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Una tradizione antichissima che l’Arciconfraternita della morte dal sacco nero tiene viva il mercoledì delle Ceneri Servizio di Giovanni Di Benedetto

La Procura di Trani indaga per istigazione al suicidio in relazione alla morte di Valerio Lacalamita Servizio di Linda Cappello Montaggio di Vito D’Aloia

Vincenzo Ceci si trovava per lavoro a Raron, una località del Cantone Vallese Si chiamava Vincenzo Ceci ed era originario di Molfetta, l’uomo di 29 anni deceduto venerdì scorso a causa di un’esplosione in un garage a Raron, una località del Cantone Vallese, in Svizzera, dove si trovava per lavoro. Nell’incidente è rimasto gravemente ferito un 59enne belga, trasportato d’urgenza all’ospedale di Losanna. La comunità di Molfetta è in lutto per la perdita improvvisa del giovane concittadino, che era molto conosciuto in città per il suo carattere mite e cordiale. Le autorità svizzere stanno indagando per chiarire le cause dell’accaduto. Non si esclude che possa essere disposto l’esame autoptico sul corpo del 29enne.

L’uomo avrebbe aiutato alcune persone in difficoltà economica pretendendo la restituzione del denaro con interessi fino al 110 per cento Avrebbe prestato soldi a persone in difficoltà economica chiedendone però la restituzione applicando tassi di interesse del110 per cento. Con le accuse di usura, estorsione, rapina e lesioni personali, un uomo di 70 anni di Molfetta è stato arrestato dai carabinieri. A dare il via alle indagini, coordinate dalla Procura di Trani, è stata la denuncia presentata da una delle vittime che risiede a Bisceglie. L’uomo che di professione fa l’ottico, si sarebbe reso disponibile a dare un aiuto in un momento di difficoltà pretendendo poi la restituzione dei soldi prestati applicando tassi usurari. Se le vittime non riuscivano a saldare i debiti, è emerso dagli accertamenti, si sarebbe impossessato dei loro beni, come le auto o i mezzi di proprietà, oppure le avrebbe aggredite con violenza. Il 70enne è ora agli arresti domiciliari. 

Si prostituivano giovani ragazze italiane, servizi sponsorizzati con annunci on-line, accesso clienti con sistema di videosorveglianza Un centro massaggi di Molfetta era in realtà una casa d’appuntamenti nella quale si prostituivano giovani ragazze italiane. E’ quanto accertato dalla guardia di finanza, che ha arrestato due uomini di Modugno, con precedenti per sfruttamento della prostituzione. Nell’indagine, coordinata dalla procura di Trani, risultano indagate la compagna di uno degli arrestati e una ragazza che aveva il compito di pattuire il prezzo delle prestazioni. I servizi offerti dal centro a luci rosse erano sponsorizzati tramite annunci on-line e l’accesso dei clienti era gestito da remoto, tramite un sistema di videosorveglianza.

Fondamentale la denuncia di una delle vittime che ha chiesto aiuto ai Carabinieri Arresti domiciliari per un 70enne, un ottico di Molfetta, gravemente indiziato di usura, estorsione, rapina e lesioni personali. Tutto è partito dalle denuncia di una delle vittime che, esasperata dalla situazione, ha chiesto aiuto ai Carabinieri di Bisceglie. Dalle indagini è emerso che l’estorsore avrebbe elargito somme di denaro a più persone pretendendo interessi che arrivavano ao 110%. In caso di ritardo nella restituzione dei soldi, seguivano minacce e aggressioni fisiche.

Avrebbe creato una corsia preferenziale per chi si rivolgeva a lui per eseguire le prestazioni durante l’orario di servizio nell’Ospedale di Molfetta Servizio Matteo Spada

Il 16enne, vittima di un tragico incidente stradale lo scorso 31 gennaio, è stato ricordato con parole di speranza e amore

17 anni fa Davide perse il papà nella tragedia della Truck Center, non lo ha mai conosciuto Servizio Anna De Feo

Il giovane non aveva mai conosciuto il genitore. Militava nella squadra under 17 della sua città Era figlio di uno dei 5 operai morti nella tragedia dell’autolavaggio Truck center di Molfetta il 3 marzo del 2008 Davide Farinola, il 16enne che ha perso la vita in via Terlizzi nello scontro tra il ciclomotore sul quale era a bordo con un suo coetaneo e un’auto guidata da un neo patentato di 19 anni. Il suo papà si chiamava Luigi, rimase vittima delle esalazioni di acido solfidrico di una cisterna che stava lavando insieme ai suoi compagni; sua moglie era incinta di Davide quando avvenne la tragedia. Il giovane, che dunque non aveva mai conosciuto il suo papà, era appassionato di calcio, militava nella squadra under 17 della città. “Al di là della dinamica, delle responsabilità dei singoli”, ha detto il sindaco Tommaso Minervini, “restano l’amarezza, lo sgomento e la consapevolezza che tutto, con un po’ più di attenzione, si sarebbe potuto evitare. Sono vicino ai familiari e agli amici del ragazzo che ha perso la vita ma anche a tutti gli altri protagonisti di una tragedia che sicuramente lascerà un segno nei loro cuori e nella loro mente”.

I due accusati di detenzione d’arma e agevolazione mafiosa restano in silenzio durante l’interrogatorio Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia Eugenio Palermiti Junior e Savino Parisi, in carcere da venerdì scorso per porto e detenzione d’arma aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.Le accuse si riferiscono sia all’episodio del 22 settembre, quando nella discoteca Bahia di Molfetta morì la 19enne Antonella Lopez colpita per errore dal reo confesso Michele Lavopa, rivale del giovane Palermiti, che ad un altro avvenuto al Divinae Folliae di Bisceglie. In entrambi i casi Palermiti sarebbe entrato armato, con la complicità dell’amico Savino Parisi.

La ragazza fu uccisa il 22 settembre scorso, durante una sparatoria in discoteca a Molfetta In relazione all’omicidio di Antonia Lopez, la ragazza uccisa durante una sparatoria avvenuta in un locale a Molfetta il 22 settembre scorso, i Carabinieri del Comando provinciale di Bari, a conclusione di un’attività investigativa coordinata dalla Dda del capoluogo pugliese, stanno eseguendo un’ordinanzadi custodia cautelare nei confronti di due indagati. I reati sono di detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo.

Intesa per consentire la formazione di nuovi talenti del territorio nel Palazzo della Musica Intervista: Giampaolo Schiavo, dri conservatorio “Nino Rota” Michele Consueto, dir art palazzo della musica “Don Salvatore Pappagallo” Servizio Giuseppe Capacchione

‘Ha dedicato la sua vita al servizio del Vangelo’ “I vescovi di Puglia si uniscono al dolore della famiglia del cardinale Amato e della società San Francesco di Sales e assicurano la loro vicinanza nella preghiera, affidando al Signore l’anima del compianto cardinale”. Lo dichiara in una nota a nome dei vescovi pugliesi, monsignor Giuseppe Satriano, presidente della Conferenza episcopale pugliese e arcivescovo di Bari-Bitonto che così commenta la morte a 86 anni lo scorso 31 dicembre del cardinale Angelo Amato, originario di Molfetta e prefetto emerito della congregazione delle Cause dei Santi. “Il cardinale Amato ha dedicato la sua vita al servizio del Vangelo e ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto- ricordano i vescovi pugliesi – trovando in lui un punto di riferimento e un esempio di dedizione e di amore per la Chiesa”. Nel novembre 2013, Amato ha chiuso la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di don Tonino Bello. I funerali si svolgeranno oggi in Vaticano.

Era prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi Lutto nel mondo della chiesa per la scomparsa del cardinale Angelo Amato, originario di Molfetta, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi. E’ deceduto ieri, all’età di 86 anni. Nato da una famiglia di costruttori navali, a 15 anni aveva deciso di abbandonare l’azienda per diventare aspirante salesiano, dedicandosi poi al ministero sacerdotale e all’insegnamento universitario come teologo. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale nel gennaio del 2003 da Papa Wojtyla, mentre nel novembre 2010 Papa Ratizinger lo ha nominato cardinale. In questo ruolo ha partecipato al conclave del marzo 2013, che ha eletto Papa Bergoglio. Sempre nel 2013 il cardinale Amato ha chiuso nella cattedrale di molfetta la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di don Tonino Bello.

L’esposizione all’interno del cinquecentesco Torrione Passari Intervista Gaetano Centrone – curatore mostra “Cronofagia”

Pubblicizzava la merce su Instagram e TikTok, sequestrate delle vere e proprie bombe, stoccate in una palazzina Vendeva fuochi d’artificio illegali in un deposito di proprietà dei genitori, pubblicizzando la merce su Instagram e TikTok. In manette un 22enne di Molfetta, già noto alle forze dell’ordine, arrestato dalla guardia di finanza. Il materiale sequestrato, delle vere e proprie bombe, era stoccato in una palazzina in pieno centro cittadino, in un locale senza aerazione. Il giovane, finito ai domiciliari, ha partecipato alla guerriglia urbana scoppiata a Capodanno 2024 in Piazza Vittorio Emanuele a Molfetta.

Il giovane vendeva ingenti quantitativi di esplosivo mediante i social network per poi consegnare la merce di persona È stato arrestato un 22enne molfettese, già noto alle Forze di Polizia, per ricettazione e detenzione illegale di artifizi pirotecnici artigianali. Secondo le ricostruzioni dei Finanzieri della Compagnia di Molfetta, il giovane vendeva ingenti quantitativi di esplosivo mediante i social network, in particolare Instagram e TikTok, per poi consegnare la merce di persona nei pressi di un deposito di Molfetta di proprietà dei genitori. All’interno del magazzino, sono stati ritrovati 216 petardi artigianali, altri 21 manufatti artigianali e due batterie di fuochi. Il 22enne è finito agli arresti domiciliari. Il giovane era già stato tratto in arresto nel mese di gennaio scorso per essersi reso responsabile, insieme ad altri giovani, dei tumulti scoppiati la notte di capodanno 2024 in piazza Vittorio Emanuele a Molfetta.

È lo stesso giovane coinvolto nella sparatoria in discoteca in cui morì la giovane Antonella Lopez

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