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Una delegazione di una cinquantina di lavoratori di Taranto è in presidio in piazza Montecitorio. Entro lunedì i commissari straordinari impugneremo il decreto del tribunale di Milano che sospende l’attività a caldo dell’acciaieria di Taranto a partire dal 24 agosto. Questo è quanto riferito al tavolo sull’ex Ilva in corso a Palazzo Chigi dove sono presenti i sindacati metalmeccanici, i commissari straordinari (collegati da remoto) e i ministri delle Imprese, Adolfo Urso, e del Lavoro, Marina Calderone. Coordina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Una delegazione di una cinquantina di lavoratori di Taranto è in presidio in piazza Montecitorio.

Il gruppo si dice ancora interessato all’acquisizione. “Nonostante la recente sentenza del Tribunale di Milano, il Gruppo Flacks conferma il proprio impegno a proseguire le trattative per l’acquisizione dell’ex Ilva. Pur rappresentando un’evoluzione imprevista, la decisione non è considerata dal Gruppo un ostacolo al processo in corso, che viene attentamente valutato per adeguare il piano industriale di conseguenza”. A dirlo è il presidente e ceo del gruppo Flacks, Michael Flacks che si dice ancora interessato all’acquisizione. “Il Gruppo Flacks – dice – resta pienamente impegnato. Tale posizione è stata comunicata con piena convinzione al Governo”.

Tra loro anche sei dirigenti di Acciaierie di Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta e il direttore di stabilimento Benedetto Valli, indagati anche per la morte dell’altro operaio, Claudio Salamida, deceduto a gennaio. Venerdì l’autopsia . I manifesti funebri davanti alla fabbrica. I volti scuri. Il dolore, lo sciopero, il lutto. Uno scenario già visto all’ex Ilva di Taranto. Questa è volta il rito è per Loris Costantino, 36 anni, morto all’ex Ilva, dopo un volo di oltre 10 metri. Il piano di calpestio ha ceduto. Una morte per la quale ci sono 10 indagati : 6 dirigenti di Acciaierie di Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta e il direttore di stabilimento Benedetto Valli, indagati anche per la morte dell’altro operaio, Claudio Salamida, deceduto a gennaio. Venerdì l’autopsia sul corpo di Loris. Sarà effettuata dal medico legale, Davide Ferorelli. Su quel calpestio gli ultimi passi dell’operaio. Pochi istanti prima l’ha attraversata il collega che l’ha assistito fino alla fine. Loris è morto in ospedale. I colleghi si sono ritrovati davanti alla portineria Imprese. Ormai hanno paura di varcare la soglia del siderurgico. Qui la testimonianza di un collega della vittima

“Chiaro segnale di un’azienda al collasso”. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto a seguito dell’incidente mortale sul lavoro che si è verificato ieri nello stabilimento ex Ilva, in cui ha perso la vita il 36enne Loris Costantino, dipendente della ditta di pulizieindustriali Gea Power, hanno deciso di prorogare lo sciopero anche nella giornata di oggi a partire dalle ore 7 per tutto il primo turno. “Quanto accaduto ieri – sottolineano in una nota – è il chiaro segnale di un’azienda al collasso e riteniamo inammissibile morire di lavoro per assenze di investimenti per mettere in sicurezza i lavoratori e gli impianti”. La vittima è precipitata da un’altezza di oltre dieci metri per il cedimento di un piano di camminamento grigliato sul quale si trovava durante l’attività lavorativa nell’area agglomerato. Loris è morto dopo il trasporto in ospedale a causa delle gravi lesioni riportate. L’area è stata sequestra su disposizionedella procura, che indaga per omicidio colposo. 

Lo stop riguarda anche l’appalto. I sindacati nazionali Fim, Fiom e Uilm hanno indetto da subito 24 ore di sciopero in tutto il Gruppo dopo l’incidente mortale all’ex Ilva di Taranto di questa mattina, 2 marzo. Lo stop riguarda anche l’appalto. “Le organizzazioni sindacali nazionali – si legge in una nota – esprimono il loro profondo cordoglio per la tragica perdita di Loris Costantino in un grave infortunio mortale sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. La perdita di vite umane sul fronte occupazionale rappresenta una ferita aperta nel nostro Paese e richiede un intervento immediato e deciso. Abbiamo denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni. Riteniamo inaccettabile che si continui a pagare con la vita le conseguenze di una gestione inefficace che non garantisce né la sicurezza né tantomeno previene le situazioni di rischio. Per questo chiediamo ilsuperamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detiene la maggioranza e la gestione”.

Purtroppo per lui non c’è stato nulla da fare. È morto il lavoratore dell’indotto dell’ex Ilva, Gea power, caduto questa mattina, 2 marzo, nell’area agglomerato, da un piano di calpestio da una altezza di circa 10 metri. Il suo nome è Loris Costantino e aveva 36 anni. Era di Talsano, lascia due figli. L’uomo era operaio della ditta di pulizia. L’operaio era giunto cosciente all’infermeria dello stabilimento, è stato trasportato al pronto soccorso del SS. Annunziata, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Sul luogo dell’incidente sono intanto arrivati i rappresentanti dei vari enti ispettivi per ricostruire la dinamica dell’infortunio ed effettuare i rilievi. Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, in una nota, esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa del lavoratore e comunica che “sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e ribadisce la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti”. Per il decesso è stato annullato l’evento “Look of the Games” dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 che era in programma questa mattina al Castello Aragonese di Taranto. La decisione è stata assunta dal ministro dello Sport Andrea Abodi e dal Comitato organizzatore dei Giochi. L’incontro è rinviato a data da destinarsi. A metà gennaio, per il cedimento di un piano di calpestio al convertitore 3 dell’acciaieria 2, perse la vita l’operaio ex Ilva Claudio Salamida e quell’area dell’impianto è attualmente sequestrata dalla Magistratura.

Se la sentenza dovesse influire sul negoziato per la cessione , “non ci sarebbero le condizioni” neanche l’erogazione del prestito ponte. La sentenza del Tribunale di Milano che spegne le aree a caldo dell’ex Ilva “cambia tutto” e “riscrive le regole del gioco”, “ha un impatto anche sulla continuità produttiva e sull’occupazione”. A dirlo il ministrodelle Imprese, Adolfo Urso, che si dice “molto preoccupato”. Se la sentenza dovesse influire sul negoziato per la cessione , “non ci sarebbero le condizioni” neanche l’erogazione del prestito ponte.  “Nelle prossime ore mi confronterò con i commissari straordinari dell’ex Ilva che hanno dovuto necessariamente comunicare anche attraverso la pubblicazione nella data room a Flacks i contenuti della sentenza, e quindi devono aspettare le valutazioni anche dell’acquirente. Nelle prossime ore avrò un quadro più completo”. “Sull’ex Ilva riferirò in Parlamento nell’audizione già programmata. E io credo che occorra riferire ai sindacati”.

Parla Simona Peluso, la madre del piccolo Andrea, affetto da una grave patologia . Simona Peluso, la mamma del piccolo Andrea, un bambino destinato a convivere con le cicatrici di una patologia grave, fa parte dell’associazione genitori tarantini che ha presentato il ricorso al tribunale di Milano. Oggi la decisione. La sospensione, a partire dal 24 agosto, dell’attività produttiva dell’area a caldo della fabbrica se l’Aia del 2025 non verrà adeguata con nuove prescrizioni. In pratica entro quella data i commissari di Acciaierie d’Italia dovranno correre ai ripari per ottenere una integrazione dell’Aia che indichi tempi certi e brevi, altrimenti dovranno spegnere l’ex Ilva. Qui l’intervista a Simona Peluso

Il Ministero dell’Ambiente blocca temporaneamente la Valutazione di Impatto Ambientale per il rigassificatore nel porto di Taranto: criticità sull’area del molo polisettoriale e richieste di chiarimenti alla società proponente.. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha sospeso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per il progetto del rigassificatore nel porto di Taranto, previsto nell’area del molo polisettoriale. Il ministero ha chiesto chiarimenti alla società proponente, Terminale di Rigassificazione GNL Taranto Srl, bloccando temporaneamente l’iter autorizzativo. La decisione arriva a cinque mesi dalla presentazione dell’istanza, avvenuta il 10 ottobre. Anche sul sito ufficiale del Mase la procedura risulta attualmente sospesa. Chi c’è dietro il progetto del rigassificatore di Taranto La società Terminale di Rigassificazione GNL Taranto Srl, con sede a Milano, è controllata per il 95% da Denali GNL (Ginevra) e per il 5% da Belenergia, già attiva nella realizzazione del parco eolico offshore a Taranto. Il progetto del rigassificatore terrestre a Taranto prevede un investimento di circa 600 milioni di euro e una capacità di 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Di questi, circa 3 miliardi potrebbero essere destinati all’ex Ilva, con l’obiettivo di favorire il passaggio dagli altiforni ai forni elettrici e accelerare la decarbonizzazione della produzione di acciaio. Perché il Mase ha sospeso la Via Nella comunicazione ufficiale, la Direzione generale per le valutazioni ambientali del Mase ricorda che il 2 febbraio l’istanza era stata dichiarata procedibile, avviando la fase di consultazione pubblica. Tuttavia, sono emerse due criticità principali: la compatibilità del rigassificatore con le attività già presenti al molo polisettoriale; la necessità di maggiori informazioni sugli assetti proprietari della società proponente. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha infatti segnalato che l’area individuata per l’impianto rientra in una concessione demaniale marittima già assegnata alla San Cataldo Container Terminal Spa, destinata allo sviluppo di un terminal multipurpose per traffici commerciali, container, merci varie e ro-ro. Secondo quanto rilevato, l’area non sarebbe attualmente disponibile per l’insediamento del nuovo impianto. Per questo motivo, il ministero ha chiesto alla società di fornire chiarimenti entro 30 giorni, disponendo nel frattempo la sospensione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Le richieste del ministero alla società Oltre ai chiarimenti sulla disponibilità dell’area portuale, il Mase ha richiesto la trasmissione di un’autodichiarazione dettagliata sugli assetti proprietari della società proponente, sull’eventuale controllante e sulla consistenza del capitale sociale. Le criticità sollevate dal Comune di Taranto Anche il Comune di Taranto, attraverso la commissione Ambiente, ha espresso perplessità sul progetto del rigassificatore nel porto. In una prima analisi sono emersi elementi di criticità legati a: impatto sui residenti delle aree limitrofe. sicurezza ambientale; sicurezza dell’impianto; tutela della fauna; compatibilità urbanistica e paesaggistica;

Impianti inquinanti: il fondatore Veraleaks Luciano Manna chiede intervento immediato. Ennesima presa di posizione dell’ambientalista e fondatore di Veraleaks, Luciano Manna, sulla recente attivazione dell’impianto di granulazione loppa collegato all’Afo2 dell’ex Ilva di Taranto. L’impianto è rimasto fermo dal 2004 ed è stato riavviato 3 giorni fa con le stesse criticità tecniche segnalate in passato dalle ispezioni Arpa Puglia e Ispra. Manna dimostra con foto le emissioni di queste ultime ore provenienti dall’impianto e chiede con quali criteri sia stata rilasciata la nuova Aia il 4 agosto scorso. L’ambientalista parla di grave responsabilità istituzionale e sollecita un intervento immediato della politica e della Procura di Taranto chiedendo lo spegnimento degli impianti inquinanti.

Era fermo dal 20 gennaio del 2024. All’ex Ilva è rientrato in funzione l’Altoforno 2. Era formo dal 20 gennaio del 2024. Ne da notizia Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria: “Il riavvio dell’impianto, che assicura il recupero di un asset produttivo strategico, si inserisce nelle azioni volte a garantire la continuità operativa e e occupazionale nella fase in corso”. Per mesi lo stabilimento ha marciato con il solo altoforno 4. Dal 7 maggio dello scorso anno, è sotto sequestro senza facoltà d’uso l’altoforno 1. Il provvedimento fu disposto dalla Procura di Taranto in seguito a un grave incendio causato dallo scoppio di una tubiera.

La denuncia arriva dall’ambientalista tarantino, Luciano Manna di Veraleaks. È stata una emissione simile a uno slopping. Una emissione di colore rossastro si è sollevata dagli impianti ex Ilva Acciaierie d’Italia di Taranto ed è stata visibile da parecchi chilometri di distanza dallo stabilimento. La denuncia arriva dall’ambientalista tarantino, Luciano Manna di Veraleaks. È stata una emissione simile a uno slopping, ma proveniente questa volta dalla zona Afo4 (o grf) che si trova alle spalle dell’acciaieria. “L’azienda deve darne conto ai cittadini e alle autorità”, evidenzia Manna. “Si tratta degli stessi reati ambientali per cui i gestori della fabbrica sono ancora a processo e per i quali nel 2012 furono sequestrati gli impianti dell’area a caldo” continua l’ambientalista, “Cose che accadono ancora oggi a febbraio del 2026 accadono senza destare preoccupazioni a istituzioni e politica”.

Siamo andati davanti alla fabbrica e abbiamo atteso il cambio turno. Pochissimi quelli che hanno voglia di parlare davanti alle telecamere. Gli operai dell’ex Ilva non credono nel progetto del fondo statunitense Flacks. Dichiarazioni contraddittorie che non offrono alcuna certezza, dicono, quelle rilasciate dai consulenti, tra cui il chimico slovacco Peter Kamaras, in corsa per il ruolo di amministratore delegato e direttore generale di Acciaierie d’Italia e dal magnate Michael Flacks. Ingaggiata anche nella squadra una società ucraina, oggi tra i leader mondiali nella progettazione, costruzione e ammodernamento di impianti per la produzione di coke. Siamo andati davanti alla fabbrica e abbiamo atteso il cambio turno. Pochissimi quelli che hanno voglia di parlare davanti alle telecamere.

L’intervista a Peter Kamarás: “Tutto sarà deciso anche con la città”. “Tra maggio e giugno ripartirà la produzione dell’ex Ilva con una fabbrica ecocompatibile”.  Lo ha detto Peter Kamarás, direttore generale della società Flacks, a Taranto in vista della trattativa sull’acquisto del siderurgico. “No al rigassificatore e da definire il numero dei forni elettrici. Tutto sarà deciso anche con la città”  Intervista a Peter Kamarás, dg società Flacks  Servizio di Annamaria Rosato e Alessandra Martellotti

A parlare è Peter Kamarás, direttore generale della società che si occuperà dell’impianto tarantino se la trattativa andrà a buon fine. Prima giornata a Taranto per i consulenti e gli ingegneri del gruppo Flacks, possibile acquirente dell’ex Ilva, in trattativa con il governo italiano. Saranno fino a giovedì in sopralluogo nella fabbrica. “Abbiamo trovato una situazione ottimale dal punto di vista degli impianti e delle professionalità”, dichiara al TgNorba, Peter Kamarás, direttore generale della società che si occuperà dell’impianto tarantino se la trattativa andrà a buon fine. Ha detto che intende incontrare istituzioni, sindacati, realtà cittadine e anche la stampa locale. “Stiamo cercando di raccogliere la maggior parte dei dettagli che ci serviranno per negoziare con il governo”, prosegue Kamarás. Ha risposto poi su livelli occupazionali, ambiente e sicurezza, priorità nella visione futura per l’impianto. Al momento non è prevista alcuna visita di Micheal Flacks e la trattativa potrebbe chiudersi già per questa primavera.

La delegazione di Flacks comprenderà solo tecnici e non lo stesso investitore Michael Flacks. Una delegazione del fondo americano Flacks Group sarà da oggi nell’ex Ilva di Taranto e nel siderurgico vi resterà sino a domani. La visita di Flacks a Taranto, la seconda, essendoci stata la prima a fine novembre 2025, era prevista ma non da oggi. I rappresentanti americani, che giorni fa sono stati anche a Genova e Novi Ligure, hanno deciso di anticiparla. All’arrivo degli emissari di Flacks saranno presenti uno dei tre commissari di AdI, Giancarlo Quaranta, e il direttore generale della società Maurizio Saitta. La delegazione di Flacks comprenderà solo tecnici e non lo stesso investitore Michael Flacks, la cui base è Miami, che di recente è stato in Italia, a Milano dove ha incontrato i commissari, e che viene probabilmente dato di ritorno in Italia nel giro di due settimane se le trattative in corso per l’ex Ilva dovessero evolvere.

Tra gli imputati anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell’ex Ilva, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso. Il gup di Potenza, Francesco Valente, ha rinviato a giudizio 21 imputati coinvolti nel processo “Ambiente svenduto”, in cui si contesta il reato di disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Tra gli imputati anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell’ex Ilva, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso. Il processo trae origine dal sequestro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto avvenuto a luglio 2012.   Su richiesta dei legali del Codacons il gup del Tribunale di Potenza, Francesco Valente, oltre al rinvio a giudizio per 21 imputati, ha disposto un sequestro conservativo superiore a 675mila euro a favore delle parti civili rappresentate dall’associazione, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” relativo al reato di disastro ambientale contestata alla gestione dell’Ilva da parte del gruppo industriale privato Riva.

Le reazioni del territorio. Ex Ilva. Flaks annuncia di voler risolvere questione ambientale e occupazionale a Taranto. Ma non convince nè gli ambientalisti, nè i sindacati. Le reazioni. Interviste a Giovanni D’Arcangelo, segretario Cgil Taranto; Massimo Ruggiero, presidente Giustizia per Taranto

Michael Flacks ha delineato il suo progetto industriale. Acciaierie d’Italia ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, dal primo marzo, per 4.450 lavoratori su un totale di 9.702 dipendenti. A Taranto i cassintegrati saranno 3.803. È prevista la rotazione del personale. Alla base della richiesta, spiegano i commissari, la crisi produttiva e finanziaria. La produzione non potrà superare, allo stato attuale, 1,5–1,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Nelle prossime settimane è prevista la ripartenza dell’altoforno 2, ma senza un aumento immediato dei volumi perché sarà fermato l’altoforno 4 per manutenzione fino ad aprile 2026. Intanto, in un’intervista pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, Michael Flacks, l’imprenditore che ha presentato l’offerta per acquistare l’ex Ilva, delinea il suo progetto industriale. Flacks afferma che l’impianto è “ben gestito e in ottime condizioni” e annuncia la nomina di una commissione indipendente, composta anche da personalità conosciute, per realizzare uno studio sull’inquinamento e sull’impatto ambientale. L’obiettivo produttivo è arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio in 18 mesi. Sul fronte occupazionale, Flacks parla di 6.500 lavoratori iniziali, con la possibilità di salire fino a 9–10 mila posti nel medio periodo. L’imprenditore esclude la presenza di soci privati, mentre apre al coinvolgimento dello Stato nella futura gestione dell’azienda.

La denuncia di Luciano Manna di Veraleaks e Carla Luccarelli dell’associazione Giorgioforever. La morte dell’operaio Claudio Salamida il 12 gennaio scorso all’ex Ilva è una morte annunciata. Lo dichiarano e lo dimostrano Luciano Manna di Veraleaks e Carla Luccarelli di Giorgioforever con l’ultima denuncia presentata alla procura di Taranto. Interviste a Luciano Manna, Veraleaks; Carla Luccarelli Giorgioforever 

Ex Ilva, Afo2, Manna: “Stesse criticità del 2024”

Impianti inquinanti: il fondatore Veraleaks Luciano Manna chiede intervento immediato Ennesima presa di posizione dell’ambientalista e fondatore di Veraleaks, Luciano Manna, sulla recente attivazione dell’impianto

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