rossotono-che-sera
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

ex ilva

Casartigiani Puglia incontra l’assessore Di Sciascio a Taranto, città dell’ex Ilva, all’indomani delle ultime novità del governo sulla gestione delle finanze per la decarbonizzazione. Quanto all’artigianato, “massimo impegno della Regione sulle richieste del comparto”. Un miliardo, dall’Ambiente alle Imprese, tolto a Taranto, senza chiarezza né garanzie sulla destinazione. Una cifra che è più alta dell’intero JTF, sottolinea Di Sciascio nell’incontro voluto dagli artigiani pugliesi e tarantini. Anche sulla cessione dell’ex Ilva a Jindal, “manca un vero piano industriale per scongiurare, fermo restando l’industria ecocompatibile, una macelleria sociale”. Intervista a Eugenio Di Sciascio, assessore Sviluppo economico Regione Puglia, Stefano Castronuovo, presidente Casartigiani Puglia

Emendamenti della parlamentare tarantina del Pd, Francesca Viggiano al disegno di legge che ha cancellato il miliardo di euro. In discussione in Parlamento il disegno di legge con cui il Governo cancella il miliardo di euro destinato alla costruzione dell’impianto per il dri all’ex Ilva di Taranto, l’impianto a gas per produrre il preridotto, primo passo per la decarbonizzazione. Uno scippo contro il quale si solleva il Partito democratico. Intervista a Francesca Viggiano, parlamentare Pd

Una clamorosa retromarcia rispetto al 2022 . Addio al progetto simbolo della decarbonizzazione dell’ex Ilva. Il Governo centrale ha cancellato per decreto la costruzione dell’impianto a gas destinato alla produzione di preridotto, il semilavorato che rappresentava il primo passo verso una siderurgia pulita. Una clamorosa retromarcia rispetto al 2022 quando palazzo Chigi affidò ad Invitalia il compito di costituire a Taranto una società di scopo finalizzata a realizzare l’impianto per i semi lavorati. Il progetto in realtà non è mai decollato, la società si è riempita di debiti, 14 milioni solo nel 2025, perdendo anche gli aiuti del Pnrr. E così il decreto legge all’esame del parlamento all’articolo 3 annulla il finanziamento da ben un miliardo di euro per Taranto. Le risorse, in parte utilizzate per altro, torneranno nella disponibilità del Ministero del made in Italy per essere destinate sul territorio nazionale attraverso i contratti di sviluppo su generici interventi di decarbonizzazione, senza indicare: progetti, criteri di assegnazione dei fondi e beneficiari. Un furto con scasso che nega a Taranto la riconversione ambientale dell’ex Ilva. L’assessore allo sviluppo Disciascio ha già espresso parere negativo sul decreto nella conferenza Stato-Regioni. Il confronto si sposta ora in Parlamento dove la Puglia promette battaglia per salvare il miliardo di euro scippato a Taranto.

A 4 mesi dalla morte dell’operaio Loris Costantino all’ex Ilva di Taranto, i 60 ex dipendenti della Gea Power denunciano di non aver ancora ricevuto stipendi, Tfr e altre spettanze maturate prima del cambio d’appalto. Torna alta la tensione nell’indotto di Acciaieria d’Italia. 60 ex dipendenti della Gea Power che si occupano di pulizie industriali nel reparto agglomerato, denunciano di essere senza tutele dopo la revoca dell’appalto seguita all’incidente mortale che è costato la vita a Loris Costantino il 2 marzo scorso. La Gea Power è ora sottoposta a procedura fallimentare e, da quanto denunciano gli operai, manca qualsiasi interlocuzione sul recupero delle somme dovute. Intervista Giacomo Mastro operaio indotto e delegato Usb

E’ quanto emerso dall’incontro al Ministero delle Imprese con i sindacati territoriali. Il Governo chiude i rubinetti per l’Ex Ilva. Dall’incontro tra il ministro Urso e i sindacati territoriali emerge una verità inquietante. Tra poche settimane o mesi, lo stabilimento tarantino rischia di fermarsi per mancanza di liquidità. Sul fronte vendita non ci sono novità e i sindacati sono tornati a chiedere la convocazione del tavolo a Palazzo Chigi. Intervista a Francesco Brigati Fiom Cgil, Francesco Rizzo USB, Biagio Prisciano Fim Cisl, Vito Pastore Uilm Uil

Un sequestro probatorio che dura da oltre un anno è un’ anomalia perché ha già arrecato danni all’azienda per oltre due miliardi. È il commento a caldo del ministro Urso, ospite al forum in masseria, dopo che la corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell ex Ilva e mantiene pertanto il sequestro dell altoforno 1. Se l’ ilva è strategica per il nostro paese lo stato deve fare la sua parte, ha detto il presidente Decaro intervenuto a Manduria. Intanto lunedì il ministro Urso incontrerà i sindacati per illustrare in piena trasparenza qual è la situazione attuale. Anche il ministro all ambiente Fratin ha ribadito che la scelta del governo sull ex llva è quella di fare uno degli impianti più moderni d’Europa. Intervista a Adolfo Urso ministro delle imprese, Antonio Decaro pres. Regione Puglia, Gilberto Picchetto Fratin ministro ambiente

Il sequestro era stato disposto dalla Magistratura a seguito di un incendio sviluppatosi nel maggio 2025. La Corte di Cassazione ha definitivamente rigettato il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia. I giudici della Suprema Corte hanno confermato il sequestro dell’Altoforno 1 dello stabilimento di Taranto, che era stato disposto dalla Magistratura a seguito di un incendio sviluppatosi nel maggio 2025.

L’ex Ilva è la sfida piu’ difficile, ha detto il ministro Urso, il quale ha richiamato tutti gli attori coinvolti alla responsabilità. Indiscrezioni parlano del possibile coinvolgimento di Arvedi nell’acquisizione della fabbrica. La procedura è aperta, ha detto Urso. L’Ex Ilva è la sfida piu’ difficile. Abbiamo ereditato dal precedente gestore 7 miliardi di euro di danni agli impianti, contabilizzati nella causa intrapresa dai commissari. Il ministro Urso arriva a Taranto alla Vestas da dove è visibile la fabbrica. Recuperare questo lascito del passato non è facile, dice. Serve il concorso ed il senso di responsabilità di tutti. Nessuna novità sulle trattative in corso con l’indiano Jindal e l’americano Flacks, i potenziali acquirenti dell’ex Ilva, nonostante il ministro avesse annunciato una conclusione della vendita entro aprile scorso. Intanto si parla di un coinvolgimento del gruppo Arvedi che potrebbe costruire un’alleanza con Qatar Steel ed un fondo finanziario internazionale. Intervista a Adolfo Urso ministro imprese

All’esterno del palazzo di giustizia un presidio di alcune associazioni e organizzazioni ambientaliste. L’esclusione da parte della Corte di Assise di Potenza di alcune società dal procedimento relativo al presunto disastro ambientale dell’ex Ilva di Taranto, durante gli anni della gestione Riva, è stata una delle novità emerse nel corso della quarta udienza dibattimentale del processo “Ambiente svenduto”, che si è tenuta nel capoluogo lucano. Una decisione che eliminerebbe il rischio di sequestro e faciliterebbe il dissequestro dell’area a caldo della fabbrica. Il processo, lo ricordiamo, è ricominciato da zero a Potenza, dopo che era stata dichiarata nulla – dalla sezione distaccata di Lecce della Corte d’Assise d’Appello di Taranto – la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Taranto dopo 13 anni di iter giudiziario, a causa della presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili. Intervista a Ernesto Palatrasio, Slai Cobas

A margine di una cerimonia di premiazione, al Mimit, il ministro Urso ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla crisi dell’Ex Ilva e sul tavolo, aperto presso il ministero sulla vertenza Natuzzi. Dalle parole del ministro Urso è evidente che sull’Ex Ilva si sta vivendo una pericolosa fase di stallo. Le condizioni richieste dal fondo americano Flacks sono difficili da accettare e le ipotesi alternative sono ancora tutte da valutare. Dopo gli ennesimi incidenti, fortunatamente non mortali, i sindaci rilanciano sulla necessità di garantire sicurezza e manutenzioni e sottolineano il rischio di una “bomba sociale”. Il problema è che il tavolo istituzionale a cui fa riferimento Urso si è riunito l’ultima volta agli inizi di marzo. Più ottimista il ministro sul fronte della vertenza Natuzzi. Il tavolo al Ministero tornerà a riunirsi la prossima settimana. Intervista a Adolfo Urso Ministero delle Imprese e Made in Italy

Sono in corso tutti gli accertamenti.. Ancora due incidenti all’ex Ilva di Taranto. Due operai sono rimasti feriti questa mattina mentre lavoravano nel siderurgico. Il primo, un lavoratore di una ditta dell’appalto, era in turno nell’area dell’Afo4 e ha riportato un trauma da schiacciamento alla mano sinistra. L’altro operaio rimasto ferito si trovava invece nel reparto Agglomerato, in zona Officine manutenzione e opere. Stando alle prime informazioni, ha battuto la testa a causa del ribaltamento di un mezzo di una ditta esterna. Sono in corso tutti gli accertamenti.

Emanuele Boccuni, 49 anni, lavorava da 25 anni all’ex Ilva. Indagini su omissioni nei controlli sanitari obbligatori. Lavorava da oltre 25 anni all’ex Ilva di Taranto. Fino a due settimane fa viveva una vita tranquilla tra famiglia, figli e partite di calcetto con gli amici. Emanuele Boccuni, 49 anni, è morto dopo qualche giorno di ricovero all’ospedale Ss. Annunziata. Aveva un tumore al polmone in stato avanzato. La famiglia si è rivolta a un legale, l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, per far luce sulle cause della morte, sulle eventuali omissioni nei controlli sanitari obbligatori e per procedere con ogni azione civile, penale e previdenziale.

Sono due percorsi formativi da 200 ore ciascuno, che si protrarranno fino a fine 2026. Partono giovedì i corsi di formazione destinati ai cassintegrati di Acciaierie d’Italia, ex Ilva in As, Cemitaly e aziende dell’indotto di Taranto. Lo annuncia l’Usb. Si tratta di corsi finanziati dal Just Transition Fund con 20 milioni di euro. Possono partecipare tutti i lavoratori per i quali è in piedi la cassa integrazione guadagni straordinaria da zero al 50 %, i quali riceveranno al termine un attestato di riqualificazione professionale con una indennità pari a 2500 euro. Sono due percorsi formativi da 200 ore ciascuno, che si protrarranno fino a fine 2026. Questi corsi non vanno a risolvere le importanti vertenze con cui facciamo i conti tutti i giorni, dichiara Usb, ma figurano come un supporto da un lato in termini di formazione, e dall’altro in termini di indennità.

La flotta navale dell’ex Ilva di Taranto a rischio demolizione. Così affondano 240 operatori marittimi specializzati. “Si cancellano lavoro e competenze italiane” denuncia l’Unione marittimi. Navi ferme al porto di Taranto da due anni, 240 operatori marittimi specializzati con il fiato sospeso ed il rischio concreto che la flotta dell’ex Ilva sia destinata alla demolizione. E’ l’allarme lanciato dall’Unione marittimi sulla sorte della Corona Australe e della Corona Boreale, le unità utilizzate per il trasporto via mare di prodotti siderurgici, come i coils, sul territorio italiano. Eppure, sostengono gli operatori, con interventi adeguati le navi potrebbero garantire lavoro per i prossimi 20 anni. E’ una situazione paradossale, sostengono. Mentre le unità sono ferme da due anni al porto senza un piano di rilancio nè manutenzioni programmate, l’ex Ilva continuerebbe a noleggiare imbarcazioni esterne con personale straniero, affrontando costi maggiori rispetto quelli necessari per recuperare la flotta già esistente. Intervista a Vincenzo Bellomo pres. Unione Marittimi

Il siderurgico entro un mese dovrà relazionare sulle cause dei superamenti ed indicare i tempi e le modalità per eliminare il problema. L’ex Ilva inquina nonostante la produzione sia quasi ferma e continua a farlo con gli scarichi idrici dei suoi impianti, attraverso l’attività produttiva dell’altoforno. Il ministero dell’ambiente ha diffidato l’azienda dopo che l’Ispra, durante un’ispezione a settembre del 2025, ha trovato fuori controllo tre parametri: alluminio, boro e solidi sospesi totali. Sono stati presi in esame otto scarichi idrici della fabbrica di Taranto e sono stati rilevati valori molto più alti rispetto a quelli fissati dal decreto del 2006. Oltre 9 milligrammi al litro contro l’uno previsto per l’alluminio, quasi 5 milligrammi contro il valore 2 previsto per il boro e 258 milligrammi per i solidi sospesi mentre il valore tabellare è di 80. L’ex Ilva entro un mese dovrà relazionare sulle cause dei superamenti ed indicare i tempi e le modalità per eliminare il problema. Commentando la diffida, Luciano Manna di Veraleaks dichiara che la loppa di altoforno continua a rappresentare una fonte di inquinamento accertato piu’ volte da Arpa Puglia e Ispra. Non solo quindi l’idrogeno solforato ed il biossido di zolfo emesso per aria senza captazioni, ma anche inquinanti negli scarichi idrici, scrive l’ambientalista. Non serve, quindi, cambiare l’Aia per risolvere i problemi. Gli impianti, dichiara Manna, restano sempre quelli che da anni continuano ad inquinare

“Non possiamo più scegliere fra salute e lavoro”. Il presidente della Regione Antonio Decaro affronta il tema dell’ex Ilva nel corso dell’assemblea nazionale Fiom Cigl. “Non possiamo più scegliere fra salute e lavoro” ha aggiunto. “In questa regione ci sono 43 crisi industriali, siamo presenti su tutti i tavoli”. Interviste ad Antonio Decaro, presidente regione Puglia; Michele De Palma, segretario generale FIOM Cigl, Riprese e montaggio Orazio Corbacio

48 andranno alla Rib, mentre 10 in Evoluzione ecologica, entrambe dello stesso datore di lavoro. Continuità occupazionale e mantenimento dei posti di lavoro, alle stesse condizioni economiche, per i dipendenti della Gea Power, l’azienda che si occupa di pulizia industriale all’interno dell’ex Ilva di Taranto. È stato formalizzato l’accordo, nella sede dell’Arpal, per il passaggio dei lavoratori a La Rib, società subentrante. Pertanto tutti i 58 posti di lavoro sono stati salvaguardati. 48 andranno alla Rib, mentre 10 in Evoluzione ecologica, entrambe dello stesso datore di lavoro. Dal 13 maggio saranno operativi i primi 15 dopo le visite mediche. Il cambio d’appalto era stato accelerato da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La Gea Power è l’azienda per la quale lavorava Loris Costantino, l’operaio morto sul lavoro il 2 marzo scorso nell’area agglomerato del siderurgico. I sindacati avevano denunciato le tempistiche anomale di transizione, perché il cambio d’appalto straordinario è avvenuto due mesi prima della scadenza naturale del contratto.

Rocco Palombella della Uilm: “L’ennesimo fallimento del Governo”. Per la vendita dell’ex Ilva di Taranto il Governo starebbe pensando ad un piano B. Un’alternativa se dovessero naufragare, come è molto probabile, le trattative con i due player internazionali: il fondo americano Flacks Group e gli indiani della Jindal. Potrebbe tornare in gioco il gruppo Arvedi attraverso una possibile alleanza con un partner industriale straniero. Il principale indiziato sarebbe il gruppo Qatar Steel al quale potrebbe aggiungersi un fondo finanziario internazionale. Intanto con l’ultimo prestito, 149 milioni di euro, sbloccato dal ministero delle imprese, tra finanziamenti, contributi, cassa integrazione e compensi per commissari e consulenze, si è arrivati a spendere per l’ex Ilva più di 3 miliardi e mezzo da quando è andata via la famiglia Riva. Altro che piano B, commenta Rocco Palombella della Uilm, è l’ennesimo fallimento del Governo che invece deve assumersi fino in fondo la responsabilità di una presenza pubblica forte per garantire la continuità produttiva, la sicurezza degli impianti e la salvaguardia dell’occupazione.

È accaduto la scorsa notte. Infortunio sul lavoro all’ex Ilva. La scorsa notte un operaio di 43 anni della ditta Semat Engineering è rimasto ferito alla gamba sinistra durante le operazioni di armatura nell’area Afo 2. Improvvisamente dalla benna dell’escavatore si è staccata una catena che ha colpito l’arto. Trasportato immediatamente al Ss Annunziata di Taranto, ha riportato la frattura alla gamba.

A Taranto il segretario generale della Cisl, Daniela Fumarola. In primo piano il nuovo decreto lavoro e la speranza di una risoluzione da parte del Governo per l’annosa vertenza ex Ilva. Il Paese ha bisogno di acciaio buono e pulito. Attendiamo una conclusione definitiva sulla vertenza ex Ilva. A sottolinearlo la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, a Taranto in occasione di un convegno “Voci di donne” promosso dal sindacato. Nessuna dichiarazione sulle altre vertenze del territorio ionico. Più critica sul nuovo decreto lavoro, di imminente varo da parte del consiglio dei ministri. In un’area come la Puglia, ha detto la Fumarola, sono importanti le misure per giovani, donne e zes. Intervista a Daniela Fumarola seg. Generale Cisl

deliziosa
deliziosa