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La Consulta dichiara illegittima la norma che escludeva il partner superstite di una coppia omosessuale dal trattamento pensionistico in caso di decesso avvenuto prima della legge sulle unioni civili. La pensione di reversibilità spetta anche al partner superstite di una coppia omosessuale che si era sposata all’estero prima del 2016, anche se il decesso è avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con una sentenza depositata oggi, dichiarando l’illegittimità della norma che fino ad oggi escludeva questo diritto. Il caso era arrivato alla Consulta attraverso le sezioni unite civili della Cassazione. Un uomo, superstite di una coppia omoaffettiva sposata all’estero, aveva chiesto all’INPS la pensione di reversibilità dopo la morte del partner. L’istituto previdenziale l’aveva negata perché il decesso era avvenuto prima della riforma del 2016. La questione è stata sollevata in riferimento agli articoli 2, 36 e 38 della Costituzione. La Corte ha ribadito che non esiste a livello costituzionale un obbligo di equiparare le unioni omoaffettive al matrimonio. Tuttavia ha rilevato una situazione del tutto peculiare: sia il matrimonio all’estero che il decesso del coniuge erano avvenuti in un momento in cui in Italia non esisteva ancora alcuno strumento legale per riconoscere quegli effetti. Escludere il partner superstite dalla pensione ai superstiti in queste circostanze, ha concluso la Corte, determinava una ingiustificata disparità di trattamento rispetto a tutte le altre categorie aventi diritto alla reversibilità. Con questa sentenza viene dunque colmato un vuoto normativo che penalizzava chi, pur avendo formalizzato il proprio legame all’estero, si era trovato a fare i conti con un lutto prima che la legge italiana riconoscesse quella unione.

Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. Giacomo Olivieri chiese aiuto per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso non solo al clan Parisi ma anche ai Montani e agli Strisciuglio. Il gup Giuseppe De Salvatore lo scrive nelle oltre 1700 pagine di motivazioni della sentenza del processo abbreviato Codice Interno. L’avvocato barese è stato condannato a 9 anni di reclusione per aver chiesto voti in occasione delle elezioni comunali del 2019 ad alcuni soggetti vicini alla criminalità organizzata. Una condotta assunta con quella che viene definita “assoluta spregiudicatezza “. La scelta degli interlocutori da parte di Olivieri trova fondamento nella notorietà criminale dei promittenti.Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. E ancora di un Assoggettamento dei vertici aziendali alle dinamiche mafiose”.Il giudice poi riconosce la gravissime ripercussioni in termini di danno all’immagine per il comune di Bari e la Regione Puglia.L’immagine dei due enti territoriali è stata mortificata a livello internazionale con un articolo pubblicato dalla CNN in cui si parlava della Puglia come terra di mafia a ridosso del G7. Il numero è la tipologia dei reati ha contribuito a minare il senso di sicurezza dei cittadini soprattutto in alcuni quartieri della città di Bari, mentre con riferimento al voto di scambio sarebbe stata compromessa la fiducia della gente verso le istituzioni.

Sono state riconosciute tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione, ad eccezione di aver agito ai danni di un soggetto con minorata difesa. Condanna all’ergastolo per Salvatore Vassalli, il carpentiere di Canosa accusato di aver ucciso il fisioterapista barese Mauro Di Giacomo. Nel video la lettura della sentenza I giudici della Corte d’Assise hanno letto il dispositivo dopo sette ore di camera di consiglio. Sono state riconosciute tutte le aggravanti, inclusa la premeditazione, ad eccezione di aver agito ai danni di un soggetto con minorata difesa.

Il caso dello storico chiosco di San Cataldo sembra aver trovato un epilogo Servizio: Stefania Congedo

Inflitti per il mancato pagamento di stipendi e contributi nel corso della stagione nei tempi stabiliti Servizio Michele Salomone

La Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del 23enne albanese Qamil Hyrai, avvenuta nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione  Non fu omicidio volontario, ma una tragica fatalità. Dopo 11 anni la Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del pastore albanese di 23 anni, Qamil Hyrai, avvenuta il 6 aprile 2014, nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Procuratore generale contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Taranto che aveva annullato la condanna a 21 anni e 4 mesi di reclusione a carico del datore della vittima, Giuseppe Roi, 42 anni di Copertino emessa dalla corte d’Assise d’Appello di Lecce. Roi era accusato di avere ucciso il pastore mentre sparava per divertimento contro un frigorifero incurante che il pastore stesse dietro il muro di cinta. Nel primo grado di giudizio Roi era stato condannato a 30 anni di reclusione.

Taulant Malaj uccise il vicino di casa e sua figlia 16enne e ferì gravemente la moglie. Lo donna sospettata di avere una relazione extraconiugale era l’obiettivo del marito geloso E’ stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno e sei mesi Taulant Malaj, il panettiere albanese di 47 anni, accusato di duplice omicidio volontario e di tentato omicidio pluriaggravato compiuto a Torremaggiore il 7 maggio del 2023. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’assise di Foggia dopo oltre tre ore di camera di consiglio. L’uomo uccise a coltellate la figlia 16enne Jessica e il vicino di casa, Massimo De Santis, che riteneva, senza alcun fondamento, avesse una relazione sentimentale con sua moglie Tefta Malaj, rimasta gravemente ferita. Jessica fu uccisa mentre tentava di difendere la madre. Tecnicamente gli ergastoli comminati in sentenza sono due: uno per l’uccisione del vicino di casa e per le lesioni gravissime alla moglie, l’altro per l’uccisione della figlia. La pena è comunque riunita in quella di un solo ergastolo. Lo scorso 30 maggio ci sono state le discussioni dei pubblici ministeri e delle parti civili e la Procura di Foggia aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno di 1 anno e 6 mesi. Il processo era iniziato il 22 marzo 2024. Sono stati 32 i testimoni ascoltati e 15 le udienze dibattimentali.Soddisfazione per il verdetto è stata espressa dall’avvocato Roberto De Rossi, che assiste lamoglie dell’uomo, Tefta. “Sono ovviamente molto soddisfatto. Una sentenza esemplare. Le lacrime e il lungo abbraccio di Tefta valgono più di mille parole”, ha detto.

La sentenza del tribunale di Lecce Servizio di Stefania Congedo; Riprese e Montaggio di Donato Colazzo

Il 36enne di Altamura tornerà in carcere in giornata per scontare 29 anni Condanna definitiva per Giuseppe Difonzo, 36enne di Altamura che la notte tra il 12 e 13 febbraio del 2016 soffocò e uccise la figlioletta di soli tre mesi. La Cassazione ha confermato la sentenza di appello a 29 anni di carcere, quattro già trascorsi in custodia cautelare. Le indagini dei carabinieri accertarono che Difonzo avrebbe soffocato la figlia Emanuela durante un ricovero in ospedale. Dopo la nascita la piccola era stata ricoverata per 67 giorni a causa di crisi respiratorie provocate sempre dal padre. 

Fuori dall’aula lacrime e abbracci Servizio di Alessandra Martellotti Intervista a Piero Bitetti, ex presidente consiglio comunale 

La giudice Costanza Chiantini ha emesso la sentenza che solleva dall’accusa di truffa aggravata l’ex presidente del consiglio comunale Piero Bitetti Tutti assolti gli imputati della Rimborsopoli tarantina. La giudice Costanza Chiantini ha emesso la sentenza che solleva dall’accusa di truffa aggravata l’ex presidente del consiglio comunale di Taranto Piero Bitetti, oltre che Floriana De Gennaro, Emidio Albani e Carmen Casula. Assolti anche i tre imprenditori Maristella Puzo, Emanuele Villani e Paolo Parisi. Complessivamente per loro erano state chieste pene per 16 anni. Visibilmente commosso Bitetti: “Ho sempre creduto nella giustizia e nella magistratura. È un grande sollievo. Difficile trovare le parole”. Prospettive? “Sono in campo. Siederò ai tavoli delle trattative e vediamo che succede”. 

Nel giorno in cui il caso arriva davanti al Consiglio di Stato, si fa festa nello storico chiosco di San Cataldo, risultato a sorpresa su un’area demaniale in virtù di un errore Servizio di Stefania Congedo Intervista a Nunzio Prete, titolare Bar Yvonne

Rinviata al 12 dicembre la sentenza d’appello sulla tragica fine del leccese Simone Renda Servizio di Alessandra Lezzi montaggio di Donato Colazzo Intervista a Cecilia Greco, madre di Simone Renda avv. Paola Balducci, legale famiglia di Simone Renda

Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari La corte di assise d’appello di Bari ha confermato le due condanne inflitte in primo grado perl’omicidio di Michele Cilli, il 24enne di Barletta di cui si sono perse le tracce nella notte tra il 15 e il 16 gennaio di due anni fa e il cui corpo non è stato mai trovato. Per Dario Sarcina, di 35 anni, i giudici hanno confermato la condanna a 18 anni e otto mesi di reclusione per omicidio volontario. PerCosimo Damiano Borraccino, di 35 anni, accusato di soppressione di cadavere, la condanna è a 5 anni e 8 mesi di reclusione. Nelle motivazioni della sentenza del processo di primo grado fu spiegato che l’omicidio di Michele Cilli si può collocare “nell’ambito del controllo sulle piazze dello spaccio gestito dal clan Sarcina”.

Dopo la sentenza della Cassazione sulle royalties, convegno alla Fiera del Levante. Basta con le imposizioni delle multinazionali Servizio di Guglielmina Logroscino Riprese e montaggio Cosimo Caragiulo Intervista a Roberto Manno, Studio WebLegalIntervista a Luigi Fino, Associazione Filiera 21

La prossima settimana saranno depositate le motivazioni Saranno depositate nelle prossime settimane le motivazioni della sentenza di condanna a 7 anni e 3 mesi inflitta a luglio scorso dal Tribunale di Bari ad un’insegnante elementare barese di 47 anni, accusata di aver adescato on line ragazzini minorenni per poi avere incontri intimi con loro in un bed & breakfast. La donna, sospesa da quasi tre anni, fu arrestata nell’estate 2021. Secondo l’accusa avrebbe abusato di un 15enne mentre un altro minorenne filmava la scena. Inoltre, avrebbe trasmesso scene a sfondo sessuale su Instagram, nel corso di una videochat alla quale avrebbe assistito anche un ragazzino di 12 anni. Le indagini partirono in seguito ad un controllo in un B&B in cui la donna avrebbe incontrato i giovani.

Le opere non amovibili costruite sulle spiagge passano gratuitamente allo Stato a fine concessione, senza alcun indennizzo Servizio di Antonio Maiellaro Montaggio di Pasquale D’Attoma

Fine pena mai per 5 dei 6 imputati nel processo in corte d’assise a Trani Servizio di Giovanni Di Benedetto

Il 72enne di San Donaci, la sera del 3 maggio 2021, uccise il giovane carabiniere perché non accettava la relazione che costui aveva con sua figlia Elisabetta Servizio: Pamela Spinelli Riprese e montaggio: Donato Colazzo

Sulla linea Andria-Corato hanno perso la vita 23 persone È attesa entro stasera la sentenza di primo grado relativo al disastro ferroviario avvenuto il 12 luglio del 2016 sulla linea Andria-Corato nel quale hanno perso la vita 23 persone. Stamattina in corte d’Assise nel tribunale di Trani ci sono state prima le repliche della pubblica accusa, poi delle parti civili.Dopo una pausa è iniziata la controreplica della difesa. Sono 16 gli imputati per 15 dei quali è stata chiesta la condanna tra i 12 e i 16 anni di reclusione mentre per la società Ferrotranviaria è stata chiesta una sanzione amministrativa di oltre un milione di euro oltre alla revoca per un anno di autorizzazioni, licenze e concessioni. I reati contestati a vario titolo sono disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso.Il Procuratore della Repubblica Renato Nitti ha chiesto di confermare le conclusioni formulate dalla pubblica accusa. Nell’aula ci sono molti parenti delle vittime che, dopo sette anni, sperano sia fatta finalmente giustizia.

Omicidio Cilli: confermate le condanne

Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari La corte di assise d’appello di Bari ha confermato le due condanne inflitte in primo grado perl’omicidio di

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