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Natale al Sud, il caro-viaggio: prezzi record per tornare a casa in Puglia e Basilicata

“Quest’anno riuscirò a tornare a casa?” È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio

Natale al Sud. Ogni dicembre, quando il freddo si infila tra le strade di Milano, Torino o Bologna, per chi è lontano dalla Puglia e dalla Basilicata si riaccende lo stesso pensiero: “Quest’anno riuscirò a tornare a casa?”. È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio, perché tornare a Bari, Lecce, Taranto, Foggia o Brindisi, oppure in città lucane come Potenza e Matera, non è solo uno spostamento, ma un viaggio verso i propri affetti, verso la propria storia. Eppure quel viaggio, che dovrebbe essere naturale e semplice, diventa ogni anno un percorso ad ostacoli fatto di prezzi che salgono, posti che spariscono, coincidenze impossibili e attese infinite.

Le associazioni dei consumatori raccontano che i voli verso la Puglia, soprattutto quelli diretti agli aeroporti di Bari e Brindisi, hanno registrato aumenti che fanno tremare migliaia di persone: tratte come Milano–Bari, Torino–Bari o Verona–Bari che d’inverno costano come una cena fuori, a Natale arrivano a cifre che assomigliano più a un biglietto intercontinentale. Molti raccontano di aver visto il prezzo del volo cambiare nel giro di pochi minuti, come se qualcuno giocasse col desiderio di tornare a casa. Chi deve raggiungere il Salento affronta una sfida ancora maggiore: Brindisi è più piccolo, più affollato, più vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi e trovare un posto per tornare a Lecce, Gallipoli, Nardò o Maglie somiglia a una lotteria. E non va meglio ai tanti che vivono nell’area della Grecia Salentina o nell’entroterra, da Calimera a Martano, da Zollino a Soleto: oltre al volo, bisogna calcolare navette, treni delle FSE, bus stracolmi, orari che non coincidono.

Per i lucani, poi, la situazione è un misto di rassegnazione e testardaggine: Matera non ha un aeroporto e dipende da Bari, così chi deve rientrare a Montescaglioso, Ferrandina, Pisticci o Bernalda sa che il costo del viaggio sarà sempre superiore alla media, sempre un po’ più ingiusto del dovuto. Potenza vive lo stesso destino a Natale, solo con strade più tortuose: chi atterra a Bari o Napoli deve affrontare ancora due ore di pullman verso Avigliano, Rionero, Muro Lucano o Tito, spesso con valigie incastrate ovunque e posti prenotati settimane prima. Il treno, che dovrebbe essere l’unica certezza, diventa invece un campo di battaglia: trovare un biglietto Milano–Bari per il 23 dicembre a meno di 150 euro è quasi un’utopia; e lo stesso vale per Bologna–Foggia, Firenze–Bari, Torino–Taranto. Molti studenti fuori sede raccontano di viaggi in piedi, valigie ammassate tra i sedili, stazioni come Bari Centrale o Foggia piene di ragazzi che aspettano autobus per Vieste, Manfredonia, San Severo o Monte Sant’Angelo, tutti con la stessa speranza negli occhi e lo stesso timore di non arrivare in tempo.

Chi per Natale deve raggiungere la Murgia vive un’odissea che conosce bene: le linee Bari–Altamura–Matera e Bari–Gravina–Potenza esplodono di passeggeri proprio tra il 22 e il 24 dicembre, quando chi è lontano da paesi come Altamura, Gravina, Poggiorsini, Santeramo o Laterza prova a rientrare anche con treni che sembrano non bastare mai. Nei paesi della Valle d’Itria — Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Ostuni — la situazione è simile: arrivi continui negli aeroporti, coincidenze che saltano, autobus che non riescono a caricare tutti i passeggeri. Persino raggiungere Fasano o Monopoli a Natale, pur essendo servite dalla linea adriatica, diventa complicato: i regionali sono colmi e i ritardi si sommano fino a far perdere quell’ultima corsa di bus verso casa che significa, a volte, aspettare un’ora al freddo con una valigia e una busta di dolci da portare ai parenti.

L’auto, ultimo rifugio per chi non trova voli o treni, si trasforma in un viaggio lungo e costoso: i prezzi dei carburanti sono saliti ancora, e chi parte da Torino verso Bari, da Milano verso Lecce o da Verona verso Potenza sa che tra pedaggi e rifornimenti spenderà quasi quanto un biglietto aereo. Eppure, nonostante la fatica e i costi, ogni anno quella fila interminabile di auto percorre la A14 e la Basentana, perché nessun prezzo può cancellare il bisogno di rivedere la casa dei nonni a Melfi, la piazza illuminata di Ruvo, il presepe vivente a Tricase, il profumo dei taralli appena sfornati a Andria o l’odore della legna nei vicoli di Pietragalla. Le associazioni dei consumatori denunciano questi aumenti come una ferita aperta: un sistema che penalizza sempre gli stessi e che trasforma il ritorno a casa in un lusso. Nei paesi più piccoli, da Accettura a Turi, da Ginosa a Rionero, da Scanzano Jonico fino a Otranto, sindaci e comitati parlano di famiglie che rinunciano a riabbracciarsi perché il costo del viaggio supera quello di un mese di affitto.

È una ferita che riguarda tutti: perché senza quei rientri, senza quei figli che tornano per pochi giorni, molte comunità già svuotate cadono in un silenzio ancora più pesante. Eppure ogni anno, nonostante tutto, i pugliesi e i lucani sparsi nel mondo fanno i conti, studiano le combinazioni, caricano l’auto, si incastrano nei vagoni, aspettano ore negli aeroporti, pur di tornare anche solo per una cena, per una vigilia, per un abbraccio. Perché alla fine, anche se la strada verso casa costa sempre un po’ di più, quel momento in cui si rivede il mare di Bari, le luminarie di Lecce, le gravine intorno a Matera, il profilo del Vulture o gli oliveti infiniti della Murgia ripaga, almeno per un attimo, tutti i sacrifici. Ma resta un’amara verità: nessuno dovrebbe pagare così tanto solo per tornare da chi ama.

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