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Il sostituto procuratore della DDA di Bari è stato ascoltato oggi in commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie Servizio di Stefania Rotolo riprese di Massimo D’Olimpio

Il festival apre con Paolo Borrometi e un forte messaggio contro la mafia Intervistati: Paolo Borrometi, Giornalista; Giulia Murolo, Coordinatrice Editoriale Festival

Alla Stomeo Zimbalo di Lecce si chiude con una targa e un incontro simbolico il progetto sulla legalità e la memoria della lotta alla Sacra Corona Unita. Intervista: Don Luigi Ciotti, Libera

Ville, auto e conti intestati alla famiglia di Ruggiero Lattanzio. È il primo sequestro in Puglia contro gli eredi di un mafioso. Ville, appartamenti, auto e conti correnti per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro sono stati confiscati dai carabinieri del comando provinciale di Bari. I beni erano formalmente intestati agli eredi di Ruggiero Lattanzio, esponente di spicco del clan omonimo, ucciso nel 2019 a Barletta. Secondo le indagini, il patrimonio derivava dal traffico di droga e veniva “ripulito” tramite familiari, in assenza di redditi leciti. Il decreto è stato emesso dal tribunale di Bari su richiesta della Dda. Si tratta del primo provvedimento ablativo in Puglia eseguito contro gli eredi di un mafioso.

Ultimata l’autopsia, si attende l’esito del Dna per la conferma che si tratti del giovane parrucchiere di Barletta Sul corpo semicarbonizzato trovato il 29 aprile tra Canosa di Puglia e Minervino Murge, sarebbero stati rinvenuti segni di proiettili: la vittima potrebbe essere stata colpita da diversi colpi di arma da fuoco prima di essere bruciata. Si tratterebbe di Francesco Diviesti, 26enne di Barletta, scomparso il 25 aprile. L’autopsia è stata ultimata ma bisognerà attendere giorni affinché l’esito dell’esame del Dna confermi la sua identità. Gli inquirenti ipotizzano che l’uomo sia stato ucciso prima di essere dato alle fiamme, ma si attende l’esito degli esami autoptici per confermare se le fiamme lo abbiano avvolto mentre era ancora vivo. Le indagini, condotte dalla Dda di Bari, ipotizzano un omicidio aggravato dal metodo mafioso e coinvolgono cinque persone, tra cui tre barlettani, un uomo di Minervino e un albanese irreperibile.

Inchiesta Dominio sul presunto voto di scambio. Rischia 4 anni e 5 mesi l’ex sindaco Andrioli. Il pm della DDA di Lecce ha avanzato ben 35 richieste di condanna Di Alessandra Martellotti

L’analisi del magistrato che ha assunto l’incarico di Procuratore Generale a Lecce

La denuncia di Libera: “E’ tutto fermo da anni e l’Osservatorio non è mai partito. A Taranto ci sono 82 beni confiscati. Tornino alla collettività” Di Alessandra Martellotti

Sulla riforma Nordio: “Ridurre le potenzialità ai magistrati può diventare un favore alle mafie” Dagli scontri sociali e le tensioni politiche degli anni ’70, al terrorismo e all’uccisione di Moro; dal caso Sindona, per arrivare poi agli anni ’90, alla nascita della SCU ma anche della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Prima come studente alla Sapienza di Roma, poi come magistrato antimafia, l’ex procuratore capo di Brindisi, Antonio De Donno racconta la sua lunga esperienza nel libro “La direzione giusta. Storia di un magistrato“, presentato al terzo appuntamento della Rete Taranto Legge, all’istituto Pacinotti. Servizio di Alessandra Martellotti

Al processo per l’omicidio di Omar Trotta a Vieste Servizio di Pietro Loffredo

Accusato di voto di scambio politico mafioso ed estorsione, andrà ai domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce

Gli studenti di tre scuole hanno incontrato il procuratore antimafia Luca Tescaroli, Salvatore Borsellino e la testimone di giustizia on. Piera Aiello Di Alessandra Martellotti

Tra i beni sequestrati al boss anche un cavallo di razza frisone Oltre 270 anni di carcere e quattro assoluzioni. E’ la sentenza del Gup di Lecce Alcide Maritati al termine del processo in abbreviato scaturito dall’operazione “The Wolf”, del 18 novembre 2023 condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dai Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 31 persone ritenute membri del clan della Scu “Lamendola-Cantanna”. Accusate di una sfilza di reati, tra cui associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti , tentato omicidio , ricettazione, estorsione tutti aggravati dal metodo mafioso. Al capoclan, il latitante Gianluca Lamendola arrestato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, sono stati inflitti 20 anni di reclusione. Tra i beni confiscati a Lamendola anche un cavallo di nome “ Hielke”, un maschio castrone di razza frisone. L’animale è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e sarà aggregato ad un gruppo di cavalli in libertà presso la Riserva Naturale Statale “Murge Orientali” in Martina Franca, sede del centro di Selezione Equestre del Reparto Carabinieri Biodiversità.

Il confronto si è svolto a partire dal libro di Stefano De Carolis Servizio di Anna De Feoriprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

La vittima, Vito Romito, fu uccisa il 30 novembre La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad altra sezione dellaCorte d’assise d’appello di Bari, la condanna a 30 anni di reclusione nei confronti di Roberto Boccasile, finito a processo per l’omicidio di Vito Romito, avvenuto a Bari il 30 novembre 2004. Boccasile era stato condannato sia in primo grado, nel 2021, sia in appello, nel 2024, ma la Cassazione ha annullato la seconda sentenza e accolto il ricorso degli avvocati dell’imputato, che avevano evidenziato sia “la inconciliabilità delle dichiarazioni” dei dieci collaboratori di giustizia ascoltati tra primo e secondo grado, sia “la genericità di una parte significativa” delle accuse. Boccasile era stato condannato per omicidio aggravato dal metodo e dall’agevolazione mafiosa: il delitto fu commesso in pieno giorno e fu ritenuto dagli inquirenti una vendetta rispetto all’omicidio di Antonio Fanelli, avvenuto tre giorni prima e attribuito dalla Dda di Bari al clan Strisciuglio, al quale apparteneva Romito.

Sono i genitori di Michele, vittima innocente di mafia, assassinato a Bari Servizio di Alessandra Martellotti;

Numerosi esponenti della Sacra Corona Unita avevano comprato una serie di locali pubblici. Il denaro illecito veniva reinvestito soprattutto nella creazione di imprese Duro colpo alle organizzazioni criminali operative nel Salento. Beni per 12 milioni di euro sono stati sequestrati da polizia e guardia di finanza a numerosi esponenti della Sacra Corona Unita. Avevano formato due gruppi ben strutturati – uno attivo nella zona di Lecce l’altro nel Basso Salento – specializzati nel traffico di droga e nel riciclaggio. Avevano anche acquisito una serie di locali pubblici come bar e ristoranti e alcuni esercizi commerciali. Ma il denaro illecito veniva reinvestito soprattutto nella creazione di imprese, con la complicità di un ex commercialista. Le imprese venivano affidate a dei prestanome e avevano nel loro libro paga mogli o parenti di detenuti. I soldi venivano elargiti anche a società compiacenti attraverso le quali venivano acquistate auto di lusso utilizzate poi dai pregiudicati e dai loro familiari.

Gli è stato revocato lo status di collaboratore di giustizia dopo l’arresto del 20 novembre scorso servizio di Linda Cappello

L’ex consigliere regionale, in carcere da febbraio scorso, è accusato di aver procacciato preferenze per la moglie, candidata consigliera al Comune di Bari nel 2019, attraverso favori e regali a esponenti di tre diversi clan Servizio di Linda Cappello montaggio di Leonardo Tribuzio

Nel ricordo della strage di Capaci, evento al teatro Mercadante Servizio di Anna De Feo;

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