cm-rooms-and-apartments-sogg-colonna-suites-giugno
banca-popolare-di-puglia-e-basilicata-giugno

Tgnorba

Telenorba

mutuon-giugno

ricerca

Questo connubio ha dimostrato la possibilità di stimare allerte precoci ed altamente efficaci nell’area del Mediterraneo meridionale. Un nuovo studio guidato dall’Università di Bari affronta la sfida della rilevazione degli eventi sismici. È questo il focus di Seismic detection using submarine cable polarization signals with machine learning, pubblicato sulla prestigiosa rivista Communications earth & environment (gruppo Nature). La cooperazione tra IA ed ingegno umano ha portato alla realizzazione di una rete invisibile di migliaia di chilometri lungo i fondali oceanici per connettere il mondo. Questo connubio ha dimostrato la possibilità di stimare allerte precoci ed altamente efficaci nell’area del Mediterraneo meridionale. I dati osservati tramite il cavo Med-Nautilus si riferiscono al periodo 2022-2024. Il principale punto di forza della ricerca, si legge da una nota, “risiede nella sua applicabilità immediata: non è necessario installare nuovi e costosi sensori sui fondali, poiché l’infrastruttura è già presente. Sfruttando i cavi in fibra ottica esistenti – prosegue – il sistema sviluppato in questo nuovo studio consente un monitoraggio continuo, soprattutto in aree remote o su fondali molto profondi, dove l’installazione di sismografi tradizionali è tecnicamente ed economicamente proibitiva”. Lo studio ha coinvolto il gruppo di ricerca in Fisica applicata dell’Università di Bari. Nello specifico ci sono Mario Caruso e Michele Morelli, due ricercatori supervisionati da Alfonso Monaco e Tommaso Maggipinto, docenti del dipartimento interuniversitario di Fisica, da Loredana Bellantuono, docente del dipartimento di Biomedicina traslazionale e neuroscienze, da Nicola Amoroso, docente del dipartimento di Scienze del farmaco, e dal Rettore Roberto Bellotti. Un grande passo globale nella ricerca che arriva ancora una volta dalle eccellenze del Sud Italia. Un punto di svolta verso la comprensione dei fenomeni naturali e il rafforzamento delle capacità di monitoraggio e di salvaguardia del territorio.

Addio a 96 anni al divulgatore e scienziato italiano, protagonista della fisica delle particelle e della cultura scientifica internazionale. È morto all’età di 96 anni il fisico, organizzatore scientifico e divulgatore Antonino Zichichi, una delle voci più conosciute e controverse della scienza italiana del Novecento e del primo venticinquennio del nuovo millennio. La sua scomparsa segna la perdita di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo della fisica delle particelle, nella cultura scientifica e nel dialogo tra scienza, società e fede. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi è stato protagonista di una lunga carriera internazionale, attraversata da incarichi accademici e istituzionali di rilievo. Dopo gli anni formativi a Palermo, ha lavorato in centri di eccellenza come il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra, dove negli anni Sessanta ha diretto il gruppo che ha osservato per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria costituita da un antiprotone e un antineutrone. Alla sua carriera scientifica si affianca quella di promotore di grandi infrastrutture di ricerca: è stato tra i principali ideatori e sostenitori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi uno dei centri di ricerca sotterranei più importanti al mondo, e fondatore del Centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, luogo di incontro e confronto per scienziati di molte nazionalità. Nel corso della sua vita Zichichi ha ricoperto incarichi di responsabilità nazionali e internazionali: è stato presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) tra il 1977 e il 1982 e della Società europea di fisica, oltre a guidare il World Lab e altre associazioni scientifiche impegnate a favorire la ricerca nei Paesi in via di sviluppo. Figura di forte personalità, Zichichi è stato anche un appassionato divulgatore e un uomo di fede. Nel dibattito pubblico italiano è ricordato per la sua dura critica alle superstizioni e all’astrologia, definite una “Hiroshima culturale”, ma anche per le sue posizioni critiche sulla teoria darwiniana dell’evoluzione e sulle analisi scientifiche relative al cambiamento climatico, questioni che lo hanno reso – nel corso degli anni – una figura discussa e, talvolta, divisiva. Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo scientifico e istituzionale: Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN, lo ha ricordato come “un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese”, sottolineando l’importanza storica dei Laboratori del Gran Sasso e del suo impegno nel costruire ponti tra scienza, cultura e società.

A partire da questa settimana, entrano in servizio cinque ingegnere biomediche, due farmaciste,  tre biologhe e un biologo. Dieci ricercatrici e un ricercatore sanitari lavoreranno per cinque anni nei laboratori dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. A partire da questa settimana, entrano in servizio cinque ingegnere biomediche, due farmaciste,  tre biologhe e un biologo. Per loro, un contratto a tempo determinato, della durata di 5 anni, come ricercatrice sanitaria nell’ambito della cosiddetta “piramide della ricerca”. «Con orgoglio -commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne –  sottolineiamo non solo la netta prevalenze delle donne ma anche la presenza di profili professionali di norma non associati ad un ospedale, come ingegnere, biologhe, farmaciste che si occupano di nanotecnologie».Insieme alle assunzioni, importanti novità sono in cantiere anche per il personale della ricerca già in servizio. Spiega la direttrice scientifica Raffaella Massafra: «Grazie al lavoro svolto insieme all’area gestione delle risorse umane, siamo il primo Istituto di Ricovero e Cura in Italia, insieme all’IRCSS AUSL di Reggio Emilia, che attribuirà quest’anno le progressioni economiche ai collaboratori della ricerca e assegnerà, secondo quanto previsto dal nuovo contratto collettivo nazionale, gli incarichi di funzione della ricerca».  

Uno studio basato su milioni di dati di navigazione analizza il legame tra abitudini digitali e benessere psicologico. Fare shopping online, utilizzare i social media o dedicarsi al gaming digitale — attività spesso considerate un modo per rilassarsi — sono in realtà associate a livelli di stress più elevati rispetto ad altre pratiche online, come la lettura delle notizie, il controllo delle e-mail o la fruizione di contenuti per adulti. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Aalto, in Finlandia, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, che analizza in modo longitudinale il rapporto tra uso di Internet e stress percepito. La ricerca scientifica ha seguito per sette mesi quasi 1.500 adulti, monitorandone il comportamento online attraverso dati oggettivi di tracciamento — circa 47 milioni di visite web e 14 milioni di utilizzi di app — affiancati da questionari sullo stress auto-riferito. Ne risulta uno dei quadri più dettagliati finora disponibili sull’impatto delle abitudini digitali sul benessere psicologico. Secondo Mohammed Belal, dottorando e primo autore dello studio, sebbene social media e shopping online siano spesso utilizzati come strategie di coping, un aumento del tempo dedicato a queste attività è costantemente associato a un incremento dello stress, indipendentemente dal tipo di utente o dal dispositivo utilizzato. Un dato che riapre il classico dilemma causale tra stress e comportamento online. I risultati mostrano che anche l’uso delle piattaforme di streaming e il gaming digitale sono correlati a livelli di stress più elevati. In particolare, tra le persone già molto stressate, il tempo trascorso sui social media ha una probabilità doppia di essere associato allo stress rispetto a quello dedicato ai videogiochi. Al contrario, in diversi gruppi di utenti, un maggiore utilizzo di e-mail, siti di informazione e contenuti per adulti risulta associato a livelli di stress più bassi, sebbene gli autori precisino che l’analisi considera esclusivamente il tempo di esposizione e non la natura dei contenuti. Nel complesso, lo studio evidenzia una forte associazione tra uso intensivo di Internet e aumento dello stress, soprattutto tra chi già sperimenta pressioni elevate nella vita quotidiana. Le donne riportano livelli di stress più alti rispetto agli uomini, mentre età e reddito più elevati risultano correlati a una minore percezione dello stress. Un elemento distintivo della ricerca è l’impiego di dati comportamentali reali raccolti tramite software di monitoraggio, anziché il solo ricorso ad autovalutazioni. Come sottolinea la coautrice Juhi Kulshrestha, ciò rafforza la solidità dei risultati, pur rendendo necessaria cautela nell’interpretazione causale e ulteriori studi per chiarire la relazione bidirezionale tra stress e comportamenti digitali. Secondo i ricercatori, comprendere meglio queste dinamiche è cruciale in un contesto di crescente attenzione agli effetti del digitale sul benessere e potrebbe favorire lo sviluppo di strumenti e servizi digitali capaci di aiutare gli utenti a regolare consapevolmente la navigazione online, mantenendo un equilibrio più sano tra vita online e offline.

Uno studio pubblicato su Nature Cancer svela come il dialogo tra sistema immunitario e cellule tumorali possa indicare l’aggressività della malattia e aprire la strada a terapie sempre più personalizzate. Le cellule infiammatorie possono diventare una chiave preziosa per prevedere la sopravvivenza e il rischio di recidiva nel mieloma multiplo. È quanto emerge da un importante studio scientifico pubblicato sulla rivista Nature Cancer, condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis in collaborazione con la Multiple Myeloma Research Foundation (MMRF). Il mieloma multiplo è una rara forma di tumore del sangue che colpisce le plasmacellule del midollo osseo e, ad oggi, non ha una cura definitiva. Il team di ricerca, guidato da Li Ding, ha realizzato una mappatura senza precedenti del sistema immunitario nel midollo osseo dei pazienti, con l’obiettivo di comprendere meglio come il cancro interagisce con le difese dell’organismo. Grazie a un’analisi genetica altamente innovativa basata sul sequenziamento dell’RNA a singola cellula, gli scienziati hanno esaminato quasi 1,4 milioni di cellule — tra cellule tumorali e cellule immunitarie — prelevate dal midollo osseo di 337 pazienti affetti da mieloma multiplo. Questa tecnologia consente di osservare il comportamento delle singole cellule, rivelando quando il sistema immunitario funziona correttamente e quando invece diventa disfunzionale. I risultati hanno permesso di individuare specifici modelli di comunicazione e segnalazione cellulare tra le cellule tumorali e quelle immunitarie, in grado di alimentare processi di infiammazione cronica. Secondo gli autori, questi meccanismi possono favorire la crescita del tumore e sono più evidenti nei pazienti con forme aggressive di mieloma. L’atlante immunitario ottenuto dallo studio fornisce informazioni senza precedenti su come il sistema immunitario interagisce con le plasmacellule cancerose e potrebbe diventare uno strumento fondamentale per valutare l’aggressività della malattia, stimare la probabilità di sopravvivenza e orientare le scelte terapeutiche. «Il nostro obiettivo – spiega Li Ding – è individuare strategie per attivare il sistema immunitario e colpire in modo più efficace le cellule maligne. Questa mappa rappresenta una risorsa cruciale per chi studia il mieloma e lavora allo sviluppo di terapie più mirate». Sebbene venga considerato un tumore raro, il mieloma multiplo è in realtà il secondo tumore del sangue più diffuso dopo la leucemia. La malattia si manifesta quando le plasmacellule crescono in modo incontrollato, soppiantando le cellule sane del sangue. Attualmente il tasso di sopravvivenza a cinque anni è di circa 60 per cento, ma la recidiva si verifica nella maggior parte dei casi dopo periodi di remissione. Secondo Ravi Vij, altra firma dello studio, «questo lavoro fornisce una tabella di marcia preziosa per la prossima generazione di cure. Con l’espansione delle immunoterapie, come le cellule CAR-T e gli anticorpi bispecifici, diventa essenziale comprendere il contesto immunitario in cui questi trattamenti agiscono». In prospettiva, i ricercatori puntano allo sviluppo di esami del sangue basati sull’immunità, capaci di aiutare i medici a identificare precocemente i casi più aggressivi e a personalizzare le terapie. «L’atlante – conclude Ding – colma una lacuna fondamentale per trasformare queste conoscenze in strumenti clinici concreti».

Una ricerca internazionale dimostra che coltivare il tempo libero in modo consapevole aumenta creatività, benessere e soddisfazione professionale, soprattutto tra i lavoratori più maturi. Coltivare un hobby nel tempo libero non migliora solo la vita personale, ma può rendere le persone più creative, coinvolte e soddisfatte anche sul lavoro. È quanto emerge da un nuovo studio scientifico condotto dai ricercatori della University of East Anglia e della Erasmus University Rotterdam, pubblicato sulla rivista Human Relations. La ricerca analizza il concetto di “leisure crafting”, ovvero l’uso intenzionale e consapevole del tempo libero attraverso obiettivi personali, apprendimento di nuove competenze e relazioni sociali. Secondo gli studiosi, i benefici di questo approccio “traboccano” dalla sfera privata a quella professionale, migliorando il benessere lavorativo e la qualità delle prestazioni, soprattutto tra i lavoratori più maturi. Lo studio ha coinvolto quasi 200 adulti occupati, con un’età media di 46 anni, invitati a ripensare il modo di vivere i propri hobby rendendoli più significativi: fissando obiettivi chiari, imparando nuove abilità e condividendo le attività con altre persone. Nel corso di cinque settimane, i partecipanti che hanno adottato questo approccio hanno registrato un maggiore senso di significato nel lavoro e comportamenti più creativi rispetto a un gruppo di controllo. L’effetto è risultato particolarmente evidente tra gli over 60, che hanno dichiarato anche un aumento delle emozioni positive. Secondo gli autori, gli hobby non sono solo strumenti di relax, ma vere e proprie occasioni di crescita personale, in grado di rafforzare autonomia, competenze e connessioni sociali. Tutti elementi che si riflettono direttamente sulla motivazione, sulla creatività e sulla qualità del lavoro. I risultati dello studio suggeriscono infine che le organizzazioni e le aziende potrebbero trarre vantaggio dal sostenere le attività extra-lavorative dei dipendenti, riconoscendole come parte integrante del benessere, dello sviluppo umano e della produttività.

La scoperta dei ricercatori italiani apre nuove possibilità per lo studio del Dna e delle malattie. Le cellule viventi sono gli elementi fondamentali di tutti gli esseri viventi, ma osservarle non è semplice. Sono estremamente piccole e quasi del tutto trasparenti, per questo anche con il microscopio ottico spesso risultano difficili da vedere. Per molti anni gli scienziati hanno dovuto usare coloranti o sostanze fluorescenti per renderle visibili, ma questi metodi possono modificare le cellule e influenzare il loro comportamento naturale. Per superare questo problema, tre ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, coordinati da Alberto Diaspro, hanno sviluppato una nuova tecnica basata sulle proprietà della luce. Grazie a questo metodo è possibile osservare le cellule mentre sono vive e si trovano in condizioni naturali, senza alterarle. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Optics Letters. La nuova tecnica nasce dall’unione di due metodi già conosciuti: la microscopia a polarizzazione, che utilizza la luce polarizzata per mettere in evidenza alcune strutture cellulari, e la microscopia in campo oscuro, che illumina solo i contorni del campione. Combinando queste due tecniche, i ricercatori sono riusciti a ottenere immagini più chiare e dettagliate, senza ricorrere alla fluorescenza e senza danneggiare le cellule. Questo risultato è molto importante perché permetterà di studiare meglio alcuni processi biologici fondamentali. In particolare, gli scienziati vogliono osservare come è organizzato il Dna all’interno del nucleo delle cellule. Il Dna, insieme alle proteine, forma la cromatina, una struttura che cambia nel tempo e che ha un ruolo fondamentale nel funzionamento delle cellule. Capire come la cromatina è organizzata aiuta a comprendere meglio l’origine di molte malattie, come i tumori e alcune malattie neurodegenerative, tra cui l’Alzheimer. Secondo i ricercatori, osservare questi cambiamenti senza alterare le cellule è essenziale per ottenere risultati più accurati. In futuro, il nuovo metodo potrà essere migliorato grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale, che aiuterà ad analizzare le immagini e a riconoscere meglio i dettagli più piccoli. Questa scoperta rappresenta un importante passo avanti per la ricerca scientifica, perché permette di studiare le cellule in modo più naturale e di avvicinarsi sempre di più alla comprensione dei meccanismi alla base della vita.

L’evento è in programma fino al 22 ottobre nello spazio Murat di piazza del Ferrarese. La piattaforma dedicata all’incontro tra ricerca scientifica e cittadini, cultura e territorio, salute e ambiente è promossa dal Centro Dipartimentale Cibo in Salute dell’Università degli Studi di Bari. Mette insieme ricercatori, produttori, chef, medici, nutrizionisti, aziende e cittadini per raccontare il valore del cibo salutare e innovativo, promuovendo insieme cultura, benessere, produzione e territorio. Focus della III edizione sarà la relazione tra cibo e sindrome metabolica, microbiota intestinale, fertilità e disturbi dell’alimentazione.

Due giornate per unire ricerca, imprese e istituzioni. Focus sul Mezzogiorno e sul ruolo strategico dell’innovazione territoriale Intervista: Gianluca Farinola – Delegato del Rettore Bronzini per Ricerca e Innovazione; Michiel Scheffer, Presidente del Board dello European Innovation Council

Scienziati da tutto il mondo al forum internazionale “Trends in Magnetism 2025” tra medicina, energia e intelligenza artificiale

Consumare tra i 100 e i 200 grammi di pollo a settimana aumenta del 35% il rischio di morte per tumori gastrointestinali Servizio di Maurizio Marangelli

Oltre 2.000 occupati in 167 aziende che producono dispositivi medici Intervista: Sergio Fontana, presidente Confindustria Puglia Servizio: Guglielmina Logroscino

Conferenza a Castellana Grotte con il sottosegretario alla Salute Gemmato e il presidente della Regione Emiliano La riconferma del carattere scientifico dell’Istituto Nazionale di Gastroenterologia IRCCS “Saverio de Bellis”, recentemente formalizzata dal Ministero della Salute, al centro di un incontro tenutosi presso il centro congressi “Tina Anselmi” di Castellana Grotte al quale hanno partecipato il Sottosegretario alla Salute On. Marcello Gemmato, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il Commissario Straordinario Avv. Luigi Fruscio, il Presidente del CIV Dott. Enzo Delvecchio, il Direttore Scientifico Prof. Gianluigi Giannelli e il Direttore Sanitario Dott. Roberto Di Paola. “Il valore strategico dell’Irccs “Saverio de Bellis” nel panorama nazionale della ricerca clinica e della sanità pubblica” è stato riconosciuto nell’intervento del sottosegretario Gemmato che ha evidenziato anche “i livelli di cura raggiunti dall’istituto pugliese con un punte di eccellenza, sintomatico del fatto che gli Irccs possono e devono contribuire in termini di ricerca e di cura al valore complessivo della sanità italiana, ancora oggi la quarta assistenza pubblica al mondo”. Per il governatore pugliese Emiliano si tratta di una “giornata speciale, l’Istituto a carattere scientifico Irccs De Bellis di Castellana Grotte ha avuto la conferma della sua centralità nel sistema della ricerca italiana. Qui lavorano tantissimi ricercatori, ma è anche un grande ospedale, dove l’assistenza e la cura coincidono con l’attività di ricerca. Abbiamo raggiunto risultati straordinari, sia in un campo che nell’altro. I dati dimostrano che questo è un istituto in piena salute ed è essenziale per la ricerca scientifica in gastroenterologia. Anche qui abbiamo cominciato a ridurre le liste d’attesa, sia per interventi in ambito oncologico particolarmente importanti, sia per la chirurgia bariatrica e le patologie metaboliche. Il De Bellis è un’eccellenza pugliese nella quale abbiamo investito tante risorse che in questi anni hanno portato un potenziamento straordinario”. “La riconferma del carattere scientifico, avvenuta nel rispetto dei criteri rafforzati dalla Legge 200/2022, premia l’integrazione virtuosa tra ricerca traslazionale, innovazione terapeutica e assistenza clinica d’eccellenza”  ha dichiarato, invece,  il presidente del Civ Enzo Delvecchio mentre il commissario straordinario Luigi Fruscio ha sottolineato come “ l’Irccs “De Bellis”di Castellana Grotte sia oggi uno dei principali centri italiani per la gastroenterologia, riconosciuto anche come hub della rete oncologica regionale per le patologie gastrointestinali”. Dal direttore scientifico, prof. Gianluigi Giannelli, alcuni dei risultati ottenuti nella ricerca: “nel triennio 2022-2024 l’Istituto ha registrato un incremento costante degli studi clinici, passando da 2 a 45 protocolli attivi, con un effetto moltiplicatore significativo: ogni euro investito in ricerca ha generato un risparmio di 3,67 euro per il servizio sanitario regionale. Il “De Bellis” vanta inoltre una ricca attività brevettuale con oltre 10 brevetti depositati negli ultimi cinque anni, e la produzione scientifica dell’istituto misurata attraverso indicatori come Impact Factor Normalizzato, Field Weight Citation e collaborazione internazionale, ha ampiamente superato le soglie ministeriali”. Particolarmente significativi, inoltre, i riconoscimenti ottenuti: centro di riferimento regionale per le malattie infiammatorie croniche intestinali, centro di eccellenza per la chirurgia bariatrica, e primo IRCCS in Puglia abilitato da AIFA agli studi clinici di fase 1. Intensa l’attività clinica messa in risalto dal direttore sanitario Roberto Di Paola con 15.000 procedure endoscopiche effettuate. Il centro per la ricerca e cura dell’obesità ha fatto registrare numeri importanti nel 2024 avendo effettuato 1800 prime visite e 1300 visite di controllo seguendo il i ODTA per il paziente obeso con una presa in carico a 360 gradi grazie alla collaborazione di un team di 40 specialisti. La giornata si è conclusa con un rinnovato impegno: proseguire lungo la strada dell’eccellenza, rafforzare il legame con il territorio e contribuire con responsabilità e visione agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’istituto pugliese specializzato in gastroenterologia primo al Sud Servizio di Maurizio Marangelli Interviste a: Gianluigi Giannelli, Direttore Scientifico Irccs “De Bellis”; Enzo Delvecchio, Presidente CIV Irccs “De Bellis”

Diventerà un punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione Servizio di Annamaria Rosato

La certificazione del Ministero del Salute: l’istituto pugliese specializzato in gastroenterologia primo Irccs del centro-sud L’Irccs “Saverio de Bellis”, la prima struttura in Puglia autorizzata da Aifa a condurre studi clinici di Fase 1, vede ufficialmente riconosciuti dal Ministero della Salute gli eccezionali risultati raggiunti nel corso dell’ultimo anno nel campo dell’innovazione e della ricerca finalizzate alla cura ed alla chirurgia delle malattie tumorali ed infiammatorie dell’apparato gastroenterico. “L’Istituto ha maturato esperienza e rigore nella conduzione delle sperimentazioni cliniche, incluso quelle di Fase 1, tanto da essere l’unico rappresentante per la Puglia nel tavolo tecnico nazionale di Aifa. Alla qualità ha fatto seguito anche la quantità, con un incremento del numero di pazienti arruolati negli studi clinici dell’800% secondo il Ministero della Salute”, riferisce il direttore scientifico Gianluigi Giannelli. Gli studi clinici, dunque, non soltanto per porre un freno ai viaggi della speranza ma anche per supportare il sistema sanitario regionale, garantendo risparmi importanti grazie all’utilizzo gratuito di farmaci sperimentali e di prestazioni sanitarie forniti ai pazienti. “La ricerca scientifica rappresenta un punto di forza dell’Istituto – continua Giannelli – avendo registrato nell’ultimo anno un incremento del 144%, ponendo il “De Bellis” tra i primi cinque istituti italiani per numero di citazioni su articoli scientifici internazionali. Sulla base di questi risultati, il Ministero della Salute ha certificato le performance complessive, scientifiche e sanitarie, dell’istituto pari al 143%, rendendolo il primo Irccs nel centro-Sud d’Italia”.  “Questi risultati straordinari sono frutto del lavoro corale di un team multidisciplinare composto da ricercatori, medici ed operatori sanitari altamente qualificati”, dichiara il presidente del Civ Enzo Delvecchio. Questi traguardi – prosegue Delvecchio – ci motivano a continuare a garantire il diritto alla salute attraverso innovazione e qualità, e rappresentano un motivo di orgoglio per la sanità pugliese e italiana, consolidando il ruolo dell’istituto come punto di riferimento nazionale e internazionale”. “La ricerca – sottolinea il commissario straordinario Luigi Fruscio – è il “cuore” dell’Irccs e questi importanti risultati, testimoniano che la strada seguita è quella giusta. Per consolidare gli elevati livelli raggiunti, la produzione scientifica deve restare il fulcro attorno al quale far ruotare la nostra attività, tenendo comunque saldi alcuni punti chiave: la capacità di attrarre risorse, l’assistenza ai pazienti, il trasferimento tecnologico e la capacità di pensare e agire in rete».

Attorno allo stesso tavolo i principali attori del mondo tech, delle istituzioni e della ricerca

L’istituto pugliese specializzato in gastroenterologia ha ospitato un incontro sulla ricerca scientifica su un cancro aggressivo e in aumento Servizio di Maurizio Marangeli Interviste a : Enzo Delvecchio, Presidente CIV Irccs “S. De Bellis” di Castellana Grotte e Prof. Gianluigi Giannelli, Direttore Scientifico Irccs “S. De Bellis” di Castellana Grotte

La principale novità risiede nell’aumento delle percentuali di premialità per i ricercatori Servizio di Saverio Carlucci Montaggio di Orazio Corbacio

In videocollegamento la ministra Bernini Servizio di Anna De Feo; intervista a Francesco Cupertino, rettore Politecnico Bari;

Irccs “De Bellis”, nuovo primato per la ricerca

L’istituto pugliese specializzato in gastroenterologia primo al Sud Servizio di Maurizio Marangelli Interviste a: Gianluigi Giannelli, Direttore Scientifico Irccs “De Bellis”; Enzo Delvecchio, Presidente CIV

Ricerca, nuovo primato per il “De Bellis”

La certificazione del Ministero del Salute: l’istituto pugliese specializzato in gastroenterologia primo Irccs del centro-sud L’Irccs “Saverio de Bellis”, la prima struttura in Puglia autorizzata

Uniba, nuovo regolamento per la ricerca

La principale novità risiede nell’aumento delle percentuali di premialità per i ricercatori Servizio di Saverio Carlucci Montaggio di Orazio Corbacio

gilca-srl-giugno
deliziosa