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Attori detenuti del carcere di Foggia impegnati in uno spettacolo teatrale dal titolo “Effetti Collaterali” presentato in anteprima presso la casa circondariale del capoluopo dauno. Dopo aver seguito il laboratorio teatrale tenuto dall’artista Daniela D’Elia i detenuti portano in scena il frutto del proprio lavoro. L’iniziativa rientra nel progetto “Voci Libere”, sviluppato attraverso il “Teatro dell’Evasione”, realtà di ricerca e progettazione artistica curata da Daniela d’Elia all’interno dell’istituto penitenziario foggiano. Intervista a Daniela D’Elia, Artista, Cosimo e Fabio, detenuti Servizio di Michela Magnifico

“L’infrastruttura carceraria deve essere adeguatamente supportata e rafforzata”. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, interviene in merito al sovraffollamento nel carcere ionico. “Il sovraffollamento delle carceri è una delle criticità più urgenti del sistema penitenziario italiano. Lo vive anche la struttura di Taranto, ma si tratta di un fenomeno diffuso in molte altre realtà del Paese. È una situazione complessa che richiede attenzione e responsabilità istituzionale a tutti i livelli. Recentemente il Sappe ha segnalato la presenza di 830 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 350 posti e la carenza di circa 200 agenti. “Negli ultimi anni, l’introduzione di norme che prevedono un inasprimento delle pene – aggiunge il primo cittadino – e un ampliamento delle fattispecie di reato ha contribuito ad aumentare il numero dei detenuti. Queste misure rispondono, senza ombra di dubbio, a legittime esigenze di sicurezza e legalità. Così come va elogiato il contributo quotidiano delle forze dell’ordine e l’impegno del sistema giudiziario, chiamato a garantire tempi certi e un equilibrio tra tutela della sicurezza e rispetto dei diritti”. Ma “è anche vero però che tale sistema – evidenzia Bitetti – impatta in maniera significativa sull’infrastruttura carceraria, che deve essere adeguatamente supportata e rafforzata”.

L’Ordine degli infermieri di Taranto interpella prefetto e Asl per le condizioni di lavoro in carcere, tra mancanza di igiene e di sicurezza per gli operatori. In mancanza di risposte, si prepara ad avvertire i ministeri competenti e a chiamare i Nas. Insorge l’ordine professionale degli infermieri di Taranto contro le condizioni di lavoro in carcere. I lavoratori, una 30ina, sono stati privati degli spogliatoi e di luoghi dedicati: indossano le divise a casa, e entrano e escono dal carcere con le stesse, contro ogni norma sull’igiene e la sicurezza sul lavoro e contro le procedure aziendali Asl. Lavorano in spazi angusti, ex celle, e hanno carichi di responsabilità sproporzionati rispetto al numero di persone da assistere e gestire: somministrano terapie e medicinali a file di 30 e oltre detenuti alla volta, dovendo contestualmente vigilare sui presidi, considerando che spesso si ritrovano a lavorare da soli, senza agenti di polizia penitenziaria al loro fianco. L’Ordine contesta il silenzio della Asl e chiede una soluzione immediata. Intervista a Pierpaolo Volpe, presidente OPI Taranto

È successo nella casa circondariale di Borgo San Nicola di Lecce. Agenti della sezione Volante della Questura di Lecce hanno sventato ieri sera un tentativo di introduzione attraverso un drone di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente nella Casa circondariale di Borgo San Nicola di Lecce. Due brindisini, un 29 enne e un 32 enne, entrambi pluripregiudicati e già destinatari di avviso orale del Questore di Brindisi, sono stati arrestati in flagranza. Sequestrati complessivamente 1.814,73 grammi di hashish, 5 smartphone con relativi cavi di ricarica e un drone professionale con relativo radiocomando e materiale per l’aggancio. L’allarme è scattato su segnalazione del personale della Polizia Penitenziaria. L’attività investigativa ha portato all’individuazione del drone che è stato recuperato a circa 300 metri dal penitenziario, a ridosso della tangenziale. Ad esso era agganciata una terza pochette contenente ulteriori 712 grammi di hashish, un cavo USB e un altro smartphone.

È la parte conclusiva del progetto scolastico Ponti sospesi, ideato per spiegare loro l’art. 27 della Costituzione e per abbattere, a partire dalla scuola, i pregiudizi. Lontano dalla città, il carcere. In disparte. “Vorrei che al termine di questa giornata passando da qui, non vi voltaste più dall’altra parte”: la vice direttrice dell’istituto tarantino, Nicoletta Siliberti parla a 40 studenti del Liside-Cabrini. L‘incontro è l’epilogo del progetto “Ponti sospesi, dialoghi tra reclusione e comunità”, ideato dalle professoresse di Italiano e di Storia. Un viaggio dalla letteratura all’attualità, per abbattere i pregiudizi. Intervista a Annamaria Strozzullo, dirigente scolastica Ist. Liside Cabrini Tarant e Bellisario Semeraro, Primo dirigente Polizia Penitenziaria Carcere Taranto

L’agente ha riportato una frattura alla costola. Ancora una aggressione al carcere di Taranto. Un detenuto brindisino con problemi psichiatrici ha scaraventato al muro un poliziotto strappandogli dalle mani un pacco spedito dai famigliari del recluso. L’agente penitenziario all’interno aveva notato, oltre a generi alimentari, un pacchetto con 35 grammi di sostanza stupefacente. Il detenuto, dopo aver preso il pacco, ha tentato di allontanarsi ma è stato bloccato dagli altri poliziotti. L’agente ha riportato una frattura alla costola. Ne avrà per circa 30 giorni. La denuncia è del Sappe, sindacato della polizia penitenziaria. Lo stesso detenuto non è nuovo ad episodi di violenza nei confronti degli agenti che oltre a far fronte al sovraffollamento in carcere, 820 reclusi per meno di 350 posti, devono gestire 24 ore su 24 queste persone con problemi psichiatrici che invece, scrive il Sappe, andrebbero ricoverate in strutture adeguate per essere curate.

È considerato un soggetto di elevata pericolosità operante come intermediario nel narcotraffico internazionale. Il latitante tarantino Emanuele Capuano, 45 anni, è stato consegnato alle autorità italiane, arrestato in Spagna, in una località balneare di Alicante, dove si era nascosto con l’aiuto di alcuni complici. Era ricercato dal dicembre 2024 e dovrà espiare una pena di oltre 13 anni di carcere per spaccio di droga e ricettazione. È considerato un soggetto di elevata pericolosità operante come intermediario nel narcotraffico internazionale.La cattura è l’epilogo dell’attività investigativa della Squadra Mobile di Taranto, coordinata dalla DDA di Lecce. Fondamentale il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale tra Polizia italiana e spagnola.

Carne Amara, il libro di Raffaele Diomede che racconta storie di prostituzione intorno allo stadio San Nicola, diventa una sceneggiatura teatrale interpretata dai ragazzi del carcere minorile Fornelli. Un palcoscenico che parla di riscatto, e di una vita che si vuole ricostruire. Attori per un giorno i ragazzi del carcere minorile Fornelli di Bari, che hanno portato in scena la storia di Carne Amara, libro scritto da Raffaele Diomede e che racconta le storie di prostituzione minorile e non intorno allo stadio San Nicola di Bari. Cinque i giovani coinvolti nel progetto, tutti di età compresa fra i 15 ed i 21 anni. In occasione nel laboratorio teatrale, avviato alla fine dello scorso anno, hanno interpretato la sceneggiatura scritta dallo stesso Diomede con impegno e passione. Intervista a Enzo Strippoli, regista e a Valeria Montaruli, pres. Tribunale Minorenni Bari

Le emozioni, a cominciare dalla rabbia, raccolte in un opuscolo: succede nel carcere di San Severo, dove 18 detenuti hanno raccontato le loro storie. Rieducazione ed umanizzazione vanno a braccetto nel carcere di San Severo, che ospita 88 persone.Lo conferma il progetto FU.TU.RA, che sta per ‘Fuori dal Tunnel della Rabbia’. Vi hanno partecipato 18 detenuti, che hanno realizzato un opuscolo in cui hanno raccontato le loro storie ed emozioni, a partire dalla gestione della rabbia, analizzando anche l’emergenza femminicidi. Intervista a Patrizia Andrianello, direttrice carcere San Severo

C’è un sovraffollamento del 180% con oltre 800 detenuti, il 90% dei quali è tossicodipendente. L’Osservatorio: “Situazione gravissima, peggiorata da giugno”. Un ragazzo nigeriano posto in isolamento, in pochi metri, senza materasso, con una coperta appena, intrisa di urine. È la scena di fronte alla quale si è trovata la delegazione dell’Osservatorio di Antigone, in sopralluogo nel carcere di Taranto. 809 detenuti nella struttura, 45 donne, a fronte di 500 posti e il 180% di sovraffollamento. Altro dato emerso: il 90% dei detenuti ha problemi di tossicodipendenza. Necessita di terapie specifiche. Ma anche i medici sono pochi. Psicologi e psichiatri hanno copertura per sole 38 ore settimanali. Non ci sono specialisti all’interno. Intervista a Maria Pia Scarciglia, presidente Antigone Puglia

A darne notizia il segretario nazionale del Sappe, Saverio Brienza, per il quale anche le aggressioni verbali e fisiche da parte dei detenuti reclusi in Basilicata risultano fenomeni non più isolati. Nel carcere di Melfi un detenuto pugliese ha aggredito un assistente capo della polizia penitenziaria. Per cause da accertare, lo ha colpito con schiaffi e pugni. Solo grazie all’intervento di altro personale di polizia penitenziaria e di alcuni detenuti, la furia dell’aggressore è stata placata. Per l’assistente capo sette giorni di prognosi. A darne notizia il segretario nazionale del Sappe, Saverio Brienza, per il quale anche le aggressioni verbali e fisiche da parte dei detenuti reclusi in Basilicata risultano fenomeni non più isolati.

Una situazione che ha lasciato senza parole il segretario nazionale Aldo Digiacomo al termine del giro ispettivo effettuato con una delegazione provinciale e col segretario regionale Ruggero D’Amato. Le criticità del carcere di Borgo San Nicola all’attenzione della Confederazione nazionale polizia penitenziaria e del suo sindacato. Una situazione che ha lasciato senza parole il segretario nazionale Aldo Digiacomo al termine del giro ispettivo effettuato con una delegazione provinciale e col segretario regionale Ruggero D’Amato all’interno penitenziario salentino, dove ad allarmare non c’è più solo il sovraffollamento e la carenza di personale.  Interviste ad Aldo Digiacomo, segretario nazionale Spp; Ruggero D’Amato, segretario regionale Spp

La situazione denunciata dal Sappe, sindacato della Polizia Penitenziaria, è insostenibile. Oggi nella casa circondariale ci sono 800 presenze a fronte di circa 350 posti disponibil. Un detenuto siciliano avrebbe sferrato un pugno contro un poliziotto nel carcere di Taranto. Il giorno dopo un altro detenuto di origine africana, ristretto al reparto di osservazione, ha dato fuoco al materasso costringendo gli altri reclusi ad evacuare. Grazie all’intervento delle guardie nessuno è rimasto ferito. Inoltre nei giorni scorsi sono stati sequestrati numerosi pacchi lanciati all’esterno del carcere. Due chili di hashish e cocaina. La situazione denunciata dal Sappe, sindacato della Polizia Penitenziaria, è insostenibile. Oggi nella casa circondariale ci sono 800 presenze a fronte di circa 350 posti disponibili. In media 5 detenuti per stanza, mentre i poliziotti diminuiscono tra pensionamenti e aggressioni.

Si tratta di un 57enne di Tiggiano (Le) che per sottrarsi all’esecuzione della pena, si era allontanato dall’Italia. Latitante dal 2017, torna a casa per Natale e lo arrestano. Si tratta di un 57enne di Tiggiano (Le) che per sottrarsi all’esecuzione della pena, si era allontanato dall’Italia. A suo carico c’era un cumulo di 4 anni e due mesi di reclusione per tentato furto, ricettazione, evasione e adescamento di minorenni. I carabinieri di Corsano lo hanno intercettato a casa dai familiari, intento a trascorrere le festività natalizie. Il capodanno lo trascorrerà in carcere a Lecce.

Erano ripetuti gli episodi di percosse come tirate di capelli, sculacciate, spinte, imposizioni fisiche e insulti . Il Tribunale monocratico di Lecce ha condannato una maestra a 3 anni di reclusione per maltrattamenti sugli alunni. Intimidazioni, violenze psicologiche e fisiche, offese, scherni e minacce avevano creato un clima costante di umiliazione e sofferenza nei bambini. Le condotte erano reiterate, abituali e hanno provocato danni psicologici per i piccoli. La maestra è stata incastrata dalle immagini delle videocamere che hanno ripreso episodi ripetuti di percosse (tirate di capelli, sculacciate, spinte), imposizioni fisiche e continui insulti e minacce sui piccoli di 3-5 anni.

Sappe, nel 2025 sequestrati centinaia di apparecchi. Continua il contrasto all’introduzione di materiale proibito nelle carceri pugliesi. L’ultimo sequestro è avvenuto il 28 novembre scorso nel carcere di San Severo. Sono stati trovati due telefonini, caricabatteria, cavetti e sim. Ne da notizia il Sappe, sindacato guardie penitenziarie. È stato l’addetto al controllo del sistema di videosorveglianza del carcere ad accorgersene dopo aver notato movimenti strani tra alcuni detenuti al secondo piano.

I fondi saranno destinati alle attività di altri istituti penitenziari. I panettoni artigianali sono stati realizzati e confezionati nel carcere di Taranto nel Fieri Potest Pastry Lab, il laboratorio di pasticceria gestito dall’Associazione di volontariato Noi e Voi. Al Mudit è stata presentata la vendita solidale per il prossimo Natale. Servizio di Alessandra Martellotti; interviste a Luciano Mellone, Direttore Casa Circondariale di Taranto; don Francesco Mitidieri, cappellano carcere.

Trasportavano esplosivo, forse per colpi contro bancomat Restano in carcere Denis Arace, 19enne di Ortanova, e Simone Armeri, 21enne di Foggia, arrestati a Galatone il 28 ottobre. Nell’auto avevano sei chili di esplosivo e tutti gli strumenti necessari per far saltare i bancomat con la tecnica della marmotta. I due, davanti al gip, hanno ammesso di essersi occupati solo del trasporto del materiale da Foggia in Salento, senza fare nomi di eventuali mandanti. Da luglio ad oggi, solo tra le provincie di Brindisi e Lecce, sono stati fatti esplodere 13 sportelli automatici. Per la gip ricorrono le esigenze cautelari perché vi è il concreto pericolo che gli indagati, se rimessi in libertà, commettano altri gravi delitti della stessa specie. 

Il suo avvocato, Luca Puce, parla di un percorso tormentato e lungo e di epilogo tragico che si poteva evitare e adesso non esclude l’avvio di un’azione risarcitoria in sede civile É morto in carcere Francesco De Leo, 51 anni, originario di Brindisi e detenuto a Torino dove avevano trovato una cella disponibile ad ospitarlo. Non era facile viste le sue condizioni fisiche: l’uomo era affetto da obesità, pesava oltre 265 chili e a lungo era rimasto in ospedale a Cuneo proprio perché non trovavano un posto per lui. Era stato condannato per truffa con una pena fino al 2040.  Il suo avvocato, Luca Puce, parla di un percorso tormentato e lungo e di epilogo tragico che si poteva evitare e adesso non esclude l’avvio di un’azione risarcitoria in sede civile. Il decesso di De Leo è avvenuto lunedì 20 ottobre. La salma si trova nella camera mortuaria del carcere. Si attende il via libera per i funerali.

Sono stati rinvenuti 14 panetti di hashish, per un totale di 1,3 kg Droga nascosta nelle buste della spesa. Questa è stata la scoperta dei finanzieri del comando provinciale di Lecce durante un controllo all’interno del carcere. In alcuni pacchi destinati a due detenuti erano stati creati dei doppi fondi dove nascondere la droga. Sono stati rinvenuti 14 panetti di hashish, per un totale di 1,3 kg. Su questi era stata cosparsa polvere di caffè per cercare di ingannare il fiuto dei cani antidroga. Il tempestivo intervento dei finanzieri ha impedito l’introduzione nel carcere dell’ingente quantitativo di hashish che, se commercializzato, avrebbe potuto produrre oltre mille dosi e generare notevoli guadagni.

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