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Anche i droni arrivano nelle stanze dei detenuti, portando gli oggetti vietati Oltre a episodi di violenza da parte di detenuti nei confronti del personale penitenziario, continuano i sequestri di merce proibita che arriva all’interno del carcere di Taranto. Ben 16 smartphone, caricabatterie e accessori vari sono stati rinvenuti dai poliziotti durante una perquisizione in alcune camere di pernottamento al terzo piano del nuovo padiglione Jonio, dove sono rinchiusi i detenuti ad alta sicurezza imputati o condannati per l’articolo 416 bis. La denuncia e’ del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. La merce proibita, nascosta nei bagni, entra in carcere non solo con i metodi tradizionali, cioe’ durante i colloqui e al rientro dei permessi, ma anche di notte con i droni che arrivano nelle stanze dei detenuti, approfittando del buio e della mancanza di agenti a presidiare il muro di cinta.

È accaduto nel carcere di Palermo Ha cercato di consegnare un cellulare a un detenuto del carcere di Palermo, per questo un avvocato del foro di Brindisi è stato arrestato. Il legale aveva chiesto un colloquio con il suo assistito, condannato in primo grado a 20 anni accusato di fare parte della Sacra Corona Unita. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno notato il passaggio di un oggetto, si trattava proprio di un piccolo cellulare.

Detenuti protagonisti di uno spettacolo di danza Servizio di Pamela Spinelli. Interviste a: Vito Alfarano (Compagnia AlphaZTL – coreografo); Valentina Meo Evoli (Direttrice Casa circondariale di Brindisi)

Parenti e amici dei detenuti facevano da corrieri. Le mogli si occupavano dei pagamenti e della contabilità. In attività due gruppi, uno barese e uno tarantino Di Alessandra Martellotti

Coinvolti anche i parenti dei detenuti Perquisizioni e arresti nella notte a Taranto nel corso di una operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria chiusa con 25 arresti. Coinvolti anche i parenti dei detenuti. È l’epilogo di una indagine che ha portato alla luce un importante giro di droga all’interno del carcere tarantino. Con l’aiuto dei familiari dei detenuti che facevano da corrieri, il carcere di Taranto era diventata una vera e propria piazza di spaccio. Come detto 25 gli arresti all’alba: 16 in carcere, tra vecchi e nuovi, e 9 ai domiciliari. Per i pagamenti si utilizzavano vari modi: addirittura i soldi venivano addebitati su una postepay. 

I Gip di Napoli e Brindisi hanno disposto la custodia cautelare sulla base di gravi indizi di colpevolezza Restano in carcere Salvatore Buccarella, storico boss della Sacra Corona Unita, insieme a Umberto e Pasquale Attanasi e a Vincenzo Schiavone, fermati nel blitz eseguito lunedì scorso dalla Squadra mobile di Brindisi in collaborazione con la Sisco di Lecce. Per Buccarella, detenuto a Secondigliano, si è espresso il gip di Napoli, mentre per gli altri tre il gip di Brindisi. Entrambi i giudici, pur non convalidando i fermi in quanto non ravvisato il pericolo di fuga, hanno disposto la custodia cautelare in carcere sulla base di gravi indizi di colpevolezza. Successivamente hanno dichiarato la propria incompetenza territoriale. Ora la titolarità del fascicolo passa alla pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, che entro 20 giorni dovrà richiedere una nuova ordinanza cautelare al gip leccese. Tutti e quattro sono accusati di associazione di tipo mafioso, mentre gli Attanasi devono rispondere anche di un presunto tentativo di estorsione.

Ripreso dopo poche ore mentre cercava di allontanarsi verso l’autostrada Un uomo di 35 anni, Marino Massari, di 35 anni, ritenuto  affiliato al clan barese degli “Strisciuglio”, ha tentato di evadere, nel pomeriggio, dal carcere di Palmi, in Calabria. A distanza di poche ore è stato ripreso dalla Polizia Penitenziaria in una strada del paese, mentre tentava di allontanarsi verso l’autostrada. Sarebbe sfuggito al controllo del personale del carcere, arrampicandosi su un muro di cinta alto quattro metri.

Corsi da panettiere e pasticcere con i fondi europei. Melchiorre: “Segnale concreto dal Ministero” Intervista: Sen. Filippo Melchiorre componente commissione parlamentare antimafia

Oltre al fermo, altri sette denunciati per peculato e truffa Un pubblico ufficiale è stato sospeso perché indagato per la sottrazione di “significative quantità di generi alimentari e prodotti per l’igiene personale e della casa” dal magazzino del carcere di Foggia. Il provvedimento, della durata di un anno, è stato emanato dal Gip del Tribunale di Foggia. Altre sette persone sono state cdenunciate a piede libero per peculato e truffa, tra loro cinque pubblici ufficiali e due appartenenti ad una ditta d’appalto. Il provvedimento si inserisce in un’operazione di accertamenti su spese illecite e anomalie nella pubblica amministrazione.

Il finto carabiniere è stato incastrato grazie alla denuncia della vittima Non si fermano le truffe ai danni degli anziani. Questa volta in carcere è finito un 21enne residente a Pomigliano d’Arco, per truffa aggravata ai danni di una donna di Bisceglie. La tattica è sempre la stessa: un uomo si è finito suo nipote e ha raccontato che suo padre era stato fermato dai Carabinieri e, per ottenere la sua liberazione, sarebbe stato necessario un pagamento in denaro e gioielli. A presentarsi alla sua porta un finto carabiniere in borghese a cui la donna ha consegnato 5 mila euro e oggetti in oro. L’anziana, dopo aver raccontato l’accaduto al figlio, ha denunciato l’accaduto. Dopo le indagini l’uomo è stato identificato.

Attualmente ci sono 124 detenuti in più rispetto alla capienza prevista Servizio di Roberta CampanellaRiprese di Orazio Corbacio Intervista a Marisa Savino, presidente Camera Penale Bari

Domenica 20 luglio il quadrangolare tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria, avvocati e magistrati. Testimonial dell’ottava edizione l’ex calciatore Antonio Di Gennaro Servizio di Alessandra Martellotti Intervista a Giulio Destratis – coordinatore del progetto e Costanza Chiantini – giudice

Lo denuncia il Sindacato di Polizia Penitenziaria, che evidenzia anche il ritrovamento di droga e cellulari Servizio di Pietro Loffredo Intervista ad Aldo Di Giacomo, segretario generale Sindacato di Polizia Penitenziaria

Filippo Manni in lacrime: “Non abbandonarmi. Aiutami”” “Non abbandonarmi. Aiutami”. É il drammatico appello che questa mattina Filippo Manni ha rivolto al padre Daniele in un drammatico colloquio in carcere dove il 21enne di Racale si trova dalla sera dello scorso 17 giugno dopo aver ucciso la madre, Teresa Sommario, con un’ascia da boy scout solo per averlo rimproverato di non aver salutato al rientro a casa. Al cospetto del padre il giovane avrebbe avuto un crollo emotivo lasciandosi andare più volte in un lungo pianto chiedendo di non essere abbandonato e di essere aiutato a curarsi. Al padre avrebbe chiesto notizie sui funerali della madre, e dello stato di salute delle zie materne e dei fratelli gemelli che ha chiesto di incontrare. Tra le richieste avanzate al padre quella di avere dei quaderni dove poter scrivere. Il legale difensore, avvocato Francesco Fasano, sta valutando di avanzare richiesta per una perizia psichiatrica.

Oggi gli è stata notificata in carcere un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip. Avrebbe condiviso la pistola usata da Mastropietro per uccidere il brigadiere Carlo Legrottaglie  Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Brindisi è stata notificata in carcere a Camillo Giannattasio, 57 anni per l’omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, avvenuto a Francavilla Fontana il 12 giugno. Giannattasio è ritenuto gravemente indiziato in concorso con il 59enne Michele Mastropietro, morto in un successivo conflitto a fuoco con la polizia, di omicidio e resistenza a pubblico ufficiale. ell’auto sulla quale i due viaggiavano gli investigatori hanno trovato due pistole semiautomatiche clandestine e prive di matricola e numerosi proiettili. Giannattasio avrebbe condiviso l’uso della pistola con cui Mastropietro utilizzata per uccidere il militare e detenuto altre armi clandestine. N Una vera e propria armeria illegale che Giannattasio custodiva tra Carosino, paese in cui risiede e San Giorgio Ionico. Pistole e munizioni sono state trovate in una ferramenta e nell’abitazione dell’indagato insieme ad attrezzi utili  a mettere a segno furti.  Secondo l’accusa, sarebbe stato Mastropietro a sparare contro Legrottaglie, rimanendo poi a sua volta ucciso durante un successivo conflitto a fuoco con le forze dell’ordine mentre fuggiva insieme al complice Giannattasio, catturato dalla polizia. A chiarire meglio il quadro delle responsabilità sarà l’esito delle comparazioni balistiche che saranno eseguite fra l’arma posseduta da Mastropietro – ritenuta quella dalla quale è partito il proiettile rivelatosi mortale per il Brigadiere capo Legrottaglie – e l’ogiva estratta dal corpo del militare.  Si attendono gli sviluppi legati agli ulteriori accertamenti investigativi e l’interrogatorio dell’indagato. Nell’inchiesta risultano indagati due agenti che rispondono di omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, ma risultano anche parte offesa in un procedimento parallelo per tentato omicidio e lesioni personali gravi a carico di Giannattasio – in concorso con Mastropietro.Nel veicolo utilizzato dai due, gli investigatori hanno rinvenuto due pistole semiautomatiche clandestine — prive di matricola — e un ingente quantitativo di munizioni. Per questi elementi, Giannattasio è anche accusato di porto e detenzione illegale di armi da fuoco. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di una vera e propria “armeria illegale”, riconducibile all’indagato e dislocata tra Carosino e San Giorgio Ionico.

La denuncia è del Sappe. L’uomo avrebbe distrutto la stanza del carcere e quelle dei nosocomi dove è stato ricoverato più volte per aver ingerito lamette, cucchiai e pile Un detenuto del brindisino, 30enne, con problemi psichiatrici, ha prima aggredito verbalmente e fisicamente alcuni poliziotti del carcere di Taranto, procurando loro lesioni. La denuncia è del Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria. L’uomo, arrestato per reati contro il patrimonio, avrebbe distrutto la stanza del carcere e quelle dei nosocomi dove è stato ricoverato più volte per aver ingerito lamette, cucchiai e pile. Non è servito a niente il provvedimento con cui è stato disposto il suo ricovero presso una comunità riabilitativa psichiatrica, perché i posti sono praticamente inesistenti, dice il sindacato, pertanto ogni giorno è un rischio per i poliziotti che non possono né avvicinarsi e né toccarlo altrimenti scatta il reato di tortura. La magistratura di sorveglianza deve intervenire, conclude il Sappe, il carcere deve dare una speranza ai detenuti, non diventare un manicomio.

La droga è stata sequestrata, i responsabili sono nel carcere di Taranto 4 chili di hashish sono stati recuperati dai carabinieri in agro di Massafra. Erano nascosti in un deposito agricolo. Arrestati per detenzione e spaccio due giovani poco più che ventenni. La droga è stata sequestrata e i due sono stati trasportati nel carcere di Taranto. L’operazione è stata eseguita nella serata del 9 giugno dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massafra, dopo una lunga attività investigativa.

Tutti a processo gli imputati accusati di aver preso parte alla protesta avvenuta all’interno del carcere di Bari il 9 marzo 2020 Servizio di Linda Cappello

L’ispezione da parte degli agenti della polizia penitenziaria risale al 14 ottobre 2022: nell’occasione in una cella occupata da due detenuti vennero trovati due telefoni e sei sim card  Telefonate ad amici e parenti nonostante fossero in carcere. L’uso dei telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari è ormai un’abitudine consolidata.  Sono 17 gli indagati dalla procura di Bari per aver utilizzato il cellulare dalle rispettive celle: il pubblico ministero Desire Digeronimo ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui contesta il reato di accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti. Per lo più si tratta di residenti a Bari ma non solo: ci sono anche persone di Andria, Mesagne, Conversano ed Acquaviva delle Fonti.  Nel provvedimento compare anche il nome di un medico in servizio nel carcere barese: secondo l’accusa non avrebbe segnalato il possesso del telefono da parte di uno dei soggetti reclusi. Risponde dell’ipotesi di omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale. Servizio di Linda Cappello

Tra dirigenti pubblici e imprenditori si contano 9 imputati, accusati a vario titolo di truffa, falso, corruzione e turbativa d’asta È durato oltre 3 ore l’interrogatorio, dinanzi al giudice Giovanni Caroli, della ex direttrice del carcere di Taranto, Stefania Baldassari, difesa dagli avvocati Emidio Attavilla e Giuseppe Losappio nel processo per l’inchiesta Pandora, sulle presunte irregolarità nella gestione del penitenziario. Tra dirigenti pubblici e imprenditori si contano 9 imputati, accusati a vario titolo di truffa, falso, corruzione e turbativa d’asta. Cinque, tra cui l’ex direttrice, hanno scelto di procedere con rito ordinario. Servizio di Alessandra Martellotti

Brindisi, il carcere diventa palcoscenico

Detenuti protagonisti di uno spettacolo di danza Servizio di Pamela Spinelli. Interviste a: Vito Alfarano (Compagnia AlphaZTL – coreografo); Valentina Meo Evoli (Direttrice Casa circondariale

Spaccio in carcere, 25 arresti a Taranto

Parenti e amici dei detenuti facevano da corrieri. Le mogli si occupavano dei pagamenti e della contabilità. In attività due gruppi, uno barese e uno

Bari, emergenza sovraffollamento in carcere

Attualmente ci sono 124 detenuti in più rispetto alla capienza prevista Servizio di Roberta CampanellaRiprese di Orazio Corbacio Intervista a Marisa Savino, presidente Camera Penale

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