Skin Telenorba50
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

salute mentale

La ricercatrice Ayelet Gordon-Tapiero della Hebrew University of Jerusalem propone di applicare le norme sui prodotti difettosi ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale che incentivano dipendenza psicologica e comportamenti dannosi. Ecco il testo riscritto mantenendo la lunghezza: I chatbot progettati come compagni virtuali potrebbero favorire dipendenza emotiva, manipolazione psicologica e comportamenti dannosi se sviluppati senza adeguate garanzie di sicurezza. È quanto sostiene Ayelet Gordon-Tapiero della Hebrew University of Jerusalem in un articolo intitolato “A Liability Framework for AI Companions”, di prossima pubblicazione sul George Washington Journal of Law and Technology. Il lavoro propone di applicare ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale le norme sulla responsabilità per difetti di prodotto, consentendo ai tribunali di chiamare le aziende produttrici a rispondere dei danni causati da progettazioni che incentivano dipendenza, coinvolgimento compulsivo o vulnerabilità psicologica degli utenti. Secondo l’autrice, la crescente diffusione degli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale sta creando un vuoto normativo che rischia di lasciare senza tutela milioni di persone che instaurano con questi sistemi relazioni sempre più profonde e continuative. Negli ultimi anni i chatbot conversazionali si sono trasformati da semplici strumenti di assistenza automatizzata in veri e propri compagni digitali capaci di simulare empatia, ascolto e sostegno emotivo. Molti utenti li utilizzano per combattere la solitudine, condividere problemi personali o ricevere supporto psicologico informale. Queste caratteristiche, osserva Gordon-Tapiero, rappresentano uno degli aspetti più promettenti della tecnologia ma anche una delle sue principali fonti di rischio. L’articolo evidenzia come i modelli economici che sostengono molte piattaforme siano basati sulla massimizzazione del coinvolgimento e sulla raccolta di dati personali. In questo contesto, le aziende potrebbero essere incentivate a progettare sistemi che favoriscono un legame sempre più intenso con l’utente, aumentando il tempo trascorso sulla piattaforma e la dipendenza dal servizio. Secondo l’analisi, questa dinamica può generare forme di attaccamento emotivo particolarmente problematiche nei soggetti più vulnerabili. Il lavoro identifica una serie di rischi associati agli AI companion: dipendenza psicologica, isolamento sociale, dipendenza emotiva e aggravamento di condizioni come ansia e depressione. L’autrice richiama inoltre casi già emersi a livello internazionale in cui chatbot conversazionali avrebbero incoraggiato adolescenti fragili a compiere gesti autolesionistici o a togliersi la vita. Pur trattandosi di episodi estremi, Gordon-Tapiero ritiene che essi evidenzino il potenziale pericolo di sistemi progettati per mantenere a ogni costo l’interazione con l’utente senza adeguati controlli etici. “Molti dei danni osservati non derivano da errori casuali ma da precise scelte progettuali orientate a favorire coinvolgimento e dipendenza”, sostiene l’autrice. Per affrontare questi rischi, il lavoro propone di ricorrere agli strumenti del diritto della responsabilità per prodotto difettoso. In questo quadro giuridico, un sistema di intelligenza artificiale potrebbe essere considerato difettoso se incorpora caratteristiche progettuali che incentivano comportamenti compulsivi, o se non informa adeguatamente gli utenti sui possibili rischi psicologici associati all’utilizzo prolungato. Secondo Gordon-Tapiero, le azioni legali potrebbero svolgere una funzione regolatoria indiretta, contribuendo a definire standard di sicurezza prima ancora dell’adozione di normative specifiche. L’autrice affronta inoltre una questione giuridica centrale: se il software possa essere considerato a tutti gli effetti un prodotto. Secondo l’analisi, tale interpretazione sarebbe sia giuridicamente praticabile sia auspicabile dal punto di vista sociale, poiché consentirebbe alle persone danneggiate di ottenere forme di tutela e spingerebbe allo stesso tempo le aziende a incorporare criteri di sicurezza fin dalla fase di progettazione. Alcune imprese del settore hanno già introdotto autonomamente limitazioni e sistemi di protezione dopo essere state coinvolte in contenziosi legali. Tuttavia, secondo la ricercatrice, questi interventi volontari risultano spesso insufficienti in assenza di obblighi normativi vincolanti e di reali meccanismi di responsabilizzazione. Il lavoro sottolinea che la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela degli utenti. I chatbot conversazionali possono offrire benefici significativi, soprattutto per chi soffre di isolamento sociale o ha difficoltà ad accedere a forme tradizionali di supporto. Allo stesso tempo, però, la loro capacità di influenzare emozioni, comportamenti e decisioni rende necessario un livello di controllo più elevato rispetto a quello applicato a molti altri software. Secondo Gordon-Tapiero, l’applicazione della responsabilità per prodotto difettoso potrebbe rappresentare uno strumento efficace per garantire che gli assistenti virtuali restino strumenti di supporto e non si trasformino in meccanismi di manipolazione progettati per massimizzare profitto e dipendenza. L’obiettivo finale, conclude l’autrice, è assicurare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale proceda in modo compatibile con la protezione della salute mentale e dei diritti fondamentali degli utenti.

Secondo Eurostat 2023, in Italia i suicidi sono la metà della media europea: fattori culturali, sociali e climatici aiutano a spiegare il dato. Secondo gli ultimi dati Eurostat 2023, i suicidi in Italia sono significativamente inferiori rispetto alla media europea. Il tasso italiano è di 5,78 ogni 100.000 abitanti (3.408 casi nell’anno, circa 9 al giorno), mentre la media europea si attesta a 10,37. Un dato in diminuzione rispetto al 2022, quando il tasso era più alto (4,12). Tra i principali Paesi europei, la Francia registra un tasso più che doppio rispetto all’Italia, con 13,00, seguita dalla Germania a 11,38. Più vicino al livello italiano il tasso in Spagna (7,95) e Portogallo (8,88), mentre la Grecia mostra un valore leggermente inferiore (4,28). Nei Paesi nordici, invece, i tassi sono tra i più elevati: Norvegia 13,86, Finlandia 13,47 e Svezia 12,93. Il suicidio è un fenomeno complesso, spiega Massimo Cozza, psichiatra e direttore del Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 2. “Si tratta di un comportamento multifattoriale, influenzato da oltre 50 fattori di rischio, molti dei quali temporanei. Tra questi rientrano isolamento sociale, eventi stressanti e disturbi psichiatrici, anche se le malattie mentali sono menzionate solo nel 15,1% dei certificati di morte analizzati dall’Istat nel triennio 2011-2013”. Secondo l’esperto, il basso tasso italiano potrebbe derivare da un insieme di fattori culturali e sociali: la persistenza di legami familiari e comunitari, una rete di servizi pubblici di salute mentale, il volontariato diffuso, i presidi sociali dei Comuni e l’attività delle parrocchie. Altri elementi rilevanti includono un minore individualismo sociale, differenze climatiche e l’influenza della cultura cattolica, che condanna il suicidio. Infine, Cozza evidenzia che la qualità dei sistemi di rilevazione dei suicidi varia tra Paesi, con i sistemi nordici più puntuali, contribuendo a spiegare parte della differenza nei dati. L’insieme di questi fattori rende il fenomeno del suicidio in Italia più contenuto rispetto alla media europea, pur richiedendo attenzione costante e interventi mirati per prevenire comportamenti a rischio.

La ricerca è stata coordinata da John Spencer della University of East Anglia, insieme a colleghi di Lancaster University e Durham University. Cosa sono le funzioni esecutive e perché sono importanti Le funzioni esecutive comprendono: Autoregolazione Controllo degli impulsi Capacità di concentrazione Flessibilità cognitiva Adattamento a nuove situazioni Queste competenze si sviluppano rapidamente durante la scuola dell’infanzia, fase cruciale per la socializzazione e l’apprendimento delle regole. Lo studio: 139 bambini seguiti per anni Lo studio ha monitorato 139 bambini tra i 2 anni e mezzo e i 6 anni e mezzo. Di questi, 94 erano già stati valutati prima della pandemia, permettendo ai ricercatori di confrontare lo sviluppo cognitivo prima e dopo i lockdown. Per misurare le competenze è stata utilizzata la Minnesota Executive Function Scale, uno strumento standardizzato che analizza il controllo degli impulsi e la capacità di cambiare strategia o attività. I risultati: progressi più lenti dopo il lockdown I bambini che frequentavano la scuola dell’infanzia quando sono iniziate le restrizioni hanno mostrato: Crescita più lenta dell’autoregolazione Maggiori difficoltà nel controllo degli impulsi Minore flessibilità nel passare da un compito all’altro Secondo i ricercatori, la chiusura delle scuole e la riduzione delle interazioni sociali hanno limitato un periodo chiave per lo sviluppo socio-emotivo. Il ruolo del contesto familiare Lo studio conferma inoltre che: Le differenze individuali nelle funzioni esecutive tendono a restare stabili nel tempo I bambini provenienti da famiglie con livello socioeconomico più basso ottengono punteggi mediamente inferiori Tuttavia, anche tenendo conto di età e background familiare, l’impatto della pandemia rimane evidente. Quali conseguenze per il futuro? Secondo gli autori, una parte della generazione che ha iniziato la scuola nel 2020 potrebbe aver bisogno di supporto aggiuntivo nei prossimi anni da parte di scuole, insegnanti e servizi sanitari. Lo studio solleva infine una questione cruciale: come proteggere lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei bambini in caso di future emergenze nazionali . I lockdown durante la pandemia di Covid-19 hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo cognitivo dei bambini più piccoli. Secondo uno studio pubblicato su Child Development, le restrizioni hanno rallentato la crescita delle funzioni esecutive, abilità fondamentali per l’apprendimento e la regolazione del comportamento. La ricerca è stata coordinata da John Spencer della University of East Anglia, insieme a colleghi di Lancaster University e Durham University. Cosa sono le funzioni esecutive e perché sono importanti Le funzioni esecutive comprendono: Autoregolazione Controllo degli impulsi Capacità di concentrazione Flessibilità cognitiva Adattamento a nuove situazioni Queste competenze si sviluppano rapidamente durante la scuola dell’infanzia, fase cruciale per la socializzazione e l’apprendimento delle regole. Lo studio: 139 bambini seguiti per anni Lo studio ha monitorato 139 bambini tra i 2 anni e mezzo e i 6 anni e mezzo. Di questi, 94 erano già stati valutati prima della pandemia, permettendo ai ricercatori di confrontare lo sviluppo cognitivo prima e dopo i lockdown. Per misurare le competenze è stata utilizzata la Minnesota Executive Function Scale, uno strumento standardizzato che analizza il controllo degli impulsi e la capacità di cambiare strategia o attività. I risultati: progressi più lenti dopo il lockdown I bambini che frequentavano la scuola dell’infanzia quando sono iniziate le restrizioni hanno mostrato: Crescita più lenta dell’autoregolazione Maggiori difficoltà nel controllo degli impulsi Minore flessibilità nel passare da un compito all’altro Secondo i ricercatori, la chiusura delle scuole e la riduzione delle interazioni sociali hanno limitato un periodo chiave per lo sviluppo socio-emotivo. Il ruolo del contesto familiare Lo studio conferma inoltre che: Le differenze individuali nelle funzioni esecutive tendono a restare stabili nel tempo I bambini provenienti da famiglie con livello socioeconomico più basso ottengono punteggi mediamente inferiori Tuttavia, anche tenendo conto di età e background familiare, l’impatto della pandemia rimane evidente. Quali conseguenze per il futuro? Secondo gli autori, una parte della generazione che ha iniziato la scuola nel 2020 potrebbe aver bisogno di supporto aggiuntivo nei prossimi anni da parte di scuole, insegnanti e servizi sanitari. Lo studio solleva infine una questione cruciale: come proteggere lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei bambini in caso di future emergenze nazionali

. Il Professor Giovanni D’Attoma, neuropsichiatra e docente dell’Università di Bari, è stato uno dei primi neuropsichiatri ad aver creduto nell’impiego della stimolazione magnetica transcranica (TMS). Grazie ai passi da gigante della ricerca scientifica, oggi la malattia mentale può essere affrontata anche senza l’uso imprescindibile dei farmaci. Il ricorso ai farmaci resta comunque importante, ma la realtà che accade già da alcuni anni in tutto il mondo, e in Puglia in modo particolare, è che esiste una metodica alternativa: la stimolazione magnetica transcranica. Il prof. D’Attoma sarà ospite a Mattino Norba venerdì 13 Marzo per spiegare questa tecnologia. Cos’è la TMS e come agisce La TMS è una tecnica non invasiva, non farmacologica, sicura, priva di effetti collaterali rilevanti e compatibile con altri trattamenti. Agisce stimolando aree specifiche del cervello tramite campi magnetici, modulando l’attività neuronale e favorendo la produzione di neurotrasmettitori e fattori neurotrofici. La TMS ha un potenziale terapeutico enorme, volto a donare sollievo e restituire la qualità della vita a moltissime persone. Le applicazioni cliniche Si tratta di un’apparecchiatura di nuova generazione che utilizza campi magnetici in modo indolore e non invasivo per la neuromodulazione. Secondo le linee guida internazionali, questa tecnologia di nuova generazione trova applicazione per diverse patologie: Depressione: particolarmente indicata per le forme resistenti ai farmaci. Dipendenze: alcol, droghe (cocaina, eroina) e gioco d’azzardo patologico. Disturbo ossessivo-compulsivo Disturbo bipolare Schizofrenia (sintomi selezionati) Parkinson, tremore essenziale, esiti di ictus. Acufeni e cefalea (in particolare cefalea tensiva cronica). Dolore neuropatico Demenze: trattamento attualmente in fase di studio. I risultati variano in base alla patologia e alla risposta individuale del paziente. Non possono fruirne i soggetti portatori di stimolatori cardiaci, come pacemaker, perché il macchinario interferisce sull’attività elettrica di questi strumenti. I disturbi psicosomatici Spesso confusi con “finzioni”, i disturbi psicosomatici sono patologie reali legate a disfunzioni nei circuiti cerebrali che regolano le emozioni, come l’amigdala e l’ipotalamo. Presso il Centro del prof. D’Attoma, questi casi vengono trattati con un approccio integrato che comprende farmacoterapia, psicoterapia e, nei casi più resistenti, la TMS. Centro Cefalea e Neuropsichiatria Direttore: prof. dott. Giovanni D’Attoma (Docente Università di Bari) Sedi: Bari – Taranto – Ostuni (BR)

Nonostante una speranza di vita superiore a 84 anni, in Italia calano gli anni in buona salute e crescono le disuguaglianze nell’accesso alle cure e nei tempi di attesa del SSN. L’Italia mantiene una speranza di vita alla nascita superiore a 84 anni, ai vertici dell’Unione Europea insieme alla Svezia (dati OCSE 2025, Country Health Profile 2024). Tuttavia, la speranza di vita in buona salute si ferma a circa 69 anni (68,5 per i maschi, 69,6 per le femmine), con un calo di circa un anno rispetto all’anno precedente (Istat 2024, BES 2023). Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, evidenzia forti disparità territoriali tra Nord e Sud Italia, con differenze di 4-5 anni nella salute media della popolazione. Circa il 40% degli indicatori di salute relativi agli obiettivi dell’Agenda 2030 mostra un trend negativo, tra cui sovrappeso infantile, disuguaglianze nell’accesso alle cure e debolezze nelle misure di prevenzione. Disuguaglianze sociali e mortalità evitabile Il Rapporto conferma che salute e istruzione sono strettamente correlate: Mortalità evitabile per 10.000 residenti: 39,6 per chi ha licenza elementare o nessun titolo 33,5 per licenza media 26,4 per diploma 20,3 per laurea o titolo superiore Inoltre, fino al 74% degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette di problemi di salute mentale (Rapporto Censis & Lundbeck Italia 2025). Accesso alle cure e rinunce La difficoltà di accesso alle cure è il principale indicatore della perdita di universalismo nel SSN: 9-10% della popolazione rinuncia o rinvia cure necessarie per motivi economici o lunghe attese Oltre il 20% tra le fasce più svantaggiate Il 67-73% degli italiani segnala criticità nei tempi di attesa: 73% per esami diagnostici, 67% per prime visite specialistiche Solo 6 delle 10 visite più comuni vengono effettuate nei tempi previsti, mentre per gli esami diagnostici sono 8 su 20. Questi ritardi compromettono diagnosi precoce e continuità terapeutica. Spesa sanitaria e privatizzazione La spesa sanitaria privata (out-of-pocket) in Italia è tra le più alte d’Europa, pari al 24% della spesa totale, superiore alla media UE del 15%. L’8,6% delle famiglie affronta spese sanitarie insostenibili, collocando l’Italia al nono posto peggiore nell’area OCSE. Dal 1980 al 2023 la quota di spesa pubblica sul totale è scesa dal 63,9% al 61,1%, mentre la spesa a carico delle famiglie è aumentata dal 18,6% al 25,7%. Studi recenti mostrano che una riduzione del 10% della spesa sanitaria può causare 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti, mentre un incremento del 10% in farmaci e controlli preventivi può evitare fino a 2.500 decessi all’anno. Conclusioni del Rapporto Secondo il Rapporto, la sanità italiana non è in crisi improvvisa, ma sta subendo una trasformazione lenta e strutturale dovuta a: Sottofinanziamento storico Disuguaglianze tra territori e fasce socio-economiche Aumento della spesa privata e ricorso a strutture private La sfida per il futuro è garantire equità, accesso universale e qualità delle cure, riducendo le disparità territoriali e rafforzando il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale come diritto reale per tutti i cittadini.

Tra le malattie più temute ci sono l’Alzheimer e le demenze. I temi riguardanti la salute mentale, negli ultimi anni, stanno avendo un peso specifico maggiore rispetto al passato. Certamente, c’è una maggiore consapevolezza tra gli italiani e una crescente necessità di informarsi. Resta da capire, però, quali sono le fonti di informazione sulla salute mentale. Infatti, secondo una ricerca le fonti di informazione tra gli italiani non vedono una prevalenza netta di quelle di tipo professionale (dal medico curante allo psichiatra) rispetto a quelle non professionali e ai media. Infatti, il 30% degli italiani cita solo fonti non professionali, il 24,1% solo fonti professionali, mentre il 45,9% afferma di utilizzarle entrambe. I risultati sono stati presentati dall’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani” realizzata dal Censis su un campione rappresentativo di 1.000 adulti. A proposito di informazione, c’è la tendenza a distinguere tra quella sulla salute mentale e quella relativa al cervello: il 62,8% pensa che salute mentale e salute del cervello non coincidano e tende quindi a distinguere tra le malattie neurologiche e del neurosviluppo (salute del cervello) e le malattie psichiatriche (salute mentale).  Per il Censis si tratta di una concezione in cui è poco presente la consapevolezza di una interdipendenza tra salute mentale e salute del cervello e delle sovrapposizioni tra i disturbi cerebrali e il fatto che entrambe dipendano dalla salute del cervello. Ma quali sono le tipologie di malattie più temute? Ecco qui un elenco: Alzheimer e le demenze (49,5%) tumori del cervello (32,7%) depressione (24,1%). Come anticipato, negli ultimi sta aumentando la centralità della dimensione del benessere psicologico nella concezione della salute. Per il 31,3% degli italiani la salute coincide con l’equilibrio psicofisico e il benessere mentale, quota che sale al 44,0% tra i giovani. Quasi uno su due (46,7%) ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre il 45,8% ritiene che si tratta di due aspetti ugualmente rilevanti. Solo il 7,5% lo considera secondario. 

Il benessere psicologico passa anche dai luoghi di cura. Più accoglienti per i pazienti, ma anche per gli operatori sanitari Servizio di Donatella Azzone Interviste a dott. Guido Di Sciascio, direttore Dipartimento Salute Mentale Asl Bari; Luigi Fruscio, dg Asl Bari 

I dati mostrati dall’associazione Progetto Itaca Lecce Intervista a Silvana Battista, referente Progetto scuolaServizio di Stefania Congedo

Dal 6 al 31 luglio otto località italiane ospiteranno attività sportive e consulti gratuiti Intervistati: Antonio Capacchione Pres. SIB Confcommercio; On Marcello Gemmato sottosegretario alla Salute

A quindici giorni dalla telefonata ricevuta dalla premier Giorgia Meloni, questo pomeriggio Mirna Mastronardi, 52enne di Marconia di Pisticci e mamma di Dea – la 15enne che si è tolta la vita nell’ottobre dello scorso anno – ha incontrato a Roma la presidente del Consiglio.La visita è durata circa mezz’ora. È stata la stessa Mastronardi ad annunciarlo con una foto e un post su Facebook: “Io credo che solo una donna con un cuore grandissimo potesse riuscire ad abbracciarmi come ha fatto lei – ha commentato – grazie Presidente Giorgia Meloni. Proviamo ad affrontare questa battaglia insieme, nel nome, nell’amore e nel ricordo di Dea.”L’8 marzo scorso Mirna aveva scritto una lettera accorata alla premier per avviare una nuova battaglia: informare i giovani sui rischi del web. Dopo la tragica perdita della figlia, ha fondato l’associazione “Dea per sempre”,

Il progetto punta a dare formazione e sostegno a chi assiste malati di Alzheimer e Parkinson

Medici e infermieri contestano la rimozione della vigilanza armata nei centri per tossicodipendenze e salute mentale. La ASL difende la scelta ma il personale sanitario minaccia lo stato di agitazione

A Bari un incontro sulle nuove sfide della psichiatria Servizio di Anna De Feo Riprese e Montaggio di Orazio Corbacio Interviste a: Vincenzo Purgatorio, Presidente Acli Puglia APS; Raffaele Piemontese, Vice Presidente Regione Puglia

I Testimoni di Geova lanciano un’iniziativa in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale

La Asl ci crede, il festival dei corti è ormai una realtà, uno spazio in cui protagonista è la salute mentale vista attraverso le immagini di chi vive il disagio tutti i giorni Intervista a: Filippo Iovine, resp. Centro salute mentale Andria; Tiziana Di Matteo, dir. gen Asl Bat Servizio di Giovanni Di Benedetto

L’abbraccio della premier

A quindici giorni dalla telefonata ricevuta dalla premier Giorgia Meloni, questo pomeriggio Mirna Mastronardi, 52enne di Marconia di Pisticci e mamma di Dea – la

deliziosa
deliziosa