
Parla la madre del 17enne morto in ospedale: “Gianvito è il figlio di tutti, vogliamo giustizia”
Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13
. Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13 e 14 aprile dopo un intervento chirurgico. Un dolore lacerante il suo, che grida giustizia: “Gianvito è uscito dalla sala operatoria facendo il segno di vittoria” racconta in lacrime, “torniamo nella stanza, apriamo la porta e Gianvito era lì sul letto ormai esanime” Qui l’intervista alla madre di Gianvito, morto a 17 anni Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella che al 17enne sia stato somministrato un farmaco sbagliato, cloruro di potassio non destinato a lui. “Gianvito è il figlio di tutti, era il fratello di tutti” dice ancora la madre, “Su quel letto poteva esserci chiunque, chiediamo venga solo che venga fatta chiarezza”
Spesso la picchiava, le tirava i capelli o la chiudeva in uno sgabuzzino al buio. La bambina ha subito anche abusi sessuali.. Il Tribunale di Lecce, in composizione collegiale, ha condannato una donna di 52 anni a sette anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. La donna rispondeva di vessazioni nei confronti della figlia di dieci anni, oggi 22enne. Sarebbe stata la stessa ragazzina, durante la separazione dei genitori, a raccontare alla psicologa i comportamenti vessatori della madre. Spesso la picchiava, le tirava i capelli o la chiudeva in uno sgabuzzino al buio. La bambina ha subito anche abusi sessuali. Il tribunale ha disposto anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, dichiarando la donna decaduta da ogni diritto alimentare e di successione nei confronti della figlia
Villani è sotto processo davanti alla Corte d’assise di Brindisi con l’accusa di aver ucciso Cosima D’Amato, 71 anni, a settembre del 2023. Ha tentato il suicidio nella sua cella del carcere di Bari Alberto Villani, 42 anni, di San Michele Salentino, imputato per l’omicidio della madre. L’uomo è stato soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico del capoluogo pugliese, dove è ora ricoverato in condizioni gravissime. L’episodio risale a domenica 1 febbraio. Villani è sotto processo davanti alla Corte d’assise di Brindisi con l’accusa di aver ucciso la madre, Cosima D’Amato, di 71 anni, nel settembre 2023. Secondo l’impianto accusatorio, la donna sarebbe stata picchiata e poi data alle fiamme. L’imputato era stato arrestato poche ore dopo i fatti. Il procedimento giudiziario è tuttora in corso. L’ultima udienza si è tenuta nel mese di gennaio per la riformulazione del capo d’imputazione; la prossima è fissata per il 10 febbraio. Su richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Stomeo, il tribunale ha disposto una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto. L’incarico è stato affidato allo psichiatra Elio Serra. Villani, che da tempo presenta gravi problemi di salute ed è costretto all’uso della sedia a rotelle, aveva già accusato un malore lo scorso ottobre durante un’udienza del processo, alla quale aveva partecipato solo per pochi minuti. Sull’episodio avvenuto in carcere sono in corso accertamenti.
L’uomo disse di volersi “rimettere alla volontà di Dio”. La donna è stata poi trasportata all’ospedale Di Venere dove è deceduta venerdì scorso. È stato rimesso in libertà, con il parere favorevole della procura, il professionista barese accusato di tentato omicidio per aver staccato i supporti vitali all’anziana madre malata terminale.L’episodio risale allo scorso 15 dicembre. L’uomo, caregiver dell’anziana, aveva staccato i collegamenti con gli apparecchi elettromedicali che tenevano in vita l’anziana dicendo di volersi “rimettere alla volontà di Dio”. La donna è stata poi trasportata all’ospedale Di Venere dove è deceduta venerdì scorso. L’uomo il 22 gennaio era stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla madre con applicazione del braccialetto elettronico, ma poiché aveva rifiutato che gli venisse applicato il dispositivo il gip aveva disposto gli arresti domiciliari. In seguito al decesso, gli avvocati Patrizia Ciorciari e Flavio Romito hanno chiesto e ottenuto la revoca della misura.Il pm Isabella Ginevra non ha disposto l’autopsia, i funerali sono già stati celebrati.
Dopo l’arresto in flagranza di reato, il trentenne è stato sottoposto ai domiciliari con divieto di avvicinamento alla persona offesa e l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo. Con le accuse di maltrattamenti e minacce ai danni della madre, un 30enne di Potenza è stato arrestato dai carabinieri. L’intervento dei militari si è reso necessario dopo una richiesta di aiuto al 112 in cui si segnalava una lite in ambito familiare. Secondo quanto ricostruito dai militari , l’uomo ha minacciato, aggredito e picchiato la madre che, a causa delle violenze del figlio, è stata costretta a scappare di casa. Di recente il figlio era tornato a vivere nell’abitazione della donna, durante il periodo delle feste, ma come era già accaduto in passato l’uomo ha cominciato nuovamente a comportarsi in modo aggressivo, costringendo la madre, in più circostanze, a lasciare l’abitazione. Dopo l’arresto in flagranza di reato, il trentenne è stato sottoposto agli arresti domiciliari in un’altra casa. Il gip del Tribunale di Potenza ha convalidato l’arresto e ha disposto i divieti di dimora e di avvicinamento alla persona offesa ed ai luoghi dalla stessa abitualmente frequentati, con l’applicazione del dbraccialetto elettronico
Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Il parto in anonimato non è abbandono ma un gesto di amore assoluto sofferto e solitario compiuto dalle donne alle quali la legge garantisce il diritto di rimanere nascoste. Una garanzia per la donna ma anche per il neonato che viene avviato rapidamente all’adozione. Una scelta consapevole in cui le donne oggi più che mai non sono lasciate sole come ribadito all’ospedale San Paolo di Bari durante una giornata di formazione rivolta agli operatori sanitari. Intervistata Laura Bruno
Il parroco ha chiesto ai compagni di classe del piccolo Elia di lanciare un messaggio di pace e soprattutto di amore, i due elementi che sono mancati all’interno della famiglia, dove si è consumato questo dramma. Lutto cittadino a Calimera per i funerali del piccolo Elia Perrone, il bambino di 8 anni ucciso dalla madre poi suicida. Una comunità rispettosa e silenziosa ha riempito la chiesa della Madonna della fiducia. Le parole dell’omelia del vescovo di Lecce sono partite dalla “debolezza” che è alla base di questa tragedia. Monsignor Panzetta ha parlato dell’importanza delle connessioni tra le persone all’interno di una famiglia. “Bisogna parlare dei problemi e soprattutto starsi vicino, donare amore per ricevere amore”. Nella chiesa, chiusa alle telecamere, in prima fila ci sono i sindaci di Calimera, Martano, Melendugno. Una cerimonia sobria contraddistinta anche dall’invito di Don Gabriele, il parroco di Calimera che ha chiesto ai piccoli della scuola in prima fila, ai compagni di classe del piccolo Elia, di lanciare un messaggio di pace e soprattutto di amore, i due elementi che sono mancati all’interno della famiglia, dove si è consumato questo dramma.
La madre era al nono mese di gestazione ma durante uno dei monitoraggi effettuati dal personale sanitario, il battito del feto sarebbe improvvisamente scomparso. Un neonato è morto all’ospedale “Perrino” di Brindisi durante il travaglio. La madre era al nono mese di gestazione ma durante uno dei monitoraggi effettuati dal personale sanitario, il battito del feto sarebbe improvvisamente scomparso. Immediatamente è scattato l’allarme in reparto. I familiari, sconvolti per l’accaduto, hanno deciso di presentare un esposto in Procura chiedendo accertamenti approfonditi. Probabilmente sarà disposta l’autopsia, ritenuta indispensabile per capire cosa abbia provocato la morte poco prima del parto e chiarire eventuali responsabilità.
In azione 4 malviventi mascherati e armati, erano ben informati. Pochi minuti ma di puro terrore quelli vissuti da madre e figlio a Monopoli, nella tarda serata di venerdì. I due sono stati sorpresi all’interno della loro villetta, in contrada Aratico, da una banda composta da quattro rapinatori mascherati e armati con una pistola taser. I malviventi hanno atteso l’arrivo del figlio, un 43enne titolare di una ditta di serramenti, e hanno cercato di immobilizzarlo. L’uomo è riuscito a divincolarsi e rifugiarsi in casa per mettere in sicurezza la madre, una donna di 67 anni. Ma i rapinatori sono tornati all’assalto e sono riusciti ad entrare rompendo con un’accetta una porta-finestra. Poi hanno preso in ostaggio madre e figlio ed hanno ripulito la villetta, portando via oggetti in oro e denaro contante. Sono fuggiti a bordo dell’auto della donna, trovata successivamente nelle campagne di Locorotondo. Questo fa pensare che la banda conoscesse bene il territorio, e non e’ escluso potessero contare anche sull’appoggio di un basista, che avrebbe indicato ora e luogo in cui entrare in azione. Indagano i Carabinieri.
Le esequie di Elisa Meola e Francesca Formisano si terranno a Deliceto domani 23 agosto alle 10.30 Il comune di Deliceto ha proclamato lutto cittadino nel giorno delle esequie di Elisa Meola e Francesca Formisano, madre e figlia decedute ieri nell’incidente stradale avvenuto lungo la Bradanica, vicino Melfi. I funerali si svolgeranno domani 23 agosto, alle 10.30, nella chiesa madre del SS Salvatore. Il comune invita concittadini, negozianti e tutti a sospendere le attività in segno di raccoglimento e rispetto. Le due donne sono morte sul colpo in un frontale con un Tir. Illeso il conducente. Ci sono indagini in corso per stabilire eventuali responsabilità. Sotto choc anche la comunità di Sant’Agata di Puglia, dove il padre della ragazza e marito della donna, presta servizio nella caserma dei carabinieri.
Un guasto al telecomando del veicolo ne ha bloccato l’apertura. La madre, fuori dall’auto, ha lanciato subito l’allarme Momenti di panico questa mattina, intorno a mezzogiorno, nel parcheggio dell’ospedale di Gallipoli dove un bambino di neanche due anni è rimasto chiuso nella macchina a causa di un malfunzionamento del telecomando del veicolo. La madre del piccolo, che era scesa dall’auto, ha subito dato l’allarme in forte stato di agitazione. In pochi minuti, sul posto si è riversata una moltitudine di persone. La scena è stata notata da un Carabiniere in servizio che, senza aspettare l’arrivo dei rinforzi richiesti, con un coltellino, insieme ad un soccorritore, ha smontato uno dei vetri laterali dell’Audi A5. Sbloccata la chiusura, il bambino è stato liberato, senza avere conseguenze. L’operazione è durata pochi minuti. Per fortuna, non c’erano le alte temperature dei giorni scorsi.
Si tratta di Filippo Minaccia, esponente del clan Palermiti di Bari. I fatti risalgono a febbraio del 2016 È stato condannato a 15 anni di reclusione Filippo Mineccia, esponente del clan Palermiti di Bari, ritenuto responsabile di tentato omicidio per aver sparato all’uomo con il quale la madre aveva avuto una breve relazione. I fatti risalgono al febbraio 2016. Mineccia esplose un colpo all’indirizzo della vittima, colpevole a sua dire di aver offeso la reputazione dei genitori. Le accuse sono aggravate da futili motivi, premeditazione e metodo mafioso La Dda aveva invocato una condanna a 17 anni e mezzo di carcere. L’imputato aveva ammesso le proprie responsabilità, negando però di aver avuto intenzione di uccidere l’ex compagno della madre. L’uomo venne colpito all’addome ma Mineccia disse di aver mirato alle gambe.
È accaduto a Racale, in provincia di Lecce. Al termine dell’interrogatorio in caserma ragazzo è stato sottoposto a fermo. Ha ammesso le proprie responsabilità riconducibili a contrasti crescenti con la vittima Ha ucciso la propria madre a colpi di accetta e poi si è dato alla fuga ma è stato individuato dai carabinieri, fermato e portato in caserma. Il terribile delitto si è consumato a Racale, in provincia di Lecce, in via Toscana 4. La vittima si chiamava Teresa Sommario, 53 anni, ex moglie dell’attuale assessore ai Lavori pubblici del Comune. La donna viveva con il figlio Filippo Manni, 21 anni, e due gemelli appena 18enni. L’omicidio si sarebbe consumato intorno alle 14.30 dopo un litigio. Sembra che l’arma sia un’accetta di quelle in dotazione ai boy scout e che il figlio utilizzava nelle missioni proprio perché era uno scout. È stato uno dei fratelli minori a sentire, dal piano di sopra, il trabusto, a scendere, a scoprire il corpo della madre riverso sul pavimento e a chiamare i soccorsi. Il 21enne intanto si era dato alla fuga, lo hanno trovato mentre percorreva a piedi la strada per Torre Suda. Al termine dell’interrogatorio in caserma Filippo Manni è stato sottoposto a fermo del Pm. Il 21 enne ha ammesso le proprie responsabilità riconducibili a contrasti crescenti con la madre. Il sindaco di Racale, Antonio Salsetti, non si spiega cosa possa essere accaduto. Ha raccontato di aver incontrato il 21enne lunedì sera, gli aveva raccontato di essere era tornato a casa da Roma dove frequentava l’università per qualche giorno. Voleva essere a Racale per la festa patronale in onore di San Sebastiano che si è celebrata sabato.
È iniziato a Taranto il processo sul caso del figlio che accoltellò la mamma strappandole il cuore. Il matricidio si consumò a Leporano. Salvatore Dettori, reo confesso, è accusato di omicidio premeditato commesso ai danni di un congiunto con l’aggravante della crudeltà
Giustizia per Gianluigi Esposito, 56 anni, morto otto mesi dopo un’aggressione avvenuta a Lucera Intervistato Avv. Potito Marucci, legale madre di Gianluigi Esposito
Il giudice ha stabilito che non ci sono responsabilità penali per il decesso di Viviana Delego, avvenuto il 22 dicembre 2022 all’ospedale Perrino di Brindisi La vicenda giudiziaria sulla morte di Viviana Delego si è conclusa con l’archiviazione definitiva del caso dal punto di vista penale. Il giudice ha stabilito che non ci sono responsabilità penali per il decesso della donna, avvenuto il 22 dicembre 2022 all’ospedale Perrino di Brindisi dopo aver dato alla luce due gemelli. Il marito, Giacomo Cofano, ha deciso di non ricorrere in Cassazione, accettando la chiusura dell’inchiesta. Viviana era stata seguita inizialmente dall’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, dove non era stato effettuato un parto cesareo programmato, che secondo la famiglia avrebbe potuto evitare il tragico epilogo. Dopo il trasferimento al Perrino, le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso.Nonostante l’archiviazione penale, la famiglia ritiene che siano emerse negligenze e mancanze, seppur di natura civilistica. Per questo l’avvocato ha annunciato un’azione legale per accertare le responsabilità degli ospedali coinvolti.
É accaduto ad Avetrana, le donne messe la sicuro dai vigili del fuoco. Intossicato anche un carabiniere Madre allettata e figlia non vedente bloccate in casa da uno spaventoso incendio. È accaduto ieri sera ad Avetrana e per poco non si è sfiorata la tragedia. Le fiamme sarebbero partite dal camino e avrebbero avvolto in pochi attimi la cucina. I primi ad intervenire sono stati i carabinieri. Uno di loro è entrato nell’appartamento per salvare le due donne ed è rimasto intossicato. I vigili del fuoco, arrivati subito dopo, hanno messo in sicurezza tutti e tre, non con poche difficoltà. Madre, figlia e carabiniere sono stati trasferiti all’ospedale Giannuzzi di Manduria e sono fuori pericolo. La casa è stata gravemente danneggiata.
Ai domiciliari madre e figlio, arrestati in flagranza di reato Un vero e proprio “minimarket” della droga è stato scoperto dai carabinieri nel centro storico di Lecce. A finire ai domiciliari madre e figlio, arrestati in flagranza di reato perchè trovati in possesso sostanze stupefacenti. Sequestrati 62 grammi di cocaina, altri 60 grammi tra hashish e marijuana, denaro contante e materiale per il confezionamento della droga.
Salvatore Dettori il 13 novembre scorso ha ucciso sua madre Silvana La Rocca con diverse coltellate La confessione choc resa da Salvatore Dettori, 46 anni, ha trovato conferma: dopo aver ucciso la madre Silvana La Rocca, con diverse coltellate, le ha strappato il cuore. Lo ha stabilito l’autopsia eseguita dal medico legale Francesco Introna. L’uomo, il 13 novembre scorso a Leporano, avrebbe usato due coltelli per l’omicidio.Agli inquirenti aveva raccontato anche di aver raccolto il cuore in un fazzoletto e di averlo buttato per strada, senza specificare dove. Salvatore Dettori è in carcere per omicidio volontario aggravato.
Salvatore Dettori, ex infermiere Marina Militare ha ammesso di aver ucciso a coltellate la madre, Silvana La Rocca. Il cadavere trovato ieri sera nella sua villetta di Leporano. Servizio di Alessandra Martellotti

Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13

Spesso la picchiava, le tirava i capelli o la chiudeva in uno sgabuzzino al buio. La bambina ha subito anche abusi sessuali. Il Tribunale di

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L’uomo disse di volersi “rimettere alla volontà di Dio”. La donna è stata poi trasportata all’ospedale Di Venere dove è deceduta venerdì scorso È stato

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Il parroco ha chiesto ai compagni di classe del piccolo Elia di lanciare un messaggio di pace e soprattutto di amore, i due elementi che

La denuncia La madre era al nono mese di gestazione ma durante uno dei monitoraggi effettuati dal personale sanitario, il battito del feto sarebbe improvvisamente

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Il giudice ha stabilito che non ci sono responsabilità penali per il decesso di Viviana Delego, avvenuto il 22 dicembre 2022 all’ospedale Perrino di Brindisi

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