
Angelo Pomes è il nuovo presidente della Provincia di Brindisi
Espressione del Pd e sostenuto dal centrosinistra, ha superato il candidato del centrodestra Pino Marchionna Il sindaco di Ostuni, Angelo Pomes, è il nuovo presidente
Espressione del Pd e sostenuto dal centrosinistra, ha superato il candidato del centrodestra Pino Marchionna . Il sindaco di Ostuni, Angelo Pomes, è il nuovo presidente della Provincia di Brindisi. Espressione del Pd e sostenuto dal centrosinistra, ha superato il candidato del centrodestra Pino Marchionna (sindaco di Brindisi). L’affluenza è stata del 95%: su 339 consiglieri elettori hanno votato in 322. Considerando il voto ponderato, Pomes ha ottenuto 57.485, Marchionna, invece, 32.680. Pomes succede a Toni Matarrelli, attuale presidente del Consiglio regionale della Puglia. “Il centrosinistra a trazione Partito democratico ha doppiato il centrodestra” commenta il segretario regionale del Pd Domenico De Santis. “L’affermazione del sindaco di Ostuni Pomes – conclude ci riempie di entusiasmo e conferma che sui territori, in tutte e sei le province pugliesi, il centrosinistra è solido e continuerà a essere protagonista della vita politica e amministrativa”.
Il sindaco Vincenzo Telesca ha rinnovato l’appello al presidente della Regione Vito Bardi a prevedere finanziamenti a sostegno dei servizi del capoluogo. Nella tarda serata di sabato (27 febbraio) il Consiglio comunale di Potenza ha approvato a maggioranza il bilancio con tagli ai servizi per oltre 5 milioni. Per questo il sindaco Vincenzo Telesca ha rinnovato l’appello al presidente della Regione Vito Bardi a prevedere nel bilancio regionale un finanziamento a sostegno dei servizi del capoluogo, altrimenti, ha sottolineato , “l’attività amministrativa comunale potrà andare avanti solo tagliando ulteriormente i servizi”.
Con il decreto, il sindaco ha inoltre ridistribuito le deleghe tra tutti gli assessori, tra cui Trasparenza e Affari legali, Lavori pubblici, Bilancio, Politiche sociali, Ambiente, Sport e altre competenze specifiche. Con proprio decreto, il sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, ha ufficializzato le nomine dei nuovi assessori a seguito delle dimissioni della vicesindaca Giuliana Tedesco e di quelle dell’assessore alla Pubblica Istruzione Antonio Pisanelli rassegnate in tarda mattinata. A ricoprire il ruolo di vicesindaco è stato nominato l’avvocato Fabio Di Bello, cui sono state attribuite le deleghe a Urbanistica e Gestione del Territorio, Pianificazione territoriale, Rigenerazione urbana e Riqualificazione della costa. La nuova assessora alla Pubblica Istruzione è Lucia Vantaggiato, con deleghe a Politiche Giovanili, Politiche dell’Unione Europea e Cooperazione internazionale. Il posto vacante alle Attività produttive, lasciato da Mario Scioscioli nei mesi scorsi, è stato affidato a Giuseppe De Maria, già assessore nella giunta Consales del 2012, cui sono state conferite le deleghe a Commercio, Industria e Agricoltura, SUAP, Mercati, Esposizioni e Fiere, Gemellaggi, Marketing Territoriale, Artigianato e Turismo. Con il decreto, il sindaco ha inoltre ridistribuito le deleghe tra tutti gli assessori, tra cui Trasparenza e Affari legali, Lavori pubblici, Bilancio, Politiche sociali, Ambiente, Sport e altre competenze specifiche. Alcune deleghe strategiche, come Porto, Università, Cultura e Polizia locale, restano di competenza diretta del sindaco. Le nomine segnano la conclusione del rimpasto nella giunta comunale, dopo le dimissioni di Tedesco e Pisanelli.
A comunicarlo è stato il deputato e coordinatore regionale pugliese del Movimento 5 Stelle, Leonardo Donno, che in una nota parla di mancanza delle “condizioni politiche per continuare” e punta il dito contro il Partito Democratico. Il Movimento 5 Stelle rinuncia alla candidatura di Giovanni Barletta per la guida della Provincia di Brindisi e si sfila dalla competizione del 15 marzo. La decisione è stata annunciata dall’on. Leonardo Donno, coordinatore regionale pugliese del M5S, dopo che il Partito Democratico ha ufficializzato il sostegno al sindaco di Ostuni Angelo Pomes. In una nota, Donno spiega che il Movimento aveva accolto “con spirito costruttivo” la disponibilità del sindaco di Villa Castelli Giovanni Barletta a candidarsi per il campo progressista, chiedendo però al Pd di riconoscere al M5S la guida della Provincia di Brindisi, alla luce del fatto che nelle altre province pugliesi la rappresentanza sarebbe già espressione dell’area dem. Secondo l’esponente pentastellato, la scelta di sostenere Pomes rappresenterebbe “una evidente pretesa egemonica”. “Dopo aver già ottenuto la quinta provincia – ha dichiarato – il Pd ha deciso di rivendicare per sé anche la sesta. Una scelta che non possiamo condividere”. Il Movimento 5 Stelle ha quindi annunciato il ritiro ufficiale della candidatura di Barletta e la decisione di non partecipare alla competizione con propri candidati. “Non ci sono più le condizioni politiche per continuare un percorso che avrebbe dovuto essere fondato su equilibrio e rispetto reciproco, ponendo al centro gli interessi dei cittadini”, si legge nella nota.
Duro botta e risposta tra Angelo Chiorazzo, vice presidente del Consiglio Regionale lucano e Cosimo Latronico, assessore alla Sanità. Momenti di tensione durante il Consiglio Regionale a Potenza oggi. Durante una sospensione c’è stato un duro botta e risposta tra Angelo Chiorazzo, vice presidente del Consiglio Regionale lucano e Cosimo Latronico, assessore alla Sanità. Si discuteva di minivitalizi. Il presidente Vito Bardi ha annunciato che rinuncerà ad usufruirne. Evidentemente tra Chiorazzo e Latronico c’è stata qualche incomprensione Il video
La decisione dopo 9 anni nella Lega come dirigente ed ex consigliere comunale. “Futuro nazionale”, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, ha un rappresentante tarantino. Francesco Battista dopo 9 anni nella Lega come dirigente ed ex consigliere comunale ha deciso di entrare a far parte di Futuro Nazionale. “Non mi riconosco più in un progetto che, a livello nazionale, regionale e locale, ha smarrito credibilità, coerenza, radicamento territoriale e quella spinta ideale che ne aveva caratterizzato le origini”, ha detto Battista.
Nel mirino la ripartizione falsata dei seggi provinciali e i singoli conteggi. Sono sette i ricorsi elettorali depositati al Tar Puglia da candidati e liste rimasti fuori dalla zona seggi che contestano l’assegnazione dei posti in consiglio regionale ed i criteri di calcolo della famigerata legge elettorale pugliese. L’ultimo a depositare l’ex assessore Stea dei Popolari che si è unito ad Alleanza Verdi e Sinistra e al consigliere uscente Alessandro Leoci. Nel mirino la ripartizione falsata dei seggi provinciali e il calcolo della soglia di sbarramento effettuato sui voti attribuiti al candidato presidente e non su quelli delle liste. E così partiti che hanno raggiunto il 4% sono rimasti comunque fuori dai giochi e province popolose come Bari risultano sotto rappresentate avendo la metà degli eletti della minuscola Bat. Contestazioni anche sui singoli conteggi. Nel Pd Sergio Blasi chiede di subentrare al collega Giovanni Vurchio, eletto nella bat. Francesca Bottalico, lista Decaro, rivendica il seggio del foggiano Giulio Scapato. In Fratelli d’Italia, Domenico Damascelli chiede il rientro forte di oltre 10 mila voti nel collegio barese, dove il partito ha eletto un solo consigliere. L’uscente Pd Lucia Parchitelli, invece, si concentra sul ricalcolo del premio di maggioranza: secondo i suoi legali, al centrosinistra spetterebbero 32 seggi e non 29. Le possibilità di accoglimento restano limitate, salvo un intervento incidentale di natura costituzionale sulla tutela della rappresentanza democratica.
Un consigliere di centrodestra l’avrebbe invitata in modo scurrile a smettere di ridere dopo “un sorriso venuto fuori spontaneo di fronte alle farneticanti ricostruzioni ascoltate in Aula”. Rosa Cascella, capogruppo del Partito democratico nel Consiglio comunale di Barletta, denuncia sui social di essere stata offesa nel corso dell’ultima riunione quando un consigliere della maggioranza di centrodestra l’ha invitata in modo scurrile a smettere di ridere dopo “un sorriso venuto fuori spontaneo – afferma Cascella – di fronte alle farneticanti ricostruzioni ascoltate in Aula”. Per questo parla di “bullismo politico” e sottolinea che “mai prima d’ora si era assistito a una gestione del dibattito pubblico come quella attuale. Gestacci fatti di nascosto, provocazioni, risatine, microfoni che improvvisamente smettono di funzionare mentre si parla. Emendamenti ignorati, risposte sgarbate –aggiunge -. Questa non è buona politica, è il frutto di una cultura ignorante e retrograda che sta investendo il Paese e che trova spazio anche nelle Istituzioni”. “E allora mi chiedo – prosegue -: a che serve parlare di quote rosa, di rispetto per le donne, di cambio di cultura, ogni volta che una donna diventa un caso di cronaca? Chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe essere un modello. Oggi, troppo spesso, è un cattivo esempio. Per i colleghi, per i cittadini, per i figli che osservano e imparano”.
Scrive le sue ragioni in un post sulla sua pagina Facebook, quella nella cui foto di profilo compare ancora la spilletta dell’ex partito appuntata sul bavero della giacca “Dopo mesi di riflessioni, per me non scontate e semplici, ho deciso di uscire dalla Lega per ragioni politiche, in dissenso con un gruppo che non sento più mio e nel quale sento di non essere più utile” inizia così il post che l’onorevole Rossano Sasso ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, nella cui foto di profilo compare ancora con la spilletta della Lega appuntata sul bavero della giacca. “Scelgo di seguire il Generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista. Memento audere semper ” scrive in chiusura di una lunghissima lettera aperta in cui spiega come ha maturato la sua decisione. “Eravamo animati da una spinta emotiva e ideale fortissima, fieri di un progetto politico rivoluzionario, identitario e sovranista, che ho avuto l’onore folle di guidare per anni insieme ad altri pazzi visionari del Sud” spiega Sasso, “oggi quel progetto per me non esiste più, mi limiterò a dire questo perchè non voglio polemizzare con quello che è stato il mio partito per 12 anni e con una persona, l’unica, alla quale sarò sempre grato per le opportunità e le gratificazioni che mi ha dato, forse meritandole o forse no, ma il mio percorso politico con Matteo Salvini termina qui”. ” Oggi lascio un partito che è al Governo, per inseguire un sogno” conclude Sasso, “Voglio continuare ad essere fedele ai miei principi, quelli che mi animavano a 17 anni, quelli che mi hanno animato nel 2014 e quelli che mi animano oggi”
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il pacchetto sicurezza, composto da un decreto legge e un disegno di legge. In arrivo la prossima settimana un altro Ddl sull’immigrazione. Ad illustrare i contenuti del pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri, i responsabili dei dicasteri dell’Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, mentre la premier Meloni ha affidato ai social il suo commento. Il primo articolo è quello che riguarda la stretta sull’uso dei coltelli, con pene dai 6 mesi a tre anni. Divieto di vendita ai minori e obbligo per gli esercenti di chiedere un documento di identità. Su alcune norme, che hanno provocato numerose polemiche, anche nelle scorse settimane, come il cd scudo penale, Nordio ha precisato che è improprio parlare si impunità. Chi dovesse trovarsi in uno stato di giustificazione, come nel caso della legittima difesa, non sarà iscritto nel registro degli indagati, ma in un registro diverso dove non comparirà la parola “indagato” che mediaticamente – ha detto il ministro – equivale a condannato. Sul fermo preventivo, in occasione di manifestazioni pubbliche, Piantedosi ha precisato che è previsto solo in situazioni indiziarie molto importanti e che la persona fermata sarebbe accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta per 12 ore. L’obbligo di preavviso delle manifestazioni viene rafforzato con misure di carattere pecuniario. Rientra nel pacchetto sicurezza anche l’arresto in flagranza nei confronti di chi aggredisce il personale scolastico. Introdotta la procedibilità d’ufficio anche per il furto con destrezza, quindi per il borseggio. Rese stabili le cd zone rosse. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri prevede, inoltre, l’estensione della procedura accelerata di sgombero a tutti i casi di occupazione abusiva di immobili destinati a domicilio, quindi anche alle seconde case.
“Esecutivo proiettato al futuro”. Il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, ha provveduto ad una revisione ed assegnazione delle deleghe assessori comunali. Le new entry sono 3: Irene Cornacchia (deleghe a benessere del cittadino, mobilità e parcheggi, innovazione tecnologica, personale); Carmela Pompilio (deleghe a Affari generali, affari istituzionali, tributi, gestione dei beni condivisi del territorio, rapporti con istituzioni e associazioni locali, rapporti con i comitati di quartiere); Domenico Briguglio (deleghe a Polizia locale, sicurezza del territorio, protezione civile, viabilità, cura dei luoghi e spazi pubblici, infrastrutture e reti, rapporti con il consiglio comunale). Il primo cittadino, prima della nomina, nella prima mattinata odierna, 5 febbraio, aveva diramato una nota in cui spiegava le motivazioni alla base di questo mini-rimpasto. “Con l’approvazione dell’ultimo bilancio di previsione – spiega Bottaro – abbiamo messo in sicurezza i conti e programmato le ultime grandi opere. Non avrei avuto alcuna necessità politica di procedere ad un rimpasto per governare in questi ultimi mesi. La politica, tuttavia, richiede la capacità di preparare il terreno per chi verrà dopo. È un atto di generosità politica verso la coalizione di centrosinistra che verrà: non una giunta ritagliata sullo schema di cinque anni fa, ma un esecutivo proiettato al futuro”. Bottaro ha ringraziato i due assessori uscenti per il lavoro svolto. Un ringraziamento particolare è rivolto a Luca Lignola, assessore al bilancio dal 2016: “Ha svolto un lavoro eccellente nel risanamento finanziario dell’Ente. Approvato l’ultimo bilancio, il suo passo indietro consente oggi di dare visibilità politica a chi sarà presente al tavolo della coalizione 2026, ricalcando il modello unitario espresso a livello regionale”. Allo stesso modo, il sindaco ha rinnovato la stima nei confronti di Cecilia Di Lernia, assessora alla Polizia Locale: “A lei va il mio personale ringraziamento e quello dell’intera città. Ha gestito una delega complessa con straordinaria professionalità, fermezza ed un altissimo senso della legalità. In questi anni ha saputo coniugare la competenza tecnica ad una rara sensibilità, contribuendo a garantire sicurezza e decoro dei luoghi. Trani le è grata per l’equilibrio con cui ha onorato l’incarico”.
In mattinata il confronto. Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha respinto le dimissioni dell’assessore Roberto Falotico (Bilancio, patrimonio, cultura e personale). In mattinata c’è stato un un confronto tra Telesca e Falotico, al termine del quale è emerso che l’assessore resterà nel suo incarico, assegnatogli dal primo cittadino nel luglio 2024, poco dopo la vittoria della coalizione alle Comunali.
Era in carica dal 18 luglio del 2024. L’assessore comunale di Potenza al Bilancio, Patrimonio e Cultura , Roberto Falotico (Pd), ha rassegnato le dimissioni. La notizia è stata confermata dal sindaco di centrosinistra , Vincenzo Telesca, che nelle prossime ore si si confronterà con Falotico per comprendere le ragioni della sua decisione. Faloticoera in carica dal 18 luglio 2024.
Poli Bortone tradita dai franchi tiratori. Nella sesta provincia esplode il centrosinistra. Due autogol a distanza di poche ore hanno scatenato il caos nelle amministrazioni provinciali di Lecce e della Bat. A Lecce è saltata l’elezione a presidente della provincia nel centrodestra della sindaca Adriana Poli Bortone, tradita dai franchi tiratori. Nella Bat è esploso nel centrosinistra il caso Lodispoto: il presidente coinvolto in un’inchiesta per corruzione, sfiduciato da dimissioni di massa, ma rimasto incollato alla poltrona. L’epilogo ieri, con l’addio contemporaneo di dieci consiglieri su dodici, in un’azione bipartisan che ha spinto, fra gli altri i sindaci, di Andria, Trani, Bisceglie e Canosa a chiedere il passo indietro. Ma Lodispoto è rimasto al suo posto rivendicando la legge Delrio. La sfiducia, ha commentato, “è un attacco personale, una vendetta per aver sostenuto il presidente Decaro alle regionali senza appoggiare i consiglieri locali”. Sarcastico il commento dell’eurodeputato Ventola: “Lodispoto è una figura mitologica”, ha detto, “un tutt’uno corpo poltrona che resta in sella nonostante la sfiducia all’unanimità”. Ora la parola torna alle urne con nuove elezioni fissate per il 12 aprile. Intanto a Lecce si è aperta la caccia ai traditori che hanno consegnato la clamorosa vittoria a Fabio Tarantino, sindaco di Martano, sostenuto dal campo largo. La sindaca Poli Bortone ha smentito voci di dimissioni circolate a caldo. Ma nel campo sovranista la resa dei conti è già iniziata, con riflessi visibili anche nei precari equilibri del centrodestra in consiglio regionale.
Bernardo Lodispoto, attuale sindaco di Margherita di Savoia, rimane in carica. Consiglio provinciale della Barletta-Andria-Trani sciolto dopo le dimissioni di 9 consiglieri su 10 chiamati a discutere del bilancio di previsione ma niente decadenza del Presidente che non intende dimettersi. Nella mattinata odierna (3 febbraio) l’assise ha deciso in massa, eccetto il consigliere Salvatore Lattanzio di Margherita di Savoia, di protocollare la sua uscita di scena. La legge Del Rio, che ha istituito le province come enti di secondo livello, non prevede la decadenza del Presidente in seguito alle dimissioni e dunque Bernardo Lodispoto, attuale sindaco di Margherita di Savoia, rimane in carica. Lo stesso appena 24 ore prima aveva indetto le elezioni per il rinnovo del Consiglio per il 12 aprile prossimo, scadendo il mandato consiliare il prossimo 18 marzo. Secondo il Presidente, che dice di aver votato solo Decaro alle ultime regionali senza fare campagna elettorale per altri, dietro la decisione dei suoi colleghi ci sono ragioni personali, né politiche né tantomeno giudiziarie dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta della procura di Trani su presunti casi di corruzione. Intanto sei sindaci del territorio proprio questa mattina avevano rinnovato la richiesta al Presidente Lodispoto di dimettersi. Nella lettera non compaiono i nomi dei primi cittadini di Barletta e Trinitapoli, amministrati da giunte di centro destra.
In Fratelli d’Italia, invece, fa rumore lo strappo tra meloniani e l’area Gemmato, che fa capo al sottosegretario alla Salute. Partenza in salita per i gruppi di opposizione entrati in consiglio regionale ieri, 2 febbraio, con mezz’ora di ritardo a causa delle tensioni interne sulla spartizione dei due posti disponibili per l’ufficio di presidenza. Resta in piedi il caso Lobuono, l’ex sfidante di Decaro, messo ai margini dal suo partito, Forza Italia, che lo ha escluso dalla scelta del capogruppo e, per ora, gli ha negato altri ruoli. Lobuono attende l’intervento dei vertici romani del partito per rientrare dal gruppo Misto al quale ha aderito sbattendo la porta. In compenso ad inizio seduta il presidente Decaro lo ha abbracciato dedicandogli poi un passaggio del suo discorso.
Un’eventualità che, al momento, resta solo un rumor, ma che viene discussa apertamente negli ambienti politici dopo il voto di domenica. Più che la vittoria di Fabio Tarantino, in Salento fa rumore la sconfitta della sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, super favorita alla vigilia delle elezioni provinciali. È stata tradita, ci sono pochi dubbi: all’appello mancano sette voti, tutti interni al centrodestra. Una sconfitta che pesa e che ora rischia di aprire una crisi politica a Palazzo Carafa. Nelle ultime ore, infatti, prende corpo anche l’ipotesi più clamorosa, le dimissioni della senatrice. Un’eventualità che, al momento, resta solo un rumor, ma che viene discussa apertamente negli ambienti politici dopo il voto di domenica. Adriana Poli Bortone si è presa una giornata di riflessione, incontrando prima gli assessori e poi i segretari dei partiti della coalizione per analizzare i numeri e capire chi non ha rispettato gli accordi. Nei due comuni chiave, Lecce e Nardò, dove la coalizione contava di mettere al sicuro il risultato, sono arrivati meno voti del previsto. È lì che si concentrano i sospetti sui cosiddetti franchi tiratori. Secondo le prime ricostruzioni, quattro voti sarebbero mancati nel capoluogo e tre a Nardò, la città amministrata dal sindaco leghista Pippi Mellone. “Chi non ha mantenuto la parola dovrà riflettere”, ha dichiarato la sindaca, parlando apertamente di un clima di sospetto dentro la coalizione. In una nota congiunta, i partiti del centrodestra ribadiscono la fiducia in Poli Bortone, ma chiedono unità e lealtà per evitare nuove spaccature, proprio mentre la guida del Comune di Lecce sembra più fragile che mai. Resta ora da capire se la sindaca sceglierà di andare avanti, magari con un rimpasto di giunta, o se davvero prenderà in considerazione un passo indietro.
Ha ottenuto 36 voti favorevoli su 51. Con 36 voti favorevoli su 51, Antonio Matarrelli è stato eletto presidente del Consiglio regionalepugliese. L’ex sindaco di Mesagne (Brindisi) è stato proposto da Stefano Minerva, capogruppo del Partito democratico. Nell’assemblea succede a Loredana Capone. Toni Matarrelli, nato a Krefeld in Germania il 4 febbraio 1975 e residente a Mesagne (Brindisi), è laureato in materie letterarie. È stato sindaco della Città di Mesagne dal 13 giugno 2019 al 20 ottobre 2025 e presidente della Provincia di Brindisi dal 6 marzo 2022 al 20 ottobre 2025. È stato eletto consigliere regionale alle elezioni del novembre 2025 per la lista PD della Circoscrizione di Brindisi con 24.534 voti. Si tratta della sua seconda elezione a consigliere regionale dopo quella del 2010, per la lista di Sinistra Ecologia e Libertà, quando nel corso della IX legislatura venne eletto alla Camera dei Deputati alle politiche del 2013, motivo per il quale si dimise dalla carica di consigliere e continuò a svolgere quella di parlamentare fino al 2018. Ha ricoperto anche la carica di presidente dell’Autorità idrica pugliese dal 29 giugno 2020 al 20 ottobre 2025.
Intanto il centrosinistra ribadisce la volontà di abrogare la norma. La norma sui nuovi mini-vitalizi per i consiglieri regionali della Basilicata, approvata a fine dicembre, rimane al momento invariata. Le eventuali modifiche annunciate dal governatore Vito Bardi slittano, semmai, alla prossima seduta del consiglio regionale dopo che quella in programma martedì è slittata a data da definirsi. Intervista ad Angelo Chiorazzo, vice presidente Consiglio regionale Basilicata
Una decisione maturata anche in seguito all’inchiesta della Dda di Bari in cui è indagato, insieme all’ex assessore comunale Antonio Lopez, per scambio elettorale politico-mafioso. Il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, ha annunciato che non si ricandiderà alla prossime elezioni amministrative. Lo ha comunicato ieri intervenendo in Consiglio comunale. Una decisione maturata anche in seguito all’inchiesta della Dda di Bari in cui è indagato, insieme all’ex assessore comunale Antonio Lopez, per scambio elettorale politico-mafioso. “Il mio passo indietro” ha dichiarato Bonasia, “è un atto di amore verso Modugno. Continuerò ad esserci come cittadino e sarò sempre dalla sua parte”. Il sindaco ha confermato che proseguirà l’attività amministrativa fino a scadenza mandato, nella prossima primavera, ribadendo l’estraneità a qualunque forma di illegalità.

Espressione del Pd e sostenuto dal centrosinistra, ha superato il candidato del centrodestra Pino Marchionna Il sindaco di Ostuni, Angelo Pomes, è il nuovo presidente

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Con il decreto, il sindaco ha inoltre ridistribuito le deleghe tra tutti gli assessori, tra cui Trasparenza e Affari legali, Lavori pubblici, Bilancio, Politiche sociali,

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