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Emanuele Boccuni, 49 anni, lavorava da 25 anni all’ex Ilva. Indagini su omissioni nei controlli sanitari obbligatori. Lavorava da oltre 25 anni all’ex Ilva di Taranto. Fino a due settimane fa viveva una vita tranquilla tra famiglia, figli e partite di calcetto con gli amici. Emanuele Boccuni, 49 anni, è morto dopo qualche giorno di ricovero all’ospedale Ss. Annunziata. Aveva un tumore al polmone in stato avanzato. La famiglia si è rivolta a un legale, l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, per far luce sulle cause della morte, sulle eventuali omissioni nei controlli sanitari obbligatori e per procedere con ogni azione civile, penale e previdenziale.

Sono due percorsi formativi da 200 ore ciascuno, che si protrarranno fino a fine 2026. Partono giovedì i corsi di formazione destinati ai cassintegrati di Acciaierie d’Italia, ex Ilva in As, Cemitaly e aziende dell’indotto di Taranto. Lo annuncia l’Usb. Si tratta di corsi finanziati dal Just Transition Fund con 20 milioni di euro. Possono partecipare tutti i lavoratori per i quali è in piedi la cassa integrazione guadagni straordinaria da zero al 50 %, i quali riceveranno al termine un attestato di riqualificazione professionale con una indennità pari a 2500 euro. Sono due percorsi formativi da 200 ore ciascuno, che si protrarranno fino a fine 2026. Questi corsi non vanno a risolvere le importanti vertenze con cui facciamo i conti tutti i giorni, dichiara Usb, ma figurano come un supporto da un lato in termini di formazione, e dall’altro in termini di indennità.

La flotta navale dell’ex Ilva di Taranto a rischio demolizione. Così affondano 240 operatori marittimi specializzati. “Si cancellano lavoro e competenze italiane” denuncia l’Unione marittimi. Navi ferme al porto di Taranto da due anni, 240 operatori marittimi specializzati con il fiato sospeso ed il rischio concreto che la flotta dell’ex Ilva sia destinata alla demolizione. E’ l’allarme lanciato dall’Unione marittimi sulla sorte della Corona Australe e della Corona Boreale, le unità utilizzate per il trasporto via mare di prodotti siderurgici, come i coils, sul territorio italiano. Eppure, sostengono gli operatori, con interventi adeguati le navi potrebbero garantire lavoro per i prossimi 20 anni. E’ una situazione paradossale, sostengono. Mentre le unità sono ferme da due anni al porto senza un piano di rilancio nè manutenzioni programmate, l’ex Ilva continuerebbe a noleggiare imbarcazioni esterne con personale straniero, affrontando costi maggiori rispetto quelli necessari per recuperare la flotta già esistente. Intervista a Vincenzo Bellomo pres. Unione Marittimi

Il siderurgico entro un mese dovrà relazionare sulle cause dei superamenti ed indicare i tempi e le modalità per eliminare il problema. L’ex Ilva inquina nonostante la produzione sia quasi ferma e continua a farlo con gli scarichi idrici dei suoi impianti, attraverso l’attività produttiva dell’altoforno. Il ministero dell’ambiente ha diffidato l’azienda dopo che l’Ispra, durante un’ispezione a settembre del 2025, ha trovato fuori controllo tre parametri: alluminio, boro e solidi sospesi totali. Sono stati presi in esame otto scarichi idrici della fabbrica di Taranto e sono stati rilevati valori molto più alti rispetto a quelli fissati dal decreto del 2006. Oltre 9 milligrammi al litro contro l’uno previsto per l’alluminio, quasi 5 milligrammi contro il valore 2 previsto per il boro e 258 milligrammi per i solidi sospesi mentre il valore tabellare è di 80. L’ex Ilva entro un mese dovrà relazionare sulle cause dei superamenti ed indicare i tempi e le modalità per eliminare il problema. Commentando la diffida, Luciano Manna di Veraleaks dichiara che la loppa di altoforno continua a rappresentare una fonte di inquinamento accertato piu’ volte da Arpa Puglia e Ispra. Non solo quindi l’idrogeno solforato ed il biossido di zolfo emesso per aria senza captazioni, ma anche inquinanti negli scarichi idrici, scrive l’ambientalista. Non serve, quindi, cambiare l’Aia per risolvere i problemi. Gli impianti, dichiara Manna, restano sempre quelli che da anni continuano ad inquinare

“Non possiamo più scegliere fra salute e lavoro”. Il presidente della Regione Antonio Decaro affronta il tema dell’ex Ilva nel corso dell’assemblea nazionale Fiom Cigl. “Non possiamo più scegliere fra salute e lavoro” ha aggiunto. “In questa regione ci sono 43 crisi industriali, siamo presenti su tutti i tavoli”. Interviste ad Antonio Decaro, presidente regione Puglia; Michele De Palma, segretario generale FIOM Cigl, Riprese e montaggio Orazio Corbacio

48 andranno alla Rib, mentre 10 in Evoluzione ecologica, entrambe dello stesso datore di lavoro. Continuità occupazionale e mantenimento dei posti di lavoro, alle stesse condizioni economiche, per i dipendenti della Gea Power, l’azienda che si occupa di pulizia industriale all’interno dell’ex Ilva di Taranto. È stato formalizzato l’accordo, nella sede dell’Arpal, per il passaggio dei lavoratori a La Rib, società subentrante. Pertanto tutti i 58 posti di lavoro sono stati salvaguardati. 48 andranno alla Rib, mentre 10 in Evoluzione ecologica, entrambe dello stesso datore di lavoro. Dal 13 maggio saranno operativi i primi 15 dopo le visite mediche. Il cambio d’appalto era stato accelerato da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La Gea Power è l’azienda per la quale lavorava Loris Costantino, l’operaio morto sul lavoro il 2 marzo scorso nell’area agglomerato del siderurgico. I sindacati avevano denunciato le tempistiche anomale di transizione, perché il cambio d’appalto straordinario è avvenuto due mesi prima della scadenza naturale del contratto.

Rocco Palombella della Uilm: “L’ennesimo fallimento del Governo”. Per la vendita dell’ex Ilva di Taranto il Governo starebbe pensando ad un piano B. Un’alternativa se dovessero naufragare, come è molto probabile, le trattative con i due player internazionali: il fondo americano Flacks Group e gli indiani della Jindal. Potrebbe tornare in gioco il gruppo Arvedi attraverso una possibile alleanza con un partner industriale straniero. Il principale indiziato sarebbe il gruppo Qatar Steel al quale potrebbe aggiungersi un fondo finanziario internazionale. Intanto con l’ultimo prestito, 149 milioni di euro, sbloccato dal ministero delle imprese, tra finanziamenti, contributi, cassa integrazione e compensi per commissari e consulenze, si è arrivati a spendere per l’ex Ilva più di 3 miliardi e mezzo da quando è andata via la famiglia Riva. Altro che piano B, commenta Rocco Palombella della Uilm, è l’ennesimo fallimento del Governo che invece deve assumersi fino in fondo la responsabilità di una presenza pubblica forte per garantire la continuità produttiva, la sicurezza degli impianti e la salvaguardia dell’occupazione.

È accaduto la scorsa notte. Infortunio sul lavoro all’ex Ilva. La scorsa notte un operaio di 43 anni della ditta Semat Engineering è rimasto ferito alla gamba sinistra durante le operazioni di armatura nell’area Afo 2. Improvvisamente dalla benna dell’escavatore si è staccata una catena che ha colpito l’arto. Trasportato immediatamente al Ss Annunziata di Taranto, ha riportato la frattura alla gamba.

A Taranto il segretario generale della Cisl, Daniela Fumarola. In primo piano il nuovo decreto lavoro e la speranza di una risoluzione da parte del Governo per l’annosa vertenza ex Ilva. Il Paese ha bisogno di acciaio buono e pulito. Attendiamo una conclusione definitiva sulla vertenza ex Ilva. A sottolinearlo la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, a Taranto in occasione di un convegno “Voci di donne” promosso dal sindacato. Nessuna dichiarazione sulle altre vertenze del territorio ionico. Più critica sul nuovo decreto lavoro, di imminente varo da parte del consiglio dei ministri. In un’area come la Puglia, ha detto la Fumarola, sono importanti le misure per giovani, donne e zes. Intervista a Daniela Fumarola seg. Generale Cisl

Viene sottolineata inoltre la disponibilità degli aspiranti investitori Flacks Group e Jindal Steel International a rimborsare il prestito, qualora il ricavato della vendita del compendio aziendale fosse insufficiente. È stato concesso all’ex Ilva il prestito ponte da 149 milioni di euro previsto dall’ultimo decreto per la sopravvivenza dell’acciaieria (dl 180/2025) con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del provvedimento attuativo del ministero delle Imprese e del made in Italy. Le premesse citano le note con cui i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia ed Ilva hanno rappresentato, il 14 e il 17 marzo, “la necessità di urgente erogazione del finanziamento derivante dalla gravissima situazione di crisi di liquidità che riguarda entrambe le procedure, il cui protrarsi potrebbe pregiudicare la prosecuzione delle attività e compromettere l’esito delle trattative in corso per la cessione degli stabilimenti”. Viene sottolineata inoltre la disponibilità degli aspiranti investitori Flacks Group e Jindal Steel International a rimborsare il prestito, qualora il ricavato della vendita del compendio aziendale fosse insufficiente.

Si parte con 21 indagati, tre società e 18 persone fisiche, tra le quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, Nicola Riva e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Ha preso il via questa mattina a Potenza il nuovo processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. Si parte con 21 indagati, tre società e 18 persone fisiche, tra le quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, Nicola Riva e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Dovrebbero essere circa 350 le richieste di costituzione di parte civile. Il processo ‘Ambiente svenduto’ era ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021. All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, lo Slai Cobas di Taranto ha organizzato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane.

È stato trasportato all’ospedale SS Annunziata. L’Usb di Taranto denuncia altri episodi odierni. Era impegnato nel taglio della lamiera nei pressi di Afo 4, quando la stessa è scivolata procurandosi un taglio alla gamba. È accaduto questa mattina ad un operaio canadese della Anmar, ditta dell’appalto ex Ilva di Taranto. Trasportato prima in infermeria, poi in ospedale. Fortunatamente l’operaio non è in pericolo di vita. L’ infortunio è stato denunciato da Usb di Taranto che ha riferito di altri episodi che si sono verificati oggi. Alla Centrale Elettrica si è aperta una voragine su una via, a causa di guasto alle tubature sotterranee. Stessa dinamica presso Officina Centrale, dove si è verificato un cedimento del manto stradale. In nessuno dei due casi, passavano da lì lavoratori o mezzi. “La fabbrica sta cadendo a pezzi ed è ormai un terreno minato” dichiara Vincenzo Mercurio di Usb. “Non si può più attendere per dare risposte ai lavoratori e al territorio”.

Da Diodato ai Subsonica, la XIII edizione celebra il monito di Vittorio Arrigoni: un ponte tra musica, diritti globali e le battaglie del territorio tarantino. Torna l’appuntamento con l’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, che per la sua XIII edizione trasforma nuovamente il Parco Archeologico delle Mura Greche nel cuore pulsante dell’impegno civile italiano. Sotto la direzione artistica di Michele Riondino, Antonio Diodato, Roy Paci e Valentina Petrini, il concertone tarantino si conferma uno degli eventi culturali più rilevanti del panorama nazionale. Il tema 2026: “Restiamo Umani” nel segno di Vittorio Arrigoni Il documento politico di quest’anno lancia un monito potente: “Restiamo umani”. A quindici anni dalla scomparsa di Vittorio Arrigoni, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti sceglie di unire le lotte del territorio pugliese alle grandi urgenze internazionali, dalla Palestina all’Iran, fino a Cuba. L’obiettivo è chiaro: coniugare l’intrattenimento artistico con una profonda riflessione collettiva sui diritti e la giustizia sociale. Uno Maggio Taranto 2026: la Line-up completa degli artisti Il palco tarantino ospiterà una selezione musicale eclettica, capace di spaziare tra generi e generazioni. Tra i nomi più attesi della line-up 2026: Subsonica Brunori Sas Gemitaiz Margherita Vicario Giorgio Poi Marco Castello Spazio anche alla ricerca sonora e ai progetti collettivi con Canta Fino a Dieci, SI!Boom!Voilá, la cantautrice Rossana De Pace, l’elettronica di Catu Diosis (Uganda), le riflessioni di Cigno e il dj-set di Madk. Oltre la musica: gli interventi politici e sociali Non solo canzoni, ma una vera e propria arena di confronto. Il programma prevede interventi di altissimo profilo civile: Omar Barghouti (BDS): per la prima volta con un intervento in Italia. Francesca Albanese e Tomaso Montanari: voci autorevoli sui diritti umani e la cultura. Testimonianze sul lavoro: Maria Teresa Daprile ricorderà il marito Claudio Salamida, vittima del tragico incidente all’ex Ilva dello scorso gennaio. Salute e Ambiente: Il dottor Valerio Cecinati (Oncoematologia pediatrica) approfondirà il nesso tra inquinamento industriale e patologie infantili. Novità e conduzione dell’evento Alla guida del concertone torna il collaudato trio composto da Andrea Rivera, Martina Martorano e Serena Tarabini, con il supporto di Maria Cristina Fraddosio per i panel politici. La grande novità di questa edizione è la collaborazione con i filosofi di Tlon, Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che cureranno una maratona social per raccontare l’evento in diretta. L’Uno Maggio Taranto resta un evento completamente autofinanziato e organizzato dal basso. Per sostenere l’iniziativa, è attiva la campagna di crowdfunding ufficiale sulla piattaforma Kickstarter. Dati e Informazioni Utili InfoDettagliData1 Maggio 2026LocationParco Archeologico delle Mura Greche, TarantoDirezione ArtisticaRiondino, Diodato, Paci, PetriniModalitàIngresso gratuito / Supportato da Crowdfunding

“Nulla potrà scalfire la nostra determinazione a rilanciare lo stabilimento, proteggere i posti di lavoro” scrivono dal fondo americano. “Nonostante le turbolenze giudiziarie che continuano ad agitare il dossier dell’ex Ilva di Taranto, Flacks Group conferma la volontà di investire nello stabilimento. Gli ostacoli giudiziari non ci spaventano e noncambiano la nostra visione strategica”. Lo afferma in una nota il fondo americano interessato all’acquisto dell’ex Ilva. “Anche le tensioni legate alla sospensione dell’esercizio della centrale termoelettrica disposta dal sindaco, e il possibile ricorso dei commissari al Tar, – aggiunge la nota – non ci intimoriscono: nulla potrà scalfire la nostra determinazione a rilanciare lo stabilimento, proteggere i posti di lavoro e garantire un futuro solido, sostenibile e rispettoso dei più alti standard ambientali per la comunità di Taranto. Vogliamo chiudere un capitolo buio della storia di questa acciaieria: il potenziale c’è, così come il know-how e la competenza necessari per rilanciarla a livelli eccellenti”.

Avrebbe riportato numerose escoriazioni al volto. Un altro incidente all’ex Ilva di Taranto. Un dipendente diretto del reparto manutenzione refrattaria in area Afo 4, sarebbe rimasto ferito in seguito al ribaltamento di un muletto che stava guidando. E’ stato prima soccorso dal personale sanitario dell’azienda e poi trasferito al SS. Annunziata. Avrebbe riportato numerosi escoriazioni al volto.

Il rogo si sarebbe sviluppato durante la sostituzione di una tubazione del gas in un’area tra il reparto gestione rottami ferrosi e Afo5. Un enorme nuvola nera si è sollevata questo pomeriggio dall’ex Ilva. La denuncia è di Luciano Manna di Veraleaks. L’incendio si sarebbe sviluppato durante la sostituzione di una tubazione del gas in un’area tra il reparto gestione rottami ferrosi e Afo5. Oltre agli impianti in marcia, dichiara Manna, anche le operazioni di manutenzione generano un enorme rischio sanitario con i fumi sprigionati. L’incendio è stato domato in poco tempo dal personale antincendio dello stabilimento. Non ci sarebbero feriti

. Con un’ordinanza il Comune di Taranto dispone la sospensione, entro 30 giorni, delle attività della Centrale termoelettrica interna all’ex Ilva, perché potenzialmente pericolosa per la salute pubblica.  L’azienda non ha ancora presentato la Valutazione del danno sanitario né il Piano di Riduzione del rischio sulle emissioni, in mancanza del quale la Regione diffida il soggetto ad adempiere l’obbligo entro un mese. Atteso il principio di precauzione ambientale il sindaco Bitetti ha emesso ordinanza di sospensione dell’impianto, trasmessa al ministero dell’Ambiente, al prefetto, all’Ispra, all’Arpa e a tutte le autorità di competenza.

Oggi il gruppo indiano in visita all’acciaieria. C’erano Naveen Jindal, presidente dell’omonimo gruppo indiano interessato all’acquisto dell’ex Ilva, insieme al figlio Venkatesh, oltre ad altri rappresentanti giunti a Taranto. Dopo l’arrivo in albergo dall’aeroporto di Grottaglie, con un minivan scuro hanno raggiunto il comune per incontrare il sindaco Bitetti ed il suo staff. “Si è trattato di un tour istituzionale organizzato dall’azienda siderurgica indiana nel territorio” ha detto il primo cittadino.

L’episodio questa mattina. La denuncia di Luciano Manna. Questa mattina, 7 aprile, alle 9.30 in una batteria delle cokerie dello stabilimento ex Ilva di Taranto è scattato l’allarme per una anomalia del processo produttivo sulla linea sottoprodotti. La denuncia è di Luciano Manna di Veraleaks. Si è sollevato un fumo nero molto denso sia da un camino asservito alla cokeria che dall’area bassa dell’impianto, quindi fumo non convogliato. “Un ulteriore episodio che rappresenta un serio problema di sicurezza causato da impianti che non possono più proseguire nella produzione, pertanto per la sicurezza dei cittadini e degli operai vanno assolutamente fermati” conclude Manna. L’azienda, intanto, conferma l’episodio. L’emissione, della durata di circa 5 minuti, è stata generata da un blocco imprevisto del sistema di filtrazione. Non è stato coinvolto il personale.

Il ministro ha smentito la chiusura dell’area a caldo di Taranto. Il ministro Adolfo Urso ha detto che sono arrivate due proposte per il futuro di Acciaierie d’Italia. Le offerte sono del gruppo Jindal Steel and Power e del fondo Flacks Group. Ora i commissari le stanno confrontando per scegliere la migliore. Urso ha smentito la chiusura dell’area a caldo di Taranto. Il piano prevede in futuro forni elettrici e produzione di acciaio più green.

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