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Cronaca

Il sacerdote ha riportato lesioni guaribili in cinque giorni. Ha destato sconcerto l’aggressione subita ieri dal parroco don Dino D’Aloia nella sacrestia della Parrocchia San Giuseppe Artigiano di San Severo. Il sacerdote è stato colpito da un parrocchiano, riportando lesioni guaribili in cinque giorni dopo aver fatto ricorso alle cure nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile Teresa Masselli Mascia di San Severo. “La notizia dell’aggressione – dichiara la sindaca Lidya Colangelo – non ha precedenti nella storia della nostra Città, siamo particolarmente vicini a don Dino, un sacerdote che si spende tantissimo per la sua comunità, che ha fatto tanto in questi anni in un quartiere di periferia, sia per i giovani che per gli anziani. Siamo tutti scossi per la gravità dell’accaduto. A don Dino vanno i sentimenti di affetto e di vicinanza dell’Amministrazione, del Presidente del Consiglio Rosa Caposiena, del Vice Sindaco Anna Paola Giuliani, della Giunta e dell’intero Consiglio Comunale. Esprimiamo la più ferma condanna per l’accaduto nella certezza che simili, deprecabili episodi non abbiano più a verificarsi”. Unanime solidarietà è stata espressa anche dalla Diocesi di San Severo. Qui di seguito il videomessaggio del sacerdote: Solo qualche giorno fa, a Terlizzi, un altro sacerdote era stato aggredito: don Michele Stragapede, parroco della chiesa di San Gioacchino, era in sella alla sua bici quando è stato affiancato da un’auto da cui si è sporto un uomo che gli ha sferrato un pugno.

La sindaca Maria Aida Episcopo ha proclamato per la giornata il lutto cittadino. Si stanno svolgendo a Foggia i funerali di Dino Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso la sera del 13 aprile a pochi metri dalla sua abitazione. Il feretro, ricoperto di corone di fiori bianchi, ha fatto ingresso nella chiesa del Santissimo Salvatore dove lui e la giovane moglie Sara si sono sposati circa due anni fa. Ad officiare la celebrazione monsignor Giorgio Ferretti arcivescovo della diocesi Foggia Bovino. Chiesa e piazzale affollato di tantissima gente ed istituzioni. La sindaca Maria Aida Episcopo ha proclamato per la giornata il lutto cittadino. Mons. Ferretti, in un passaggio dell’omelia, ha detto: “Foggia alza la testa! Ribellati alla violenza, all’ingiustizia, al sopruso, al pizzo, alla criminalità. Cara Foggia, non è normale che un uomo venga uccisosulle tue strade. Non è normale che si giri armati per la città. Non è normale che i giovani abbiamo coltelli. Foggia basta! Basta mogli e figli che piangono i loro mariti. Padri e madri che piangono i figli. La scia di sangue è lunga ormai decenni. Basta sangue. Tutto questo deve finire. Lo vogliamo tutti. Lo sogniamo tutti. Alziamo la testa, con coraggio. Uniamoci, denunciamo, ribelliamoci al male. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle prossime generazioni di questa terra”. Il servizio di Pietro Loffredo.

Armati di una mazza hanno colpito ripetutamente la teca, ma non sono riusciti a infrangere il vetro. Tentato furto nella notte al Santuario della Madonna dell’Incoronata, a pochi chilometri da Foggia, dove ignoti hanno tentato di rubare le corone delle statue sacre. Armati di una mazza, i ladri hanno colpito ripetutamente la teca che custodisce la Madonna Nera e il Bambin Gesù senza, però, riuscire a infrangere il vetro. Non è la prima volta che il santuario viene preso di mira: nel 2011 fu rubata una preziosa corona d’oro donata dai fedeli. Anche per questo, l’episodio riaccende preoccupazioni sulla sicurezza e ferisce profondamente la devozione popolare. 

Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato. Sono nove in tutto le persone finite agli arresti domiciliari nell’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti pubblici a Torricella (Taranto). Tra queste figura l’ex vice sindaco ed ex assessore ai Lavori pubblici Michele Franzoso. Per altri sette indagati è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Complessivamente sono sedici le persone coinvolte, tra amministratori locali, tecnici comunali, professionisti e imprenditori.
Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato. Secondo l’impostazione accusatoria, alcune procedure di gara sarebbero state pilotate per favorire operatori economici ritenuti vicini agli indagati.
Tra gli interventi finiti sotto verifica figurano lavori di sistemazione della litoranea in località Torre Ovo, opere sportive e interventi sul waterfront. Respinte, invece, le richieste cautelari per un funzionario comunale e un consigliere, per il quale era stata ipotizzata anche una misura interdittiva poi esclusa dal gip.

Trovata anche una canna di pistola. Continuano serrati i controlli dei carabinieri a Bari per reprimere attività illecite. Nel quartiere Carbonara una donna di 40 anni è finita ai domiciliari. In casa aveva nascosto in un armadio un fucile e quattro proiettili. Durante la perquisizione sono stati trovati un secondo fucile e una canna di pistola. Sull’arma verranno eseguiti accertamenti balistici per verificare un suo eventuale utilizzo in pregressi fatti delittuosi. In un’altra operazione nel quartiere di Ceglie del Campo sono stati sequestrati 35 grammi di cocaina, 110 grammi di hashish, materiale vario per il confezionamento e 100 euro ritenuti provento dell’illecita attività di spaccio.

Risultano indagate due società con sede a Milano e in Olanda e quattro persone. Avrebbero beneficiato illecitamente di finanziamenti pubblici per la produzione di energia tramite impianti fotovoltaici realizzati a Caserta. Per questo i finanzieri del comando provinciale di Bari hanno sequestrato oltre 55 milioni di euro tra denaro e beni. Risultano indagate due società con sede a Milano e in Olanda e quattro persone. Secondo gli inquirenti avrebbero prodotto dichiarazioni false per accedere agli incentivi economici. Di seguito la dichiarazione del cap. Pellegrini.

Al vaglio degli investigatori le immagini del circuito di videosorveglianza. Nella notte a Parabita ignoti hanno fatto esplodere con il cosiddetto metodo della “marmotta” il bancomat della filiale Unicredit in via Vittorio Emanuele II. Dai primi accertamenti non risulta che sono riusciti ad asportare denaro. Non si registrano danni strutturali all’edificio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del NOR, locale Stazione ed artificieri del nucleo investigativo. Ad agire 4 malviventi arrivati a bordo di due auto. Al vaglio degli investigatori le immagini del circuito di videosorveglianza.

Secondo la polizia, il veicolo sarebbe stato utilizzato dai responsabili dell’azione e poi incendiato per cancellare impronte. Proseguono le indagini sull’agguato avvenuto martedì sera a Ostuni ai danni dell’imprenditore Roberto Marzio. Gli investigatori concentrano ora l’attenzione su una Fiat 500X bianca, risultata rubata a Monopoli e ritrovata poco dopo completamente bruciata in contrada San Giovanni, a pochi chilometri dal luogo del ferimento. Secondo la polizia, il veicolo sarebbe stato utilizzato dai responsabili dell’azione e poi incendiato per cancellare impronte, residui balistici e altre tracce utili. Al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che potrebbero fornire elementi decisivi sui movimenti dell’auto e sull’identità di chi era a bordo. La Procura di Brindisi indaga per tentato omicidio.

Secondo le testimonianze rese dal fratello maggiore e dall’amico che quella sera si trovavano con lui, il 17enne, dopo aver trovato una pistola in apparenza scarica, avrebbe iniziato a maneggiarla per gioco ignaro che era rimasto un colpo in canna. Nuovo sopralluogo della polizia a Lecce, in via Quinto Mario Corrado, nell’abitazione dove la sera del 19 aprile un 17enne è stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola. La dinamica è ancora da chiarire ma il proiettile potrebbe essere esploso accidentalmente, forse dalla stessa vittima. Sull’accaduto la Procura ha aperto un’ inchiesta al momento a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Gli uomini della scientifica della Squadra Mobile sono tornati per effettuare nuovi rilievi su tracce ematiche, rilievi dattiloscopici e fotogrammetrici alla ricerca di ogni traccia utile alla ricostruzione della dinamica e all’accertamento dei fatti. Secondo le testimonianze rese dal fratello maggiore e dall’amico che quella sera si trovavano con lui, il 17enne, dopo aver trovato una pistola in apparenza scarica, avrebbe iniziato a maneggiarla per gioco ignaro che era rimasto un colpo in canna . Sulle tre persone presenti in casa è stata effettuata la prova dello stub. L’arma era regolarmente detenuta dal proprietario della casa

Il comitato lancia un appello: “Chiunque abbia visto qualcosa è pregato di segnalarlo alle forze dell’ordine”. Festa Patronale amara per la comunità di Apricena. Ignoti hanno rubato il camion contenente buona parte delle luminarie destinate ai festeggiamenti che iniziano il primo maggio. Il furto è avvenuto in Piazza Federico II, “non solo un danno materiale” denuncia il comitato feste patronali, “ma un gesto che colpisce al cuore la nostra tradizione”. Senza il mezzo e il suo contenuto l’installazione delle luci in onore della Madonna Incoronata è seriamente compromessa. Il comitato lancia un appello: “Chiunque abbia visto qualcosa è pregato di segnalarlo alle forze dell’ordine”. La speranza è che il maltolto possa essere recuperato o restituito

Il locale sorgerà nella zona simbolo dell’ospitalità di lusso e le aspettative sono alte. La Crazy Pizza di Flavio Briatore e Francesco Costa aprirà anche in Puglia. Sul portale, tra le location, c’è già “Savelletri coming soon”, la promessa di un’estate non propriamente economica ma sicuramente scoppiettante. Il locale sorgerà nella zona simbolo dell’ospitalità di lusso e le aspettative sono alte. Nel 2024 Briatore criticò i prezzi dei lidi pugliesi considerandoli troppo alti (“Costi da Montecarlo”) rispetto a servizi offerti, considerati del tutto inadeguati. Nel nuovo locale la pizza più “economica” è la Margherita e costa solo 14 euro. Mentre la più costosa è la Pata Negra che arriva a 61 euro.

Ne è rimasto uno a ridosso del semaforo, dove gli operatori sostano con non poche difficoltà, tra rabbia e rassegnazione per l’ennesimo disagio sul lavoro. “Scusi, dov’è la fermata dei taxi?”. È la domanda che un turista straniero ci ha rivolto arrivando in piazza Massari a Bari. I cartelli verticali in effetti ci sono, ma gli stalli per i tassisti sono diventati normali parcheggi. Ne è rimasto uno a ridosso del semaforo, dove gli operatori sostano con non poche difficoltà, tra rabbia e rassegnazione per l’ennesimo disagio sul lavoro.Eppure un’ordinanza della ripartizione viabilità del Comune del 27 marzo scorso, a seguito dei lavori per il BRT, disponeva l’eliminazione della fermata in piazza Massari e l’istituzione di 7 stalli per i taxi in corso Vittorio Emanuele, tra via Cairoli e via Roberto da Bari, davanti al teatro Piccinni, ma mai avvenuta.Le difficoltà sono evidenti, per i passeggeri privati di un servizio adeguato ed efficiente e per i tassisti, orfani di una fermata peraltro strategica, situata in pieno centro

Stando alle contestazioni, l’uomo avrebbe maltrattato la compagna per circa un anno, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni e offese.. Il Tribunale di Bari ha condannato alla pena di 4 anni e sei mesi di reclusione un 33enne residente in provincia, accusato di maltrattamenti, lesioni e stalking ai danni della ex convivente. I giudici hanno disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.Stando alle contestazioni, l’uomo avrebbe maltrattato la compagna per circa un anno, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni e offese.“Ti sfregio, ti uccido”, le avrebbe detto in alcune circostanze, stringendole in più occasioni le mani attorno al collo durante i litigi. Accusandola di ipotetiche relazioni con altri uomini, le avrebbe strappato il cellulare dalle mani, cancellando i contatti a lui non graditi. In una denuncia si fa anche riferimento ad un morso sul volto.La donna era assistita dall’avvocato Anna De Tommaso, mentre l’associazione Gens Nova era costituita parte civile con l’avvocato Nicola Antuofermo.

Il tribunale di Taranto ha riconosciuto la responsabilità dell’attuale presidente della Autorità portuale per le gravi offese rivolte al primo cittadino. “Dopo 5 anni di battaglia giudiziaria oggi posso finalmente dire che giustizia è fatta. L’ ex sindaco Giovanni Gugliotti è stato condannato.” Lo dichiara sul suo profilo social il primo cittadino di Castellaneta, Gianni Di Pippa. Il tribunale di Taranto ha riconosciuto la responsabilità dell’attuale presidente della Autorità portuale, Gugliotti, per le gravi offese rivolte in più occasioni a Di Pippa. Tre gli episodi accertati. Frasi offensive durante due sedute del consiglio comunale e dichiarazioni a sfondo omofobo, scrive l’attuale sindaco di Castellaneta, nel corso di una riunione dei capigruppo quando Di Pippa era consigliere comunale. Gugliotti è stato sanzionato e dovrà pagare le spese processuali oltre pubblicare la sentenza sul suo profilo social.

L’amministrazione fa sapere di essere in attesa delle segnalazioni di eventuali danni alle colture da parte delle aziende agricole coinvolte, a cui seguiranno le dovute verifiche. I sindaci di San Ferdinando di Puglia Michele Lamacchia e di Trinitapoli Francesco Di Feo, dopo le abbondanti precipitazioni piovose delle ultime ore, hanno richiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Le segnalazioni provenienti dagli agricoltori del comprensorio evidenziano, hanno fatto sapere, danni ingenti alle colture. Da Andria, pure colpita da una violenta grandinata nella zona di Castel del Monte, l’amministrazione fa sapere di essere in attesa delle segnalazioni di eventuali danni alle colture da parte delle aziende agricole coinvolte, a cui seguiranno le dovute verifiche.

Gli inquirenti ipotizzano i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla corruzione, al maltrattamenti, al trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta. Il pm della procura di Bari Matteo Soave nelle scorse ore ha conferito incarico al dottor Raffaele Colaianni per esaminare il contenuto dei telefoni cellulari e dei dispositivi informatici delle sette persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sull’Rsa Santa Caterina di Adelfia. Le conclusioni saranno depositate non prima di 3 mesi.Gli inquirenti ipotizzano i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla corruzione, al maltrattamenti, al trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta.Nei giorni scorsi i militari della guardia di Finanza hanno effettuato perquisizioni nella struttura, sulla scorta di un decreto in cui si faceva riferimento a presunte condotte vessatorie ai danni degli ospiti e irregolarità di natura contabile nella gestione della società. La Regione Puglia ha revocato l’autorizzazione al funzionamento della Rsa, e ora i 51 anziani sono stati trasferiti in altre strutture.

Lo denuncia la Fp Cgil che ribadisce la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate per gli operatori dei servizi sociali. A Matera una assistente sociale del Comune è stata aggredita da un utente negli uffici dei servizi territoriali. La donna ha riportato contusioni, non gravi, e ha dovuto sottoporsi ad accertamenti medici. A denunciarlo la Fp Cgil Matera, che in una nota esprime ferma condanna per il grave episodio e ribadisce “la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate per tutti gli operatori dei servizi sociali, troppo spesso esposti a situazioni di rischio senza strumenti e tutele sufficienti. Determinante è stato il tempestivo intervento della Polizia Locale che ha consentito di riportare la situazione sotto controllo e avviare le verifiche del caso.

Tragedia sfiorata martedì mattina: l’uomo si è salvato grazie al casco ma sul volto ha ancora i segni della caduta . Si è sfiorata la tragedia, all’alba di martedì: Stefano Matteucci, 35 anni, di Stornara, stava andando a lavorare, in monopattino, quando è rimasto impigliato in un cavo elettrico che era stato attaccato tra un lampione e l’inferriata di una finestra al piano terra. Il casco gli ha salvato la vita ma sul volto ha ancora i segni della caduta. Qui la testimonianza della vittima

È accaduto all’ultimo piano di un edificio in via Rizzitelli. Un incendio è divampato questa mattina, per cause che sono ancora da accertare, in un appartamento all’ultimo piano di un edificio in via Rizzitelli a Barletta, poco lontano dal centro. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno subito avuto ragione delle fiamme oltre che agenti del commissariato di pubblica sicurezza e funzionari dell’ufficio tecnico del comune per le verifiche strutturali. Una signora è stata affidata alle cure del 118 per una lieve intossicazione da fumo.

La denuncia del figlio. La procura di Lecce ha avviato un’inchiesta sul decesso di un uomo di 76 anni avvenuto nel gennaio scorso all’ospedale Cardinale Panico di Tricase. Secondo la denuncia presentata dal figlio, assistito dall’avvocato Luciano De Francesco, il padre avrebbe avuto una reazione allergica alla somministrazione del mezzo di contrasto che gli era stato iniettato per eseguire una coronotac. Il 29 gennaio l’uomo si reca da solo in ospedale per sottoporsi all’esame, ma al termine della tac accusa un malessere generale, fastidi alla gola e sul corpo compaiono improvvisamente dei ponfi. Dopo la somministrazione del cortisone il paziente viene dimesso. Appena arrivato davanti casa l’anziano inizia ad accusare gravi disturbi respiratori. L’ambulanza – sostiene il figlio – arriva dopo mezz’ora dalla chiamata , senza medico a bordo, giunto successivamente. In base al referto del pronto soccorso, la causa della morte è da attribuire ad un “arresto cardiocircolatorio da shock allergico”. Toccherà ora alla procura verificare se ci siano state oppure no eventuali negligenze da parte del personale sanitario.

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