
Taranto, sfruttamento dei lavoratori: 2 arresti. Indagine partita dalla morte di un bracciante
Il decesso di Rajwinder Sidhu Singh, 38 anni, avvenne nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024 dopo la caduta da una pala

Il decesso di Rajwinder Sidhu Singh, 38 anni, avvenne nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024 dopo la caduta da una pala caricatrice. Da quello che poteva apparire come un grave infortunio sul lavoro è emerso un contesto di illegalità diffuse con numerosi reati, tra cui sfruttamento e disastro ambientale. In carcere sono finiti Giovanni e Carlo Giannico, padre e figlio, imprenditori agricoli di Laterza. Il bracciante, 38 anni, Rajwinder Sidhu Singh, indiano, la notte tra il 25 ed il 26 maggio di due anni fa era stato trasportato all’ospedale di Castellaneta dallo stesso Giannico riferendo di essere caduto da una pala caricatrice nell’azienda agricola e che il lavoratore avesse assunto una quantità smodata di alcolici. Il bracciante extracomunitario, privo di permesso di soggiorno, assunto a nero, in realtà dopo aver svolto una intera giornata di lavoro di 12 ore era stato richiamato dall’imprenditore per la raccolta di rifiuti. Grazie all’autopsia sono trapelati elementi di illegalità diffusa. I 6 lavoratori impiegati nell’azienda venivano pagati meno di 3 euro all’ora, dormivano in ambienti insalubri, non godevano di ferie e riposi ed erano costretti a nutrirsi di cipolle, patate e legumi. Gli accertamenti avrebbero documentato che non erano sottoposti a visite mediche obbligatorie ed erano costretti a lavorare senza alcuna protezione anche quando i bovini furono colpiti da una malattia batterica trasmissibile dagli animali all’uomo. Contemporaneamente i due imprenditori laertini avrebbero creato un sistema di raccolta e deflusso di reflui zootecnici e rifiuti che terminavano in un lago artificiale abusivo lungo 120 metri e largo 45, all’interno del parco regionale terre delle Gravine, dove si abbeveravano oltre ai bovini anche diverse specie protette di avifauna. I rifiuti che poi venivano riutilizzati come concime agricolo finivano su una superficie di circa 21 mila metri quadrati. Sequestrati il grande complesso zootecnico composto da 3 aziende e 2 aree utilizzate come depositi incontrollati di rifiuti. 4 le persone indagate.
I fatti risalgono allo scorso mese di maggio. Avrebbero commesso una serie di furti in abitazione nel corso della stessa serata lo scorso mese di maggio nel centro abitato di Merine, frazione di Lizzanello. Per questo due uomini di 49 e 57 anni residenti a Bari sono finiti ai domiciliari con braccialetto elettronico. L’operazione è stata eseguita nelle prime ore della mattinata dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Lecce che, con il supporto dei militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari per le attività esecutive sul territorio di competenza, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce. Il provvedimento rappresenta l’esito di una attività investigativa sviluppata a partire dall’intervento eseguito la sera dei fatti quando i due presunti responsabili furono sorpresi e bloccati da alcuni residenti mentre tentavano di introdursi all’interno di una villa. Determinante ai fini delle indagini l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, l’acquisizione delle testimonianze e il recupero della refurtiva.
Per la rapina avevano rubato anche quattro autobus di linea. Stavano programmando un “megacolpo”, al Caveau di Bari dove arrivano tutti i soldi raccolti dai blindati, le sette persone, tutte di Cerignola, arrestate questa mattina, dai carabinieri, dopo due anni di complesse indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Erano un gruppo specializzato negli assalti ai furgoni portavalori, e sono loro, secondo la Procura, gli autori dell’assalto al furgone portavalori, del 6 novembre 2024, sulla statale 96 nei pressi di Toritto. Riprese e montaggio Orazio Corbacio Interviste: Roberto Rossi, Procuratore della Repubblica Bari; Gen. Gianluca Trombetti Comandante provinciale Carabinieri Bari
Calabria e Albania canali di approvvigionamento. Blitz della Dia dalle prime ore del giorno tra le province di Lecce, Brindisi, Bari e Matera. 23 gli arresti, 2 dei quali ai domiciliari, che la direzione investigativa antimafia sta eseguendo su disposizione del tribunale di Lecce. Secondo gli inquirenti gli indagati farebbero parte di due associazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti, servendosi di Calabria e Albania come canali di approvvigionamento. Circa 58 i kili di droga sequestrati. L’indagine della Dda di Lecce, che prende il nome “Whisper”, sussurro, è stata condotta dal 2022 al 2025.
Obbligo di dimora nel comune di residenza per altre tre. Quattro persone agli arresti domiciliari e applicazione dell’obbligo di dimora nel comune di residenza per altre tre. È questo l’esito dell’azione dei militari della Guardia di Finanza di Matera che hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Matera, su richiesta della Procura della Repubblica di Matera, nell’ambito di un’attività che complessivamente ha visto iscritte nel registro degli indagati 15 persone. Sono stati scoperti episodi di spaccio, approvvigionamento e detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti, in un arco temporale significativo e con modalità ritenute dal Gip “indicative di unastabile operatività nel mercato locale degli stupefacenti”.
Sono accusati di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi . Tre cittadini extracomunitari, due etiopi e un somalo, sono stati arrestati dalla Polizia di Frontiera all’aeroporto del Salento di Brindisi mentre stavano per imbarcarsi su un volo diretto a Dublino con documenti falsi. L’operazione è scattata dopo una segnalazione del Centro di Cooperazione Internazionale. Durante i controlli gli agenti hanno accertato che i passaporti esibiti, apparentemente rilasciati da autorità austriache ed etiopi, presentavano alterazioni nelle pagine contenenti i dati identificativi. Le successive perquisizioni hanno inoltre consentito di rinvenire ulteriori documenti contraffatti, tra cui passaporti irlandesi con le fotografie degli arrestati ma intestati a generalità fittizie. I tre sono accusati di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e sono stati condotti nelle carceri di Brindisi e Lecce a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per individuare eventuali organizzazioni criminali coinvolte nella produzione e distribuzione dei documenti falsi.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Bari . Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del comando provinciale di Bari stanno eseguendo un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 13 persone. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Bari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illecita di armi comuni da sparo ed estorsione in concorso.
Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo: La I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023. Un sequestro preventivo del valore di oltre sette milioni di euro, 14 indagati e quattro richieste di arresto.Sono i numeri dell’inchiesta condotta dal nucleo Pef della Guardia di Finanza, e coordinata dal pm Lanfranco Marazia, che ruota attorno alla Matarrese Srl. La procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Amato Matarrese, il figlio Salvatore, il commercialista leccese Marco Mandurino e Nicola Locuratolo, indagati per bancarotta fraudolenta: il gip deciderà se disporre la misura oppure no all’esito degli interrogatori preventivi fissati per mercoledì prossimo. Fra i 14 indagati c’è Antonio Matarrese, ex presidente della Figc, insieme con altri componenti della famiglia. Nell’elenco compare anche l’avvocato Gaetano Roberto Filograno, già condannato in via definitiva a due anni e 8 mesi per aver fatto trovare, nel 2014, cocaina nell’auto di quello che all’epoca sarebbe stato l’amante della moglie. Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo Matarrese: si tratta della I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023.Il sequestro preventivo riguarda tutte le quote societarie della Matarrese Spa, ora detenuta dalla IM.CO .“La società – secondo il gip – sarebbe stata impiegata come cassaforte per segregare gli asset produttivi dai rischi del fallimento”. I provvedimenti riguardano le persone fisiche e non la Matarrese Spa che prosegue nella sua attività senza alcuna interruzione. La società ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e confida che nel prossimo costruttivo confronto ogni rilievo possa essere chiarito.
La “società” foggiana è in cerca di alleanze, contatti con quella garganica . La conquista di territori, dicono i magistrati, l’alto tavoliere e oltre. Obiettivo di una mafia, quella foggiana, che si sta integrando sempre di più con quella garganica. Insieme la tradizione, con la richiesta sistematica del pizzo agli imprenditori quasi fosse una tassa, soprattutto nel settore dell’edilizia, e con la guerra per sterminare letteralmente il gruppo rivale, e la modernità, ovvero la dimensione federata per cui le batterie della famosa società, Sinesi Francavilla da un lato e Moretti – Lanza – Pellegrino dall’altro, capita che lavorino insieme per mantenere gli affiliati in carcere e garantire uno stipendio alle loro famiglie. Esiste una progettualità investigativa, commentano a Foggia, insieme la direzionale nazionale antimafia e antiterrorismo, la direzione distrettuale e la procura, fondamentale l’ascolto di collaboratori di giustizia per smantellare una associazione dedita alla estorsioni, una partita addirittura dal carcere grazie all’utilizzo di dispositivi elettronici la cui presenza è stata accertata e ancora una volta denunciata, e all’utilizzo di armi. In tutto 21 le persone arrestate, tra loro anche due esponenti della mafia garganica, Matteo Lombardi e Luigi Ferro ritenuti gli autori dell’omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella uccisi ad Apricena il 20 giugno del 2007. Nelle ultime ore il fermo di Giuseppe Robustella, presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso. Ai magistrati e alle forze dell’ordine sono arrivati i complimenti del vice presidente della commissione antimafia l’onorevole Mauro D’Attis.
Le armi sono risultate provento di due furti, commessi nel 2017 e 2019 in Basilicata e Campania. In auto avevano un fucile calibro 20, una carabina calibro 38, numerose cartucce, un bastone e due coltelli a serramanico. Per questo due uomini, residenti in provincia di Potenza, sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri della Compagnia di Policoro. Le accuse sono di detenzione e porto illegale di armi. I due sono stati fermati mentre erano a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata: le armi sono risultate provento di due furti, commessi nel 2017 e 2019 in Basilicata e Campania.
Mentre uno faceva da palo all’esterno, l’altro ha fatto irruzione nel negozio incappucciato e armato di pistola. Sono stati arrestati dai carabinieri gli autori di una rapina compiuta nel tardo pomeriggio di ieri, 30 marzo, in pieno centro a Potenza. Nel mirino un negozio di cover per telefonini in una traversa di via Pretoria. Ad agire due banditi italiani. Mentre uno faceva da palo all’esterno, l’altro ha fatto irruzione nel negozio incappucciato e armato di pistola. Dopo aver minacciato i gestori si è impossessato dell’incasso e poi la fuga sbarazzandosi del passamontagna e dell’arma. Immediate le indagini dei carabinieri che nel giro di poco tempo li hanno intercettati e fermati.
La donna 53enne avrebbe partecipato alle violenze della figlia, i due sono nel carcere di Lecce. Un uomo di 71 anni ed una donna di 53 anni sono stati arrestati a Lecce con accuse di violenza sessuale aggravata, produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Gli indagati avrebbero costretto una bambina di otto anni a subire abusi sessuali da parte dell’uomo, ai quali la 53enne, madre della bimba, avrebbe partecipato. La donna avrebbe documentato tutto con foto e video, inviandoli poi all’uomo. Il materiale informatico dei due è stato sequestrato dai carabinieri. I due salentini non risultano essere conviventi e i fatti contestati nel provvedimento restrittivo fanno riferimento al periodo tra l’agosto 2024 e l’agosto 2025. La bambina verrà affidata ad una comunità protetta. L’uomo di 71 anni si spacciava per un sedicente ginecologo, una sorta di santone in grado di guarire con le preghiere e ai consigli dispensati ogni problema di natura sentimentale e medica. L’indagine che ha portato al suo arresto insieme alla madre della piccola, prende le mosse dal caso del genitore di un’altra minorenne. Quest’ultimo si era accordo di una chat in cui il 71enne aveva più volte chiesto alla figlia, all’epoca dei fatti 17enne, di inviargli foto intime che a suo dire gli sarebbero servite per curare il suo caso. Il padre della ragazzina aveva così deciso di affrontare il santone con l’intento di farsi consegnare il cellulare contente le foto compromettenti della figlia, riuscendo a impossessarsene dopo una colluttazione. Così, una volta portato il dispositivo mobile ai carabinieri, si è scoperto che all’interno c’era una storia raccapricciante nascosta, l’esistenza di abusi subiti da una bambina di 8 anni commessi dall’uomo con la complicità della madre della piccola.
Avevano puntato furgoni blindati di una nota società di trasporto valori in partenza da Bologna e diretti a Paderno Dugnano in transito sull’autostrada A1. La Polizia di Stato ha sventato un assalto al furgoni portavalori sull’autostrada A1 pianificato da un gruppo armato ed organizzato di numerosi uomini, tutti provenienti dall’area di Cerignola e Foggia. L’operazione è avvenuta nelle campagne di Vignola, in provincia di Modena, nei pressi del mercato ortofrutticolo. Sono state arrestate 14 persone e rinvenute e sequestrate numerose armi. Tra queste almeno quattro mitragliatori modello AK 47 e polvere da sparo con congegni elettronici e manuali, tre secchi di chiodi a punta per bloccare il transito degli altri veicoli in autostrada, alcune taniche di benzina, numerosi indumenti per che sarebbero stati utilizzati per l’assalto e l’apertura dei furgoni blindati di una nota società di trasporto valori in partenza da Bologna e diretti a Paderno Dugnano in transito sull’autostrada A1. Nel corso dell’operazione di polizia giudiziaria sono stati sequestrati un autoarticolato di proprietà di uno degli arrestati utilizzato per il trasporto di parte dell’attrezzatura, tre Maserati ed un Audi. Gli arrestati avevano altresì a disposizione un apparecchio Jammer per inibire le comunicazioni via telefono durante l’assalto ed impedire o quantomeno rallentare i soccorsi e l’arrivo delle forze di polizia. L’intervento conclusivo ha visto l’impiego di numerosi agenti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, uno dei quali rimasto leggermente ferito, delle Squadre Mobili di Chieti e Modena con il supporto operativo dei reparti speciali dei Nocs e di un elicottero per il supporto dall’alto.
Tra i destinatari della misura anche una quarta persona che al momento risulterebbe irreperibile. C’è anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi, il 36enne Pietro Guadalupi, tra le tre persone arrestate questa mattina nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Guadalupi, insieme a Adriano Vitale e Mauro Iaia, è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ai tre è stata notificata nelle scorse ore, dalla squadra mobile di Brindisi, un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Maria Francesca Mariano su richiesta del pubblico ministero delladirezione Distrettuale Antimafia Carmen Ruggiero. Tra i destinatari della misura anche una quarta persona che al momento risulterebbe irreperibile.
Arrestate in flagranza di reato anche altre due persone, un 24enne e una 36enne: avevano droga in casa. Scattano i controlli antidroga a Bisceglie. I carabinieri hanno notato nei pressi di una scuola media un 20enne in atteggiamento sospetto: con sé aveva alcune dosi di sostanza stupefacente già pronte per la cessione: una di hashish, due di marijuana, una di cocaina nonché la somma in contanti di 335 euro. L’uomo è agli arresti domiciliari. Durante i controlli sono state arrestate anche altre due persone: un 24enne e una 36enne, per l’uomosono stati disposti i domiciliari, per la donna si sono aperte le porte del carcere. Le accuse sono di traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Nel corso di perquisizioni domiciliari eseguite nei confronti del 24enne sono stati trovati 250 grammi di marijuana, 100 grammi di hashish, 2.640 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, oltre a materiale per il confezionamento delle dosie 9 proiettili calibro 7,65. In casa casa della donna arrestata, invece, sono stati sequestrati 13 grammi di cocaina, 2 di hashish e 3.950 euro in contanti.
Sarebbero stati attivati poi, a insaputa delle persone truffate, contratti di finanziamento online mediante l’uso fraudolento di firme digitali e codici OTP. Due persone a Matera sono state sottoposte agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nell’ambito di un’indagine su una presunta truffa aggravata ai danni di soggetti vulnerabili e di società di credito al consumo. Avrebbero utilizzato la vendita porta a porta di prodotti elettromedicali per acquisire documenti e dati personali delle vittime, attivando poi, a loro insaputa, contratti di finanziamento online mediante l’uso fraudolento di firme digitali e codici OTP. In particolare dalle indagini della Polizia, coordinate dalla locale Procura, è emerso che le somme erogate sarebbero state accreditate su conti riconducibili alle attività commerciali collegate agli indagati.
La vittima fu presa a calci e colpita con un coltello. Le misure sono state seguite all’alba dai Carabinieri, su ordinanza del gip Rita Alessandra Romano. Sono accusati di tentato omicidio in concorso tre giovani tarantini: Claudio Sambito, 33 anni; Gaetano Sambito, 20 anni e Mattia Giannetti di 18, arrestati all’alba dai Carabinieri, su ordinanza del gip Rita Alessandra Romano. Sarebbero gli autori dell’accoltellamento di un 40enne, il 20 dicembre scorso, nella zona del porto mercantile di Taranto. La vittima, stava passeggiando con la sua compagna, quando è stata affiancata da due giovani a bordo di uno scooter, che hanno prima insultato e poi colpito con calci e pugni l’uomo, per poi allontanarsi. Il 40enne ha cercato rifugio dietro alcune auto, ma i due sono tornati, questa volta accompagnati da una terza persona e armati di un coltello. Lo hanno ferito in pieno volto e al torace, lesionandogli un polmone, con l’intenzione, per gli inquirenti, di uccidere. Il 40enne è stato soccorso e traportato in ospedale, operato d’urgenza. I tre arresti fanno seguito a un’altra misura del 22 dicembre scorso, ai danni di Giuseppe Sambito.
Si sono fatti consegnare da un anziano 400 euro per ripagare un presunto danno provocato alla loro auto. Un coppia di coniugi è stata arrestata dai carabinieri ad Acquaviva per aver tentato di truffare ed estorcere denaro a un 84enne nel parcheggio dell’ospedale Miulli. L’anziano era a bordo della sua vettura quando ha sentito un rumore sordo. Sceso per controllare cosa fosse accaduto ha trovato i due indagati, di 55 e 46 anni, che lo accusavano di aver urtato la loro auto. A quel punto si sono fatti consegnare 400 euro per ripagare il presunto danno. Un vigilante della struttura si è accorta di quanto stava accadendo e ha chiamato i carabinieri. Il tentativo di fuga dei due è stato impedito dai militari.
Gli imputati, tutti tra i 20 e i 25 anni, hanno anche filmato le violenze . Non solo hanno abusato di due persone con problemi psichici ma hanno anche filmato le violenze. Per questo motivo quattro ragazzi tra i 20 e i 25 anni, tutti di Monte Sant’Angelo, sono stati condannati per violenza sessuale di gruppo a pene comprese tra gli otto e i sei anni e otto mesi di reclusione. Gli imputati hanno scelto il rito abbreviato. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il primo episodio è avvenuto a Manfredonia la sera del 4 ottobre del 2024 ai danni di un ventenne di San Giovanni Rotondo. La denuncia ai carabinieri da parte della vittima e le indagini coordinate dalla procura di Foggia hanno permesso di risalire all’identità dei quattro presunti responsabili. I carabinieri hanno poi accertato che gli stessi avrebbero abusato anche di un 50enne di Monte Sant’Angelo. C’è un video che i quattro si sarebbero scambiati attraverso whatsapp dal quale emergerebbe come, con violenza e minaccia e abusando delle condizioni di inferiorità psichica delle vittime le avrebbero costrette a compiere e subire atti sessuali.
Sequestrati sette chili e mezzo di hashish. Viaggiavano con cinque chili e mezzo di droga sotto il sedile dell’auto presa a noleggio. Arrestati dai carabinieri a Taranto, dopo un breve inseguimento un 19enne e un 22enne. Nel corso del controllo sono stati recuperati 54 panetti di hashish. Un altro chilo e mezzo della stessa sostanza sono stati trovati e sequestrati in un mobile della camera da letto di uno dei due giovani, durante una successiva perquisizione domiciliare. I due risponderanno di detenzione e spaccio di droga.

Il decesso di Rajwinder Sidhu Singh, 38 anni, avvenne nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024 dopo la caduta da una pala

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SPACCIO Sequestrati sette chili e mezzo di hashish Viaggiavano con cinque chili e mezzo di droga sotto il sedile dell’auto presa a noleggio. Arrestati dai