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. Peculato di risorse pubbliche: sequestrati beni per oltre 1,3 milioni di euro Maxi sequestro di Beni da parte della Guardia di Finanza per il terzo filone d’inchiesta sul reato di peculato di risorse pubbliche distratte dai bilanci dell’Agenzia del Turismo della Regione Puglia. Parliamo di denaro, beni mobili e immobili, per un valore complessivo di oltre 1,3 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica. Il sequestro riguarda tre indagati: il direttore generale di Pugliapromozione Luca Scandale, l’ex responsabile dell’ufficio paghe e pagamenti dell’Agenzia del Turismo della Regione Puglia,Vito Mastrorosa e l’addetto allo stesso ufficio Nicola Lattarulo. Il “metodo” per sottrarre fondi pubblici dai bilanci dell’Agenzia del Turismo della Regione Puglia Si tratta di stipendi e “fuori busta” corrisposti, dall’ex Direttore Generale ad interim di Puglia Promozione, Matteo Minchillo (poi deceduto), che avrebbe utilizzato fondi pubblici per spese personali e familiari e per pagare altri dipendenti a lui legati. Pagamenti risultati totalmente ingiustificati e macroscopicamente eccedenti quelli dovuti per le mansioni ricoperte e l’inquadramento contrattuale. Il “metodo” sarebbe stato adottato per anni dagli indagati. Nel periodo tra il 2017 e il 2023, avrebbero sistematicamente dirottato denaro pubblico per oltre 2,5 milioni di euro – di cui avevano il possesso per motivi inerenti al proprio ufficio – appropriandosene per finalità di natura esclusivamente personale. Nel 2024 sequestrati altri beni per oltre 1,2 milioni di euro Nel 2024 e nel 2025, era già stata data esecuzione a tre provvedimenti simili per un valore di oltre 1,2 milioni di euro. Complessivamente l’inchiesta ha portato a contestazioni nei confronti di 13 persone, inclusi quattro pubblici ufficiali. Tra loro anche familiari e soggetti privati che, pur sapendo della provenienza illecita del denaro, avrebbero contribuito a “ripulire” le somme a loro accreditate, nonché a “reimpiegare” i beni strumentali acquistati con i soldi pubblici in attività economiche

. L’inchiesta sulla morte di Roberta Bertacchi va avanti. Il Gip del tribunale di Lecce ha respinto la richiesta di archiviazione sul decesso della 26enne di Ruffano, trovata impiccata sul balcone della sua abitazione di Casarano il 6 gennaio del 2024. Sono state disposte nuove indagini per l’inchiesta che vede l’ex fidanzato, Davide Falcone, indagato per istigazione o aiuto al suicidio.  Per il Gip “emergono numerosi profili di incompletezza investigativa” che impongono approfondimenti.  Innanzitutto ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato davvero di suicidio. Ci sono solo due impronte di scarpe sulla pensilina sotto alla quale c’è l’inferriata dalla quale pendeva il corpo della vittima. Le scarpe sono quelle di Roberta ma la posizione è tale per cui sembrerebbe che la ragazza abbia mosso solo un unico passo sulla tettoia, un movimento troppo limitato per un suicidio del genere. La sciarpa utilizzata era inoltre molto corta e non era stato realizzato un nodo scorsoio. Poi c’è il particolare delle calze smagliate, all’altezza delle cosce, sulla parte anteriore. Ma il corpo di Roberta fu trovato col lato frontale rivolto verso l’esterno, quindi le calze avrebbero dovuto rompersi nella parte posteriore delle gambe. In tutto questo lasso di tempo, inoltre, dov’era Davide Falcone? Lui ha dichiarato di non aver più visto la ragazza dopo le 2 del 6 gennaio ma la versione è stata smentita da cinque testimoni che hanno parlato di un violento tra Roberta e Davide alle 3 di notte. Non solo. Dagli audio delle immagini di videosorveglianza si sentono la voce della ragazza urlare “vattene” ed ad altri rumori fino alle 3.52. Quindi ben oltre l’orario indicato dall’ex fidanzato.  Il Gip ha pertanto disposto una serie di consulenze tecniche su file audio e video, sulla verifica di voci e rumori registrati nella notte, altre immagini di videosorveglianza nella zona su via brindisi angolo via del lavoro. Consulenza sulle impronte e sulla compatibilità delle stesse con un suicidio. Entro tre mesi il Pm dovrà espletare le indagini.

Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo: La I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023. Un sequestro preventivo del valore di oltre sette milioni di euro, 14 indagati e quattro richieste di arresto.Sono i numeri dell’inchiesta condotta dal nucleo Pef della Guardia di Finanza, e coordinata dal pm Lanfranco Marazia, che ruota attorno alla Matarrese Srl. La procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Amato Matarrese, il figlio Salvatore, il commercialista leccese Marco Mandurino e Nicola Locuratolo, indagati per bancarotta fraudolenta: il gip deciderà se disporre la misura oppure no all’esito degli interrogatori preventivi fissati per mercoledì prossimo. Fra i 14 indagati c’è Antonio Matarrese, ex presidente della Figc, insieme con altri componenti della famiglia. Nell’elenco compare anche l’avvocato Gaetano Roberto Filograno, già condannato in via definitiva a due anni e 8 mesi per aver fatto trovare, nel 2014, cocaina nell’auto di quello che all’epoca sarebbe stato l’amante della moglie. Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo Matarrese: si tratta della I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023.Il sequestro preventivo riguarda tutte le quote societarie della Matarrese Spa, ora detenuta dalla IM.CO .“La società – secondo il gip – sarebbe stata impiegata come cassaforte per segregare gli asset produttivi dai rischi del fallimento”. I provvedimenti riguardano le persone fisiche e non la Matarrese Spa che prosegue nella sua attività senza alcuna interruzione. La società ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e confida che nel prossimo costruttivo confronto ogni rilievo possa essere chiarito.

Gli inquirenti ipotizzano i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla corruzione, al maltrattamenti, al trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta. Il pm della procura di Bari Matteo Soave nelle scorse ore ha conferito incarico al dottor Raffaele Colaianni per esaminare il contenuto dei telefoni cellulari e dei dispositivi informatici delle sette persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sull’Rsa Santa Caterina di Adelfia. Le conclusioni saranno depositate non prima di 3 mesi.Gli inquirenti ipotizzano i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla corruzione, al maltrattamenti, al trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta.Nei giorni scorsi i militari della guardia di Finanza hanno effettuato perquisizioni nella struttura, sulla scorta di un decreto in cui si faceva riferimento a presunte condotte vessatorie ai danni degli ospiti e irregolarità di natura contabile nella gestione della società. La Regione Puglia ha revocato l’autorizzazione al funzionamento della Rsa, e ora i 51 anziani sono stati trasferiti in altre strutture.

Il ragazzo di Palo del Colle era ricoverato dal 6 aprile in seguito ad un incidente in moto a causa del quale aveva subito la frattura di tibia e perone. Ci sono otto indagati per la morte di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle deceduto la notte tra il 13 e 14 aprile dopo un intervento chirurgico eseguito nell’ospedale San Paolo. La procura di Bari indaga per omicidio colposo.  Il ragazzo era ricoverato dal 6 aprile in seguito ad un incidente in moto a causa del quale aveva subito la frattura di tibia e perone. Lunedì era stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Sembrava fosse andato tutto bene fino alle 23 circa quando Gianvito Pascullo ha iniziato ad avvertire un forte dolore. Dopo la somministrazione di un antidolorifico le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso.

A far scattare l’inchiesta l’esposto presentato dai familiari il 17 aprile ai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, al termine dello svolgimento dei funerali. La Procura di Lecce ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla morte di Angelo Marzulli 29enne di Francavilla Fontana, deceduto lo scorso 16 aprile in una clinica privata di Lecce dove il 14 era stato operato per una patologia cardiaca, in quella che a detta dei medici sarebbe dovuta essere un’operazione di routine. A far scattare l’inchiesta l’esposto presentato dai familiari il 17 aprile ai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, al termine dello svolgimento dei funerali. Il pm Alfredo Manca ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e della salma disponendo l’autopsia. Il reato contestato , al momento a carico di ignoti, è omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Secondo quanto riferisce il legale della famiglia, avvocato Vincenzo Taurisano, l’operazione seppur presentata senza rischi, sarebbe durata ben oltre quanto previsto , per via di alcune complicanze che a detta del primario non avrebbero però avuto conseguenze sul buon esito dell’intervento. E in realtà sembrava che tutto fosse andato bene, col giovane che trasferito in terapia intensiva, sembrava interagire e rispondere bene alle terapie, salvo poi morire improvvisamente il 16 aprile. 

I fatti risalgono al 31 agosto scorso quando Antonia Notarangelo, 75 anni, si sentì male a Vieste ma non c’erano ambulanze per poterla trasferire a San Giovanni Rotondo . Non c’erano ambulanze disponibili, la figlia la mise in macchina e tentò disperatamente di portarla a San Giovanni Rotondo. La madre morì durante il tragitto, la figlia ora è indagata per omicidio colposo. I fatti risalgono al 31 agosto scorso quando Antonia Notarangelo, 75 anni, si sentì male a Vieste. Attese invano un’ora al pronto soccorso ma la situazione era grave e la figlia allora decise di mettersi in auto. La signora Notarangelo morì dopo pochi chilometri da Vieste, all’altezza di Baia delle Zagare.  Il corpo della vittima sarà riesumato per effettuare l’autopsia. Il conferimento dell’incarico per lo svolgimento dell’esame autoptico è stato fissato per il 17 marzo. Insieme alla figlia sono indagate altre tre persone tra medici e infermieri. Undici le parti offese nel procedimento, tutti familiari della 76enne.

Il giudice ha chiesto ai carabinieri, che conducono le indagini, di effettuare verifiche sulle celle telefoniche agganciate dai cellulari di Riccardo Argento, istruttore di nuoto e unico indagato per minaccia e istigazione al suicidio, e del sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, sentito come persona informata sui fatti. Dovranno essere svolti ulteriori accertamenti tecnici sui telefoni cellulari di Patrizia Nettis e di altre persone coinvolte nell’inchiesta sulla morte della giornalista pugliese di 41 anni, trovata impiccata nel suo appartamento a Fasano il 29 giugno 2023. Lo ha disposto il gip del tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura. Il giudice ha chiesto ai carabinieri, che conducono le indagini, di effettuare verifiche sulle celle telefoniche agganciate dai cellulari di Riccardo Argento, istruttore di nuoto e unico indagato per minaccia e istigazione al suicidio, e del sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, sentito come persona informata sui fatti. Gli accertamenti riguarderanno la fascia oraria compresa tra le 23 del 28 giugno e le 7 del 29 giugno 2023. Disposta anche l’acquisizione dei tabulati relativi agli indirizzi IP temporanei dei telefoni di Argento e Zaccaria, in relazione ai messaggi WhatsApp scambiati nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo. Il gip ha inoltre ordinato un’integrazione della consulenza tecnica informatica, con la copia forense del cellulare della vittima. Fissato in 90 giorni il termine per il completamento delle ulteriori indagini.

Il pm Giovanni Calamita ha disposto una consulenza medico legale per “chiarire dinamica e circostanze che hanno portato all’evento”. La Procura di Bari ha aperto un fascicolo per lesioni personali colpose gravi sul caso di una 38enne in coma vegetativo irreversibile dopo un parto e tre successivi interventi chirurgici eseguiti nell’ospedale Mater Dei. Sono otto gli indagati: cinque ginecologi, due ostetriche e un’anestesista. Il pm Giovanni Calamita ha disposto una consulenza medico legale per “chiarire dinamica e circostanze che hanno portato all’evento”. Il 18 febbraio ci sarà il conferimento dell’incarico.

Durante le perquisizioni a Bari e Lecce, gli investigatori hanno sequestrato numerosi dispositivi informatici, ora al vaglio degli esperti per accertare le responsabilità penali dei coinvolti. C’è di tutto nell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sul gruppo Facebook “Mia Moglie”. La pagina social sessista che diffondeva immagini di donne senza il consenso delle persone ritratte è stata bloccata ma si indaga per revenge porn, diffamazione aggravata e istigazione a commettere reati. Nelle ultime ore è emersa una sconcertante novità: il fondatore era un 70enne leccese, deceduto il 30 marzo del 2025, cinque mesi prima che la vicenda raggiungesse l’apice dell’attenzione pubblica.Sotto inchiesta sono comunque finiti sua moglie, 51 anni e l’ex fidanzato della figlia, 24 anni. La polizia postale, l’8 gennaio, ha effettuato perquisizioni nell’abitazione del fondatore, nel quartiere Stadio a Lecce. La vedova li ha spontaneamente accompagnati nella camera da letto dove c’era un armadio chiuso con un lucchetto. Ha fornito loro anche il codice di sblocco del cellulare del defunto. Sono stati sequestrati computer, pen drive, hard-disk, notebook, fotocamere e videocamere, per estrapolare anche la corrispondenza telematica e le chat contenenti messaggi di testo, audio, foto e video, chesaranno analizzati attraverso una consulenza tecnica. La vedova agli agenti ha raccontato di essere all’oscuro di tutto: non sapeva che il marito avesse utilizzato un’utenza telefonica a lei intestata per aprire la pagina Facebook incriminata.Ascoltata a lungo in commissariato, ha spiegato che il marito era ossessionato dal sesso e di non essere stupita del fatto che avesse potuto gestire la pagina “mia moglie”Per gli investigatori però dopo la morte del fondatore, sono stati i familiari a continuare a gestirlo fino alla chiusura, avvenuta ad agosto.

Sequestrato il cellulare di un 30enne amico della ragazza. Ancora nessuna traccia di Tatiana Tramacere, la 27enne scomparsa da Nardò il 24 novembre. Intanto la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio. I carabinieri hanno sequestrato nelle scorse ore il cellulare di un 30enne amico della ragazza. I due si sarebbero visti la sera della scomparsa intorno alle 19.30. Quel giorno Tatiana avrebbe detto alla madre che andava a Lavorare a Lecce e non si è fatta più sentire. Sembra che la 27enne negli ultimi tempi volesse tornare a Brescia dove vive l’ex fidanzato, tornato in Puglia per aiutare nelle ricerche. Dal giorno della scomparsa di Tatiana anche Alessandro aveva fatto perdere le sue tracce. Era stato ascoltato due volte dai carabinieri, non era rientrato al lavoro e non si vedeva in giro in città

La Procura di Bari pronta a coinvolgere due imprese che nel 2024 avevano effettuato lavori di messa in sicurezza. Sei gli indagati già a processo

Francesco De Leo, il 51enne originario di Brindisi, pesava oltre 265 chili ed era diabetico La Procura di Torino ha aperto un’inchiesta sulla morte di Francesco De Leo, il 51enne originario di Brindisi affetto da una grave forma di obesità, pesava oltre 265 chili, e diabetico, morto in cella nel carcere delle vallette. Per diverso tempo era rimasto in ospedale a cuneo in attesa di una struttura adatta per poter scontare la pena. Era stato condannato per truffa. Secondo quanto denunciato era disteso 24 ore su 24 su un materasso non adatto alle sue condizioni. L’ipotesi di reato su cui procedono i magistrati torinesi, contro ignoti, è “omicidio colposo”. Sul corpo di De Leo sarà effettuata l’autopsia.

Morte come conseguenza di altro reato, questa l’ipotesi contro ignoti Servizio di Stefania Congedo

Si tratta del direttore, della proprietaria e del procuratore speciale della società armatrice Mykonos Magica. L’accusa è di frode nelle pubbliche forniture Servizio di Grazia Rongo

Francesco Silecchia era arrivato in Francia il 28 agosto per lavoro. La magistratura indaga sulle cause del decesso, nessuna pista esclusa Un 26enne barese, Francesco Silecchia, è stato trovato senza vita su una spiaggia di Cannes, in Francia, intorno all’1.30 della notte a cavallo fra il 28 ed il 29 agosto.Il giovane si trovava all’estero con altri 15 colleghi per installare addobbi fieristici.Pare che subito dopo essere arrivato all’hotel Le Florian il giovane sia uscito da solo per vedere le spiagge, lasciando i documenti in albergo ma portando con sé il telefono cellulare che ha smesso di squillare alle 23.30, circa due ore prima del ritrovamento del cadavere.La causa della morte pare sia da ricondurre ad un infarto, ma vista la situazione la procura di Nizza ha disposto l’autopsia, che verrà effettuata non prima di una settimana. Silecchia lascia una compagna ed una bambina piccola.Pare che sul suo corpo non siano state trovate ferite lacero contuse che possano far pensare ad un’aggressione. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, l’avvocato Felice Falagario, i genitori si sono recati in Francia ma le autorità hanno impedito loro di vedere il figlio.

Lavori non autorizzati ed esercizi commerciali non in regola: le disposizioni partono dalla Procura di Lecce Il servizio:

Sono sospese tutte le attività ludico ricreative in programma in questi giorni ad Andria Ancora tutte da chiarire le cause dell’incidente stradale che domenica ha ucciso tre ciclisti. Il 30enne che era alla guida della vettura è indagato per omicidio stradale plurimo. Il suo telefonino è stato sequestrato e gli esami tossicologici se bevuto o fatto uso di sostanze stupefacenti. Originario di Corato, era diretto a Bari per prendere il treno e andare in vacanza. La dinamica precisa dell’incidente avvenuto sulla provinciale 231, all’altezza di Terlizzi, è al vaglio dei carabinieri e degli agenti della polizia locale. La procura di Trani disporrà l’autopsia sui corpi delle vittime per ottenere maggiori risposte sulle cause della morte di Sandro Abruzzese, Vincenzo Mantovano e Antonio Porro, tutti di Andria, soci dell’Avis, donatori di sangue. L’Amministrazione Comunale di Andria ha deciso di sospendere da oggi tutte le attività ludico-ricreative in programma in questi giorni, da rimandare a data da destinarsi. In attesa di ricevere notizie sull’arrivo delle salme in Città e sulle esequie, la sindaca ha incontrato i ciclisti sopravvissuti e i familiari dei deceduti. Per il giorno dei funerali sarà proclamato lutto cittadino. Annullati anche i festeggiamenti per il Santissimo Salvatore: d’intesa con i Padri Dehoniani  saranno mantenuti gli appuntamenti religiosi.

Si tratta del titolare e del responsabile della sicurezza della ditta di costruzioni per la quale lavorava Cosimo Granieri, 54enne di San Giorgio Jonico Ci sono due indagati per la morte di Cosimo Granieri, l’operaio 54enne precipitato giovedì scorso da un’altezza di 5 metri mentre lavorava in un cantiere della zona industriale di Modugno. Si tratta del titolare e del responsabile della sicurezza della ditta di costruzioni per la quale l’uomo lavorava. Un atto dovuto, in attesa di accertare la dinamica dell’accaduto che è al vaglio degli ispettori dello Spesal. Lunedì il medico legale Biagio Solarino effettuerà l’autopsia. 

Inchiesta sulla nave del G7: tre indagati

Si tratta del direttore, della proprietaria e del procuratore speciale della società armatrice Mykonos Magica. L’accusa è di frode nelle pubbliche forniture Servizio di Grazia

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