
Bari Palese, la sagra del chiacone
Tra bancarelle, musica e i fichi secchi Il quartiere di Palese, alla periferia nord di Bari, si anima per la quarta edizione della sagra dedicata
Tra bancarelle, musica e i fichi secchi. Il quartiere di Palese, alla periferia nord di Bari, si anima per la quarta edizione della sagra dedicata al chiacone. Tra bancarelle, musica e … i fichi secchi. Una specialità che si tramanda da generazioni. Intervista ad Anna Rao, associazione “Palese Insieme”
“Quest’anno riuscirò a tornare a casa?” È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio. Natale al Sud. Ogni dicembre, quando il freddo si infila tra le strade di Milano, Torino o Bologna, per chi è lontano dalla Puglia e dalla Basilicata si riaccende lo stesso pensiero: “Quest’anno riuscirò a tornare a casa?”. È una domanda che pesa sul cuore prima ancora che sul portafoglio, perché tornare a Bari, Lecce, Taranto, Foggia o Brindisi, oppure in città lucane come Potenza e Matera, non è solo uno spostamento, ma un viaggio verso i propri affetti, verso la propria storia. Eppure quel viaggio, che dovrebbe essere naturale e semplice, diventa ogni anno un percorso ad ostacoli fatto di prezzi che salgono, posti che spariscono, coincidenze impossibili e attese infinite. Le associazioni dei consumatori raccontano che i voli verso la Puglia, soprattutto quelli diretti agli aeroporti di Bari e Brindisi, hanno registrato aumenti che fanno tremare migliaia di persone: tratte come Milano–Bari, Torino–Bari o Verona–Bari che d’inverno costano come una cena fuori, a Natale arrivano a cifre che assomigliano più a un biglietto intercontinentale. Molti raccontano di aver visto il prezzo del volo cambiare nel giro di pochi minuti, come se qualcuno giocasse col desiderio di tornare a casa. Chi deve raggiungere il Salento affronta una sfida ancora maggiore: Brindisi è più piccolo, più affollato, più vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi e trovare un posto per tornare a Lecce, Gallipoli, Nardò o Maglie somiglia a una lotteria. E non va meglio ai tanti che vivono nell’area della Grecia Salentina o nell’entroterra, da Calimera a Martano, da Zollino a Soleto: oltre al volo, bisogna calcolare navette, treni delle FSE, bus stracolmi, orari che non coincidono. Per i lucani, poi, la situazione è un misto di rassegnazione e testardaggine: Matera non ha un aeroporto e dipende da Bari, così chi deve rientrare a Montescaglioso, Ferrandina, Pisticci o Bernalda sa che il costo del viaggio sarà sempre superiore alla media, sempre un po’ più ingiusto del dovuto. Potenza vive lo stesso destino a Natale, solo con strade più tortuose: chi atterra a Bari o Napoli deve affrontare ancora due ore di pullman verso Avigliano, Rionero, Muro Lucano o Tito, spesso con valigie incastrate ovunque e posti prenotati settimane prima. Il treno, che dovrebbe essere l’unica certezza, diventa invece un campo di battaglia: trovare un biglietto Milano–Bari per il 23 dicembre a meno di 150 euro è quasi un’utopia; e lo stesso vale per Bologna–Foggia, Firenze–Bari, Torino–Taranto. Molti studenti fuori sede raccontano di viaggi in piedi, valigie ammassate tra i sedili, stazioni come Bari Centrale o Foggia piene di ragazzi che aspettano autobus per Vieste, Manfredonia, San Severo o Monte Sant’Angelo, tutti con la stessa speranza negli occhi e lo stesso timore di non arrivare in tempo. Chi per Natale deve raggiungere la Murgia vive un’odissea che conosce bene: le linee Bari–Altamura–Matera e Bari–Gravina–Potenza esplodono di passeggeri proprio tra il 22 e il 24 dicembre, quando chi è lontano da paesi come Altamura, Gravina, Poggiorsini, Santeramo o Laterza prova a rientrare anche con treni che sembrano non bastare mai. Nei paesi della Valle d’Itria — Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Ostuni — la situazione è simile: arrivi continui negli aeroporti, coincidenze che saltano, autobus che non riescono a caricare tutti i passeggeri. Persino raggiungere Fasano o Monopoli a Natale, pur essendo servite dalla linea adriatica, diventa complicato: i regionali sono colmi e i ritardi si sommano fino a far perdere quell’ultima corsa di bus verso casa che significa, a volte, aspettare un’ora al freddo con una valigia e una busta di dolci da portare ai parenti. L’auto, ultimo rifugio per chi non trova voli o treni, si trasforma in un viaggio lungo e costoso: i prezzi dei carburanti sono saliti ancora, e chi parte da Torino verso Bari, da Milano verso Lecce o da Verona verso Potenza sa che tra pedaggi e rifornimenti spenderà quasi quanto un biglietto aereo. Eppure, nonostante la fatica e i costi, ogni anno quella fila interminabile di auto percorre la A14 e la Basentana, perché nessun prezzo può cancellare il bisogno di rivedere la casa dei nonni a Melfi, la piazza illuminata di Ruvo, il presepe vivente a Tricase, il profumo dei taralli appena sfornati a Andria o l’odore della legna nei vicoli di Pietragalla. Le associazioni dei consumatori denunciano questi aumenti come una ferita aperta: un sistema che penalizza sempre gli stessi e che trasforma il ritorno a casa in un lusso. Nei paesi più piccoli, da Accettura a Turi, da Ginosa a Rionero, da Scanzano Jonico fino a Otranto, sindaci e comitati parlano di famiglie che rinunciano a riabbracciarsi perché il costo del viaggio supera quello di un mese di affitto. È una ferita che riguarda tutti: perché senza quei rientri, senza quei figli che tornano per pochi giorni, molte comunità già svuotate cadono in un silenzio ancora più pesante. Eppure ogni anno, nonostante tutto, i pugliesi e i lucani sparsi nel mondo fanno i conti, studiano le combinazioni, caricano l’auto, si incastrano nei vagoni, aspettano ore negli aeroporti, pur di tornare anche solo per una cena, per una vigilia, per un abbraccio. Perché alla fine, anche se la strada verso casa costa sempre un po’ di più, quel momento in cui si rivede il mare di Bari, le luminarie di Lecce, le gravine intorno a Matera, il profilo del Vulture o gli oliveti infiniti della Murgia ripaga, almeno per un attimo, tutti i sacrifici. Ma resta un’amara verità: nessuno dovrebbe pagare così tanto solo per tornare da chi ama.
Saverio, pensionato di 73 anni, e Pasquale, insegnante, ci hanno raccontato come hanno vissuto questo mese. Da dimenticare. Ad un mese esatto dallo sgombero e lavori di messa in sicurezza, sono pian piano rientrate tutte le 28 famiglie di via Capriati, traversa di viale Einaudi a Bari, al rione San Pasquale. Il giorno dopo il rientro, Anna de Feo ha incontrato due dei residenti: Saverio, pensionato di 73 anni, e Pasquale, insegnante. Ci hanno raccontato come hanno vissuto questo mese. Da dimenticare. Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo
I carabinieri sono riuscita a rintracciarla grazie al supporto di Eurojust ed Europol. Sarà riconsegnata oggi la statua della Madonna Addolorata rubata dal cimitero di Lecce, venduta sul web prima a una persona di San Pietro Vernotico e poi a un’altra di Oria, nel Brindisino, e poi finita a La Valletta (Malta). A trovarla, dopo mesi di indagini, sono stati i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari e del Comando provinciale di Lecce. La statua in cartapesta raffigurante la Madonna Addolorata, alta un metro e venti centimetri, risalente ai primi del Novecento e appartenente all’Arciconfraternita Maria Santissima Addolorata di Lecce, nel pomeriggio di oggi sarà consegnata all’arcivescovo di Lecce, monsignor Angelo Panzetta. La statua era stata messa in vendita su alcune piattaforme di e-commerce per 1.500 euro. Gli accertamenti svolti dai militari hanno consentito di localizzarla a Malta a casa di un collezionista d’arte. Chi l’ha comprata o l’ha venduta è indagato per ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali. La cerimonia di consegna della statua si terrà alle 18 di oggi, lunedì 1 dicembre, nella chiesa di Sant’Angelo dove ci sarà la messa presieduta dall’arcivescovo.
L’avvocato che difendeva la famiglia della vittima avrebbe tentato di truffare l’assicurazione, citando il complice come falso testimone oculare dell’incidente. Non potrà esercitare la professione per un anno l’avvocato e consigliere comunale della Lega di Manduria, Francesco Ferretti, coinvolto con Euprepio Scialpi, per il quale è scattato invece l’obbligo di firma, nell’inchiesta sulla presunta truffa ai danni di una compagnia assicurativa dopo un incidente stradale mortale dell’8 dicembre 2023 sulla strada per San Pietro in Bevagna, in cui perse la vita una 26enne. L’avvocato che difendeva la famiglia della vittima avrebbe tentato di truffare l’assicurazione, citando il complice come falso testimone oculare dell’incidente. La Procura aveva chiesto per loro gli arresti domiciliari ma il gip, davanti al quale hanno negato ogni accusa, ha optato per misure meno restrittive. Nell’udienza preliminare, ancora da fissare, si stabilirà come procedere.
Annata straordinaria per l’olio extravergine d’oliva italiano, con la Puglia che torna sul trono della qualità e della quantità, imponendosi come faro del Mediterraneo nonostante una stagione segnata da siccità, caldo estremo e piogge irregolari. Nei mercati contadini la festa dell’olio nuovo ha il sapore della riscossa: gli oli DOP pugliesi raggiungono un valore di 82 milioni di euro e il DOP Terra di Bari registra un’esplosione delle esportazioni con un +62%, risultato che incorona la regione primo polo nazionale per l’export di eccellenze certificate. La Puglia si conferma così il cuore verde dell’olivicoltura italiana, con 370mila ettari coltivati, 148mila aziende, 60 milioni di alberi — quasi un terzo dell’intero patrimonio olivicolo nazionale — e una PLV che vola a 1 miliardo di euro, un colosso agricolo e ambientale che continua a crescere. Mentre l’olio extravergine di oliva nuovo scorre, anche la scienza contribuisce a rafforzarne il mito: una review firmata Università del Molise e Harvard, pubblicata su Nutritional Neuroscience, svela il ruolo sorprendente dei polifenoli dell’extravergine — idrossitirosolo, oleuropeina e oleocantale — nel proteggere il cervello da infiammazioni, stress ossidativo e neurodegenerazione. I ricercatori spiegano che queste molecole dell’olio extravergine di oliva agiscono migliorando la funzione mitocondriale e bloccando citochine dannose, aprendo la strada a nuove strategie nutraceutiche contro Alzheimer, Parkinson e declino cognitivo. Lo conferma anche il celebre studio Predimed: una dieta mediterranea arricchita con un litro di EVO ricco di polifenoli a settimana riduce del 40% il rischio di sviluppare demenza, un dato che ridefinisce il ruolo dell’olio extravergine nella salute pubblica. Accanto alla Puglia emerge una protagonista forse inattesa ma sempre più convincente: la Basilicata. Quest’anno la regione registra una produzione dell’olio extravergine di oliva in moderata ripresa e una qualità che sorprende per intensità aromatica e ricchezza fenolica, soprattutto nelle aree vocate del Vulture e della Collina Materana. Qui l’olio racconta un territorio integro, fatto di agricoltura eroica, piccoli frantoi e tradizioni che resistono. Non mancano le difficoltà — dalla frammentazione aziendale alla cronica carenza d’acqua — ma la risposta del comparto lucano è esemplare: una filiera coesa, capace di trasformare la fragilità in valore, sostenuta dall’apprezzamento crescente delle DOP locali sui mercati italiani e internazionali. A oscurare l’entusiasmo per la straordinaria qualità del nuovo raccolto finalizzato alla produzione dell’olio extravergine di oliva è però l’impennata senza precedenti delle importazioni di olio straniero. Nei primi otto mesi del 2025 l’Italia ha visto arrivare 427 milioni di chili di prodotto estero, +67% rispetto al 2024, con una spinta record ad agosto (+93%) proprio alla vigilia dell’avvio della campagna olearia. Il risultato è un crollo delle quotazioni dell’EVO italiano: un -20% in poche settimane che spinge molti produttori sotto la soglia dei costi di produzione, minacciando redditività, investimenti e futuro delle aziende. Coldiretti e Unaprol lanciano l’allarme e chiedono una Cabina di Regia straordinaria, controlli serrati nei porti e un monitoraggio rigoroso dei contratti futures sulle Borse Merci per smascherare manovre speculative e bloccare frodi sull’origine.
La segnalazione di un cittadino al nostro numero Whatsapp dedicato. Un pericolo per gli automobilisti e i pedoni. Questa è la situazione che si vive a Lucera, in via Alfonso La Cava, dove le radici degli alberi di pino hanno sollevato il fondo stradale. Come si nota dalla foto, il manto è dissestato con conseguenti difficoltà per chi la percorre. Sia la strada, sia il marciapiede risultano al limite della praticabilità. La segnalazione ci è giunta da un nostro lettore (tramite il nostro numero Whatsapp dedicato 340-0621631) che richiede un intervento immediato delle autorità preposte.
Appuntamento al fortino di S. Antonio a Bari fino al 6 gennaio . Resterà aperta fino al 6 gennaio al Fortino di S.Antonio la mostra dei presepi organizzata dall’associazione Spaccabari. Interviste a Toni Matera, vicepresidente associazione Spaccabari; Ivan Cassano, artista Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo
Quest’anno il tema della nostalgia guida il pubblico in un percorso immersivo fatto di sogni, ricordi ed emozioni . A Gallipoli, la magia del Natale torna a incantare grandi e piccoli con il Wonder Christmas Land. Un viaggio emozionale tra scenografie maestose, atmosfere regali e tecnologie immersive che trasformano la Galleria dei Due Mari in un mondo sospeso tra sogno e meraviglia. Un’esperienza unica che celebra la nostalgia e riporta al cuore l’incanto autentico delle feste. Servizio di Matteo Bottazzo
L’ex cinema L’Acquario da oggi nasce a nuova vita dopo una chiusura durata 16 anni. Si alza il sipario sul teatro Metamorfosi di Rutigliano, l’ex cinema L’Acquario che da oggi nasce a nuova vita dopo una chiusura durata 16 anni. Un vero e proprio laboratorio culturale, che diventerà luogo simbolo della vita della comunità non solo grazie alla prosa o alle rassegne cinematografiche ma anche per i convegni, le conferenze e i concerti. Interviste a Nicola Giuliano, proprietario teatro Metamorfosi; Giuseppe Valenzano, sindaco Rutigliano Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo
Al via i festeggiamenti con una serie di eventi che ogni sera, fino al 6 gennaio, renderanno magico il “Natale d’Incanto 2025”. Con l’accensione del maestoso albero di Natale allestito in piazza Aldo Moro, a Barletta prendono ufficialmente il via i festeggiamenti in città con una serie di eventi che ogni sera, fino al 6 gennaio, renderanno magico il “Natale d’Incanto 2025”. Con i suoi 33 metri di altezza è tra gli alberi più alti d’Italia, illuminato da migliaia di lucine colorate, circondato da stelle e pacchi regalo. L’albero di Natale resta una delle attrazioni più suggestive per grandi e piccoli. A dare simbolicamente il via all’accensione il piccolo e talentuoso tennista di Barletta Ciccio Campanile, insieme al sindaco Mino Cannito in un clima di gioia, luce e condivisione. A rendere tutto ancora più suggestivo, l’orchestra sinfonica di Barletta che ha intonato le musiche classiche senza tempo ai piedi dell’albero per un concerto a tema molto gradito ai presenti. Illuminate a festa tutte le strade principali e coinvolti tutti i quartieri, anche quelli più periferici. Per il “Natale d’Incanto” edizione 2025, coinvolti associazioni ed esercizi commerciali del territorio che animeranno la città con concerti, spettacoli e iniziative per i più piccoli.
“Non ci paragonate, però, alla famiglia che vive in un bosco a Palmoli, qui non ci manca nulla”. Nicholas e Francesca tre anni fa hanno deciso di stravolgere la loro vita. Di inseguire la libertà. La città, Verona, il traffico, la corsa frenetica. Per Nicholas tutto questo era diventato una trappola. Così lui e Francesca, originaria di Taranto, hanno deciso di trasferirsi in Puglia, a Marina di Manduria. Hanno acquistato un rudere che Jonathan, con le mani sapienti di un artigiano, sta trasformando. Oggi vivono in mezzo alla natura, con gli animali, si prendono cura dell’orto e sognano davanti al mare. Interviste a Nicholas e Francesca
I malviventi sono entrati nella casa di quattro religiose ottantenni approfittando della loro assenza per la messa. Persino le suore non vengono risparmiate dall’ondata di furti in casa che sta colpendo la Puglia. A Castrignano del Capo, sabato pomeriggio, i ladri sono entrati nella casa di quattro religiose ottantenni approfittando della loro assenza per la messa: hanno rovistato ovunque senza trovare nulla da portare via. Nello stesso pomeriggio, sempre nel Capo di Leuca, i malviventi hanno tentato di introdursi anche in una casa dove vivono madre e una figlia, che hanno dato l’allarme, mettendoli in fuga. Scenario analogo a monopoli e nelle sue contrade: abitazioni svaligiate mentre i proprietari dormivano, tre case ripulite in pochi giorni in contrada l’assunta. Colpo grosso invece a San Pietro in Bevagna, dove sabato sera una banda è fuggita con oltre 20mila euro da casa di un imprenditore. E appena due giorni fa, altri due episodi: a Corato le guardie campestri hanno sventato un tentato furto in villa. A Ostuni, invece, la famiglia di un medico è stata sequestrata durante una rapina a mano armata.
Pubblicata dal Sole 24 Ore l’indagine 2025. Le nostre province restano tutte nella seconda metà della classifica nazionale. Non migliora la qualità della vita in Puglia e in Basilicata. Tutte le province restano ferme dove erano lo scorso anno. L’unico movimento è Bari, che perde due posizioni e scende al 66º posto. Il peggioramento è legato soprattutto agli indicatori economici: il capoluogo resta sotto la media nazionale per reddito e capacità di spesa, pesa inoltre la fragilità dell’occupazione stabile e l’elevata percentuale di imprese in difficoltà. Sul piano della sicurezza rimane nella parte bassa, con valori elevati per furti e truffe informatiche. Meglio negli indicatori su ambiente e servizi, sopra la media nell’indice del clima. Lecce, stabile all’80º posto, ha la natalità tra le più basse d’Italia e cresce in età media. La provincia si distingue con una quota altissima di energia da fonti rinnovabili, prossima al 100%, e risulta più solida nella qualità dell’aria e nella partecipazione culturale. La Bat, ferma all’85º posto, somma criticità nei servizi pubblici e nei parametri di giustizia e sicurezza, dove i livelli di reati predatori restano alti. Brindisi, all’87º posto, risente di redditi bassi, pochi investimenti e un mercato del lavoro poco dinamico. Foggia, 97ª, soffre una combinazione pesante di insicurezza, scarsa qualità dei servizi e dinamiche sociali negative, con una delle più alte percentuali di giovani che lasciano il territorio. Taranto, 98ª, risulta tra le peggiori province italiane negli indicatori sanitari e ambientali: elevata incidenza delle patologie respiratorie, qualità dell’aria molto bassa e un punteggio quasi di fondo scala nella qualità della vita degli anziani. In Basilicata, Matera, al 78º posto, mantiene buoni risultati negli indicatori culturali ma resta indietro nei parametri economici e nel mercato del lavoro. Potenza, all’83º posto, mostra difficoltà nei servizi e nelle infrastrutture.
I risultati . Il successo più importante di giornata lo conquista il Foggia contro il Cosenza. Vince per 2 – 1 e abbandona l’ultima posizione in classifica. Ma il rapporto tra questa dirigenza e la tifoseria sembra irrecuperabile. Sugli spalti ci sono 489 spettatori: nuovo minimo storico. Una sequenza di record negativi che rende sempre più in salita il cammino verso la salvezza. Da ieri, il Picerno si ritrova fanalino di coda, anche per effetto del k.o interno subito dal Catania. Mentre continua l’ascesa dell’altra lucana del Girone C, il Potenza. Al Viviani, i rossoblù battono il Casarano 3 – 1 e si portano all’ottavo posto. Stessa posizione del Monopoli, fermato sull’1- 1 a Trapani. Vive un momento d’oro il Cerignola, che a Latina (2-0 il finale) si aggiudica la quarta vittoria consecutiva in campionato. Ora gli ofantini sono decimi, in piena corsa playoff. Brutta sconfitta interna, infine, per l’Altamura, 2- 1 contro il Sorrento. La classifica dei murgiani adesso fa riflettere: un solo punto di vantaggio sui playout.
Il sequestro ha interessato tre unità immobiliari, un terreno e disponibilità finanziarie. La Direzione Investigativa Antimafia ha sequestrato oltre 500.000 euro a un pregiudicato originario di Cassano delle Murge, esponente di spicco della locale criminalità organizzata e figura di riferimento di un gruppo collegato al clan Parisi. Il sequestro ha interessato tre unità immobiliari, un terreno e disponibilità finanziarie. L’uomo è coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari sin dal 2005, prima come uomo di fiducia, con compiti di supervisione nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti e come custode delle armi del clan; dopo ha consolidato una propria autonomia, dando vita a un gruppo locale autonomo, ma sempre legato al sodalizio mafioso di origine. Gli approfonditi accertamenti patrimoniali hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati al Fisco e il patrimonio effettivamente a lui riconducibile.
La ragazza è uscita di casa lunedì della scorsa settimana alle 15.30 e da quel momento se ne sono perse le tracce. Purtroppo a Nardò continua l’apprensione per la 27enne Tatiana Tramacere. La ragazza è uscita di casa lunedì della scorsa settimana alle 15.30 e da quel momento se ne sono perse le tracce. Le ricerche vanno avanti da giorni. I familiari hanno presentato denuncia e la Prefettura attivato il centro di coordinamento per ritrovarla. Tatiana Tramacere è alta 1 metro e 55, ha i capelli lisci di colore rosso e gli occhi azzurri. Al momento della scomparsa indossava un jeans e un cappotto grigio. Si sta perlustrando l’intero territorio e si cerca anche di geolocalizzare il suo cellulare. Chiunque la avvisti può contattare il 112. La ragazza, che lavora in ambito pubblicitario, ha una pagina social molto seguita sulla quala pubblica poesie. L’ultima è stata pubblicata il 21 novembre, tre giorni prima della scomparsa, e tra i versi si legge: “Dovevamo allontanarci per misurare la forza del filo invisibile che ancora ci lega”.

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CRONACA I malviventi sono entrati nella casa di quattro religiose ottantenni approfittando della loro assenza per la messa Persino le suore non vengono risparmiate dall’ondata

ATTUALITÀ Pubblicata dal Sole 24 Ore l’indagine 2025. Le nostre province restano tutte nella seconda metà della classifica nazionale Non migliora la qualità della vita

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