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Lo ha detto a margine di un incontro sull’Intelligenza artificiale che si è svolto nella masseria di Bruno Vespa Il ministro delle Imprese Urso è stato perentorio: se non si trova l’accordo con gli enti locali, lo stabilimento dell’Ex Ilva chiude. Lo ha detto a margine di un incontro sull’Intelligenza artificiale che si è svolto nella masseria di Bruno Vespa. “Taranto è la prima scelta, perché è giusto che sia così” ha detto Urso “Poi decideremo insieme alle altre istituzioni dove collocare il polo Dri  (il Direct Reduced Iron è un processo che permette di ottenere ferro metallico partendo dal minerale senza passare per l’altoforno ndr). “Tocca agli enti locali e alla Regione decidere cosa fare” ha concluso il ministro: “Se non si trova l’accordo il Tribunale di Milano esegue la sentenza e si chiude lo stabilimento”. L’intervista qui:

Ha spiegato che l’ipotesi è da scartare anche se venisse rifiutata la nave rigassificatrice a Taranto L’impianto ex Ilva non andrà a Genova anche se venisse rifiutata la nave rigassificatrice a Taranto. È quanto dichiarato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso nel corso di una tavola rotonda sull’IA e le sfide dell’industria italiana al “Forum in Masseria” di Brun Vespa. “A Taranto abbiamo l’ambizione di realizzare un piano di piena decarbonizzazione dell’impianto per produrre, se troveremo l’intesa, 6 milioni di tonnellate green man mano che gli altoforni potranno essere sostituiti dagli impianti a forno elettrico”. Circa la nave rigassificatrice il ministro ha detto di non aver avuto riscontro e che resta in attesa delle risposte di Regione, Comune e Provincia. 

Intanto l’8 luglio nuovo vertice col ministro delle Imprese Urso Servizio di Francesco Iato; intervista a Michele Emiliano, pres. Regione Puglia;

Urso:”senza Aia stop agli altiforni a fine luglio”. Per i sindacati bisogna trovare un accordo per evitare bomba sociale servizio di Annamaria Rosato

Il piano dell’azienda, fino a febbraio produrrà con un solo altoforno Aumenta il numero degli operai dell’ex Ilva che andranno in cassa integrazione: dagli attuali 3.000 si passera’ a 4.000 secondo il piano di marcia presentato da acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ai sindacati, durante l’incontro di questa mattina al ministero del lavoro. Una decisione quasi inevitabile dal momento che l’azienda produrrà fino al febbraio del prossimo anno con un solo altoforno, un ridimensionamento impiantistico e produttivo dovuto all’incendio dell’altoforno uno avvenuto nelle scorse settimane e al conseguente sequestro. Solo da marzo 2026 l’ex Ilva tornerà a marciare con due altiforni, il 2 e il 4 che, nel frattempo, a turno verranno sottoposti ad interventi di manutenzione.

Urso ha detto al Sindaco che bisogna far presto, prima del giudizio del tribunale di Milano, che potrebbe avere conseguenze devastanti Quello di ieri è stato il primo incontro tra Bitetti ed Urso. Il ministro ha illustrato al sindaco i contenuti del piano di decarbonizzazione, che avverrà tra il 2026 e il 2039 e che manterrà una produzione costante a 6 milioni e la bozza di accordo. Urso ha detto al sindaco che bisogna far presto, prima del giudizio del tribunale di Milano, che potrebbe avere conseguenze devastanti.

L’esponente M5s manifesta i timori su salute e occupazione Servizio di Stefania Rotolo; intervista a on: Patty L’abbate (M5s);

Lunedì riprende il confronto con i sindacati Servizio di Stefania Rotolo;

Così il ministro delle Imprese e del made in Italy intervenendo al XXI Congresso nazionale Fim-Cisl a Napoli “Il negoziato sull’Ex Ilva va molto bene malgrado tutto, malgrado quello che e’ accaduto e non doveva accadere”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso intervenendo al XXI Congresso nazionale Fim-Cisl a Napoli. “Per chiudere il negoziato – afferma il ministro – le condizioni sono che ci sia l’Aia, e che sia sostenibile economicamente, che ci siano le autorizzazioni, a cominciare dalla nave rigassificatrice perche’ senza gas non c’e’ acciaio green”. A chi gli ha chiesto se ci sono i soldi per arrivare fino a dicembre, Urso ha risposto che “dipende dall’Europa”.

Protesta durante il tavolo di palazzo Chigi. I lavoratori non hanno potuto seguire l’incontro in streaming perché il link non si apriva. Per i sindacati l’ennesima presa in giro Di Alessandra Martellotti

Per i sindacati insufficienti le risposte del Governo E’ stato sospeso e riprendera’ forse lunedi’ o martedi’ l’incontro a palazzo chigi tra governo e sindacati sull’ex ilva. nessun passo avanti concreto, secondo i sindacati, che hanno definito insufficienti le risposte del governo su una serie di problemi. in apertura, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano ha affermato che la situazione e’ difficile e drammatica, ma non definitivamente compromessa, e ha chiesto la collaborazione di tutti per affrontare l’ennesima emergenza. Nel contempo, negli stabilimenti del gruppo, e’ stato indetto uno sciopero di 4 ore con assemblee e presidi di lavoratori. A Taranto i lavoratori hanno anche occupato la statale 7, creando una serie di disagi. Criticato l’aumento dei numeri di cassa integrazione, definito un ricatto occupazionale, chiesto il rispetto per i lavoratori e la citta’. Da parte dei sindacati non vengono escluse ulteriori iniziative di protesta per chiedere, come fatto in questi anni di lunghissima vertenza, una fabbrica rispettosa di ambiente, salute e occupazione.

Il ministro in città per sostenere il centrodestra: fondi sbloccati, Ilva da salvare e un appello agli 80mila astenuti

Il ministro invita tutti alla responsabilità, è un dossier delicato “Più che le trattative in corso l’incidente può compromettere la ripresa degli stabilimenti el’occupazione. Verosimilmente l’impianto è del tutto compromesso”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’evento “Made in Italy. Made in Appennino Centrale”. “Si è intervenuti troppo tardi, rispetto a quanto era stato richiesto sulla base di chiare perizie tecniche, bisognava farlo entro 48 ore e purtroppo non hanno avuto l’autorizzazione a farlo. È un danno notevole che avrà inevitabilmente immediate ripercussioni sull’occupazione”, ha detto. “Invito tutti allaresponsabilità perché questo dossier è particolarmente sfidante e delicato”, ha sottolineato Urso.

Il ministro delle Imprese oggi a Taranto parla del futuro dell’Ex Ilva dopo le ultime decisioni della magistratura

L’altro incidente, senza feriti, all’ex Ilva Un operaio 52enne ha riportato ustioni al braccio e al volto in seguito ad un incidente sul lavoro che si è verificato ieri in un cantiere navale a Brindisi. L’uomo è all’ospedale Perrino, nel reparto grandi ustioni. A quanto si apprende l’operaio stava eseguendo alcuni interventi sul motore di un’imbarcazione ferma da tempo, lo Spesal chiarirà cause e dinamica. I medici, dopo gli accertamenti, hanno stabilito una prognosidi 25 giorni. Un’esplosione si è verificata invece in un macchinario del reparto Grf (Gestione rottami ferrosi) dello stabilimento Acciaierie d’Italia (ex Ilva) di Taranto. Non si registrano feriti. Secondo fonti sindacali, in seguito alla deflagrazione sarebbe stata divelta una porta e ci sarebbero anche danni altetto.

Durante la messa sono stati letti i messaggi dei commissari straordinari e del ministro Urso Di Alessandra Martellotti

Si potrebbe ridefinire l’assetto societario con una maggiore presenza degli indiani di Jindal

Discusse al tribunale di Milano altre 400 istanze di insinuazione al passivo avanzate dai creditori dell’ex Ilva di Taranto. Presentate ad oggi 1310 domande e c’è tempo fino a giugno. L’azienda è stata dichiarata insolvente un anno fa Di Alessandra Martellotti

L’ambientalista, proprio a causa del suo impegno e alle sue denunce, è stato più volte destinatario di minacce pesanti e di querele Si difende dall’accusa di essersi “venduto” all’Ilva, Fabio Matacchiera, ambientalista tarantino di lungo corso, già presidente dell’associazione Caretta caretta e del Fondo antidiossina onlus, docente e produttore del corto Oltre le nubi col quale denuncia proprio gli impatti devastanti dell’inquinamento industriale. “Basta odio. Basta dicerie e maldicenze. Se dopo anni da protagonista nella battaglia ambientalista mi sono un po’ defilato è solo per questioni di lavoro – chiarisce Matacchiera – Ho sentito in giro delle menzogne gravissime sul mio conto. Questo mi ferisce”. L’ambientalista, proprio a causa del suo impegno e alle sue denunce, è stato più volte destinatario di minacce pesanti e di querele. “Persino i Riva – ricorda – hanno presentato nei miei confronti due denunce per diffamazione, una delle quali mi costò un avviso di garanzia la vigilia di Natale di 14 anni fa. Rimango fermamente convinto che quella fabbrica debba essere chiusa al più presto perché in quelle condizioni continuerà a provocare malattie e morte”.

Nella proposta ci sono i forni elettrici e la decarbonizzazione Jindal Steel aumenta la posta e per acquisire Acciaierie d’Italia e offre 3 miliardi di euro di investimenti per rinnovare lo stabilimento e un miliardo per le attività. Quattro contro un miliardo dei rivali azeri di Baku Steel Company. La proposta di Jindal arriva dopo la decisione di Governo e commissari di prendere altro tempo per valutare le offerte. Secondo fonti vicine al dossier di Acciaierie d’Italia: “I gruppi in corsa hanno fatto dei rilanci, ma le cose che hanno scritto non sono così chiare per cui bisogna fare degli approfondimenti”. Saranno necessarie almeno altre due settimane per capire che fine farà il siderurgico di Taranto. 

Ex Ilva a rischio chiusura

Urso:”senza Aia stop agli altiforni a fine luglio”. Per i sindacati bisogna trovare un accordo per evitare bomba sociale servizio di Annamaria Rosato

Urso, impianto ex Ilva è del tutto compromesso

Il ministro invita tutti alla responsabilità, è un dossier delicato “Più che le trattative in corso l’incidente può compromettere la ripresa degli stabilimenti el’occupazione. Verosimilmente

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