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Fondi per conguagli e annualità 2025: aumenti mensili per il comparto e compensi orari per i medici. La Giunta regionale pugliese ha sbloccato i fondi per le indennità di pronto soccorso, assegnando alle aziende sanitarie oltre 21 milioni di euro per i conguagli 2023-2024 e per l’annualità 2025. Il provvedimento, proposto dall’assessore Donato Pentassuglia, recepisce gli accordi sindacali del 9 aprile 2025 e stanzia già 23 milioni di euro come riparto previsionale per il 2026. Per il personale del comparto, l’indennità mensile pro-capite per il 2025 sarà di 353,84 euro, mentre per la dirigenza medica è previsto un compenso di 11,76 euro per ogni ora di servizio. Le risorse puntano a sostenere chi opera in prima linea nell’emergenza-urgenza, contrastando la fuga dei medici da una specializzazione esposta a rischi. I fondi sono ripartiti tra Asl, aziende ospedaliere e centrali operative 118 in proporzione al personale effettivamente in servizio e alle ore lavorate. Con queste delibere si dà finalmente attuazione alle norme nazionali che compensano le gravose condizioni di lavoro nei dipartimenti d’emergenza.

L’uomo è ritenuto responsabile di aver rubato un cellulare e un giubbotto . La polizia ha arrestato un uomo di 32 anni ritenuto responsabile di furti commessi all’interno del pronto soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia. Dalle immagini della videosorveglianza, si vede l’uomo che, approfittando di un momento di distrazione di altro paziente, si è avvicinato alletto di questi e, rovistando all’interno del suo zaino, ha rubato il cellulare. Nella disponibilità dell’arrestato è stato anche trovato un giubbotto rubato la sera precedente nella sala di attesa.

Polemiche al Policlinico di Foggia per il ricorso a una cooperativa esterna per coprire i vuoti d’organico del pronto soccorso. I sindacati denunciano i rischi per i pazienti, ma la direzione generale evidenzia la grave mancanza di medici. Al pronto soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia, c’è una carenza del 50 per cento di medici: di conseguenza, la direzione generale è stata costretta a ricorrere a una cooperativa esterna per coprire i vuoti d’organico. L’esternalizzazione del servizio durerà tre mesi, per una spesa di 138 mila euro.La decisione viene contestata dal sindacato ANAAO Assomed. Interviste a Fabrizio Corsi, segretario aziendale ANAAO Assomed e Giuseppe Pasqualone, commissario straordinario Policlinico Riuniti

Non avrebbe sottoposto un paziente, stroncato da un infarto, agli accertamenti necessari per salvargli la vita. Andrà a processo il medico del pronto soccorso di Brindisi per la morte di un uomo di 60 anni avvenuta 2 anni e mezzo fa. Non avrebbe sottoposto un paziente ad accertamenti specialistici ritenuti decisivi per salvargli la vita. La vittima, indicata con le iniziali G.R., 60 anni, era residente a San Pietro Vernotico. Il primo ottobre del 2023 si presentò in ospedale con dolori al braccio sinistro e al petto. Dopo alcuni esami fu trasferito in ambulanza al Perrino e poi dimesso. Il 60enne morì poco dopo per un infarto fulminante. Secondo i consulenti tecnici del pubblico ministero, la del medico non avrebbe rispettato le linee guida sulla gestione del dolore toracico. In base al quadro clinico, il paziente avrebbe dovuto essere ricoverato immediatamente in terapia intensiva cardiologica, con coronarografia e monitoraggio intensivo. Gli esperti hanno evidenziato che le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevate.Il processo si aprirà il 7 settembre 2026 davanti al giudice Falerno.

Situazione critica a Taranto, diminuiscono gli accessi negli ospedali della Bat. I dettagli dalle altre province. Altra giornata difficile ieri nei pronto soccorso di Puglia e Basilicata a causa del super afflusso di pazienti legato al picco influenzale. Situazione critica al Santissima Annunziata di Taranto dove ieri sera il pronto soccorso era decisamente ingolfato: 5 pazienti in codice rosso hanno atteso una barella per circa un’ora, mentre altri 13 in codice azzurro hanno dovuto aspettare non poco per essere visitati. Ma al Santissima Annunziata la situazione è critica da giorni. Si registrano mediamente 220-250 accessi al giorno con picchi di 330 pazienti. Il primario del pronto soccorso, Giuseppe Turco, però rivendica l’accesso immediato con posti sempre liberi per i codici rossi grazie ad una equipe dedicata. Il vero problema è che mancano 7 medici e oltre 250 posti letto. Meno difficile la situazione negli altri pronto soccorso della provincia: Castellaneta, Manduria e Martina Franca. Scesi al di sotto della soglia dei 200 gli accessi giornalieri al pronto soccorso del Policlinico di Bari dove l’attesa per le emergenze in codice rosso è in media di 15 minuti, ma diventa di oltre un’ora per gli altri codici, arancione compreso che riguarda i casi urgenti. Più complicata la situazione a Monopoli dove ieri per tre pazienti giunti in codice rosso si è registrata un’attesa di mezz’ora e per casi arancione l’attesa ha superato le tre ore. In media al San Giacomo c’è da fare una coda di oltre due ore. Decisamente migliori i tempi al Perinei di Altamura. Diminuiscono gli accessi nei pronto soccorso degli ospedali della Asl Bat dove molti riguardano le complicanze dell’influenza. Anche sui presidi del Salento pesa l’influenza con un costante afflusso. Se la gestione dei casi più critici è sotto controllo, la situazione si complica per i codici bianchi e verdi: al Fazzi di Lecce e al Perrino di Brindisi i tempi di attesa superano spesso le due ore. Al pronto soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia l’attesa per i codici rossi è in media di 15 minuti. In Basilicata in aumento gli ingressi al pronto soccorso del San Carlo di Potenza con punte di 250 pazienti al giorno.

La situazione nel dettaglio in tutte le province. Sanità al collasso in Puglia. Il picco dell’influenza stagionale sta mettendo a dura prova la maggior parte dei Pronto soccorso dislocati sul territorio regionale. Complici la presenza di turisti, la carenza dei medici e i tanti – forse troppi – accessi impropri, il sistema è in tilt. Il risultato: reparti intasati e operatori sfiancati. A Bari, nelle ultime ore, è stato potenziato il personale in alcune strutture, per far fronte alle diverse emergenze. In affanno anche i reparti di Medicina e Pneumologia. Stessa situazione a Molfetta, dove una donna di 94 anni è stata ricoverata ed è seguita con particolare attenzione al Pronto soccorso. A Foggia, se non è emergenza, poco ci manca: centinaia di accessi al policlinico Riuniti, a fronte di un vuoto d’organico del 50%. Dall’inizio delle feste, incremento di accessi anche a “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo: sono il 30% in più del normale. Non va meglio nel Brindisino: a Ostuni, c’è solo un medico per turno. Al “Perrino” la situazione più critica: due medici in turno per decine di pazienti. Anche qui pesa la carenza dei posti letto, specie in Medicina, Pneumologia e Geriatria. Cambia la provincia, ma non la situazione: al “SS. Annunziata” di Taranto a pesare è soprattutto la carenza di medici; al Pronto soccorso, secondo una stima della Cgil, ne servirebbero altri sette. Al “Vito Fazzi” di Lecce, si registrano tanti accessi di bambini e anziani con patologie croniche: da qui la situazione di affanno. Criticità, ma nessuna emergenza, nei principali Pronto occorso della Bat: anche qui si sente la carenza di personale e l’affluenza è copiosa per influenza e malanni tipici dei periodi festivi (come i problemi gastrointestinali). Il consiglio, per evitare di intasare le corsie, è quello di rivolgersi in prima istanza ai medici di base e andare in ospedale solo per le emergenze. Quelle vere.

L’automobilista si è fermato a prestare soccorso. È attualmente ricoverata nel Reperto di Rianimazione dell’Ospedale Di Venere di Bari la donna di 76 anni investita questa mattina (martedì 6 gennaio) a Bari in via Giulio Petroni. Le sue condizioni sono gravi. L’automobilista si è fermato a prestare i primi soccorsi. Sul posto è intervenuto il personale del 118 che ha trasportato la donna in pronto soccorso La vittima non era cosciente e all’arrivo in ospedale era in arresto cardiaco. Sull’accaduto indaga la Polizia Locale. ì

Il primario del pronto soccorso del SS Annunziata smentisce la fila di mezzi con pazienti a bordo. L’autore della denuncia social rimuove il post, ammette l’errore e chiede scusa. . Dopo l’allarme social sull’intasamento al pronto soccorso di Taranto, arriva la ricostruzione dei fatti: il direttore del reparto smentisce la presenza di 13 ambulanze in attesa con pazienti a bordo e chiarisce che le immagini diffuse non sarebbero attuali. Anche l’autore del post ha rimosso la denuncia, ha ammesso l’errore e si è scusato. Nella relazione del medico di turno si riconosce l’affollamento, ma si precisa che i pazienti sono stati tutti accolti e soccorsi.

Il consigliere invita il governatore eletto per un giro nelle strutture ospedaliere tarantine per rendersi conto di persona della gravissima situazione. La lunga fila di ambulanze, ieri sera, con i pazienti all’interno davanti al pronto soccorso di Taranto viene considerata ormai la normalità dagli stessi operatori sanitari che lavorano. La situazione è al collasso. “Taranto non può avere un pronto soccorso – commenta il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Perrini – in attesa del nuovo san Cataldo. Abbiamo chiesto in tutte le lingue l’apertura di un pronto soccorso al Moscati al presidente Emiliano, ora lo chiedo – scrive ancora Perrini – al nuovo, Decaro, nella speranza che presti più attenzione a Taranto”. Il consigliere invita il governatore eletto per un giro nelle strutture ospedaliere tarantine per rendersi conto di persona della gravissima situazione.  

Una trentina di pazienti in attesa. L’ingorgo poi risolto. La protesta dei malati e dei parenti. Lunghe file di ambulanze del 118, ieri sera, davanti al Pronto soccorso di Taranto. Tantissime le segnalazioni anche sui social. Ci sarebbero oltre 30 pazienti da diverse ore in attesa di essere visitati, altrettanti all’interno ed una quindicina in ambulanza. Una situazione da terzo mondo, scrivono i parenti dei malati, nonostante i tanti sacrifici e la dedizione degli operatori sanitari. Taranto e’ la terza citta’ peninsulare dopo Napoli e Bari con circa 200 mila abitanti che ha un solo pronto soccorso. L’ingorgo, poi, è stato risolto nella notte. Ma il problema resta.

La Procura ha chiesto l’archiviazione, i familiari della vittima si oppongono Il 2 giugno dell’anno scorso Pasquale Crocetti, 68enne di origini tranesi, ma residente a Varese, è morto dopo un calvario durato quattro giorni, iniziato con forti dolori addominali. Due volte si era presentato al pronto soccorso di Bisceglie, ma secondo la famiglia in entrambe le occasioni era stato dimesso senza gli accertamenti necessari. Solo due giorni dopo, all’ospedale di Andria, arrivò la diagnosi: perforazione duodenale con peritonite acuta e shock settico. Crocetti fu operato d’urgenza, ma era ormai troppo tardi. La Procura di Trani nelle scorse settimane ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta nei confronti di tre medici del pronto soccorso, sostenendo che, pur in presenza di condotte “non esenti da censura”, non fosse dimostrabile oltre ogni ragionevole dubbio che un comportamento diverso avrebbe evitato la morte del paziente. Una conclusione che la famiglia però non accetta. L’avvocato Riccardo De Lodi, legale dei familiari, ha depositato un’opposizione all’archiviazione, corredata da una nuova perizia di parte. Secondo i suoi consulenti, Sandro La Micela e Gianluigi Melotti, nel pronto soccorso di Bisceglie si sarebbero verificate gravi omissioni diagnostiche: non fu richiesta una consulenza chirurgica né eseguita una Tac, nonostante i segni di un addome acuto già evidenti. Nella memoria tecnica i consulenti scrivono che “tra il nulla e una possibilità del 75% di individuare la perforazione intercorre una differenza enorme: un dubbio ragionevole che non può giustificare l’archiviazione”. Per la famiglia Crocetti un ritardo diagnostico di oltre 48 ore ha compromesso in modo irreversibile le possibilità di sopravvivenza dell’uomo, che con una diagnosi tempestiva avrebbe avuto “una probabilità di salvezza prossima alla certezza”. Ora sarà il giudice per le indagini preliminari di Trani a decidere se accogliere l’opposizione e disporre nuove indagini.

Trasferito al Giovanni XXIII di Bari, è deceduto questa mattina. I genitori hanno sporto denuncia Un bambino di 3 anni, residente a Taranto, è morto questa mattina (4 settembre ndr) all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari per una sospetta meningite.Lo rende noto la Asl di Taranto, che parla di una sepsi fulminante e specifica che, secondo le prime informazioni raccolte, il piccolo non era stato vaccinato.Il bambino era stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata nel pomeriggio di ieri, intorno alle 17. Le sue condizioni sono peggiorate progressivamente e, alle 22, è stato disposto il trasferimento a Bari, dove è deceduto dopo poche ore.I genitori hanno sporto denuncia. Su disposizione del pubblico ministero di turno, Chiara Giordano, la salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina Legale, in attesa che venga disposta l’autopsia.

L’uomo lamentava forti dolori al petto, il cardiologo di turno non era disponibile a causa di un’urgenza in sala operatoria Tragedia al pronto soccorso di Casarano dove Danilo Pellegrino, 52 anni, di Collepasso è deceduto dopo aver inveito contro i medici. L’uomo lamentava forti dolori al petto, ma il cardiologo di turno non era disponibile a causa di un’urgenza in sala operatoria. In attesa dei risultati dei primi accertamenti clinici, il paziente ha cominciato ad inveire contro i medici a causa del perdurare dell’attesa, accasciandosi nella sala d’attesa dove si trovava, stroncato nel giro di un’ora da un arresto cardiocircolatorio fulminante. I familiari hanno sporto denuncia ai carabinieri chiedendo di verificare eventuali responsabilità. La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta , disposto il sequestro della cartella clinica. La salma è stata trasferita al Vito Fazzi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Fermato lo storico boss Salvatore Buccarella. Secondo la Dda di Lecce aveva riorganizzato il clan con estorsioni, minacce e intimidazioni

Attivi in tutta la provincia di Bari, facilitano il percorso dall’ingresso alla dimissione Si chiamano “infermieri di processo” e sono ormai presenti in tutti i pronto soccorso della Asl Bari. Quasi 200 operatori, formati e già in servizio, hanno il compito di accogliere utenti e familiari nei casi d’emergenza-urgenza, fornendo informazioni chiare e tempestive. Dotati di tablet e facilmente individuabili dalla casacca con la scritta ben evidente “Infermiere dedicato all’accoglienza e di processo”, operano tutti i giorni dalle 8 alle 20 nei presidi di Bari e provincia: dal Di Venere al San Paolo, fino a Corato, Molfetta, Monopoli, Putignano e Altamura. Una presenza ritenuta strategica, soprattutto nelle sedi considerate a rischio aggressioni. L’obiettivo è ottimizzare i tempi di attesa, ridurre le tensioni e migliorare la gestione di ogni passaggio del percorso, dal triage alla dimissione o al ricovero.

Virale il filmato girato durante il nubifragio del pomeriggio e postato sui social dal consigliere regionale Scatigna Una vera e propria cascata d’acqua ha allagato la sala d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale di San Giacomo di Monopoli. E’ successo nel pomeriggio durante il nubifragio che si è abbattuto su alcuni comuni del Sud-Est barese, tra cui Monopoli. Il video è stato postato sui social dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Tommaso Scatigna.

Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza la struttura Paura intorno alle 19 alla clinica privata Mater Dei di Bari a causa di un principio di incendio di due batterie, ubicate nel quadro elettrico che si trova al piano terra, che si erano surriscaldate e dalle quali fuoriusciva del fumo. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza la struttura. I pazienti del reparto di medicina generale sono stati spostati temporaneamente a causa dell’odore di bruciato. Per precauzione, l’ingresso al pronto soccorso è stato momentaneamente sospeso.

Il giovane, trasportato in codice rosso al pronto soccorso del Policlinico, sarebbe intervenuto in difesa di alcune coetanee Un 20enne barese è stato aggredito nella notte fra sabato e domenica sulla spiaggia di Pane e Pomodoro. Secondo quanto emerso, un gruppo di sconosciuti lo avrebbe ferito al torace con alcune bottiglie: pare che il giovane sia intervenuto in difesa di alcune coetanee, con le quali era intento a montare una tenda. La segnalazione è arrivata alle forze dell’ordine alle 23.46, dopo che il ragazzo è stato portato al pronto soccorso del Policlinico. Le sue condizioni per fortuna non sono gravi. La polizia municipale in queste ore sta visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona: sull’accaduto indagano gli agenti della Squadra Mobile.

Arrestato un 35enne senza fissa dimora originario del Ciad Ennesima aggressione ai danni di personale sanitario . E’ accaduto la notte scorsa all’ospedale “Santa Caterina Novella “ di Galatina. Responsabile dell’aggressione a tre medici del pronto soccorso sarebbe stato un 35 enne originario del Ciad irregolare sul territorio italiano e senza fissa dimora. E’ stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di lesioni personali, di resistenza a Pubblico Ufficiale e danneggiamento. Soccorso dal 118 per strada su segnalazione e trovato in forte stato di alterazione psicofisica, verosimilmente dovuta all’uso di sostanze alcoliche, , una volta portato in ospedale si era scagliato contro i tre sanitari presenti colpendoli con calci e pugni. La violenza è stata tale che tutti hanno riportato lesioni personali fortunatamente non gravi ma tali da vederli costretti a ricorrere alle cure dei colleghi. Oltread averli aggrediti, l’uomo li avrebbe anche minacciati ed umiliati con sputi.

Vittima un 40enne di Borgagne, in Salento. La compagna denuncia presunte omissioni mediche e scatta l’inchiesta

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