
Foggia, il ruolo delle donne nelle compagini mafiose
Il progetto itinerante che mira a sensibilizzare e formare le comunità locali sui temi della legalità e della giustizia sociale “Donne mafia e antimafia” è
Il progetto itinerante che mira a sensibilizzare e formare le comunità locali sui temi della legalità e della giustizia sociale. “Donne mafia e antimafia” è il titolo dell’incontro che rientra in più ampio progetto dell’associazione antimafia Libera della Scuola popolare Antimafia progetto itinerante che mira a sensibilizzare e formare le comunità locali sui temi della legalità e della giustizia sociale, attraverso un ciclo di incontri tematici nelle diverse province della Puglia. Una serie di incontri e approfondimenti itineranti, con lo scopo di coinvolgere e, insieme, costruire una società più consapevole, attiva e resistente alle infiltrazioni mafiose. Nel corso dei dibattiti viene analizzato il ruolo della donna nelle organizzazioni mafiose, esaminandolo in tutte le sue sfaccettature, anche mediante un confronto tra le mafie della Capitanata e quelle di altri territori. Interviste a Vincenza Rando, Senatrice della Repubblica e componente della Commissione antimafia; Ombretta Ingrasci, ricercatrice in sociologia economica università studi Milano di Michela Magnifico
. Riprendiamoci la città, dicono a Bisceglie, dopo i tragici fatti di cronaca del mese di aprile. Una marcia per le vie del centro, nei luoghi simbolo della città, come colpita al cuore, per dire che non bisogna darla vinta alle mafie. (intervistati Rosa Siciliano, Rete delle associazioni; don Angelo Cassano, Libera; mons, Giovanni Ricchiuti, Pax Christi) Qui il video del corteo anti mafia di Bisceglie
La “società” foggiana è in cerca di alleanze, contatti con quella garganica . La conquista di territori, dicono i magistrati, l’alto tavoliere e oltre. Obiettivo di una mafia, quella foggiana, che si sta integrando sempre di più con quella garganica. Insieme la tradizione, con la richiesta sistematica del pizzo agli imprenditori quasi fosse una tassa, soprattutto nel settore dell’edilizia, e con la guerra per sterminare letteralmente il gruppo rivale, e la modernità, ovvero la dimensione federata per cui le batterie della famosa società, Sinesi Francavilla da un lato e Moretti – Lanza – Pellegrino dall’altro, capita che lavorino insieme per mantenere gli affiliati in carcere e garantire uno stipendio alle loro famiglie. Esiste una progettualità investigativa, commentano a Foggia, insieme la direzionale nazionale antimafia e antiterrorismo, la direzione distrettuale e la procura, fondamentale l’ascolto di collaboratori di giustizia per smantellare una associazione dedita alla estorsioni, una partita addirittura dal carcere grazie all’utilizzo di dispositivi elettronici la cui presenza è stata accertata e ancora una volta denunciata, e all’utilizzo di armi. In tutto 21 le persone arrestate, tra loro anche due esponenti della mafia garganica, Matteo Lombardi e Luigi Ferro ritenuti gli autori dell’omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella uccisi ad Apricena il 20 giugno del 2007. Nelle ultime ore il fermo di Giuseppe Robustella, presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso. Ai magistrati e alle forze dell’ordine sono arrivati i complimenti del vice presidente della commissione antimafia l’onorevole Mauro D’Attis.
Un morto e tre feriti in una sparatoria avvenuta vicino la casa di campagna della vittima, imparentata con elementi di spicco del clan Moretti. Un incontro per discutere di affari illeciti finito nel sangue oppure un regolamento di conti tra bande criminali: potrebbero essere queste le cause della sparatoria avvenuta intorno a mezzogiorno alla periferia di Foggia, che ha provocato un morto e tre feriti.La vittima è Stefano Bruno, 38 anni, imparentato con elementi di spicco del clan Moretti; feriti suo padre, suo fratello e un incensurato di Manfredonia, che è stato trovato dalla polizia a bordo di un’auto lungo via Cerignola, ad alcune centinaia di metri dal luogo dell’agguato mortale.Accanto alla vettura, è stata ritrovata una pistola calibro 9, che potrebbe essere stata persa o lanciata da qualcuno che è fuggito.Secondo indiscrezioni, però, sarebbe stato un poliziotto a disarmare l’uomo che era ferito in auto. L’ipotesi principale è che sia stato quest’ultimo ad esplodere i colpi di pistola contro i Bruno, ma anche questo aspetto è in fase di valutazione.Non si esclude che alla sparatoria possano aver partecipato almeno altre tre persone, al momento irreperibili.Il grave fatto di sangue è avvenuto nell’abitazione di campagna dei Bruno, a poche centinaia di metri dall’ingresso sud di Foggia.Lo scorso 15 gennaio, fu ucciso il 34enne Alessandro Moretti, nipote del boss Rocco Moretti, uno dei capi storici della mafia foggiana.Resta da capire se ci sia un collegamento con quanto avvenuto nelle ultime ore.
Un vecchio garage gestito dalla mafia è stato confiscato ed è diventato un centro dedicato alle donne vittime di violenza. Un tempo, vecchio garage in mano alla criminalità organizzata. Oggi, centro antiviolenza per le donne. A Laterza la legalità vince sul malaffare. Lo Stato sulla mafia. Sono arrivati i prefetti di Roma e di Taranto all’inaugurazione, il 20 aprile. Il centro è in via Concerie. Questo è il numero di riferimento per le donne che stiano subendo qualsiasi genere di violenza, oltre al 1522 impresso accanto all’albero piantato di fronte al centro. Intervista Franco Frigiola, sindaco di Laterza
Sul litorale nord di Brindisi, una villa di lusso sequestrata alla criminalità organizzata e oggi abbandonata si prepara a cambiare volto. Il Comune ottiene un milione di euro per trasformarla in un polo dedicato a inclusione, formazione e servizi per il territorio. Una villa di lusso affacciata sul litorale nord di Brindisi, in contrada Sbitri. Piscina, palme, area discoteca, patio, garage e stanze eleganti. Un luogo esclusivo, costruito per ostentare ricchezza. Ma dietro quella facciata, c’era altro. Villa Ferrero è stata confiscata nel 2016 dalla Guardia di Finanza. Apparteneva a un uomo finito al centro di un’inchiesta su traffici di droga e contrabbando di sigarette tra Albania, Turchia e Puglia. Una residenza che, all’epoca, veniva utilizzata anche come struttura ricettiva. Oggi, a distanza di dieci anni, quella stessa villa si presenta in stato di forte degrado: ambienti danneggiati, spazi abbandonati, segni evidenti del tempo e dell’incuria. Eppure, proprio da qui riparte una nuova storia. Il Comune di Brindisi ha ottenuto un finanziamento da un milione di euro per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’immobile, nell’ambito del programma regionale dedicato ai beni confiscati. L’obiettivo è chiaro: trasformare un simbolo di illegalità in uno spazio aperto alla comunità. Dopo gli interventi di manutenzione straordinaria, la struttura ospiterà attività sociali, educative e culturali. Saranno attivati percorsi di formazione e inserimento lavorativo per persone in condizioni di fragilità, insieme a servizi socio-educativi rivolti a minori e famiglie.
Il provvedimento è stato adottato a seguito delle verifiche condotte sulla richiesta di informazione antimafia pervenuta tramite la Banca dati nazionale antimafia da parte della Regione Basilicata – Ufficio erogazioni comunitarie in agricoltura. Il prefetto di Potenza, Michele Campanaro, ha firmato oggi una nuova interdittiva antimafia nei confronti di una impresa individuale con sede legale in un comune della provincia ed operante nel settore dei servizi degli istituti di bellezza. Il provvedimento è stato adottato a seguito delle verifiche condotte sulla richiesta di informazione antimafia pervenuta tramite la Banca dati nazionale antimafia da parte della Regione Basilicata – Ufficio erogazioni comunitarie in agricoltura, avendo l’impresa individuale partecipato ad un bando Psr per fondi rurali. Verifiche che hanno accertato l’esistenza di elementi sintomatici di un pericolo di infiltrazione mafiosa, con possibile condizionamento delle scelte imprenditoriali, considerata la contiguità con elementi appartenenti a sodalizi criminali locali dei clan Riviezzi e Cassotta. Da gennaio 20222 sono 66 le misure amministrative antimafia adottate dalla Prefettura di Potenza.
La commissione di indagine ha concluso, dopo meno di tre mesi, i suoi lavori. Ci sono state possibili infiltrazioni mafiose al Comune di Modugno. E’ la conclusione, a cui sono arrivati gli ispettori della Commissione di indagine, nominata a dicembre dal Prefetto di Bari Francesco Russo, che ha concluso i suoi lavori, dopo meno di tre mesi. La nomina degli ispettori, era arrivata dopo l’inchiesta sul presunto voto di scambio, coordinata dalla Dda di bari e condotta dalla Guardia di finanza, nell’ambito della quale, è stato arrestato l’assessore allo sviluppo economico Antonio Lopez, ed è indagato il sindaco Nicola Bonasia.
Gli investigatori sospettano che dietro ci possa essere la mafia foggiana supportata sull’aspetto logistico dalla Scu brindisina e salentina. Si terrà domani mattina (12 febbraio) alle 9.30 nel carcere di Lecce davanti al gip l’udienza di convalida dei fermi a carico di Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i due foggiani presi dopo l’assalto al blindato di lunedì sulla Brindisi-Lecce. Sono accusati, tra l’altro, di tentato omicidio e delitto aggravato dal metodo mafioso, associazione di stampo mafioso, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, tentato omicidio aggravato, rapina aggravata, estorsione, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente. Il portavalori della Battistolli era diretto alla sede della Banca d’Italia di Lecce e trasportava circa 6 milioni di euro. I banditi lunedì mattina hanno agito indossando maschere in silicone, raffiguranti volti umani, alterate persino con del fondotinta per evitare qualsiasi rischio di identificazione. Due di quelle utilizzate sono state rinvenute nel borsone abbandonato durante la fuga nelle campagne dai due banditi foggiani arrestati. Gli investigatori sospettano che dietro ci possa essere la mafia foggiana supportata sull’aspetto logistico dalla Scu brindisina e salentina. A bordo della Jeep Compass sequestrata, risultata rubata, sono stati rinvenuti numerosi effetti personali . Tutto servirà per un eventuale estrapolazione profili utili di DNA. Le indagini proseguono con perquisizioni e rastrellamenti lungo le province di Foggia, Brindisi e Lecce.
Dodici arresti. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Dodici arresti all’alba: il clan Strisciuglio, storica organizzazione criminale del quartiere San Paolo di Bari, è stato smantellato dai Carabinieri in un’operazione che ha coinvolto anche Triggiano, Lecce, Trani, Larino, Napoli, Lanciano, San Gimignano e Viterbo. Droga, estorsioni, armi da guerra e rituali mafiosi: è questo il inquietante universo criminale che gli investigatori hanno messo a nudo, svelando come il clan abbia continuato a operare anche durante i mesi di lockdown. L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal settembre 2019 al maggio 2023, ha fotografato l’organizzazione interna del clan, con ruoli gerarchici ben definiti, riti di affiliazione e summit mafiosi sotto i portici dei complessi popolari. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Sono emerse anche le cosiddette “cupe”, nascondigli per droga, armi e denaro, dove alcune banconote riportavano i nomi degli affiliati destinatari dei soldi destinati al sostentamento dei detenuti e al reinvestimento nelle attività illecite. Nonostante molti vertici fossero in carcere, il clan riusciva a impartire ordini e ricevere aggiornamenti tramite familiari o telefoni illegali, mantenendo il controllo delle attività criminali.
Sono raccolte storie di sacerdoti che hanno sacrificato la propria vita pur di non scendere a patti con mafia, camorra e ’ndrangheta. Intervista a don Marcello Cozzi, sacerdote e scrittore Servizio di Alessandro Boccia
Otto anni di carcere per ciascuno dei sei imputati riconosciuti colpevoli del duplice tentato omicidio del 2018
L’uomo è accusato di omicidio volontario. Per la procura coordinò l’attentato mafioso in cui morì il giovane calciatore di Altamura
In totale 18 persone arrestate Un imponente dispiegamento di uomini e mezzi dell’Arma dei Carabinieri di Lecce ha permesso stamattina di portare a termine una vasta operazione contro un’organizzazione criminale radicata nel basso Salento, in particolare nei comuni di Racale, Alliste, Taviano, Melissano e Gallipoli e presso il carcere di Lecce. L’intervento ha mobilitato 110 militari. In totale sono state arrestate 18 persone su un totale di 33 indagati. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, lesioni aggravate, tentata estorsione, ricettazione e detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso. Tutto comincia nel marzo del 2022, quando un giovane di 22 anni di Taviano venne picchiato brutalmente e costretto a consegnare 700 euro, il prezzo di un debito di droga. Quello che sembrava un episodio di cronaca nera isolato – spiegano gli inquirenti – si rivela ben presto la punta dell’iceberg di una organizzazione criminale ramificata dedita al traffico continuo di cocaina, eroina, marijuana e hashish, nei centri abitati e nelle località marine più frequentate della zona. Al vertice dell’organizzazione c’è il 31enne Vito Paolo Vacca, nipote di Vito Paolo Troisi, storico capo dell’omonimo clan, Vacca è considerato l’erede naturale di quella frangia della Sacra Corona Unita che dagli anni ’90 controlla il traffico di sostanze stupefacenti nell’area. Figlio del defunto Angelo Salvatore Vacca, ergastolano per omicidio, Vito Paolo ha preso le redini del gruppo dopo la morte del padre. La sfarzosa cerimonia funebre del padre, con una carrozza dorata trainata da quattro cavalli neri, è stata un vero e proprio manifesto di potere. Nell’organizzazione, ruolo fondamentale è stato quello delle donne di famiglia. Sei di esse, infatti, tutte raggiunte da misure cautelari, gestivano lo spaccio e lo stoccaggio della droga, controllando approvvigionamenti, consegne e contabilità. Il bilancio dell’operazione è imponente: sette arresti in flagranza, il sequestro di 22 chili di cocaina, 10 chili di marijuana, 3,5 chili di eroina, 9 chili di hashish e beni per un valore di circa 91.000 euro.
Una esecuzione in pieno giorno, il 20 giugno del 2017. Vittime Nicola Ferrelli e Antonio Petrella Servizio di Linda Cappello
Hanno chiesto oltre due milioni di euro di risarcimento i familiari del calciatore 27enne Domi Martimucci, vittima innocente dell’esplosione di un ordigno composto da 800 grammi di tritolo piazzato all’esterno della sala giochi Green Table di Altamura il 5 marzo 2015. Si è aperta nelle scorse ore l’udienza preliminare nei confronti di Nicola Centonze, ex collaboratore di giustizia, accusato di omicidio e tentato omicidio plurimo per aver coordinato le fasi dell’attentato, e Nicola Laquale, che risponde invece di porto e detenzione di materiale esplodente, con l’aggravante per entrambi di aver agito con metodo mafioso. Ammesse come parti civili anche la Regione Puglia, il comune di Altamura e le sei persone rimaste ferite nell’attentato. I due imputati hanno scelto il rito abbreviato, che sarà discusso il prossimo 13 ottobre.
I Gip di Napoli e Brindisi hanno disposto la custodia cautelare sulla base di gravi indizi di colpevolezza Restano in carcere Salvatore Buccarella, storico boss della Sacra Corona Unita, insieme a Umberto e Pasquale Attanasi e a Vincenzo Schiavone, fermati nel blitz eseguito lunedì scorso dalla Squadra mobile di Brindisi in collaborazione con la Sisco di Lecce. Per Buccarella, detenuto a Secondigliano, si è espresso il gip di Napoli, mentre per gli altri tre il gip di Brindisi. Entrambi i giudici, pur non convalidando i fermi in quanto non ravvisato il pericolo di fuga, hanno disposto la custodia cautelare in carcere sulla base di gravi indizi di colpevolezza. Successivamente hanno dichiarato la propria incompetenza territoriale. Ora la titolarità del fascicolo passa alla pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, che entro 20 giorni dovrà richiedere una nuova ordinanza cautelare al gip leccese. Tutti e quattro sono accusati di associazione di tipo mafioso, mentre gli Attanasi devono rispondere anche di un presunto tentativo di estorsione.
Fermato lo storico boss Salvatore Buccarella. Secondo la Dda di Lecce aveva riorganizzato il clan con estorsioni, minacce e intimidazioni
Respinta la richiesta di tornare a Bari dell’ex consigliere regionale arrestato nel febbraio 2024 nell’inchiesta “Codice interno” Resta agli arresti domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce, Giacomo Olivieri , l’ex consigliere regionale pugliese, arrestato il 26 febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” sui presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria a Bari. In manette finirono 130 persone, tra le quali soggetti ritenuti appartenenti o contigui al clan Parisi-Palermiti attivo nel quartiere Japigia. Il gup Giuseppe De Salvatore, davanti al quale si sta svolgendo il processo in abbreviato ad Olivieri e ad altri 107 imputati, ha respinto la richiesta dei suoi avvocati, Gaetano e Luca Castellaneta, di consentire all’ex consigliere regionale di scontare i domiciliari a Bari, dalla moglie e dai due figli minorenni. La richiesta si basava sulla necessità, per Olivieri, di rimanere vicino ai suoi figli, che ora può vedere solo una volta a settimana. Per Olivieri la Dda di Bari ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione. Anche sua moglie, Maria Carmen Lorusso, è coinvolta nella stessa inchiesta ed è a processo con rito ordinario. Secondo l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe raccolto i voti di tre clan mafiosi di Bari per consentire l’elezione al consiglio comunale di Lorusso, poi effettivamente avvenuta. Olivieri, rimasto in carcere per 13 mesi, si trova ai domiciliari dalla fine marzo.
Da criminalità a sostenibilità: un vasto podere confiscato alla mafia diventerà un orto botanico sociale Servizio: Annamaria Rosato

Il progetto itinerante che mira a sensibilizzare e formare le comunità locali sui temi della legalità e della giustizia sociale “Donne mafia e antimafia” è

Riprendiamoci la città, dicono a Bisceglie, dopo i tragici fatti di cronaca del mese di aprile. Una marcia per le vie del centro, nei luoghi simbolo

La “società” foggiana è in cerca di alleanze, contatti con quella garganica La conquista di territori, dicono i magistrati, l’alto tavoliere e oltre. Obiettivo di

Un morto e tre feriti in una sparatoria avvenuta vicino la casa di campagna della vittima, imparentata con elementi di spicco del clan Moretti Un

Un vecchio garage gestito dalla mafia è stato confiscato ed è diventato un centro dedicato alle donne vittime di violenza Un tempo, vecchio garage in

Sul litorale nord di Brindisi, una villa di lusso sequestrata alla criminalità organizzata e oggi abbandonata si prepara a cambiare volto. Il Comune ottiene un

cronaca Il provvedimento è stato adottato a seguito delle verifiche condotte sulla richiesta di informazione antimafia pervenuta tramite la Banca dati nazionale antimafia da parte

La commissione di indagine ha concluso, dopo meno di tre mesi, i suoi lavori Ci sono state possibili infiltrazioni mafiose al Comune di Modugno. E’

Gli investigatori sospettano che dietro ci possa essere la mafia foggiana supportata sull’aspetto logistico dalla Scu brindisina e salentina Si terrà domani mattina (12 febbraio)

Dodici arresti. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la

Sono raccolte storie di sacerdoti che hanno sacrificato la propria vita pur di non scendere a patti con mafia, camorra e ’ndrangheta. Intervista a don

Otto anni di carcere per ciascuno dei sei imputati riconosciuti colpevoli del duplice tentato omicidio del 2018

L’uomo è accusato di omicidio volontario. Per la procura coordinò l’attentato mafioso in cui morì il giovane calciatore di Altamura
In totale 18 persone arrestate Un imponente dispiegamento di uomini e mezzi dell’Arma dei Carabinieri di Lecce ha permesso stamattina di portare a termine una
Una esecuzione in pieno giorno, il 20 giugno del 2017. Vittime Nicola Ferrelli e Antonio Petrella Servizio di Linda Cappello

Hanno chiesto oltre due milioni di euro di risarcimento i familiari del calciatore 27enne Domi Martimucci, vittima innocente dell’esplosione di un ordigno composto da 800

I Gip di Napoli e Brindisi hanno disposto la custodia cautelare sulla base di gravi indizi di colpevolezza Restano in carcere Salvatore Buccarella, storico boss

Fermato lo storico boss Salvatore Buccarella. Secondo la Dda di Lecce aveva riorganizzato il clan con estorsioni, minacce e intimidazioni

Respinta la richiesta di tornare a Bari dell’ex consigliere regionale arrestato nel febbraio 2024 nell’inchiesta “Codice interno” Resta agli arresti domiciliari a Parabita, in provincia

Da criminalità a sostenibilità: un vasto podere confiscato alla mafia diventerà un orto botanico sociale Servizio: Annamaria Rosato