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Ancora fumata nera per l’ex Ilva, Acciaierie d’Italia. L’assemblea odierna, in aggiornamento diquella del 23 novembre, si è chiusa con un nulla di fatto e aggiornata al 6 dicembre. Il socio privato di Acciaierie, Arcelor Mittal, che detiene la maggioranza della società (62 per cento, il resto è nelle mani di Invitalia, società del Mef), ha chiesto altri 8 giorni di tempo. Sul tavolo c’è sempre la necessità di assicurare un sostegno finanziario urgente all’azienda, valutato in 320-380 milioni, da dividere però in quota parte sulla base dei rispettivi pesi societari. Questa è anche la linea del Governo. Invitalia, già dalla precedente assemblea, era pronta a fare la sua parte. Dopo l’ennesimo nulla di fatto, sul piede di guerra i sindacati metalmeccanici.

L’imposta sarebbe scaduta da tempo e prorogata in extremis dal Governo, ma non è più rinviabile

L’assemblea di Acciaierie di Italia “resta aperta e si aggiorna a martedì prossimo”. “Oggi sono stati fatti passi avanti”. Lo si apprende da fonti vicine alla società che ha riunito l’assemblea in viale Certosa a Milano. Non filtra molto sull’ordine del giorno di oggi. Poche notizie, mentre sono molti i nodi da sciogliere al vaglio dell’assemblea sul futuro dell’ex Ilva di Taranto, in mano al gruppo, che fa capo per il 62% ad Arcelor Mittal e per il 38% a Invitalia, società del ministero del Tesoro. Tra i temi da affrontare, le ventilate dimissioni del presidente Franco Bernabé, la questione della fornitura di gas per l’impianto di Taranto e la richiesta di 320 milioni per far fronte alle esigenze di produzione.

Per il percorso di conversione, che potrebbe essere portato a compimento tra 10-20 anni, sono stati investiti circa 2 miliardi di euro Servizio: Annamaria Rosato

Taglio sospeso fino al 10 gennaio 2024 Fino al 10 gennaio l’ex Ilva continuerà a ricevere la fornitura di gas. Si allontana, almeno per ora, lo spettro dell’interruzione immediata per morosità. Con un’ordinanza cautelare il Tar della Lombardia ha confermato la sospensiva del blocco dell’erogazione disposta già a fine ottobre con un decreto monocratico del presidente Vinciguerra. La questione sarà nuovamente discussa in camera di consiglio il 10 gennaio.

L’ultimo incontro tra le parti risale al 20 ottobre scorso Palazzo Chigi ha convocato i sindacati metalmeccanici per giovedì prossimo, alle ore 10.00, perdiscutere della vertenza ex Ilva. L’ultimo incontro tra le parti risale al 20 ottobre scorso, quando ci fu una manifestazione a Roma, contestualmente allo sciopero in tutti i siti del gruppo. In quella sede i capi digabinetto dei ministeri interessati promisero un nuovo confronto entro il 7 novembre. La convocazione è arrivata per giovedì, con un paio di giorni di ritardo rispetto alle attese. Salterà dunque l’autoconvocazione di Fim, Fiom e Uilm che era stata annunciata per domani sotto la sede di Palazzo Chigi, in mancanza di notizie ufficiali dalla presidenza del Consiglio. I sindacati continuano a sollecitare il passaggio in maggioranza dello Stato e chiedono chiarezza sui contenuti del memorandum sottoscritto da ArcelorMittal l’11 settembre scorso.

‘Senza un confronto reale pronti a mobilitarci con durezza’ “Questa è una trattativa che sta mettendo il futuro del nostro paese nelle mani di una multinazionale che non ha mai rispettato alcun accordo e che ha esclusivamente agito nel proprio interesse. Il Governo commetterebbe un grave errore nel concedere l’ennesimo intervento pubblico a sostegno della gestione fallimentare prodotta da questo soggetto”. Lo affermano Francesco Rizzo e Sasha Colautti dell’Esecutivo nazionale Usb, intervenendo sulla vicenda ex Ilva. “E’ inoltre inaccettabile – aggiungono – che il socio privato non si assuma alcuna responsabilità, anzi, ci sembra che la trattativa si stia svolgendo a senso unico con il socio privato che pone pregiudiziali e paletti, come lo stralcio dell’amministrazione straordinaria e una serie di vincoli nella gestione di Dri Spa, controllata al 100% da Invitalia”. Secondo i due sindacalisti, “in sostanza anche dove c’è lo stato trionfa la multinazionale. Ma questo è il governo del Made in Italy o del Made in India? Ad oggi le notizie che arrivano mezzo stampa, mai smentite, indicano che ci troviamo davanti a ripetute menzogne del Governo, al commissariamento di un Ministro che deve rimangiarsi quanto discusso con noi per mesi sull’ingresso dello stato in quota di maggioranza e lo sviluppo di un piano industriale dentro un accordo di programma. Non rimane più nulla di tutto questo ma rimane solo la consegna al privato del futuro industriale di questo paese”. In assenza “di un confronto reale – concludono – e di soluzioni siamo pronti a mobilitarci con estrema durezza e abbiamo già individuato una prima serie di iniziative pubbliche: la prima il 10 novembre parlerà alla città di Genova” nel corso di un convegno. “Il blocco della Roma-Napoli” già attuato a margine della manifestazione del 20 ottobre “dovrebbe far capire a tutti il livello di tensione che si registra fra le maestranze”. 

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ascoltato oggi in audizione dalle Commissioni riunite attività produttive di Camera e Senato Servizio: Stefania Rotolo Riprese e Montaggio Massimo d’Olimpio Intervista: Adolfo Urso Ministro delle Imprese e Made in Italy

Invitalia svela i contenuti dell’intesa dello scorso 11 settembre, chiesti chiarimenti al socio privato

Incontro a Palazzo Chigi con i sindacati nel giorno dello sciopero e del corteo che ha attraversato le vie di Roma Servizio di Stefania Rotolo Riprese di Massimo D’Olimpio Intervistati: Michele De Palma, segr. Gen Fiom CGIL Roberto Benaglia, segr. Fim Cisl Rocco Palombella, segr. Gen Uilm

A Roma il corteo organizzato dai sindacati in occasione della giornata di sciopero È partito il corteo dei lavoratori ex Ilva, nell’ambito della manifestazione organizzata a Roma da di Fim, Fiom e Uilm in occasione dello sciopero indetto dai sindacati. “Acciaierie d’Italia, operazione verità. Occupazione industria ambiente” è lo striscione che apre il corteo, diretto da piazza dell’Esquilino a piazza Santi Apostoli. Subito dietro un altro striscione “Meglio una lotta disperata che una disperazione senza lotta” di Ilva Genova. “Basta cassa integrazione” è il coro che si leva dal corteo, accompagnato da bandiere dei sindacati e fumogeni. I segretari generali di Fim Fiom e Uilm sono stati convocati a Palazzo Chigi. 

A comunicarlo, con una nota congiunta, i sindacati I sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm fanno sapere con una nota congiunta che per la giornata di domani, 20 ottobre, è stato indetto uno sciopero in tutti gli stabilimenti italiani dell’ex Ilva. La decisione è stata presa dopo che il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Barnabè, il 17 ottobre scorso ha messo il proprio mandato a disposizione del governo aprendo all’ipotesi, nonché al rischio, di fallimento imminente dell’indotto siderurgico. Inoltre, i metalmeccanici potranno prendere parte al sit-in organizzato sempre per la giornata di domani a Roma. Tra i motivi principali della protesta, le condizioni pessime in cui versano gli stabilimenti a causa della mancanza di nuovi investimenti e della manutenzione ordinaria e mettono a rischio le condizioni di salute dei lavoratori.

In corteo tir e autogru dalla portineria c del siderurgico alla Prefettura Tensione alle stelle a Taranto dove stanno protestando circa 800 tra imprenditori dell’indotto  dell’ex Ilva aderenti all’Aigi e loro collaboratori.  Questa mattina dal piazzale antistante la portineria c, è partito il corteo di protesta diretto alla Prefettura dove è previsto l’arrivo intorno alle 13. Massiccia presenza di mezzi tra tir, autogru e camion. Sotto accusa il possibile ricorso all’amministrazione straordinaria. “Un secondo bidone di stato – secondo l’associazione degli imprenditori- che replicherebbe quanto già accaduto nel 2015 che è costato all’indotto tarantino ben 150 milioni di euro. L’ennesima amministrazione straordinaria non consentirebbe i tempi tecnici per la ripresa e metterebbe in ginocchio tutte le imprese”.  tutto questo mentre a Roma, sotto la sede del ministero delle imprese, si riunisce il coordinamento sindacale di Fim, Fiom e Uilm di Acciaierie d’Italia. 

C’è preoccupazione per lo stallo che da mesi inchioda la fabbrica Da Taranto a Roma, domani riaccende i motori la protesta sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. A Taranto scendono in strada le imprese dell’indotto siderurgico, a Roma si riunisce sotto la sede del ministero delle Imprese (è la prima volta che viene scelto questo luogo) il coordinamento sindacale di Fim, Fiom e Uilm di Acciaierie d’Italia. Modalità diverse, ma un filo comune sembra legare le due iniziative: preoccupazione per lo stallo che da mesi inchioda l’ex Ilva, stallo che per imprenditori e sindacati ora sembra volgere al peggio, al punto di non ritorno. Domani mattina circa 800, tra imprenditori e loro collaboratori, si raduneranno alla portineria imprese del siderurgico tarantino alle 6.45 per andare alla portineria C. Stesso orario di raduno per i mezzi alla portineria C dello stabilimento. Da qui tutti insieme in corteo verso la città.

Lettera alla Premier Meloni dall’Aigi che rappresenta un’ottantina di imprese

L’AIGI, associazione imprese indotto Ad’I scrive al Governo: sarebbe secondo “bidone di Stato” dopo quello del 2015

Dopo Taranto, in corso lo sciopero dei dipendenti a Genova INTERVISTA: LUCIA MORSELLI, AMMINISTRATORE DELEGATO ACCIAIERIE D’ITALIA Servizio Annamaria Rosato

Per i sindacati l’azienda è in abbandono e in pericoloso declino E’ iniziato alle sette di questa mattina lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, di Ilva in As e dell’appalto indetto dai sindacati metalmeccanici e da altre categorie, perrichiamare l’attenzione sulla situazione della fabbrica definita in “una fase di abbandono e pericoloso declino” e che rischia “una irreversibile condizione di spegnimento”. Le risposte ottenute dal vertice di ieri a Palazzo Chigi sono definite insoddisfacenti dalle organizzazioni sindacali. Sono in corso anche presidi sulle strade che conducono alle portinerie. Ed oggi è il giorno dell’evento ‘Steel Commitment 2023’,incontro commerciale con i clienti organizzato da Acciaierie d’Italia nello stabilimento di Taranto. Secondo le organizzazioni sindacali l’azienda intende presentare una “realtà distorta”. Nell’incontro di ieri, avvertono i sindacati, “non abbiamo ricevuto nessuna ‘chiara’ risposta su come il governo intenda risolvere questa annosa vertenza. Restiamo stupiti ed esterrefatti dall’aver appreso dal governo dell’interlocuzione in atto con ArcelorMittal per raggiungere un nuovo accordo, dopo quello di marzo 2020 a noi a tutt’oggi sconosciuto, che nella sua realizzazione sta mantenendo come filo di continuità con i Governi precedenti l’esclusione dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali”.

Il parlamentare del Pd chiede chiarimenti sul futuro del siderurgico di Taranto Servizio di Stefania Rotolo; riprese e montaggio di Massimo d’Olimpio. Intervista ad on. Ubaldo Pagano, Partito Democratico

In concomitanza con il road show commerciale, che Acciaierie d’Italia terrà a Taranto Ventiquattr’ore di sciopero di tutto il personale Ilva (dipendenti di Acciaierie di Italia, di Ilva in amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto) proclamate oggi dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per il 28 settembre in concomitanza con un evento, un road show commerciale, che Acciaierie d’Italia terrà a Taranto, facendo arrivare industriali dell’acciaio e tutti i suoi principali clienti. Lo sciopero vedrà il presidio di tutte le portinerie della fabbrica, più altre iniziative di protesta. I sindacati richiamano lo stato grave in cui, a loro dire, si trova l’acciaieria: “Il sito è ormai privo dei requisiti minimi per garantire una vita dignitosa ai lavoratori sugli impianti produttivi, dove l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie compromette la salvaguardia delle vite umane che ci lavorano. Tutto questo nonostante i copiosi finanziamenti pubblici ricevuti qualche mese fa”. Il riferimento è ai 650 milioni erogati dal Governo tramite Invitalia. Acciaierie d’Italia è infatti una società mista pubblico privata, col 62 per cento ad ArcelorMittal e il 38 a Invitalia, che fa capo al Mef. Due giorni fa i vertici nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno scritto al premier Meloni e ai ministri Urso, Giorgetti, Calderone e Fitto, evidenziando la “situazione di collasso” dell’azienda, l’imminente rischio di fermata degli impianti e chiesto un incontro urgente. 

Ex Ilva: ascoltato oggi il ministro Urso

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ascoltato oggi in audizione dalle Commissioni riunite attività produttive di Camera e Senato Servizio: Stefania Rotolo

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