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Ancora ritardi nei pagamenti, contestate le nuove regole contrattuali servizio di Annamaria Rosato

I carabinieri hanno sequestrato un impianto dello stabilimento di Taranto dell’ex Ilva in disuso da alcuni anni poiché nei sotterranei sono stati trovati diversi metri cubi di sostanza oleosa. Il rischio è che il liquido possa disperdersi nell’ambiente e inquinare terreno e falda. Secondo la procura in quella zona era presente una fossa contenente materiale oleoso di ignota consistenza e provenienza.  Potrebbe trattarsi di residui di lavorazione della bramma, cioè un semiprodotto di acciaio da cui vengono poi ricavati coils, ovvero i rotoli di acciaio, e lamiere, prodotti destinati ad andare sul mercato. Dovrà essere accertata inoltre la data esatta in cui è stato fermato l’impianto, che potrebbe addirittura risalire alla gestione Italsider.

La Baku Steel Company potrebbe usare il gas proveniente dall’Azerbaijgian in chiave decarbonizzazione Servizio di Annamaria Rosato

A fine mese si chiuderà la seconda parte della gara Lo stabilimento ex Ilva di Taranto è stato visitato nelle scorse ore da una delegazione proveniente dall’Azerbaijan interessata alla rilevazione del polo siderurgico. Entro la fine del mese le proposte d’acquisto dovranno essere inviate al ministero per concludere la seconda fase della gara internazionale. Al momento in gioco ci sono tre acquirenti: gli indiani di Jindal, i canadesi della Steelco  e, appunto, gli azeri di Baku steel. Intanto dal fronte della produzione quest’anno è stata toccato il picco più basso con meno di due tonnellate prodotte.

Fiamme a un nastro trasportatore, densa nube di fumo al quartiere Tamburi Ieri sera un incendio ha coinvolto un nastro trasportatore nell’area dei parchi minerali dell’ex Ilva, a Taranto. L’allarme è scattato grazie alla segnalazione dei cittadini del quartiere Tamburi, che hanno avvistato una nube di fumo. L’intervento immediato del personale antincendio dello stabilimento e dei vigili del fuoco ha permesso di domare il rogo in breve tempo. L’area è stata invasa da un forte odore di gomma bruciata, ma nessuno è rimasto ferito o intossicato. Dopo le operazioni di bonifica, la situazione è tornata alla normalità.

La discussione a palazzo Chigi. Tra i punti dolenti la cassa integrazione con numeri sempre troppo alti  Servizio di Stefania Rotolo; riprese e Montaggio di Massimo d’Olimpio. Interviste a: Michele De Palma, Segr. Gen Fiom; Rocco Palombella Segr. Gen Uilm; Ferdinando Uliano Segr. Gen Fim Cisl; Shasa Colautti Esecutivo Usb.

Giornata di audizioni in Commissione Ambiente. La Regione Puglia ribadisce la sua contrarietà alla riaccensione Servizio di Francesco Iato

Ripartito l’Afo 1, cominciano a calare i numeri della cassa integrazione Servizio Antonio Lorusso

Incontrerà i rappresentanti dei lavoratori per fare il punto della situazione Servizio di Alessandra Martellotti.

Dopo il trasferimento del processo a Potenza si mobilitano i cobas e, i legali delle parti civili, studiano il ricorso per riportare il dibattimento a Taranto Di Alessandra Martellotti Interviste a Fabrizio Lamanna, difensore di parte civile; Margherita Calderazzi, Slai Cobas Taranto

Era disattivo da molti mesi, la sua entrata in produzione porterà a due gli impianti attivi nella fabbrica E’ confermato per martedì 15 ottobre a partire dalle 15.00, l’avvio dell’accensione dell’altoforno 1 all’ex Ilva di Taranto, alla presenza del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e dei commissari straordinari di Acciaierie Italia, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli. Per l’azienda “l’avvio dell’altoforno rappresenta un passo importante nel piano di ripartenza di Acciaierie d’Italia e conferma l’impegno dei commissari straordinari, del Governo italiano e dell’azienda di procedere al ripristino delle attività produttive dello stabilimento siderurgico”. L’altoforno 1 era disattivo da molti mesi e la sua entrata inproduzione porterà a due gli impianti attivi nella fabbrica. Quello già in marcia è l’altoforno quattro che, con l’avvento della gestione commissariale, è’ stato progressivamente riportato ad una marcia regolare di circa 5mila tonnellate di ghisa al giorno. Il terzo altoforno operativo nell’ex Ilva di Taranto, il due, fermo da mesi, sarà riattivato all’inizio del 2025. Martedì, dopo la visita del ministro e della sua delegazione all’altoforno 1, è previsto un incontro nella sala conferenze della fabbrica e un successivo punto stampa di Urso. Da febbraio ad oggi, si tratta della terza visita del ministro a Taranto. 

L’incontro si terrà il 15 ottobre, lo stesso giorno in cui il ministro Urso sarà a Taranto per il riavvio dell’altoforno 1 La Regione Puglia ha convocato per il 15 ottobre, alle 16, un vertice per discutere di come mettere a disposizione dell’indotto di Acciaierie d’Italia l’avanzo di amministrazione. All’incontro soni stati invitati i commissari di Acciaierie d’Italia, i rappresentanti di Abi, Confindustria, Confapi e Aigi. Sempre nel pomeriggio del 15 ottobre e’ prevista la visita nello stabilimento di Taranto del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, alla vigilia del riavvio dell’altoforno 1 dopo i lavori di ripristino. Intanto i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm hanno inviato una lettera alla premier Giorgia Meloni, al sottosegretario Mantovano e ai ministri Urso, Giorgetti, Calderone e Fitto per fare il punto sulle manifestazioni di interesse per l’ex Ilva.

Scena rappresentata in una vignetta di Vauro, pubblicata a corredo delle righe indirizzate a Urso In vista dell’arrivo a Taranto del ministro Urso, il 16 ottobre, per la riaccensione dell’altoforno 1, fermo da mesi, l’associazione dei Genitori tarantini rivolge una lettera al ministro delle Imprese. Quest’ultimo premerà il pulsante dalla sala comandi dell’impianto, facendo partire l’aria calda nelle tubiere. Scena rappresentata in una vignetta di Vauro, pubblicata a corredo delle righe indirizzate a Urso. L’associazione pone una serie di domande, a partire dal costo in termini di salute di un chilo di acciaio, menzionando studi scientifici che attestano il nesso tra inquinamento e malattia e, ancora, l’ONU, che ha definito Taranto “zona di sacrificio”, passando infine per la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sull’inquinamento a Taranto. Al ministro si chiede di ricordare i bambini e le famiglie tarantine nel momento in cui premerà quel pulsante.

Stroncato da un tumore. Era consigliere comunale E’ stato stroncato da un tumore all’età di 51 anni Massimo Battista, ex operaio dell’Ilva chedenunciò l’inquinamento e si schierò contro il Siderurgico fondando, con alcuni colleghi, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che nel 2012 bloccò un comizio dei leader sindacali pochi giorni dopo il sequestro dell’area a caldo dello stabilimento. Sposato, con tre figli, era stato candidatosindaco alle amministrative del 2022 per il movimento “Una città per cambiare Taranto”, in consiglio comunale era tra i banchi dell’opposizione. Nel 2017 fu eletto consigliere, candidandosi con il Movimento Cinque Stelle, che lasciò dopo qualche mese non avendo condiviso le scelte dei pentastellati sul caso Ilva, dopo l’accordo raggiunto al Mise con ArcelorMittal. Ex sindacalista, era stato destinatario di diversiprovvedimenti disciplinari per le sue lotte. Le sue condizioni si erano aggravate dopo un iniziale miglioramento. “Purtroppo, la risonanza magnetica ha confermato il precedente referto:l’edema non si è assorbito e la cura cortisonica non ha dato i risultati sperati. Ora si tenterà con una combinazione di cortisone e una piccola dose di chemioterapia. Anche se comincio a sentire le forze venire meno e la voglia di lottare inizia a vacillare”, aveva scritto qualche giorno fa. Ai familiari ha consegnato un ultimo messaggio postato sul suo profilo Facebook: “Dopo aver lottato con tutte le mie forze, per me, per la mia fantastica moglie e per i miei magnifici figli, la mia battaglia termina qui. Ho lottato tanto per questa città, ho sempre cercato di dare un futuro migliore alla mia amata Taranto. Ho combattuto come un solo leone sa fare. Ed e qui che vi saluto e vi abbraccio uno ad uno”.

Il Ministro delle Imprese in Fiera del Levante rilancia la sfida sull’affidamento del siderurgico Servizio di Anna De Feo Montaggio di Luca Carone

Mi auguro che asset vadano a chi crede in siderurgia italiana Mi auguro, ma sarà una sfida difficile, che entro la prima parte del prossimo anno si possanoassegnare questi asset a chi crede davvero nella siderurgia Italiana, e nella sua grande potenzialità. Se questo avverrà avremo chiuso l’intera operazione in un anno, caso unico nella storia di questo Paese”.Lo ha detto il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, riferendosi alla procedura internazionale per l’Ilva nel corso della cerimonia inaugurale della Fiera del Levante. 

La maggioranza delle manifestazioni giunte, complessivamente 15, riguardano “pezzi” singoli del gruppo Dovrebbe cominciare già oggi, da parte dei commissari di Acciaierie d’Italia, l’esame dellemanifestazioni di interesse arrivate allo scoccare della mezzanotte di venerdì scorso. In gioco c’è la vendita ad un nuovo privato di un gruppo che, oltre ad Acciaierie (l’ex Ilva), comprende anche società collegate, che operano in ambiti diversi, dall’energia ai servizi marittimi (le navi della flotta aziendale). Sia Acciaierie che le società controllate, sono in amministrazione straordinaria per la seconda volta. La prima fu nel 2015. Obiettivo del Governo e dei commissari, è vendere l’insieme, anche se non è da escludere una vendita frazionata. La maggioranza delle manifestazioni giunte, complessivamente 15, riguardano “pezzi” singoli del gruppo. Adesso alle manifestazioni d’interesse che supereranno l’esame, sarà inviata una lettera di procedura. Questa riguarderà l’accesso alla virtual data room (per la conoscenza dei datisocietari) e preciserà inoltre “i termini entro i quali sarà resa disponibile la bozza di contratto di compravendita”. Concorrono per l’intero gruppo gli indiani Vulcan Steel (che appartiene a Jindal e dovrebbe essere insieme a Steel Mont), i canadesi di Stelco (ormai passati agli americani di Cleveland Cliff) e Baku Steel Company che arriva dall’Azerbaijan. Non ci sono invece, contrariamente alle aspettative, Nippon Steel, Arvedi e gli ucraini di Metinvest. Marcegaglia e Sideralba sono interessati a singoli asset. Il primo per Novi Ligure e forse anche Genova, il secondo per Racconigi, Salerno ed una società in Francia. A seguire ci sono le presenze di Amenduni Steel, Eusider Group, Profilmec, Industrie metalli Cardinale, Monge/Trans Isole, Vitali spa, Carbones holding, Energy power & armatory shipping, Jiangsu Steamship eContinental Dry Bulk. 

‘Attori internazionali e nazionali, alcuni per l’intero asset’ Sarebbero 15 le manifestazioni di interesse giunte sino alla scadenza dei termini – le 23.59 diieri sera – per l’acquisizione degli asset industriali di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, che i commissari hanno messo sul mercato con un bando lanciato a fine luglio. Le 15 manifestazioni sono relative sia all’insieme del gruppo, che riguarda Acciaierie e le società controllate (e tra queste quelle che si occupano di energia e servizi marittimi, la flotta navale aziendale), sia a specificiasset. E’ il caso, per quest’ultima parte, del gruppo Marcegaglia. Non ci sarebbe, a quanto pare, tra le manifestazioni di interesse arrivate, quella della Nippon Steel, nome insistentemente circolato nei giorni scorsi. Tuttavia il fatto che Nippon Steel non abbia fatto la manifestazione di interesse non la esclude definitivamente perchè questo gruppo potrebbe eventualmente rientrare in seguito o in cordata con altri o presentando direttamente l’offerta vincolante entro fine novembre. L’esame delle manifestazioni d’interesse da parte dei commissari di AdI, Fiori, Quaranta e Tabarelli, comincerà subito, nella prossima settimana, alle società ammesse i commissari invieranno una comunicazione e le stesse accederanno alla virtual data room per la conoscenza e l’approfondimento dei dati aziendali in vista degli ulteriori passaggi della procedura di vendita. 

La denuncia delle associazioni ambientaliste Aria irrespirabile in alcune zone della città a Taranto, mentre Giustizia per Taranto denuncia l’ennesimo episodio di slopping allo stabilimento ex ILVA. Si tratta di una fuoriuscita di fumo rosso-violaceo, visibile per chilometri. “Questo ennesimo incidente non è solo un segnale di inefficienza e pericolosità delle strutture, ma anche un doloroso promemoria della battaglia che la nostra comunità è costretta a combattere ogni giorno contro l’inquinamento e la negligenza”. L’associazione ambientalista ha anche avvertito le aziende interessate all’acquisizione dell’ex Ilva: “La situazione economica e infrastrutturale della fabbrica è ben lontana dalle rassicuranti dichiarazioni ufficiali. Il recente episodio dimostra una volta di più la fatiscenza e l’obsolescenza di un impianto pericoloso per i lavoratori e la popolazione locale”. “L’ex ILVA non è sanabile, e chiunque ne assumerà il controllo – conclude Giustizia per Taranto – si troverà a confrontarsi con una comunità determinata a proteggere la propria salute e il proprio territorio”.

Taranto, incendio all’ex Ilva

Fiamme a un nastro trasportatore, densa nube di fumo al quartiere Tamburi Ieri sera un incendio ha coinvolto un nastro trasportatore nell’area dei parchi minerali

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