
Matera, 21 condanne nell’ambito dell’operazione ‘Metalba’
l pubblico ministero al termine della requisitoria, aveva chiesto condanne per complessivi 309 anni di reclusione per tutti e 28 gli imputati. Il tribunale di
L pubblico ministero al termine della requisitoria, aveva chiesto condanne per complessivi 309 anni di reclusione per tutti e 28 gli imputati. Il tribunale di Matera ha condannato 21 dei 28 imputati dell’inchiesta ‘Metalba’, portata avanti dalla Dda, a pene che vanno da un anno a nove anni e dieci mesi. A finire nel mirino delle forze dell’ordine un gruppo di persone che, secondo gli inquirenti, sono colpevoli di aver avviato un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Le indagini sono iniziate nel 2017 con la Dda di Potenza. Il pubblico ministero al termine della requisitoria, aveva chiesto condanne per complessivi 309 anni di reclusione per tutti e 28 gli imputati. Le condanne maggiori sono arrivate a Rocco Russo (nove anni e dieci mesi), Pietro Russo (otto anni e quattro mesi), Vanessa Pellegrino (cinque anni e otto mesi) e Bledar Allmuca (cinque anni e dieci mesi). Per loro è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.
Il procedimento a carico di Silvestrini ha riaperto il duello con Tanisi
Fu presidente del Tribunale dei Minorenni È morto all’età di 84 anni Francesco Paolo Occhiogrosso, storico presidente del Tribunale per iminorenni di Bari. I funerali si terranno domani alle 16.30 nella la parrocchia dello Spirito Santo a Bari, nel quartiere Santo Spirito. Occhiogrosso dal 2007 al 2010 fu anche presidente del Centronazionale di documentazione e analisi per l’infanzia di Firenze.
Sono finiti agli arresti domiciliari anche Massimo Bellantone, Alberto Russi, Marcello Paglialunga ed Emanuele Liaci Servizio di Antonio Maiellaro
Seconda edizione del progetto voluto dal Comune e dal Tribunale Servizio di Anna De Feo Riprese e montaggio Orazio Corbacio Intervista a Roberto Rossi, Procuratore Capo Bari Intervista a Eugenio Di Sciascio, vice-sindaco di Bari
Accompagnato in caserma presso la stazione di Santa Rosa, è stato denunciato per procurato allarme Momenti di tensione questa mattina al Tribunale Civile di via Brenta a Lecce, dove un uomo si è barricato in uno dei bagni con due bottiglie piene di liquido infiammabile con le quali ha minacciato di darsi fuoco . Si tratta di uomo di 52 anni, dell’ex Jugoslavia, ma residente a Racale, di professione autotrasportatore. Scattato l’allarme sul posto sono giunte le forze dell’ordine. Da quanto si apprende l’uomo, creditore di un ingente somma di denaro per via di una azione fallimentare, era in attesa dell’udienza del processo scaturito dalla vicenda. Alla fine i carabinieri sono riusciti a farlo desistere dall’insano gesto riportandolo alla ragione e a farsi aprire la porta del bagno. Accompagnato in caserma presso la stazione di Santa Rosa, è stato denunciato per procurato allarme.
Oggi sarà affidato l’incarico dell’autopsia sul corpo delle vittime Il Gip del Tribunale di Foggia ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Taulant Malaj, il panettiere albanese di 45 anni che, nella notte tra sabato 6 e domenica 7 maggio, ha ucciso a coltellate la figlia Jessica di 16 anni e Massimo De Santis, il presunto amante di sua moglie. Secondo quanto scritto dal magistrato nell’ordinanza, esisteva ed esiste tutt’ora il pericolo che l’uomo possa riparare in Albania, dove possiede un’abitazione. Nello stesso documento viene riportato anche il numero di coltellate inferte alle due vittime: “Non meno di 23 coltellate sono state riscontrate. E questo e’ un dato sintomatico della furia omicida con la quale l’indagato ha agito, non lasciando sostanzialmente scampo alla vittima”. Ne sono bastate quattro al torace, invece, per uccidere la figlia di 16 anni. Mentre si attendono i risultati dell’esame autoptico sui cadaveri delle vittime, conferito a Stefania De Simone, domani gli inquirenti dovrebbero interrogare Tefta Malaj, moglie di Taulant, rimasta ferita per difendere i figli dal raptus del marito. La donna si trova al momento ricoverata al policlinico ‘Ospedali Riuniti’ di Foggia, da dove due giorni fa ha rilasciato una intervista a una televisione albanese.
La Guardia di Finanza ha individuato interventi mai realizzati, ma i cui crediti sono stati incassati Interventi di efficientamento energetico registrati al Gestore dei Servizi Energetici come realizzati, ma in realtà simulati, per i quali i titolari hanno incassato oltre due milioni di Euro. La Guardia di Finanza ha scoperto una maxi truffa che ha visto coinvolti decine di lavori o progetti effettuati da una società che ha operato in diversi comuni del sud Italia. La società in questione aveva presentato 11mila certificati di realizzazione di opere realizzate in comuni che hanno poi disconosciuto ogni tipo di intervento. Per questo motivo i finanzieri, su disposizione del Tribunale di Lecce, hanno disposto il sequestro cautelare del denaro ricevuto come provento degli interventi al rappresentante legale della ditta coinvolta.
Il Gip di Potenza si è espresso nei confronti di Giovanni Battista Errico Il Gip di Potenza, a seguito della relativa udienza, ha convalidato il fermo ed ha emesso la misura cautelare in carcere nei confronti di Giovanni Battista Errico. L’allevatore 41enne è ritenuto il presunto autore dell’omicidio di Lorenzo Pucillo, il medico ucciso lo scorso 21 marzo a Pescopagano.
La compagnia ha proposto un ricorso urgente al Tribunale per chiedere la restituzione della stazione di servizio, la decisione arriverà il 5 giugno Torniamo a parlare del benzinaio più caro d’Italia, che nei mesi scorsi vendeva il carburante a 2,345 (la benzina) e 2,445 (il diesel), quando il prezzo nelle altre stazioni non superava i 2 euro. Benzinaio che per sua stessa ammissione andava a fare rifornimento dalla concorrenza. Lunedì abbiamo fatto sapere che IP ha presentato un ricorso per rientrare in possesso dell’impianto. La compagnia interviene per sottolineare che “il ricorso è stato presentato dalla IP in quanto la Gestione si è resa reiteratamente inadempiente con riferimento ai più basilari obblighi contrattuali”. Sempre IP ribadisce, sull’intera vicenda, che “alla Gestione del Punto Vendita venivano regolarmente riconosciuti i margini di gestione così come previsti dall’Accordo Sindacale vigente per la rete IP e quindi non i 3 centesimi litro dichiarati” e che “alla Gestione compete determinare il prezzo praticato al pubblico”. “Nel caso di specie”, aggiunge IP, “la Gestione a decorrere dal 2019 ha deciso di non attuare le azioni promozionali previste dal precitato Accordo Sindacale ovvero quelle proposte da IP”. Insomma, per IP le uniche responsabilità sono del Gestore.
Il 5 giugno la decisione sul ricorso per danno d’immagine all’azienda Servizio Giovanni Di Benedetto
La decisione del gip del Tribunale, nell’inchiesta sul decesso del giovane chef napoletano scomparso all’alba del 16 agosto del 2017 alla periferia di Trani mentre tornava a casa a bordo della sua moto Il gip del tribunale di Trani Lucia Anna Altamura ha disposto nuove indagini, fissando il termine di ulteriori sei mesi, nell’inchiesta sulla morte di Raffaele Casale, il giovane chef napoletano allievo di Antonino Cannavacciuolo scomparso all’alba del 16 agosto del 2017 alla periferia di Trani mentre tornava a casa a bordo della sua moto. Al termine dell’udienza in camera di consiglio è stata dunque rigettata la richiesta di archiviazione sulla base dei nuovi elementi portati all’attenzione della procura da parte della difesa della famiglia del ragazzo secondo la quale il tratto di strada dell’incidente nel quale il giovane ha perso la vita è sempre stato pericoloso e mai messo in sicurezza a causa anche del cordolo della pista ciclabile, senza escludere altre ipotesi, come quella di un sorpasso azzardato del conducente di una vettura poi svanita nel nulla. A detta del papà Felice quel giorno qualcuno avrebbe visto qualcosa ma non ha mai voluto parlare.
L’ex giudice, Michele Nardi e quattro presunti complici accusati della svendita di indagini e processi Servizio di Alessandro Boccia
La donna è accusata di truffa ed esercizio abusivo della professione legale, per aver raggirato almeno 15 clienti che le avrebbero consegnato complessivamente circa 250mila euro Tre anni e nove mesi di reclusione per Antonella Veronico Marino, la 48enne finita sotto processo per essersi finta avvocatessa. La decisione è del Tribunale di Bari. La donna è accusata di truffa ed esercizio abusivo della professione legale, per aver raggirato almeno 15 clienti che le avrebbero corrisposto complessivamente circa 250mila euro. L’inchiesta ha preso il via a seguito alla denuncia presentata da un gruppo di vittime ed è sfociata, a maggio 2016, nell’arresto della donna, finita ai domiciliari. Secondo l’accusa, la finta avvocatessa sarebbe riuscita a convincere le sue vittime, spesso in stato di bisogno, della sua serietà professionale, facendosi pagare parcelle senza poi emettere alcuna fattura. L’ordine degli avvocati di Bari è costituito parte civile nel processo, insieme con una decina di clienti truffati.
La decisione del Tar Puglia Il Tar Puglia ha respinto il ricorso dell’Inail, proprietaria dell’immobile che ospitava il tribunale in via Nazariantz, contro il Comune di Bari. Chiedeva l’annullamento di due ordinanze comunali, quella del 31 maggio 2018 con cui si revocava l’agibilità dell’immobile e l’atto successivo del 28 agosto che prorogava i termini della prima. Fu l’anno, ricordiamo, in cui le udienze si dovettero tenere in tre tende della protezione civile, a seguito di una relazione tecnica commissionata dall’Inail che, pur non parlando di rischio crollo, certificava gravi criticità strutturali che non consentivano di sostenere l’uso intenso e i carichi di un tribunale.Di qui lo sgombero e l’ordinanza di inagibilità del Comune. Il Tar ha rigettato una ad una, motivandole, le eccezioni sollevate dall’Inail. Il Comune – scrivono i giudici amministrativi -per assicurare le condizioni di stabilità e di sicurezza dell’immobile, ha il potere di imporre al proprietario dello stesso tutte le incombenze, gli oneri e le cautele a ciò necessari. Il Comune può stabilire le modalità e i tempi dello svuotamento dell’edificio in base a una serie di fattori, quali le condizioni dell’immobile, il suo utilizzo e l’effettiva praticabilità del trasferimento di cose e persone. Si tratta di scelte ampiamente discrezionali se non di puro merito. Nel caso concreto, non sono irragionevoli o sproporzionate. Sicché, anche sotto il profilo denunciato, non si riscontra alcuna illegittimità nell’azione amministrativa. Il Tar ha di conseguenza respinto anche la richiesta di risarcimento danni avanzata dai legali dell’Inail.
Esclusa la presenza di un ordigno, segnalata con una telefonata anonima È ripresa regolarmente l’attività lavorativa al Palazzo di Giustizia di Matera dopo un allarme bomba scattato questa mattina. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e gli artificieri che hanno effettuato una bonifica servita ad escludere la presenza di un ordigno, segnalata con una telefonata anonima.
Angela Pinto, al centro delle accuse per aver numerosi gatti in casa, condotta in un primo momento nel carcere di Lecce, ha ottenuto ora i domiciliari. Mentre il giudice che la condannò, è finito sotto scorta a causa di scritte offensive comparse davanti al tribunale Angela Pinto, 76 anni, la donna di Bari di cui ci siamo occupati qualche settimana fa per un singolare caso di stalking condominiale, è tornata a casa dal carcere di Lecce dove è rimasta rinchiusa fino all’altro giorno. Ha ottenuto i domiciliari, quei domiciliari che il condominio del suo palazzo non gli permetteva per via della vicenda giudiziaria di cui è protagonista, la guerra proprio fra lei e il condominio, per il fatto che ha troppi gatti in casa e fa cose che gli altri residenti non gradiscono. Fu condannata proprio per questo, e trasferita a Lecce. Ma adesso, il giudice che la condannò è finito sotto scorta. Davanti al tribunale sono comparse scritte offensive e violente, vere e proprie minacce firmate col marchio degli anarchici, gruppi ai quali, sembra, appartenga un figlio di Angela. Per questo, per precauzione, la questura di Bari ha deciso di mettere sotto scorta il magistrato.
Oltre 300mila fascicoli, la maggior parte digitalizzati Inaugurato a Trani il nuovo archivio informatizzato del Tribunale. Intervista: Antonio De Luce, pres. Tribunale di Trani on. Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia Servizio Giovanni Di Benedetto

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La decisione del Tar Puglia Il Tar Puglia ha respinto il ricorso dell’Inail, proprietaria dell’immobile che ospitava il tribunale in via Nazariantz, contro il Comune

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