
Ambiente svenduto, a settembre decisione sul trasferimento del processo
Il Codacons chiede alla Corte d’Assise d’Appello il sequestro degli impianti ex Ilva: “Richiesta inammissibile” Di Alessandra Martellotti

Il Codacons chiede alla Corte d’Assise d’Appello il sequestro degli impianti ex Ilva: “Richiesta inammissibile” Di Alessandra Martellotti
La sentenza della Corte di Giustizia europea: spetta al tribunale di Milano valutare se sussistano pericoli gravi e rilevanti per l’ambiente e per la salute umana Servizio di Michele Frallonardo Montaggio di Luca Carone
Il ricorso promosso da 10 cittadini e un bimbo con malattia rara E’ attesa per domani la sentenza della Corte di Giustizia europea in merito all’azione inibitoriacollettiva contro l’ex Ilva promossa da 10 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini e da un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. I ricorrenti chiedono la cessazione delle attività dell’area a caldo dell’ex Ilva, la”chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni dell’Aia e la predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%. L’azione inibitoria è stata presentata dall’associazione Genitori Tarantini, con il sostegno della Regione Puglia, successivamente sono state raccolte le firme di oltre 136 cittadini tra cui gli 11 dell’azione inibitoria anche per una class action risarcitoria. L’avvocato generale della Corte Ue Juliane Kokott nell’udienza del 14 dicembre scorso ha sostenuto che in base alle direttive Ue, un impianto industriale non può essere autorizzato se causa eccessivi danni alla salute e solo in circostanze particolari è possibile un differimento delle misureper la riduzione dell’impatto ambientale. “Oggi – sottolineano i portavoce dell’associazione GenitoriTarantini – è la vigilia di un giorno importante, per Taranto. Noi vorremmo che andasse come speriamo, naturalmente. In ogni caso, siamo consapevoli di averci messo l’anima”.
E’ l’ultimo atto della tragedia ex Ilva, commenta il segretario Uilm, Palombella “E’ l’ultimo atto della tragedia ex Ilva, questa volta grazie al governo e ai commissari straordinari”. Così il segretario Uilm, Palombella commenta la decisione di mettere in cassa integrazione altre 5200 dipendenti di Acciaierie d’Italia, di cui 4400 a Taranto. “L’utilizzo della Cigs – precisa la società in una nota – che farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzione degli stabilimenti e consentirà di ultimare il Piano di ripartenza con l’attivazione dopo l’estate del secondo altoforno”. I sindacati metalmeccanici rispendiscono al mittente la richiesta dell’ammortizzatore sociale: “Mai vista una cassa integrazione non legata a un piano industriale ma alla durata del commissariamento”, contesta Palombella che chiede la convocazione immediata di un tavolo.
Respinto ricorso Codacons che chiedeva commissario ad acta Dovranno essere i commissari dell’ex Ilva di Taranto, nominati dal Governo, ad occuparsi del risanamento ambientale, come ad esempio l’eliminazione di tonnellate di amianto presenti sul territorio. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, con una perentoria ordinanza, in seguito ad un ricorso del Codacons contro Ministero delle imprese e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. In caso di ritardo, l’associazione dei consumatori chiedera’ al Consiglio di Stato di nominare un commissario del giudice e denuncera’ lo stabilimento siderurgico per disobbedienza all’ordine dell’autorità, chiedendo di condannare gli attuali commissari per omissione aggravata di atti di ufficio
L’associazione, necessarie intese per salvare le imprese Sollecitare protocolli di intesa con il sistema bancario, i commissari ex Ilva e le assicurazioni, oppure l’indotto “scivolerà inesorabilmente verso la chiusura delle aziende e la liquidazione giudiziale con impatto incalcolabile per il territorio”. È quanto chiede l’Aigi, l’associazione che raggruppa le imprese dell’indotto ex Ilva. “Non c’è alcun semaforo verde sui crediti delle aziende dell’indotto ex Ilva – spiega – l’ avvenuta insinuazione al passivo che certifica la prededuzione dei crediti vantati verso Acciaierie d’Italia conferma la strategicità delle imprese che hanno sempre lavorato nello stabilimento ma non si traduce, purtroppo, nella risoluzione della controversa questione”. “La prededucibilità delle aziende riconosciuta dai commissari straordinari, che al momento esclude le aziende di autotrasporto, dovrà comunque passare al vaglio del Tribunale il prossimo 19 giugno – comunica l’associazione di imprese – ma non significa affatto soldi immediati per le imprese”. La stessa situazione si verificò con l’amministrazione straordinaria del 2015 e molte imprese dichiarate predededucibili ancora attendono i crediti. Le aziende di Aigi riconoscono la vicinanza del Governo che ha emanato il decreto “salva indotto”, divenuto legge, che mette a disposizione il Fondo di Garanzia per le PMI per l’accesso al credito al fine di sostenerne la continuità. Ma restano i problemi dell’affidamento bancario e della procedura dell’istituto assicurativo Sace, vincolata al piano industriale di Acciaierie in amministrazione straordinaria.
Ad aprire sono gli indiani di Vulcan Steel e di Steel Mont, con una delegazione unica Servizio Alessandra Martellotti
Il sindacato rinnova le sue proposte, solo in parte accolte dai commissari Intervista: Francesco Rizzo, Esecutivo nazionale USB Servizio Alessandra Martellotti
Saranno ascoltati sull’ultimo decreto che assegna adAcciaierie altri 150 milioni di euro I commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, i sindacati, Confindustria,Aigi (l’associazione delle imprese dell’indotto) e l’associazione ambientalista Peacelink al Senato, davanti alla commissione Industria. Saranno ascoltati sull’ultimo decreto sulla fabbrica, per il quale, nei giorni scorsi, si è avviato l’iter di conversione in legge. E’ il provvedimento che assegna ad Acciaierie altri 150 milioni di euro, dopo quelli affluiti qualche mese fa, a parte il prestito ponte del Mef da 320 milioni e sul quale è in corso il confronto tra Governo e Commissione Europea per ottenere il via libera di Bruxelles. L’ex Ilva è stata inserita perchè per il gruppo dell’acciaio, a corto di risorse, bisognava intervenire con urgenza. I 150 milioni trasferiti ad AdI in as arrivano dal patrimonio destinato ad Ilva in amministrazione straordinaria, la società proprietaria degli impianti dati in fitto ad AdI. Per il dl, il 12 giugno scade il termine per presentare emendamenti e ordini del giorno. Infine, in settimana si attende la predisposizione del calendario delle visite agli impianti AdI da parte degli investitori potenzialmente interessati (Metinvest,Arvedi, Steel Mont e Vulcan Green Stel) e l’invio da AdI ai sindacati della lettera sulla nuova procedura di cassa integrazione straordinaria, sulla cui base si aprirà poi la trattativa al ministero del Lavoro. Sulla cassa, AdI, nel piano di ripartenza 2024 (quello da 330 milioni, di cui 280 a Taranto), ha già detto che “interverràsu un bacino più largo possibile di partecipanti”. Prevedibilmente, quindi, i numeri saliranno rispetto ai 3mila cassintegrati attuali, dei quali 2.500 a Taranto.
Non ci sono feriti, era l’unico in funzione nello stabilimento, fermi da mesi gli altiforni 1 e 2 A distanza di pochi giorni dall’ultima fermata non programmata, questa mattina Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, ha dovuto fermare di nuovo l’altoforno 4, attualmente l’unico in funzione nello stabilimento essendo fermi da mesi gli altiforni 1 e 2. Secondo fonti sindacali, oggi è scoppiata una tubiera porta vento, ma non ci sono altre conseguenze, nè feriti, all’infuori della fermata all’impianto. La parte interessata sono le tubiere e le ventole porta vento che movimentano l’aria necessaria all’altoforno per la produzione della ghisa. Le fonti aggiungono che l’altoforno resterà fermo almeno 24 ore. Nei giorni scorsi l’altoforno 4 era rimasto fermo per qualche giorno per uno strappo al nastro trasportatore che lo alimenta. La critica condizione degli altiforni e di molti altri impianti della fabbrica ha spinto i commissari dell’amministrazione straordinaria a mettere in cantiere per il 2024 – sarà avviato a giugno – un piano per la ripartenza che prevede 330 milioni di lavori tra ripristini e rifacimenti di cui 280 a Taranto. Tra i lavori quelli sull’altoforno 2 per rimetterlo in marcia da settembre prossimo. L’azienda fa sapere che la ripartenza è prevista nel terzo turno di lavoro, dalle 23.00 alle 07.00 puntualizzando che non c’è stato scoppio della tubiera, come dichiarato in un primo momento da fonti sindacali.
Azione inibitoria di 10 cittadini e un bimbo con malattia rara La Corte di Giustizia europea ha fissato per il 25 giugno l’udienza pubblica per la pronuncia della sentenza in merito all’azione inibitoria collettiva contro l’ex Ilva, promossa da 10 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini e da un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. La class action è stata firmata successivamente da oltre 130 cittadini. Era stato il Tribunale delle imprese di Milano, nel settembre 2022, a sospendere la causa sull’inibitoria trasmettendo gli atti alla Corte del Lussemburgo per porre sostanzialmente tre quesiti concernenti l’interpretazione della normativa europea in materia di emissioni inquinanti di impianti industriali in relazione alle norme italiane. I ricorrenti chiedono innanzitutto la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’ex Ilva, la “chiusura delle cokerie,l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni” dell’Aia e la“predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%”. L’azione inibitoria è stata presentata dall’associazione Genitori Tarantini tramite gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, la Regione Puglia si è costituita in giudizio ad adiuvandum.L’avvocato generale della Corte Ue Juliane Kokott nell’udienza del 14 dicembre scorso ha sostenuto che “in base alle direttive Ue, un impianto industriale non può essere autorizzato se causa eccessivi danni alla salute e solo in circostanze particolari è possibile un differimento delle misure per la riduzione dell’impatto ambientale”.
È il secondo caso in tre giorni. Si tratta di impianti in condizioni critiche, dicono i sindacati Questa mattina intorno alle 4.30 all’ex Ilva si è verificato un cedimento di un nastro trasportatore che ha costretto la fermata improvvisa dell’ altoforno 4, l’unico in marcia di Acciaierie d’Italia. Due giorni fa all’interno dello stabilimento ha preso fuoco un altro nastro trasportatore che dall’area del porto smista il fossile alle batterie coke. La Fim Cisl ha chiesto un incontro urgente all’azienda per conoscere le cause che hanno provocato il disservizio e le contromisure adottate. Si tratta di impianti in condizioni critiche, dicono i sindacati
I commissari di Acciaierie d’Italia e i sindacati, si confronteranno con il sottosegretario alla presidenza del consiglio Mantovano e i ministri interessati. Oggi pomeriggio a Palazzo Chigi il nuovo vertice sull’ex Ilva di Taranto convocato dal governo. Sulla difficile situazione dell’industria dell’acciaio si confronteranno, con il sottosegretario alla presidenza del consiglio Mantovano e i ministri interessati, i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e i sindacati. Il ministro Urso dovrebbe illustrare un primo piano industriale che punta a produrre entro il 2025 sei milioni di tonnellate. Intanto nello stabilimento siderurgico tarantino oltre 900 dipendenti hanno scelto di fare il lungo ponte feriale dal 26 aprile al 5 maggio. Quello di oggi è il primo dei due incontri in calendario, l’altro si terrà tra i commissari e i sindacati il 7 maggio
Il ministro ha anticipato che lo stabilimento tarantino “produrrà 6 milioni di tonnellate d’acciaio entro il 2025” “L’Ilva produrrà 6 milioni di tonnellate d’acciaio entro il 2025”. Lo ha detto il ministro del Made in Italy Adolfo Urso durante la Conferenza Programmatica di Fdi da Pescara annunciando che lunedì sarà presentato ai sindacati il piano industriale dell’Ilva. “Per l’Ilva – ha detto ancora – chiederemo a Bruxelles l’ok per un prestito ponte”.
L’Aigi impegnata a trovare una soluzione anche per le imprese più piccole Servizio di Francesco Persiani, montaggio di Luigi Aloisio.
A darne notizia l’associazione che raggruppa le imprese dell’indotto, Aigi che ha incontrato oggi i responsabili dell’istituto bancario. Secondo quanto emerso dal confronto, “la banca ha espresso la volontà di riconoscere i crediti vantati dalle imprese che, pian piano, stanno tornando a lavorare – spiega il presidente Aigi, Fabio Greco – In sostanza, il Medio Credito Centrale valuterà e cercherà di sostenere tutte le aziende”, valutando anche quelle con crediti al di sotto delle soglie finora fissate, riponendo così fiducia nelle misure varate dal Governo, che puntano a risollevare le imprese. “L’indotto resta al fianco dei Commissari Straordinari- ha concluso Greco”.
Un nuovo incontro urgente al Sottosegretario Alfredo Mantovano e ai ministri Adolfo Urso e Marina Calderone, e l’istituzione di un tavolo di confronto con la Regione Un nuovo incontro urgente al Sottosegretario Alfredo Mantovano e ai ministri Adolfo Urso e Marina Calderone, e l’istituzione di un tavolo di confronto con la Regione. Sono le due richieste avanzate da Casartigiani sulla situazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva, ormai allo stremo, continuando a perdere liquidità. “Urge chiarire, una volta per tutte, le modalità con cui si potrà disporre della cessione del credito rivolto agli istituti bancari, in un confronto coi ministro e anche SACE e ABI (Associazione Bancaria Italiana). Il Governo dovrebbe disporre la liquidità ad Acciaierie d’Italia permettendo così di pagare almeno un acconto alle piccole imprese, prima che la ripartizione venga disposta dal Tribunale di Milano”.
Così il sindaco di Taranto che aggiunge ” ci aspettiamo con sollecitudine il ristoro dei crediti vantati dall’indotto ionico e l’avvio di un tavolo tecnico” Piuttosto che avventurarsi in dichiarazioni molto spiacevoli fuori dal tempo e dalla realtà, come abbiamo comunicato ai commissari di governo di Acciaierie d’Italia alla loro recente visita a Palazzo di città, ci aspettiamo con sollecitudine il ristoro dei crediti vantati dall’indotto ionico e l’avvio di un tavolo tecnico per la redazione dell’accordo di programma, che non potrà che precedere qualunque tentativo di vendita dei compendi aziendali”. Così il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che aggiunge che “il piano industriale va condiviso con la città, non è un fatto solo sindacale – sottolinea il sindaco – o qualunque privato si avvicinerà all’ex Ilva è garantito che troverà un clima molto difficile”. I commissari dovranno affrontare diverse questioni: “…dal riclassamento delle aree soggette ad aliquota comunale, alla retrocessione di spazi alla città e al suo porto, dalla riperimetrazione del Sin di Taranto, alla risoluzione dei contenziosi giudiziali in essere, dalla istituzione della sede legale in riva allo Ionio al sostegno all’autonomia universitaria, alla ricerca e all’innovazione a Taranto, naturalmente oltre al carico di misure necessarie per l’ambiente e la salute”.
Al tavolo con Urso i sindacati e le associazioni dell’indotto L’appuntamento è per domani alle 19 a palazzo Chigi: al centro un confronto sulla complicataripartenza dell’ex Ilva dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza di Acciaierie d’Italia e delle sue controllate e l’avvio dell’amministrazione straordinaria. Ci sarà un doppio tavolo tecnico convocato nella sala verde di palazzo Chigi: una delegazione del governo incontrerà alle 19 i sindacati e alle 20 le associazioni dell’indotto. “Renderemo conto di quello che abbiamo fatto in queste settimane”, ha anticipato il ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso, e “presenteremo le prospettive per ilrilancio”. Entro la seconda metà di aprile dovrebbe arrivare una anticipazione del prestito ponte di 320 milioni di euro che servirà a far fronte alla crisi di liquidità e alle esigenze più immediate. Attraverso un piano industriale credibile bisognerà convincere l’Unione europea che non si configura come aiuto diStato e che potrà essere restituito nei tempi previsti. Intanto, lo stabilimento continua a marciare a regime ridotto perché ci sono molti impianti fermi.
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