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. “Non chiange’”. Non piangere. La voce è quella di uno dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Bakary mentre esce dal tribunale dei Minori. Davanti a lui, poco distante, la fidanzatina che non riesce a trattenere le lacrime. Attorno ci sono madri, nonne, padri, fratelli e amici. Qualcuno si avvicina, altri restano immobili in silenzio. Mentre vanno via al termine degli interrogatori un padre si avvicina al van, guarda dentro e dice “Comportatevi bene”. Tutto è accaduto nel cuore della città vecchia di Taranto, in uno dei luoghi simbolo della storia cittadina. Da una parte il tribunale per i minori, dall’altra la maestosa cattedrale di san Cataldo. Di fronte palazzo Troilo, sede dei Giochi del Mediterraneo. E a pochi metri piazza Fontana dove è stato ucciso Bakary. Un intreccio di dolore, incredulità e normalità apparente. E intanto i turisti attraversano la piazza con le loro macchina fotografiche al collo, immortalano gli scorci della città vecchia senza sapere che a pochi metri si stanno consumando lacrime, interrogatori e disperazione. Sull’uscio della chiesa compare don Emanuele Ferro. Osserva in silenzio. Quei ragazzi li conosce bene, conosce le loro famiglie, le fragilità. Non dice nulla ma nel suo sguardo c’è tutto il peso di una tragedia che non riguarda soltanto un delitto, ma il fallimento di una intera comunità 

. Una appendice fastidiosa, la definisce l’avvocato Michele Cianci, quando sembrava che il caso fosse ormai chiuso. Con le immagini torniamo al 25 agosto del 2024, durante un suo concerto a Barletta il cantautore Antonello Venditti ferma la musica disturbato dalle urla di qualcuno, tutto immortalato da un telefonino. I legali dell’artista hanno denunciato l’autore del video circolato poi in rete, Raffaele Dipietro, a Barletta lo conoscono tutti come Lello il rosso, accusato di aver alimentato la tempesta di insulti e minacce a Venditti. Intervistati: avv. Michele Cianci, legale Raffaele Dipietro; Raffaele Dipietro

Gli ordini professionali contro la chiusura del Tribunale di Lagonegro. Sarebbe a rischio chiusura il Tribunale di Lagonegro. Un’ipotesi paventata nei giorni scorsi – per carenza di giudici e pm – insieme ad altri 86 Palazzi di Giustizia in Italia. La possibile riforma avanzata dall’Associazione Nazionale Magistrati evidenzia che per avere più risultati bisognerebbe sopprimere i tribunali con meno di dieci pubblici ministeri e trenta giudici: 87 sui 139 esistenti. Per questo motivo, l’Ordine degli Avvocati di Lagonegro si è riunito, assieme alla camera penale e all’Aiga per ribadire la propria contrarietà. Intervista a Vincenzo Bonafine, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati Lagonegro

Forti di una perizia di parte, gli inquilini si sono rivolti al Tribunale, perché valuti se quegli appartamenti abbiano i requisiti di sicurezza e abitabilità. È finita in Tribunale la vicenda delle case popolari di via Corticelli, a Ceglie del Campo, quartiere alla periferia di Bari. “L’Arca, dicono i 72 inquilini, è rimasta sorda alle nostre sollecitazioni, adesso saranno i giudici a stabilire se le case abbiamo i requisisti di abitabilità e sicurezza”. Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

Sottotitolo: Il Tribunale scagiona un 52enne. “Non chiedo vendetta, ma verità”, racconta dopo un lungo calvario giudiziario.. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di un 52enne residente a Foggia, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, a distanza di nove anni dai fatti contestati e quattro anni dall’inizio del processo penale. La vicenda giudiziaria, particolarmente complessa e articolata, riguardava un arco temporale compreso tra il 2004 e il febbraio 2017. L’uomo era stato denunciato dall’ex moglie, successivamente separata e costituitasi parte civile, la quale aveva riferito di presunte ingiurie, vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche che si sarebbero protratte fin dai primi anni di matrimonio, anche alla presenza della figlia minorenne. Tra le accuse contestate figuravano episodi di violenza descritti come morsi, calci e gomitate, oltre a presunti comportamenti di controllo e limitazione della libertà personale, come l’impedimento a frequentare familiari e amiche. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, tuttavia, le dichiarazioni della donna sono state giudicate contraddittorie e prive di riscontri oggettivi, tanto da portare il collegio giudicante a ritenere insussistenti le accuse. Un elemento centrale della vicenda è stato anche il coinvolgimento della figlia minore, che per circa cinque mesi era stata allontanata dal nucleo familiare e collocata in una comunità, per poi essere affidata al padre, su richiesta della stessa minore. Il rinvio a giudizio dell’imputato era avvenuto nell’ottobre del 2021. Dopo un lungo iter processuale, caratterizzato da udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa Procura della Repubblica di Foggia, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo, ritenendo non provata la responsabilità penale. Soddisfazione è stata espressa dalla difesa, affidata agli avvocati Ettore Censano e Giulio Treggiari. «Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Censano –. Il mio assistito, invece, ha trovato la forza di andare avanti, soprattutto per amore della figlia. Questa vicenda dimostra come, troppo spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre l’autore dei maltrattamenti, senza un’adeguata verifica dei fatti». Parallelamente alla conclusione del processo, è stata resa pubblica una lettera aperta, firmata simbolicamente “un padre”, nella quale il 52enne racconta il suo lungo “inferno giudiziario”. Nel testo, l’uomo ripercorre gli anni segnati dalle accuse, definendo la propria come «la storia di un padre che non chiede vendetta, ma verità». «Ero sposato con una donna fragile e inquieta, che amavo e cercavo di proteggere – si legge nella lettera –. A un certo punto si rivolse a un centro antiviolenza e iniziò ad accusarmi di fatti mai avvenuti, costruendo un racconto che ha travolto la mia vita e quella di nostra figlia». Da quel momento, racconta, sarebbe iniziata una spirale fatta di processi, sospetti e isolamento, che lo ha marchiato come un colpevole prima ancora di una sentenza. «Le false accuse fanno male quanto un reato di istigazione al suicidio – prosegue –. Ti portano sull’orlo del baratro, ti tolgono dignità, lavoro, affetti e futuro». Nonostante l’assoluzione, l’uomo sottolinea come il peso di quanto accaduto resti ancora presente: «A me e a mia figlia sono stati tolti anni di serenità, crescita e normalità». La lettera si chiude con un messaggio di resilienza e speranza: «Continuo ad andare avanti per lei. Ogni sera, quando la guardo dormire, so che il mio compito è restare in piedi anche quando tutto ti ha schiacciato. E mi piace pensare che la verità, come una luce piccola ma ostinata, prima o poi trovi sempre una fessura per entrare».

La ex convivente di un 33enne barese e un amico di lei, accusati di aver perseguitato il papà della bambina per quasi due anni. Saranno processati per stalking e danneggiamenti la ex compagna convivente di un 33enne barese e un amico di lei, accusati di aver perseguitato l’uomo per quasi due anni. Il giudice, al termine dell’udienza predibattimentale, ha fissato l’inizio del processo al 4 giugno 2026. La presunta vittima si è costituita parte civile. Secondo l’accusa, i fatti si sarebbero verificati tra novembre 2023 e giugno 2025, dopo la fine della relazione, cessata a settembre 2023. La donna e il 37enne avrebbero pedinato l’uomo, appostandosi sotto casa e sul luogo di lavoro, danneggiando il suo cellulare e tentando in un’occasione di tamponarlo con l’auto. Le condotte si sarebbero intensificate da aprile 2025, dopo la decisione del Tribunale per i Minorenni di affidare la figlia di quattro anni al padre. Da quel momento sarebbero partite minacce e insulti, anche via sms, con frasi come “salteranno le teste”. Le intimidazioni avrebbero coinvolto anche la nuova compagna dell’uomo. Dopo la denuncia, la donna era stata posta ai domiciliari. La misura è stata successivamente revocata e sostituita con il divieto di avvicinamento.

Sono imputati per tentato omicidio e lesioni. Rischiano 4 anni e 8 mesi di reclusione. La Procura di Bari ha chiesto due condanne a 4 anni e 8 mesi di reclusione per la violenta aggressione avvenuta a Santeramo in Colle il 14 maggio scorso, quando tre uomini avrebbero brutalmente picchiato una persona, tentando anche di darle fuoco, a causa di alcuni messaggi su Instagram inviati alla ex fidanzata di uno di loro. Gli imputati, arrestati alcune settimane dopo l’episodio e tuttora detenuti, sono accusati di tentato omicidio e lesioni personali aggravate. Le richieste di condanna, avanzate nel processo con rito abbreviato, riguardano Francesco Sgaramella (47 anni) e Leonardo Fraccalvieri (38 anni), con esclusione dell’aggravante della premeditazione. La sentenza è prevista per il 20 gennaio 2026. Il terzo imputato, Francesco Molinari (35 anni), è a processo con rito ordinario. Secondo le indagini dei carabinieri, quel giorno Molinari e la vittima – che si conoscevano da circa sei mesi – si sarebbero dati appuntamento per un caffè. Molinari si sarebbe presentato a casa dell’uomo insieme agli altri due, aggredendolo con calci e pugni fino a tentare di darlo alle fiamme. Gli aggressori avrebbero bloccato la vittima a terra, cospargendone il corpo di benzina e utilizzando un accendino, ma il tentativo non è riuscito perché l’uomo è riuscito a liberarsi e a scappare.

Una vicenda che parte dalla Puglia Servizio di Marika Scoccimarro Intervista a Maria Emilia De Martinis e Anna Lucia Celentano, avvocate foro di Foggia

Lavori ripresi solo dopo il ripristino di condizioni di sicurezza Di Matteo Bottazzo Mattinata agitata oggi presso il tribunale di viale Michele de Pietro a Lecce, dove alcuni operai impegnati nei lavori di ristrutturazione sono stati sorpresi a operare senza i dispositivi di protezione individuale (DPI) previsti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro. La segnalazione è giunta nella tarda mattinata, quando diversi testimoni hanno notato l’assenza di caschi, imbracature e altri strumenti obbligatori per garantire l’incolumità degli addetti. Informato dell’accaduto, il presidente del tribunale, Antonio Del Coco, si è recato immediatamente sul posto per verificare la situazione di persona. Una volta constatata la violazione, ha ordinato l’immediata sospensione delle attività, imponendo lo stop ai lavori fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Dopo un breve intervento di verifica e adeguamento, la situazione è tornata alla normalità. Gli operai hanno ripreso le attività, stavolta dotati di tutti i dispositivi richiesti dalle norme. L’episodio ha riacceso l’attenzione sull’importanza del rispetto delle regole in materia di sicurezza nei cantieri, specialmente in contesti pubblici e sensibili come quello giudiziario.

Non è stato riaperto nemmeno durante l’ultima riforma giudiziaria. Le associazioni scendono in campo È stato chiuso nel 2013 nell’ambito dell’allora riforma giudiziaria che ha visto la soppressione dei cosiddetti “Tribunali minori”. Da allora, in tanti – dalle istituzioni, alla politica, alle associazioni – si sono battuti per la riapertura. L’ultima speranza era legata al recente disegno di legge sulla riforma giudiziaria, ma lo scorso 22 luglio è arrivata la doccia fredda: il tribunale federiciano è stato escluso dall’elenco delle sedi da riattivare. Servizio di Michela Magnifico

Il brano è un regalo per i suoi genitori che sono convinti che il figlio sia stato ucciso Il testo di una delle sue canzoni, riarrangiata da un gruppo di artisti per ricordarlo a dieci anni dalla sua scomparsa. Si chiama “Strati d’anima”, uno dei testi più profondi di Ivan Ciullo, dj Navi come il 34enne di Racale era conosciuto. Un dono alla sua memoria, per chi ha conosciuto la sua arte – spiega sui social Luca Tridici – che gli dà la voce. Un regalo ai suoi genitori, Rita e Sergio, che con forza da dieci anni sono convinti che Ivan sia stato ucciso, portando avanti una battaglia giudiziaria che il prossimo 11 luglio approderà per l’ennesima volta in un’aula di Tribunale davanti al gip che dovrà decidere se accogliere la nuova richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura a cui la famiglia ha fatto opposizione. Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo

Un detenuto ha tentato di fuggire dopo l’udienza, feriti tre agenti Ancora un’aggressione ai danni degli agenti di polizia penitenziaria: questa volta e’ accaduto al tribunale di Foggia, dove un detenuto ha tentato di fuggire dopo l’udienza, mentre gli agenti lo stavano riportando in carcere con il furgone. Usando le manette, ha colpito un poliziotto al volto ed un altro alle mani, il terzo agente in servizio è riuscito a bloccarlo, nonostante i ripetuti colpi allo stomaco ricevuti dal giovane recluso foggiano. Gli altri due colleghi, nonostante le ferite, sono riusciti ad intervenire per mettere fine al tentativo di fuga. lo stesso detenuto, nelle scorse settimane, aveva aggredito e preso a pugni un altro poliziotto, procurandogli lesioni alla testa.

É accusato di aver avuto un rapporto sessuale a pagamento con una minorenne, in un albergo del centro di Bari, a gennaio 2022 Il pm del Tribunale di Bari Matteo Soave ha chiesto una condanna a due anni di reclusione e 3.000 euro di multa per l’avvocato leccese Stefano Chiariatti, accusato di prostituzione minorile per aver avuto un rapporto sessuale a pagamento con una minorenne in un albergo del centro di Bari nel gennaio 2022.Il professionista ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato, che si sta celebrando davanti al gup Anna Perrelli. L’udienza è stata rinviata al prossimo 15 ottobre, quando parlerà la difesa. Nel corso dell’interrogatorio, Chiriatti avrebbe detto di non essere consapevole dell’età anagrafica della ragazza. Lo scorso anno il professionista fu sottoposto all’obbligo di dimora a Lecce.

L’ex consigliere regionale, arrestato il 26 febbraio 2024 nel blitz Codice Interno con l’accusa di voto di scambio, è ora ai domiciliari a casa del fratello a Parabita Servizio di Linda Cappello montaggio di pasquale Realmonte

Ha sottolineato l’importante dell’Ufficio del Giudice di Pace, che sarà potenziato Servizio di Alessandro Boccia. Intervista a Riccardo Greco, Presidente del Tribunale di Matera; Domenico Albano, sindaco di Pisticci

Il sindacato denuncia gravi comportamenti antisindacali da parte dell’ente La Fp Cgil di Taranto trascina il Comune di Crispiano davanti al Tribunale. Il sindacato denuncia gravi comportamenti antisindacali da parte dell’ente guidato dal sindaco, Luca Lopomo. Il sindacato, in violazione al Contratto nazionale delle Funzioni locali, non è stato coinvolto nè informato del nuovo Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2025-2027. Stessa cosa è accaduta per il nuovo Piano del fabbisogno del personale. Al giudice del lavoro, la Fp Cgil chiede di annullare gli effetti della condotta che mira a deponteziare la libertà di azione sindacale, screditandone l’azione davanti agli iscritti. La denuncia arriva dal segretario Fp Cgil Taranto, Cosimo Sardelli. L’organizzazione sarà difesa dall’avvocato Luca Bosco.

Secondo le contestazioni, l’impiegato si sarebbe indebitamente assentato in 17 occasioni Aveva prodotto falsi certificati medici – redatti da un professionista compiacente – per fare l’arbitro di judo. Per questo ha patteggiato la pena un ex dipendente del Tribunale di Taranto, ormai in pensione, di recente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il ministero della Giustizia con quasi ottomila euro per danno all’immagine. Una cifra di gran lunga inferiore rispetto ai 36mila euro chiesti dalla procura erariale.  Servizio di Linda Cappello

Lo stabile apparteneva a una società dell’ex consigliere regionale Olivieri di Linda Cappello La Dda di Bari ha reiterato la richiesta di sequestro di una palazzina in via Tancredi, a Bari Vecchia, di proprietà dell’oncologo Vito Lorusso. Lo ha fatto nell’ambito dell’udienza davanti al Tribunale per le misure di prevenzione nei confronti dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, già imputato con rito abbreviato nel processo Codice Interno con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. Contestualmente all’arresto, che risale al 26 febbraio dello scorso anno, la procura chiese e ottenne il sequestro di società e proprietà immobiliari riconducibili a Olivieri. Lo stabile in questione apparteneva ad una società dell’ex consigliere regionale, il quale l’aveva poi venduta al suocero Lorusso. La difesa dell’avvocato barese si è opposta, chiedendo l’audizione di una quindicina di testimoni fra cui Maria Carmen Lorusso, moglie di Olivieri. L’udienza è stata rinviata al prossimo 21 maggio

Diventa operativo il luogo in cui saranno raccolte le dichiarazioni delle piccole vittime Servizio di Pietro Loffredo Intervista a avv. Francesco Paolo Sisto, commissario ASP Maria Cristina di Savoia

Il tribunale di Milano fa slittare l’udienza sull’azione inibitoria contro l’acciaieria presentata dai Genitori tarantini. Improcedibilità invece per la class action risarcitoria Di Alessandra Martellotti Rinviata al 22 maggio l’udienza al tribunale di Milano sull’azione inibitoria contro l’ex Ilva presentata da 10 componenti dell’associazione Genitori tarantini e da un bambino di 11 anni affetto da una malattia rara. Chiedono la cessazione dell’area a caldo del siderurgico. Il rinvio è motivato dalla necessità di acquisire la nuova Autorizzazione integrata ambientale e la documentazione ad essa allegata. Il procedimento era ripreso dopo che la Corte di giustizia europea, aveva stabilito che in presenza di “pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana” l’attività dell’ex Ilva “deve essere sospesa”. Il tribunale dichiara invece l’improcedibilità in merito all’azione risarcitoria presentata da 136 cittadini.

Ex Ilva, azione inibitoria rinviata a maggio

Il tribunale di Milano fa slittare l’udienza sull’azione inibitoria contro l’acciaieria presentata dai Genitori tarantini. Improcedibilità invece per la class action risarcitoria Di Alessandra Martellotti

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