maurizio Valiante. A queste si aggiungono le tre misure amministrative, di prevenzione collaborativa, in vari settori economici a rischio infiltrazioni della criminalità organizzata, che vanno dalle “erogazioni in materia di agricoltura alle concessioni di terreni demaniali per uso pascolivo, dal commercio ittico sulle coste alla edilizia e gestione rifiuti, dal settore accettazione scommesse ai servizi nel settore sanitario”
I commercianti vittime della mafia del pizzo e degli strozzini non sono soli e possono confidare nel supporto di magistrati, forze dell’ordine e associazioni Intervista a: Tano Grasso, pres. onorario FAI; Francesco Giannella, coordinatore DDA Bari; Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario antiracket e antiusura Servizio di Pietro Loffredo
Convegno a Bari, Foggia e Bat i territori più a rischio Servizio di Francesco Iato Intervista a Giuseppe Gatti, Vice-Procuratore Nazionale Antimafia
Una delle misure cautelari è stata notificata in carcere Tentato omicidio, detenzione e porto di pistola, aggravati dal metodo mafioso: con queste accuse sono stati arrestati Andrea Gaeta, 51 anni, originario di Ortanova, e Nicola Valletta, 36 anni, di Foggia, già detenuto nell’ambito di una precedente operazione antimafia, ritenuti responsabili del tentativo di uccisione di alcuni esponenti di un clan rivale. Valletta, elemento di spicco della criminalità organizzata di Foggia, vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza, su mandato di Gaeta avrebbe esploso il 30 settembre del 2020 diversi colpi d’arma da fuoco contro Alessio Di Bari e Ciro Stanchi, quest’ultimo ritenuto dagli investigatori legato al clan Sinesi-Francavilla, nonché nipote di uno degli esponenti apicali di un altro gruppo mafioso foggiano, i Tolonese-Prencipe-Trisciuoglio.Secondo le analisi degli investigatori, il fatto di sangue sarebbe da inquadrare come una vendetta dopo l’omicidio di Rodolfo Bruno, avvenuto il 15 novembre 2018, sempre a Foggia.

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Le due agenti erano state già sospese dal servizio per i loro rapporti con un esponente del clan Parisi Sono state licenziate le due vigilesse,

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Duro colpo alla criminalità organizzata barese con 130 indagati. Tra gli arrestati anche l’ex consigliere regionale: avrebbe contattato i vertici dei clan baresi per far

Il provvedimento, dall’alba, è in corso di esecuzione da parte della DIA Maxi sequestro di beni a un boss della mafia foggiana, attualmente detenuto in

Aveva sposato la figlia maggiore del capo stragista di cosa nostra Totò Riina e con Maria Concetta Riina avevano messo su famiglia in Puglia, a

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