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Uno spazio di inclusione. Il riferimento al valore insuperabile dei ragazzi del team, un luogo di lavoro ma anche di relazione e di crescita. Spazio inclusivo lo definiscono, a Molfetta, progetto finanziato dalla regione Puglia.Le differenze diventano valore aggiunto, un presidio di innovazione sociale. La ristorazione fa rima con inclusione. Intervista: Diletta Rosati, Ass. Contasudinoi

Donato dall’associazione “La doppia elica”. Un investimento concreto nella salute delle donne, definiscono dalla Asl di Bari la dotazione tecnologica che all’ospedale “don Tonino Bello” di Molfetta permette diagnosi sempre più accurate per il tumore al seno. Un sistema con iniettore, ossia la mammografia con mezzo di contrasto, donato dall’associazione “La doppia elica”, impegnata in attività di sensibilizzazione sulla natura e la diffusione delle mutazioni genetiche connesse con l’aumentato rischio di carcinoma mammario ed ovarico e sulla necessità di intervenire precocemente. Interviste a Angela Ingrosso, pres. “La doppia elica”; Angela Vestito, resp. UOSVD Radiodiagnostica Senologica, osp. San Paolo

Una app per contrastare il fenomeno dei furti nelle villette a ridosso della strada provinciale che collega Molfetta a Terlizzi. L’hanno studiata dal comitato di quartiere. Un allarme cooperativo, viene definito, un modello che può essere adottato da altre comunità, esattamente come quella del comitato di quartiere della strada provinciale 112 tra Molfetta e Terlizzi che l’ha studiato per scongiurare gli episodi di furto all’interno delle abitazioni. Avevamo incontrato i residenti a gennaio scorso dopo una escalation di episodi, da allora si è optato per un pattugliamento dinamico da parte della vigilanza privata, adesso una applicazione sul telefonino, un passo in avanti rispetto alle ronde per migliorare il controllo di vicinato e presidiare le aree extraurbane. Si chiama Sentinella 112, una rete di monitoraggio moderna ed efficiente, dicono. Intervista a Maurizio De Tullio, pres. comitato quartiere Sp112

Il ragazzo è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco. Ci sarebbe anche un minorenne tra i killer di Antony La Forgia, il 22enne ucciso a Molfetta il 16 giugno scorso. L’inchiesta della Procura di Trani ha portato all’arresto di Michele Parisi, 53 anni, di Molfetta, e Ilario Camporeale, 23 anni, di Terlizzi, accusati di omicidio aggravato, porto e detenzione illegale di armi e violenza privata. Con loro avrebbe agito anche il figlio minore di Parisi. Secondo le indagini Parisi e Camporeale avrebbero ordito una trappola costringendo con la forza un amico di La Forgia a telefonargli per chiederlo di raggiungerlo in un posto da loro indicato. Quando lui é arrivato in un’auto, con la compagna, ha invitato l’amico a salire e ad andare via. A quel punto sarebbero entrati in azione Ilario Camporeale e il figlio di Parisi, entrambi con il passamontagna. I due avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco contro il 22enne, uccidendolo.

. Tenta di sparare ad un 18enne di Giovinazzo, ma non ci riesce perché l’arma si inceppa e con altri tre complici lo picchia ferocemente. È successo nel pomeriggio del 18 marzo scorso a Molfetta. Dopo un’indagine durate oltre 3 mesi i carabinieri hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo e in concorso fra loro, di tentato omicidio, lesioni personali e detenzione e porto abusivo di armi. Si tratta di tre giovani tra i 24 e i 27 anni che ora si trovano in carcere e di un 51enne finito ai domiciliari. L’agguato fallito a cui è seguito poi il pestaggio avvenne vicino al parco pubblico di piazza Roma, dove il 18enne fu raggiunto dagli aggressori a bordi di due moto. Dietro l’episodio pare questioni personali legate ad una ragazza.

L’incontro pubblico si è tenuto al Seminario Vescovile con la presentazione del progetto architettonico, storico e sociale dell’iniziativa. Mettere al centro la cura della persona e la solidarietà, in un contesto residenziale più moderno e inclusivo. La Residenza socio-assistenziale per anziani “San Pietro”, l’antico omonimo Istituto nel centro storico di Molfetta, sarà presto restituita alla comunità cittadina. I dettagli della riqualificazione dell’immobile di rilevante valore storico, architettonico e sociale sono stati presentati dall’Associazione AICCOS APS, in collaborazione con la Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Molfetta. Intervista a Maria Luigia Paparella – Presidente di AICCOS APS, Onofrio Giuseppe Colasanto – Direttore dei lavori Servizio di Damiana Sgaramella

L’esperienza dell’equipaggio si è intrecciata a quella educativa, sociale e terapeutica delle associazioni di volontariato locali. Nei giorni scorsi la città di Molfetta ha accolto Nave Italia, il più grande brigantino a vela del mondo gestito dalla Marina Militare e il suo progetto di inclusione, condivisione e solidarietà. Interviste a Marco Gagliani, Project Manager della Fondazione Tender To Nave Italia; Raffaella Caifasso, Presidente dell’Associazione ContestoLab; Giuseppe De Gioia, Tesoriere de “Il Popolo Granchio” di Molfetta Servizio di Damiana Sgaramella

Dopo Taranto e Brindisi, passa da Manfredonia e Molfetta il viaggio del veliero storico che trasporta adolescenti che affrontano cure oncologiche. Andiamo a bordo di nave Italia, il brigantino dell’inclusione. E’ salpata da Manfredonia alla volta di Molfetta: al via la nona tappa del viaggio di Nave Italia, il brigantino con a bordo dieci adolescenti in cura presso il reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. L’imbarcazione prosegue il suo viaggio in Puglia, dopo aver toccato Taranto e Brindisi. Durante la navigazione il mare diventerà spazio di libertà e scoperta, e la vela strumento di crescita per rafforzare la fiducia in sé stessi. Obiettivo trasformare il percorso di recupero dalle terapie oncologiche in un momento di alleanza e sostegno reciproco, favorendo il mantenimento nel tempo dell’attività fisica attraverso un programma collettivo avviato a bordo e proseguito successivamente a domicilio. L’impatto del percorso sarà valutato mediante il monitoraggio delle capacità funzionali e della tolleranza allo sforzo, rilevate prima dell’imbarco e a tre mesi dall’esperienza. Tra sabato e lunedì Nave Italia sarà ormeggiata a Molfetta con attività e laboratori che coinvolgeranno anche la cittadinanza. La campagna 2026 di Nave Italia, che proseguirà fino al 31 ottobre toccando 19 porti italiani, accoglierà circa 300 ragazzi e cento accompagnatori, per un totale di oltre 400 partecipanti, confermandosi ancora una volta un’esperienza unica e inclusiva, un percorso strutturato e consolidato che ogni anno coinvolge centinaia di giovani e operatori.

Sostenibilità, tecnologia e mercati internazionali: l’azienda di Molfetta selezionata dal CIHEAM Bari per disegnare il futuro della serricoltura mediterranea.. Si è concluso nella suggestiva cornice del Consorzio Universitario di Ragusa Ibla il Sicily Camp, l’evento chiave del progetto europeo PROTECHMED (PROmoting innovative solutions for the TECHnological transition of the MEDiterranean horticultural sector). Finanziato dal programma Interreg NEXT MED, il progetto punta a rivoluzionare l’orticoltura protetta del Mediterraneo attraverso il risparmio energetico, l’efficienza idrica e l’agricoltura digitale. Tra i protagonisti di questa importante tre giorni di cooperazione internazionale spicca l’Azienda Agricola Fratelli Facchini, storica eccellenza agronomica di Molfetta (BA), che ha partecipato all’evento dal 3 al 5 giugno 2026 su invito esclusivo del CIHEAM Bari. Un ponte tecnologico tra le sponde del Mediterraneo Il summit – coordinato da Svi.Med. ETS in collaborazione con l’Università di Catania – ha visto alternarsi incontri tecnici, conferenze e visite sul campo. L’obiettivo? Creare un modello comune di “serra mediterranea” ad altissima efficienza. Per la famiglia Facchini, da cinquant’anni punto di riferimento del settore, l’evento ha rappresentato la naturale prosecuzione di un percorso basato su innovazione e sostenibilità. “È stato particolarmente gratificante metterci al servizio del progetto PROTECHMED e del CIHEAM Bari”, ha dichiarato Pietro Facchini, CEO dell’Azienda Agricola F.lli Facchini e Dottore Agronomo. “Il confronto con colleghi e centri di ricerca di tutto il Mediterraneo ci ha permesso di scambiare valutazioni interdisciplinari cruciali: dall’agronomia alla precision agriculture fino alle energie rinnovabili. Il tutto con un obiettivo finale condiviso: mettere al centro le persone e l’ambiente.” Verso una nuova orticoltura mediterranea Superando i confini nazionali, PROTECHMED ha tracciato la strada per un’agricoltura più forte, resiliente e tecnologica. Un percorso che valorizza le alte competenze scientifiche ed economiche per tutelare il delicato equilibrio ambientale del bacino del Mediterraneo, garantendo al contempo la qualità di una produzione orticola che è alla base della nostra alimentazione e della nostra salute.

L’agguato nella notte vicino alla zona industriale dopo un alterco in centro. Gli inquirenti stringono il cerchio attorno a un sospettato fuggito in scooter con un complice: al vaglio le telecamere della città. Si concentrano sulla fuga di un giovane, che si sarebbe allontanato rapidamente a bordo di uno scooter probabilmente insieme a un complice, le indagini sull’omicidio di Antonio La Forgia, il ragazzo di 23 anni freddato a colpi di pistola nel corso della notte a Molfetta, in provincia di Bari. La vittima, un volto già noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti, è caduta in un vero e proprio agguato stradale, colpita da almeno cinque proiettili, uno dei quali lo avrebbe raggiunto mortalmente alla testa. Secondo le prime ricostruzioni emerse dall’attività investigativa, il killer avrebbe intercettato e raggiunto il 23enne nei pressi della rotatoria stradale situata tra via Hugo e via Cagliero, a poca distanza dall’ingresso principale della zona industriale di Molfetta. È esattamente in quest’area periferica che si è consumata la tragedia, l’atto finale di una sequenza temporale drammatica iniziata diverse ore prima in un’altra zona della città. Dalla lite in centro all’agguato: la ricostruzione della dinamica Gli investigatori dell’Arma stanno ricostruendo con estrema precisione tutte le fasi precedenti alla sparatoria a Molfetta. Stando a quanto appreso finora, la scintilla che ha scatenato la violenza sarebbe scoccata nei pressi di un bar del centro cittadino, frequentato da entrambi i giovani. Lì, per motivi ancora da chiarire, Antonio La Forgia e il presunto autore dell’omicidio avrebbero iniziato a battibeccare animatamente. Quello che sembrava un banale alterco verbale si è però trasformato in una spedizione punitiva. Dopo la lite al bar, infatti, il giovane armato si sarebbe messo all’inseguimento di La Forgia, tallonandolo lungo le strade cittadine fino a raggiungerlo nella zona della rotatoria periferica, dove ha estratto l’arma e ha aperto il fuoco ripetutamente, senza lasciargli scampo. Subito dopo l’agguato, sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118. Il giovane 23enne, ferito in modo gravissimo, è stato trasportato d’urgenza al vicino ospedale “Don Tonino Bello” di Molfetta. Le sue condizioni sono apparse immediatamente disperate ai medici del nosocomio barese: il ragazzo è deceduto poco dopo il suo arrivo in pronto soccorso a causa delle lesioni devastanti riportate, in particolare quella causata dal proiettile alla testa. Le indagini dei Carabinieri: si scavano i filmati delle telecamere Le complesse indagini sul delitto sono condotte dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta e del Comando Provinciale, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani. I militari dell’Arma hanno immediatamente transennato l’area della sparatoria per effettuare i rilievi scientifici e, contemporaneamente, hanno avviato una massiccia attività di indagine sul territorio. Nelle ultime ore, i carabinieri stanno acquisendo le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza sia pubblici che privati presenti nella zona industriale e lungo il percorso che collega il bar del centro al luogo del delitto. L’obiettivo è isolare fotogrammi utili a identificare lo scooter utilizzato per la fuga e a confermare l’eventuale presenza di una seconda persona a bordo del mezzo. Al contempo, gli inquirenti stanno ascoltando numerosi testimoni, tra cui gli avventori del bar e le persone vicine alla vittima, nel tentativo di dare un nome al killer. Nelle prossime ore sul corpo del giovane sarà formalmente disposta l’autopsia da parte dell’autorità giudiziaria per chiarire l’esatta traiettoria dei colpi.

I malviventi si sono allontanati senza bottino. Nella notte alcuni ladri hanno fatto irruzione al Gran Shopping Mongolfiera di Molfetta. Secondo una prima ricostruzione, i malviventi hanno sfondato uno degli ingressi del centro commerciale con un’auto e poi hanno tentato di abbattere la saracinesca di una gioielleria, ma l’intervento della vigilanza li ha costretti alla fuga prima di riuscire a entrare. All’arrivo delle guardie giurate, la vettura era ancora ferma contro la serranda del negozio, mentre gli autori del tentato furto si erano già allontanati senza bottino. Sono in corso gli accertamenti per quantificare i danni e acquisire le immagini dei sistemi di videosorveglianza, per ricostruire la dinamica e identificare i responsabili. Lo stesso centro commerciale, lo scorso settembre, era stato teatro di una rapina con mitra, finita con due feriti.

Al ballottaggio ha ottenuto un netto successo sul civico Pietro Mastropasqua. A Molfetta ha vinto la proposta che ha puntato di più sulla discontinuità. Il nuovo sindaco è il giovane progressista Manuel Minervini, 36 anni, solo omonimo – nel cognome – di Tommaso, la cui amministrazione è caduta 8 mesi fa per guai giudiziari. Il nuovo primo cittadino, sostenuto da una coalizione composta da Pd, AVS, M5S, Rifondazione e quattro civiche, al ballottaggio ha avuto la meglio, con il 67,47% dei consensi, su Pietro Mastropasqua, candidato appoggiato da 11 liste civiche, ma più volte consigliere comunale e assessore col centrodestra. Qui le interviste a vincitore e sconfitto

Il Ser e altre associazioni che occupano gli spazi del Pala Poli di Molfetta si ritrovano senza sede. Ma non tutto è perduto. Il conto alla rovescia è già cominciato, entro il 17 dicembre i volontari del Ser dovranno lasciare i locali del palazzetto dello sport, concessione scaduta, il comune di Molfetta ha chiesto all’associazione, come ad altre che occupano gli spazi, di liberarli. Intervista a Alessandro Palumbo, SerMolfetta

Sono ore di apprensione e attesa a Molfetta per le sorti di Domenico Centrone, l’attivista del convoglio umanitario di rra della Flottilla bloccato in Libia metre era diretto a Gaza. L’appello perché sia liberato della sorella e della sua seconda famiglia. Le amiche e gli amici la seconda famiglia di Domenico Centrone, l’attivista di Molfetta del convoglio umanitario di terra della Flottilla bloccato mentre era diretto a Gaza e ora trattenuto in Libia. Hanno deciso di metterci la faccia, rilanciando l’appello per il suo rilascio della sorella Maria Rosaria che, lontano dalle telecamere, chiede al Governo italiano di portare a casa Nico, come lo chiamano tutti qui. Intervista a Silvana De Bari, Assemblea coord. Molfetta per la Palestina e Andrea Innominato, Assemblea coord. Molfetta per la Palestina

In un episodio aveva minacciato il titolare con una bottiglia di vetro. Un 38enne di Terlizzi è stato arrestato dai carabinieri per rapina aggravata. L’uomo era entrato in una farmacia di Molfetta minacciando il titolare con una bottiglia di vetro e portando via dalla cassa poco più di 800 euro. Tra marzo e aprile avrebbe commesso altre due rapine in altrettante farmacie e parafarmacie di Corato.

Tappa a Ginevra della tournée in Svizzera dell’orchestra sinfonica pugliese nata a Molfetta nel 2013. La tappa finale di una tournée promossa dalla società italiana della musica da camera in alcuni tra i più prestigiosi palcoscenici europei, premiata dal ministero della cultura. L’orchestra filarmonica pugliese, partita da Molfetta nel 2013, dopo le esperienze a Salisburgo e Berlino, è stata ospite nella Victoria Hall di Ginevra, in Svizzera, ad accompagnare le sonorità dei Carmina Burana sotto la guida del direttore d’orchestra americano John Axelrod. Intervista a Laura Bienna, pres. Orchestra filarmonica pugliese

Al momento non si sa cosa stia succedendo ma si sono già attivati Consolato e Ministeri e si sta facendo tutto il possibile per il loro rilascio. È pugliese uno dei due italiani tra i dieci attivisti della carovana umanitaria della Flotilla fermati in Libia e con cui si sono persi i contatti. Si tratta di Domenico Centrone, di 33 anni, originario di Molfetta. Il gruppo intende raggiungere Gaza attraverso l’Egitto ma, al momento di attraversare il confine per procedere verso l’Egitto, a Sirte, nell’est della Libia, il gruppo della Flotilla è stato fermato al checkpoint dai miliziani del generale Haftar. Al momento non si sa cosa stia succedendo ma si sono già attivati Consolato e Ministeri e si sta facendo tutto il possibile per il loro rilascio. Questo è quanto è stato raccontato da un’altra pugliese che si trova lì, Sara Suriano di 33 anni di Andria.

Non solo inquinamento della falda, ma anche strade rovinate, rifiuti e scarsa manutenzione del verde. Un percorso ad ostacoli, buche ovunque, rattoppate come si può, rifiuti abbandonati, marciapiedi sollevati dalle radici degli alberi, manutenzione del verde inesistente, anche davanti al monumento alla memoria di don Tonino Bello, indimenticato vescovo di questa città. Siamo nella zona industriale di Molfetta, nelle ultime ore balzata agli onori della cronaca per quello che dalla procura di Trani hanno definito un grave disastro ambientale causato dallo scarico nella falda di sostanze cancerogene e inquinanti da parte di alcune aziende. Chi lavora qui denuncia la mancanza di decoro. Interviste ad imprenditori

All’indomani del blitz della guardia costiera nella zona industriale di Molfetta, interessata da un forte inquinamento della falda, parlano gli imprenditori e le persone che qui lavorano. Si sarebbe verificato un vero e proprio disastro ambientale irreversibile, con la falda contaminata da sostanze inquinanti scaricate da alcune aziende. Poche, rispetto al numero di imprese sane, dicono i titolari. Intervista ad imprenditori e a Pasquale Salvemini, Wwf

Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Veleni nel sottosuolo, falda contaminata e un inquinamento che, secondo gli investigatori, presenta ormai caratteri di irreversibilità. È lo scenario emerso nell’inchiesta della procura di Trani sulla zona Asi di Molfetta, culminata nel sequestro di 22 aziende e 11 pozzi disperdenti. Le analisi avrebbero rilevato concentrazioni abnormi di sostanze tossiche e cancerogene, in alcuni casi fino a oltre diecimila volte sopra i limiti di legge. Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Nel decreto di sequestro il giudice parla di effetti devastanti e difficilmente sanabili, tanto da rendere necessari, in futuro, interventi pubblici finanziati dallo Stato per mitigare e ridurre le conseguenze ambientali. Le prime ispezioni risalgono al 2024. In totale sono 72 gli indagati: tra loro dirigenti e funzionari del consorzio Asi di Bari, della Città Metropolitana e del Comune di Molfetta, oltre ai titolari delle imprese coinvolte. Secondo la procura non sarebbero stati effettuati controlli adeguati sulla rete fognaria e sugli scarichi industriali. Nei prossimi giorni molti degli indagati saranno ascoltati dal gip, che dovrà decidere anche sulle richieste di misure interdittive e sul possibile commissariamento del consorzio Asi e della società Asi Spa. Intanto le aziende sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari. Il procuratore di Trani Renato Nitti ha spiegato che saranno necessari ulteriori approfondimenti anche per verificare eventuali conseguenze sui prodotti agricoli irrigati con l’acqua di falda nella zona.

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