rossotono-che-sera
oropan

Tgnorba

Telenorba

megamark

ex ilva

La cerimonia funebre si è svolta a Putignano, nella chiesa di San Filippo Neri . Esce in silenzio il feretro di Claudio Salamida, a squarciarlo, solo lo strazio della moglie Maria Teresa, e i rintocchi delle campane. Lo aveva detto Don Maurizio Caldararo, nell’omelia, del funerale celebrato insieme al cappellano dell’Ilva, nella chiesa di San Filippo Neri, gremita di persone, tanti i colleghi dell’Ilva: “Ci sono state tante parole non doveva morire così, non c’è sicurezza, è inaccettabile uscire di casa per andare a lavorare e non tornare“. Alla moglie Maria Teresa che canta nel coro, don Maurizio dice: “Nessuno sa il dolore che hai dentro, e il cruccio di dover dire al bambino che il papà non c’è più, sarà lui a darti la forza di andare avanti. Prenditi il tuo tempo, anche di cantare il dolore e la disperazione, ma poi ritorna a cantare l’amore che hai conosciuto, perché Claudio, amava, ama e amerà sentirti cantare”. Il messaggio del Vescovo, monsignor Favale è un monito a trasformare il dolore in azione, per garantire dignità e sicurezza ai lavoratori. Ad ascoltarlo, il governatore Antonio Decaro, e i sindaci di Alberobello, città di origine di Salamida, e Putignano, dove viveva, che hanno proclamato il lutto cittadino. Neanche loro hanno parole. Solo quando il feretro si allontana, il silenzio viene rotto da un timido applauso.

. Approvato in via definitiva dalla Camera il decreto legge sull’ex Ilva, che punta a garantire la continuità produttiva degli impianti. Il provvedimento prevede nuovi fondi per fronteggiare l’emergenza industriale e occupazionale, in attesa di una soluzione strutturale.Interviste: On Dario Iaia Fdi; On Marco Lacarra PD; On Leonardo Donno M5S

Il medico legale ha confermato che a causare il decesso dell’uomo sono stati i politraumi causati dalla caduta . Saranno celebrati domani 20 gennaio, alle 16, a Putignano, i funerali di Claudio Salamida, l’operaio dell’ex Ilva morto sul lavoro il 12 gennaio scorso. L’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato, ha confermato che a causare il decesso dell’uomo sono stati i politraumi causati dalla caduta. L’esame è stato effettuata nell’ospedale SS Annunziata di Taranto. Il medico legale ha 60 giorni per depositare la relazione. Sono 17 persone le persone indagate in cooperazione per omicidio colposo per la morte dell’operaio.

Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’ Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attivitaà di manutenzione al convertitore 3. Diciassette persone dovranno rispondere di omicidio colposo per la morte di Claudio Salamida, l’operaio di Acciaierie d’Italia, morto lunedi mattina mentre ispezionava le valvole del convertitore 3 dell’acciaieria 3. Il pm Buccoliero ha iscritto nel registro degli indagati 16 dipendenti di Acciaierie d’Italia tra tecnici e figure professionali del reparto ed un dipendente dell’impresa appaltatrice Peyrani che ha effettuato le attività di manutenzione al convertitore 3. Lunedi prossimo il pm conferirà l’ incarico al medico legale per l’autopsia sul corpo di Claudio Salamida

“Alla luce di questo scenario le richiedo – scrive il sindaco di Taranto alla premier – di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo”. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni un incontro sull’Ex Ilva e sulla crisi complessiva della città. In una lettera Bitetti scrive: “Sono a rinnovarle la richiesta di un incontro istituzionale per affrontare le diverse e gravi emergenze che interessano l’area ionica, in primis quella attinente alla ben nota perdurante crisi dell’apparato industriale”. Il sindaco poi puntualizza: “Alla ormai cronica vertenza sanitaria, ambientale, industriale e sindacale e ai correlati problemi di tenuta sociale, non va trascurato il tema della sicurezza sul lavoro” ricordando l’ennesimo incidente che è costato la vita a Cosimo Salamida, 47 anni, deceduto il 12 gennaio dopo essere precipitato da un’altezza di 7 metri. “Alla luce di questo scenario le richiedo – scrive ancora il sindaco di Taranto alla premier – di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo, anche e soprattutto a livello istituzionale territoriale, capace di generare significativi benefici sia per la citta, sia per il sistema industriale italiano”. E poi conclude: “Questa di Taranto è una emergenza nazionale e come tale merita di essere finalmente trattata”.

Introdotta anche la norma che prevede un prestito di 149 milioni per il 2026 all’ex Ilva di Taranto nel caso in cui la cessione a terzi degli impianti non vada in porto entro il 31 gennaio 2026. Il Senato ha approvato il decreto per la continuità operativa dello stabilimento Ilva di Taranto, che ora passa alla Camera. I sì sono stati 79, i no 63. Il decreto autorizza Acciaieria d’Italia ad utilizzare 108 milioni di euro (le somme residue trasferite da Ilva Spa) per garantire la continuità operativa degli impianti d Taranto.  Introdotta anche la norma che prevede un prestito di 149 milioni per il 2026 all’ex Ilva di Taranto nel caso in cui la cessione a terzi degli impianti non vada in porto entro il 31 gennaio 2026. Un’altra prolunga al 2028 lo stanziamento di un milione di euro annui in favore delle aziende dell’indotto. 

Al centro delle indagini il camminamento dal quale l’operaio di 47 anni è caduto. Si allarga l’inchiesta sulla morte di Claudio Salamida, l’operaio di 47 anni di Putignano precipitato da circa sette metri mentre lavorava al quinto livello del convertitore nello stabilimento dell’ex Ilva. L’uomo stava effettuando una manovra di routine su una valvola di ossigeno, nell’ambito delle attività di riconsegna dell’impianto dopo lavori di manutenzione. L’area del convertitore è stata posta sotto sequestro probatorio senza facoltà d’uso e la Procura di Taranto procede per omicidio colposo. Al centro delle indagini il camminamento dal quale Salamida è caduto. Al posto delle griglie metalliche sarebbero state installate pedane in legno, una soluzione temporanea ritenuta non idonea a garantire sicurezza. Dagli accertamenti emerge che la griglia definitiva era già stata consegnata e si trovava sull’impianto, ma non era stata fissata. Quel varco sarebbe stato lasciato aperto per facilitare il passaggio di materiali durante i lavori di manutenzione e non ripristinato al termine degli interventi. Ora gli inquirenti dovranno chiarire da quanto tempo fosse presente quella situazione e chi ne abbia autorizzato l’utilizzo, oltre alle eventuali responsabilità legate ai controlli interni. La ricostruzione della dinamica è resa più complessa dall’assenza di telecamere nella zona interessata. La Procura conferirà l’incarico per l’autopsia, mentre lo Spesal ha già depositato un primo rapporto che individua diversi possibili responsabili. L’indagine si estende anche alle ditte dell’indotto coinvolte nei lavori. Resta alta, intanto, l’attenzione sulla sicurezza nello stabilimento. Nella tarda serata di lunedì e poi durante la notte si sono verificate due distinte perdite di gas nell’area dell’altoforno due. Attivate le procedure di emergenza, i lavoratori hanno indossato le maschere protettive. L’azienda ha riferito che l’anomalia è stata risolta e che alle 10.30 di ieri mattina le attività sono riprese regolarmente, mentre i sindacati chiedono un confronto per ottenere maggiori garanzie sulla sicurezza.

Grande la commozione in città. A Putignano Claudio Salamida viveva da pochi anni, in una contrada fuori città, e lavorando a Taranto, non frequentava molto la città. L’uomo è deceduto mentre era al lavoro all’ex Ilva. Commosso il ricordo dei sindaci di Putignano e Alberobello. Riprese di Cosimo Caragiulo Montaggio di Guglielmina Logroscino

Attivate le procedure di emergenza. Non ci sarebbero feriti. Nella mattina di oggi, 13 gennaio, si è verificata la perdita di gas da una valvola della rete gas dell’ex Ilva, in zona Altoforni. L’area è stata evacuata e transennata. Sono state attivate le procedure di emergenza. I tecnici stanno sostituendo la guarnizione. Non ci sarebbero feriti. (notizia in aggiornamento)

Secondo l’accusa, la gestione non avrebbe avuto alcuna finalità di rilancio industriale, ma puntava all’indebolimento del gruppo siderurgico a vantaggio della multinazionale franco-indiana. “Il dissesto di Acciaierie d’Italia S.p.A., culminato con l’accesso della società alla procedura di amministrazione straordinaria il 29 febbraio 2024, non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale”. Lo si legge nell’atto di citazione con il quale i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno intentato una causa di 7 miliardi di euro verso Arcelor Mittal, precedente gestore del gruppo siderurgico ex Ilva. “Secondo quanto emerso all’esito delle complesse attività di forensic due diligence disposte dall’organo commissariale – si legge nella memoria legale – si tratterebbe invece del risultato di una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo, attuata da ArcelorMittal avvalendosi dagli amministratori tempo per tempo in carica in Acciaierie d’Italia, finalizzata al sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio”. Acciaierie d’Italia S.p.A. nasce nel 2018 come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d’azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto, si legge ancora nel documento. “Il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d’azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva. Promesse queste che tuttavia sarebbero state disattese fin dall’origine. Ma non solo: “la situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta dall’amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile conlo schema di affitto del ramo d’azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone”. “Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiuti dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021 – si sostiene ancora nell’atto contro Mittal -. Sul piano operativo, la gestione commissariale, all’esito delle attività di indagine disposte, ha anche appurato l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per 947,4 milioni di euro. Un deterioramento, questo, che potrebbe configurare un ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale ed industriale”. Sono emerse, infine – si legge nell’atto di citazione – “criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla Procuradella Repubblica presso il Tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2 finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite”.

Solo quando i colleghi non hanno sentito più la sua voce alla radio sono andati a vedere ma era già troppo tardi. Interrogativi che dovranno chiarire i tecnici dello Spesal. L’ennesima vita spezzata. Una famiglia distrutta. Claudio Salamida, 47 anni, originario di Alberobello, ma residente a Putignano, è morto dopo essere precipitato dal quinto piano alla parte rialzata del quarto dell’acciaieria 2. Ha fatto un volo di circa 7 metri. L’impatto è stato letale. Claudio era un dipendente di Acciaierie d’Italia e stava ripristinando una valvola al convertitore 3. Il pavimento grigliato avrebbe ceduto. Dalle prime indagini pare che al posto del cosiddetto paiolato, la zona di calpestio, ci fossero delle pedane di legno provvisorie e lamiere per coprire dei vuoti. L’operaio avrebbe dato per scontato che ci fosse un piano calpestabile fissato alla struttura, ma le pedane si sarebbero aperte facendolo precipitare. Poteva lavorare lì? chi aveva messo quelle pedane e da quanto tempo? Perché non c’era un nastro per delimitare l’area? E perché era solo? Nessuno si è accorto dell’incidente. Solo quando i colleghi non hanno sentito più la sua voce alla radio sono andati a vedere ma era già troppo tardi. Interrogativi che dovranno chiarire i tecnici dello Spesal. Intanto su disposizione del Pm Di Tursi sono stati messe sotto sequestro le aree interessate del quarto e quinto livello dell’acciaieria 2 senza facoltà d’uso. La salma di Claudio Salamida si trova all’obitorio del SS. Annunziata ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

È accaduto nel reparto Acciaieria 2. Aperte le indagini. Claudio Salamida, 47 anni, nato ad Alberobello e residente a Putignano, dipendente diretto dell’ex Ilva di Taranto, è morto in seguito ad un grave incidente sul lavoro. Stava eseguendo controlli ad alcune valvole su un pavimento grigliato che avrebbe ceduto. L’uomo ha fatto un volo di 5 metri riportando gravissime ferite al volto. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3 dell’Acciaieria 2. Il personale sanitario ha tentato in ogni modo di rianimarlo ma non c’era più niente da fare. Salamida lascia una moglie ed un bambino. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamicae verificare le procedure di sicurezza. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato da subito 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo.

La Presidente del Consiglio ha affrontato il tema del siderurgico durante la conferenza stampa di fine anno. “Sull’ex Ilva si è aperta la fase di negoziazione, nessun impegno vincolante del governo fino a quando non si saranno risposte chiare su piano industriale, occupazione e sicurezza ambientale”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di fine anno, “Nessuna proposta che abbia un intento predatorio e opportunistico – ha aggiunto – potrà essere avallata da questo governo”. Meloni ha poi sottolineato che è necessario il lavoro di tutti per dare una mano: magistratura, regioni e comuni. “Quello dell’ex Ilva è il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato” ha dichiarato, “Noi abbiamo trovato una situazione compromessa da tutti i punti di vista. Sento parlare di impegno del governo, ma voglio tranquillizzare: l’impegno non è mai venuto meno. Al tema dell’Ilva abbiamo dedicato in questi tre anni più riunioni. L’obiettivo è conciliare tenuta della produzione, occupazione e sicurezza ambientale”. 

È lo stesso fondatore del gruppo, Michael Flacks, a renderlo noto condividendo su Linkedin il post sull’accordo raggiunto . La tanto attesa svolta per l’Ex Ilva sembra essere arrivata. O per lo meno ci sono le intenzioni: è lo stesso fondatore di Flacks Group, Michael Flacks, a renderlo noto condividendo su Linkedin il post sull’accordo raggiunto con il Governo italiano per acquisire Ilva Steel. Ora si aprirà la trattativa in esclusiva per la vendita dell’azienda. “Questa acquisizione – scrive Flacks – garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica e supporta 8.500 lavoratori. Stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, inclusa l’elettrificazione, per promuovere la decarbonizzazione, l’efficienza e la crescita sostenibile”. La proposta prevede che il Governo italiano resti partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group deterrà l’opzione di acquisire un ulteriore 40% in futuro. L’esito ora sarà sottoposto ai sindacati e al governo. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, è preoccupato per la scelta: “Non lasceremo il destino di 20mila lavoratori – dichiara – nelle mani di un fondo di investimento”.La Fim Cisl prende atto dell’autorizzazione a proseguire le trattative specificando che non è importante il nome di chi inizierà quanto i fatti. Intanto la Procura di Taranto ha nuovamente respinto la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1 dello stabilimento ex Ilva avanzata da Acciaierie d’Italia che si era già vista respinta una prima istanza presentata lo scorso agosto. L’altoforno è sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso dallo scorso maggio quando un incendio provocò danni all’impianto e rischiò di provocare feriti tra i lavoratori. Da allora l’acciaieria tarantina funziona con un solo altoforno, il 4, e con capacità produttive ulteriormente ridotte.

Intanto, sul fronte produttivo l’altoforno 2 dovrebbe tornare in marcia intorno al 20 gennaio. Giornata chiave per il futuro dell’ex Ilva. I due comitati di sorveglianza di Ilva e di Acciaierie d’Italia hanno passato al vaglio l’analisi industriale, finanziaria, occupazionale e ambientale delle proposte presentate dai fondi americani Flacks e Bedrock. Al termine dell’esame, l’orientamento espresso dai commissari e condiviso dai comitati è a favore di Flacks: quella di Bedrock è stata considerata un’offerta debole e, di fatto, non vincolante. La valutazione sarà ora trasmessa al Governo, che attraverso il Ministero delle Imprese dovrà attivare la negoziazione in esclusiva con Flacks. Si apre così una fase delicatissima, in cui l’esecutivo punta a rafforzare il progetto con un partner industriale, mentre restano aperti i nodi su investimenti, occupazione, costo dell’energia e decarbonizzazione. Sul dossier, intanto, arriva una nuova doccia fredda dalla Magistratura. La Procura di Taranto ha respinto per la seconda volta la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1, fermo dopo l’incendio del 7 maggio. l’azienda annuncia ricorso e stima perdite per 90 milioni di euro al mese. Sul fronte produttivo, a metà gennaio si fermano tre batterie della cokeria, la 7, la 8 e la 12, che saranno messe in preriscaldo. Il coke sarà acquistato all’esterno. L’altoforno 2 dovrebbe tornare in marcia intorno al 20 gennaio, mentre i sindacati chiedono di ritirare il “piano corto” e riaprire subito il confronto a Palazzo Chigi.

Secondo più fonti, a prevalere dovrebbe essere il fondo americano Flacks Group, con sede a Miami, che avrebbe presentato una proposta giudicata migliore rispetto a quella del concorrente Bedrock. Potrebbe arrivare tra oggi e domani la decisione sull’offerta migliore per l’acquisizione dell’intera Ex Ilva. Secondo più fonti, a prevalere dovrebbe essere il fondo americano Flacks Group, con sede a Miami, che avrebbe presentato una proposta giudicata migliore rispetto a quella del concorrente Bedrock. Oggi si riuniscono i comitati di sorveglianza di Ilva e di Acciaierie, proprietà e gestione degli impianti, chiamati a esprimere il parere sull’offerta indicata dai commissari. Poi la decisione passerà al Ministro delle Imprese Adolfo Urso, che potrà autorizzare l’avvio della trattativa in esclusiva. Flacks ha annunciato un piano da 5 miliardi di investimenti, 4 milioni di tonnellate di produzione, fino a 10 mila occupati e la presenza dello Stato al 40%. I sindacati chiedono garanzie su occupazione e futuro industriale del sito di Taranto.

“Dopo 28 anni di lavoro non si possono lasciare oltre 200 lavoratori a casa”. Assemblea dei lavoratori Semat davanti alla portineria Imprese dell’ex Ilva di Taranto. L’azienda dell’indotto del siderurgico ha avviato i licenziamenti collettivi per 220 persone. Lavoratori e sindacati chiedono il ritiro immediato degli esuberi: “Dopo 28 anni di lavoro non si possono lasciare oltre 200 lavoratori a casa – affermano – i Riva devono dare 18 milioni di euro come risarcimento alla città di Taranto. A noi chi ci risarcisce? Per Taranto ci vuole una legge speciale”. L’indotto è l’ultimo anello della catena nella vertenza ex Ilva e si teme che subirà gli impatti più drammatici della crisi tarantino.

Bedrock ha già una esperienza nell’acciaio. Anche il fondo americano Bedrock ha presentato la sua offerta per acquisire l’intero gruppo di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva. Bedrock ha formalizzato la sua offerta poco prima dellamezzanotte di ieri. Prima di Bedrock, era stato un altro fondo americano, Flacks Group, a consegnare l’offerta. Bedrock ha già una esperienza nell’acciaio: ha gestito la canadese Stelco che poi nel 2024 ha ceduto ai siderurgici americani di Cleveland Cliffs. Al contrario di Flacks Group che si è presentato alla gara solo aseguito del secondo bando lanciato ad agosto scorso, Bedrock, invece, ha partecipato anche alla gara partita con il primo bando di fine luglio 2024 e il deposito della sua offerta c’è stato a gennaio 2025 insieme a quelle di Jindal International e Baku Steel, due gruppi, quest’ultimi, poi ritiratisi. A confermarlo in una nota i Commissari Straordinari di Acciaierie d’Italia e di ILVA: “Entro il termine fissato alla mezzanotte dell’11 dicembre 2025 – scrivono in una nota – sono pervenute due offerte per l’acquisizione dei complessi aziendali facenti capo agli stabilimenti ex Ilva. Le proposte, entrambe relative all’acquisto di tutti i complessi aziendali, provengono da Bedrock Industries e Flacks Group. Le due offerte sono state regolarmente depositate secondo quanto previsto dalle procedure e i Commissari Straordinari procederanno ora all’esame delle proposte per valutarne la completezza e la conformità ai requisiti indicati nel bando. La procedura di gara rimane comunque aperta: come previsto dal bando, eventuali ulteriori soggetti interessati potranno presentare una propria offerta purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute”.

È il fondo che ha offerto solo un euro per l’acquisto del gruppo dell’acciaio: ha stimato in circa 5 miliardi di euro il costo complessivo del risanamento e dichiara di aver già ottenuto l’appoggio finanziario di un gruppo di istituti italiani e statunitensi. A poche ore dalla scadenza dei termini per la presentazione delle offerte per l’acquisizione dell’ex Ilva – alle 24 di oggi – uno dei due gruppi in gara, il fondo americano Flacks Group con sede a Miami, spiega i contenuti della proposta già formalizzata ai commissari di Acciaierie d’Italia. E lo fa attraverso un’intervista che Michael Flacks, fondatore del gruppo, che è un fondo di investimento, ha rilasciato a Bloomberg. “Noi vogliamo farlo crescere – ha detto Flacks in relazione al polo dell’ex Ilva – Il nostro piano prevede 8.500 lavoratori”. Flacks, che è anche il fondo che ha offerto solo un euro per l’acquisto del gruppo dell’acciaio, dice di aver stimato in circa 5 miliardi di euro il costo complessivo del risanamento dell’ex Ilva e dichiara di aver già ottenuto l’appoggio finanziario di un gruppo di istituti italiani e statunitensi. Flacks prevede investimenti per portare la produzione di acciaio ed è a favore della presenza pubblica nell’azienda. Lo Stato manterrebbe una quota del 40% nell’ex Ilva che poi Flacks acquisterebbe in futuro per una cifra compresa tra 500 milioni e un miliardo di euro. Per Michael Flacks, “non si può costruire un’acciaieria di queste dimensioni da zero. A fine novembre i rappresentanti di Flacks sono stati a Tarantoe hanno visto gli impianti. Loro consulente per l’operazione sull’ex Ilva è Steel Business Europe. L’altra realtà da cui si attende oggi l’offerta è il fondo americano Bedrock, anch’esso interessato a tutta l’ex Ilva.

Il suo calvario inizia nel 2020, quando si ammala di Covid, ha un malore in azienda e anziché accompagnarlo in ospedale lo spediscono a casa in taxi. Era il 2020 quando Fabio Peluso, addetto agli impianti di ossigeno all’ex Ilva, mentre era in turno di notte, ha un malore e si accascia. Era uno dei primi casi Covid. Per evitare che la notizia si diffondesse all’esterno l’azienda, invece di accompagnare Fabio in ospedale, lo spedisce a casa con un taxi. Per lui fu una umiliazione. Mi sono sentito un sacco di immondizia da smaltire in fretta ed in silenzio ci racconta. Una volta a casa chiama il 118. Immediato il ricovero al Moscati. Era Covid. Rientra in azienda e nel frattempo presenta un esposto in Procura per il trattamento, la notizia diventa di dominio pubblico. Inizia cosi un altro calvario, oltre quello fisico. La persecuzione sistematica ed il mobbing. Un peso psicologico enorme che lo porta alla depressione. Non esce più di casa, non va a lavoro. E l’8 dicembre del 2022 arriva la lettera di licenziamento Intervista Fabio Peluso ex operaio Ilva

Dl Ilva è legge: ok definitivo alla Camera

Approvato in via definitiva dalla Camera il decreto legge sull’ex Ilva, che punta a garantire la continuità produttiva degli impianti. Il provvedimento prevede nuovi fondi

deliziosa
deliziosa