cm-rooms-and-apartments-sogg-colonna-suites-giugno
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

maldarizzi-automotive

ex ilva

La denuncia arriva dall’ambientalista tarantino, Luciano Manna di Veraleaks. È stata una emissione simile a uno slopping. Una emissione di colore rossastro si è sollevata dagli impianti ex Ilva Acciaierie d’Italia di Taranto ed è stata visibile da parecchi chilometri di distanza dallo stabilimento. La denuncia arriva dall’ambientalista tarantino, Luciano Manna di Veraleaks. È stata una emissione simile a uno slopping, ma proveniente questa volta dalla zona Afo4 (o grf) che si trova alle spalle dell’acciaieria. “L’azienda deve darne conto ai cittadini e alle autorità”, evidenzia Manna. “Si tratta degli stessi reati ambientali per cui i gestori della fabbrica sono ancora a processo e per i quali nel 2012 furono sequestrati gli impianti dell’area a caldo” continua l’ambientalista, “Cose che accadono ancora oggi a febbraio del 2026 accadono senza destare preoccupazioni a istituzioni e politica”.

Siamo andati davanti alla fabbrica e abbiamo atteso il cambio turno. Pochissimi quelli che hanno voglia di parlare davanti alle telecamere. Gli operai dell’ex Ilva non credono nel progetto del fondo statunitense Flacks. Dichiarazioni contraddittorie che non offrono alcuna certezza, dicono, quelle rilasciate dai consulenti, tra cui il chimico slovacco Peter Kamaras, in corsa per il ruolo di amministratore delegato e direttore generale di Acciaierie d’Italia e dal magnate Michael Flacks. Ingaggiata anche nella squadra una società ucraina, oggi tra i leader mondiali nella progettazione, costruzione e ammodernamento di impianti per la produzione di coke. Siamo andati davanti alla fabbrica e abbiamo atteso il cambio turno. Pochissimi quelli che hanno voglia di parlare davanti alle telecamere.

L’intervista a Peter Kamarás: “Tutto sarà deciso anche con la città”. “Tra maggio e giugno ripartirà la produzione dell’ex Ilva con una fabbrica ecocompatibile”.  Lo ha detto Peter Kamarás, direttore generale della società Flacks, a Taranto in vista della trattativa sull’acquisto del siderurgico. “No al rigassificatore e da definire il numero dei forni elettrici. Tutto sarà deciso anche con la città”  Intervista a Peter Kamarás, dg società Flacks  Servizio di Annamaria Rosato e Alessandra Martellotti

A parlare è Peter Kamarás, direttore generale della società che si occuperà dell’impianto tarantino se la trattativa andrà a buon fine. Prima giornata a Taranto per i consulenti e gli ingegneri del gruppo Flacks, possibile acquirente dell’ex Ilva, in trattativa con il governo italiano. Saranno fino a giovedì in sopralluogo nella fabbrica. “Abbiamo trovato una situazione ottimale dal punto di vista degli impianti e delle professionalità”, dichiara al TgNorba, Peter Kamarás, direttore generale della società che si occuperà dell’impianto tarantino se la trattativa andrà a buon fine. Ha detto che intende incontrare istituzioni, sindacati, realtà cittadine e anche la stampa locale. “Stiamo cercando di raccogliere la maggior parte dei dettagli che ci serviranno per negoziare con il governo”, prosegue Kamarás. Ha risposto poi su livelli occupazionali, ambiente e sicurezza, priorità nella visione futura per l’impianto. Al momento non è prevista alcuna visita di Micheal Flacks e la trattativa potrebbe chiudersi già per questa primavera.

La delegazione di Flacks comprenderà solo tecnici e non lo stesso investitore Michael Flacks. Una delegazione del fondo americano Flacks Group sarà da oggi nell’ex Ilva di Taranto e nel siderurgico vi resterà sino a domani. La visita di Flacks a Taranto, la seconda, essendoci stata la prima a fine novembre 2025, era prevista ma non da oggi. I rappresentanti americani, che giorni fa sono stati anche a Genova e Novi Ligure, hanno deciso di anticiparla. All’arrivo degli emissari di Flacks saranno presenti uno dei tre commissari di AdI, Giancarlo Quaranta, e il direttore generale della società Maurizio Saitta. La delegazione di Flacks comprenderà solo tecnici e non lo stesso investitore Michael Flacks, la cui base è Miami, che di recente è stato in Italia, a Milano dove ha incontrato i commissari, e che viene probabilmente dato di ritorno in Italia nel giro di due settimane se le trattative in corso per l’ex Ilva dovessero evolvere.

Tra gli imputati anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell’ex Ilva, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso. Il gup di Potenza, Francesco Valente, ha rinviato a giudizio 21 imputati coinvolti nel processo “Ambiente svenduto”, in cui si contesta il reato di disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Tra gli imputati anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell’ex Ilva, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso. Il processo trae origine dal sequestro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto avvenuto a luglio 2012.   Su richiesta dei legali del Codacons il gup del Tribunale di Potenza, Francesco Valente, oltre al rinvio a giudizio per 21 imputati, ha disposto un sequestro conservativo superiore a 675mila euro a favore delle parti civili rappresentate dall’associazione, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” relativo al reato di disastro ambientale contestata alla gestione dell’Ilva da parte del gruppo industriale privato Riva.

Le reazioni del territorio. Ex Ilva. Flaks annuncia di voler risolvere questione ambientale e occupazionale a Taranto. Ma non convince nè gli ambientalisti, nè i sindacati. Le reazioni. Interviste a Giovanni D’Arcangelo, segretario Cgil Taranto; Massimo Ruggiero, presidente Giustizia per Taranto

Michael Flacks ha delineato il suo progetto industriale. Acciaierie d’Italia ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, dal primo marzo, per 4.450 lavoratori su un totale di 9.702 dipendenti. A Taranto i cassintegrati saranno 3.803. È prevista la rotazione del personale. Alla base della richiesta, spiegano i commissari, la crisi produttiva e finanziaria. La produzione non potrà superare, allo stato attuale, 1,5–1,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Nelle prossime settimane è prevista la ripartenza dell’altoforno 2, ma senza un aumento immediato dei volumi perché sarà fermato l’altoforno 4 per manutenzione fino ad aprile 2026. Intanto, in un’intervista pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, Michael Flacks, l’imprenditore che ha presentato l’offerta per acquistare l’ex Ilva, delinea il suo progetto industriale. Flacks afferma che l’impianto è “ben gestito e in ottime condizioni” e annuncia la nomina di una commissione indipendente, composta anche da personalità conosciute, per realizzare uno studio sull’inquinamento e sull’impatto ambientale. L’obiettivo produttivo è arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio in 18 mesi. Sul fronte occupazionale, Flacks parla di 6.500 lavoratori iniziali, con la possibilità di salire fino a 9–10 mila posti nel medio periodo. L’imprenditore esclude la presenza di soci privati, mentre apre al coinvolgimento dello Stato nella futura gestione dell’azienda.

La denuncia di Luciano Manna di Veraleaks e Carla Luccarelli dell’associazione Giorgioforever. La morte dell’operaio Claudio Salamida il 12 gennaio scorso all’ex Ilva è una morte annunciata. Lo dichiarano e lo dimostrano Luciano Manna di Veraleaks e Carla Luccarelli di Giorgioforever con l’ultima denuncia presentata alla procura di Taranto. Interviste a Luciano Manna, Veraleaks; Carla Luccarelli Giorgioforever 

La cerimonia funebre si è svolta a Putignano, nella chiesa di San Filippo Neri . Esce in silenzio il feretro di Claudio Salamida, a squarciarlo, solo lo strazio della moglie Maria Teresa, e i rintocchi delle campane. Lo aveva detto Don Maurizio Caldararo, nell’omelia, del funerale celebrato insieme al cappellano dell’Ilva, nella chiesa di San Filippo Neri, gremita di persone, tanti i colleghi dell’Ilva: “Ci sono state tante parole non doveva morire così, non c’è sicurezza, è inaccettabile uscire di casa per andare a lavorare e non tornare“. Alla moglie Maria Teresa che canta nel coro, don Maurizio dice: “Nessuno sa il dolore che hai dentro, e il cruccio di dover dire al bambino che il papà non c’è più, sarà lui a darti la forza di andare avanti. Prenditi il tuo tempo, anche di cantare il dolore e la disperazione, ma poi ritorna a cantare l’amore che hai conosciuto, perché Claudio, amava, ama e amerà sentirti cantare”. Il messaggio del Vescovo, monsignor Favale è un monito a trasformare il dolore in azione, per garantire dignità e sicurezza ai lavoratori. Ad ascoltarlo, il governatore Antonio Decaro, e i sindaci di Alberobello, città di origine di Salamida, e Putignano, dove viveva, che hanno proclamato il lutto cittadino. Neanche loro hanno parole. Solo quando il feretro si allontana, il silenzio viene rotto da un timido applauso.

. Approvato in via definitiva dalla Camera il decreto legge sull’ex Ilva, che punta a garantire la continuità produttiva degli impianti. Il provvedimento prevede nuovi fondi per fronteggiare l’emergenza industriale e occupazionale, in attesa di una soluzione strutturale.Interviste: On Dario Iaia Fdi; On Marco Lacarra PD; On Leonardo Donno M5S

Il medico legale ha confermato che a causare il decesso dell’uomo sono stati i politraumi causati dalla caduta . Saranno celebrati domani 20 gennaio, alle 16, a Putignano, i funerali di Claudio Salamida, l’operaio dell’ex Ilva morto sul lavoro il 12 gennaio scorso. L’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato, ha confermato che a causare il decesso dell’uomo sono stati i politraumi causati dalla caduta. L’esame è stato effettuata nell’ospedale SS Annunziata di Taranto. Il medico legale ha 60 giorni per depositare la relazione. Sono 17 persone le persone indagate in cooperazione per omicidio colposo per la morte dell’operaio.

Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’ Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attivitaà di manutenzione al convertitore 3. Diciassette persone dovranno rispondere di omicidio colposo per la morte di Claudio Salamida, l’operaio di Acciaierie d’Italia, morto lunedi mattina mentre ispezionava le valvole del convertitore 3 dell’acciaieria 3. Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attività di manutenzione al convertitore 3. Lunedi prossimo il pm conferirà l’ incarico al medico legale per l’autopsia sul corpo di Claudio Salamida

“Alla luce di questo scenario le richiedo – scrive il sindaco di Taranto alla premier – di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo”. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni un incontro sull’Ex Ilva e sulla crisi complessiva della città. In una lettera Bitetti scrive: “Sono a rinnovarle la richiesta di un incontro istituzionale per affrontare le diverse e gravi emergenze che interessano l’area ionica, in primis quella attinente alla ben nota perdurante crisi dell’apparato industriale”. Il sindaco poi puntualizza: “Alla ormai cronica vertenza sanitaria, ambientale, industriale e sindacale e ai correlati problemi di tenuta sociale, non va trascurato il tema della sicurezza sul lavoro” ricordando l’ennesimo incidente che è costato la vita a Cosimo Salamida, 47 anni, deceduto il 12 gennaio dopo essere precipitato da un’altezza di 7 metri. “Alla luce di questo scenario le richiedo – scrive ancora il sindaco di Taranto alla premier – di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo, anche e soprattutto a livello istituzionale territoriale, capace di generare significativi benefici sia per la citta, sia per il sistema industriale italiano”. E poi conclude: “Questa di Taranto è una emergenza nazionale e come tale merita di essere finalmente trattata”.

Introdotta anche la norma che prevede un prestito di 149 milioni per il 2026 all’ex Ilva di Taranto nel caso in cui la cessione a terzi degli impianti non vada in porto entro il 31 gennaio 2026. Il Senato ha approvato il decreto per la continuità operativa dello stabilimento Ilva di Taranto, che ora passa alla Camera. I sì sono stati 79, i no 63. Il decreto autorizza Acciaieria d’Italia ad utilizzare 108 milioni di euro (le somme residue trasferite da Ilva Spa) per garantire la continuità operativa degli impianti d Taranto.  Introdotta anche la norma che prevede un prestito di 149 milioni per il 2026 all’ex Ilva di Taranto nel caso in cui la cessione a terzi degli impianti non vada in porto entro il 31 gennaio 2026. Un’altra prolunga al 2028 lo stanziamento di un milione di euro annui in favore delle aziende dell’indotto. 

Al centro delle indagini il camminamento dal quale l’operaio di 47 anni è caduto. Si allarga l’inchiesta sulla morte di Claudio Salamida, l’operaio di 47 anni di Putignano precipitato da circa sette metri mentre lavorava al quinto livello del convertitore nello stabilimento dell’ex Ilva. L’uomo stava effettuando una manovra di routine su una valvola di ossigeno, nell’ambito delle attività di riconsegna dell’impianto dopo lavori di manutenzione. L’area del convertitore è stata posta sotto sequestro probatorio senza facoltà d’uso e la Procura di Taranto procede per omicidio colposo. Al centro delle indagini il camminamento dal quale Salamida è caduto. Al posto delle griglie metalliche sarebbero state installate pedane in legno, una soluzione temporanea ritenuta non idonea a garantire sicurezza. Dagli accertamenti emerge che la griglia definitiva era già stata consegnata e si trovava sull’impianto, ma non era stata fissata. Quel varco sarebbe stato lasciato aperto per facilitare il passaggio di materiali durante i lavori di manutenzione e non ripristinato al termine degli interventi. Ora gli inquirenti dovranno chiarire da quanto tempo fosse presente quella situazione e chi ne abbia autorizzato l’utilizzo, oltre alle eventuali responsabilità legate ai controlli interni. La ricostruzione della dinamica è resa più complessa dall’assenza di telecamere nella zona interessata. La Procura conferirà l’incarico per l’autopsia, mentre lo Spesal ha già depositato un primo rapporto che individua diversi possibili responsabili. L’indagine si estende anche alle ditte dell’indotto coinvolte nei lavori. Resta alta, intanto, l’attenzione sulla sicurezza nello stabilimento. Nella tarda serata di lunedì e poi durante la notte si sono verificate due distinte perdite di gas nell’area dell’altoforno due. Attivate le procedure di emergenza, i lavoratori hanno indossato le maschere protettive. L’azienda ha riferito che l’anomalia è stata risolta e che alle 10.30 di ieri mattina le attività sono riprese regolarmente, mentre i sindacati chiedono un confronto per ottenere maggiori garanzie sulla sicurezza.

Grande la commozione in città. A Putignano Claudio Salamida viveva da pochi anni, in una contrada fuori città, e lavorando a Taranto, non frequentava molto la città. L’uomo è deceduto mentre era al lavoro all’ex Ilva. Commosso il ricordo dei sindaci di Putignano e Alberobello. Riprese di Cosimo Caragiulo Montaggio di Guglielmina Logroscino

Attivate le procedure di emergenza. Non ci sarebbero feriti. Nella mattina di oggi, 13 gennaio, si è verificata la perdita di gas da una valvola della rete gas dell’ex Ilva, in zona Altoforni. L’area è stata evacuata e transennata. Sono state attivate le procedure di emergenza. I tecnici stanno sostituendo la guarnizione. Non ci sarebbero feriti. (notizia in aggiornamento)

Secondo l’accusa, la gestione non avrebbe avuto alcuna finalità di rilancio industriale, ma puntava all’indebolimento del gruppo siderurgico a vantaggio della multinazionale franco-indiana. “Il dissesto di Acciaierie d’Italia S.p.A., culminato con l’accesso della società alla procedura di amministrazione straordinaria il 29 febbraio 2024, non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale”. Lo si legge nell’atto di citazione con il quale i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno intentato una causa di 7 miliardi di euro verso Arcelor Mittal, precedente gestore del gruppo siderurgico ex Ilva. “Secondo quanto emerso all’esito delle complesse attività di forensic due diligence disposte dall’organo commissariale – si legge nella memoria legale – si tratterebbe invece del risultato di una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo, attuata da ArcelorMittal avvalendosi dagli amministratori tempo per tempo in carica in Acciaierie d’Italia, finalizzata al sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio”. Acciaierie d’Italia S.p.A. nasce nel 2018 come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d’azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto, si legge ancora nel documento. “Il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d’azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva. Promesse queste che tuttavia sarebbero state disattese fin dall’origine. Ma non solo: “la situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta dall’amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile conlo schema di affitto del ramo d’azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone”. “Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiuti dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021 – si sostiene ancora nell’atto contro Mittal -. Sul piano operativo, la gestione commissariale, all’esito delle attività di indagine disposte, ha anche appurato l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per 947,4 milioni di euro. Un deterioramento, questo, che potrebbe configurare un ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale ed industriale”. Sono emerse, infine – si legge nell’atto di citazione – “criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla Procuradella Repubblica presso il Tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2 finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite”.

Solo quando i colleghi non hanno sentito più la sua voce alla radio sono andati a vedere ma era già troppo tardi. Interrogativi che dovranno chiarire i tecnici dello Spesal. L’ennesima vita spezzata. Una famiglia distrutta. Claudio Salamida, 47 anni, originario di Alberobello, ma residente a Putignano, è morto dopo essere precipitato dal quinto piano alla parte rialzata del quarto dell’acciaieria 2. Ha fatto un volo di circa 7 metri. L’impatto è stato letale. Claudio era un dipendente di Acciaierie d’Italia e stava ripristinando una valvola al convertitore 3. Il pavimento grigliato avrebbe ceduto. Dalle prime indagini pare che al posto del cosiddetto paiolato, la zona di calpestio, ci fossero delle pedane di legno provvisorie e lamiere per coprire dei vuoti. L’operaio avrebbe dato per scontato che ci fosse un piano calpestabile fissato alla struttura, ma le pedane si sarebbero aperte facendolo precipitare. Poteva lavorare lì? chi aveva messo quelle pedane e da quanto tempo? Perché non c’era un nastro per delimitare l’area? E perché era solo? Nessuno si è accorto dell’incidente. Solo quando i colleghi non hanno sentito più la sua voce alla radio sono andati a vedere ma era già troppo tardi. Interrogativi che dovranno chiarire i tecnici dello Spesal. Intanto su disposizione del Pm Di Tursi sono stati messe sotto sequestro le aree interessate del quarto e quinto livello dell’acciaieria 2 senza facoltà d’uso. La salma di Claudio Salamida si trova all’obitorio del SS. Annunziata ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Dl Ilva è legge: ok definitivo alla Camera

Approvato in via definitiva dalla Camera il decreto legge sull’ex Ilva, che punta a garantire la continuità produttiva degli impianti. Il provvedimento prevede nuovi fondi

deliziosa
deliziosa