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Attualità

Prosegue la protesta di operai e sindacati. Al presidio sono giunti il sindaco e il vice sindaco di Taranto. Fuochi accesi sulla strada per proteggersi in qualche modo dal freddo: è proseguita nella notte la protesta di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva contro il piano presentato da azienda e Governo. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza sin quando non arriverà una nuova convocazione del Governo a Palazzo Chigi e il piano sarà ritirato. Rimangono i presidi di protesta sulle strade intorno al siderurgico e resta bloccata la statale 100 da Taranto a Bari. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. Intorno alla mezzanotte il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il vice sindaco, Mattia Giorno, si sono recati al presidio. “Abbiamo detto al sindaco e al vice sindaco – dichiara Davide Sperti, segretario nazionale e provinciale Taranto della Uilm – di non andare all’incontro del 5 dicembre convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit. Gli amministratori comunali ci hanno detto che quest’incontro è sui nuovi investimenti, ma quali investimenti, abbiamo ribattuto noi, se non c’è assolutamente nulla al riguardo”.

Il deputato di Forza Italia Davide Bellomo ha chiesto al sindaco di intervenire. È bufera sulle parole di Francesca Albanese in merito all’assalto alla redazione della Stampa avvenuto venerdì scorso. Durante un evento, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi aveva condannato l’irruzione ma aveva anche dato un monito ai giornalisti di ritornare a svolgere il proprio lavoro. Sulla vicenda è intervenuto il deputato Davide Bellomo, capogruppo di Forza Italia in commissione giustizia alla camera, che ha chiesto al sindaco, Vito Leccese, di ritirare le chiavi della città consegnate proprio ad Albanese. Secondo Bellomo le sue affermazioni “giustificano la violenza e rappresentano un vergognoso e pericoloso attacco alla libertà di stampa”. Non è tardata ad arrivare la replica del sindaco Vito Leccese: “Io detto con grande fermezza che il monito che ha espresso Albanese alla Stampa non fa parte né della mia cultura né della mia formazione politica. Non condivido e ho condannato quell’espressione con grande decisione e fermezza” ha dichiarato Leccese, “Dopodiché ho anche ribadito che il conferimento delle chiavi della città non è legato ad una persona quanto a un’idea e a un gesto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese e in quel momento la la Francesca Albanese era il trait d’union della comunità barese con le popolazioni della striscia di Gaza e quindi non c’è nessun passo indietro formale da fare”.

Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Il parto in anonimato non è abbandono ma un gesto di amore assoluto sofferto e solitario compiuto dalle donne alle quali la legge garantisce il diritto di rimanere nascoste. Una garanzia per la donna  ma anche per il neonato che viene avviato rapidamente all’adozione. Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Intervistata Laura Bruno

Si chiede una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone. Crisi ex Ilva: i sindacati metalmeccanici tornano a scioperare dalle 12:00 di oggi fino a nuova comunicazione. Fim, Fiom, Uilm e Usb rinnovano la richiesta di incontro per un unico tavolo a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ritirare il piano proposto per il siderurgico e di avviare un confronto serio e costruttivo con il governo. Chiedono una programmazione che tuteli i posti di lavoro e la dignità di migliaia di persone.

Il vescovo Satriano: “Lavorare insieme”. Il report della Caritas. Si chiama “Vite sospese – salute, dignità, lavoro” il nuovo rapporto Caritas presentato oggi a Bari. “Il report ci restituisce un quadro non confortante: le povertà non sono più un incidente di percorso,ma un fenomeno sistemico che erode diritti e dignità” commenta l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano. Sono 642 le persone incontrate nei centri d’ascolto e 6.134 gli interventi realizzati: le fragilità sono crescenti, il 64% è rappresentato da donne, molte famiglie con figli, anziani soli, lavoratori poveri. L’80% è costituito da cittadini italiani. Il 41% dei bisogni riguarda la povertà economica, unosu cinque il lavoro, l’11% la salute. “La povertà – dice – spesso viene vista solo nel senza dimora o in chi perde il lavoro, ma oggi assume volti nuovi: coinvolge famiglie, donne, anziani, perfino adolescenti, come dimostrano i segnali preoccupanti di disagio e violenza giovanile. Dobbiamo lavorare insieme, non da battitori liberi. Non basta un approccio assistenzialista: bisogna restituire al povero dignità e protagonismo, sottraendolo all’invisibilità. “Colpisce che una persona oggi non viva più un solo bisogno, ma difficoltà intrecciate: lavoro, casa, salute, economia – dice don Lino Modesto, responsabile Caritas -. Questo ci dice che la povertà non è un episodio, ma un processo che mina diritti e relazioni”. A Bari le zone maggiormente esposte a queste situazioni sono San Pio, alcune aree del quartiere Japigia e il Libertà.

Si tratta del più grosso focolaio dopo il Salento. Salgono a 153 gli ulivi colpiti da Xylella a Cagnano Varano: in poco più di un mese altre 106 piante risultate infette rispetto alle prime 47 riscontrate. Dopo il Salento, quello sul Gargano è il focolaio più esteso, tracciato con triangoli rossi sulla cartina. Intervista a Marco Leo, agricoltore di Fabrizio Sereno

L’obiettivo è resistere alla concorrenza delle vendite online e restare un presidio della città. Una tombola in chiave monopolitana. L’idea è di un negozio di giocattoli di Monopoli, che ha già realizzato, il gioco omonimo con i luoghi della città del sud est barese. Riprese di Orazio CorbacioMontaggio di Guglielmina LogroscinoInterviste a Vito Palmitessa; Mina Palmitessa; Saverio Palmitessa

. Nel 2024 in Italia sono presenti 4.611.267 cittadini stranieri, comunitari e non comunitari, secondo l’Osservatorio Inps sugli stranieri. Di questi, 3.980.609, pari all’86,3%, sono lavoratori attivi, 378.645 (8,2%) sono pensionati e 252.013 (5,5%) ricevono prestazioni a sostegno del reddito, come indennità di disoccupazione o mobilità. La maggior parte degli stranieri proviene da Paesi non comunitari: circa 3,5 milioni di persone, il 75,4% del totale. Il 6,2% proviene dai Paesi comunitari dell’Ue15, mentre il 18,4% dai restanti Paesi dell’Unione Europea. Tra le nazionalità più rappresentate figurano Romania (697.000 persone, 15,1%), Albania (quasi 446.000, 9,7%), Marocco (366.000, 7,9%), Cina (229.000, 5,0%) e Ucraina (225.000, 4,9%). Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, il 61,8% degli stranieri vive o lavora nel Nord Italia, il 23,1% nel Centro e il 15,1% nel Mezzogiorno, comprendente naturalmente Puglia e Basilicata. In queste regioni, gli stranieri costituiscono una presenza importante in settori chiave come l’agricoltura, l’edilizia, il lavoro domestico e i servizi alle persone. In Puglia, il loro contributo è determinante nelle coltivazioni intensive di ortaggi e nella raccolta della frutta, mentre in Basilicata la loro presenza è significativa sia nel settore agricolo sia nei servizi turistici e urbani. La maggior parte dei lavoratori stranieri è impiegata nel settore privato, con circa 3,5 milioni di persone, il 58,3% uomini, e una retribuzione media annua di 16.700 euro. Circa 2,7 milioni lavorano in settori diversi dall’agricoltura, con il 65,1% uomini, guadagnando mediamente 18.800 euro l’anno. Nel settore agricolo operano circa 314.000 persone, il 75,4% uomini, con una retribuzione media di 9.700 euro. Infine, quasi 500.000 stranieri lavorano come domestici, l’11% uomini, con una retribuzione media di 9.800 euro. In Puglia e Basilicata, gli stranieri rappresentano una risorsa fondamentale non solo per l’agricoltura, ma anche per settori strategici come il turismo, il commercio e i servizi alle famiglie. La loro presenza contribuisce a creare comunità più dinamiche e a sostenere l’economia locale, anche se permangono sfide legate all’inclusione sociale, alla regolarizzazione e alla sicurezza sul lavoro. Secondo gli esperti dell’Osservatorio Inps, il ruolo degli stranieri in Italia continuerà a crescere. La loro partecipazione al mercato del lavoro aiuta a compensare il calo demografico e la carenza di manodopera in alcuni settori strategici, fornendo un contributo concreto alla sostenibilità del sistema previdenziale e all’economia locale. Per regioni come Puglia e Basilicata, dove le aree interne soffrono di spopolamento, gli stranieri rappresentano una risorsa preziosa sia in termini occupazionali sia per la vitalità sociale e culturale.

Foto e video di rito per il super tifoso di Monopoli. Si è avverato questa mattina il sogno del signor Antonio, un super tifoso interista. Nelle scorse settimane abbiamo raccontato la sua storia durante NorbaSport: dopo la conquista della seconda stella, aveva deciso di tinteggiare la sua panda con i colori nerazzurri. Grazie all’impegno dell’Interclub di Monopoli, Antonio è volato a Milano ed è riuscito a incontrare l’attuale vicepresidente ed ex capitano Javier Zanetti. Ad Appiano Gentile foto e video di rito per un incontro che Antonio non dimenticherà.

Porte aperte ai visitatori. Per il quarto anno la città di Bitonto apre le porte ai visitatori dei propri frantoi e antichi forni risalenti al XIII secolo. Per far conoscere la propria storia e promuovere i prodotti del territorio, uno su tutti l’olio extravergine di oliva. Interviste a Michele Carlucci, fornaio; Francesco Brandi, assessore agricoltura comune Bitonto

Tra bancarelle, musica e i fichi secchi. Il quartiere di Palese, alla periferia nord di Bari, si anima per la quarta edizione della sagra dedicata al chiacone. Tra bancarelle, musica e … i fichi secchi. Una specialità che si tramanda da generazioni. Intervista ad Anna Rao, associazione “Palese Insieme”

“Quest’anno riuscirò a tornare a casa?” È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio. Natale al Sud. Ogni dicembre, quando il freddo si infila tra le strade di Milano, Torino o Bologna, per chi è lontano dalla Puglia e dalla Basilicata si riaccende lo stesso pensiero: “Quest’anno riuscirò a tornare a casa?”. È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio, perché tornare a Bari, Lecce, Taranto, Foggia o Brindisi, oppure in città lucane come Potenza e Matera, non è solo uno spostamento, ma un viaggio verso i propri affetti, verso la propria storia. Eppure quel viaggio, che dovrebbe essere naturale e semplice, diventa ogni anno un percorso ad ostacoli fatto di prezzi che salgono, posti che spariscono, coincidenze impossibili e attese infinite. Le associazioni dei consumatori raccontano che i voli verso la Puglia, soprattutto quelli diretti agli aeroporti di Bari e Brindisi, hanno registrato aumenti che fanno tremare migliaia di persone: tratte come Milano–Bari, Torino–Bari o Verona–Bari che d’inverno costano come una cena fuori, a Natale arrivano a cifre che assomigliano più a un biglietto intercontinentale. Molti raccontano di aver visto il prezzo del volo cambiare nel giro di pochi minuti, come se qualcuno giocasse col desiderio di tornare a casa. Chi deve raggiungere il Salento affronta una sfida ancora maggiore: Brindisi è più piccolo, più affollato, più vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi e trovare un posto per tornare a Lecce, Gallipoli, Nardò o Maglie somiglia a una lotteria. E non va meglio ai tanti che vivono nell’area della Grecia Salentina o nell’entroterra, da Calimera a Martano, da Zollino a Soleto: oltre al volo, bisogna calcolare navette, treni delle FSE, bus stracolmi, orari che non coincidono. Per i lucani, poi, la situazione è un misto di rassegnazione e testardaggine: Matera non ha un aeroporto e dipende da Bari, così chi deve rientrare a Montescaglioso, Ferrandina, Pisticci o Bernalda sa che il costo del viaggio sarà sempre superiore alla media, sempre un po’ più ingiusto del dovuto. Potenza vive lo stesso destino a Natale, solo con strade più tortuose: chi atterra a Bari o Napoli deve affrontare ancora due ore di pullman verso Avigliano, Rionero, Muro Lucano o Tito, spesso con valigie incastrate ovunque e posti prenotati settimane prima. Il treno, che dovrebbe essere l’unica certezza, diventa invece un campo di battaglia: trovare un biglietto Milano–Bari per il 23 dicembre a meno di 150 euro è quasi un’utopia; e lo stesso vale per Bologna–Foggia, Firenze–Bari, Torino–Taranto. Molti studenti fuori sede raccontano di viaggi in piedi, valigie ammassate tra i sedili, stazioni come Bari Centrale o Foggia piene di ragazzi che aspettano autobus per Vieste, Manfredonia, San Severo o Monte Sant’Angelo, tutti con la stessa speranza negli occhi e lo stesso timore di non arrivare in tempo. Chi per Natale deve raggiungere la Murgia vive un’odissea che conosce bene: le linee Bari–Altamura–Matera e Bari–Gravina–Potenza esplodono di passeggeri proprio tra il 22 e il 24 dicembre, quando chi è lontano da paesi come Altamura, Gravina, Poggiorsini, Santeramo o Laterza prova a rientrare anche con treni che sembrano non bastare mai. Nei paesi della Valle d’Itria — Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Ostuni — la situazione è simile: arrivi continui negli aeroporti, coincidenze che saltano, autobus che non riescono a caricare tutti i passeggeri. Persino raggiungere Fasano o Monopoli a Natale, pur essendo servite dalla linea adriatica, diventa complicato: i regionali sono colmi e i ritardi si sommano fino a far perdere quell’ultima corsa di bus verso casa che significa, a volte, aspettare un’ora al freddo con una valigia e una busta di dolci da portare ai parenti. L’auto, ultimo rifugio per chi non trova voli o treni, si trasforma in un viaggio lungo e costoso: i prezzi dei carburanti sono saliti ancora, e chi parte da Torino verso Bari, da Milano verso Lecce o da Verona verso Potenza sa che tra pedaggi e rifornimenti spenderà quasi quanto un biglietto aereo. Eppure, nonostante la fatica e i costi, ogni anno quella fila interminabile di auto percorre la A14 e la Basentana, perché nessun prezzo può cancellare il bisogno di rivedere la casa dei nonni a Melfi, la piazza illuminata di Ruvo, il presepe vivente a Tricase, il profumo dei taralli appena sfornati a Andria o l’odore della legna nei vicoli di Pietragalla. Le associazioni dei consumatori denunciano questi aumenti come una ferita aperta: un sistema che penalizza sempre gli stessi e che trasforma il ritorno a casa in un lusso. Nei paesi più piccoli, da Accettura a Turi, da Ginosa a Rionero, da Scanzano Jonico fino a Otranto, sindaci e comitati parlano di famiglie che rinunciano a riabbracciarsi perché il costo del viaggio supera quello di un mese di affitto. È una ferita che riguarda tutti: perché senza quei rientri, senza quei figli che tornano per pochi giorni, molte comunità già svuotate cadono in un silenzio ancora più pesante. Eppure ogni anno, nonostante tutto, i pugliesi e i lucani sparsi nel mondo fanno i conti, studiano le combinazioni, caricano l’auto, si incastrano nei vagoni, aspettano ore negli aeroporti, pur di tornare anche solo per una cena, per una vigilia, per un abbraccio. Perché alla fine, anche se la strada verso casa costa sempre un po’ di più, quel momento in cui si rivede il mare di Bari, le luminarie di Lecce, le gravine intorno a Matera, il profilo del Vulture o gli oliveti infiniti della Murgia ripaga, almeno per un attimo, tutti i sacrifici. Ma resta un’amara verità: nessuno dovrebbe pagare così tanto solo per tornare da chi ama.

Saverio, pensionato di 73 anni, e Pasquale, insegnante, ci hanno raccontato come hanno vissuto questo mese. Da dimenticare. Ad un mese esatto dallo sgombero e lavori di messa in sicurezza, sono pian piano rientrate tutte le 28 famiglie di via Capriati, traversa di viale Einaudi a Bari, al rione San Pasquale. Il giorno dopo il rientro, Anna de Feo ha incontrato due dei residenti: Saverio, pensionato di 73 anni, e Pasquale, insegnante. Ci hanno raccontato come hanno vissuto questo mese. Da dimenticare. Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

La segnalazione di un cittadino al nostro numero Whatsapp dedicato. Un pericolo per gli automobilisti e i pedoni. Questa è la situazione che si vive a Lucera, in via Alfonso La Cava, dove le radici degli alberi di pino hanno sollevato il fondo stradale. Come si nota dalla foto, il manto è dissestato con conseguenti difficoltà per chi la percorre. Sia la strada, sia il marciapiede risultano al limite della praticabilità. La segnalazione ci è giunta da un nostro lettore (tramite il nostro numero Whatsapp dedicato 340-0621631) che richiede un intervento immediato delle autorità preposte.

Al via i festeggiamenti con una serie di eventi che ogni sera, fino al 6 gennaio, renderanno magico il “Natale d’Incanto 2025”. Con l’accensione del maestoso albero di Natale allestito in piazza Aldo Moro, a Barletta prendono ufficialmente il via i festeggiamenti in città con una serie di eventi che ogni sera, fino al 6 gennaio, renderanno magico il “Natale d’Incanto 2025”. Con i suoi 33 metri di altezza è tra gli alberi più alti d’Italia, illuminato da migliaia di lucine colorate, circondato da stelle e pacchi regalo. L’albero di Natale resta una delle attrazioni più suggestive per grandi e piccoli. A dare simbolicamente il via all’accensione il piccolo e talentuoso tennista di Barletta Ciccio Campanile, insieme al sindaco Mino Cannito in un clima di gioia, luce e condivisione. A rendere tutto ancora più suggestivo, l’orchestra sinfonica di Barletta che ha intonato le musiche classiche senza tempo ai piedi dell’albero per un concerto a tema molto gradito ai presenti. Illuminate a festa tutte le strade principali e coinvolti tutti i quartieri, anche quelli più periferici. Per il “Natale d’Incanto” edizione 2025, coinvolti associazioni ed esercizi commerciali del territorio che animeranno la città con concerti, spettacoli e iniziative per i più piccoli. 

“Non ci paragonate, però, alla famiglia che vive in un bosco a Palmoli, qui non ci manca nulla”. Nicholas e Francesca tre anni fa hanno deciso di stravolgere la loro vita. Di inseguire la libertà. La città, Verona, il traffico, la corsa frenetica. Per Nicholas tutto questo era diventato una trappola. Così lui e Francesca, originaria di Taranto, hanno deciso di trasferirsi in Puglia, a Marina di Manduria. Hanno acquistato un rudere che Jonathan, con le mani sapienti di un artigiano, sta trasformando. Oggi vivono in mezzo alla natura, con gli animali, si prendono cura dell’orto e sognano davanti al mare.  Interviste a Nicholas e Francesca

Pubblicata dal Sole 24 Ore l’indagine 2025. Le nostre province restano tutte nella seconda metà della classifica nazionale. Non migliora la qualità della vita in Puglia e in Basilicata. Tutte le province restano ferme dove erano lo scorso anno. L’unico movimento è Bari, che perde due posizioni e scende al 66º posto. Il peggioramento è legato soprattutto agli indicatori economici: il capoluogo resta sotto la media nazionale per reddito e capacità di spesa, pesa inoltre la fragilità dell’occupazione stabile e l’elevata percentuale di imprese in difficoltà. Sul piano della sicurezza rimane nella parte bassa, con valori elevati per furti e truffe informatiche. Meglio negli indicatori su ambiente e servizi, sopra la media nell’indice del clima. Lecce, stabile all’80º posto, ha la natalità tra le più basse d’Italia e cresce in età media. La provincia si distingue con una quota altissima di energia da fonti rinnovabili, prossima al 100%, e risulta più solida nella qualità dell’aria e nella partecipazione culturale. La Bat, ferma all’85º posto, somma criticità nei servizi pubblici e nei parametri di giustizia e sicurezza, dove i livelli di reati predatori restano alti. Brindisi, all’87º posto, risente di redditi bassi, pochi investimenti e un mercato del lavoro poco dinamico. Foggia, 97ª, soffre una combinazione pesante di insicurezza, scarsa qualità dei servizi e dinamiche sociali negative, con una delle più alte percentuali di giovani che lasciano il territorio. Taranto, 98ª, risulta tra le peggiori province italiane negli indicatori sanitari e ambientali: elevata incidenza delle patologie respiratorie, qualità dell’aria molto bassa e un punteggio quasi di fondo scala nella qualità della vita degli anziani. In Basilicata, Matera, al 78º posto, mantiene buoni risultati negli indicatori culturali ma resta indietro nei parametri economici e nel mercato del lavoro. Potenza, all’83º posto, mostra difficoltà nei servizi e nelle infrastrutture.

Si tratta di Serena Brancale, Raf, Ermal Meta, Arisa e Chiello. Sono cinque i cantanti pugliesi e lucani in gara al Festival di Sanremo 2026. Li ha annunciati, insieme agli altri, il direttore artistico Carlo Conti. Si tratta di Serena Brancale, cantante barese che torna dopo aver gareggiato nell’ultima edizione con la canzone “Anema e core”. Con lei ci sarà anche Raf, all’anagrafe Raffaele Riefoli, pugliese di Margherita di Savoia. E poi Ermal Meta, albanese trasferitosi a Bari con la famiglia quando aveva solo 13 anni. Dalla Basilicata torna Arisa e invece sarà il primo festival per il suo conterraneo Chiello, rapper di Venosa, nome d’arte di Rocco Modello.

Taranto può vivere senza Ilva. Le alternative ci sono. È stato questo l’intento della manifestazione organizzata da diverse associazioni. . Una città senza Ilva. Questo ha voluto dimostrare, attraverso tante testimonianze, la manifestazione itinerante “L’ora di Taranto”, il movimento nato sui social. Non la Taranto delle cronache industriali, ma una Taranto sussurrata dalle onde del suo mar Piccolo, scrigno di biodiversità marina, da un patrimonio archeologico e storico di inestimabile valore custodito al Museo Archeologico nazionale, dall’energia di giovani che, hanno scelto di non andare via e con tanti sacrifici, investono nella città. Un percorso alternativo grazie alle potenzialità straordinarie che ha la città che, però, vengono mortificate e ignorate, dicono i manifestanti. E invece ancora una volta il Governo e le istituzioni cercano di salvare la fabbrica. Da quasi vent’anni non si fa altro. Peccato che quando la piazza avrebbe dovuto raccogliere questo grido, l’assenza ha parlato più forte della presenza. Dov’erano i tarantini? È facile osservare da lontano, criticare, lamentarsi che scendere in piazza e rischiare di esporsi. Questa apatia rappresenta il vero grande ostacolo al cambiamento per Taranto.

Inaugurato a Pergola il centro di monitoraggio ambientale, intitolato alla memoria di don Gerardo Marsico. Testo Il Gruppo lucano della protezione civile ha da oggi a disposizione un Centro di monitoraggio ambientale, intitolato alla memoria di don Gerardo Marsico. Un importante strumento di controllo capace di preservare le bellezze naturali del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese e di supportare tutte le attività del Gruppo. È stato inaugurato a Pergola, frazione di MArsico Nuovo, in occasione del 17simo raduno nazionale dell’associazione di protezione civile presente in Basilicata, Campania e Calabria con circa 100 sedi e migliaia di volontari, iscritta dal Dipartimento Nazionale nell’elenco centrale delle organizzazioni di volontariato di Protezione Civile. Intervistati: Pierluigi Martoccia, presidente nazionale del Gruppo Lucano; Antonio Tisci, presidente del Parco dell’Appennino Lucano; Pasquale Pepe, vicepresidente della Regione Basilicata

Bari Palese, la sagra del chiacone

Tra bancarelle, musica e i fichi secchi Il quartiere di Palese, alla periferia nord di Bari, si anima per la quarta edizione della sagra dedicata

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