
Ex Ilva, “produzione raddoppiata”
I commissari sono stati ascoltati in Audizione dalla Commissione industria del Senato Servizio di Stefania Rotolo Montaggio di Massimo D’Olimpio

I commissari sono stati ascoltati in Audizione dalla Commissione industria del Senato Servizio di Stefania Rotolo Montaggio di Massimo D’Olimpio
L’udienza è prevista il 6 febbraio Servizio di Annamaria Rosato
I numeri delle unità interessate potrebbero essere sforbiciati, in prospettiva della risalita della produzione E’ in arrivo la lettera con cui Acciaierie d’Italia chiede ai sindacati il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per il 2025. La cassa è già coperta finanziariamente con uno stanziamento nella legge di Bilancio e l’accordo tra le parti riguarda solo la gestione operativa. La scadenza della cassa avverrà nelle prossime settimane per cui le sigle metalmeccaniche attendono a breve la lettera dell’azienda. L’anno scorso, con decorrenza retroattiva per agganciare la tranche precedente, fu rinnovata a fine luglio alministero del Lavoro e anche ridotta rispetto alle richieste iniziali dell’azienda. AdI, infatti, voleva in cassa 5.200 dipendenti, di cui 4.400 a Taranto, poi scese a 4.700 per tutto il gruppo e infine l’intesa si chiuse su 4.050, di cui 3.500 a Taranto. Numeri massimi, che nei mesi scorsi non sono mai stati toccati. A Taranto, per esempio, il ricorso alla cassa ha oscillato in una fascia compresa tra le 2.300 e le 2.800 unità. Inoltre, rispetto alle fasi precedenti, la cassa è stata economicamente integrata da Acciaierie per attutirne l’impatto economico sul personale. L’intesa di luglio è stata firmata con un solo altoforno in attività, orache quelli operativi sono due, i sindacati si aspettano (e lo chiederanno al tavolo) che i numeri della cassapossano essere sforbiciati, nella prospettiva della risalita della produzione. Al momento la ripartenza dell’altoforno 2, fermo da tempo, è programmata nel secondo trimestre dell’anno e non ha registrato slittamenti.
In tre concorrono per acquisire l’intero gruppo: Jindal Steel dall’India, Baku Steel dall’Azerbajian e Bedrock dagli Usa Slitta al 14 febbraio la data per presentare le offerte aggiornate per l’acquisizione dell’intero asset di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. I termini scadevano oggi ma si e’ reso necessario un supplemento di lavoro. In questo arco di tempo i tre gruppi in corsa, gli indiani di Jindal Steel, Baku Steel dall’Azerbajian e il fondo di investimento americano Bedrock, dovranno formulare la loro proposta sotto i profili industriale, occupazionale e ambientale.
Modificata procedura per aggiornamento criteri del rilascio AIA Approvato dal Consiglio dei ministri un decreto legge che prevede misure urgenti per il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale per gli impianti di interesse strategico e quindi per l’ex Ilva. In particolare modifica la procedura per l’aggiornamento dei criteri metodologici per il rilascio del Rapporto di valutazione del danno sanitario. Quest’ultimo, secondo il Dl deve fornire elementi di valutazione di carattere sanitario rilevanti anche ai fini del riesame dell’AIA (l’autorizzazione integrata ambientale). Inoltre si stabilisce che il decreto del ministero della Salute, che fissa i criteri per la Valutazione del danno sanitario, debba essere aggiornato almeno ogni 10 anni. Un primo aggiornamento del decreto del Ministero della Salute dovrà essere effettuato entro un anno dall’entrata in vigore del Decreto Lecce. Il provvedimento, inoltre, introduce una disciplina transitoria relativa ai procedimenti di riesame dell’Aia.
Il Cdm vara nuovo decreto In arrivo altri 250 milioni di euro per l’ex Ilva. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto legge con “misure urgenti per assicurare la continuità produttiva ed occupazionale degli impianti ex Ilva”. Come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi al termine della riunione, “nelle more della procedura di gara finalizzata alla definitiva cessione a terzi del compendio aziendale, le norme introdotte ampliano, portandola da 150 a 400 milioni, la facoltà di utilizzo a fini di continuità produttiva del patrimonio già destinato a finalità di ripristino ambientale”.
A Taranto il sindacato lancia le sfide sul futuro dell’ex Ilva Servizio di Alessandra Martellotti
Ieri l’allarme è rimbalzato dalla commissione regionale Servizio di Francesco Iato
Tre le cordate principali, ma tutte prevedono tagli occupazionali
Dieci proposte ricevute, fra cui tre per l’intero impianto. I commissari avviano la valutazione, ma la fase finale è ancora lontana
Si spera in un’offerta valida per la cessione del gruppo Acciaierie
Capodanno amaro per le imprese dell’indotto dell’ex Ilva. La situazione quindi, riferiscono i sindacati, resta in bilico. Non è arrivato ancora nessun nuovo bonifico da parte di Acciaierie d’Italia. La maggior parte delle imprese ha pagato lo stipendio di novembre ma non ha corrisposto la tredicesima. Unica eccezione un’azienda con una settantina di dipendenti che nelle scorse ore ha versato il 50 per cento della tredicesima. Permane perciò una situazione di difficoltà finanziaria di Acciaierie, come dimostra anche la mossa del Governo – all’interno del decreto milleproroghe – di estendere da 320 a 420 milioni il prestito ponte alla società siderurgica.
La maggior parte delle imprese non ha corrisposto le tredicesime, in alcuni casi non è stato nemmeno accreditato lo stipendio di novembre Natale amaro per i lavoratori dell’indotto di Acciaierie d’Italia. La maggior parte delle imprese non ha corrisposto le tredicesime e, in alcuni casi, non è stato nemmeno accreditato lo stipendio di novembre. La conferma arriva dalla Uilm e dall’Aigi. Proprio l’associazione delle imprese che lavora col polo siderurgico comunica che stati fatti passi avanti con gli intermediari finanziari Sace e General Finance per consentire una migliore gestione del problema delle fatture. In particolare con General Finance è stato chiuso l’accordo finalizzato alla cessione dei crediti.
Potrebbero non percepire le tredicesime per via della mancanza di liquidità di molte aziende Servizio di Annamaria Rosato
Avevano ricevuto fondi per i danni subiti dall’inquinamento industriale. L’annullamento della sentenza ha cancellato tutto Le 31 famiglie del quartiere Tamburi di Taranto dovranno restituire la somma di 5 mila euro, ricevuta dalla famiglia Riva, per i danni subiti dall’inquinamento industriale. A stabilirlo la Procura che ha accolto il ricorso degli ex patron dell’Ilva dopo l’annullamento della sentenza da parte della corte d’assise d’appello di Taranto. Per la presenza di due magistrati onorari tra le parti civili è stato disposto il trasferimento del procedimento penale “ambiente svenduto” a Potenza. Fu il Codacons, che si costituì parte civile, a consegnare gli assegni alle famiglie. Andremo fino in fondo, commenta l’associazione dei consumatori. Nel 2021 il gruppo Riva ha registrato un fatturato di oltre 4 miliardi di euro. Speriamo in una decisione giusta della Cassazione che di fatto renderebbe totalmente inutili i decreti ingiuntivi che Riva sta notificando alle parti civili danneggiate dalle sue condotte, conclude il Codacons.
Tutto azzerato perché due giudici onorari tarantini, in servizio all’epoca dei fatti, sono tra le parti civili nel processo La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del Tribunale di Potenza per il processo “Ambiente svenduto” a carico dell’ex Ilva. Sono stati considerati inammissibili i ricorsi delle proposti da Codacons e associazione Aidma contro la decisione della Corte d’Assise di Taranto che aveva annullato la sentenza di primo grado. Il processo sulle emissioni velenose dell’ex Ilva è stato praticamente azzerato perché due giudici onorari tarantini, in servizio all’epoca dei fatti, sono tra le parti civili nel processo. Il processo di primo grado si era concluso il 31 maggio del 2021 con 26 condanne nei confronti di dirigenti della fabbrica, manager e politici: 22 anni e 20 anni di reclusione per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. La sentenza è stata annullata in appello il 13 settembre scorso.
Sarà un percorso sperimentale su una base di partenza di 51 giorni annui Ex Ilva, è stato siglato oggi a Roma l’accordo sullo smart working. Sarà un percorso sperimentale di un anno su una base di partenza di 51 giorni annui. Su richiesta dei sindacati la nuova misura potrà aiutare anche nel contenere l’accesso alla cassa integrazione. Aspetto su cui, su spinta dei sindacati metalmeccanici, si è fatto chiarezza. L’azienda ha reso noto il numero del personale interessato dalla Cigs, passato dalle 2604 unità del mese di settembre alle 2738 del mese di ottobre per diminuire a 2534 di novembre. Infine, il tavolo romano è servito anche a fornire chiarimenti in termini di produzione di acciaio: l’azienda attualmente viaggia sui 1.7 milioni tonnellate di produzione.
Nessun ferito, ma ‘potenziali rischi per salute dei lavoratori’ I delegati per la sicurezza della Uilm di Taranto hanno scritto alla dirigenza del siderurgico tarantino sollecitando chiarimenti in merito a un grave incidente avvenuto ieri nell’Acciaieria 2, dove erano in corso lavori di sostituzione della cappa di essiccazione delle siviere. I rappresentanti sindacali sostengono che la coibentazione rimossa dalla cappa è stata stoccata all’interno del box, senza adeguate misure di sicurezza.Tali materiali hanno preso fuoco, generando un incendio che ha provocato l’emissione di un denso fumo nero, con rilascio di sostanze potenzialmente tossiche nell’ambiente. Nonostante il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco, che ha consentito lo spegnimento dell’incendio, resta una respirabilità dell’aria nel capannone, con potenziali rischi per la salute dei lavoratori. I delegati Rls Uilm hanno invitato Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria a fornire una relazione dettagliata sulle dinamiche dell’incidente e sulle misure di prevenzione adottate o non adottate, a garantire la bonifica dell’area e il ripristino delle condizioni di sicurezza; a verificare l’effettivo impatto ambientale e sanitario dell’accaduto, a implementare misure preventive per evitare il ripetersi di simili episodi.
Monta la protesta degli autotrasportatori a causa dei ritardi nei pagamenti Servizio di Annamaria Rosato
Tornano davanti alle portinerie dell’ex Ilva gli autotrasportatori, contro i nuovi tariffari del settore: “Le nuove regole ci tagliano fuori dal mercato” Di Alessandra Martellotti Interviste a Giacinto Fallone e Vladimiro Pulpo, autotrasportatori

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