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Cig scende a 4.050 lavoratori, 3.500 a Taranto. Integrazione salariale al 70% La vertenza ex Ilva. dopo 14 ore di trattative è stato raggiunto a Roma, nella notte, l’accordo tra Acciaierie d’Italia e sindacati metalmeccanici sulla cassa integrazione straordinaria, che accompagnerà la ristrutturazione del gruppo siderurgico. La cassa è’ stata ridotta nei numeri: doveva essere per 5.200 dipendenti, di cui 4.400 a Taranto, e invece interesserà 4.050 unità totali, di cui 3.500 nel sito siderurgico pugliese. La decorrenza sarà retroattiva, a partire da marzo 2024, e ai dipendenti in cassa verrà riconosciuto il 70% della retribuzione annua lorda. Il piano di cassa integrazione si chiuderà a giugno2026.

Slegato da piano industriale. Focus su risanamento ambientale Fornire un quadro d’insieme alla presenza dei ministri interessati, focalizzato tra l’altro sulle garanzie di occupazione: è l’obiettivo del tavolo sull’ex Ilva convocato a Palazzo Chigi illustrato in apertura, secondo quanto si apprende, dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano. Le questioni, viene riferito, sono quelle già affrontate nelle scorse riunioni: concessione, prestito ponte, Piano di ripartenza e Piano industriale, ingresso dei nuovi soci, nonché la garanzia di occupazione, come in particolare le prospettivedella cassa integrazione, sia quanto a estensione sia quanto a durata, correlata ovviamente ai piani che verranno illustrati e infine il piano di risanamento ambientale. Il piano di cassa integrazione, ha spiegato il commissario straordinario Giancarlo Quaranta, è stato pensato ed elaborato non legato al piano industriale. Il commissario ha ricordato che il piano industriale abbraccia un periodo dal 2024 al 2030,mentre il piano di cassa integrazione va da luglio 2024 a giugno 2026. Il commissario ha, inoltre, garantito, che si è al lavoro su tutte le attività di risanamento ambientale. Inoltre è emerso che Acciaierie farà ripartire nei prossimi mesi prima l’altoforno 1 e poi il 2, effettuando le manutenzioni di cui necessitano. Confermato il lancio del bando di gara per la vendita degli asset a fine mese, si vorrebbe chiudere l’operazione entro l’anno.

Altri due indiani, uno ucraino e uno canadese Nel corso dell’incontro governo-sindacati sull’ex Ilva di Taranto, il ministro delleImprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha riferito che fino a ieri hanno aderito alla richiesta diAcciaierie 114 fornitori, per un totale di crediti di 172 milioni di euro lordi (che corrispondono a circa 120 milioni di crediti, oggetto di possibile cessione). Hanno manifestato un interesse per la procedura di acquisto dell’azienda 6 operatori: 2 indiani, 1 ucraino, 1 canadese e 2 italiani. 

Il ministro: “Nelle prossime ore incontro player internazionali interessati” “Anche nelle prossime ore incontro alcuni player internazionali molto significativi che hannochiesto di visionare gli impianti, per poi eventualmente fare le loro proposte, quando verrannoattivate le procedure internazionali per la loro assegnazione, che dovrebbero iniziare alla fine di questo mese”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’assemblea di Assogasliquidi, che si è tenuta nella sede del suo dicastero.  “Il piano di ripristino degli impianti sta avendo successo – ha proseguito Urso -. Noi saremo in condizione già in autunno di avere due altoforni pienamente funzionanti a Taranto, e nel prossimo anno anche il terzo altoforno, per una capacità produttiva annuale che nel 2025 giungerà a 6 milioni di tonnellate”. “Coloro che visitano gli impianti di Taranto e delle altre località produttive rimangono sorpresi dal processo di ambientalizzazione che è stato realizzato – ha detto ancora il ministro -, che può fare di Taranto il sito siderurgico più sostenibile nell’intera Europa”. “Il processo di rinascita della siderurgia nazionale passa dal ripristino produttivo degli stabilimenti ex Ilva – ha concluso Urso -. Abbiamo una riunione importante domani a Palazzo Chigi con i sindacati, e in quella sede presenteremo con i commissari il piano industriale e finanziario (che ha avuto un giudizio positivo dalla Commissione europea, che ci ha autorizzato a utilizzare il prestito ponte), così come gli indirizzi delle procedure di assegnazione degli impianti”.

La rateizzazione di 20 mesi si riferisce alla scadenza con la quale AdI rimborserà a sua volta a Sace l’importo del credito Il credito alle aziende dell’indotto verra’ pagato al 70% da Sace immediatamente e non in 20 rate. Lochiarisce Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria in merito alla notizia uscita oggi su alcuni organi di stampa. La rateizzazione di 20 mesi, precisa la società, si riferisce alla scadenza con la quale AdI rimborserà a sua volta a Sace l’importo del credito.

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea, si chiede l’immediato stop del siderurgico Sul caso ex Ilva arriva la diffida al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e alla direzione Valutazioni ambientali del ministero: dopo la sentenza dei giorni scorsi della Corte di Giustizia Europea su Acciaierie d’Italia, le associazioni ambientaliste Genitori Tarantini e Peacelink chiedono di sospendere immediatamente l’attività produttiva della fabbrica di Taranto. I promotori della diffida si rifanno alla sentenza della Corte UE che ha stabilito che se l’attività industriale crea danno alla salute e all’ambiente, alla luce delle direttive comunitarie, va sospesa. La Corte ha inoltre stabilito che la Valutazione di impatto sanitario (VIS) – ai fini della stima degli eventuali riflessi della produzione sulla salute – deverientrare nell’iter di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale oppure e che nell’istruttoria ai fini Aia vanno tenuti presenti tutti gli inquinanti, anche in forma cumulativa, derivanti dall’attività industriale in questione. Nella diffida al ministro dell’Ambiente, Genitori Tarantini e Peacelink (insieme all’ex europarlamentare dei Verdi, Rosa D’Amato) fanno presente che sono “scientificamente noti i gravi danni per la salute dei residenti, come attestato dal Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS), che definisce quale rischio non accettabile la produzione attualmente autorizzata e che i risultati mostrano nel quartiere Tamburi, prossimo allo stabilimento siderurgico, rischi superiori alla soglia di accettabilità”. Inoltre, sostengono i promotori della diffida, “la successiva VDS 2023 ha confermato i livelli di inquinamento degli anni precedenti e quindi il rischio è rimasto immutato” mentre “i dati Arpa hanno per di più indicato un trend di crescita per il benzene e anche delle polveri sottili per il periodo 2022-2023 (e quindi il rischio è tendenzialmente aumentato nonostante la produzione fosse la metà di quella autorizzata)”.

Player hanno capito che polo può risorgere con tecnologia green Servizio Annamaria Rosato Intervista Adolfo Urso, ministro delle Imprese

Ieri incontro a porte chiuse tra il sindaco, Rinaldo Melucci, e i tre commissari Hanno rimodulato il cronoprogramma di utilizzo dei fondi ex ILVA i tre commissari straordinari con il sindaco, Rinaldo Melucci in un incontro a porte chiuse che si è tenuto ieri. Le risorse ex Ilva hanno già permesso di finanziare 12 progetti per oltre 20 milioni e mezzo di euro, volti ad implementare il programma di interventi per rafforzare il “welfare di comunità”, per la riqualificazione degli spazi urbani periferici e per il processo di trasformazione del territorio. Quanto al futuro dello stabilimento, anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (che ha stabilito che “l’attività industriale deve essere sospesa se pericolosa”) Melucci ha ribadito l’urgenza di avviare l’accordo di programma, unica soluzione di ampio respiro per tutelare la salute, l’ambiente e l’occupazione. L’unico modo, ha detto il sindaco, per evitare una seconda Bagnoli.

Attraverso una nota AdI ha puntualizzato il cambio di passo positivo operato dalla gestione commissariale Dopo l’inchiesta che ha travolto gli ex vertici di Acciaierie d’Italia, indagati per truffa sulle quote di C02, l’attuale amministrazione del polo siderurgico si è detta pronta alla massima collaborazione con la Procura. Attraverso una nota i commissari hanno puntualizzato che “dal momento del suo insediamento, la nuova amministrazione straordinaria ha avviato attività di verifica sui processi aziendali. Questo rappresenta un’ulteriore conferma del cambio di passo positivo intrapreso dalla gestione commissariale per garantire la massima trasparenza e il pieno rispetto delle normative”. La Procura di Taranto ha aperto un’inchiesta su una possibile truffa relativa alla comunicazione delle quote di CO2 emesse dallo stabilimento. Secondo l’accusa sarebbero stati falsificati i registri: dichiarando quote inferiori, AdI avrebbe venduto quelle eccedenti, almeno sulla carta, ottenendo così guadagni non dovuti. In tutto gli indagati sono 10, tra cui l’ex amministratore delegato Lucia Morselli.

Dieci persone, tra amministratori, procuratori, dipendenti e collaboratori di ADI, sono indagate dalla Procura di Taranto per truffa ai danni dello Stato Servizio Antonio Procacci

Il Codacons chiede alla Corte d’Assise d’Appello il sequestro degli impianti ex Ilva: “Richiesta inammissibile” Di Alessandra Martellotti

La sentenza della Corte di Giustizia europea: spetta al tribunale di Milano valutare se sussistano pericoli gravi e rilevanti per l’ambiente e per la salute umana Servizio di Michele Frallonardo Montaggio di Luca Carone

Il ricorso promosso da 10 cittadini e un bimbo con malattia rara E’ attesa per domani la sentenza della Corte di Giustizia europea in merito all’azione inibitoriacollettiva contro l’ex Ilva promossa da 10 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini e da un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. I ricorrenti chiedono la cessazione delle attività dell’area a caldo dell’ex Ilva, la”chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni dell’Aia e la predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%. L’azione inibitoria è stata presentata dall’associazione Genitori Tarantini, con il sostegno della Regione Puglia, successivamente sono state raccolte le firme di oltre 136 cittadini tra cui gli 11 dell’azione inibitoria anche per una class action risarcitoria. L’avvocato generale della Corte Ue Juliane Kokott nell’udienza del 14 dicembre scorso ha sostenuto che in base alle direttive Ue, un impianto industriale non può essere autorizzato se causa eccessivi danni alla salute e solo in circostanze particolari è possibile un differimento delle misureper la riduzione dell’impatto ambientale. “Oggi – sottolineano i portavoce dell’associazione GenitoriTarantini – è la vigilia di un giorno importante, per Taranto. Noi vorremmo che andasse come speriamo, naturalmente. In ogni caso, siamo consapevoli di averci messo l’anima”. 

E’ l’ultimo atto della tragedia ex Ilva, commenta il segretario Uilm, Palombella “E’ l’ultimo atto della tragedia ex Ilva, questa volta grazie al governo e ai commissari straordinari”. Così il segretario Uilm, Palombella commenta la decisione di mettere in cassa integrazione altre 5200 dipendenti di Acciaierie d’Italia, di cui 4400 a Taranto. “L’utilizzo della Cigs – precisa la società in una nota – che farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzione degli stabilimenti e consentirà di ultimare il Piano di ripartenza con l’attivazione dopo l’estate del secondo altoforno”. I sindacati metalmeccanici rispendiscono al mittente la richiesta dell’ammortizzatore sociale: “Mai vista una cassa integrazione non legata a un piano industriale ma alla durata del commissariamento”, contesta Palombella che chiede la convocazione immediata di un tavolo.

Respinto ricorso Codacons che chiedeva commissario ad acta Dovranno essere i commissari dell’ex Ilva di Taranto, nominati dal Governo, ad occuparsi del risanamento ambientale, come ad esempio l’eliminazione di tonnellate di amianto presenti sul territorio. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, con una perentoria ordinanza, in seguito ad un ricorso del Codacons contro Ministero delle imprese e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. In caso di ritardo, l’associazione dei consumatori chiedera’ al Consiglio di Stato di nominare un commissario del giudice e denuncera’ lo stabilimento siderurgico per disobbedienza all’ordine dell’autorità, chiedendo di condannare gli attuali commissari per omissione aggravata di atti di ufficio

L’associazione, necessarie intese per salvare le imprese Sollecitare protocolli di intesa con il sistema bancario, i commissari ex Ilva e le assicurazioni, oppure l’indotto “scivolerà inesorabilmente verso la chiusura delle aziende e la liquidazione giudiziale con impatto incalcolabile per il territorio”. È quanto chiede l’Aigi, l’associazione che raggruppa le imprese dell’indotto ex Ilva. “Non c’è alcun semaforo verde sui crediti delle aziende dell’indotto ex Ilva – spiega – l’ avvenuta insinuazione al passivo che certifica la prededuzione dei crediti vantati verso Acciaierie d’Italia conferma la strategicità delle imprese che hanno sempre lavorato nello stabilimento ma non si traduce, purtroppo, nella risoluzione della controversa questione”. “La prededucibilità delle aziende riconosciuta dai commissari straordinari, che al momento esclude le aziende di autotrasporto, dovrà comunque passare al vaglio del Tribunale il prossimo 19 giugno – comunica l’associazione di imprese – ma non significa affatto soldi immediati per le imprese”. La stessa situazione si verificò con l’amministrazione straordinaria del 2015 e molte imprese dichiarate predededucibili ancora attendono i crediti. Le aziende di Aigi riconoscono la vicinanza del Governo che ha emanato il decreto “salva indotto”, divenuto legge, che mette a disposizione il Fondo di Garanzia per le PMI per l’accesso al credito al fine di sostenerne la continuità. Ma restano i problemi dell’affidamento bancario e della procedura dell’istituto assicurativo Sace, vincolata al piano industriale di Acciaierie in amministrazione straordinaria.

Ad aprire sono gli indiani di Vulcan Steel e di Steel Mont, con una delegazione unica Servizio Alessandra Martellotti

Il sindacato rinnova le sue proposte, solo in parte accolte dai commissari Intervista: Francesco Rizzo, Esecutivo nazionale USB Servizio Alessandra Martellotti

Saranno ascoltati sull’ultimo decreto che assegna adAcciaierie altri 150 milioni di euro I commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, i sindacati, Confindustria,Aigi (l’associazione delle imprese dell’indotto) e l’associazione ambientalista Peacelink al Senato, davanti alla commissione Industria. Saranno ascoltati sull’ultimo decreto sulla fabbrica, per il quale, nei giorni scorsi, si è avviato l’iter di conversione in legge. E’ il provvedimento che assegna ad Acciaierie altri 150 milioni di euro, dopo quelli affluiti qualche mese fa, a parte il prestito ponte del Mef da 320 milioni e sul quale è in corso il confronto tra Governo e Commissione Europea per ottenere il via libera di Bruxelles. L’ex Ilva è stata inserita perchè per il gruppo dell’acciaio, a corto di risorse, bisognava intervenire con urgenza. I 150 milioni trasferiti ad AdI in as arrivano dal patrimonio destinato ad Ilva in amministrazione straordinaria, la società proprietaria degli impianti dati in fitto ad AdI. Per il dl, il 12 giugno scade il termine per presentare emendamenti e ordini del giorno. Infine, in settimana si attende la predisposizione del calendario delle visite agli impianti AdI da parte degli investitori potenzialmente interessati (Metinvest,Arvedi, Steel Mont e Vulcan Green Stel) e l’invio da AdI ai sindacati della lettera sulla nuova procedura di cassa integrazione straordinaria, sulla cui base si aprirà poi la trattativa al ministero del Lavoro. Sulla cassa, AdI, nel piano di ripartenza 2024 (quello da 330 milioni, di cui 280 a Taranto), ha già detto che “interverràsu un bacino più largo possibile di partecipanti”. Prevedibilmente, quindi, i numeri saliranno rispetto ai 3mila cassintegrati attuali, dei quali 2.500 a Taranto. 

Non ci sono feriti, era l’unico in funzione nello stabilimento, fermi da mesi gli altiforni 1 e 2 A distanza di pochi giorni dall’ultima fermata non programmata, questa mattina Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, ha dovuto fermare di nuovo l’altoforno 4, attualmente l’unico in funzione nello stabilimento essendo fermi da mesi gli altiforni 1 e 2. Secondo fonti sindacali, oggi è scoppiata una tubiera porta vento, ma non ci sono altre conseguenze, nè feriti, all’infuori della fermata all’impianto. La parte interessata sono le tubiere e le ventole porta vento che movimentano l’aria necessaria all’altoforno per la produzione della ghisa. Le fonti aggiungono che l’altoforno resterà fermo almeno 24 ore. Nei giorni scorsi l’altoforno 4 era rimasto fermo per qualche giorno per uno strappo al nastro trasportatore che lo alimenta. La critica condizione degli altiforni e di molti altri impianti della fabbrica ha spinto i commissari dell’amministrazione straordinaria a mettere in cantiere per il 2024 – sarà avviato a giugno – un piano per la ripartenza che prevede 330 milioni di lavori tra ripristini e rifacimenti di cui 280 a Taranto. Tra i lavori quelli sull’altoforno 2 per rimetterlo in marcia da settembre prossimo. L’azienda fa sapere che la ripartenza è prevista nel terzo turno di lavoro, dalle 23.00 alle 07.00 puntualizzando che non c’è stato scoppio della tubiera, come dichiarato in un primo momento da fonti sindacali.

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