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L’associazione Genitori tarantini presenta il primo calendario. Ex Ilva, l’associazione Genitori tarantini compie 10 anni di attività e presenta il primo calendario, in memoria dell’attivista Emilia Albano. Sulla situazione attuale: “Basta cedere al ricatto occupazionale”

Lo ha detto il presidente uscente della Regione Puglia, Michele Emiliano dopo il vertice al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Il piano della chiusura e della cassa integrazione è stato completamente ritirato, e soprattutto ci è stata data assicurazione che lo stabilimento ex Ilva di Taranto continuerà a rifornire di coils l’impianto di Genova. Allo stato degli atti, questo tranquillizza sia il sindacato che i lavoratori, e anche un po’ tutti noi come Regione Puglia ed enti locali”. Lo dice Michele Emiliano, presidente uscente della Regione Puglia, dopo il vertice al Mimit sull’ex Ilva presenti anche le altre istituzioni del territorio.“Ci è stato confermato che il piano di decarbonizzazione va avanti in vista dell’individuazione di un acquirente. Sullo sfondo resta la questione posta da tutti noi: nel caso in cui non si dovesse trovare un acquirente privato, nelle modalità consentite dalla legge, lo Stato deve assumere la responsabilità della gestione dello stabilimento – rileva Emiliano -. Inoltre, è stata presentata una serie di ipotesi diinvestimento, alcuni dei quali conoscevamo già, altri sono cose nuove, che offrono la possibilità di riallocare alcune centinaia di eventuali esuberi nel corso del tempo. Si tratta di progetti che hanno una concretezza abbastanza relativa, ma che comunque appaiono dotati di una certa serietà dato il prestigioe la reputazione delle imprese che si sono fatte avanti”, conclude Emiliano.

Intanto, questa mattina, dopo due giornate di blocco, è stata ripristinata la viabilità sia per la statale Appia che costeggia il siderurico, che per la statale 106, in prossimità dell’Eni. Ancora in corso il consiglio di fabbrica all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. I sindacati metalmeccanici andranno avanti con le proteste e ne stanno definendo le modalità. In corso anche un’interlocuzione tra le segreterie di Fiom, Fim, Uilm e Usb per la stesura di un documento congiunto da inviare al governo, al quale chiedono la convocazione urgente e unitaria di un tavolo di confronto; e soprattutto il ritiro del piano presentato a novembre. Richieste per le quali si lotta anche a Genova, dove gli operai hanno intensificato la protesta. Domani si terrà l’incontro con le istituzioni, ed è la volta della Puglia. Dal Comune di Taranto, confermano la partecipazione del sindaco Piero Bitetti. Intanto, questa mattina, dopo due giornate di blocco, è stata ripristinata la viabilità sia per la statale Appia che costeggia il siderurico, che per la statale 106, in prossimità dell’Eni. 

Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Blocco delle statali rimosso a Taranto per allerta meteo. Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Nessuna convocazione è arrivata intanto dal governo, nonostante le due giornate di mobilitazione e di disagi creati alla città. Il ministro Urso non incontrerà i sindacati ma per lui restano confermati gli appuntamenti gia in calendario con le regioni Piemonte Liguria e Puglia per ridefinire il piano di reindustrializzazione. Nelle scorse ore ha comunque dichiarato che non ci sarà  nessuna chiusura. I metalmeccanici temono invece il disastro sociale. Chiedono il ritiro immediato del piano presentato a novembre, che prevede migliaia di nuovi cassintegrati. “Riteniamo inaccettabile – hanno detto – il silenzio del governo che ad oggi si è mostrato totalmente indifferente al grido di sofferenza di migliaia di lavoratori”. Da qui lo sciopero, al quale si erano affiancati per solidarietà anche i rappresentanti dei lavoratori della vicina raffineria. I dipendenti Eni avrebbero scioperato per 8 ore ma l’azione è stata ritirata, dopo lo scioglimento dei presidi sulle statali sulle quali il traffico veicolare è ripreso regolarmente, sia lungo la via Appia che costeggia l’ex Ilva, che sulla 106.

Dalle loro parole la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Sono continuate anche questa mattina le proteste dei lavoratori e sindacalisti dell’ex Ilva. Oltre al blocco della statale 100 Taranto-Bari, in atto da ieri, oggi è stata bloccata la statale 106 e l’area imprese del siderurgico. Nella tarda serata di ieri ha raggiunto il presidio dei lavoratori il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, al quale i sindacati hanno chiesto di non partecipare all’incontro al Mimit del 5 dicembre perché il ministro Urso ha convocato riunioni separate per i siti del Nord e del Sud mentre i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi. Oggi durante Mattino Norba abbiamo raccolto alcune voci dei lavoratori: dalle loro parole tutta la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Qui di seguito il video.

Dopo la notte di presidi, agitazioni anche questa mattina . I lavoratori dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza ed è proseguita questa notte. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. (notizia in aggiornamento)

Prosegue la protesta di operai e sindacati. Al presidio sono giunti il sindaco e il vice sindaco di Taranto. Fuochi accesi sulla strada per proteggersi in qualche modo dal freddo: è proseguita nella notte la protesta di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva contro il piano presentato da azienda e Governo. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza sin quando non arriverà una nuova convocazione del Governo a Palazzo Chigi e il piano sarà ritirato. Rimangono i presidi di protesta sulle strade intorno al siderurgico e resta bloccata la statale 100 da Taranto a Bari. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. Intorno alla mezzanotte il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il vice sindaco, Mattia Giorno, si sono recati al presidio. “Abbiamo detto al sindaco e al vice sindaco – dichiara Davide Sperti, segretario nazionale e provinciale Taranto della Uilm – di non andare all’incontro del 5 dicembre convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit. Gli amministratori comunali ci hanno detto che quest’incontro è sui nuovi investimenti, ma quali investimenti, abbiamo ribattuto noi, se non c’è assolutamente nulla al riguardo”.

“Io non so dirvi se è giusto che Ilva sia aperto o meno però parliamo di famiglie che fanno la fame e che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”. “Noi veniamo soltanto strumentalizzati da una parte e dall’altra ma in realtà chi ne fanno le spese sono soltanto le nostre famiglie perché stiamo facendo sacrifici a morire senza ottenere nulla” è l’urlo disperato di una lavoratrice dell’Ex Ilva che, in lacrime, racconta quanto sta accadendo nella sua famiglia e in quella dei suoi colleghi: “Io non so dirvi se è giusto che Ilva sia aperto o meno però parliamo di famiglie che fanno la fame e che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”, racconta, “Quando io chiedo l’aiuto della città e perché soltanto la solidarietà può portare dei risultati. Non conosco le famiglie degli altri, però conosco i miei colleghi e so quanto soffrono e come soffiamo noi quindi.  Quello che chiedo è futuro!  Non una vita in cassa integrazione. Io non sono una parassita. Io sono una lavoratrice, qualsiasi lavoro mi daranno io lo accetterò”

Si chiede una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone. Crisi ex Ilva: i sindacati metalmeccanici tornano a scioperare dalle 12:00 di oggi fino a nuova comunicazione. Fim, Fiom, Uilm e Usb rinnovano la richiesta di incontro per un unico tavolo a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ritirare il piano proposto per il siderurgico e di avviare un confronto serio e costruttivo con il governo. Chiedono una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone.

La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna nei confronti di Fabio Arturo Riva, erede di Emilio, patron dell’ex Ilva, e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, per i danni causati dall’inquinamento della fabbrica. La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna nei confronti di Fabio Arturo Riva, erede di Emilio, patron dell’ex Ilva, e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, per i danni causati dall’inquinamento della fabbrica e dispone una serie di risarcimenti nei confronti del Comune di Taranto e delle aziende comunali Amat e Amiu, che si occupano rispettivamente di trasporti pubblici e igiene urbana. La sentenza, comunicata oggi, attiene al processo civile. la sentenza dispone che e Fabio Riva e Capogrosso, “in via solidale”, versino al Comune di Taranto 18 milioni di euro “a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale all’immagine, alla reputazione e all’identità storica e culturale della città di Taranto”.   IL Comune ha ottenuto risarcimenti per 2.429.712 euro per il “danno materiale subito dal patrimonio immobiliare comunale, ubicato nei quartieri Città Vecchia e Paolo VI”; per 23.092,47 euro per il “ristoro delle spese sopportate per i lavori di manutenzione straordinaria eseguiti sulle coperture dei padiglioni della scuola Gabelli” nel rione Tamburi; di 497.164,63 euro per il “danno materiale subito dallestrutture scolastiche dei quartieri Citta’ Vecchia e Paolo VI”; per 141.750 euro a causa del “danno da pulizia straordinaria di pozzetti e tubazioni ed installazione di un nuovo impianto di raccolta e drenaggio delle acque meteoriche del cimitero di San Brunone”. Invece l’Amat ha ottenuto il risarcimento di 162.385,46 euro per il “danno derivante dai maggiori oneri e sostituzioni dei materiali d’uso” dei bus urbani, mentre l’Amiu ha avuto tre diversi risarcimenti: di 84.491,33 euro “a titolo di ristoro dei maggiori costi sopportati per le attività di spazzamento e di lavaggio delle strade nei quartieri Tamburi eCittà Vecchia”; di 25.771,18 euro per i “maggiori costi sopportati per l’implementazione dell’attività di lavaggio stradale”; infine, di 6.980.04 euro per i “costi sopportati per la dotazione di tute integrali per i dipendenti Amiu”. Riva e Capogrosso condannati anche al pagamento alle spese processualiquantificate in 116.268 euro.

Ha dichiarato che per il siderurgico serve un piano che garantisca al tempo stesso continuità produttiva e processo di carbonizzazione. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro che si è svolto ieri a Toma sull’Ex ilva al Mimit tra ministro Adolfo Urso, alcune rappresentanze sindacali territoriali, sindaco di Taranto Piero Bitetti e governatore pugliese uscente Michele Emiliano. Il ministro Urso ha dichiarato che serve un piano che garantisca al tempo stesso continuità produttiva e processo di carbonizzazione. Ma ha anche affermato che, ove fosse necessario e richiesto, non si esclude la possibilità di un soggetto pubblico che possa contribuire a rendere più significativo e strutturato un investimento privato. “Conforta anche il fatto” – ha concluso Urso – “che gli enti locali vogliano cooperare per creare le migliori condizioni per il rilancio del siderurgico”. 

Venerdì è previsto un incontro unitario con sindacati, Regioni ed enti locali delle sedi degli stabilimenti . Il ministro Adolfo Urso ha chiamato Decaro, intanto per congratularsi per l’elezione a presidente della Regione e poi per illustrargli in modo dettagliato i principali dossier di politica industriale che interessano la Puglia, in primis l’ex Ilva, anche in vista dell’incontro di venerdì al Mimit. Decaro intende avere un ruolo attivo. Intanto oggi e domani saranno a Taranto i rappresentanti di Flacks Group, uno dei due fondi americani che ha partecipato alla gara per la vendita dell’azienda, dichiarando interesse all’acquisizione dell’intero gruppo siderurgico. Dovrebbe partecipare anche una delegazione di tecnici. L’altro soggetto in corsa è Bedrock, già presente nella precedente procedura conclusa a gennaio.

L’azienda riferisce inoltre che nessun lavoratore si è rivolto all’infermeria per malesseri. Non ci sono collegamenti tra l’azienda e le segnalazioni di odori nauseabondi rilevate nelle prime ore della mattina. A dirlo è Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria. Alle 7.11, i Vigili del Fuoco interni, intervenuti nell’area GRF (Gestione rottami ferrosi) lato treno nastri insieme a un rappresentante sindacale, e “hanno constatato l’assenza di gas di qualsiasi tipo”. L’azienda riferisce inoltre che nessun lavoratore si è rivolto all’infermeria per malesseri. Ieri alle 12.21, durante un intervento di manutenzione elettrica straordinaria sui quadri di alimentazione delle macchine che producono l’aria in ingresso all’altoforno Afo4 dello stabilimento di Taranto, si è verificata la mancanza di alimentazione della macchina in servizio. L’azienda precisa che, “come previsto dal sistema di automazione implementata ai fini della gestione della sicurezza degli impianti”, si sono aperti i bleeders dell’altoforno e la seconda macchina per la generazione dell’aria è entrata immediatamente in funzione, consentendo il ritorno alla marcia ordinaria “nell’arco temporale tecnicamente necessario di pochissimi minuti”.

. Rottura totale tra sindacati e governo sul futuro dell’ex Ilva. Al termine dell’incontro tenutosi oggi a Palazzo Chigi, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha annunciato uno sciopero nazionale di 24 ore a partire da domani, accompagnato da assemblee in tutti gli stabilimenti. “Abbiamo rotto, è un disastro. I nostri dubbi sono diventati certezze: il piano industriale porta alla chiusura dell’ex Ilva”, ha dichiarato Palombella, puntando il dito contro l’esecutivo e le istituzioni, accusati di mancanza di responsabilità. La mobilitazione sindacale arriva in un momento cruciale per il destino dell’acciaieria di Taranto, con il rischio concreto – secondo i rappresentanti dei lavoratori – di un progressivo smantellamento produttivo.

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L’incontro si è chiuso senza intese e a breve il numero di cassaintegrati potrebbe salire a 5700 per poi arrivare a 6.000 a gennaio “Per l’ex Ilva non c’è alcun piano, vogliono solo chiuderla”. È la sintesi dei sindacati al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Governo. La cassa integrazione è destinata a salire di altre 1200 unità nelle prossime settimane e 300 a gennaio. Saranno quindi circa 6mila i lavoratori interessati. Durante l’incontro il ministro Urso avrebbe fatto riferimento a un possibile nuovo investitore. Circostanza però che non convince i sindacati. Una situazione sempre più complessa. “Dal Governo piano inaccettabile e da contrastare con tutti gli strumenti possibili”, dicono i sindacati. 

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La nuova Aia non garantisce la copertura finanziaria, 800 mila euro, e il Comune non se n’è può fare carico perché non ha fondi Interviste a operaio; Giovanna Lato, dirigente istituto scolastico comprensivo Vico-De Carolis; Antonietta Iossa, dirigente istituto comprensivo Galilei Servizio di Annamaria Rosato

Taranto: incontro su decarbonizzazione ex Ilva

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