
Elia e la lettera alla madre, vittima di femminicidio: “Si è spenta la luce nei nostri cuori”
Il figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito a Bisceglie il 15 aprile, rompe il silenzio ed esprime tutto il suo dolore Elia Gentile, figlio

Il figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito a Bisceglie il 15 aprile, rompe il silenzio ed esprime tutto il suo dolore . Elia Gentile, figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito il 15 aprile scorso a Bisceglie, ha rotto il silenzio in cui – devastato dal dolore – si era trincerato e ha scritto una lettera a sua madre. Un lungo post in cui esprime tutto il suo dolore ma soprattutto l’amore che li legava. “Scusami se non sono riuscito a trovare le parole per dirti ciò che penso, da quel maledetto giorno si è spenta la luce nei nostri cuori, ogni giorno buio, cupo e senza senso. Mi sembra di essere capitato in un brutto sogno” scrive Elia Gentile, “Eri cosi bella, dolce, solare, piena di vita, di amore una mamma unica e speciale. Avrei voluto vedessi i traguardi miei e di Mauro” il fratello maggiore che tra poco diventerà padre. E poi una preghiera: “Ora che non sei più su questa terra” scrive Elia “guardaci da lassù”. Infine la promessa: “Porteremo sempre in alto il tuo nome, il rispetto verso le donne e la tua storia. Nessuno qui ti dimenticherà mai, passeranno giorni, mesi e anni ma tu sarai sempre con noi. Ciao Angioletto mio, riposa in pace, tuo Elia”. Patrizia Lamanuzzi è stata spinta giù dal quinto piano dal marito Luigi Gentile, che poi si è lanciato nel vuoto togliendosi la vita. L’ennesimo femminicidio si è consumato il giorno in cui i due avrebbero dovuto mettere a posto i documenti per la separazione che lui aveva voluto.
Quattro colpi di pistola al cuore, all’addome, al braccio e all’avambraccio destri, esplosi da vicino, e nessun segno di colluttazione: è quanto emerso dall’autopsia. Quattro colpi di pistola al cuore, all’addome, al braccio e all’avambraccio destri, esplosi da vicino, e nessun segno di colluttazione: è quanto emerso dall’autopsia su Stefania Rago, la 46enne uccisa giovedì scorso nel suo appartamento, a Foggia. In carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, c’è suo marito Antonio Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni, che ha assassinato la donna con l’arma di servizio. I funerali saranno celebrati sabato mattina nella parrocchia di San Michele.Sarà lutto cittadino. Stefania Rago voleva separarsi, hanno ribadito i figli Jessica e Michael. Intervistati: Jessica e Michael Fortebraccio, figlio di Stefania Rago e avvocato Michele Sodrio, legale figli di Stefania Rago
La Polizia è intervenuta con quattro volanti e i Falchi. È arrivato il 118 ma la donna, ignara di tutto, stava benissimo. Un uomo è stato denunciato a Taranto per procurato allarme. Ha chiamato il 113 confessando l’omicidio della compagna. Ha raccontato che l’avrebbe accoltellata. È scattato un dispiegamento di forze. La Polizia è intervenuta con quattro volanti e i Falchi. È arrivato il 118. Sono partiti immediatamente i controlli presso l’abitazione dove sono state verificate le condizioni della donna la quale, ignara di tutto, era affaccendata nelle sue attività quotidiane. Si è trattato di un terribile scherzo, finito con la denuncia dell’uomo.
La guardia giurata, dopo il delitto, si è presentato dai carabinieri raccontando di aver trovato sua moglie a terra, ferita, senza confessare l’omicidio. Ora è in carcere. Stefania Rago, la 46enne uccisa a Foggia con quattro colpi di pistola, aveva deciso di separarsi dal marito, Antonio Fortebraccio, 48 anni. Dopo 30 anni di matrimonio e due figli, ormai adulti, voleva riprendersi la vita, lasciando quell’uomo con cui litigava troppo spesso. Lo ha raccontato suo padre, Giuseppe Rago: “Lo aveva detto a noi e anche a lui”. Potrebbe essere stato questo il motivo che ha spinto la guardia giurata ad ucciderla con la pistola d’ordinanza. Fortebraccio, dopo il delitto, si è presentato dai carabinieri raccontando di aver trovato sua moglie a terra, ferita, senza confessare l’omicidio. Ora è in carcere. L’arma utilizzata è la sua ed è stata recuperata in casa dai militari. Il luogo del delitto, la casa in cui marito e moglie vivevano insieme, in via Salvemini. I vicini parlano di discussioni frequenti, tensioni che andavano avanti da tempo. Scenate e contrasti continui. È accaduto anche negli istanti antecedenti il femminicidio: prima si sono sentite urla, poi i colpi di pistola. Stefania Rago, sul suo profilo fb, ha come foto le scarpette rosse che simboleggiano la lotta alla violenza di genere: “Se mai abbasserò la testa” scriveva in un post “sarà solo per ammirare le mie scarpe”. Non risultano denunce pregresse per maltrattamenti. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari sia della vittima che del marito. Serviranno per ricostruire i dissapori o frizioni nella coppia. Nelle prossime ore sarà fissata l’udienza di convalida del fermo. Dura la reazione della sindaca di Foggia, Maria Aida Piscopo: “Faremo rumore come comunità per urlare la nostra rabbia e la nostra ribellione alle mentalità alla radice di queste azioni e questi comportamenti criminali” afferma la sindaca, “agirò e agiremo in ogni sede per giustizia e verità, moltiplicherò e moltiplicheremo l’impegno per supportare i centri antiviolenza e le campagne di prevenzione e di educazione affettiva”. I cinque centri antiviolenza di Foggia hanno inviato una nota congiunta: “Le donne che arrivano ai Centri Antiviolenza rappresentano solo una parte di una realtà molto più ampia e sommersa. Per questo è fondamentale rafforzare la rete di prevenzione”. Scrivono Cav telefono donna, Filo di Arianna, Cav Morlino, Rinascita donna e Cav Titina Cioffi che esprimono “la più profonda solidarietà, vicinanza e piena disponibilità ai due figli di Stefania Rago”.
La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. È stato condannato all’ergastolo Albano Galati, il 56enne di Taurisano che il 16 marzo 2024 uccise in casa con 20 coltellate la moglie, Aneta Danelczyk 49 anni di origini polacche da cui si era da poco separato, aggredendo e ferendo la vicina dove la donna aveva tentato di rifugiarsi per mettersi in salvo. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. Nel corso dell’udienza l’uomo aveva letto in aula una lettera nella quale rivolgendosi ai giudici si professava incapace di spiegare l’accaduto, di ricordare poco di quel giorno e di come ne fosse tormentato ogni giorno non riuscendo a capire quanto fatto, che quel giorno non era lui, annebbiato dai farmaci che era costretto a prendere, raccontando di una forte depressione, di come in quel periodo si sentisse fallito, senza dignità dopo aver sempre lavorato e non aver fatto mancare mai nulla alla famiglia. I figli verranno risarciti con una provvisionale di 50 mila euro ciascuno , la donna ferita con 25 mila. Galati era difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto.
Lutto cittadino a Bisceglie per le esequie della 54enne uccisa dal marito che poi si è tolto la vita . L’hanno chiesto i figli, Mauro ed Elia, rispetto e silenzio ai funerali della mamma, ma anche che una tragedia umana come questa non resti una ferita privata e diventi per tutti un momento di riflessione collettiva sul valore della vita, sul rispetto della persona e sulla necessità di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai primi segnali di sofferenza e fragilità. Qui il funerale di Patrizia Lamanuzzi, vittima di femminicidio Dall’altare della chiesa di Santa Maria madre di Misericordia don Michele Barbaro ha definito la morte di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne uccisa dal marito Luigi Gentile di 61, dal quale si stava separando, e che poi si è tolto la vita lo scorso 15 aprile Bisceglie, un momento paradossale, senza spiegazione, e ha invocato il Signore perché rimanga con una comunità frastornata da eventi di cui non si riesce a comprendere la portata, incredula come erano inizialmente i discepoli di Gesù nel Vangelo di Luca, ai quali sembrava non aver più le forze per riprendere il cammino verso Emmaus. Ai familiari, gli amici, i conoscenti di Patrizia ha spiegato del forte bisogno di tornare a Dio, che illumina la vita e sconfigge le tenebre, attraverso un processo di profonda conversione che ci aiuti a ritrovare noi stessi, con i nostri limiti e le nostre paure. Alla fine dell’omelia il ricordo di quanto diceva un educatore quando lui era piccolo, le donne non si toccano neanche con un fiore.
L’intitolazione è avvenuta nel giorno in cui la donna avrebbe compiuto 49 anni. Un parco urbano dedicato a Federica Ventura, uccisa da suo marito otto anni fa: succede a Troia, nel Foggiano, dove il Comune ha ricordato la giovane insegnante vittima di femminicidio. Interviste a Francesco Caserta, sindaco di Troia; Antonia Ventura, figlia di Federica Ventura
La famiglia Durini scende in piazza a Scorrano. Una battaglia in nome di Noemi Durini, la ragazza di Specchia tragicamente assassinata nel 2017, per mano di Lucio Marzo. In questi nove anni l’assassino della giovane ragazza ha goduto di permessi premio, che lo hanno avvicinato ad una vita normale che Noemi non potrà mai più avere. Dei premi che non piacciono alla famiglia Durini, che ha scelto di scendere in piazza per raccogliere le firme necessarie portare in Parlamento una proposta di legge contro i permessi premio nei fasi di femminicidio e reati efferati. I banchetti per raccogliere le firme saranno in giro per tutto il Salento nel corso del mese di marzo. Ma si potrà anche sottoscrivere la petizione on line. L’obiettivo è quello di arrivare a cinquantamila firme. Intervista a Imma Rizzo, mamma di Noemi Durini Servizio di Matteo Bottazzo
La giovane fu accoltellata a morte nel 2002. A riaccendere i riflettori un’inchiesta della BBC. L’ombra di Danilo Restivo si allunga su un altro brutale femminicidio nel Regno Unito. L’uomo, già condannato in Italia per l’omicidio della sedicenne Elisa Claps avvenuto a Potenza nel 1993, viene ora collegato al caso della studentessa sudcoreana Jong-Ok Shin, accoltellata a morte nel 2002. A riaccendere i riflettori è un’inchiesta della trasmissione investigativa Panorama della BBC, che mette in discussione le indagini della Dorset Police e la condanna di Omar Benguit, ritenuto colpevole dell’omicidio. Jong-Ok Shin, conosciuta come Oki, fu uccisa a Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra, mentre rientrava a casa dopo una serata in un locale. Benguit, con precedenti per droga e aggressioni con coltello, venne arrestato poco dopo i fatti e condannato in via definitiva nel 2005. Secondo la BBC, però, il processo sarebbe stato segnato da gravi errori investigativi, tanto che l’uomo potrebbe aver trascorso 23 anni in carcere da innocente. L’inchiesta si basa anche su nuove immagini di videosorveglianza, che metterebbero in dubbio la somiglianza tra Benguit e l’uomo ripreso dalle telecamere. Al contrario, emergerebbe una possibile compatibilità con Danilo Restivo, che nel 2002 si era trasferito nel Regno Unito. Restivo, successivamente condannato anche per l’omicidio della vicina di casa Heather Barnett, era stato inizialmente considerato tra i sospettati per la morte di Jong-Ok Shin, ma venne escluso dopo la condanna di Benguit. Secondo la ricostruzione giornalistica, alcuni investigatori avrebbero indotto almeno 13 testimoni a modificare le proprie dichiarazioni per rafforzare l’accusa. Un presunto depistaggio investigativo che, se confermato, rappresenterebbe uno dei casi più controversi della cronaca nera britannica degli ultimi anni.
Il femminicidio avvenne nell’abitazione della coppia, dov’era presente una delle tre figlie della coppia, all’epoca minorenne. Confermata in secondo grado la condanna all’ergastolo per Angelo Di Lella, il 60enne che, il 16 dicembre del 2022, uccise ad Apricena, nel Foggiano, sua moglie Giovanna Frino, di 44 anni.Lo ha deciso la corte d’assise d’appello di Bari.Secondo l’accusa, Di Lella era ossessionato dalla gelosia, poiché riteneva che la donna lo tradisse.Il femminicidio avvenne nell’abitazione della coppia, dov’era presente una delle tre figlie della coppia, all’epoca minorenne. Giovanna Frino fu uccisa con tre colpi di pistola da suo marito, ex guardia giurata.
Numeri preoccupanti dal report della Corte d’Appello di Bari. Nel distretto della Corte di Appello di Bari in un anno i femminicidi sono aumentati del 33%, con il “dato allarmante” del 300% in più registrato nel capoluogo. Sono alcuni dei dati contenuti nella relazione sull’andamento dei reati nel periodo luglio 2024-giugno 2025, presentata in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario. Dal report si evince che sono diminuite del 16% (da 31 a 26) le denunce di omicidi volontari consumati. In controtendenza, tuttavia, risulta l’aumento del 33% per gli omicidi la cui vittima era di sesso femminile (da 6 a 8). “Appare allarmante – si legge nella relazione – il dato statistico della Procura di Bari che ha registrato una variazione rispetto all’ultimo anno pari al 300% poiché il numero dei procedimenti iscritti è passato da 1 a 4 segnati”. Sono, inoltre, aumentate (da 66 a 82, +24%) le denunce di omicidi tentati; stesso andamento per il dato relativo alle vittime di sesso femminile (+29%), passato da 7 a 9. Sono aumentate anche le denunce di omicidi colposi per violazione delle norme sulla circolazione stradale: 137 rispetto alle 124 del precedente periodo, con un incremento del 10% ed in 38 casi gli autori del reato sono rimasti ignoti. Sono aumentate, da 25 a 29 (+16%), anche le denunce di omicidi colposi per infortuni sul lavoro. Le denunce del reato di stalking registrano una “moderata diminuzione” evidenzia la relazione, pari al -9% (da 1.447 a 1.321).
“Ero arrabbiato, mi sono sentito abbandonato“: lo ha dichiarato davanti alla Corte d’Assise Vincenzo Visaggi “In quel momento ho perso la testa, ero arrabbiato . Mi sono sentito abbandonato, era quasi Pasqua ed io ero da solo”. Ha ricostruito cosi, fra le lacrime, le fasi dell’omicidio della moglie Vincenzo Visaggi, pensionato di Mariotto a processo per aver ucciso con un paio di forbici la moglie Lucia Chiapperini nel bagno della loro abitazione, il 18 aprile scorso. La donna da alcuni giorni era andata via proprio per i frequenti litigi con il marito, dovuti – secondo le testimonianze – anche a ragioni ereditarie. Prima dell’esame dell’imputato hanno deposto in aula anche i figli di Visaggi. Il prossimo 16 dicembre la Corte deciderà se disporre o meno una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto.
Fu uccisa a San Severo dal marito il 18 ottobre 2024 Servizio di Grazia Rongo
“Uccisa per la seconda volta dallo Stato” accusa mamma Imma Il servizio
Stamane ultimo saluto alla donna davanti all’obitorio, prima del trasferimento del corpo in Marocco Intervista: Maria Aida Episcopo, sindaca di Foggia Giulio De Santis, ass. comunale Legalità Latifa Mouaffaq, pres. Anolf CISL Foggia Servizio Pietro Loffredo
Il medico legale si è riservato 60 giorni per depositare in Procura la sua relazione Il corpo di Hayat Fatimi potrà finalmente tornare in Marocco ed essere consegnato ai familiari per una degna sepoltura. Parliamo della donna di 46 anni, cuoca in un ristorante di Foggia, uccisa la notte dell’8 agosto dal suo ex compagno, il connazionale Tariq El Mefedel. Il medico legale si è riservato 60 giorni per depositare in Procura la sua relazione: si dovrà stabilire quanto coltellate sono state inferte alla povera Hayat dal suo assassino, accusato di omicidio pluriaggravato commesso con premeditazione. Il corpo della donna era rimasto fermo per oltre venti giorni nell’obitorio dell’ospedale di Foggia e, per sollecitare l’autopsia, era persino intervenuto l’assessore alla sicurezza e alla legalità, Giulio De Santis.
La città si stringe in memoria di Hayat Fatimi, uccisa nella notte del 7 agosto Per la città di Foggia sono momenti di cordoglio quelli successivi al brutale femminicidio di Hayat Fatimi, 46enne di origini marocchine accoltellata dall’ex compagno Tariq El Mefedel, suo coetaneo e connazionale. La sindaca Maria Aida Episcopo e tutta l’amministrazione comunale hanno annunciato lutto cittadino per il giorno dei funerali in segno di dolore e di vicinanza di tutta la città che “è rimasta costernata per la brutalità di una violenza, purtroppo, sempre più frequente nel nostro Paese”. Il presunto assassino è stato fermato dai Carabinieri a Roma, dopo la segnalazione della Polfer, ed è a disposizione del GIP del tribunale di Roma competente per territorio. Intanto, per il cadavere di Fatimi, si procederà nelle prossime ore all’autopsia per determinare le dinamiche dell’omicidio.
La Polizia ha rintracciato il presunto autore dell’omicidio di Fatimi Hayat , 46 anni È stato fermato dalla Polizia, a Roma, il presunto autore dell’omicidio di Fatimi Hayat, la donna di 46 anni accoltellata nella notte in vico Cibelle, una traversa del centro storico di Foggia. La donna lo aveva già denunciato per ripetuti episodi di pedinamento e minacce ma nonostante un’ordinanza di custodia cautelare in carcere lui non era stato rintracciato Servizio di Giuseppe Capacchione
La polizia lo ha rintracciato a Roma, aveva ancora gli abiti sporchi di sangue C’è un fermo per il femminicidio avvenuto la notte scorsa a Foggia. La polizia ha fermato a Roma il presunto responsabile, si tratta dell’ex compagno della vittima, un 46enne con il quale la donna aveva avuto una relazione e che aveva denunciato per stalking. L’uomo, prima dell’omicidio di Hayat Fatimi, era stato già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare ma era risultato irreperibile. Era stato disposto per lui anche il braccialetto elettronico ma per non meglio specificati motivi tecnici non lo aveva mai indossato. Quando è stato fermato dai poliziotti aveva ancora gli abiti sporchi di sangue.
Lei lo aveva denunciato, ma non aveva voluto lasciare casa sua Servizio Giuseppe Capacchione

Il figlio di Patrizia Lamanuzzi, uccisa dal marito a Bisceglie il 15 aprile, rompe il silenzio ed esprime tutto il suo dolore Elia Gentile, figlio

Quattro colpi di pistola al cuore, all’addome, al braccio e all’avambraccio destri, esplosi da vicino, e nessun segno di colluttazione: è quanto emerso dall’autopsia Quattro

La Polizia è intervenuta con quattro volanti e i Falchi. È arrivato il 118 ma la donna, ignara di tutto, stava benissimo Un uomo è

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La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi È stato condannato

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INCHIESTA La giovane fu accoltellata a morte nel 2002. A riaccendere i riflettori un’inchiesta della BBC L’ombra di Danilo Restivo si allunga su un altro

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