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Monitor

Il cardiologo barese Massimo Grimaldi (ANMCO): “Cambio di paradigma, abbattere il colesterolo LDL prima che la malattia colpisca”. La possibilità di ridurre del 36% il rischio di un primo infarto rappresenta oggi una delle scoperte più rilevanti nel panorama della medicina moderna, come confermato dai dati dello studio internazionale Vesalius-cv. Presentata durante il 57° Congresso Nazionale ANMCO 2026 a Rimini, questa ricerca segna un cambiamento profondo e concreto nell’approccio alle malattie cardiovascolari, dimostrando che un intervento tempestivo su pazienti ad alto rischio, anche in totale assenza di precedenti eventi clinici, può salvare migliaia di vite. In un contesto nazionale dove le patologie del sistema circolatorio rimangono la principale causa di morte in Italia, con oltre 220.000 decessi registrati annualmente su un totale di 720.000 morti, diventa imperativo adottare strategie terapeutiche più incisive e mirate. A sottolineare l’urgenza di questo nuovo orientamento è il cardiologo barese Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), il quale ha evidenziato come la pratica clinica tradizionale sia stata finora troppo sbilanciata verso il trattamento post-evento. Secondo Grimaldi, siamo di fronte a un cambio di paradigma fondamentale: il rischio cardiovascolare non è un evento improvviso, ma un processo che si costruisce silenziosamente nel corso degli anni mentre la malattia è già in atto, offrendo ai medici una finestra temporale strategica per agire prima che il danno diventi irreversibile. Lo studio Vesalius-cv ha fornito prove schiaccianti coinvolgendo oltre 12.000 pazienti monitorati per più di quattro anni, tutti accomunati da un rischio cardiovascolare elevato ma senza una storia clinica di infarti o ictus. Il cuore della strategia risiede nell’abbattimento drastico del colesterolo LDL, identificato come la causa diretta dell’aterosclerosi; grazie all’impiego del farmaco evolocumab, i ricercatori sono riusciti a ridurre i livelli di colesterolo cattivo di oltre il 50%, raggiungendo valori ottimali intorno ai 45 mg/dL. Come ribadito anche da Claudio Bilato, Vicepresidente ANMCO, il dato più significativo resta la capacità di prevenire la prima manifestazione della malattia, evitando non solo il decesso ma anche le gravi conseguenze permanenti che un evento acuto lascia sulla vita quotidiana delle persone. Questo nuovo approccio trasforma radicalmente la prevenzione primaria, rendendo la cardiologia moderna capace di intervenire con precisione chirurgica su pazienti apparentemente sani ma biologicamente vulnerabili, garantendo un impatto senza precedenti sulla salute pubblica e sulla longevità della popolazione.

Studio della University of Sheffield svela che sopprimere lo stress molecolare ISR allunga la durata della vita. Una nuova frontiera nella ricerca sulla longevità suggerisce che il segreto per vivere più a lungo non risieda nell’attivare le difese cellulari, bensì nel sopprimerle. Secondo uno studio rivoluzionario pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e coordinato da Mirre Simons della University of Sheffield, l’inibizione di un particolare segnale cellulare di stress, denominato Integrated Stress Response (ISR), potrebbe estendere significativamente la durata della vita. L’ISR è un sistema molecolare complesso che funge da centrale per la gestione delle emergenze nelle cellule, attivandosi in risposta a minacce come infezioni virali o carenze nutrizionali. Sebbene in passato si ipotizzasse che una moderata stimolazione di questo stress potesse “temprare” l’organismo (concetto noto come ormesi), i test condotti su decine di migliaia di moscerini della frutta hanno dimostrato l’esatto contrario: la soppressione del segnale ISR prolunga la vita, mentre la sua attivazione artificiale la accorcia drasticamente. I risultati ottenuti dal team di ricerca, che ha visto il contributo fondamentale di Miriam Gotz, sfidano le precedenti evidenze scientifiche osservate in organismi più semplici come lieviti e nematodi, dove lo stress sembrava avere un ruolo positivo. I ricercatori hanno osservato che i moscerini con il segnale ISR inibito riuscivano a vivere più a lungo anche se sottoposti a sfide ambientali o variazioni della dieta. Questa scoperta è di cruciale importanza perché l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle sfide socio-economiche più urgenti del nostro tempo. L’obiettivo degli esperti non è più soltanto curare le singole patologie legate all’età, ma intervenire direttamente sui meccanismi biologici che regolano il decadimento cellulare. Attualmente, il percorso molecolare ISR è già oggetto di studi approfonditi nei campi dell’oncologia e dell’immunologia. La possibilità di manipolare questo sistema apre strade terapeutiche inedite: il prossimo passo del team sarà verificare se farmaci già esistenti e approvati possano replicare l’effetto di soppressione osservato in laboratorio. Se confermato, questo approccio potrebbe portare allo sviluppo di trattamenti anti-invecchiamento in grado di rallentare i processi biologici degenerativi, migliorando non solo la durata, ma anche la qualità della vita umana.

Il rapporto Save the Children “Le Equilibriste” evidenzia le criticità della maternità in Puglia tra occupazione e servizi. Il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, redatto da Save the Children in stretta collaborazione con l’Istat, restituisce un’istantanea impietosa della Regione Puglia, che si colloca al 20esimo posto della classifica nazionale nell’Indice delle Madri. Questo indicatore, ormai giunto a una nuova edizione, monitora quanto ogni territorio italiano sia realmente mother-friendly, analizzando le condizioni di vita delle donne attraverso sette ambiti chiave: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza. Nonostante il podio occupato da Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta, la Puglia resta confinata nel fondo della graduatoria, precedendo soltanto la Sicilia. Entrando nel dettaglio della dimensione Lavoro, la Puglia mostra tuttavia una capacità di reazione sorprendente, riuscendo a guadagnare ben cinque posizioni e attestandosi al 13esimo posto. Questo miglioramento è sostenuto da dati statistici incoraggianti: il tasso di occupazione delle madri con figli minorenni è passato dal 48,6% al 49,1%, mentre il part-time involontario ha subito una decisa riduzione, scendendo dal 20,3% al 17,2%. Questi parametri, uniti al monitoraggio delle dimissioni per madri con figli tra 0 e 3 anni, indicano un tentativo di stabilizzazione professionale per le donne pugliesi, nonostante le difficoltà strutturali del mercato lavorativo locale. Note meno positive arrivano invece dal fronte della sicurezza e dei servizi sociali. Nell’ambito relativo alla Violenza di genere, che calcola la disponibilità di centri antiviolenza e case rifugio ogni 100.000 donne dai 14 anni in su, la Puglia ha perso terreno, scivolando al 14esimo posto. Tale flessione evidenzia una carenza nella rete di protezione che, sommata alle criticità storiche nei servizi per l’infanzia, penalizza fortemente il benessere complessivo delle madri nel territorio. Il rapporto “Le Equilibriste” sottolinea come la strada per colmare il divario con il Nord sia ancora lunga e richieda investimenti mirati per trasformare la Puglia in una regione capace di accogliere e sostenere pienamente la maternità.

Rivoluzione nel Codice di Procedura Civile: la nuova procedura accelera la liberazione degli immobili e contrasta la morosità incolpevole oltre i termini contrattuali. Il Governo introduce una svolta decisiva per il mercato immobiliare. Nel nuovo DDL Sgomberi, approvato recentemente dal Consiglio dei Ministri, compare una misura destinata a rivoluzionare il rapporto tra proprietari e inquilini: l’ingiunzione di rilascio per finita locazione. Questa novità, che modifica il Codice di Procedura Civile, punta a superare le lungaggini burocratiche della vecchia “convalida di licenza”, garantendo ai proprietari una procedura molto più rapida per rientrare in possesso dei propri immobili. Cos’è l’ingiunzione di rilascio e come funziona A differenza della procedura attuale, spesso soggetta a rinvii e tempi morti, il nuovo procedimento consente al locatore di agire d’anticipo. Azione Preventiva: Il proprietario può richiedere al giudice l’ingiunzione prima ancora che il contratto scada, purché vengano rispettati i termini di preavviso legali o contrattuali. Esecutività Immediata: L’ingiunzione diventa operativa “senza dilazione” a partire dal giorno esatto della scadenza del contratto. Obiettivo: Snellire il carico dei tribunali e offrire una certezza del diritto che possa incentivare i proprietari a rimettere gli immobili sfitti sul mercato, riducendo il rischio di occupazioni oltre il termine pattuito. Non solo case: l’ambito di applicazione La portata del provvedimento è vastissima. L’ingiunzione di rilascio non riguarderà solo i classici appartamenti ad uso abitativo, ma si estenderà a: Contratti di Comodato di beni immobili. Affitto di Azienda. Contratti Agrari (affitto a coltivatore diretto, mezzadria e colonia). Perché questa misura è importante? La riforma si inserisce in un quadro di emergenza abitativa e di “tutela della proprietà”. In Italia, la durata media di uno sfratto per finita locazione può superare i 12-18 mesi. Con l’introduzione di questo “procedimento accelerato”, il Governo mira a equiparare i tempi italiani a quelli dei principali partner europei, scoraggiando la resistenza passiva degli inquilini morosi o di chi non intende abbandonare l’immobile alla scadenza.

Mercoledì 6 maggio al Campus il decimo evento di placement: 80 aziende incontrano laureati e dottori di ricerca tra colloqui e workshop sull’IA. Ritorna l’appuntamento più atteso per il placement universitario in Puglia: la Career Fair del Politecnico di Bari. Mercoledì 6 maggio 2026, a partire dalle ore 9:30, l’Atrio Cherubini del Campus ospiterà la decima edizione dell’evento che mette in contatto diretto studenti, laureati e il mondo delle imprese. Con 80 stand aziendali e centinaia di visitatori previsti, la fiera si conferma un ponte strategico tra la formazione accademica e il mercato del lavoro locale e internazionale. Colloqui, workshop e orientamento: il programma La manifestazione, organizzata dall’Ufficio Placement del Poliba in collaborazione con Cesop HR Consulting Company, offre ai partecipanti una suite completa di servizi per la carriera: Incontri e Colloqui: Possibilità di interagire con i responsabili HR di grandi gruppi e multinazionali. Revisione CV e LinkedIn: Corner dedicati per il CV check e l’ottimizzazione del profilo professionale online. Photo Booth CV: Un servizio fotografico professionale per ottenere lo scatto perfetto per il proprio curriculum. Focus IA e Lavoro: Workshop dedicati all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle professioni del futuro. Dottori di Ricerca (PhD): Novità 2026, un’area specifica per le opportunità in settori R&D (Ricerca e Sviluppo). Oltre alle aziende, saranno presenti partner istituzionali come Porta Futuro, Eures Puglia e l’Esercito Italiano. Il commento del rettore Umberto Fratino “Con la decima edizione della Career Fair confermiamo l’investimento del Politecnico nelle attività di placement ad alto impatto sul territorio,” ha dichiarato il rettore, Umberto Fratino. “È un evento che permette ai nostri studenti di confrontarsi con le reali necessità delle aziende e a noi di adeguare i profili formativi a un mercato che cambia rapidamente.” Come partecipare: registrazione e Info L’accesso alla Career Fair Poliba 2026 è libero e gratuito, ma è richiesta la registrazione obbligatoria online. Sito Ufficiale: https://careerfair.poliba.it/ Dove: Atrio Cherubini, Campus Politecnico di Bari. Quando: Mercoledì 6 maggio 2026, ore 9:30.

Il quadro di Coldiretti Puglia. Annata ad alto rischio per il pomodoro da industria, stretta tra l’aumento vertiginoso dei costi di produzione del 50%, legati anche agli effetti della guerra in Iran, e un forte incremento delle superfici coltivate stimato al momento in +20% che potrebbe generare squilibri di mercato. È questo il quadro di Coldiretti Puglia sull’annata del pomodoro in Puglia con i trapianti partiti in ritardo per la forte ondata di maltempo delle scorse settimane che ha ritardato le operazioni in campo, con una situazione particolarmente critica in Puglia nel Centro-Sud dove, a differenza del Nord Italia, non è stato ancora raggiunto alcun accordo sul prezzo. Nel Nord è stato infatti già siglato un contratto al ribasso, con valori compresi tra i 13 e i 13,7 centesimi al chilo, inferiori rispetto allo scorso anno – denuncia Coldiretti Puglia – mentre al Centro-Sud le trattative sono ancora in corso, con la parte industriale che spinge per una chiusura su livelli più bassi, aumentando l’incertezza per gli agricoltori. Il risultato è una combinazione pericolosa, con costi certi in aumento e ricavi sempre più incerti e potenzialmente in calo. In questo scenario la Puglia gioca un ruolo centrale, è infatti il principale polo della salsa Made in Italy nel Mezzogiorno, concentrato per l’84% in provincia di Foggia, leader del comparto – sottolinea Coldiretti Puglia – con circa 3.500 produttori impegnati su una superficie complessiva di circa 32mila ettari, per una produzione di 20 milioni di quintali e una Produzione Lorda Vendibile che sfiora i 180 milioni di euro, numeri di assoluto rilievo se confrontati con il dato nazionale, che si attesta su circa 55 milioni di quintali di produzione e 95mila ettari investiti. I problemi, tra costi di produzione e frammentazione della filiera A pesare è soprattutto l’impennata dei costi di produzione, con fertilizzanti sempre più cari e difficili da reperire, rincari energetici, aumento del gasolio agricolo e costi più elevati lungo tutta la filiera – insiste Coldiretti Puglia – dalle piantine ai mezzi tecnici, una situazione aggravata dalle tensioni internazionali, che stanno incidendo sia sui prezzi che sulla disponibilità delle materie prime. Allo stesso tempo, si registra un forte aumento delle superfici coltivate a pomodoro in diversi areali produttivi, dal Nord Italia alla Campania, fino alla Calabria e alla Capitanata, dove – spiega Coldiretti Puglia – il riempimento degli invasi e il miglioramento della disponibilità idrica hanno spinto molti agricoltori a investire nuovamente nel pomodoro, anche per compensare l’andamento negativo del grano. Una dinamica che, se da un lato rappresenta un segnale positivo, dall’altro rischia di trasformarsi in un boomerang, con l’eccesso di offerta – segnala Coldiretti Puglia – unito a una raccolta che si preannuncia concentrata a causa dei ritardi nei trapianti dovuti alle piogge primaverili, potrebbe infatti saturare la capacità di lavorazione dell’industria e comprimere ulteriormente i prezzi. In questo contesto pesa anche la storica frammentazione della filiera del pomodoro nel Centro-Sud, che rende più difficile costruire accordi di valore tra parte agricola e industriale, a differenza di quanto avviene nel Nord dove il sistema appare più strutturato. Se non si interviene rapidamente per riequilibrare i rapporti di filiera e garantire prezzi equi, il rischio concreto è quello di una campagna che, nonostante le buone prospettive produttive, possa trasformarsi in una vera e propria crisi per le imprese agricole.

Effettuate con successo le prime due raccolte di cellule staminali, si attende il prodotto cellulare modificato con tecniche di ingegneria genetica per completare la procedura. Due pazienti affette da talassemia major sono state recentemente sottoposte alla raccolta di cellule staminali finalizzata ad un trattamento di terapia genica presso il Policlinico di Bari. L’infusione delle cellule avverrà nei prossimi mesi, nello stessa azienda ospedaliero universitaria, dopo che sarà stata completata la procedura di ingegnerizzazione genetica presso i laboratori di Geleen, in Olanda. Altri tre pazienti sono stati già inseriti nel programma e avvieranno a breve la procedura. “La talassemia (nota anche come “anemia mediterranea”) – ricorda Pellegrino Musto, Direttore dell’unità operativa di Ematologia con annesso Centro Trapianti del Policlinico e Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bari – è una malattia ereditaria causata da una mutazione dei geni che producono l’emoglobina. Provoca anemia severa, sovraccarico di ferro, deformazioni ossee e problematiche cliniche a carico di vari organi, in particolare cuore, fegato e sistema endocrino.  Il trattamento convenzionale prevede trasfusioni di sangue fin dai primi anni di vita, terapie che limitano l’accumulo di ferro, farmaci che stimolano la produzione di globuli rossi e, in un numero limitato di casi, il trapianto di midollo osseo da donatore compatibile, l’unica terapia che, sino ad oggi, si era dimostrata in grado di guarire questa malattia”. “La terapia genica – sottolinea Musto – si aggiunge oggi all’armamentario terapeutico per i pazienti talassemici di eta’ compresa fra i 18 e i 35 anni, con caratteristiche genetiche ben definite. Questo trattamento rivoluzionario consente in oltre il 90% dei casi di ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni e di considerare larga parte di questi pazienti potenzialmente guariti.” “La terapia genica per i pazienti talassemici (peraltro possibile anche in soggetti affetti da anemia falciforme) – spiega Angelo Ostuni – Direttore dell’unità operativa di Medicina Trasfusionale del Policlinico di Bari – consta di diverse fasi. Dopo la valutazione della idoneità del paziente, si procede con la mobilizzazione delle cellule staminali mediante somministrazione del fattore di crescita granulocitario e infine con la raccolta delle cellule staminali emopoietiche presenti nel sangue periferico del paziente con procedure di aferesi. L’obiettivo è raccoglierne un numero elevato, il che richiede una particolare esperienza degli operatori”. “Successivamente – continua Ostuni – le cellule prelevate sono spedite presso il laboratorio di riferimento dove vengono modificate con tecniche di ingegneria genetica (il cosiddetto “gene editing”) che le rendono capaci di riattivare la produzione di un tipo diverso di emoglobina (HbF), normalmente presente solo nel corso della vita fetale”. “La fase conclusiva – aggiunge Paola Carluccio, responsabile del Programma Trapianti in Ematologia del Policlinico – prevede, dopo un trattamento chemioterapico teso ad eliminare completamente dal midollo osseo le cellule staminali “malate”, la re-infusione al paziente delle sue stesse cellule geneticamente modificate. Questo “autotrapianto” consente di sostituire l’emoglobina non funzionante del paziente e permette al midollo osseo di riprendere la produzione di una nuova emoglobina, in grado di assicurare al paziente una vita sostanzialmente normale e, soprattutto, scevra della necessità di effettuare trasfusioni di sangue.” “I tempi tecnici per la produzione delle staminali ingegnerizzate – ricorda Carluccio – sono però piuttosto lunghi e occorrerà attendere ancora qualche mese per ricevere il prodotto cellulare finito da infondere alle pazienti e valutarne l’efficacia.” “Grazie al supporto della Regione Puglia e all’impegno quotidiano di tutto il personale – conclude Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari – oggi siamo in grado di offrire ai pazienti affetti da talassemia un’opportunità di cura disponibile in pochissimi centri in Italia e, nel Mezzogiorno, unica nel suo genere. Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti e orgogliosi”.

Tra gli obiettivi innalzare gli standard assistenziali e favorire la diffusione dell’innovazione scientifica e clinica. L’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, entra nella Rete europea dei centri oncologici di eccellenza (EU Network of Comprehensive Cancer Centres – EUnetCCC), iniziativa strategica dell’Unione europea che punta a rafforzare la collaborazione tra i principali centri oncologici del continente. L’ingresso dell’Istituto è stato formalizzato nell’ambito della Joint Action europea EUnetCCC, attraverso l’approvazione di un aggiornamento dell’accordo progettuale che ha incluso sei nuove realtà italiane, tra cui l’oncologico barese, insieme ad altri centri di rilievo nazionale. «L’ingresso in una rete europea di questo livello rappresenta un passaggio strategico per il nostro Istituto – afferma il Commissario straordinario dell’Oncologico barese Alessandro Delle Donne – perché consente di potenziare in modo concreto il nostro ruolo nel sistema oncologico nazionale ed europeo. Non si tratta solo di partecipare a un network, ma di essere parte attiva in un processo di crescita condivisa, che mette al centro qualità delle cure, innovazione e capacità organizzativa. Questa integrazione ci permette di confrontarci stabilmente con i principali poli oncologici europei, di contribuire allo sviluppo di modelli avanzati di presa in carico e di irrobustire ulteriormente il legame tra ricerca e assistenza. È in questa direzione che vogliamo continuare a lavorare: costruire un’Istituzione sempre più aperta, capace di dialogare a livello internazionale e di portare benefici concreti ai pazienti, attraverso percorsi di cura sempre più appropriati, innovativi e sostenibili». La Rete europea dei centri oncologici di eccellenza, tra le principali iniziative europee in ambito oncologico e cofinanziata dal programma EU4Health, coinvolge oltre 160 partner in 31 Paesi europei e ha l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure, armonizzare i criteri e innalzare gli standard assistenziali e favorire la diffusione dell’innovazione scientifica e clinica attraverso una collaborazione strutturata tra sistemi sanitari. «Entrare in questa rete significa essere parte attiva di un sistema europeo che integra ricerca, assistenza e innovazione – sottolinea la Direttrice Scientifica Raffaella Massafra – e rappresenta un’opportunità concreta per sviluppare progetti condivisi, incrementare la qualità dei dati e contribuire alla crescita di una oncologia sempre più basata sull’evidenza e sull’utilizzo avanzato delle tecnologie, anche in ambito di intelligenza artificiale e data science. Il nostro Istituto è coinvolto direttamente in due ambiti strategici del progetto europeo, dedicati alla sostenibilità e alla governance della rete, contribuendo alla definizione di modelli organizzativi, strumenti operativi e processi condivisi a livello internazionale. Un impegno che ci consente non solo di partecipare, ma di dare un contributo attivo alla costruzione e allo sviluppo della rete europea dei centri oncologici». All’interno della rete, l’Istituto sarà coinvolto nelle attività di coordinamento e scambio informativo attraverso il sistema nazionale guidato da Alleanza Contro il Cancro, contribuendo alle attività di ricerca, monitoraggio e sviluppo previste dal programma europeo.

La Cgil: “Non è fatalità. Il sistema va cambiato. Le persone sono il valore” 28 aprile: oggi si celebra la giornata mondiale per la salute e la sicurezza nel mondo del lavoro. “Non è fatalità. Il sistema va cambiato. Le persone sono il valore” Questo lo slogan di quest’anno di Cgil Puglia. “Parlare di fatalità o di emergenza è un approccio che prova a mascherare un fenomeno oramai strutturale e drammatico qual è quello degli infortuni sul lavoro. Anche nel 2025 nel Paese si è superata la soglia dei mille morti, un dato spaventoso che dovrebbe spingere politica, istituzioni e imprese a considerare il tema una priorità”, afferma la segretaria regionale della Cgil Puglia, Filomena Principale. In Puglia nel 2025 gli infortuni in occasione di lavoro sono stati 20.210, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente e con una media di 55 denunce al giorno. Quelle con esito mortale sono state pari a 58, in aumento di 14 unità rispetto al 2024. Un dato che fa della Puglia, se rapportato al numero di occupati, la quarta regione in Italia per incidenza di infortuni mortali. La Cgil si espone chiedendo al Governo un aiuto concreto per arrivare all’obbiettivo di non avere nessun morto sul lavoro: “Chiediamo il diritto per tutti i lavoratori di eleggere in tutti i luoghi di lavoro i propri rappresentanti per la sicurezza. C’è tanto da fare per provare a fermare questa strage quotidiana.”

Attualmente la demenza colpisce circa 48 milioni di persone nel mondo. Svolgere attività stimolanti come suonare uno strumento, viaggiare all’estero o socializzare può rafforzare la funzione cognitiva già nella mezza età e ridurre il rischio di sviluppare demenza, anche in presenza di predisposizione genetica. Lo evidenzia uno studio del Trinity College Institute of Neuroscience e del Global Brain Health Institute del Trinity College Dublin, pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring. La ricerca ha analizzato i dati di 700 adulti cognitivamente sani tra i 40 e i 59 anni, provenienti da Irlanda e Regno Unito e coinvolti in uno studio longitudinale di 10 anni. Circa un terzo dei partecipanti presentava un rischio genetico per la malattia di Alzheimer a esordio tardivo. L’analisi ha rilevato che l’impatto positivo delle attività stimolanti sulla cognizione è superiore all’effetto negativo del principale fattore genetico di rischio, l’Apolipoproteina E 4. Secondo gli autori, la combinazione di diverse attività risulta più efficace rispetto alla pratica di una sola. “Abbiamo osservato che i benefici maggiori derivano da un mix di attività differenti, piuttosto che da una singola”. Lo studio evidenzia anche i principali fattori modificabili associati a un peggioramento cognitivo, tra cui sintomi depressivi e traumi cranici. Ulteriori elementi negativi includono diabete, ipertensione, disturbi del sonno e problemi uditivi. Attualmente la demenza colpisce circa 48 milioni di persone nel mondo e si prevede che raggiungerà i 150 milioni entro il 2050, con costi destinati a triplicare fino a 3 trilioni di euro.

Lo rivela uno studio pubblicato su Science. Il battito cardiaco è un’arma contro la crescita del tumore. La forza delle contrazioni rallenta la moltiplicazione delle cellule tumorali nel cuore, cosa che potrebbe anche spiegare perché lo sviluppo di tumori cardiaci è un evento raro. In futuro questa scoperta potrebbe tradursi nello sviluppo di dispositivi indossabili come fasce per rallentare la crescita di tumori superficiali come il cancro della mammella o i tumori della pelle. I risultati di questo studio sono stati pubblicati su Science. “Abbiamo visto che stimolando in maniera ritmica cellule tumorali, quindi simulando il battito cardiaco, queste crescono molto meno, viceversa riducendo le forze di contrazione le cellule crescono di più”, spiega la ricercatrice Serena Zacchigna del Centro Internazionale per l’Ingegneria Genetica e la Biotecnologia e Università di Trieste. I ricercatori sono partiti dal fatto che nel cuore normalmente le cellule cardiache non si possono rigenerare. Così hanno deciso di studiare il cuore di pazienti con grave scompenso cardiaco in cui viene impiantata una pompa per sopperire all’insufficienza cardiaca: “Abbiamo visto che nel loro cuore, messo a riposo dalla pompa, i cardiomiociti al contrario possono rigenerarsi, cosa che non succede normalmente quando il cuore si contrae”, spiega Zacchigna. Di qui, appunto, nasce l’idea che le contrazioni cardiache potessero inibire la moltiplicazione cellulare. La bellezza di questo studio, anticipa Zacchigna, è che in prospettiva si potrebbero costruire robot o dispositivi indossabili (come fasce) che mimano il battito cardiaco per stimolare tumori superficiali come neoplasie della pelle e tumore della mammella ad esempio. “Nel giro di 3-4 anni potremmo arrivare ad avere dei prototipi da testare sui pazienti”. 

Nel caso dell’attività fisica ad alta intensità, l’olio extravergine di oliva svolge una funzione rilevante nel recupero muscolare. L’olio extravergine di oliva si conferma un alleato strategico non solo per la prevenzione, ma anche per l’attività sportiva e i percorsi di controllo del peso: se utilizzato correttamente, può contribuire a migliorare metabolismo, recupero muscolare e gestione dell’energia. È quanto emerge dall’ultimo approfondimento promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoi Oleari – in collaborazione con Italia Olivicola. Le più recenti evidenze scientifiche indicano che l’olio evo non può essere considerato un semplice condimento, ma un vero e proprio “interruttore metabolico“. I suoi composti bioattivi, in particolare i polifenoli, contribuiscono a modulare infiammazione, risposta glicemica e utilizzo dei grassi da parte dell’organismo. Nel caso dell’attività fisica ad alta intensità, l’olio extravergine di oliva svolge una funzione rilevante nel recupero muscolare. Gli allenamenti intensi generano micro-lesioni e infiammazione: in questo contesto, sostanze come l’oleocantale contribuiscono a ridurre la risposta infiammatoria, favorendo tempi di recupero più rapidi. Allo stesso tempo, i grassi monoinsaturi forniscono un’energia stabile e prolungata, particolarmente utile negli sport di resistenza. Le quantità possono arrivare fino a 4-6 cucchiai al giorno negli atleti, distribuiti tra i pasti principali. L’olio evo nelle diete Anche nei regimi ipocalorici, l’olio extravergine di oliva si rivela un alleato efficace. L’acido oleico contribuisce a regolare l’appetito e a ridurre la fame nervosa, mentre la presenza di grassi rallenta l’assorbimento degli zuccheri, evitando picchi glicemici e favorendo un migliore equilibrio metabolico. In questi casi, le quantità consigliate sono più contenute – circa 1-2 cucchiai al giorno – ma risultano fondamentali per garantire l’assorbimento delle vitamine e sostenere il corretto funzionamento dell’organismo. Un utilizzo di circa 2-3 cucchiai al giorno consente di sostenere la digestione, migliorare la stabilità energetica e contribuire a una gestione più efficace del peso. Le ricerche più recenti evidenziano come l’efficacia dell’olio extravergine aumenti quando viene abbinato correttamente agli altri alimenti. Condire verdure come broccoli o rucola, ad esempio, ne migliora l’assorbimento dei composti attivi, con effetti positivi sul metabolismo cellulare. Allo stesso modo, l’abbinamento con cereali integrali o legumi contribuisce a ridurre l’impatto glicemico del pasto, mentre l’utilizzo insieme a proteine magre aiuta a prolungare il senso di sazietà e a limitare il desiderio di zuccheri nelle ore successive. Anche l’uso combinato con spezie come peperoncino o curcuma può favorire un aumento del dispendio energetico, contribuendo a sostenere i processi metabolici. Un insieme di accorgimenti semplici che trasformano l’olio extravergine di oliva da condimento a vero e proprio elemento funzionale della dieta.

Nel fine settimana boom del turismo rurale. Sono oltre 10mila i pugliesi che hanno scelto di trascorrere il 25 aprile in agriturismo, in linea con un trend nazionale che vede quasi un italiano su due (49%) festeggiare la Festa della Liberazione fuori casa, con una netta preferenza per gite e picnic, nonostante la collocazione poco favorevole della festa. È quanto emerge da una stima di Coldiretti Puglia, sulla base delle rilevazioni di Terranostra regionale, con l’agriturismo che si conferma la soluzione ideale per la tradizionale scampagnata lontano dalle città, senza rinunciare alla comodità e alla possibilità di vivere esperienze a contatto con la natura, in un contesto segnato dalle incertezze economiche e internazionali che continuano a influenzare anche le scelte turistiche. Tra chi sceglie di trascorrere la giornata fuori casa – sottolinea Coldiretti Puglia – prevalgono le gite fuori porta al mare, in montagna o in campagna, seguite dalle rimpatriate con parenti e amici, mentre una minoranza più contenuta approfitta del periodo per una breve vacanza. Un andamento che conferma come i ponti di primavera, da Pasqua al Primo Maggio, rappresentino un banco di prova importante per il turismo estivo. A trainare il turismo rurale è il boom dell’esperienziale, dall’enoturismo al birraturismo, dall’oleoturismo fino alle attività legate al mondo caseario, con visitatori sempre più interessati a imparare direttamente dai produttori, tra corsi di cucina, percorsi di benessere, yoga e cammini rurali. Se la cucina a chilometri zero resta la qualità più apprezzata, a far scegliere l’agriturismo – evidenzia Coldiretti Puglia – è anche la riscoperta dei piccoli borghi e delle aree rurali, con le strutture che hanno ampliato l’offerta di servizi innovativi per sportivi, curiosi e amanti della natura, affiancando attività culturali, percorsi naturalistici e proposte wellness. Una spinta al turismo green che porta molte delle circa 900 aziende agrituristiche presenti in Puglia ad offrire non solo pernottamenti e pasti completi, ma anche soluzioni flessibili come colazioni al sacco e spazi attrezzati per picnic, tende, roulotte e camper, per rispondere al desiderio di autonomia dei visitatori, che possono anche acquistare direttamente i prodotti a km zero delle aziende di Campagna Amica.

Una combinazione di tre farmaci riduce il rischio di recidiva del 39% e semplifica la vita ai pazienti. Prevenire un secondo ictus dopo un’emorragia cerebrale oggi è più semplice, grazie a una strategia che punta tutto sulla semplicità. Lo studio clinico TRIDENT, appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, porta ottime notizie per chi deve tenere sotto controllo la pressione. La novità: la “Tripletta” in una sola compressa Invece di assumere diversi farmaci in momenti diversi della giornata, i ricercatori hanno testato una singola pillola (chiamata GMRx2) che contiene tre principi attivi a basso dosaggio: telmisartan, amlodipina e indapamide. I risultati sono davvero incoraggianti: -39% di rischio di avere un nuovo ictus. -33% di eventi cardiovascolari gravi (come infarti o decessi). Migliore controllo pressorio: la pressione massima (sistolica) è scesa mediamente di 9 mmHg in più rispetto a chi riceveva le cure standard. In numeri: Per ogni 35 pazienti trattati con questa combinazione, è stato evitato un nuovo ictus. Perché questa scoperta è importante? Spesso, il problema principale non è la mancanza di farmaci, ma la difficoltà di seguire terapie complicate. Come spiega il coordinatore dello studio, Craig Anderson: “Abbassare la pressione è l’unico modo certo per evitare un secondo ictus, ma prendere tante pillole diverse è difficile. Questa combinazione semplifica tutto e aiuta i pazienti a raggiungere i loro obiettivi di salute.” Sicurezza e accessibilità Una soluzione globale: Ogni anno ci sono 3 milioni di nuovi casi di emorragia cerebrale. Questa strategia “tutto in uno” è economica e facile da distribuire anche nei Paesi dove l’accesso alle cure è più complicato. Pochi effetti collaterali: Gli eventi avversi seri sono stati pochissimi e simili a chi prendeva un placebo. Stanchezza o vertigini sono stati rari.

Negli ultimi 50 anni è scomparso quasi un terreno agricolo su tre. In occasione della giornata della Terra, oggi 22 aprile, Coldiretti Puglia registra 818 ettari persi che si aggiungono ai 158.628 compresi fra abbandono, cementificazione e impianti fotovoltaici. Nel dettaglio, risultano consumati 37.306 ettari nella provincia di Bari, 10.660 nella BAT, 19.714 a Brindisi, 28.310 a Foggia, 39.093 a Lecce e 23.544 a Taranto. Negli ultimi 50 anni è infatti scomparso quasi un terreno agricolo su tre, con un calo del 30% della superficie agricola utilizzabile dovuto all’abbandono e alla cementificazione, fenomeni che rendono i suoli impermeabili. Diventa quindi importante combattere questi fenomeni, oltre ai cambiamenti climatici, per garantire un futuro all’agricoltura che non può progredire senza terreno fertile disponibile. Il rischio idrogeologico interessa 11.692 imprese sul territorio pugliese. Coldiretti Puglia ritiene urgentissimi interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo di risorse per sostenere la produttività e ridurre rischi per i cittadini di rimanere coinvolti in frane ed alluvioni. “Diventa quindi urgente accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, attesa da quasi dieci anni e fondamentale per dotare il Paese di uno strumento efficace di tutela del territorio” conclude Coldiretti.

L’ortofrutta pugliese si conferma leader nazionale, ma il settore deve oggi fare i conti con una pressione senza precedenti. Con oltre 3 milioni di tonnellate prodotte all’anno e un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, la Puglia resta il pilastro agricolo d’Italia. Tuttavia, le importazioni selvagge e i cambiamenti climatici mettono a rischio il reddito di migliaia di imprese. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia diffusa in occasione del Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. I numeri del settore: la forza della Puglia La filiera ortofrutticola regionale non è solo un asset economico, ma un vero motore occupazionale e produttivo. Ecco i dati principali: Produzione annua: oltre 3 milioni di tonnellate. Imprese coinvolte: più di 21.000. Superficie coltivata: 164.000 ettari. Valore alla produzione: circa 2,7 miliardi di euro. Dalle brassicacee al pomodoro, fino agli ortaggi in serra, il sistema pugliese garantisce qualità e continuità di approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri. Le minacce: importazioni e concorrenza sleale Nonostante i numeri da record, Coldiretti Puglia lancia l’allarme: la competitività delle nostre imprese è minacciata da importazioni extra-UE che spesso non rispettano i rigorosi standard produttivi e normativi italiani. Questa dinamica genera un’alterazione della concorrenza e una drastica riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, rendendo difficile coprire persino i costi di produzione, gonfiati anche dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche. Le richieste di Coldiretti: reciprocità e trasparenza Per difendere il “Made in Puglia”, Coldiretti punta su tre pilastri fondamentali: Revisione del Codice Doganale: per garantire massima trasparenza sull’origine dei prodotti. Principio di Reciprocità: le produzioni importate devono sottostare alle stesse regole (sociali, ambientali e sanitarie) imposte agli agricoltori italiani. Stop alle “trasformazioni fittizie”: evitare che prodotti esteri, con minime lavorazioni, acquisiscano la cittadinanza italiana ingannando il consumatore. Innovazione e Logistica: il futuro dell’ortofrutta Oltre alla difesa dei confini commerciali, Coldiretti Puglia sottolinea l’importanza di investire internamente. Per rafforzare la filiera sono necessari: Investimenti nella logistica: per abbattere i costi di trasporto e migliorare la freschezza. Aggregazione: per dare più forza contrattuale agli agricoltori. Innovazione tecnologica: per affrontare i cambiamenti climatici e aumentare la resa qualitativa. “Appuntamenti come il Macfrut sono strategici per costruire nuove prospettive di sviluppo, difendere il reddito degli agricoltori e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti più importanti della nostra regione” – conclude Coldiretti Puglia.

Da Diodato ai Subsonica, la XIII edizione celebra il monito di Vittorio Arrigoni: un ponte tra musica, diritti globali e le battaglie del territorio tarantino. Torna l’appuntamento con l’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, che per la sua XIII edizione trasforma nuovamente il Parco Archeologico delle Mura Greche nel cuore pulsante dell’impegno civile italiano. Sotto la direzione artistica di Michele Riondino, Antonio Diodato, Roy Paci e Valentina Petrini, il concertone tarantino si conferma uno degli eventi culturali più rilevanti del panorama nazionale. Il tema 2026: “Restiamo Umani” nel segno di Vittorio Arrigoni Il documento politico di quest’anno lancia un monito potente: “Restiamo umani”. A quindici anni dalla scomparsa di Vittorio Arrigoni, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti sceglie di unire le lotte del territorio pugliese alle grandi urgenze internazionali, dalla Palestina all’Iran, fino a Cuba. L’obiettivo è chiaro: coniugare l’intrattenimento artistico con una profonda riflessione collettiva sui diritti e la giustizia sociale. Uno Maggio Taranto 2026: la Line-up completa degli artisti Il palco tarantino ospiterà una selezione musicale eclettica, capace di spaziare tra generi e generazioni. Tra i nomi più attesi della line-up 2026: Subsonica Brunori Sas Gemitaiz Margherita Vicario Giorgio Poi Marco Castello Spazio anche alla ricerca sonora e ai progetti collettivi con Canta Fino a Dieci, SI!Boom!Voilá, la cantautrice Rossana De Pace, l’elettronica di Catu Diosis (Uganda), le riflessioni di Cigno e il dj-set di Madk. Oltre la musica: gli interventi politici e sociali Non solo canzoni, ma una vera e propria arena di confronto. Il programma prevede interventi di altissimo profilo civile: Omar Barghouti (BDS): per la prima volta con un intervento in Italia. Francesca Albanese e Tomaso Montanari: voci autorevoli sui diritti umani e la cultura. Testimonianze sul lavoro: Maria Teresa Daprile ricorderà il marito Claudio Salamida, vittima del tragico incidente all’ex Ilva dello scorso gennaio. Salute e Ambiente: Il dottor Valerio Cecinati (Oncoematologia pediatrica) approfondirà il nesso tra inquinamento industriale e patologie infantili. Novità e conduzione dell’evento Alla guida del concertone torna il collaudato trio composto da Andrea Rivera, Martina Martorano e Serena Tarabini, con il supporto di Maria Cristina Fraddosio per i panel politici. La grande novità di questa edizione è la collaborazione con i filosofi di Tlon, Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che cureranno una maratona social per raccontare l’evento in diretta. L’Uno Maggio Taranto resta un evento completamente autofinanziato e organizzato dal basso. Per sostenere l’iniziativa, è attiva la campagna di crowdfunding ufficiale sulla piattaforma Kickstarter. Dati e Informazioni Utili InfoDettagliData1 Maggio 2026LocationParco Archeologico delle Mura Greche, TarantoDirezione ArtisticaRiondino, Diodato, Paci, PetriniModalitàIngresso gratuito / Supportato da Crowdfunding

Approvata in via definitiva la riforma che tutela le eccellenze italiane: carcere per le frodi online e tolleranza zero contro l’italian sounding. L’Aula della Camera ha dato il via libera definitivo al Disegno di Legge sui reati agroalimentari. Con 154 voti favorevoli e 110 astensioni, il testo (giunto in seconda lettura a Montecitorio) diventa ufficialmente legge dello Stato. Si tratta di una riforma attesa da anni, che punta a blindare le eccellenze italiane e a proteggere la salute pubblica attraverso un sistema sanzionatorio molto più rigido. Il provvedimento introduce una vera e propria “tolleranza zero” contro le frodi, estendendo le responsabilità anche ai canali digitali e colpendo non solo chi produce, ma chiunque partecipi alla filiera del falso. Cosa prevede la nuova legge sui reati agroalimentari La riforma interviene nel cuore del sistema produttivo italiano, introducendo nuove fattispecie di reato e inasprendo quelle esistenti. L’obiettivo è duplice: tutela economica del marchio Italia e sicurezza alimentare. 1. Nasce il reato di Frode Alimentare La novità più rilevante è l’introduzione del reato specifico di frode alimentare. La norma colpisce chiunque importi, esporti, venda o distribuisca — anche attraverso l’e-commerce e gli strumenti digitali — alimenti, acque o bevande non genuini. La sanzione: È previsto il carcere fino a un anno e una multa che può arrivare a 4.000 euro. L’elemento soggettivo: La pena scatta quando il soggetto è consapevole della non genuinità o della difformità del prodotto rispetto a quanto dichiarato. 2. Giro di vite sul “Segno Mendace” Il legislatore ha deciso di colpire con forza i cosiddetti segni mendaci. Si tratta di quelle etichette, loghi o descrizioni che, pur non essendo esplicitamente false, sono studiate per trarre in inganno il consumatore sulla reale origine o qualità del prodotto (il fenomeno noto come Italian Sounding). 3. Tutela della salute: omissioni e bugie Non si tratta solo di economia. La legge punisce severamente le condotte che mettono a rischio la salute dei cittadini. Sono previste forti sanzioni per: Omissione di informazioni corrette: Nascondere dati essenziali sulla provenienza o sulla composizione delle merci. Indicazioni non veritiere: Dichiarare proprietà organolettiche o nutrizionali inesistenti. L’importanza della riforma per il Made in Italy Il settore agroalimentare rappresenta uno dei pilastri del PIL italiano, ma è anche quello più colpito dalla contraffazione internazionale. Con questo “giro di vite”, l’Italia si dota di uno strumento normativo all’avanguardia che: Protegge i produttori onesti dalla concorrenza sleale. Garantisce il consumatore finale sulla tracciabilità di ciò che porta in tavola. Modernizza la lotta alle frodi, includendo esplicitamente il commercio online, spesso zona franca per i falsificatori. Analisi del voto: un passaggio atteso Il via libera con 154 sì e l’astensione di gran parte delle opposizioni (110) segna un punto di svolta. Nonostante le diverse visioni politiche sulle modalità di attuazione, la necessità di un intervento organico per difendere l’agroalimentare italiano è stata riconosciuta come una priorità nazionale.

Gli ultimi dati sull’arredo-design sorridono alla Puglia, il Nord traina ancora l’export. La Puglia è la prima regione del Sud a distinguersi nel settore arredo-design. È quanto riportato dai dati nazionali presentati da Sace a Milano. Il risultato (+12,2%) arriverebbe grazie al supporto degli incentivi regionali e alla natura dinamica e innovativa del settore pugliese. In particolare, la produzione di divani e poltrone si concentra nelle zone di Matera, Bari e la Bat. Su scala nazionale, la Lombardia traina l’export assieme a Veneto e Friuli, da sola la regione lombarda rappresenta il 30% circa del totale mentre le tre assieme contribuiscono al 70% delle vendite estere. Si registra però un lieve calo rispetto allo scorso anno: -1,8% per la Lombardia e -2,7% per il Veneto. Positivo il trend per Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, rispettivamente a +5,2% e +1,8%.

Dalla rinascita con l’album “Foto Mosse” al sold out di Roma e Milano: l’intervista alla cantante lucana sulla carriera e l’autonomia delle donne. Ecco una rielaborazione dell’articolo in ottica SEO, ottimizzata per i motori di ricerca. Ho inserito un titolo accattivante, una struttura in paragrafi con sottotitoli (H2) contenenti parole chiave e un testo più fluido. Arisa si racconta: il nuovo album “Foto Mosse”, il tour 2026 e il messaggio alle donne Arisa torna a far vibrare l’anima dei suoi fan. In un’intervista esclusiva per il videopodcast dell’ANSA, la cantante ha svelato i dettagli della sua nuova stagione artistica, segnata dall’uscita dell’album “Foto Mosse”, un atteso tour nei teatri e un forte impegno sociale. A 43 anni, l’artista lucana si mostra più matura e consapevole, pronta a trasformare la sofferenza in musica e gratitudine. Foto Mosse: il nuovo album di Arisa in uscita il 17 aprile Dopo cinque anni di attesa dall’ultimo lavoro in studio, il 17 aprile segna il ritorno discografico con “Foto Mosse”. L’album è stato anticipato dal successo sanremese “Magica Favola” e dal viscerale singolo “Il tuo Profumo”. Secondo Arisa, il disco è un inno al cambiamento: “Le cose che ci succedono non sono mai uno stato perenne. Tutto può cambiare se lo vogliamo”. Se “Magica Favola” è un invito all’impegno nei rapporti, “Il tuo Profumo” esplora le tinte più scure di un amore carnale e quasi tossico, un’esperienza che l’artista oggi ringrazia per averle donato una nuova “centratura”. Tour 2026 e Concerti Sold Out: Roma, Milano e il tour estivo Il ritorno dal vivo è già un successo straordinario. Gli appuntamenti al Teatro Brancaccio di Roma (22 maggio) e al Teatro Lirico di Milano (29 maggio) sono andati immediatamente sold out. Questo sarà solo l’inizio di un anno intenso che vedrà Arisa protagonista di: Un lungo tour estivo nelle principali piazze italiane. Un tour invernale nei teatri. L’impegno televisivo su Rai1 come volto di Canzonissima. Indipendenza economica e libertà: il messaggio di Arisa alle donne Durante l’intervista, Arisa ha toccato temi profondi legati all’universo femminile, citando gli insegnamenti della madre: “Noi donne dobbiamo pensare all’indipendenza, anche economica, perché significa libertà”. Il suo invito è quello di non attendere il “Principe Azzurro”, ma di diventare le proprie salvatrici: “Se siamo indipendenti, possiamo sempre decidere di liberarci da una relazione che ci fa stare male”. Un messaggio di empowerment che l’artista lega al “superpotere” femminile di costruire ponti anziché muri attraverso l’amore. Da Sanremo a Stefano De Martino: il futuro della musica italiana Reduce da un ottimo quarto posto al Festival di Sanremo, Arisa ricorda con emozione la cover di “Quello che le donne non dicono”. Tra i suoi sogni futuri c’è un concerto speciale con l’Orchestra della Magna Grecia e il coro del Teatro Regio di Parma. Sulla nuova direzione artistica di Sanremo affidata a Stefano De Martino, l’artista commenta con ironia e stima: “Stefano è un ragazzo che ha saputo coltivare il suo talento e migliorarsi costantemente, farà un ottimo lavoro”. Arisa e l’Inno d’Italia: voce delle istituzioni Negli ultimi mesi, Arisa è diventata la voce ufficiale dei grandi eventi istituzionali, cantando l’Inno di Mameli dalle Paralimpiadi alle celebrazioni per il suffragio universale. “È un onore incredibile interpretare il canto degli italiani in manifestazioni così importanti”, ha concluso l’artista, confermandosi una delle interpreti più amate e versatili del panorama nazionale. Dati principali in sintesi: TV: Canzonissima (Rai1) Nuovo Album: “Foto Mosse” (17 aprile) Singoli: “Magica Favola”, “Il tuo Profumo” Date chiave: 22 maggio (Roma), 29 maggio (Milano)

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